Sergio De Caprio

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Sergio De Caprio
21 febbraio 1961 - vivente
Soprannome Capitano Ultimo
Nato a Montevarchi
Dati militari
Paese servito Italia Italia
Forza armata Arma dei carabinieri
Reparto ROS (fino al 2000)
NOE
Grado Colonnello
Comandante di Crimor
NOE
Studi militari Scuola militare "Nunziatella"
Accademia militare di Modena

[senza fonte]

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Sergio De Caprio, detto anche Capitano Ultimo (Montevarchi, 21 febbraio 1961[1]), è un carabiniere italiano. È stato a capo del Crimor ed è noto soprattutto per aver arrestato Totò Riina nel 1993.

Attualmente con il grado di colonnello è vice comandante del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) a Roma.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ex allievo della Scuola militare "Nunziatella" di Napoli, vince il concorso per la prestigiosa Accademia militare di Modena dove compie gli studi e la formazione, diventando tenente dei carabinieri. Dopo aver prestato servizio presso la compagnia di Bagheria, entra nel Raggruppamento operativo speciale, comunemente detto ROS. È qui che, a capo della I Sezione del I Reparto del ROS, fonda il CRIMOR - Unità Militare Combattente, scegliendo, per formare la sua squadra, un gruppo di carabinieri al momento poco considerati nell'Arma e relegati ad incarichi di non elevato profilo.

Ora colonnello dei carabinieri, Ultimo è noto per essere l'ufficiale che, quando era a capo del Crimor, mise materialmente le manette il 15 gennaio 1993 a Salvatore Riina. Il racconto dell'arresto del boss mafioso è stato varie volte messo in discussione, sia durante il processo celebrato a Palermo nel 2006 in relazione ai fatti che portarono alla ritardata perquisizione del "covo" di Riina, sia più recentemente dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino (condannato per mafia), secondo il quale in realtà Riina sarebbe stato consegnato ai Carabinieri da Bernardo Provenzano. Massimo Ciancimino, ad oggi, è un "dichiarante" giudicato attendibile solo a fasi alterne nel corso di altri procedimenti[2][2][3]. Peraltro, a ben vedere, l'unica ricostruzione ufficiale oggi disponibile delle vicende che hanno portato all'arresto di Salvatore Riina, è quella prodotta dalla sentenza 514/2006 con cui il tribunale di Palermo ha assolto il capitano De Caprio e il colonnello Mori dalle accuse loro rivolte a seguito della ritardata perquisizione dell'abitazione di Riina. Con la sentenza del 20 febbraio i giudici del tribunale di Palermo, oltre ad assolvere gli imputati «perché il fatto non costituisce reato»[4], hanno voluto sottolineare e ribadire che «il latitante (Riina, ndr) non fu consegnato dai suoi sodali, ma localizzato in base ad una serie di elementi tra loro coerenti e concatenati che vennero sviluppati, in primo luogo, grazie all'intuito investigativo del cap. De Caprio».

De Caprio, dopo la cattura di Riina, si è dedicato alla ricerca di altri pericolosi latitanti, Provenzano in particolare, fino a quando nel maggio del 2000 chiese il trasferimento ad altro incarico, in disaccordo con il vertice del ROS - al tempo comandato dal generale Sabato Palazzo - relativamente all'impiego di personale provvisorio in attività d'indagine.

A seguito della richiesta avanzata, Ultimo venne assegnato al NOE, Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, attualmente CCTA (Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente), come vice comandante, incarico che riveste tutt'oggi. A Roma, grazie all'aiuto e all'appoggio dell'attore Raoul Bova (suo interprete nella miniserie Ultimo) e della Nazionale Cantanti, ha aperto una casa famiglia per il recupero e il reinserimento di minori disagiati o figli di famiglie segnate dal crimine.

Ha destato scalpore la decisione di togliere al Capitano Ultimo, nell'ottobre 2009, la scorta[5], riassegnatagli solo nel gennaio 2010[6].

Il 4 ottobre 2012, su ordine del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, i carabinieri del NOE coordinati da De Caprio e dal capitano Pietro Rajola Pescarini, hanno perquisito l'abitazione di Massimo Ciancimino a Palermo e di altri imprenditori e prestanome alla ricerca di carte, file e documenti sulla Ecorec utili alle indagini avviate dai pm Delia Cardia e Antonietta Picardi in riguardo al riciclaggio di denaro nella più grande discarica di rifiuti in Europa a Glina (Romania) del valore di circa 115 milioni di euro. Secondo gli investigatori, il denaro è riconducibile proprio a Ciancimino e farebbe parte del tesoro accumulato dal padre Vito quando era sindaco di Palermo.[7][8]
In merito, Ciancimino ha dichiarato: "Sono perplesso sul fatto che a coordinare l'indagine sia il colonnello 'Ultimo' che più volte si è espresso sulla mia persona definendomi delinquente e mafioso".[9]

Successivamente è stato a capo delle indagini che hanno portato all'arresto del presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi, avvenuto il 12 febbraio 2013. Secondo le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Busto Arsizio, Orsi si sarebbe reso responsabile di corruzione internazionale, concussione e peculato per le presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di 12 elicotteri al governo indiano.[10][11].

