Aliminusa

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Aliminusa
Aliminusa - Bandiera
Aliminusa - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Sicilia
Provincia: stemma Palermo
Coordinate: 37°52′0″N 13°47′0″E / 37.86667, 13.78333Coordinate: 37°52′0″N 13°47′0″E / 37.86667, 13.78333
Altitudine: 450 m s.l.m.
Superficie: 13 km²
Abitanti:
1.334
Densità: 103 ab./km²
Comuni contigui: Caccamo, Cerda, Montemaggiore Belsito, Sciara, Sclafani Bagni
CAP: 90020
Pref. telefonico: 091
Codice ISTAT: 082003
Codice catasto: A203 
Nome abitanti: Aliminusensi o Aliminusani (Arminusari in siciliano) 
Santo patrono: S.Anna 
Giorno festivo: 22-23-24 agosto 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Aliminusa (Arminusa in siciliano) è un comune di 1.334 abitanti della provincia di Palermo, a 450 m s. l. m. nelle Madonie occidentali, sul versante nord del monte Roccelito . Nel suo territorio ricade la Riserva naturale orientata Bosco di Favara e Bosco Granza . Da Aliminusa è possibile ammirare uno stupendo panorama: di fronte si erge maestoso il Monte San Calogero, con uno spicchio di Mar Tirreno, ad ovest lo sguardo arriva fino a Rocca Busambra.

Indice

[modifica] Geografia

File:Aliminusa.svg

[modifica] Orografia

Sorge sul pendio nord del monte Roccelito, dagli abitanti del posto chiamato "a Suprana" (1127 m s.l.m.)

[modifica] Idrografia

Tutta l’area ha una bassa permeabilità ed è dominata da molti impluvi a carattere torrentizio e a regime prettamente pluviale, tutte le linee di regimazione superficiale defluiscono naturalmente e per gravità nel fosso “Tre Valloni” e nel “Vallone di Trabiata”, che confluisce nel Torto.

[modifica] Storia

Il primo riferimento al toponimo è documentato nel testamento di Matteo Sclafani del 1333 in cui dice di aver comprato il feudo e il casale di Rachalminusa (rachal in arabo significa casale) da Gualtiero Fisaula.

Nella prima metà del XIV secolo il feudo è in possesso di Matteo Sclafani , conte di Adernò, il costruttore di palazzo Sclafani a Palermo, che detiene uno dei domini economicamente e strategicamente più importanti di tutta la Sicilia. Matteo Sclafani morì senza lasciare eredi maschi.

Il feudo e il casale di Rachalminusa passò alla figlia Aloisia sposa di Guglielmo Peralta.

Del XV secolo è una carta ora conservata nell'archivio degli Uffizi Fiorentini con il titolo di Terrae harminusae , Rachalminusa viene storpiato in harminusa termine tuttora usato dai locali.

La Contea di Sclafani comprendente il feudo di Aliminusa dopo essere stata incamerata dal Regio Demanio, dal re Martino venne concessa in baronia a Don Sancio Ruiz de Lihori con tutti i suoi diritti, tranne quello sui boschi da cui egli traeva il legname per la costruzione delle navi.

Nei primi anni del 1400 il De Lihori cedette la sua Contea, per atto di permuta con quella di Sciortino, a Don Giacomo de Prades.

Giacomo de Prades con atto del 16 aprile 1406, approvato dal Re Martino con diploma dell'11 agosto 1408, la vendette al prezzo di 1400 onze d'oro all'ambizioso barone di Caltavuturo Enrico Rubbes (Rosso o Russo).

Alla sua morte (1442), per disposizione testamentaria, la Contea pervenne al nipote ex sorore Antonio Spatafora Russo.

Nel 1465 la Contea di Sclafani passò alla figlia Beatrice Spatafora moglie del potentissimo Conte di Caltabellotta, Sigismondo de Luna, figlio di Antonio de Luna. Il re Giovanni II, esiliò i Luna dal regno e confiscò tutti i loro beni per evitare altri scontri con i Perollo avuti nelle vicende del primo Caso di sciacca.

La Contea di Sclafani nel 1483 venne in possesso di Gaspare de Spes.

