John Gotti

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John Joseph Gotti jr.

John Joseph Gotti jr. (New York City, 27 ottobre 1940Springfield, 10 giugno 2002) è stato un criminale statunitense, di origini italiane. Fu anche conosciuto con i due soprannomi di "The Dapper Don" ("il Boss Elegante") e "The Teflon Don"; si meritò il primo dei due soprannomi per la sua spiccata eleganza, mentre il secondo per la facilità con cui riusciva a far scivolare da sé tutte le accuse a lui attribuite (fu proprio questa sua caratteristica che spinse il suo uomo di fiducia Salvatore "Sammy The Bull" Gravano a tradirlo per paura di vedersi addossato tutte le responsabilità e essere quindi condannato al suo posto).

Dopo aver fatto assassinare il suo primo boss Paul Castellano, diventò boss della famiglia criminale Gambino, una delle più potenti Cinque Famiglie di New York City. Divenne ampiamente conosciuto per la sua personalità chiara ed il suo stile sgargiante che hanno causato la sua caduta. Nel 1992, Gotti fu arrestato per ricatti, 13 omicidi, intralcio alla giustizia, furto, cospirazione per commettere omicidio, gioco d'azzardo illegale, estorsione, evasione fiscale, usura ed altri crimini, per i quali fu condannato alla prigione a vita dove morì 10 anni dopo.

Primi anni[modifica | modifica sorgente]

Gotti nacque nel Bronx da genitori originari di San Giuseppe Vesuviano, in provincia di Napoli, John Gotti Sr e Philomena "Fannie" Gotti. Aveva 12 anni quando la sua famiglia si trasferì a Sheepshead Bay, Brooklyn, dove lui ed i fratelli Peter e Richard entrarono a far parte di una gang locale stradale. Agli inizi dell'estate del 1954, mentre tentava di rubare un miscelatore di cemento, questo si ribaltò andando a schiacciargli un piede; d'allora per tutto il resto della sua vita, Gotti camminò zoppicando.

Nel 1962, Gotti sposò Victoria DiGiorgio; la coppia ebbe cinque figli: Angela (Angel), Victoria, John Angelo III, Peter e Frank.

Carriera criminale[modifica | modifica sorgente]

La carriera criminale di Gotti con i Gambino iniziò rubando merce dall'aeroporto di Idlewild ( in seguito rinominato Aeroporto internazionale John F. Kennedy) fuori dal Bergin Hunt e dal Fish Club a Ozone Park, Queens. Un camion dell'area carico del JFK's United Airlines sparì insieme a 30.000 dollari di merce. Alcuni giorni più tardi, l'FBI cominciò a sorvegliare Gotti e Ruggiero e li prese mentre caricavano i beni; l'FBI fece irruzione ed arrestò tutti e tre gli uomini.

Nel febbraio 1968, gli impiegati della compagnia aerea United identificarono Gotti che firmò per la merce che fu poi rubata; l'FBI lo arrestò per il furto alla United poco dopo. Due mesi dopo, mentre era fuori, Gotti fu arrestato una terza volta per furto – questa volto rubò un carico di sigarette del valore di 500.000 dollari sull'Autostrada del New Jersey. Alla fine di quell'anno Gotti fu dichiarato colpevole per il furto NorthWest e condannato a 4 anni al Penitenziario Federale di Lewisburg. I procuratori evitarono le accuse per il furto di sigarette; tuttavia Gotti fu condannato per il furto alla United. Rimase poco più di 3 anni a Lewisburg.

Dopo che uscì di prigione, fu messo alla prova e gli fu ordinato di cercarsi un lavoro onesto. Mentre tornava dalla sua vecchia banda al Bergin club, vi lavorava ancora Carmine Fatico. Fatico fu accusato di usura e fece di Gotti il sostituto caporegime della Banda del Bergin che rispondeva a Carlo Gambino e Aniello Dellacroce. La banda di Gotti ad ogni modo fu presa mentre rubava eroina contro le regole della famiglia, con i membri che potevano essere uccisi. Gotti e gli altri hanno avuto per sei volte una sparatoria con Paul Castellano e la sua guardia del corpo finché riuscirono ad ucciderlo fuori dallo Sparks Steak House, un ristorante a Manhattan. Gotti prese così il controllo della famiglia.

Gotti fu arrestato molte volte nella sua carriera, e allo stesso tempo è stato nelle prigioni federali di molti stati, ricevendo diversi capi d'accusa, compresa quella per omicidio non premeditato in relazione alla morte in una taverna di Staten Island nel 1973 di James McBratney, un gangster irlandese-americano di basso livello, che aveva rapito ed ucciso Emmanuel Gambino, il nipote di Carlo Gambino.

A partire dagli anni ottanta, i media cominciarono a riferirsi a lui come The Teflon Don, per come era riuscito ad evitare le accuse di racket.