Candidato di bandiera del partito Fratelli d'Italia - Centrodestra Nazionale, durante il secondo, il terzo e il sesto scrutinio per l'elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2013, De Caprio ha riportato 9, 7 e 8 voti rispettivamente.

Sempre su indagini relative alle discariche, a gennaio 2014 il suo reparto produce 7 arresti, tra cui il proprietario della discarica romana di Malagrotta e l'ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi[12].

Vicende giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Accusa di favoreggiamento[modifica | modifica wikitesto]

Rinviato a giudizio su richiesta del sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia, De Caprio fu poi prosciolto dall'accusa di favoreggiamento nei confronti di Cosa Nostra. L'indagine era stata avviata dalla procura per accertare gli eventi che avevano portato alla ritardata perquisizione del covo di Salvatore Riina. Infatti, dopo l'arresto del boss, i carabinieri della territoriale di Palermo erano pronti a perquisire l'edificio, ma Ultimo ed il ROS, ritenendo di poter proseguire l’indagine in corso ed individuare le attività criminali dei fiancheggiatori del boss arrestato per disarticolare completamente l'organizzazione, chiesero la sospensione della procedura per "esigenze investigative", che fu concessa dalla procura - stando a quanto afferma l'allora procuratore Caselli - «in tanto in quanto fosse garantito il controllo e l'osservazione dell'obiettivo»[13].

Diciotto giorni dopo si scoprì che quell'osservazione era stata sospesa prematuramente dai carabinieri, all'insaputa della procura e senza che fosse stata effettuata alcuna perquisizione. Nel frattempo il covo era stato ormai abbandonato dalla famiglia di Riina e completamente ripulito da uomini di cosa nostra che ritinteggiarono persino le pareti. De Caprio e Mori sostennero che c'era stato un equivoco nella comunicazione con la procura poiché non avevano espresso l'intenzione di sorvegliare il covo in modo continuativo.

Peraltro, come riportato nelle motivazioni della sentenza del processo[4], era ben chiaro dall'inizio sia ai carabinieri sia alla procura che, decidendo di non procedere alla perquisizione, si assumeva un rischio, un rischio investigativo motivato dal raggiungimento di un obiettivo superiore. Lo stesso Tribunale di Palermo sentenzia:

« Questa opzione investigativa (la ritardata perquisizione, ndr) comportava evidentemente un rischio che l'Autorità Giudiziaria scelse di correre, condividendo le valutazioni espresse dagli organi di polizia giudiziaria, direttamente operativi sul campo, sulla rilevante possibilità di ottenere maggiori risultati omettendo di eseguire la perquisizione. Nella decisione di rinviarla appare, difatti, logicamente, insita l'accettazione del pericolo della dispersione di materiale investigativo eventualmente presente nell'abitazione, che non era stata ancora individuata dalle forze dell'ordine, dal momento che nulla avrebbe potuto impedire a “Ninetta” Bagarella (moglie di Riina, ndr), che vi dimorava, o ai Sansone, che dimoravano in altre ville ma nello stesso comprensorio, di distruggere od occultare la documentazione eventualmente conservata dal Riina - cosa che in ipotesi avrebbero potuto fare anche nello stesso pomeriggio del 15 gennaio, dopo la diffusione della notizia dell'arresto in conferenza stampa, quando cioè il servizio di osservazione era ancora attivo - od anche a terzi che, se sconosciuti alle forze dell'ordine, avrebbero potuto recarsi al complesso ed asportarla senza destare sospetti. L'osservazione visiva del complesso, in quanto inerente al solo cancello di ingresso dell'intero comprensorio, certamente non poteva essere diretta ad impedire tali esiti, prestandosi solo ad individuare eventuali latitanti che vi avessero fatto accesso ed a filmare l'allontanamento della Bagarella, che non era comunque indagata, e le frequentazioni del sito. »

I carabinieri definirono la sospensione dell'osservazione una «iniziativa autonoma della quale la Procura non era stata informata». Secondo i sostenitori dell'accusa di favoreggiamento sarebbero esistiti elementi indiziari per ritenere che i capi del ROS avessero mentito alla procura facendole credere che il covo sarebbe stato sorvegliato in modo continuativo. De Caprio ha sostenuto in sua difesa:

« Io non specificai se l'attività di osservazione sul complesso di via Bernini sarebbe o meno proseguita nei giorni successivi... Io non volevo fare sorveglianza... Quella lì era la casa di Riina. Per me, forse ho sbagliato le valutazioni, rimane la casa, l'abitazione del sangue di Riina, non la base logistica della latitanza di Riina. Per me non aveva valore investigativo come non lo ha oggi l'abitazione di Provenzano a Corleone dove ha la moglie e i figli »

Secondo la testimonianza di alcuni collaboratori di giustizia, un gruppo di affiliati alla mafia entrò indisturbato portando in salvo i parenti del boss, svuotando la cassaforte e verniciando le pareti per cancellare le impronte. Tuttavia, tali dichiarazioni, giudicate «frutto di una ricostruzione certamente autorevole, ma insufficiente per trarne definitive conclusioni» dallo stesso dr. Antonio Ingroia[14] – il PM che ha sostenuto l’accusa nel relativo procedimento -, non sono mai state riscontrate nel corso di un vero e proprio dibattimento. Inoltre, nessuno di detti collaboratori ha mai dimostrato di aver personalmente verificato il contenuto della cassaforte o, quantomeno, di conoscere esattamente quanto conservato all’interno della stessa.

