San Mauro Castelverde

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San Mauro Castelverde
comune
San Mauro Castelverde – Stemma
Panorama dell'abitato
Panorama dell'abitato
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Sicilia – stemma Sicilia
Provincia Palermo – stemma Palermo
Sindaco Mario Azzolini (lista civica) dal 31/05/2010
Territorio
Coordinate 37°54′52″N 14°11′26″E / 37.91444°N 14.19056°E / 37.91444; 14.19056 (San Mauro Castelverde)Coordinate: 37°54′52″N 14°11′26″E / 37.91444°N 14.19056°E / 37.91444; 14.19056 (San Mauro Castelverde)
Altitudine 1050 m s.l.m.
Superficie 114 km²
Abitanti 1 896[1] (31-12-2010)
Densità 16,63 ab./km²
Frazioni Borrello alto, Borrello basso, Borrello di San Mauro Castelverde, Botindari, Colle Chiesa Santa Maria
Comuni confinanti Castel di Lucio (ME), Castelbuono, Geraci Siculo, Pettineo (ME), Pollina, Tusa (ME)
Altre informazioni
Cod. postale 90010
Prefisso 0921
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 082065
Cod. catastale I028
Targa PA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti maurini
Patrono san Mauro abate
Giorno festivo 15 gennaio. La vera celebrazione del Santo si svolge il primo martedi di luglio e si protrae per quattro giorni,
Localizzazione
San Mauro Castelverde è posizionata in Italia
San Mauro Castelverde
Il comune di San Mauro Castelverde nella provincia di Palermo.
Il comune di San Mauro Castelverde nella provincia di Palermo.
Sito istituzionale

San Mauro Castelverde (Santu Mauru in siciliano) è un comune italiano di 1.896 abitanti[2] della provincia di Palermo in Sicilia.

Indice

[modifica] Cenni di Storia

San Mauro Castelverde si erge sull'omonimo monte a 1050 metri sul livello del mare. Esso è abbracciato tra il massiccio delle Madonie ad ovest, quello dei Nebrodi ad est e, di rimpetto, il visibile Mar Tirreno che spazia incontrastato, interrotto soltanto da rilievi su cui sorgono delle campagne locali e con attenta vista di ben visibili paesi limitrofi come Pollina, Castelbuono e, dalla parte opposta, Gangi e Geraci Siculo. È uno degli 81 comuni che costituiscono la provincia di Palermo e dista dal suo capoluogo circa 114 km. Unico comune d'Italia ad avere nel medesimo territorio un litorale proprio nonostante gli oltre 1000 metri di quota, da punti sparsi del suo vasto territorio (quali, ad esempio, il Pizzo Vutùru, vale a dire “avvoltoio”, con oltre 1200 m di quota) si possono scorgere alquanti paesi dei territori delle Madonie, dei Nebrodi e di altre province, senza escludere lo scenario dell'Etna. Porta il nome di San Mauro Castelverde dal 16 dicembre 1862 quando, in seguito all'unificazione del regno d'Italia, per distinguerlo da altri 22 paesi che portano lo stesso nome, la circoscrizione di Palermo chiese di aggiungere un secondo denominativo e il consiglio comunale di allora deliberò di associarvi “Castelverde”.

Sotto il titolo “Santo Mauro” il paese esisteva sicuramente fin dai tempi dei Normanni, iscritto tra i manieri della contea di Geraci nella diocesi di Messina. Questo nome non avrebbe potuto prenderlo prima del 15 gennaio 584, data della morte di San Mauro Abate, ma il paese, seppur sottoforma di agglomerato di costruzioni, forse in posizione diversa, esisteva già. Il nome San Mauro, invece, pare che sia stato attribuito al luogo in seguito alla donazione di una reliquia del suddetto santo da parte dei monaci benedettini di un convento esistente in loco.

La storia di un paese antichissimo quale il nostro si perde sin dalla “notte dei tempi”, si intreccia tra racconti probabili e narrazioni semimitiche, raccontate di volta in volta alle generazioni successive con tocchi tali da raggiungere, spesso, l'inverosimile; per cui, sebbene si abbiano anche delle testimonianze concrete ma, forse, inattendibili, non sempre risulta facile distinguere una storia propriamente detta da millenarie e incerte leggende. Tuttavia, si può rimandare al La Rocca[3] ed al Leonarda[4] (autori locali) per ulteriori brillanti ed efficaci cenni illustrativi.

