Il capo dei capi

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Il capo dei capi

Claudio Gioè interpreta Totò Riina
Nazione: Italia
Anno: 2007
Formato: miniserie TV
Genere: biografico, drammatico,
Puntate/episodi: 6
Durata: 90 minuti (a puntata)
Lingua originale: italiano
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio:
Colore: colore
Audio: stereo
Crediti
Regia: Enzo Monteleone, Alexis Sweet
Sceneggiatura: Stefano Bises, Claudio Fava, Domenico Starnone
Interpreti e personaggi
Produttore: Pietro Valsecchi
Casa di produzione: Taodue
Prima visione
Prima TV Italia
Dal: 25 ottobre 2007
Al: 29 novembre 2007
Rete televisiva: Canale 5
Premi
Si invita a seguire le linee guida del Progetto:Fiction TV.
(Guida alla compilazione della tabella)

Il capo dei capi è una fiction tv in 6 puntate, andata in onda fra ottobre e novembre 2007 su Canale 5 al giovedì in prima serata. La serie racconta la storia del noto boss di Corleone, Salvatore Riina, alias Totò u Curtu, interpretato da Claudio Gioè. La regia è di Alexis Sweet e Enzo Monteleone. Prodotta dalla Taodue, la serie è ispirata all'omonimo libro-inchiesta di Giuseppe D'Avanzo e Attilio Bolzoni.

Il 13 e 14 gennaio 2008 sono andate in onda su Canale 5 due puntate di un'altra fiction, "L'ultimo padrino", considerato il sequel de Il capo dei capi, che prosegue la storia fino all'arresto di Provenzano. La casa produttrice è sempre la Taodue, ma cambiano gli attori: Provenzano viene interpretato da Michele Placido.

Indice

Trama

Prima puntata (1943-1958)

« Io sono Salvatore Riina»
(Totò Riina / Giovan Battista Torregrossa a Domenico / Francesco Casisa durante una lite)

15 gennaio 1993. Il superboss di Cosa nostra Salvatore Riina, è stato catturato dopo 23 anni e in carcere riceve la visita di un uomo, il suo amico d'infanzia Biagio Schirò [1] che lo spinge a ricordare: nel 1943 Salvatore è un ragazzo di 13 anni di Corleone. Mentre lavora nei campi col padre, trova una bomba. Il padre di Salvatore vorrebbe recuperare la polvere da sparo dell'ordigno per rivenderlo ai cacciatori e ricavare qualcosa per arrotondare i suoi magri guadagni come bracciante. La bomba esplode uccidendolo e Salvatore diventa così il capo della sua famiglia con la quale è costretto a vivere in miseria.

Stanco di vivere in povertà, Totò, insieme ai suoi amici Bernardo Provenzano (detto Binnu), Calogero Bagarella e Biagio Schirò, inizia a lavorare per Luciano Liggio, picciotto del boss Michele Navarra, che rapisce e uccide Placido Rizzotto. Mentre Riina finisce in prigione per aver commesso l'omicidio di Domenico detto "Menico" (il figlio del mugnaio a cui Totò portava il grano da macinare), Schirò si dedica allo studio. Dopo sei anni, Totò, ormai adulto, viene scarcerato. Ad aspettarlo fuori dal carcere ci sono Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e un nuovo membro della banda, Luciano Maino[2]. Schirò, divenuto poliziotto, inizia ad indagare, insieme al nuovo commissario Angelo Mangano, sulla banda che fa capo a Liggio, che ha fatto uccidere il boss Michele Navarra ed è ormai intento ad espandersi verso Palermo. Intanto Totò conosce Ninetta Bagarella, la sorella minore del suo amico Calogero, ragazza studiosa che frequenta il liceo classico e se ne innamora. Ma scoprirà ben presto che è molto amica di Teresa, una giovane che frequenta Biagio Schirò.

Seconda puntata (19631969)

« Che coraggio 'sti Corleonesi»
(Tommaso Buscetta / Vincent Riotta a Totò Riina / Claudio Gioè mentre picchiano un ragioniere)
« Voi non avete capito, o per meglio dire non volete capire che cosa significa Corleone. Voi state giudicando degli onesti galantuomini, che i carabinieri e la polizia hanno denunciato per capriccio. Noi vi vogliamo avvertire che se un solo galantuomo di Corleone sarà condannato, voi salterete in aria, sarete distrutti, sarete scannati come pure i vostri familiari. Adesso non vi resta che essere giudiziosi! »
(Lettera di minaccia di Totò Riina / Claudio Gioè ai giurati durante il processo)

Il clan corleonese al completo (Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e Luciano Maino) si prepara per andare a Palermo per una "parlata d'affari" con Salvatore La Barbera e Vito Ciancimino. Intanto in paese, Totò frequenta spesso Ninetta Bagarella (sorella minore di Calogero).

