Domenico Caracciolo
Domenico Caracciolo, marchese di Villamaina (Malpartida de la Serena, 2 ottobre 1715 – Napoli, 16 luglio 1789), fu un diplomatico e uomo politico del Regno di Napoli.
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Biografia [modifica]
Origini familiari e formazione [modifica]
Era figlio di Tommaso, marchese di Villamaina e Capriglia[1], due piccoli comuni nell'attuale provincia di Avellino (all'epoca Principato Ultra). Nacque in Spagna, dove suo padre era tenente colonnello al servizio di Filippo V[1]. Educato a Napoli, si avviò alla carriera in magistratura con un impiego come giudice della Gran Corte della Vicaria, ma l'insofferenza di quell'ambiente, che gli veniva peraltro ricambiata, lo indusse a uscire dagli angusti orizzonti che gli si prospettavano per intraprendere la carriera diplomatica[1].
Attività diplomatica [modifica]
Negli anni 1752-1753, durante il regno di Carlo di Borbone, appoggiato da Bernardo Tanucci, ebbe due incarichi temporanei, dopo i quali svolse stabilmente, e per decenni, la funzione di rappresentanza diplomatica del Regno di Napoli in varie capitali d'Europa: fu inviato straordinario a Torino, dal 1754 al 1764[1], e poi a Londra, dal 1764 al 1771[1], dove intrattenne una stretta e paterna amicizia con Vittorio Alfieri, da cui sarà definito "uomo di alto sagace e faceto ingegno" e "più che padre in amore"[1].
Dopo l'Inghilterra, Caracciolo fu in Francia, dal 1771 al 1781[1], per un incarico diplomatico parigino, grazie al quale entrò in contatto con gli ambienti più avanzati dell'illuminismo francese[1] Riscosse un notevolissimo successo, tanto che la sua presenza fu ricercata dai salotti più esclusivi e le figure più prestigiose di quegli ambienti, come Jacques Necker, Paul Henri Thiry d'Holbach, Claude-Adrien Helvétius e Jean Baptiste d'Alembert, si contesero la sua amicizia[1]. Sarebbe riduttivo, comunque, attribuire questo successo unicamente alla sua capacità di organizzatore di feste e alle indubbie capacità di sapersi imporre nei circoli parigini come «conversatore piacevolissimo»[1].
Incarichi politici e attività riformista [modifica]
Dopo la parentesi diplomatica, Domenico Caracciolo ebbe incarichi politici di vertice: fu Viceré di Sicilia per un quinquennio, dal 1781 al 1786, ufficio a cui era stato nominato nel maggio 1780, ma la quale si accinse solo dopo un anno dalla nomina, indugiando nel lasciare a malincuore Parigi per la Sicilia[1]. In seguito fu segretario di stato dal 1786 al 1789, succedendo a Giuseppe Beccadelli della Sambuca, nel posto che era appartenuto al suo mentore Tanucci[1].
L'uomo politico Caracciolo, reduce dalle frequentazioni illuministiche parigine, mise in atto da Viceré una politica di aperture riformiste: attento e impegnato a risvegliare le energie e a favorire il rinnovamento del Regno, entrò in aperto conflitto, e con scarso successo, contro l'assetto feudale e baronale della Sicilia, espressioni di una delle aristocrazie più compatte e retrive d'Europa[1].
Servì Ferdinando IV come primo ministro negli anni 1786-1789, ma la sua politica riformista dovette confrontarsi con la parabola politica ascendente di Sir John Acton, che andò riscuotendo un credito sempre maggiore nella politica napoletana[1].
Scritti [modifica]
- Nel 1785, a Palermo, pubblicò in forma anonima anche Riflessioni su l'economia e l'estrazione dei frumenti della Sicilia fatte in occasione della carestia dell'Indizione terza 1784 e 1785, uno scritto ispirato a un moderato vincolismo[1].
- In precedenza, durante il soggiorno londinese, Caracciolo aveva dato alle stampe anche un opuscolo sulle sete siciliane (Westminster, 1763), vendute sui mercati di Londra a un prezzo inferiore di quelle lombarde[1]. L'opera è oggi introvabile[1].
Note [modifica]
- ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q A. Scibilia, «Caracciolo, Domenico», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani
Bibliografia [modifica]
- Ernesto Pontieri, Lettere del marchese Caracciolo, viceré di Sicilia, al Ministro Acton (1782-1786), con appendice, Archivio Storico per le Province Napoletane, 1929-1932 (versione scaricabile online)
- ripubblicato nel 1932 come Il marchese Caracciolo viceré di Sicilia ed il Ministro Acton. Lettere inedite sul governo di Sicilia (1782-1786)
- A. Scibilia, «Caracciolo, Domenico», in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, Roma (on-line)
- Pasquale Hamel, Sogno di un illuminista, La Zisa, Palermo, 1995
- Francesco Renda, La grande impresa. Domenico Caracciolo viceré e primo ministro tra Palermo e Napoli, Palermo, Sellerio, 2010. ISBN 978-88-389-2491-0
- François Moureau, « Exilé dans sa patrie : Caracciolo, vice-roi de Sicile (d’après une correspondance inédite) », in Emanuele Kanceff et Roberta Rampone (dir.), Viaggio nel Sud. III : Il profondo Sud : Calabria e dintorni, Genève, Slatkine, 1995, t. I, p. 211-231.
| Predecessore | Segretario di Stato dei Regni di Napoli e di Sicilia | Successore | |
|---|---|---|---|
| Giuseppe Beccadelli di Bologna e Gravina, marchese della Sambuca | 18 gennaio 1786 -16 luglio 1789 | John Acton |