Si dice che i primi conquistatori o dimoranti, se non altro di passaggio, siano stati i Greci. A dimostrazione del fatto sussistono un antico bevaio e una via omonima tuttora vigenti che lasciano pensare ad un insediamento in quel periodo. Ma, non avendo fatti concreti e prove a sufficienza, occorre stare prudenti dalle certezze. Per maggiori sicurezze, invece, si rispedisce ad alcuni secoli dopo i Greci.

Infatti, caduto l'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), la Sicilia fu conquistata dagli Ostrogoti di Teodorico e, nel VI secolo, dai Bizantini. Avendo per cui questi ultimi creato delle fortificazioni in Sicilia in difesa degli attacchi Saraceni, costruirono imponenti roccaforti volte soprattutto a scopo di osservazione nemica. Pertanto, può essere attribuito a tale periodo la realizzazione del suo unico castello, del quale oggi non si conservano altro che poche rovine parietali. Sulla sua vera origine, a parte la tesi insufficientemente documentabile del La Rocca, secondo cui il castello esisteva al tempo della conquista di Siracusa da parte dei Romani (III secolo a.C.), la posizione più probabile è stata messa in luce dalla Paruta[5] (con analoga risoluzione del dott. Gioachino Drago Calascibetta[6]) che lo farebbe risalire, invece, al 1196 con fondazione avvenuta da parte della contessa Guerrera Creon. Sicuramente esistevano già da tempo degli agglomerati sul monte e ciò è provato dal fatto che nelle murature laterali del castello si sono ritrovati rottami di tegole o mattoni, tutti materiali derivati da fabbricati.

Da antichissime tradizioni locali (a cui si rifà anche il Leonarda) si hanno notizie di Calàndra (o Calàtta), antica cittadina presente sull'omonimo monte a sud-est, poco distante dal paese, secondo cui fosse in realtà l'antica San Mauro poi andata distrutta e rimpiazzata, con sito diverso, dall'odierno centro. Si diceva che fosse esistita sin dai tempi di Cicerone (I secolo a.C.) e che avesse dato al mondo illustri figli quali un certo Demetrio e Cecilio, la cui discendenza, comunque, non ci appare essere stata tràdita in nessun elaborato. Oggi, invece, si è accertato che i suoi ruderi siano da riconoscere nei pressi o, addirittura, nelle stessa Caronia. Probabilmente Calatta era, assieme ad Alèsa (corrente Tusa), una colonia di Hèrbita (l'odierna Nicosia).

In un manoscritto pergamenaceo apocrifo, trovato allora nel Castello Maurino (ma la notizia è assai dubbia), si narra inoltre della storia, affibbiata ma poco attendibile, di un nobile francese feudale carolingio, Pietro Verde, che, caduto in disgrazia e profugo, rifugiatosi in Sicilia e sbarcato alla foce del fiume Pollina, si diresse verso Calandra dominata dagli Ateniesi. In seguito, dopo aver comperato un vasto appezzamento nei paraggi, costruì un castello in posizione strategica che affacciava sul mare e, portato a compimento nel 788, venne chiamato “Castello Verde” (da ciò si giustifica anche il secondo nome dato al paese nel 1862). Dopo essersi unito in matrimonio con un'altra nobile castellana di Calandra, Maria Coco, iniziarono i primi discendenti tra cui il primogenito Diacinto (forse Giacinto) e, in seguito, la sua intera sua stirpe. Anche questo racconto, seppur spurio, conferma l'omonimo secolo di attribuzione per il castello (VIII sec).

Del periodo bizantino a San Mauro restano la chiesa di Santa Sofia o del Monte, giacché in essa si era dediti ai culti della santa. Importante da segnalare è che oltre al mitico castello, in sua difesa vennero istituite delle torri laterali (forse più di due), quali quella del Colle della Maddalena e quella del Colle San Marco, collegate al fortilizio per mezzo di cunicoli sotterranei; di quest’ultima, in particolare, oggi solo un resto murale.