Nel 1519 la Contea di Sclafani ritornò in mano a Giovanni-Vincenzo de Luna, figlio di Sigismondo e di Beatrice Spatafora Contessa di Sclafani. In questo periodo il casale, che sorgeva sul cozzo de luna, e la cubba vennero distrutti nella contesa con i Perollo, nelle vicende del secondo Caso di sciacca. Nel 1557 la ereditò, Pietro de Luna,(figlio di Sigismondo e Luisa Salviati), questi ebbe due mogli: la prima era Isabel, figlia del Vicerè De La Vega, dalla quale ebbe Bianca, Eleonora e Aloisia. La seconda era Ángela de La Cerda, figlia del Vicerè Juan De La Cerda, da questa ebbe un solo figlio, Giovanni, che venne nominato suo erede universale, ma questi non ebbe alcun figlio. Il 13 novembre 1584 cedette le sue proprietà alla sorellastra Aloisia, sposa di Cesare Moncada.

Poi l'intera Contea passò a Francesco Moncada Principe di Paternò Duca di Bivona e poi al figlio di questi Antonio Moncada D'Aragona Principe di Paternò Duca di Bivona e Duca di Montalto.

In questo periodo la Contea di Sclafani viene smembrata nei vari feudi e darà origine ai comuni di Aliminusa, Scillato, Sclafani, Valledolmo.

In Sicilia nei Parlamenti ordinari del 12 luglio 1618 e del 21 luglio 1621, va segnalata la scelta di favorire l’attività di colonizzazione interna mediante la concessione di licentiae populandi a quei vecchi e recenti signori che intendevano edificare nei loro feudi rurali nuovi centri abitati per la messa a coltura granaria di terreni incolti o a pascolo per favorire il riequilibrio tra produzione ed esportazione cerealicola.

Nel 1625, il feudo di Aliminusa venne acquistato da Don Gregorio Bruno regio segreto di Termini.


Negli Stati feudali (comuni con territorio di pertinenza) gli ufficiali dell'amministrazione locale venivano nominati dal feudatario o, in sua vece, dal governatore che egli stesso eleggeva quando, per motivi di lontananza o di altro, non esercitava direttamente i suoi privilegi. Nell'ambito delle singole Università feudali la carica più importante era ricoperta dal Secreto (qualche volta localmente chiamato anch'egli Governatore o Camerario) il quale in loco rappresentava il feudatario. A lui faceva capo sia la secrezia o camera baronale (cespiti fiscali e privati del barone), sia l'amministrazione dell'Università (= del comune) e della stessa giustizia. Era il Secreto che curava la cessione in affitto della riscossione delle gabelle (o dazi), in proprio quella della secrezia, invece quella dell'Università con l'assistenza di Giurati, Sindaco, Maestro Notaro (segretario); era lui che insediava la Corte Capitanale (amministratori della giustizia), e la Corte Giuratoria (amministratori comunali), a lui infine i vari funzionari rispondevano del loro operato.


Don Gregorio Bruno, il 30 giugno 1634, dietro il pagamento di 200 once alla tesoreria Regia generale di Sicilia, ottenne la licentia populandi per edificare e popolare un nuovo centro abitato che chiamò "Sant'Anna"; l’anno successivo il borgo contava 343 abitanti.

In questo periodo fu costruito in una nuova zona, nascosto dai colli circostanti, un Baglio (dall’arabo: "edificio con cortile") per meglio difendersi da eventuali incursioni.
Il Baglio, orientato precisamente a nord-est, ha pianta rettangolare con corte interna a U divisa dal palazzo signorile culminante in due torrette e terrazza. Le parti laterali servivano per l'abitazione della servitù mentre l'altra ospitava i granai e le stalle. Nella parte posteriore vi è la foresteria e un giardino con un pozzo di acqua potabile.

Il figlio di Gregorio Bruno, Giuseppe vendette il feudo e il baglio feudale al giureconsulto Mario Cutelli Conte di Villa Rosata e poi di Aliminusa, il quale dotò la chiesa del paesino.

Mario Cutelli nel suo testamento disponeva che ove ed in qualunque tempo fosse mancata la linea maschile, Aliminusa dovesse passare alla fondazione di un "collegio d'huomini nobili" in Catania.

Nel 1747 mancata la linea maschile alla famiglia Cutelli, il feudo passava nel possesso del Colegio Cutelli (oggi Convitto Cutelli) di Catania.

Il 24 gennaio 1750 Aliminusa era concessa dal Vescovo Mons. Galletti, in quanto fido commissario della volontà del Cutelli, in enfiteusi ad Ignazio Vincenzo Paternò , Principe di Biscari.

Ignazio Paternò cedette Aliminusa il 5 novembre 1766, a Gerolamo Recupero Bonaccorsi, poi ad Alessandro Recupero barone di Alminusa.

