Bonanno (famiglia)

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Famiglia Bonanno
Nomi alternativi Famiglia Maranzano, Clan Castellammarese
Area di origine Castellammare del Golfo, Sicilia, Italia
Aree di influenza Vari quartieri di New York City. Altri territori sono nel New Jersey, Florida meridionale, Las Vegas, Costa Ovest (come Tucson, Las Vegas, San José e Los Angeles) e il Quebec in Canada.
Periodo ca. 1890 (a NYC dal 1909) - in attività
Alleati Famiglie mafiose Genovese, Colombo, Lucchese, Gambino, Rizzuto, DeCavalcante, Patriarca, Philadelphia, Detroit, Milwaukee e Los Angeles
Rivali Varie gang di New York
Attività Racket, narcotici, gioco d'azzardo, estorsione, omicidio, corruzione, ricatto, ricettazione, prostituzione, rapina, frode, contrabbando, scommesse sportive, usura, riciclaggio di denaro, pornografia, racket sindacali, gestione dell'edilizia, e cospirazione
Pentiti vedi sotto

La famiglia Bonanno è una delle Cinque Famiglie che controllano le attività della Mafia italo-americana a New York. Prende il nome da uno dei suoi primi boss: Joseph Bonanno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della cosca sono da individuarsi a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, luogo di nascita della maggior parte dei suoi componenti iniziali. Il clan venne fondato da Giuseppe Bonanno, ma quando questi venne ucciso dal rivale clan Buccellato, le egidi della cosca passarono nelle mani del fratello Salvatore, il padre del futuro boss Joe Bonanno. Nel frattempo Stefano Magaddino, storico alleato dei Bonanno, arrivò a New York e divenne un importantissimo membro della cosca. Tuttavia, nel 1921 Magaddino dovette lasciare New York per Buffalo e il clan passò prima sotto le egida di Nicolò Schiro ed in seguito sotto il potentissimo Salvatore Maranzano.

Da Salvatore Maranzano a Joseph Bonanno[modifica | modifica wikitesto]

Maranzano però entrò presto in conflitto con Joe Masseria, scatenando la cosiddetta «Guerra castellammarese», che terminò il 15 aprile 1931, quando Joe Masseria venne assassinato su ordine di fiducia Lucky Luciano.

Uscito vittorioso dal conflitto, Maranzano convocò un incontro a Chicago ospitato da Al Capone, in cui celebrò la vittoria e si fece eleggere «capo dei capi». Maranzano però considerava pericolosi Lucky Luciano insieme ai suoi alleati non-siciliani Vito Genovese, Joe Adonis, Frank Costello e gli ebrei Meyer Lansky e Bugsy Siegel, decidendo in segreto di farli assassinare. Il 10 settembre 1931 tuttavia Maranzano fu ucciso a coltellate e colpi di pistola nel suo ufficio a Park Avenue da 4 killer spacciatisi per agenti del fisco.

A seguito dell'assassinio di Salvatore Maranzano durante la guerra Castellammarrese del 1931, Joseph Bonanno sviluppò la sua organizzazione con base a Brooklyn e diventò ben presto uno dei più giovani esponenti del Sindacato nazionale del crimine all'età di 26 anni. Nonostante fosse una delle famiglie più piccole, grazie all'abilità e alle grandi doti organizzative di Bonanno, diventò la 2° più importante famiglia delle cinque famiglie newyorkesi per quasi un trentennio. Joseph Bonanno iniziò ad avere rapporti anche con Joe Profaci e con la famiglia di Buffalo, controllata da suo cugino Stefano Magaddino.

