Nuova Famiglia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Nuova Famiglia è stata un'organizzazione camorristica nata alla fine degli anni settanta (8 dicembre 1978) per contrastare la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Indice

[modifica] Composizione

Facevano parte di questo cartello: Michele Zaza (boss di camorra capofamiglia di Cosa Nostra), i Gionta (di Torre Annunziata) i Nuvoletta di Marano di Napoli (legati ai Corleonesi), i Bardellino di San Cipriano e Casal di Principe (i famosi casalesi di Antonio Bardellino, legati a Cosa Nostra), i Mallardo (di Giugliano in Campania), i D'Alessandro (di Castellammare di Stabia), gli Alfieri (guidati da Carmine Alfieri), i Galasso di Poggiomarino (guidati da Pasquale Galasso), i Giuliano (del quartiere napoletano di Forcella) e i Vollaro di Portici. Nella Nuova Famiglia, i veri a comandare sono i Nuvoletta di Marano di Napoli, ben tuttavia presto il potere viene preso, all'inizio degli anni ottanta, da Antonio Bardellino, che viene descritto da alcuni, come lo stesso Nuvoletta, un uomo cui "ci si deve rivolgere con massima attenzione [..] facendoci notare una cosa, ma mai giudicando un suo intervento [..]", insomma un capo rispettato.

[modifica] Guerra tra NCO e Nuova famiglia

La guerra che scoppia tra NCO di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia egemonizzata dai Nuvoletta-Gionta-Bardellino crea non solo tantissimi morti ma anche un'attenzione più vigile dello stato; per questo Cosa Nostra stessa tentò più volte di trovare un accordo per mettere pace alle due fazioni in lotta, naturalmente un accordo a favore dei suoi vecchi alleati. Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Totò Riina cercarono in ogni modo di fare fuori Cutolo con alcune trame di potere, senza riuscirci. Questa è una versione della storia. L'altra, più veritiera, rileggendo varie dichiarazioni di pentiti, ci indica scenari diversi. I Nuvoletta si posero come i capi del cartello della Nuova Famiglia, anche perché erano la testa di ponte di Riina in Campania e quindi godevano di maggior prestigio. Ben presto però delegarono il comando delle operazioni ad Antonio Bardellino. Bardellino era diventato uomo d'onore della famiglia Nuvoletta, ma in coincidenza della guerra con Cutolo, ottenne di staccarsi e di legalizzare il proprio gruppo davanti a Cosa Nostra come famiglia autonoma (la terza in Campania dopo quella di Zaza e Nuvoletta). Se all'inizio l'esigenza di contrastare Cutolo era nata perché quest'ultimo con le sue azioni eclatanti aveva leso il prestigio dei Nuvoletta in Campania (e quindi dei Corleonesi), in seguito questi ultimi cercarono di sfruttare la situazione con la speranza di un annientamento e/o un indebolimento reciproco fra il Cutolo e Michele Zaza (mal visto dai Corleonesi perché più vicino ai palermitani). Zaza, forse prevedendo la situazione, fu infatti l'ultimo ad entrare nella Nuova Famiglia e a cercare ancora un accordo con Cutolo, che però, nella sua vanagloria, non volle sentir ragioni. Fu così che i Nuvoletta prima scatenarono la guerra contro Cutolo radunando quante più famiglie camorristiche possibili e ponendosi come capi, e poi, invece, soprattutto agli occhi di Cutolo, si posero come intermediari e pacieri fra le due fazioni, negando la propria appartenenza alla Nuova Famiglia. I vari meeting di "pace" fra le due fazioni, non erano organizzati per far calmare effettivamente le acque, bensì per dare tempo a Cutolo di riorganizzarsi, dato che stava subendo colpi durissimi. Riina era convinto che più durava la guerra fra le due fazioni, più i Nuvoletta si sarebbero rafforzati ai danni di Zaza e di Cutolo stesso. A rovinare tutto fu però Antonio Bardellino. Nominato dai Nuvoletta come capo militare di tutte le operazioni con la convinzione che la guerra avrebbe sfiancato pure lui (sebbene fosse inizialmente legato ai Nuvoletta, Bardellino era sempre riuscito a mostrarsi autonomo nei loro confronti e per questo era temuto), il boss di San Cipriano d'Aversa dimostrò di essere un genio militare. Se i Corleonesi usavano gli intrighi per eliminare gli avversari, se Cutolo si serviva di un esercito di sbandati e di disoccupati da sfruttare come carne da macello, Bardellino (e con lui tutto il suo gruppo) agiva personalmente negli omicidi, sferrando colpi rapidi, diretti, precisi, puntuali e feroci, il tipico modus operandi dei Casalesi. La NCO, nonostante godesse di un maggior numero di uomini, veniva messa continuamente in difficoltà dalle azioni di Bardellino e soci. Per cercare di far continuare il più possibile la guerra, Riina ordinò ai Nuvoletta di muoversi per combinare continue tregue fra la NCO e la NF. Bardellino, quando si rese conto del perché i Nuvoletta si mostrassero così attendisti e così poco propensi a chiudere la questione con Cutolo, si staccò definitivamente da loro, e legò con quelli che poi sarebbero diventati i suoi alleati storici, e cioè Carmine Alfieri e Pasquale Galasso. Insieme in poco tempo sconfissero definitivamente la NCO di Cutolo.

[modifica] Scissione

La Nuova Famiglia cessò di esistere quando, verso la metà degli anni '80, scoppiò una guerra al suo interno tra i Nuvoletta e i Casalesi di Bardellino. I primi sostenuti dai Corleonesi, gli altri dai cosiddetti Scappati come Tommaso Buscetta nella fedele riproduzione, sul territorio campano, della seconda guerra di mafia che stava ancora insanguinando l'intera provincia di Palermo. Uno dei motivi fu il rifiuto da parte del Bardellino di uccidere Buscetta, con cui condivideva un villino in Brasile. L'ordine dell'omicidio proveniva da Totò Riina. La guerra venne vinta da Bardellino e da tutto il suo gruppo.

[modifica] Voci correlate