Alessandro Recupero barone di Alminusa cedette in data 9 agosto 1796 il feudo ad Emmanuele Milone.


Rachalminusa
Nome Regno Stemma Note
Gualtiero Fisaula
Dinastia degli Sclafani
Contea di Sclafani
Matteo Sclafani -1354
Luisa Sclafani-Guglielmo Peralta 1354-
Dinastie varie
Regio Demanio
Don Sancio Ruiz de Lihori
Don Giacomo de Prades -1406
Dinastia dei Rubbes o Rosso
Enrico Rubbes 1406-1442
Antonio Spatafora Russo 1442-1465
Dinastia dei De Luna d'Aragona
Beatrice Spatafora-Sigismondo de Luna 1465-1483
Gaspare de Spes 1483-1519
Giovanni Vincenzo de Luna 1519-1547
Pietro de Luna 1557-1576
Giovanni de Luna 1576-1592
Dinastia dei Moncada
Aloisia de Luna- Cesare Moncada 1592-1621 ?
Antonio Moncada 1621-1625
Dinastia dei Bruno
Sant'Anna
Gregorio Bruno 1625-
Giuseppe Bruno -1652
Dinastia dei Cutelli
Alminusa
Mario Cutelli 1652
Giuseppe Cutelli
Antonio Cutelli
Giuseppe Giovanni Cutelli -1749
Vescovo Mons. Galletti 1749-1750
Dinastia dei Paternò
Ignazio Vincenzo Paternò 1750-1766
Dinastia dei Recupero
Gerolamo Recupero Bonaccorsi 1766-
Alessandro Recupero -1796
Dinastia dei Milone
Emmanuele Milone 1796-

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Infrastrutture e trasporti

[modifica] Strade

Ad Aliminusa si arriva solo dalla strada provinciale n°7 che collega la Strada Statale 120 dell'Etna e delle Madonie con la Strada Statale 121 Catanese

Uscite dell'Autostrada A19 più vicine

  • Buonfornello
  • Agglomerato industriale di Termini Imerese

[modifica] Indicazioni stradali

viamichelin [1]

google maps [2]

mappe.yahoo [3]

[modifica] Trasporti pubblici

[modifica] Autobus

Collegamenti con Montemaggiore Belsito, Cerda, Termini Imerese, Palermo,e Cefalù

[modifica] Ferrovie

Ferrovia Palermo-Catania

  • La stazione Sciara-Aliminusa, non è collegata con il centro abitato.
  • Stazione di Cerda.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Ignazio Dolce (lista civica) dal 16/05/2005
Centralino del comune: 091 8999180
Posta elettronica: info@comunedialiminusa.it

[modifica] Stemma e gonfalone

Il Comune si fregia dello stemma e del gonfalone concesso con D.P.R. 25 settembre 1989.

[modifica] Stemma

Interzato in palo: nel primo, interzato in fascia:

A) d’oro, a cinque gigli d’azzurro, due, due, uno;

B) di rosso, allo scudo d’argento, caricato di cinque scudetti d’azzurro, uno, tre, uno, e accompagnato sui fianchi da quattro torri d’oro, due e due, poste in palo;

C) d’oro, a tre gigli d’azzurro, due, uno.

Nel secondo, interzato in fascia:

A) partito, nel primo, d’argento, al leone di rosso, rivoltato; nel secondo, inquartato in decusse, nel I e nel IV, d’oro, a quattro pali di rosso, nel II e nel III, d’argento, all’aquila coronata di nero;

B) fasciato di quattro pezzi, di rosso e d’argento, caricato dallo scudo d’azzurro, ai tre gigli d’oro, due, uno;

C) d’azzurro, ai sei gigli d’oro, tre, e tre, ordinati in fascia. Nel terzo, d’oro, a sei palle, poste in orlatura, una, due, una, la prima, più grande, di azzurro, le altre di rosso. Ornamenti esteriori da Comune.

[modifica] Gonfalone

Drappo partito di azzurro e di bianco, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento.

[modifica] Economia

L'economia del paese, è prevalentemente agricola. Le Aziende Agricole nel 2000 risultano 84. Per quanto attiene alle principali colture in ha: frumento 133.66, altri cereali 168.82, foraggere 117.38, olivo 57.09, vite 6.58, coltivazioni ortive 2.39 . Quanto all'uso del suolo si riporta in ha: seminativo 304.30, coltivazioni legnose agrarie 63.67, prati permanenti e pascoli 125.20, boschi 53.1. Consistenza Zootecnica :aziende bovine 12, n° bovini 126, aziende ovicaprine 9, n° ovi-caprini 495.