Guerra di Bananas[modifica | modifica wikitesto]

Fu proprio con il matrimonio tra Rosalia profaci, nipote di Profaci, e Salvatore "Bill" Bonanno, figlio di Joseph, che i Profaci ed i Bonanno incominciarono a cospirare l'eliminazione di Carlo Gambino, Vito Genovese e Gaetano Lucchese, boss delle rispettive famiglie. Nel 1964 però, la Commissione rimosse Bonanno dalla guida della famiglia, e insediandoci Gaspar DiGregorio, vecchio capodecina di Bonanno. Questo portò la famiglia a spaccarsi in due fazioni: i lealisti di Bonanno, guidati da Joe Bonanno, il figlio Bill e il cognato di Joe Frank LaBruzzo, ed i sostenitori di DiGregorio. La tensione esplose nel 1966, quando in una riunione pacificatrice Bill Bonanno subì un attentato dai sostenitori di DiGregorio. Tuttavia l'attentato fallì e la Commissione rimosse DiGregorio dalla leadership della famiglia, ponendovi Paul Sciacca, ma le ostilità non cessarono. Solo quando Joe Bonanno subì un attacco di cuore nel 1968 le acque si calmarono, e Joe garantì il suo ritiro dalla mafia, limitandosi alla posizione di "anziano statista" del crimine organizzato, ritirandosi con la sua famiglia a Tucson, in Arizona.

Sotto la leadership di Sciacca, la famiglia si riprese pian piano, fino al ritiro di Sciacca nel 1971. A Sciacca successe Natale Evola, che però governò brevemente dal 1971 fino al 1973, anno in cui morì. Philip "Rusty" Rastelli fu il successore della famiglia Bonanno dopo la morte di Natale Evola nel 1973.

Philip Rastelli e "Lilo" Galante[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Natale Evola nel 1973, tutti i capodecina della famiglia nominarono come successore Philip Rastelli. Rastelli fu arrestato nel 1973 e condannato nel 1975 a dieci anni. Durante il suo regno la famiglia godette di un momento di prosperosità.

Carmine Galante funse da boss reggente mentre Rastelli era in carcere. Galante tuttavia era ben più brutale ed avido, ed incominciò a colpire le altre famiglie nel tentativo di monopolizzare il traffico di eroina negli Stati Uniti. Galante lottò per il controllo della famiglia con Rastelli e diede nuovo vigore alla faida contro i Gambino. Dopo la morte di Carlo Gambino nel 1976, Galante iniziò una nuova faida con la famiglia Genovese per quanto riguardava il traffico di droga che sfociò nella morte di alcuni membri del clan Genovese. Le Cinque Famiglie, stanchi dell'ingordigia di Galante, ne organizzarono l'omicidio: Galante fu ucciso il 12 luglio 1979 al ristorante "Joe and Mary" di Brooklyn, con diversi colpi di pistola e fucile.

Salvatore "Sally Fruits" Farruggia divenne il boss reggente della famiglia dopo la morte di "Lilo" Galante. Farruggia era stato nella Commissione di Cosa Nostra, e anche Rastelli ritornò alla guida della famiglia nel 1983.

Di nuovo alla guida, Rastelli espanse le operazioni della famiglia fino ad includere ristoranti e caffè dove, dietro una facciata apparentemente legale, si espanse anche il narcotraffico attraverso la cosiddetta Pizza Connection. Alcuni anni dopo, nella famiglia entrò l'agente FBI infiltrato Joseph D. Pistone, meglio conosciuto come Donnie Brasco. Grazie alla sua collaborazione, circa 120 membri della famiglia furono arrestati e condannati, arrivando quasi alla distruzione della stessa verso la fine degli anni '70.

Nel 1985 Rastelli iniziò a perdere il controllo sulle attività della famiglia, in particolare quando grossi gruppi di affiliati rimasero coinvolti sempre più nel traffico di droga, contravvenendo ai suoi ordini. Nel 1986 Rastelli fu arrestato e condannato in base alla RICO. Morì in prigione al 1991.

Joe Massino e la caduta[modifica | modifica wikitesto]

Il successore di Rastelli, Joseph "Big Joey" Massino diede alla famiglia uno sbalzo di potere. Non solo riuscì a far rientrare la famiglia nella Commissione (anche grazie all'amicizia tra Massino e John Gotti), da cui era stata espulsa negli anni '70, ma riuscì anche a depistare le autorità per diversi anni. Tuttavia nel 2003, Massino fu condannato per racket ed omicidio senza possibilità di appellarsi, con la possibilità di sedia elettrica. Nel 2004, Massino divenne così il primo boss americano a pentitirsi, testimoniando contro i membri della sua famiglia e svelando la verità dietro all'omicidio di Alphonse Indelicato e Dominick Napolitano ed il coinvolgimento di Vito Rizzuto, potente boss canadese. Queste testimonianze causarono il crollo della famiglia, un tempo la 2° più potente di New York, che venne retrocessa come 3°/4° delle Cinque Famiglie di New York.

