Luciano Liggio

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Luciano Leggio

Luciano Leggio, meglio conosciuto come Liggio dall'errore di trascrizione di un brigadiere[1], detto Lucianeddu (Corleone, 6 gennaio 1925Nuoro, 15 novembre 1993), è stato un criminale italiano, legato a Cosa Nostra e detto anche "La primula rossa di Corleone"[2].

Leggio inoltre fu tra gli imputati al maxiprocesso di Palermo del 1986-1987, e morì in carcere, nonostante le richieste di essere spostato agli arresti domiciliari a causa delle sue condizioni fisiche.[senza fonte]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Luciano Leggio nacque a Corleone da una famiglia contadina ed, ancora giovanissimo, venne affiliato nella locale cosca mafiosa dallo zio paterno Leoluca Leggio, detto u ziu' Luca.[3]

Nel 1944 fu denunciato per porto d'armi abusivo; il 2 agosto 1944 fu arrestato in flagranza di reato, per il furto di alcuni covoni di grano, da due guardie campestri, aiutate dalla guardia giurata Calogero Comajanni. Venne condannato a un anno e quattro mesi di reclusione ma la pena venne interamente condonata. Sempre in questo periodo, Leggio divenne campiere di Corrado Caruso, proprietario di una grossa azienda agricola, subentrando al precedente campiere Stanislao Punzo, ucciso il 29 aprile 1945.

Il 28 marzo 1945 fu ucciso Calogero Comajanni, la guardia giurata che aveva collaborato all'arresto di Leggio. Il 18 marzo 1948, Leggio fu denunciato come autore dell'omicidio di Leoluca Piraino, avvenuto il 7 febbraio 1948, ma ne fu prosciolto il 21 giugno 1950. Nel 1948 Leggio venne accusato di essere l'esecutore dell'omicidio del sindacalista Placido Rizzotto, eseguito su ordine del suo capo Michele Navarra, e, per queste ragioni, nel novembre 1948 fu proposto per l'assegnazione al confino, ma non si presentò all'udienza e quindi iniziò la sua lunga latitanza. Nel 1952 Leggio venne assolto per insufficienza di prove dall'omicidio Rizzotto ma rimase latitante perché ricercato per altri reati, rendendosi anche responsabile dell'omicidio di Claudio Splendido, un sorvegliante di un cantiere stradale che fu ucciso il 6 febbraio 1955 perché aveva visto Leggio e i suoi gregari riunirsi in prossimità del cantiere ed aveva denunciato il fatto alla polizia[4].

Negli anni cinquanta Leggio costituì una società di autotrasporti e partecipò, anche se non in forma ufficiale, a una società armentizia costituita nel 1956 a Corleone in contrada "Piano di Scala" come copertura alla sua attività di furto e macellazione illegale di bestiame; tra i suoi soci nella società figuravano numerosi suoi parenti e membri della sua banda: Francesco e Leoluca Leggio, Angelo Di Carlo e Francesco Placido Leggio, padre dello stesso Luciano. Inoltre Leggio avrebbe voluto partecipare alla costruzione di una diga e di un serbatoio idrico a "Piano di Scala", volendo accaparrarsi il trasporto dei materiali per la costruzione. Ma la cosca dei Greco di Ciaculli-Croceverde, che si occupava delle forniture di acqua agli agrumeti della Conca d'Oro e ne stabiliva il prezzo, intervenne presso Michele Navarra perché contraria alla diga e gli chiese di adoperarsi per bloccarne la costruzione[5]; nonostante ciò, nel 1957 Leggio divenne socio di Gaetano Badalamenti, vicecapo della cosca di Cinisi, con il quale creò un servizio di autotrasporti per la costruzione dell'Aeroporto di Punta Raisi di Palermo[6]. Per la costruzione della diga, Leggio entrò in contrasto con Navarra e con la sua banda, in particolare con il mafioso Angelo Vintaloro, proprietario di un terreno confinante con un fondo di proprietà della società armentizia con il quale aveva in comune una masseria, il quale era contrario alla diga perché le acque avrebbero invaso il suo terreno; per queste ragioni, Leggio e la sua banda compirono atti di vandalismo contro la proprietà di Vintaloro, rubando i suoi covoni di grano e distruggendo le botti della sua cantina[5].

A causa di questi contrasti, il 24 giugno 1958 Leggio fu vittima di un attentato, mentre si trovava in una capanna insieme con altre persone. Furono sparati molti colpi ma Leggio riportò soltanto una leggera ferita di striscio ad una mano, mentre gli altri rimasero incolumi.