Appena i Corleonesi approdano a Palermo cominciano subito a farsi rispettare: prima uccidono un macellaio che non voleva pagare un carico di carne clandestina e successivamente ammazzano un ragioniere che aveva pagato il Pizzo alla famiglia sbagliata. Una sera, mentre i Corleonesi sono in un night club (dove Maino conosce una ragazza, Maria Nigro, che poi lo indurrà a pentirsi), Salvatore La Barbera viene rapito e ucciso da Michele Cavataio. Tutti coloro che appartenevano al Clan dei La Barbera scappano da Palermo.

Intanto Biagio scopre da Teresa che in paese girano voci sulla sua amica Ninetta e che in quello stesso giorno Totò sarebbe andato a casa di Ninetta a farle visita. La perquizione in casa dei Bagarella non da risultati perché Totò è riuscito a nascondersi insieme all'amico Calogero e i due non vengono catturati.

Il 30 giugno 1963, a Palermo, in contrada Ciaculli, viene ritrovata una Giulietta imbottita di esplosivo. Non appena il capitano apre il bagagliaio, l'auto esplode facendo sette vittime. In conseguenza di quest'avvenimento vengono arrestate numerosissime persone mentre altre si devono nascondere. Maino preferisce restare a Palermo con la sua ragazza invece di nascondersi insieme ai suoi compagni.

Una sera, Totò promette a Ninetta che non si vendicherà di Teresa per la perquisizione, ma la ragazza ha già deciso di interrompere ogni rapporto con l'amica, in modo che possa continuare la sua relazione segreta con Totò. Poco più tardi, mentre Totò e Calogero Bagarella stanno scappando da Corleone, una pattuglia della polizia ferma l'auto e Totò viene arrestato mentre Calogero riesce a scappare. Inizialmente fornisce dei documenti falsi, ma poi viene riconosciuto da Biagio.

Qualche giorno dopo, Biagio riferisce a Teresa (appena diplomata) che Riina è stato preso e ora i due possono tranquillamente sposarsi. Ma intando, nei paraggi, Ninetta (anche lei diplomata) riesce a sentire tutto e scappa dalla scuola disperata. Schirò và dai genitori di Teresa per chiedere la mano della figlia e la ottiene. Pochi giorni dopo l'arresto di Riina, Maino comincia a collaborare con il giudice Cesare Terranova e racconta tutto quello che sa. Qualche tempo dopo viene arrestato dal commissario Mangano e da Schirò anche Luciano Liggio.

Intanto, nel 1969, comincia il processo di Bari. Anche se Luciano Maino accusa Totò di tutti gli omicidi che aveva già comunicato nel verbale scritto da Terranova, Liggio, Riina e tutti gli altri detenuti vengono scarcerati per mancanza di prove perché i giudici vengono minacciati. Totò è stato liberato, torna a casa e si fidanza con Ninetta. Pochi giorni dopo il processo, Luciano Maino viene trovato impiccato nella sua abitazione da Maria, la sua ragazza.

Terza puntata (19691978)

« Io e te lo sappiamo da dove veniamo e capiamo una cosa sola: i piccioli e comandare! »
(Totò Riina / Claudio Gioè a Vito Ciancimino / Alfredo Pea mentre parlano dei soldi degli appalti di Palermo)

Biagio e Teresa, ormai sposati, hanno appena avuto un bambino (Antonio). Intanto a Palermo Riina e i suoi compagni vanno negli uffici di Michele Cavataio travestiti da militari della Guardia di Finanza. Il gruppo è composto da Totò Riina, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e altri due uomini (soldati di Tano Badalamenti, il boss di Cinisi). Lo scopo dei Corleonesi è quello di uccidere Cavataio (che in precedenza aveva eliminato Salvatore La Barbera).