Il Castello fu forse distrutto nel IX secolo durante l'occupazione Saracena. Tale periodo, meglio conosciuto come “dominazione araba”, fu quello più importante riguardo ai cambiamenti universali della cultura, delle tradizioni e del territorio: infatti, gran parte del luogo venne suddiviso in zone diverse con nomi differenti e la parte nord-orientale venne chiamata “Val Dèmani” (oggi Valdèmone), nella quale fu inserita anche San Mauro. Nel paese, come tracce di tale periodo, rimangono varie contrade (Xinni; Karsa, il cui significato probabilmente sarebbe “giardino” ) e cognomi (Xialabba, Zillì), di certo propri dei conquistatori orientali.

Poi, in circa trent'anni, per la precisione dal 1060 al 1091, si attuò la sconfitta degli Arabi e l'ascesa dei Normanni del Conte Ruggero. Restaurata la religione Cristiana, San Mauro passò alla diocesi nuova di Messina ed il re in persona ne portò il totalitario potere fino all'avvento borbonico. Dopo essere bruscamente passato alla Diocesi di Nicosia, il paese pervenne definitivamente nel 1844 a quella di Cefalù, in funzione dell’ordinamento di Papa Gregorio XVI. Dopo diverse lotte e molteplici movimenti di contee, che non si enumerano per ragioni semplicistiche, si arriva alla famosa battaglia di Benevento (1266) in cui soccombe Manfredi di Svevia e subentra in Sicilia Carlo d'Angiò. Nel 1282, con la rivoluzione dei Vespri, la vecchia Trinacria si liberò dal giogo angioino e passò alla casata d'Aragona perché non riuscì a mantenere una indipendenza forte e fu, come si dice, “offerta” loro dal popolo stesso. Dal 1282 al 1410 l'isola, anche se fu dominata da otto re d'Aragona in avvicendamento, fu regno indipendente. Del periodo angioino sappiamo che San Mauro si inaridì economicamente e solo dopo i Vespri la Sicilia crebbe nuovamente, poiché Federico II concesse al conte Francesco Ventimiglia le terre di diversi paesi attigui tra cui San Mauro stesso. Assieme a Geraci Siculo, Castelbuono e Pollina fu sempre legato alla loro casata e non fu mai oggetto di cessioni o elargizioni.

Nel 1492 i cittadini si ribellarono ai Ventimiglia ed ottennero che nei giorni di mercato non si pagasse alcun gravame o dazio e, a testimonianza di ciò, esiste una targa con scritta “Fera franca e luoghi franchi” nella cammino discendente a corso Umberto. Il paese venne sballottato, dopo la sconfitta del regno d'Aragona, tra Spagnoli e Borboni sotto cui, come sappiamo, vennero fatte numerose stragi, facendo vivere al paese un orrendo e cruento periodo. Si dovrà indugiare prima all'Unità d'Italia con intervento garibaldino (1861) e poi all'avvento della Repubblica per i ristabilimenti di pace e la fine di molti liberatori che non avevano fatto altro che scarcerare il paese da altrettanti emancipatori.

Infine, terminato il feudalesimo, essendo divenuto un paese della provincia di Palermo, grazie ad un mandato fu elevato a circondario e ottenne la pretura. Dopo averla tenuto per breve tempo, dovendo distaccarsene non troppo volubilmente, dovette accontentarsi di una sede disgiunta come quella di Castelbuono ma, in prosieguo, è passato alla potestà giudiziale di Cefalù dalla quale tutt'oggi dipende.

[modifica] Stemma

La blasonatura dello stemma comunale è:[7]

« Partito: il primo, di azzurro, alla banda diminuita, scaccata di rosso e di argento, di due file, e di ventidue pezzi; alla pianura troncata d'oro e di rosso; il secondo, di verde, alla fascia diminuita, di rosso, caricata dalla stella d'oro »

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

All'ingresso del paese, di fronte al corso principale (Via Umberto I), si trova un modesto ma bel monumento innalzato agli eroi della Grande Guerra del 1915-18. L'opera è dello scultore Francesco Sorge di Palermo, che raffigura un soldato di bronzo (dicesi il primo soldato a cadere di San Mauro, un tal Madonia) che guarda verso la ferrovia, simbolo di libertà, e ogni anno, solitamente il quattro del mese di novembre, si commemorano i caduti presso tale monumento con la presenza di combattenti e reduci, delle autorità religiose, civili e militari. Eretto nel 1929 dopo immani vicissitudini, durante i lavori di scavo per la base delle fondamenta, furono rinvenute delle monetine d'età romano-imperiale e, più precisamente, secondo gli studiosi e numismatici del tempo, appartenenti all'età di Antonino Pio (138-161 d.C.)

