San Cataldo

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San Cataldo
Statua di San Cataldo che si venera nel Duomo di San Cataldo (CL)
Statua di San Cataldo che si venera nel Duomo di San Cataldo (CL)

Vescovo

Nascita tra il 610 e il 620
Morte 8 marzo 685.
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Cattedrale di San Cataldo di Taranto
Ricorrenza 10 maggio
Attributi Mitra e bastone vescovile
Patrono di Taranto e arcidiocesi di Taranto, arcidiocesi di Rossano-Cariati e numerose località (vedi Lista patronati)

San Cataldo (Rachau, tra 610 e il 620[1]Taranto, 8 marzo 685) è stato un vescovo cattolico irlandese del VII secolo[2], giunto in Italia è diventato vescovo di Taranto; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I suoi genitori, Euco Sambiak e Aclena Milar, divennero ferventi cristiani grazie all'opera di missionari venuti dalla Gallia. Da loro Cataldo ricevette l'educazione e l'amore per la preghiera, l'ubbidienza, ordine, la mortificazione, e lo spirito di sacrificio. Alla loro morte Cataldo decise di donare tutta la loro eredità ai poveri. Quindi divenne discepolo di Carthagh abate del monastero di Lismore Irlanda, ove fu ordinato sacerdote e nel 637, alla morte del suo maestro e padre spirituale, gli successe nella conduzione del monastero. Nel 670 fu ordinato vescovo e tra il 679 e 680[3] si recò a visitare la Terra Santa, in abito da pellegrino.

Secondo la leggenda, il santo sarebbe giunto a Taranto per volere divino: infatti si racconta che durante il soggiorno in Terra Santa, mentre era prostrato sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli avrebbe detto di andare a Taranto e di rievangelizzare la città ormai in mano al paganesimo. San Cataldo allora, salpando con una nave greca diretta in Italia, intraprese un lungo viaggio che lo portò a sbarcare nel porto dell'attuale Marina di San Cataldo, località a 11 km da Lecce che porta il suo nome. Sempre secondo la tradizione, il santo avrebbe lanciato un anello in mare per placare una tempesta e in quel punto del Mar Piccolo si sarebbe formato un citro, cioè una sorgente d'acqua dolce chiamata "Anello di San Cataldo", tutt'oggi visibile sotto forma di "polla d'acqua dolce".

A Taranto Cataldo compì la sua opera evangelizzatrice, facendo abbattere i templi pagani e soccorrendo i bisognosi. In quel periodo egli si recò anche nei paesi limitrofi, tra cui Corato in provincia di Bari, di cui divenne patrono avendo per tradizione liberato la città dalla peste.

Morì a Taranto l'8 marzo del 685 e fu seppellito nella chiesa di San Giovanni in Galilea, allora duomo della città, e lì il suo corpo fu dimenticato per parecchi anni.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Fonti e bibliografie consolidate vogliono che il 10 maggio 1071,[4] mentre si scavavano le fondamenta per la riedificazione della cattedrale della città, distrutta dai saraceni nel 927, sia stata ritrovata, sulla scia di un profumo inebriante, una tomba, contenente il corpo attribuito al Santo con una crocetta aurea (elemento comune a molti corredi funebri altomedioevali)[5] su cui, successivamente al ritrovamento fu incisa la parola CATALDVS[6]. Ciò tuttavia non inficia la datazione del periodo della vita di Cataldo, il quale, tra le altre cose, essendo stato professore e maestro di spiritualità nella Scuola e Monastero di Lismore fondati nel 630[7] non può che essere vissuto nel VII secolo.

Nel 1107 il vescovo Rainaldo traslò solennemente le reliquie sotto l'altare maggiore, mentre nel 1151 il vescovo Giraldo le mise in un'urna d'argento nel transetto destro[8].

Dal ritrovamento del corpo il culto di san Cataldo si sviluppò nella fede dei tarantini, che gli dedicarono il luogo del ritrovamento e lo scelsero come Patrono della città. A Taranto in suo onore fu fondata la Confraternita di San Cataldo nel XV secolo che è la più antica di Taranto.

La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli compiuti a Taranto, tra i quali si rammentano i più importanti: avrebbe restituito la vista a un fanciullo e fatto tornare in vita un muratore, avrebbe guarito un cieco e una giovane pastorella muta.

Viene invocato contro le guerre, le epidemie e la morte improvvisa.

Il culto di san Cataldo è legato anche alle opere di assistenza sanitaria e enti pubblici che portano il suo nome in segno di fede e di riconoscenza per la sua protezione.

Patronati e luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

San Cataldo, oltre a ricevere un particolare culto in Irlanda, sua patria, in Taranto di cui è patrono e della relativa arcidiocesi, oltre che dall'arcidiocesi di Rossano-Cariati, e a Supino (FR)[9], cittadina del Lazio Meridionale dove è compatrono e avvocato protettore e gli è dedicato un Santuario nell'arcipretura di San Pietro Apostolo (unico in Italia al di là di parrocchie, chiese, eremi o grotte), è venerato, come titolare eponimo di Chiese e di luoghi o ancora patrono, anche in molte altre località, tra le quali i seguenti comuni:

Immagini su San Cataldo[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Schietroma, 1969 pp. 13-14 e Putignani, 1970 pp. 13 e sgg.
  2. ^ Lo storico irlandese John Colgan (XVII secolo) lo collocava in epoca contemporanea a quella di san Patrizio di cui presupponeva sarebbe stato discepolo (ovvero tra il IV e il V secolo).
  3. ^ Per la cronologia e i fatti indicati si veda Putignani, p. 21; Blandamura, 1917, p. 37 e n.; Alle radici del culto di San Cataldo, 19982, pp. 9, 12, 13.
  4. ^ altri sostengono che questa data, tradizionalmente associata al ritrovamento del corpo, è in realtà quella della presenza del vescovo Drogone alla consacrazione di Montecassino (Alle sorgenti del romanico. Puglia XI secolo, 1987, p. 134). Tuttavia è accertato che Drogone fu in Montecassino il 1º ottobre 1071 come riportato sicuramente in Leo Ostiensis, Chronicon monasterii Cassinensi, III, 30 o più semplicemente in Putignani, p. 39).
  5. ^ D'Angela, 2000, pp. 129-132.
  6. ^ Carducci, 1979. Al riguardo si consideri che studi sono utili anche a stabilire la datazione del corredo funerario associato al corpo, si veda anche Putignani, pp. 11 n.4, 39 e 40, e Blandamura, pp. 37 e passim.
  7. ^ Blandamura, p. 37, n. 82
  8. ^ Alle sorgenti del romanico. Puglia XI secolo, pp. 134-135.
  9. ^ Così alla voce San Cataldo (10 maggio) in *Bibliotheca Sanctorum, Roma, Città Nuova, 1998, vol III (Bern-Ciro).
  10. ^ La statua è opera di artefice romano attivo nel borgo di S. Andrea della Valle ed è stata realizzata su disegno dell'allora giovane scultore Ernesto Biondi di Morolo (cfr. Mario Cerilli, S. Cataldo il Santo di Supino e di Ciociaria, in "Terra Nostra", 1965, n. 5, pp. 7-8). La mitria in argento massiccio dorato con 20 pietre preziose è stata donata nel 1870 dal card. Giacomo Antonelli segretario di Pio IX, mentre il bastone pastorale, bagnato in oro - già in dotazione della precedente statua andata distrutta in un incendio (nello stesso anno), ma rifacimento del 1985 -, dal vescovo di Ferentino, Bernardo Maria Tirabassi (1853). Croce e catena pettorali (oro massiccio), l'anello pontificale dalla famiglia Giuseppe Montini (1989, opera del Laboratorio Vaticano di Oreficeria di Castel Gandolfo, in sostituzione di parte delle insegne vescovili trafugate nel 1988).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Berlingero da Taranto, Vita e Historia inventionis corporis S. Cataldi, XII secolio
  • John Colgan, Acta sanctorum veteris et maioris Scotiæ, seu Hiberniæ sanctorum insulae, Louanii: apud Euerardum de Witte, 1645
  • Cataldo Antonio Cassinelli, Vita, e memorie di S. Cataldo vescovo della fedelissima città di Taranto, raccolta diligentemente da varj autori, dagl'antichi lezzionarj, e da altre antichissime memorie m.ss. divisa in tre libri, Napoli: presso Felice Mosca, 1717
  • Bartolomeo Morone, Vita, e miracoli di S. Cataldo vescovo, confessore, della città di Taranto protettore principale, raccolti dal Catalogo de' santi, ... riveduto dal cardinal Gulielmo Sirleto, in Napoli: presso Andrea Migliaccio, 1779-1780
  • Memorie storiche di San Cataldo vescovo e confessore pel P. F. Cosma Lo Jodice agostiniano, Bologna: tip. pont. Mareggiani, 1879
  • Giuseppe Blandamura, Un cimelio del sec. VII esistente nel Duomo di Taranto: la crocetta aurea episcopale di San Cataldo, Lecce 1917
  • Fausto Schietroma, Supino e San Cataldo, Tip. Abbazia di Casamari, 1969
  • Adiuto Putignani, San Cataldo. Vescovo e Protettore di Taranto, Libreria Editrice "Ulderico Filippi", Taranto 1970
  • A. Carducci, La crocetta aurea opistografa della cattedrale di Taranto, in "Quaderni di Storia-Archeologia-Arte", 2, 1979
  • Annibale Ilari, L'agiografia di san Cataldo, vescovo di Taranto: apporti della cultura benedettina e canonicale: testi inediti di fra Pietro da Chioggia (+ 1348) e del Vat. Lat. 5492 (c. 1450), in Scritti in onore di Filippo Caraffa, Istituto di Storia e di Arte del Lazio Meridionale, Anagni 1986, pp. 105–186
  • Alle sorgenti del romanico Puglia XI secolo, a cura di Pina Belli D'Elia, Edizioni Dedalo, Bari 1987, ISBN 88-220-4107-0
  • Nino Coppola, San Cataldo e il suo culto, Archeoclub d'Italia, Massa Lubrense 1988
  • Alle radici del culto di San Cataldo, a cura di Michele Lucarella, Collana Cataldus n. 15, Capitolo Metropolitano di Taranto, 1998
  • Cosimo D'Angela, Una scoperta altomedievale nella cattedrale di Taranto, in Studi in onore di Giosuè Musca, a cura di Cosimo Damiano Fonseca, Vito Sivo, Giosuè Musca, Edizioni Dedalo, Bari 2000, pp. 129–132. ISBN 88-220-4003-1.
  • St. Cataldus: an Irish monk?, a cura di Enzo Farinella, Acireale - Roma 2002
  • Gaetano Bucci, Alla San Cathal: storie, leggende, tradizioni, poesie di San Cataldo a Corato e in Puglia, Corato 2005

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