Molti lavoratori trovano impiego nella FIAT di Termini Imerese e nel suo indotto.

Tra le attività artigianali ricordiamo l'arte del merletto e del ricamo.

Ad Aliminusa ha sede la casa di produzione cinematografica indipendente Arbash film.

Parte del territorio del comune di Aliminusa rientra nella zona di produzione della Doc Contea di Sclafani.

La Doc Contea di Sclafani è stata riconosciuta con DM 21.08.1996 pubblicato sulla GU n. 202 del 29.08.1996

Tipologie: Bianco, Rosso, Rosato, Ansonica, Catarratto, Chardonnay, Grecanico, Grillo, Pinot Bianco, Nerello Mascalese, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Merlot, Nero d'Avola , Perricone, Pinot nero, Sangiovese, Syrah, Dolce, Dolce Vendemmia Tardiva, Novello.

[modifica] Tradizioni

[modifica] I Virginieddi

San Giuseppe viene festeggiato il 19 marzo per questa giornata , alcune famiglie come ex voto, prepararano una tavola bandita di cibi non di carne, che vengono poi offerti durante il pranzo di San Giuseppe ai cosiddetti Virgineddi, fanciulli che tradizione vuole siano in numero dispari ed originariamente anche poveri, che durante il pranzo ringraziano San Giuseppe con invocazioni ed esclamazioni di gioia. Per il pranzo, aperto a tutti, viene preparata la "ghiotta", una pietanza a base di verdure in agrodolce; la pasta con i finocchietti selvatici, la pasta con le sarde e la mollica, le tagliatelle con lenticchie, il baccalà fritto, fritture di cavolfiori e cardi in pastella. Per quanto riguarda i dolci, le sfinci d'uova e la pignolata al miele.

[modifica] "A Vicchiariedda"

Tradizione simile al "dolcetto o scherzetto" del capodanno celtico. La sera di San Silvestro gruppi di bambini, muniti di campanacci, travestiti e con un cesto, andavano bussando a tutte le porte chiedendo i dolcetti e recitando queste filastrocche:

« Capudannu e capu di misi

li cucciddata unni su misi

sunnu misi ni la cartedda

datini unu a la vicchiariedda

la vicchiaredda un cia

datini unu a mia.

Si nun mi datu un cucciddatu

vostru maritu cadi malatu

si nun mi dati un turtigghiuni

vostra figghia v'arresta a la gnuni. »

[modifica] Personalità legate ad Aliminusa

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Bibliografia

  • M. A. Russo, I testamenti di Matteo Sclafani;
  • Savasta, Il famoso caso di Sciacca, 1843 Palermo [4]
  • Sicilia di Touring club italiano, 1989 [5]
  • S. Giurato, La Sicilia di Ferdinando il Cattolico;
  • O. Granata, Valledolmo dall'origine ai giorni nostri;
  • Peppino da Montemaggiore, Storia siciliana del sec.XVIII sotto il regno di Vittorio Amedeo II, Palermo;
  • C. Rapisarda, Paternò medievale;
  • Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390);
  • A. Mango di Casalgerardo,Nobiliario di Sicilia;
  • S. Ammirato, Delle famiglie nobili
  • Kōkalos Università di Palermo Istituto di storia antica , 1993
  • Himera, I. Campagne di scavo 1963-1965 Achille Adriani, L'Erma di Bretschneider, 1970
  • Atti del Convegno di studi sulla Magna Grecia, L'Arte Tipografica, 2001
  • Sicilia, Filippo Coarelli, Mario Torelli, Laterza, 1984
  • Studi siciliani ed italioti, Luigi Pareti, F. Le Monnier, 1914
  • La Cronaca siculo-saracena di Cambridge Di Giuseppe Cozzo-Luzi D. Lao & S. De Luca, 1890
  • Compendio della storia di Sicilia, Pietro Sanfilippo,Fratelli Pedone Lauriel, 1859 [6]
  • A. Costa, Vicende di un cavaliere aragonese di Sicilia: Sancio Ruiz de Lihori, visconte di Gagliano, «Medioevo. Saggi e Rassegne».
  • ISTAT, - IV - V Censimento Generale dell'Agricoltura, Roma;

[modifica] Libri su Aliminusa

  • Lillo Gullo e Tano Gullo, Aliminusa: strada, donna, religiosità. Prospettive socio-antropologiche della cultura contadina, Savelli, 1977

[modifica] Voci correlate

Strumenti personali