Nuova Famiglia

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Nuova Famiglia
Area di origine Provincia di Napoli
Aree di influenza Italia (Campania)
Periodo anni '70 - anni '80 del XX secolo
Boss Antonio Bardellino, Mario Iovine, Lorenzo Nuvoletta,Carmine Alfieri, Pasquale Galasso

La Nuova Famiglia è stata un'organizzazione camorristica nata alla fine degli anni '70 del XX secolo per contrastare la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

L'organizzazione cessò di esistere quando, verso la metà degli anni '80, scoppiò una guerra al suo interno tra il clan Nuvoletta e il clan dei Casalesi di cui il principale esponente fu Antonio Bardellino, e vinta dai secondi.

Nella guerra tra le due fazioni, tra gli episodi più importanti sono da ricordare la strage di Torre Annunziata, e l'assalto nella villa bunker dei Nuvoletta, che provoco la morte di Ciro Nuvoletta, fratello del boss Lorenzo Nuvoletta.

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

Il Clan Nuvoletta si pose come cupola del cartello, anche perché erano la testa di ponte di Salvatore Riina in Campania e quindi godevano di maggior prestigio. Ben presto però delegarono il comando delle operazioni ad Antonio Bardellino. Bardellino era stato affiliato a Cosa Nostra nella Famiglia di Napoli, ma in coincidenza della guerra con Cutolo, ottenne di staccarsi e di legalizzare il proprio gruppo davanti a Cosa Nostra come famiglia autonoma.

La guerra con la N.C.O.[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nuova Camorra Organizzata.

La guerra che scoppia tra la Nuova Camorra Organizzata (N.C.O.) di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia egemonizzata dai Zaza-Nuvoletta-Gionta-Bardellino crea non solo tantissimi morti. Infatti Cutolo pretendeva il pagamento di una tangente su ogni attività illecita, specialmente sul contrabbando di sigarette; a proposito, il collaboratore di giustizia Alfonso Rosanova dichiarò: «Salvatore Zaza si lamentò con mio padre della richiesta delle 20.000 lire a cassa di sigarette che il Cutolo pretendeva dai contrabbandieri. Salvatore Zaza disse a mio padre: “O fai ragionare al Cutolo o qua si scatenerà una guerra grande.” [...] La vera ragione di tale pretesa era che il Cutolo non voleva assolutamente che i “siciliani” comandassero a Napoli perché sia i Nuvoletta che gli Zaza erano i rappresentanti della mafia siciliana in Napoli. In effetti i veri motivi della guerra non furono le 20.000 lire ma il fatto che voleva scacciare i siciliani»[1].

Per cercare di far continuare il più possibile la guerra, Riina ordinò ai Nuvoletta di muoversi per combinare continue tregue fra la NCO e la NF. Bardellino, quando si rese conto del perché i Nuvoletta si mostrassero così attendisti e così poco propensi a chiudere la questione con Cutolo, si staccò definitivamente da loro, e legò con quelli che poi sarebbero diventati i suoi alleati storici, e cioè Carmine Alfieri e Pasquale Galasso. Insieme in poco tempo sconfissero definitivamente la NCO di Cutolo. Ciro Maresca non ebbe più bisogno di una vendetta ai danni di Cuomo, perché questi fu ucciso da Raffaele Catapano e Pasquale Barra, fedelissimi di Cutolo, in prigione a Poggioreale, il 31 gennaio 1980. Sembra che Cuomo non avesse avvertito Cutolo di un rapimento. Cuomo fu rimpiazzato dal suo braccio destro Antonio Lucarelli. Sua moglie Carla Ciampi rivelò poi ai giudici gli esecutori e i mandanti dell'omicidio. In febbraio, la Ciampi fu ammazzata a colpi di pistola nella sua auto.