Nello stesso piano, con prospetto principale ed entrate rivolte in via Umberto I, si trova la Chiesa del Patrono, San Mauro Abate, col suo particolare campanile a sfere semi-sovrapposte in laterizi smaltati e variopinti. Fu più volte distrutto da terremoti o da lampi, ma pur sempre dediziosamente ricostruito dai cittadini. Ritornando alla Chiesa, essa ha circa quattro secoli. Ha incorporato quelle allora esistenti di San Giovanni Evangelista e San Vito e, sempre a discrezione del Leonarda sopraccitato, una chiesa li esisteva prima del Mille. La costruzione della chiesa pare che abbia avuto inizio verso l'anno 1620. L'interno è a tre navate; in fondo a sinistra si può ammirare la splendida "Vara" del Santo, ad otto colonne elicoidali con in cima angeli e chiusi da una madonnina. Tra i dipinti troviamo quello di San Benedetto da Norcia che riceve il giovine Mauro, ed è del 1779 di autore sconosciuto. Poi, una grande croce in legno con un quadro al centro dell'Addolorata con pregiata cornice. Infine, i quadri di Sant'Eligio, San Vito, l'organo, il pulpito e, ancor più importante, il simulacro aureo del patrono contenente una reliquia del cranio del santo.

Limitrofe alla chiesa di San Mauro la Chiesa ed il monastero della Badìa, dedicati alla Madonna della Catena ed in custodia, almeno recentemente, delle suore domenicane missionarie di San Sisto. Ad unica navata centrale, al suo interno si possono apprezzare una statuetta di San Sebastiano (portato da Roma da Don Vincenzo Greco, prete locale, nel 1674), un'altra di Gesù, un reliquiario della Santa Croce (esposto per le benedizioni dei venerdì di marzo) con vari dipinti raffiguranti angeli; inoltre, un ostensorio aureo del 1779 di circa sei kg.

Come Chiese di maggior entità, quella di Santa Maria De' Francis e quella di San Giorgio Martire, "secondo protettore" del paese.

Chiesa di Santa Maria.

La prima è la più centrale del paese e, pertanto, la più frequentata. Essa fu costruita o dai franchi durante il dominio angioino, dopo il 1266, o dalla famiglia nobiliare dei Franchi che soggiornava allora in paese. Ampliata e modificata, oggi è composta di tre navate e, nel portone principale in pietra arenaria, evvi la data del 1634. Da menzionare certamente l'abside dietro l'altare maggiore contenente un'icona marmorea con, al centro, la Madonna. La navata di sinistra (detta del "Sacramento") offre un antico quadro di Santa Lucia (che prima era in una chiesa omonima); altrove, il quadro di San Gaetano che divide denaro ai poveri e quello di San Francesco da Paola che opera il miracolo della resurrezione. Sempre sull'altare a sinistra troviamo, di rimpetto, il mezzo busto marmoreo del SS. Salvatore con una mano sul mondo e l'altra benedicente. Quest'ultima, scolpita da Ercole Ferrata, fu portata da Roma in paese per il benemerito Don Vincenzo Greco[8]. Degno di nota, oltre all'antico fonte battesimale, il campanile, che porta due date sulle pareti (1726 a sud e, ad ovest, 1765) anche se, a distanza di due secoli d'incompiutezza, fu terminato nel 1960 per volontà del sacerdote Domenico Leonarda, al quale, oltretutto, si deve pure la pavimentazione in marmo della chiesa. Il culto per San Giorgio (III secolo d.C.) fu forse introdotto dai Normanni che lo fecero compatrono del paese. Secondo il La Rocca, invece, esisteva sin dai tempi più remoti: tant'è che la chiesa in questione, a lui dedicata, fu fondata molto in antiquo poiché il santo fu ritenuto primo protettore del paese. Tale chiesa è ancora oggi la Chiesa Madre di San Mauro. L'attuale chiesa fu, in primis, in stile arabo-normanno; ma, ampliata e modificata, di tal stile rimane (a causa dell'erosione) il portale in pietra arenaria che immette nella navata centrale del paese (ed è un monumento nazionale) e qualche altro alemento. Essa è a tre navate, in cui si trovano, tra gli altri, una statua ed altare alla Madonna del Carmelo, un'altra di San Giuseppe col bambino e, simbolicamente, un quadro di San Giorgio (oggi nella sagrestia) che uccide il mostro. Ancora: un'icona marmorea dell'altare Maggiore di Andrea De Marta (1514), nonché una statua di San Giorgio stesso assieme ad un quadro di San Lorenzo, l'altare del crocifisso, un quadro dell'angelo custode, l'altare di Santa Vittoria e un quadro sulla deposizione del Cristo. Nella sagrestia già prima menzionata, si posseggono i quadri di tutti i Sacerdoti del paese. Il campanile, o meglio, la vecchia torre si ritiene che sia stato costruito nel 400 a causa delle quattro "C" rinvenuti sulle sue pareti: ma è ipotesi improbabile.