Morte di Frank Gotti[modifica | modifica sorgente]

Il 18 marzo 1980, il dodicenne Frank Gotti, che era il più giovane figlio di John Gotti, fu investito e ucciso sulla sua bicicletta dal vicino John Favara, il cui figlio era suo amico. La polizia stabilì che Favara non era coinvolto nell'incidente, che fu ufficialmente classificato come accidentale, e nessun inchiesta fu aperta contro di lui. Ad ogni modo, nel mese dopo l'incidente, la parola ASSASSINO fu scritta con la vernice spray sull'auto di Favara. Il 28 maggio, Victoria DiGiorgio Gotti, la madre di Frank, attaccò Favara con una mazza da baseball di metallo, mandandolo all'ospedale. Favara decise di non sporgere denuncia e pianificò di andare via da Howard Beach. Secondo l'FBI, il 28 luglio 1980, Favara fu rapito ed ucciso da otto membri della banda di Gotti quando lui e sua moglie erano fuori città.

Processo e imprigionamento[modifica | modifica sorgente]

Gotti era sotto sorveglianza elettronica da parte dell'FBI; fu registrato su un nastro mentre discuteva il numero degli omicidi ed altre attività criminali. L'FBI inoltre immortalò Gotti mentre denigrava il suo capomandamento, Salvatore "Sammy The Bull" Gravano. L'11 dicembre 1990, agenti dell'FBI e detective di New York City fecero irruzione nel Ravenite Social Club ed arrestarono Gotti, Gravano, Frank Locascio e Thomas Gambino.

Gotti fu accusato di 13 omicidi (includendo Paul Castellano e Thomas Bilotti), cospirazione per commettere omicidio, usura, racket, ostacolo alla giustizia, gioco d'azzardo illegale, evasione fiscale.

Gotti fu portato nella Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale di New York sotto il giudice Leo Glasser. Le prove che il procuratore federale mostrò furono schiaccianti. Non solo aveva Gotti su nastro, ma aveva anche diversi testimoni pronti a testimoniare contro Gotti. Philip Leonetti, un caporegime nella violenta famiglia criminale di Philadelphia, testimoniò che Gotti si era vantato di aver dato l'ordine per l'uccisione di Castellano. Quindi Gravano, il caporegime di Gotti, acconsentì volontariamente di testimoniare contro il suo boss, stessa cosa fece il Consigliere LoCascio con la promessa di entrare nel Programma di Protezione Testimoni. Il 2 aprile 1992 dopo solo 13 ore di deliberazione, la giuria dichiarò Gotti e LoCascio colpevoli di tutte e 13 le accuse. Il 23 giugno 1992 il giudice Glasser condannò Gotti al carcere a vita senza la possibilità di libertà condizionata. Fu mandato nel Penitenziario Statale a Marion (Illinois), dove era tenuto in cella per 23 ore al giorno. Dopo 4 giorni, suo padre morì di attacco cardiaco. Dopo che fu picchiato in prigione, si narra che Gotti offrì 100.000 dollari alla Fratellanza ariana per uccidere Walter Johnson, un afroamericano che lo aveva brutalmente picchiato. Gotti era sicuro che la sua offerta sarebbe stata accettata ma i secondini capirono che Johnson era in pericolo e lo spostarono in un luogo diverso, ed infine in un'altra prigione dove uscì poi sulla parola.

Morte e funerale[modifica | modifica sorgente]

Gotti morì di cancro alla gola nel pomeriggio del 10 giugno 2002 al Centro Medico Statunitense per i Prigionieri Federali a Springfield, Missouri, dove era stato trasferito non appena il cancro fu diagnosticato. Gotti aveva la porzione inferiore della mandibola rimossa a causa del cancro, ed era alimentato attraverso un tubo. Il corpo di Gotti fu portato a New York da un jet privato. Fu vestito con un completo blu e messo in uno scrigno di bronzo per 2 notti di veglia al Papavero Funeral Home. Limousine e auto piene di fiori sfilarono per le strade, mentre otto persone lo avrebbero portato al funerale. La processione funebre passò davanti alla casa di Gotti e al suo quartier generale sulla via per il cimitero. La Diocesi Cattolica di Brooklyn annunciò che la famiglia di Gotti non avrebbe avuto una sepoltura cristiana, ma le sarebbe stato concesso di avere un requiem dopo la sepoltura.

Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Boss della famiglia Gambino[modifica | modifica sorgente]



Salvatore D'Aquila
1909 - 1928

Al Mineo
1928 - 1930

Frank Scalice
1930 - 1931

Vincent Mangano
1931 - 1951

Albert Anastasia
1951 - 1957

Carlo Gambino
1957 - 1976

Paul Castellano
1976 - 1985

John Gotti
1985 - 2002

Peter Gotti
2002 - 2011

Domenico Cefalù
2011 - Attualmente


Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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