Nel 1980 Giuseppe Maresca festeggia il suo matrimonio nel ristorante "La Cascina" di Domenico Ferrara, fedelissimo di Antonio Bardellino, boss di Giugliano e Caserta. Il 7 novembre 1980 l'assessore Mimmo Beneventano viene uccise in quel di Ottaviano mentre scende dalla sua auto, per ordine di Cutolo. Il 23 novembre ci fu una forte scossa di terremoto in Campania. Cutolo approfittò della confusione nel carcere di Poggioreale per ammazzare Antonino Palmieri, tramite Salvatore Esposito e Pasquale D'Amico, perché aveva cambiato fronte, alleandosi con i Bardellino e i Giuliano, della Nuova Famiglia. Cutolo fu poi trasferito ad Ascoli Piceno. Ma anche da Ascoli, il Professore decideva la vita e la morte. Il 10 dicembre fece uccidere il sindaco di Pagani Marcello Torre, ostacolo per gli appalti del dopo-terremoto. Fu ucciso anche il boss di Pagani, Salvatore Serra, in carcere, e sostituito dal cutoliano Salvatore Di Maio e dal suo luogotenete Antonio Benigno. Il braccio destro di Serra, Oliviero, cominciò quindi a lavorare per la Nuova Famiglia, in particolare per Carmine Alfieri, e divenne il boss di Salerno.

Nel marzo del 1981, intanto, ci fu un vertice della Nuova Famiglia al quale parteciaprono Zaza, Bardellino, Nuvoletta e i Giuliano. Decisero di piazzare una autobomba al castello di Cutolo, a Ottaviano. In quello stesso anno anche i Misso del quartiere Sanità decisero di allearsi alla Nuova Famiglia. Il 17 agosto 1981 Cutolo organizza l'omicidio a Milano del boss Francesco Turatello, per supportare il clan dei catanesi. Il 9 ottobre la polizia ordina un blitz a casa di Cutolo : Rosetta scappa, ma vengono arrestati il figlio di Cutolo, Roberto, il nipote Luigi Cutolo, e Sabatino Saviano, Giovanni Malandrino, Francesco Pirone, Salvatore e Sabatino Pavone, Salvatore Varriale, Michele Nappo e Mario Ferraro (poi tutti liberati dopo 8 mesi). Nello stesso mese il cassiere di Cutolo, il marsigliese Albert Bergamelli, fu ammazzato in carcere da Umberto Ammaturo.

Il 27 dicembre Giuseppe Romano e suo figlio furono uccisi per ordine di Cutolo : Giuseppe era l'amante di sua sorella Rosetta. Nel 1981, inoltre, Cutolo ordina l'omicidio del direttore del carcere di Poggioreale, Giuseppe Salvia, perché questo aveva scoperto che Cutolo aveva amicizie particolari al Ministero degli Interni che gli permettevano di trasferire i detenuti a suo piacimento, per poi organizzarne più facilmente gli omicidi. Nei primi anni 80 il boss della Sanità, Giuseppe Misso, organizzò due spettacolari rapine al Banco di Napoli e alla gioielleria Pane, con l'aiuto dei siciliani Gerlando Alberti (un nipote di Pippo Calò), e del killer Francesco Caccamo (più tardi poi ammazzato).

Per cercare un'intesa, i principali gruppi campani nel 1981 tengono alcune riunioni a Vallesana, in una tenuta dei Bardellino. Cutolo non può essere presente perché dopo l'evasione è stato arrestato. Ma lo rappresentano il fratello Pasquale, Vincenzo Casillo, suo braccio destro, ed altri dirigenti dell'organizzazione. La controparte è costituita da Bardellino, Alfieri, Galasso. Nuvoletta è l'ospite e cerca di svolgere una funzione di arbitro. Mentre si tengono alcune delle riunioni, Riina, Provenzano e Bagarella, sono ospitati in un edificio separato. Nel corso delle discussioni le fasi di tensione erano inevitabili e per sedarle si ricorreva ai corleonesi. Ma le riunioni non danno nessun esito, anche perché, secondo Galasso, Nuvoletta fa il doppio gioco. Vuole porsi come arbitro della controversia per acquisire autorevolezza, vuole stare dalla parte degli avversari di Cutolo, che tiene un comportamento eccessivamente espansionista, ma non vuole manifestare palesemente avversità a Cutolo, che è ancora potente. Perciò non si agita troppo. Il comportamento è quello tipico dei corleonesi quando c'è uno scontro: fingere di parteggiare per uno dei contendenti, guardare come vanno le cose e poi schierarsi dalla parte di chi vince agevolandone il successo. Gli omicidi eccellenti si succedono gli uni agli altri. I fratelli di Alfieri e Galasso sono uccisi dalle bande di Cutolo. Uomini di Cutolo cadono sotto i colpi dei clan avversi. Nel febbraio dell'81 il referente di Cutolo nella Banda della Magliana a Roma, Nicolino Selis, viene ucciso insieme ai suoi luogotenenti Antonio Leccese e Giuseppe Magliolo, dagli stessi romani che non vogliono più sottostare ai napoletani nel traffico di droga. Il 1982 è l'anno in cui si registra il maggior numero di omicidi in Campania, 284, segno della permanente instabilità delle relazioni tra gruppi camorristici. Ed è proprio a partire dal 1982, che comincia il declino di Cutolo e l'ascesa di Alfieri.