Un soldato di Badalamenti, nervoso, ha troppa fretta di sparare e causa una strage: prima di arrivare da Cavataio vengono uccise altre 5 persone. Il gruppo arriva nell'ultima stanza, dove si trova Cavataio. Dopo aver aperto il fuoco, entrano nella stanza. Michele Cavataio si è tuttavia finto morto e, non appena Binnu e Calogero si avvicinano, egli si volta e spara, colpendo Calogero al petto (che muore) e scatenando la rabbia di Binnu che lo uccide, fracassandogli il cranio con il calcio del fucile. Schirò viene trasferito a Palermo e comincia ad indagare sulla strage di Viale Lazio.

A Corleone, Totò rivela la morte di Calogero alla sorella Arcangela, la fidanzata dell'amico, e lei reagisce piangendo e dando uno schiaffo al fratello. Totò manda uno dei suoi uomini a prendere Ninetta (che è diventata un'insegnante in una scuola femminile) e le confessa l'accaduto. Ora, avendo bisogno di denaro da investire a Palermo, sequestra il piccolo Antonino Caruso e questo provoca il dissenso dei mafiosi palermitani, specialmente dei boss Stefano Bontade e Giuseppe Di Cristina. Intanto Vito Ciancimino è diventato sindaco di Palermo.

Il 5 maggio 1971 Riina ordina a Vito Maranza e a Pochet coffi, due suoi soldati, l'omicidio del procuratore Pietro Scaglione. Nel corso dell'agguato viene ucciso anche il maresciallo Lo Russo. Totò decide di partire con Ninetta prima di sposarsi; i due si fanno una foto insieme e la mandano ad Arcangela (sorella di Totò). La foto però viene trovata durante una perquisizione e per questo motivo decidono di allontare Ninetta, trasferendola al confino nel Nord Italia. Durante il processo, Vito Maranza, un uomo di Riina, va a casa di Biagio e, con la scusa di vedere un appartamento, porta Teresa al terzo piano di un palazzo in costruzione. Teresa e Antonio (moglie e figlio di Schirò) vengono liberati soltanto quando il giudice decide di non mandare al confino Ninetta.

Luciano Liggio viene arrestato a Milano dal commissario Mangano: così Riina diventa capo supremo del Clan dei Corleonesi. Don Michele Greco sceglie Totò come suo prediletto.

Due soldati di Totò, incaricati di uccidere Giuseppe Di Cristina, sbagliano e uccidono l'autista. Intanto Totò e Ninetta si sposano. Vito Maranza e Pochet Coffi pedinano Giuseppe Di Cristina e scoprono che sta collaborando con il commissario Boris Giuliano.

Alcuni uomini (Pippo Calderone, Badalamenti, lo stesso Di Cristina) cominciano ad avere dei rapporti freddi con Totò. Nella successiva riunione della Commissione Totò chiede la vita di Giuseppe Di Cristina, Pippo Calderone e di Tano Badalamenti. Gli viene concessa solo quella di Di Cristina ma lui fa uccidere anche Calderone.

Silvio Albertini, un valido collega di Biagio Schirò, indagando su alcune carte, scopre il covo dove si nascondono Totò Riina con sua moglie Ninetta e Bernardo Provenzano. Telefona a Biagio da una cabina telefonica e gli dice di venire. Ma arrivato, Schirò sale nell'appartamento e trova il cadavere di Silvio per terra. All'improvviso viene preso e picchiato da Vito Maranza e da Pochet coffi. Allora si fa avanti Totò che avverte Biagio di lasciare stare la sua famiglia ma sopratutto Ninetta, e gli dà un colpo alla testa, lasciandolo svenuto e fuggendo con i suoi due uomini.

Quarta puntata (19791981)

« E poi tocca ad Inzerillo, poi a Buscetta e poi ai parenti suoi. Di questi neanche il seme deve restare! »

Troviamo da una parte Schirò e il commissario Boris Giuliano con i suoi uomini che vanno all'aeroporto di Punta Raisi di Palermo per arrestare dei chimici francesi, giunti in Sicilia per insegnare a Francesco Marino Mannoia (chimico della famiglia Bontade) a tagliare la droga, e dall'altra parte una riunione tra i più grandi boss mafiosi. Appena la polizia arriva all'aeroporto, il commissario Giuliano riceve una telefonata nella quale gli viene riferito che non è possibile arrestare i due francesi per mancanza di prove.

Peppe (che ha un fratello in fin di vita), soldato di Bontade, accompagna Totò a casa. Egli riceve una grande somma di denaro per curare il fratello in America.