Tra le altre chiese, a parte quelle sparse per tutto il territorio, si hanno: Collegio di Maria, San Giacomo, l'ex Chiesa del santissimo Salvatore, Santa Sofia, Porto Salvo, San Pietro, l'ex Convento dei Cappuccini, San Giuseppe, Annunziata (o Santa Maria dei Tracchi), San Nicolò ed altre ancora.

I ruderi del Castello sono ben visibili e si trovano nella parte alta del paese. Utilizzato forse come regno di controllo, il Castello aveva due o forse più torri: di esse, è nota la Torre San Marco.

[modifica] Piccole uscite escursionistiche

Tra le campagne, nella rocca di San Gregorio, vi è anche una grata piccola edicolare con una impronta di genuflessione su pietra lasciata, secondo la tradizione, da San Gregorio Magno in preghiera.

Delle chiese delle contrade omonime si hanno quelle di Borrello, Karsa e Botindari. Località turistiche esse stesse, sono borgate (o frazioni, come Borrello Alto e Basso, appunto) in cui, soprattutto durante il periodo invernale, la gente "migra" per poi tornare in paese in primavera. Oltre ad esse, le "Gole di Tiberio" (chiamate anche "Mirìcu"), nella contrada omonima, costituiscono zona di grande radura naturale e pace incontrastata del quieto vivere. Scendendo verso la ss. 113, girando al bivio di Borrello, infatti, dopo un paio di chilometri si arriva in fonda ad una valle di rocce a picco che creano strettoie riducendo il corso del fiume e si racconta, tra l'altro, che esisteva un enorme masso tra le due pareti che ne univa le sponde consentendo il passaggio naturale sul fiume. Visto il continuo flusso d'acqua, sempre secondo la credenza popolare, si credeva che il fiume fosse legato al mare per vie sotterranee. Qualunque sia la verità, esso oggi costituisce uno dei più ameni luoghi del nostro paese e, grazie all'area attrezzata, vi si può permettere di concedersi un momento di pace incontrastata unita ad una saggia scampagnata rustica in compagnia.

Uscendo di paese, dopo il Colle della Maddalena ed il Colle San Marco (luogo dell'attuale cimitero), si piazza il Colle della Calàndra (già prima menzionato). Può darsi che il nome provenga da un'etimologia locale (calànnara) stante ad indicare un uccello passeriforme, l'allodola. Su quel colle, tuttavia, resta un vago ricordo di una città precente al paese andata in rovina e che lasciava presupporre un luogo incantevole. Di essa è nota la leggenda della "truvatùra" che non può mancare dato che si tratta di una città ormai da tempo scomparsa: la fantasia popolare, sicuramente, ve ne ha sotterrato miti e ricchezze d'ogni sorta. Il termine "truvatùra" indica propriamente un tesoro da anni nascosto che si può trovare dando compimento a delle specifiche condizioni. Infatti, come si narra, ogni sette anni, il sei gennaio a mezzanotte, vi si potrebbe trovare una gran quantità d'oggetti d'oro prendendosi tutto ciò che si può. Siccome si disconosce l'ultimo anno in cui la truvatùra si è aperta, occorre fare una grossa fatica: riempire un bicchiere fino al colmo al bevaio del cosiddetto "Pìscio" e portarlo, senza farne cadere nemmeno una goccia, sino alla vetta del nostro colle; il che significa percorrere un impervio cammino, in pieno inverno, di notte e, soprattutto, non facendo cadere dell'acqua. Alcuni che si sono prodigati nell'adempimento dell'impresa non vi hanno trovato nulla: o non era l'anno giusto o, forse, è un mito oramai sfatato.