Nel 1982, durante il maxi-arresto contro gli uomini di Cutolo, il boss Giuseppe Misso viveva in Brasile e comandava da lì la guerra contro Cutolo e quella contro i Giuliano di Forcella. I boss dei Quartieri Spagnoli, Ciro e Marco Mariano, si allearono con i Giuliano. Il 1º aprile 1982, la polizia trovò a Ottaviano il corpo senza vita dello psicologo Aldo Semerari, amico di Cutolo; era stato ammazzato da uomini al comando di Umberto Ammaturo e della fidanzata Pupetta Maresca. Il 15 aprile la madre del detenuto Antonio De Matteo fu ammazzata a colpi di mitraglietta. La donna riceveva gli ordini di Cutolo tramite il figlio Antonio. Il giorno dopo il fratello di Antonio, Mattia, fu trovato bruciato nella sua auto. Il 18 aprile Antonio De Matteo fu impiccato nella sua cella da Marco Medda e Pasquale D'amico, perché Cutolo aveva paura che cominciasse a parlare. Il giorno dopo Cutolo fu trasferito al carcere dell'Asinara, il più duro e protetto dell'epoca in Italia, per ordine del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Nello stesso mese il cassiere di Cutolo, Alfonso Rosanova, fu ucciso in un ospedale di Salerno per ordine di Carmine Alfieri.

Il 25 maggio Celeste Bifulco fu ammazzata. Seguirono, in quei mesi, gli omicidi di decine di uomini legati a Cutolo, tra i quali : Giacomo Frattini, il boss calabrese Ciccio Canale, Antonio Lucarelli, Armando Visone. Il 6 luglio un vertice delle Nuova Famiglia all'hotel Belvedere fu interrotto dalla polizia. Nel luglio del 1982, inoltre, le Brigate Rosse ammazarono il capo della polizia napoletana Antonio Ammaturo per ordine di Cutolo, perché aveva acquisito le prove dei contatti tra Cutolo, alcuni politici e le stesse Brigate Rosse (durante il rapimento dell'assesore Cirillo). Il 13 settembre 1982 i luogotenenti di Cutolo, Sergio Marinelli e Vincenzo Casillo, organizzarono un agguato al giudice Antonio Gagliardi, eseguito da Massimo Scarpa di Castellammare, ma il giudice sopravvive.

Nello stesso mese il cutoliano Paolo Dongo fu ucciso da Antonio Cianci perché non era ancora riuscito ad ammazzare il killer di Bergamelli, Umberto Ammaturo. Nello stesso anno Andrea Pandico, il fratello di Giovanni Pandico, fu ammazzato a colpi di pistola durante un'imboscata. In carcere Raffaele Catapano uccide il camorrista Mario Vangone perché aveva ammazzato suo fratello.Sempre a settembre Michele Zaza arriva a Parigi per incontrare Antonio Salamone, il nipote di Salomone, Alfredo Bono e Francesco De Matteo; incontro che fu osservato dalla polizia. Zaza inaugurò poi una raffineria di eroina a Rouen, controllata poi da Nunzio Guida in collaborazione coi corsicani Paul Graziani and Bernard Quilichini. Il 25 settembre arriva nella sua casa di Los Angeles e due giorni dopo Salomone va a trovarlo. Salomone da lì telefona al nipote a Palermo e gli ordina di incontrare il genero di Paolo Cuntrera Nino Mongiovi e di partire per Caracas, dopo essersi assicurato del suo arrivo a San Paolo. Un mese dopo arriva a casa di Zaza un carico di 132 kg di eroina pura, ma la polizia arriva troppo tardi. La polizia francese, infatti, si era infiltrata nella banda di Nunzio Guida. Ma quando l'infiltrato fu scoperto, suo fratello fu ucciso agli Champ Elysees.