Intanto Totò e Ninetta hanno avuto due bambini (Concetta e Giovanni) e adesso aspettano un altro bambino. Schirò e il commissario Boris Giuliano scovano la raffineria dei Corleonesi. Dopo qualche indagine, Schirò scopre un'altra raffineria (questa volta di proprietà di Bontade); Marino Mannoia viene arrestato. Al rientro al commissariato, Boris Giuliano riceve una telefonata intimidatoria.

A Punta Raisi viene trovata una valigia piena di denaro, indirizzata a Bontade. Quest'ultimo a questo punto perde la pazienza e chiama ai suoi amici a Roma per lamentarsi del fatto che Giuliano sta esercitando troppa pressione. Per questo motivo chiede di farlo trasferire a Roma, minacciando di ucciderlo in caso contrario.

Boris manda la sua famiglia in vacanza in montagna con la promessa di raggiungerli nella settimana successiva, ma qualche giorno dopo viene ucciso in un bar da Leoluca Bagarella (Luchino). Intanto Ninetta comincia a sentire dolori, viene accompagnata in ospedale da Totò ma è solo un falso allarme.

In città c'è qualcuno che spaccia droga tagliata male. Totò Riina scopre chi è il responsabile: si tratta di un certo Tanino, braccio destro di Salvatore Inzerillo, al quale Tanino sottrae la droga, che rivende. Totò cerca di "accaparrarsi" l'amicizia del cattivo spacciatore.

Nella migliore clinica di Palermo, Ninetta ha appena partorito il suo terzo figlio (Giuseppe) ma viene vista da Teresa (che aveva appena scoperto di essere incinta). Spaventata, prende il suo bambino e scappa dall'ospedale insieme al fratello Leoluca mentre Teresa in preda alla paura telefona a Biagio per riferirglielo. Venuto a conoscenza dell'accaduto, Totò manda dei suoi soldati ad uccidere Teresa ma lei riesce a scappare. Appena il marito la trova, la vede con le gambe insanguinate: ha perso un figlio. Teresa decide di partire perché il lavoro di Biagio la sottopone a continui rischi e va ad abitare a Roma con suo figlio Antonio. Dopo qualche tempo viene raggiunta dal marito.

Dopo un discorso fatto con Schirò, il giudice Gaetano Costa firma i mandati d'arresto per tutti i boss di Palermo e viene di conseguenza ucciso dai Bontade. Nel frattempo, all'ufficio istruzione di Palermo viene mandato Cesare Terranova. Totò fa uccidere Terranova. Appena i boss palermitani vengono a saperlo, decidono di eliminare u Curtu. Totò cambia abitazione (poiché quella dove risiedeva era di proprietà di Stefano Bontade): tutti i palermitani sono ora contro Totò.

Con l'aiuto di Tanino e Peppe, Riina riesce a sfuggire a tutti gli attentati contro di lui e, dopo poco tempo, fa uccidere Stefano Bontade, Salvatore Inzerillo e le loro famiglie. Quella che viene definita la "seconda guerra di mafia" produce numerosissimi morti. Alla fine della puntata, John Gambino, il più grande boss americano, giunge a Palermo per cercare di fermare gli omicidi. Totò Riina assicura e convince che non verrà ucciso più nessun uomo d'onore.

Quinta puntata (1982-1987)

« Mi chiamo Tommaso Buscetta e sono un uomo d'onore. Riina è il capo di tutto, dottore, non vi lasciate ingannare dalle sue facce da viddano. Cosa Nostra è fatta come una chiesa: alla base ci stanno i soldati. I soldati sono organizzati in decine. Le decine sono comandate dai capidecine che sono le colonne. E le colonne reggono la cupola. Totò Riina ha cominciato come un soldato e oggi sta sulla cupola. Comanda a tutti: ai capifamiglia, ai politici, ai banchieri, ai poliziotti... Pure a voi! L'hanno chiamata guerra di mafia. Non è stata una guerra, dottore. È stato un massacro. La caccia all'uomo scatenata dai corleonesi. È Salvatore Riina la mente, giudice Falcone. Poi c'è quella bestia di Bernardo Provenzano e Pino Scarpuzzedda e Luchino Bagarella sono il braccio. Lasciate perdere Liggio che è un povero buffone. Loro hanno ucciso il colonnello Russo, loro hanno voluto la morte di Terranova. È sempre Totò u' curtu che ha imposto alla commissione l'assassinio di Piersanti Mattarella. È sempre U' curtu che ha fatto uccidere il capitano Basile, l'onorevole Pio La Torre e il procuratore Scaglione. È lui che ha organizzato la morte di Dalla Chiesa per fare un favore a qualche politico di Roma»

La quinta puntata inizia con Pio La Torre, segretario regionale comunista, che da una parte fa un dibattito a Corleone per impedire la costruzione di una base militare a Comiso e dall'altra parte con la Commissione riunita. Nella commissione vi è un certo Apuzzo, un carissimo amico di Tommaso Buscetta che finge di essere fedele a Totò Riina.