Anthony "Tony Green" Urso era il boss reggente dopo l'arresto di Massino nel gennaio 2003. Venne arrestato nel gennaio 2004 per racket ed omicidio, dopo la testimonianza di Massino stesso. La famiglia venne così rilevata da Vincent "Vinny Gorgeous" Basciano, che ha governato fino al 2012 con vari boss reggenti. Basciano venne arrestato nel novembre 2004 per racket ed omicidio, è stato condannato nel settembre 2006. Attualmente il boss risulta essere Michael Mancuso.

Leadership storica[modifica | modifica wikitesto]

Boss (ufficiale e reggente)[modifica | modifica wikitesto]

  • 1908-1911 — Salvatore Bonanno — ritornato in Sicilia nel 1911.
  • 1911-1925 — Nicola Schirò — dimessosi nel 1925, scomparso nel 1930.
  • 1925-1931 — Salvatore Maranzano — assassinato il 10 settembre, 1931.
  • 1931-1965 — Joseph "Joe Bananas" Bonanno — rimosso dalla Commissione nel 1965, ritiratosi a Tucson nel 1968.
  • 1965-1968 — Gaspar DiGregorio — rimosso dalla Commissione nel 1968, morto nel 1970.
  • 1968-1971 — Paul Sciacca — arrestato nel 1971, morto nel 1986.
  • 1971-1973 — Natale "Joe Diamonds" Evola — morto il 23 agosto, 1973.
  • 1973-1991 — Philip "Rusty" Rastelli — imprigionato nel 1975-1984 e 1986-1991, morto nel 1991.
  • 1991-2004 — Joseph "Big Joe" Massino — arrestato nel 2003 e diventato testimone governativo nel 2004.
    • Reggente 2003-2004 — Anthony "Tony Green" Urso — imprigionato nel Febbraio 2004.
  • 2004-2013 — Vacante — la posizione di boss è stata presa in consegna dai boss di strada.
  • 2013-presente — Michael "Mickey Nose" Mancuso — imprigionato nel 2012-2019.
    • Reggente 2013-presente — Thomas "Tommy D." DiFiore[2]

Boss di strada[modifica | modifica wikitesto]

Il boss di strada è responsabile di comunicare gli ordini del boss ai membri più bassi della famiglia. In alcuni casi un Triumvirato reggente (composto da vari capidecina) ha sostituito il ruolo di boss di strada. Il boss di strada ha la possibilità di comandare la famiglia se il boss muore, va in prigione o è incapace di comandare la famiglia per un certo lasso di tempo; la stessa pratica vale per i triumvirati reggente. Durante la guerra intestina degli 1965-1968, ci furono due boss di strada: Paul Sciacca per i sostenitori di DiGregorio e Frank Labruzzo per i lealisti di Bonanno.

Vicecapo (ufficiale e reggente)[modifica | modifica wikitesto]

Consigliere (ufficiale e reggente)[modifica | modifica wikitesto]

  • 1930-1931 — Frank Italiano — rimosso dopo l'omicidio di Maranzano nel 1931.
  • 1931-1940 — Filippo Rappa
  • 1940-1964 — John Tartamella — dimessosi nel 1964, morto nel 1966.
  • 1964-1965 — Salvatore "Bill" Bonanno — rimosso dalla Commissione nel 1965, ritiratosi a Tucson nel 1968.
  • 1965-1968 — Nicolino "Nick" Alfano — rimosso dalla Commissione nel 1968.
  • 1968-1971 — Philip "Rusty" Rastelli — promosso a sottocapo nel 1971.
  • 1971-1979 — Stefano "Stevie Beefs" Cannone — degradato dopo l'omicidio di Galante nel 1979.
  • 1979-1981 — Vacante
  • 1981-2001 — Anthony "Old Man" Spero — imprigionato a vita nel 2001, morto nel 2008.[9][10]
  • 2001-2011 — Anthony "T.G." Graziano — imprigionato nel 2001 e nel 2003-2011, degradato nel 2011.
    • Reggente 2001-2003 — Anthony "Tony Green" Urso — promosso a boss reggente nel 2003.
    • Reggente 2003-2007 — Anthony "Fat Tony" Rabito — imprigionato nel 2007.
  • 2011-presente — Sconosciuto