Il 22 gennaio 1983, a Poggioreale, furono trovate pistole nelle celle di Maurizio Rossi e dello slavo Yugoslav Stevan Cosa. La notizia ebbe molto risalto a livello nazionale : ci si domandava come potessero avvenire cose del genere; ma il bello (o il brutto) doveva ancora venire. Il 29 gennaio il braccio destro di Cutolo, Vincenzo Casillo, saltò in aria a Roma a causa di una autobomba organizzata da Giuseppe Puca e Ettore Miranda sotto il comando di Pasquale Galasso, braccio destro di Carmine Alfieri. Il luogotenente di Casillo, Mario Cuomo, sopravvive, ma molti degli uomini di Cutolo cominciarono a pentirsi. Poco prima c'era stato un agguato al fratello di Michele Zaza, Salvatore che fu solo ferito. Le esecuzioni cominciavano a rasentare l'incredibile : la moglie di Andrea Pandico, Filomena Schiavone, fu ammazzata mentre piangeva sulla tomba del marito, da Alfredo Guarneri al soldo di Giovanni Pandico, perché era stata amante di un membro della Nuova Famiglia.

Il 7 febbraio 1983, 21 dei 160 sospetti di un enorme traffico internazionale di droga furono arrestati a Milano. L'organizzazione era riuscita ad acquistare l'ippodromo di San Siro e l'hotel Hilton per circa 100 miliardi di lire, per riciclare le loro ingenti somme di denaro. Oltre ai più importanti boss mafiosi di quegli anni, fra i sospettati c'erano i fratelli Nuvoletta e i fratelli Zaza. Il 15 febbraio ci furono altri arresti a Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo. Furono arrestati la sorella di Zaza, Maria, e suo cognato Giuseppe Liguori. Fu poi scoperta che il tarffico serviva, tra l'altro, a finanziare il famoso Casino di Campione d'Italia. Dalle indagini, si scoprì inoltre che siciliani e camorristi possedevano non solo il casino di Campione, ma anche i casino di San Remo e di Saint Vincent in Italia, il casino di Nizza (il famoso casino Ruhl del gangster marsigliese Dominique Fratoni), i casino di Chomonix e Menton in Francia, parecchi casino a Las Vegas e a Atlantic City e anche alcuni in Africa. Questi casino erano usati principalmente per riciclare i soldi provenienti da attività illecite, principalmente il traffico di droga, con l'aiuto delle banche.

Sempre nel corso del 1983, iniziò il processo a carico di Ciro Mariano per l'omicidio di Antonio Di Scaccia.In maggio la moglie di Casillo, il braccio destro di Cutolo ammazzato con una autobomba, fu uccisa da Antonio Varriale e Mauro Marra al comando dello stesso Cutolo che accusò la donna di tradimento. Il 16 giugno molti degli uomini di Cutolo furono arrestati (tra i quali anche il noto presentatore Enzo Tortora, ta l'altro innocente) tra i quali : Mariano Santini, Rosetta Cutolo, Antonio Sibila, Felicia Cuozzo (la fidanzata di Bergamelli), Aldina Murelli, Franco Califano, Antonio Faro, Sante Notarnicola, Francesco Gangemi, Bruno Spiezia, Errico Madonna, Salvatore La Marca, Renato Vallanzasca, Mario Astorina, Gianni Melluso, Pierluigi Concutelli, Nadia Marzano, Giuliana Brusa, Anna Mariniello (la moglie del boss di Afragola Luigi Moccia), Fiorella Piconzi, Stevan Cosa e Mario Mirabile (di Salerno). Successivamente decisero di collaborare con l'autorità giudiziaria Michelangelo D'Agostino, Gianni Melluso, Mario Incarnato, Pasquale D'Amico, Salvatore Sanfilippo, Pasquale Barra, Luigi Riccio, Andrea Villa, Vincenzo Esposito, Guido Catapano e Giovanni Pandico.