L'assassinio di Navarra e la presa del potere[modifica | modifica wikitesto]

L'arresto nel maggio 1964 di Luciano Liggio

In seguito all'attentato da lui subito, Leggio decise la soppressione di Navarra, che venne massacrato il 2 agosto 1958 mentre rientrava a casa in automobile[4]. Dopo l'uccisione del boss, Leggio e la sua banda scatenarono l'offensiva contro i suoi luogotenenti: il 6 settembre 1958 vennero uccisi in un conflitto a fuoco a Corleone i mafiosi Marco Marino, Giovanni Marino e Pietro Maiuri e nel periodo successivo si verificarono altre uccisioni e numerosi casi di «lupara bianca»[7]. Mentre a Corleone continuava l'offensiva contro gli ex-uomini di Navarra, Leggio divenne proprietario a Palermo di un'officina meccanica e di un garage, da dove avrebbe controllato l'afflusso della sua carne macellata illegalmente e si sarebbe associato ai mafiosi Angelo La Barbera, Rosario Mancino, Vincenzo Rimi e Salvatore Greco, con cui però non mantenne buoni rapporti[8].

Nel 1963 alcune fonti confidenziali riferirono ai carabinieri del gruppo di Palermo, comandati dal tenente colonnello Ignazio Milillo, che Leggio, affetto dal morbo di Pott, era degente in una clinica di Palermo ma le perquisizione vennero fatte in un'altra clinica mentre Leggio veniva dimesso; quando i Carabinieri arrivarono nella clinica giusta, accertarono l'identità di coloro che gli avevano fatto visita durante la degenza e procedettero ad appostamenti, perquisizioni domiciliari e pedinamenti, che portarono infine all'arresto di Leggio il 14 maggio 1964 a Corleone ad opera deiCarabinieri comandati dal tenente colonnello Ignazio Milillo in collaborazione con il dcommissario Angelo Mangano. Leggio era nascosto nella casa di Leoluchina Sorisi, la fidanzata di Placido Rizzotto[9], il sindacalista che lo stesso Liggio aveva ucciso sedici anni prima[10], durante l'arresto fu trovato con un catetere e Leggio stesso confessò ai carabinieri di essere affetto dal morbo di Pott[4]. Leggio fu incarceraco all'Ucciardone ma nel dicembre 1968 venne assolto per insufficienza di prove nel processo svoltosi a Catanzaro contro i protagonisti della prima guerra di mafia[11] ed anche in quello svoltosi a Bari nel 1969, in cui era imputato per gli omicidi avvenuti a Corleone a partire dal 1958[12].

La fuga, il nuovo arresto e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'assoluzione al processo di Bari, Leggio si trasferì a Bitonto, in provincia di Bari, accompagnato dal suo luogotenente Salvatore Riina. Poco tempo dopo però si trasferì a Roma, ricoverandosi nella clinica "Villa Margherita"; durante la degenza, il Tribunale di Palermo emise un'ordinanza di custodia precauzionale contro Leggio, che il 19 novembre 1969 riuscì a fuggire dalla clinica dove era ricoverato e si rese irreperibile, aiutato dal mafioso Giuseppe Corso, cognato del boss Frank Coppola[13]. Nel periodo successivo Leggio tornò a Palermo e partecipò all'organizzazione della cosiddetta «strage di viale Lazio» per punire il boss Michele Cavataio: infatti Leggio incaricò i suoi luogotenenti Salvatore Riina, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella di far parte del commando di killer che uccise Cavataio[14].

Nel 1970 Leggio si recò a Zurigo, Milano e Catania per partecipare ad alcuni incontri insieme agli altri boss per discutere sulla ricostruzione della "Commissione" e sull'implicazione dei mafiosi siciliani nel Golpe Borghese[15][16]; durante gli incontri, Leggio costituì un "triumvirato" provvisorio insieme ai boss Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti per ricostruire la "Commissione", benché Leggio si facesse spesso rappresentare dal suo vice Salvatore Riina perché si era trasferito a Milano[17].

Leggio inoltre fu sospettato di essere implicato nella sparizione del giornalista Mauro De Mauro perché strettamente legato al commercialista Antonino Buttafuoco, il quale ebbe un ruolo nella sparizione e visitò spesso Leggio durante la degenza nella clinica "Villa Margherita" nel 1969[12][3]. Da queste circostanze scaturì anche l'omicidio del procuratore Pietro Scaglione, che coordinava le indagini sulla sparizione del giornalista e che si era incontrato proprio con De Mauro pochi giorni prima che questi scomparisse[3][18]; il delitto Scaglione venne quindi ispirato ed eseguito dallo stesso Leggio insieme al suo vice Riina nel territorio di Porta Nuova, dove operava la cosca del boss Giuseppe Calò, che già da allora era fiancheggiatore di Leggio e dei suoi uomini[8].