L'assoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Il processo si concluse con l'assoluzione «perché il fatto non costituisce reato».[15] Questo, pur ritenendo la sussistenza di una erronea valutazione dei propri spazi di intervento da parte degli imputati, e di gravi responsabilità disciplinari per non aver comunicato alla procura la propria intenzione di sospendere la sorveglianza; e pur ritenendo, inoltre, che «l'omessa perquisizione della casa» in cui il boss mafioso Riina aveva vissuto gli ultimi anni della sua latitanza, insieme con la sua famiglia, e «l'abbandono del sito sino ad allora sorvegliato», «hanno comportato il rischio di devianza delle indagini», stando alle manifestazioni di sollievo e di gioia manifestate da Bernardo Provenzano e da Benedetto Spera[13][14][16][17]. La sentenza, non appellata dalla Procura della Repubblica di Palermo - che peraltro aveva anch’essa richiesto l’assoluzione - è divenuta irrevocabile l'11 luglio 2006.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dalla sentenza De Caprio-Mori, 20 febbraio 2006: "DE CAPRIO Sergio nato a Montevarchi (AR) il 21/02/1961".
  2. ^ a b Processo Dell'Utri, Massimo Ciancimino non depone davanti alla Corte d'Appello - Corriere della Sera
  3. ^ Ingroia, Ciancimino è attendibile, Antonio Ingroia su [Rainews24.rai.it], 14 gennaio 2010
  4. ^ a b http://www.laprivatarepubblica.com/overruling/Covo%20Riina%20-%20Tribunale%20-%2020-2-2006.pdf
  5. ^ Il «capitano Ultimo» senza scorta. I colleghi: «Lo proteggiamo noi», Corriere della Sera, 14 novembre 2009
  6. ^ Il capitano Ultimo racconta 'La paura sul volto di Riina', All'uomo che il 15 gennaio di diciassette anni fa stese una coperta sulla testa di Totò Riina, mettendo così fine alla lunghissima latitanza del capo di Cosa nostra, hanno ridato la scorta. Sconsigliandogli però di tornare a Palermo, La Repubblica, 16 gennaio 2010
  7. ^ “Trovato il tesoro di Ciancimino”. Nella discarica più grande d’Europa ilfattoquotidiano.it, 4 ottobre 2012
  8. ^ Ciancimino, è caccia al tesoro espresso.repubblica.it, 4 ottobre 2012
  9. ^ Lucca, indagine su discarica romena - Indagato Ciancimino jr per riciclaggio repubblica.it, 4 ottobre 2012
  10. ^ Finmeccanica, arrestato presidente Giuseppe Orsi – Lecce ed il Salento online
  11. ^ Capitano Ultimo colpisce ancora una volta - In manette il numero uno di Finmeccanica. Accesso il 13 febbraio 2013.
  12. ^ Rifiuti, 7 arresti a Roma. Fermato anche il patron della discarica di Malagrotta
  13. ^ a b Covo di Riina, Caselli: «Il Ros decise da solo»
  14. ^ a b «Covo di Riina, bugie inspiegabili»
  15. ^ http://www.capitanoultimo.it/d/sentenzaultimo.htm SENTENZA Nei confronti di: 1) MORI MARIO n. a Postuni (TS) il 16/05/39 dom. c/o Direzione SISDE in Roma via Lanza 194. Libero assente Difeso di fiducia dall'avv. P. Milio e avv. F.Musco 2) DE CAPRIO Sergio nato a Montevarchi (AR) il 21/02/ 1961. Libero assente Difeso di fiducia dall'avv. F. A. Romito.
    URL consultato in data 8 gennaio 2013
  16. ^ quaderniradicali.it - Le migliori risorse e informazioni sul tema: quaderniradicali
  17. ^ Il Quotidiano Siciliano.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Alle vicende del capitano Ultimo sono state dedicate quattro miniserie televisive, composte da due puntate ciascuna, trasmesse con grande successo da Canale 5; in queste miniserie il capitano Sergio De Caprio si chiama Roberto Di Stefano ed è interpretato da Raoul Bova.

Le quattro miniserie andate in onda sono:

La prima miniserie ha avuto la regia di Stefano Reali, mentre le successive tre sono state dirette da Michele Soavi.

A seguito della messa in onda della quarta miniserie, Mediaset ha annunciato che ci sarà anche un quinto capitolo, che sarà trasmesso nel 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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