Calogero Bagarella

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Calogero Bagarella (Corleone, 14 gennaio 1935Palermo, 10 dicembre 1969) è stato un criminale italiano, legato a Cosa Nostra.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Calogero Bagarella nacque nel 1935, secondogenito di sei figli (nell'ordine: Giuseppe, Calogero, Giovanna, Leoluca, Antonietta e Maria) da Salvatore Bagarella e Lucia Mondello.

Tra il 1963 e il 1968 Salvatore Bagarella fu mandato al confino nel nord Italia per crimini di mafia; stessa sorte toccò al fratello Giuseppe che morì in prigione nel 1972. Lucia pertanto fu costretta a lavorare in casa da parrucchiera per portare avanti i figli che intanto andavano a scuola. Calogero lavorava ad un mulino con il suo amico d'infanzia Bernardo Provenzano, ma a malapena riusciva a guadagnare qualcosa per portare a casa un po' di farina per sfamare i suoi familiari.

A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta si legò alla mafia come luogotenente di Luciano Liggio insieme a Bernardo Provenzano e al suo amico Totò Riina, che era in quegli anni fidanzato con Antonietta Bagarella, una delle sorelle minori di Calogero, che sposò nel 1974.

Dal 1958 al 1963 Bagarella ha combattuto nella faida interna alla famiglia mafiosa di Corleone, che vedeva contrapposti Luciano Liggio e il capo storico Michele Navarra, e che ha visto prevalere Liggio e i suoi. Nel tempo Bagarella divenne, assieme a Riina e Provenzano, uno dei killer più spietati. Fu processato in contumacia e poi prosciolto da ogni accusa a Bari l'11 giugno 1969.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Il 10 dicembre 1969 morì in un conflitto a fuoco con il boss Michele Cavataio, che passerà alla storia come strage di viale Lazio[1]. Il cadavere fu portato via da Totò Riina, Bernardo Provenzano e dal resto del commando omicida e per anni Calogero Bagarella comparve nella lista dei grandi latitanti, sino alle dichiarazioni del pentito Antonino Calderone, che ricostruì la dinamica della strage di viale Lazio. Nel dicembre 1990 i carabinieri di Corleone sotto il comando del capitano Angelo Jannone intercettarono uno sfogo della madre che parlava della sua morte.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La vera storia di Provenzano Siino: "Sparava come un dio" - cronaca - Repubblica.it

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]