Scendendo per la contrada "Malìa" e salendo ai margini della strada, ci si imbatte nella rocca della Dragonia, luogo cetramente asperrimo di condizioni e, secondo l'antico costume mitico, abitato dai draghi. Vi si può ammirare un antico bevaio i cui i blocchi sono stati scavati a mano da uno scultore allora famoso di Castel di Lucio. Per le rocche dei Saraceni, si sale un'alra zona scoscesa a partire da Gàllina. Qui si trova ancora una piccola fontana circondata da pietra, anche se doveva esistervi una grotta non più esistente. Forse qui si sono fermati gli Arabi in preparazione dell'assalto del castello tenuto dai Greci.

Scendendo, infine, per la sp 52 si incontra una piccola borgata denominata "San Giuseppe", con annessa chiesina di cui già si è dato cenno. In essa vi si può ammirare una statuetta del Santo Padre e del Bambin Gesù. Ogni anno, in particolare, il primo maggio, si celebra una festa in onore di San Giuseppe Artigiano con una Messa solenne e con una piccola processione che ritorna nella suddetta chiesa. Come momento di lucro della festa, vi è la tradizionale rottura delle "pignàti", ovvero un gioco consistente nella rottura di pentole di terracotta, preparate e colme di premi, da parte di un concorrente che, a turno, bendato, cerca di squassare con un bastone. Scendendo per la strada di San Giuseppe troviamo il "piano Triàri" (delle tre aie) da cui, a sinistra, si accede alla contrada "Santa Rosalia", un tempo florida di vigneti. Inoltre, quella del "Vuscìgliu" (quercia) e, scendendo ancora, "Xinni" e "Karsa" (giardino), nomi di contrade arabe floridissime per legname ed agrumeti.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Tradizioni e folclore

Molto sentite le tradizioni: tra di esse i festeggiamenti in occasione della Settimana Santa, come la "Visària" o Via Sacra, rappresentazione della Via Crucis Vivente; "a lavanna dî piedi", "La Cena", "A scinnuta dâ Cruci" fanno invece parte del contesto religioso e si compiono durante le messe del giovedì e venerdì Santo; di tutt'altro genere la celebre " Acchianata a Maronna" del 15 agosto, ossia la rappresentazione dell'Assunzione della Beata Maria Vergine al Cielo.

Infine, anche se cronologicamente precedente, un posto a sé occupa la festa del patrono, San Mauro Abate. Solitamente la data simbolica annalistica è il 15 gennaio: ma per ragioni di natura climatica si è preferito, nel corso del tempo, posticiparla: mentre oggi a gennaio si celebra un giorno di solenne processione con un fercolo più piccolo, la prima domenica di luglio, con il primo lunedì e martedì costituiscono la festa estiva più importante. Si ha, in particolar modo, la processione con la "Vara" (o fercolo del santo, quello però sopraccitato in San Mauro Abate) di San Mauro che ha luogo in tutte le vie più importanti del paese. Partendo dalla Chiesa di San Mauro, il santo viene portato a spalla, a giorni susseguenti dalla prima domenica di luglio, per due volte nella Chiesa di San Giorgio, ove li vi resta sino all'ultimo giorno, denomoninato "Ottava", in cui lo si riporta al piano eseguendo le benedizioni delle campagne e dei luoghi dei quattro punti cardinali. A seguire, la messa finale all'aperto. Tale festività, la più lunga tra tutte quelle delle Madonie, è chiamata "Fera" per il fatto che, precedentemente, essa capitava nel periodo finale di maggio (il 30), in cui (non poco recentemente) si assisteva alla fiera del bestiame in paese.