Il commissario Mangano, ormai pensionato, consiglia ai magistrati di Palermo (che vogliono combattere la mafia a tutti i costi) Schirò come jolly per trovare tutti i più grandi latitanti e torna a Corleone per dire a Schirò di andare a Palermo per lavorare con Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rocco Chinnici.

Mentre Totò gioca con suo figlio Giovanni, Ninetta è di nuovo incinta e si sta preoccupando per le idee del marito. Totò allora decide di chiamare un paio di suoi soldati e ordina l'omicidio di Pio La Torre.

Carlo Alberto Dalla Chiesa viene mandato a Palermo. La prima azione del generale Dalla Chiesa è quella di mandare dei suoi uomini a perquisire l'esattoria di Ignazio Salvo, potente uomo colluso con la mafia. Poco dopo Carlo Alberto Dalla Chiesa viene ucciso dai "soldati" di Riina e di Nitto Santapaola. Viene ucciso anche Rocco Chinnici.

Intanto Apuzzo si reca in Brasile da Tommaso Buscetta. Totò ne viene a conoscenza e fa uccidere lui e tutti i parenti di Buscetta. Don Masino viene arrestato per traffico di eroina. Nella prigione brasiliana viene torturato, ma non parla. Viene trasferito in Italia e comincia a collaborare con Giovanni Falcone, al quale spiega la struttura di Cosa Nostra. Dopo l'interrogatorio vengono arrestate centinaia e centinaia di persone (tra queste anche Vito Ciancimino).

Il 28 luglio 1985 viene assassinato il commissario Giuseppe Montana, che stava indagando insieme a Biagio sui morti della seconda guerra di mafia. Dell'omicidio viene accusato un giovane. Portato in caserma, Giacalone (appuntato della polizia) si lascia trasportare dalla violenza e uccide il ragazzo. Il questore Ninni Cassarà informa Falcone e viene aperta un'inchiesta dalla magistratura sull'accaduto. Teresa e Antonio (moglie e figlio di Schirò), che erano a Roma, tornano intanto a Palermo.

Il 6 agosto 1985 Ninni Cassarà viene ucciso sotto gli occhi della moglie e della figlia. Intanto, nella casa circondariale dell'Asinara (in Sardegna), Falcone e Borsellino preparano il Maxiprocesso che, qualche giorno dopo, inizia i suoi lavori. Al termine del processo, Riina e Provenzano vengono condannati in contumacia mentre Michele Greco e Luciano Liggio e molti altri, presenti in aula di tribunale, vengono pure condannati all'ergastolo.

La puntata si conclude con una sparatoria dove troviamo da una parte Schirò e dall'altra Vito Maranza e Leoluca Bagarella. L'esito della sparatoria è un morto (Vito Maranza) un ferito grave (Biagio Schirò).

Sesta e ultima puntata (1988-1993)

« Ma tu te lo immagini a Falcone che fa lo sbirro più sbirro di tutti! »
(Totò Riina / Claudio Gioè a Giovanni Brusca / Domenico Centamore mentre decidono di uccidere il giudice Falcone)

Biagio Schirò è ferito gravemente a causa della sparatoria con Leoluca Bagarella e Vito Maranza. Viene portato all'ospedale e fortunatamente si salva, rimanendo però zoppo di una gamba. Totò Riina è nervoso poiché è stato condannato all'ergastolo. Ignazio Salvo rassicura Totò dicendogli che la sentenza verrà modificata in Cassazione. Totò ordina a Luchino il pedinamento di Ignazio Salvo.

Per il titolo di capo dell'ufficio istruzione di Palermo ci sono due candidati: Giovanni Falcone e Antonino Meli. La nomina di Falcone sembra scontata ma il ruolo viene invece affidato a Meli. Riina ordina l'assassinio di Falcone a Pino Scarpuzzedda e a Luchino. Pino organizza un attentato alla casa al mare del giudice all'Addaura, presso Mondello, ma fallisce. Nei giorni seguenti Pino Scarpuzzedda compie due rapine nella zona del boss Pietro Aglieri, uno in una gioielleria e l'altro al Banco di Sicilia. U curtu lo fa eliminare.