Dopo il processo a carico dell'organizzazione di Cutolo, il clan Nuvoletta diventò il gruppo importante dell'area napoletana, supportati da Giuseppe Polverino di Marano di Napoli, Nicola Nuzzo di Acerra e da Valentino Gionta col suo braccio destro Migliorino di Torre Annunziata. Dopo la sconfitta della NCO di Cutolo l'organizzazione si spaccò, dando vita ad una lotta tra i suoi componenti.

La scissione[modifica | modifica wikitesto]

I nuvoletta iniziano una guerra con la nuova famiglia di Carmine Alfieri, supportata da Pasquale Galasso di Poggiomarino, Angelo Moccia, Bardellino, Contini (con il braccio destro Riccardo Perucci), Licciardi, Giuseppe Mallardo (col braccio destro Luigi Esposito), ed erano sostenuti dai Corleonesi, il Clan dei Casalesi era invece sostenuto dai cosiddetti scappati come Tommaso Buscetta nella fedele riproduzione, sul territorio campano, della seconda guerra di mafia che stava ancora insanguinando l'intera provincia di Palermo.

Il 12 giugno 1983 scompare Giuseppe Muollo ed il giorno dopo si trovano i corpi senza vita di tre dei suoi uomini. Tutti comprimari di Carmine Alfieri ed uccisi per ordine di Cutolo da Michele D'alessandro del clan D'alessandro. In seguito un poliziotto italiano visita l'appartamento a Rio de Janeiro di Bardellino, occupato in quel momento dalla moglie Rita De Vita. Il poliziotto non trova Bardellino ma riconosce il boss siciliano Tommaso Buscetta che vive nell'appartamento che sta sotto a quello di Bardellino. Il 22 ottobre 1983 Buscetta, con la moglie Christina Guimaraes, viene arrestato. Vengono arrestati anche gli uomini di Buscetta : Paolo Staccioli, Giuseppe Favia, Lorenzo Garello, Leonardo Badalamenti (il figlio di Gaetano) e Giuseppe Bizarro. Bizarro era stato poco prima contattato da Michele Zaza da Los Angeles mentre era in compagnia del boss siciliano Salamone. Nel 1984 Raffaele Cutolo sposa in prigione Immacolata Iacone, ragazza di 23 anni.

L'assalto alla villa dei Nuvoletta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ciro Nuvoletta e Clan Nuvoletta.

Il 10 giugno 1984 venne assassinato Ciro Nuvoletta, nella sua tenuta di Vallesana, dove, tre anni prima, si erano tenuti i vertici per la pacificazione tra NF e NCO. Un gruppo di uomini armati appartenenti ai clan Alfieri-Galasso-Bardellino era entrato nella tenuta sparando all'impazzata ed aveva ucciso il più spietato dei tre fratelli Nuvoletta. La strage è evitata perché tutti gli altri occupanti della tenuta fra i quali c'è Valentino Gionta con alcuni suoi uomini, riescono a fuggire. L' omicidio, a sua volta, era stato preceduto dall'arresto in Spagna di Antonio Bardellino, il quale riteneva di essere stato tradito da un appartenente al clan Nuvoletta.

La strage di Torre Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Strage di Torre Annunziata.

Il 26 agosto 1984 un commando composto da almeno 14 persone arriva a Torre Annunziata a bordo di un pullman e di due auto; i mezzi si fermano davanti al "Circolo del pescatore". È domenica mattina e, come al solito, nei locali e davanti al circolo sostano numerosi aderenti al clan di Valentino Gionta. Il gruppo scende dal pullman e dalle auto, apre il fuoco, uccide sette persone appartenenti al clan Gionta e ne ferisce altre sette. La strage era stata preceduta da numerosi omicidi realizzati da ciascuno dei gruppi in danno dell'altro.

Entrare nella città di Gionta così numerosi, arrivare davanti al suo circolo, sparare sui presenti tra la folla, ripartire indenni significava: ledere il prestigio del boss della città, mostrarlo inidoneo a difendere sé stesso e i cittadini, segnalare la presenza di un fortissimo gruppo avversario, mettere in crisi i grandi affari di Gionta che si svolgevano nel campo del contrabbando di tabacchi, del traffico di cocaina, nell'edilizia, nei mercati del pesce, delle carni e dei fiori. Negli anni successivi alla strage di Torre Annunziata emerge progressivamente il clan Alfieri, che diventa via via più potente, eliminando i superstiti frammenti della NCO e scatenando una lotta sempre più feroce contro il clan Nuvoletta ed i suoi alleati. Tra il 1984 e il 1989 questa organizzazione, che operava tradizionalmente a Nola, si espande, nella provincia di Napoli, in diverse direzioni verso Pomigliano d'Arco, verso l'agro nocerino-sarnese, verso la fascia costiera tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia e verso l'area vesuviana nei comuni di Somma Vesuviana, S.Anastasia e Volla