Fazioni della Guerra di Banana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1965-1968, nella famiglia Bonanno scoppiò una lotta intestina per la supremazia, poiché la Commissione, in seguito ad un tentativo di colpo di Stato contro Carlo Gambino e Gaetano Lucchese, aveva rimosso Joe Bonanno dalla guida della famiglia, e nominato Gaspar DiGregorio suo successore: questo portò alla nascita di due fazioni, ossia i lealisti di Bonanno, fedeli al vecchio padrino, ed i sostenitori di DiGregorio, che sostenevano la nuova leadership. La guerra terminò con il ritiro, in seguito ad un infarto, di Joe Bonanno a Tucson nel 1968.

Lealisti di Bonanno

Sostenitori di DiGregorio

Testimoni e informatori governativi[modifica | modifica wikitesto]

Nome Titolo e anno
Christian "Chris Paciello" Ludwingsen associato (1993)
Michael "Mikey Y" Yammine associato (2001)
Joseph Calco soldato (2001)
Frank Coppa capo (2002)
Paul "Paulie" Cantarella soldato (2002)
Richard "Shellackhead" Cantarella capo (2002)
Joseph "Joey Moak" D'Amico soldato (2003)
Frank Lino capo (2003)
James "Big Louie" Tartaglione capo (2003)
Salvatore "Handsome Sal" Vitale sottocapo (2003-2004)
Duane "Goldie" Leisenheimer associato (2004)
Joseph "Big Joe" Massino boss (2004)
Nicholas "P.J" Pisciotti soldato (2007)
Dominick Cicale capo (2007)

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel videogioco GTA IV del 2008 la famiglia Messina è basata sulla famiglia Bonanno. Come i Bonanno, hanno una salda alleanza con la famiglia Gambetti (basata sui Gambino), hanno sede a Dukes (basata sul Queens di NYC) e sono particolarmente attivi nel settore delle costruzioni.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Donnie Brasco: My Undercover Life in the Mafia By Joseph D. Pistone read
  2. ^ Jerry Capeci, New Bonanno Boss Speaks Softly; Hides In The Bushes, Gang Land News, 13 giugno 2013. URL consultato il 15 giugno 2013.
  3. ^ Friend of the Family: An Undercover Agent in the Mafia by D. Lea Jacobs, Anthony Daniels pg.136
  4. ^ Peter J. Sampson, N. Arlington man jailed on loan-sharking charges in North Jersey.com, 14 ottobre 2009. URL consultato il 26 aprile 2012.
  5. ^ John Marzulli, No bail for alleged Bonanno mob extort man who 'found' 10G in Bahamas in New York Daily News, 23 novembre 2009. URL consultato il 26 aprile 2012.
  6. ^ John Marzulli, Feds bust 5 mob suspects , including alleged Bonanno boss Vincent (Vinny TV) Badalamenti in New York Daily News, 27 gennaio 2012. URL consultato il 27 gennaio 2012.
  7. ^ Bonanno family ruling panel revealed by Phil Leo (April 29, 2013)
  8. ^ Stefanie Cohen, Mob Name Game in New York Post, 4 luglio 2007.
  9. ^ Bruce Weber, Anthony Spero, 79, Served as Mob Clan's Consigliere, Is Dead in The New York Times, 4 ottobre 2008. URL consultato il 26 aprile 2010.
  10. ^ Bruce Weber, Anthony Spero, a Name in the Bonanno Crime Family, Is Dead at 79 in The New York Times, 3 ottobre 2008. URL consultato il 26 aprile 2010.
  11. ^ Template:IMDb title