Falcone viene trasferito a Roma. Ninuzzo Schirò decide di seguire le orme del padre, diventando anche lui poliziotto. La revisione della sentenza del Maxiprocesso non avviene neanche in Cassazione e Totò fa uccidere Salvo Lima. Qualche giorno dopo Totò Riina e Giovanni Brusca si incontrano per organizzare l'attentato a Falcone. Il giudice, recatosi a Palermo, viene ucciso con il tritolo al bivio di Capaci, insieme alla moglie Francesca Morvillo e alla scorta. Circa due mesi dopo viene ucciso anche Paolo Borsellino. Dopo la morte di Falcone, Borsellino si era dedicato totalmente alla ricerca degli assassini dell'amico e per questo era necessario eliminarlo. Alcuni soldati di Totò, su suo ordine, uccidono Ignazio Salvo. Intanto Vito Ciancimino viene contattato dal capitano dei carabinieri Li Donni nel tentativo di trattare con i Corleonesi per porre fine alle stragi. Totò Riina decide di trattare con lo Stato e prepara un "papello" con tutte le sue richieste.

Binnu non è d'accordo con la "guerra alle istituzioni" che sta conducendo Totò e per questo ha con lui un'aspra discussione mentre sono a pranzo con Ninetta e Luchino. Una sera, mentre viaggia a bordo della sua auto, viene fermato e portato in carcere Baldassare Di Maggio (Balduccio). Anche lui decide di diventare un collaboratore di giustizia e fa arrestare Totò, rivelandone il nascondiglio in via Bernini, a Palermo.

Dopo l'arresto del marito, Ninetta e i suoi figli (Concetta, Giovanni, Giuseppe e Lucia) tornano a Corleone. A casa di Totò, Luchino, Binnu e Giovanni Brusca prendono tutti i documenti che potrebbero essere ancor compromettenti. La puntata termina con un commovente dialogo tra Schirò e Riina.

Riprese

I luoghi dove sono state girate le scene sono quelli della provincia di Ragusa e di Catania: ad esempio, Corleone è Monterosso Almo, mentre l'aeroporto di Palermo non è altro che l'aeroporto Fontarossa di Catania, e tantissime altre scene sono girate nel territorio del catanese tra cui il porticciolo di Ognina.

Critiche

Il pm della Dda di Palermo Antonio Ingroia ha asserito che alcune fiction come Il Capo dei Capi possono essere dannose perché creano un'iconografia positiva dei mafiosi. Il pm, recatosi in una scuola di Palermo, ha chiesto agli alunni chi era secondo loro il personaggio più simpatico; tutti hanno risposto Totò Riina. Questi stessi ragazzi, in un sondaggio precedente, avevano affermato che la mafia era dannosa e che non volevano farne parte.

Intervenendo a Viva Voce su Radio 24 Ingroia ha dichiarato: "Sono contrario a ogni forma di censura. Ma ho la netta sensazione che con la fiction "Il capo dei capi" c'è il rischio di fare un'iconografia alla rovescia su Totò Riina che emana un fascino un po' sinistro". Pino Pisicchio ha definito "giustificazionista" la fiction perché presenterebbe la figura di Riina come "uno sfortunato figlio di Sicilia con la faccia simpatica". L'opinione di Clemente Mastella, ministro della Giustizia al tempo della messa in onda, era che la serie avrebbe dovuto essere bloccata.

Secondo Antonio Marziale, sociologo, presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori e componente della commissione ministeriale che ha redatto il Codice Tv e Minori, "il messaggio offerto agli adolescenti dalla fiction è pedagogicamente distruttivo e non può essere affatto definito d'impegno sociale. La messa in onda di un film porno in prima serata avrebbe prodotto sicuramente effetti meno nocivi".

Andrea Camilleri è intervenuto in prima pagina su La Stampa: "Ritengo che l'unica letteratura che tratti di mafia debba essere quella dei verbali di polizia e carabinieri e dei dispositivi di sentenze della magistratura. A parte i saggi degli studiosi". Lo stesso Claudio Gioè ha ammesso: "È chiaro, Riina ha anche una sua capacità di seduzione. È impensabile che i cattivi siano cattivi e basta. Sarebbe stato ridicolo fare il cattivo col ghigno, noi siciliani sappiamo che la mafia sa essere seducente".