[modifica] Cultura

[modifica] Personalità legate a San Mauro Castelverde

  • Paolo Prestigiacomo (San Mauro Castelverde, 1947 – Roma, 1992) poeta a cui è intitolato un premio letterario cittadino.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Mario Azzolini (lista civica) dal 31/05/2010 (1º mandato)

[modifica] Amministrazioni precedenti

Elenco dei sindaci del dopoguerra:[9]

Periodo Primo Cittadino Partito Carica Note
1943 1945 Mauro Giaimo Sindaco
1946 1946 Angelo Franco Commissario prefettizio
1946 1952 Liborio Pace Sindaco
1952 1955 Placido Zito Sindaco
1955 1955 Giorgio Milone Commissario prefettizio
1956 1964 Mariano Farinella[10] Sindaco
1964 1970 Tommaso Marguglio Sindaco
1970 1975 Mariano Farinella Sindaco
1975 1977 Giovanni Russo Commissario EE. LL.
1977 1982 Arcangelo D'Antonio Sindaco
1982 1992 Gregorio Silvestri[11] Sindaco
1992 1996 Mauro Cascio Sindaco
1996 1996 Giancarlo Manenti Commissario EE. LL.
1996 maggio 2000 Gregorio Silvestri Sindaco
maggio 2000 31 maggio 2010 Mauro Cascio[12] Lista civica Sindaco



[modifica] Gemellaggi

Targa ricordo del gemellaggio con Rush.

San Mauro Castelverde è gemellato con:

[modifica] Altre informazioni amministrative

Fa parte del Parco delle Madonie.

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ ISTAT: Popolazione residente al 1/1/2011.
  3. ^ Arc. Dr. Don Francesco La Rocca, “Tradizioni e Memorie della terra di S. Mauro”. 1976. U.S.E.C, Palermo.
  4. ^ Mauro Leonarda, “Ricerca ed esame delle notizie tradizionali e storiche di Santo Mauro Castelverde”.
  5. ^ Enza Paruta, “Geraci Siculo”. 1973, Palermo. Sicilia Nuova Editrice.
  6. ^ Esploratore del passato Maurino e attento giornalista dell’allora “Corriere delle Madonie”.
  7. ^ D.P.R. 17 gennaio 2000.
  8. ^ S.Mauro, 1597-Roma, 1687, beneficiale di Santa Maria Maggiore presso Santa Caterina a Roma.
  9. ^ Calendario 2010 a cura dell'Amministrazione comunale.
  10. ^ Rieletto nel 1960.
  11. ^ Rieletto nel 1987.
  12. ^ Rieletto il 16 maggio 2005.

[modifica] Bibliografia

  • Francesco La Rocca, Tradizioni e Memorie della terra di S. Mauro, manoscritto del Settecento ritrattato e pubblicato da Gioacchino Drago Calascibetta, 1976, U.S.E.C, Palermo.
  • Mauro Leonarda, Ricerca ed esame delle notizie tradizionali e storiche di Santo Mauro Castelverde, ristampa anastatica dell'edizione del 1894, 1987, Amministrazione comunale, San Mauro Castelverde.
  • Mario Ragonese, San Mauro Castelverde, 1976, Palermo.
  • Mario Ragonese, Sulle origini di San Mauro Castelverde tra storia e leggenda, 1986, Arti Grafiche Siciliane, Palermo.
  • Pola Giallombardo, Proverbi e modi di dire dell'area madonita, 2001, Gaefra editore, Palermo.
  • Paolo Polizzotto, Malìa, 2004, Pitti Edizioni, Palermo, ISBN 88-901364-1-3.
  • Giovanni Nicolosi, U cuntu. Siamo il nostro passato. Un museo immaginario di mutevoli forme, 2006, Anteprima, Palermo.
  • G. Rampulla, La Valle del Fiume Tusa nella Contea di Geraci: Pettineo, Migaido e Castel di Lucio, voce S. Mauro, 2007, Kimerik, Patti, ISBN 978-88-6096-157-0.
  • Giovanni Nicolosi, Ninghili Ninghili. La tradizione orale di San Mauro, 2008, Fotograf, Palermo.
  • G. Antista (a cura di), Alla corte dei Ventimiglia. Storia e committenza artistica, atti del convegno di studi (Geraci Siculo, Gangi, 27-28 giugno 2009), 2009, Geraci Siculo.

[modifica] Voci correlate

Parco delle Madonie

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