Nel 1971 Leggio ordinò il sequestro a scopo di estorsione di Antonino Caruso, figlio dell'industriale Giacomo, ed anche quello del figlio del costruttore Francesco Vassallo a Palermo; nel frattempo, durante il soggiorno a Milano, organizzò anche i sequestri dell'industriale Pietro Torielli a Vigevano e quello del conte Luigi Rossi di Montelera a Torino, venendo anche coinvolto anche nel clamoroso rapimento di Paul Getty III, grazie ai suoi legami con Mico Tripodo, boss della 'Ndrangheta[19][20][21]. Inoltre Leggio aveva stretti rapporti con i fratelli Nuvoletta, camorristi napoletani affiliati a Cosa Nostra, i quali gestivano per suo conto una grande tenuta agricola in Campania ed avviarono con lui un contrabbando di sigarette estere[22][23].

Indagando sui sequestri di persona avvenuti nell'Italia settentrionale, gli uomini della guardia di finanza del colonnello Giovanni Vissicchio arrestarono Leggio il 16 maggio 1974 in una casa di via Ripamonti a Milano mentre era insieme alla sua ennesima compagna, Lucia Parenzan e al figlio nato dalla loro relazione[24]. Nel 1975 Leggio venne processato dal giudice Cesare Terranova e condannato all'ergastolo per l'assassinio di Michele Navarra. Anche dalla prigione, Leggio commissionò l'omicidio del tenente colonnello Giuseppe Russo ai suoi luogotenenti Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, che venne eseguito nel 1977[21].

Morì di infarto, nel carcere di Badu 'e Carros a Nuoro, nel 1993. Venne sepolto a Corleone, dopo una cerimonia svolta senza coinvolgimento pubblico per divieto della questura.[25]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Obituary: Luciano Liggio The Indipendent 17 novembre 1993
  2. ^ Luciano Liggio, l'ex «primula rossa» La Sicilia 21 agosto 2005
  3. ^ a b c Mafia, politica e poteri pubblici attraverso la storia di Luciano Leggio - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  4. ^ a b c La mafia agricola - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  5. ^ a b http://www.cittanuove-corleone.it/La%20Sicilia,%20Sangue%20ed%20Acqua%20a%20Corleone%2021.06.2009.pdf
  6. ^ Cenni biografici su Badalamenti Gaetano - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  7. ^ http://www.cittanuove-corleone.it/La%20Sicilia,%20corleone%20guerra%20per%20la%20diga%2029.08.04%20pa03.pdf
  8. ^ a b E LEGGIO SPACCO' IN DUE COSA NOSTRA - Repubblica.it » Ricerca
  9. ^ Articolo sulla morte del questore Angelo Mangano
  10. ^ Articolo sull'arresto di Luciano Liggio
  11. ^ Il Viandante - Sicilia 1968
  12. ^ a b Il Viandante - Sicilia 1969
  13. ^ http://nottecriminale.files.wordpress.com/2011/04/frank-coppola_la-stampa_23-agosto-1974.jpg
  14. ^ «Strage di viale Lazio, il killer era Provenzano»
  15. ^ I conti economici - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  16. ^ Il Golpe Borghese e Cosa Nostra
  17. ^ Il contesto mafioso e don Tano Badalamenti - Documenti del Senato della Repubblica XIII LEGISLATURA (II parte).
  18. ^ Omicidio De Mauro | Articoli Arretrati
  19. ^ La quarta mafia - Documenti della Commissione Parlamentare Antimafia VI LEGISLATURA.
  20. ^ 1981-1983: Esplode la seconda guerra di mafia
  21. ^ a b Ordinanza contro Michele Greco+18 per gli omicidi Reina-Mattarella-La Torre.
  22. ^ http://www.csm.it/quaderni/quad_99a/quad_99_3.pdf
  23. ^ Relazione sulla camorra
  24. ^ http://www.cittanuove-corleone.it/La%20Sicilia,%20arresto%20Liggio%201974%2021.08.2005%20pa03.pdf
  25. ^ Liggio, solo poliziotti attorno alla bara Corriere della Sera 18 novembre 1993

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore:
Salvatore Greco
"Commissione" di Cosa Nostra
Gaetano Badalamenti, Luciano Liggio, Stefano Bontade
1970 - 1975
Successore:
Gaetano Badalamenti

Controllo di autorità VIAF: 101340009

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