I familiari di Mario Francese hanno protestato contro Mediaset e gli sceneggiatori del film. Nella storia, infatti, non figura il personaggio di Mario Francese (di contro, figura il personaggio inventato Biagio Schirò).

Ines Maria Leotta, vedova del commissario Giorgio Boris Giuliano, parlando del personaggio di suo marito nella fiction, interviene così: "Mio marito non era così. Pur apprezzando il risalto dato alla sua figura deploro che gli autori o gli sceneggiatori non abbiano pensato di rivolgersi alla famiglia o alle persone più vicine per delinearne meglio la personalità». Il personaggio è tipico dello stereotipo siciliano: «scuro, con folti baffi neri, che parla in dialetto e che usa il turpiloquio un uomo dal temperamento passivo». Boris Giuliano - ricorda - «non era per nulla così. Non era un uomo di mezza età, non parlava in dialetto stretto (non ci sarebbe stato nulla di male, ma semplicemente non era così). Inoltre non usava abitualmente il turpiloquio e non fumava. Era un uomo giovane (nel 1969 aveva 38 anni) e non aveva bisogno di un inesistente Schirò che lo spronasse a combattere la mafia».

La moglie di Totò Riina, Ninetta Bagarella, ha manifestato l'intenzione di querelare gli autori della fiction per aver danneggiato la sua figura.

Curiosità

  • Totò Riina, dalla sua cella nel carcere di Opera, ha seguito "il capo dei capi" ogni giovedì, non perdendo neanche una puntata. Alla fine si è detto compiaciuto dell'interpretazione di Claudio Gioè e ha gradito la fiction[senza fonte].

Ascolti

Episodio Prima TV Telespettatori Share
01 25 ottobre 2007 7.146 27,21%
02 1 novembre 2007 7.810 30,40%
03 8 novembre 2007 7.545 28,10%
04 15 novembre 2007 6.985 28,15%
05 22 novembre 2007 7.731 29,98%
06 29 novembre 2007 7.995 28,59%