La fine[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 maggio 1985 un'autobomba uccide la madre di Giovanni Pandico, Francesca Muroni (65 anni), ferendo gravemente la cognata Gisella Gioberti, e suo fratello Nicola. Nel 1986, sono egemoni, a Napoli e provincia, principalmente 18 clan : Graziano, Ammaturo, Cutolo, Zaza, Galasso, Licciardi, Contini, Nuvoletta, Bardellino, Giuliano, Misso, Alfieri, Cava, Mariano, D’Alessandro, Gionta, Moccia e Nuzzo-Fabbrocino. Intorno alla metà del 1986, 10 elementi di spicco di organizzazioni malavitose colombiane, siciliane e napoletane si incontrano in Spagna. L'accordo si trova : i colombiani esportano cocaina al mercato europeo facendolo arrivare alle raffinerie siciliane. Da qui e da Napoli parte poi per tutta Europa. La famiglia siciliana Madonia di Palermo la distribuisce nell'Europa centrale, mentre il clan dei Corleonesi nell' Europa dell'est. I boss della camorra Zaza e Bardellino la distribuiscono in Francia, Italia e Spagna.Zaza si trasferisce a Marsiglia, Nunzio e Vincenzo De Falco in Portogallo, Antonio La Torre in Scozia ad Aberdeen. Augusto, Antonio e Francesco Tiberio La Torre in Olanda (dove inaugurano l'apertura dell'hotel Isolabella e di alcune pizzerie). Enrico Maisto in Austria, Antonio Egizio in Germania (dove inaugura anche una catena commerciale), Eduardo Contini nell'Europa dell'est (dove apre pizzerie, bar, ristoranti, alberghi). Francesco Toscanino si trasferisce in Brasile.

Il 6 ottobre 1986 gaetano Nuvoletta viene arrestato a casa della sorella. Nel gennaio del 1987 il camorrista Franco Valdini viene ammazzato; è il proprietario dell'Hotel Belvedere di Ercolano ed era frequentato dai giudici Armando Cono Lancuba e Vito Masi, che lavoravano per Alfieri. Sempre nel 1987 il camorrista dell'NCO Massimo Scarpa ammazza Francesco Affatigato. Ed un certo Salvatore Pizza uccide il genero di sua figlia, Tommaso Sepe, membro del clan Alfieri. Il 27-9-88 Alfieri fa ammazzare i 3 fratelli di Pizza (19, 21 e 23 anni) tramite il suo uomo, Raffaele Tufano. Il 4 ottobre 1988 il genero di Cutolo, Salvatore Iacone, 54 anni, viene ammazzato mentre esce dal barbiere, a Ottaviano. Sempre nel 1988, Domenico Iovine, il fratello del braccio destro di Bardellino, Mario Iovine, viene ammazzato. Intanto ai Quartieri Spagnoli si festeggia un matrimonio : il boss Marco Mariano si sposa al ristorante Le Cascine di Domenico Ferrara, uomo dei Casalesi. Michele Zaza pensa di stabilirsi definiivamente a Marsiglia. Ma il 15 febbraio dell'89 i suoi luogotenenti Nunzio Barbarossa, Nunzio Guida e Umberto Naviglia vengono arrestati a Nizza. Prologo dell'arresto del boss : il 14 marzo viene messo in manette Zaza e, a Napoli, alcuni suoi uomini tra cui Vincenzo Tagliamento e Nini Giappone. Nel 1988 viene ucciso in Brasile Antonio Bardellino dopo un incontro con Mario Iovine, e la guida dell'organizzazione venne assunta da Francesco Schiavone.

Componenti[modifica | modifica wikitesto]

Ne facevano parte:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (PDF) L'atteggiarsi delle associazioni mafiose sulla base delle esperienze processuali acquisite: la Camorra - Procura della Repubblica di Napoli.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]