Errori

  • Nella terza puntata viene mostrata la Strage di viale Lazio; nel film vi muoiono 7 persone, ma nella realta i morti furono 5.
  • Nella terza puntata l'uccisione del magistrato Pietro Scaglione è ad opera dei due picciotti di Riina, mentre nella realtà gli esecutori materiali dell'omicidio furono lo stesso Totò Riina e Luciano Liggio e questo è raccontato dal pentito Tommaso Buscetta.
  • Nella seconda puntata, durante l'interrogatorio di Luciano Maino, esso fa riferimento agli omicidi compiuti da Totò Riina; in esse elenca tutte le persone assassinate per mano du Curtu e fa riferimento ad Antonio Piratino... in realtà si tratta di Antonio Piraino, come confermato anche nella scena del tribunale.
  • Sempre nella seconda puntata, l'autocarro Fiat di colore rosso che si trova nel cantiere di Palermo dove viene ammazzato il ragioniere, ha le strisce adesive gialle riflettenti che sono obbligatorie sugli autocarri solo dal 2007.
  • Nella terza puntata, ci sono due errori relativi all'omicidio del boss di Riesi, Giuseppe Di Cristina. Nella realtà, durante il fallito attentato nei suoi confronti, sono morti tutti e due i suoi guardiaspalle, mentre nella fiction c'è n'è solo uno. Il suo omicidio invece è stato eseguito ad una fermata dell'autobus in una via di Palermo e non all'uscita del suo hotel.
  • Nel film, il fallito attentato a Giuseppe Di Cristina viene compiuto prima del matrimonio di Totò Riina mentre nella realtà avvenne nel 1977 mentre Riina si sposò nel 1974
  • Nella quinta puntata l'assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (1982) viene compiuto utilizzando un'auto con targa bianca. Le targhe bianche usciranno solo nel 1985.
  • Nella quinta puntata, durante il volo dal Brasile all'Italia, uno degli assistenti di volo urla ad un'altra assistente: "Get a doctor! Quickly!!" Ma il volo è Alitalia.
  • Sempre nella quinta puntata, all'ingresso nell'aula-bunker del maxi-processo, Tommaso Buscetta viene accolto dalle grida e dagli insulti degli imputati chiusi nelle celle. In realtà, l'ingresso di Buscetta fu accompagnato da un lungo e inatteso silenzio.
  • L'autoambulanza che trasporta Biagio Schirò in ospedale è targata con le nuove targhe introdotte nel 1993.
  • Alcune volanti di carabinieri e polizia usate in talune scene di intermezzo non appartengono all'epoca in cui fu arrestato Riina.
  • Subito dopo l'arresto di Riina, in una scena si intravedono in una strada bandierine del Palermo inneggianti alla promozione in Serie A (giunta solamente nel 2004).
  • La figura del commissario Angelo Mangano è stata in gran parte romanzata (per approfondire vedi la voce Angelo Mangano)
  • nel film Stefano Bontade viene assassinato a colpi di mitra mentre sta ancora guidando, ma in realtà fu freddato mentre era fermo ad un semaforo
  • Nel film Pino Greco viene ucciso nel 1989 mentre in realtà morì nel 1985.
  • Michele Navarra viene rappresentato più vecchio di quanto fosse in realtà: nell'alterco con Placido Rizzotto egli afferma di aver partecipato alla Prima Guerra Mondiale come soldato; cosa che nella realtà sarebbe stata impossibile, in quanto Navarra nacque nel 1905.
  • Allo stesso modo nella fiction Leoluca Bagarella appare, all'inizio degli anni '70, come un adolescente, quando in realtà era quasi trentenne.
  • Nel film il terzo figlio di Riina Giuseppe viene fatto nascere nel 1979 subito dopo l'attentato a Boris Giuliano quando in realtà è nato nel 1977, due anni prima.
  • Le cerniere della porta del macellaio che viene estorto dai corleonesi sono in PVC mentre in quegli anni venivano usate cerniere metalliche.
  • Nella terza puntata viene sequestrato Antonino Caruso: siccome è stato sequestrato nel 1971, nel film è stato ritratto come un bambino mentre allora aveva 31 anni.
  • Nel film, dopo l'omicidio di Boris Giuliano, mentre Biagio Schirò effettua la curva si intravede sullo sfondo un'insegna del Simply, un centro commerciale che a quei tempi (1979) ancora non esisteva.
  • Durante il Maxiprocesso, Michele Greco, uno dei boss, pronuncia un "augurio" dai toni minacciosi al presidente e alla corte, che si apprestavano a riunirsi in camera di consiglio per giudicare. Nel film il presidente Alfonso Giordano appare turbato dalle frasi pronunciate dal boss, mentre nella realtà egli dimostrò di non aver avuto alcun tipo di timore.
  • Nell'ultima puntata, subito dopo l'arresto di Riina alla rotatoria di Via Da Vinci, avvenuto nel 1993, si vedono sfrecciare due Alfa Romeo 156 a sirene accese. In realtà questo tipo di auto verrà messa sul mercato a partire dal 1997.
  • Nell'ultima puntata viene mostrato Riina mentre fa le foto di rito dopo l'arresto. Si nota che l'altezza è 1,68 cm, mentre Riina è alto 1,58 cm.

Note

  1. ^ Biagio Schirò è un personaggio fittizio, nato dalla fantasia degli sceneggiatori della fiction. È stato creato per rappresentare tutti gli uomini semplici (e non ricordati) che hanno lottato contro la Mafia. Amico d'infanzia di Totò Riina, Schirò è orfano del padre, morto in guerra e fatica nei campi per mantenere lui e la madre. Quando Riina finirà in carcere per aver commesso il primo omicidio, Biagio si metterà a studiare e, dopo pochi anni, diverrà poliziotto. Intralciato dai suoi superiori, sposerà dopo mille difficoltà Teresa e continuerà ad indagare contro Riina insieme a uomini validi che verranno quasi tutti eliminati. Infine Schirò rimarrà gravemente ferito in un conflitto a fuoco con due sicari di Totò Riina (tra questi Leoluca Bagarella) che lo volevano rapire e questo gli causerà il malfunzionamento della gamba.
  2. ^ Luciano Maino non è un personaggio realmente esistito. E' probabilmente ispirato ad uno dei primi pentiti di Cosa Nostra, Luciano Raia, ex killer al servizio dei corleonesi, in seguito sentito dal giudice Cesare Terranova. Le sue dichiarazioni portarono al processo di Bari del 1969. Egli però non si impiccò: non fu creduto al processo e fu rinchiuso in un manicomio criminale, dove morì qualche anno dopo.

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