Sindacato ebraico

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Sindacato ebraico
Sindacato ebraico
Meyer Lansky, uno dei "padri fondatori" di Las Vegas
Area di origine New York City
Aree di influenza East Coast, Midwest, West Coast, Nevada
Periodo 1915 - 1980 (assorbita dalla mafia israeliana)
Alleati Cinque Famiglie
Chicago Outfit
altre famiglie mafiose italo-americane
mafia israeliana
Attività Racket
Traffico di droga
Gioco d'azzardo
Truffe
Ricettazione
Usura
Appalti
Prostituzione
Sindacati
Scommesse illegali
Omicidio su commissione

Il sindacato ebraico (dalla lingua inglese Jewish Syndicate, spesso identificato anche come mafia ebraica, mafia Kosher o Kosher nostra gioco di parole con Cosa Nostra e il termine ebraico kosher) è una locuzione usata dalla stampa statunitense per definire la criminalità organizzata ebraica operante negli Stati Uniti d'America.

Emerse negli Stati Uniti d'America tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo, dall'Europa orientale arrivò negli Stati Uniti una massa di immigrati ebrei, parte della quale produsse gangster del calibro di Max "Kid Twist" Zwerbach, "Big" Jack Zelig e Vach "Cyclone Louie" Lewis, in grado di competere e farsi riconoscere dalle bande italiane e irlandesi.

Verso la fine del XIX secolo a New York, Monk Eastman si mise alla guida di una banda, la banda Eastman in grado di competere con le bande italiane e irlandesi, in particolar con la Five Points Gang di Paul Kelly, per il controllo della malavita newyorkese. Nei primi anni venti, stimolati dalle opportunità economiche dei cosiddetti anni ruggenti e dal proibizionismo, alcuni ebrei emersero dallo scenario periferico delle bande per approdare a un livello organizzativo e operativo ben più radicato e fruttuoso, come Arnold Rothstein, ponendo sotto il loro controllo diverse imprese e attività.

Secondo l'esperto di crimine organizzato Leo Katcher, Rothstein "trasformò un'attività delinquenziale di teppisti in un grande business, il crimine organizzato, gestito come una società, con se stesso posto in cima".[2] Rothstein fu tra l'altro sospettato (e considerato) d'essere dietro allo scandalo dei Black Sox esploso all' edizione del 1919 della World Series.[3]

Seguendo la mano nera italiana, le bande ebraiche si specializzarono nell'estorsione, operando principalmente nel quartiere ebraico di Lower East Side; la più eminente tra queste era la mano nera ebraica capitanata da Jacob Levinsky, Charles “Charlie lo Zoppo” Litoffsky e Joseph Toplinsky agli inizi del 1900. Quindi già all’inizio del secolo scorso la malavita ebraica era significativa, tanto da dare origine ad uno slang criminale yiddish (per esempio il magnaccia era detto “simcha”, il detective “shamus”, e così via).[4]

Il crimine organizzato degli ebrei americani aveva origine nei bassifondi: da adolescenti o iniziando già in fase di prepubertà si riunivano in bande per estorcere denaro ai negozi, da giovani adulti praticavano lo schlamming (picchiare con tubi di ferro avvolti in carta da giornale i lavoratori in sciopero o persone non gradite), e una volta maturati entrvano nelle bande organizzate coinvolte in variegate attività illegali, in particolare il contrabbando d'alcolici durante il proibizionismo.[5]

I figli degli immigrati italiani, irlandesi, ebrei e di altre etnie erano tentati dal crimine, dal richiamo del denaro facile, con la prospettiva di grandi successi. Gli ebrei, si incontravano nei racket attorno a cui gravitavano. Ciò causò a New York un “boom di criminalità” ebraica all’inizio del XX secolo, che portò a numerosi arresti (un sesto dei delinquenti arrestati erano ebrei).[6] Tuttavia, il presunto "boom di criminalità" degli immigrati ebrei fu largamente gonfiato, e rimane sostanzialmente una leggenda urbana. Statistiche sul rapporto criminalità/etnia e criminologi sono concordi nell'affermare che il tasso di reati commessi da ebrei a New York in quel periodo sarebbe stato anzì, al di sotto della media se rapportato con il resto della società. Come descritto dal sociologo Stephen Steinberg, circa un sesto dei fermati totali a New York risultava essere ebreo negli anni '20, quando gli ebrei costituivano invece circa un terzo dell'intera popolazione newyorkese.[7]

Col proseguire del XX secolo, mafiosi del calibro di Benny Fein e Joe Rosenzweig entrarono nel racket del lavoro, il cui monopolio esercitato da Nathan Kaplan e Johnny Spanish della Five Points Gang, divenne causa di conflitto. Per anni le bande si rivaleggiarono nelle guerre per il racket del lavoro a New York, fino a che nel 1927 l'intero spazio fu conquistato da Jacob Shapiro, ponendo fine alla faida. Altri gangster ebrei coinvolti nel racket dei sindacati furono Mosè Annenberg e Arnold Rothstein, quest'ultimo considerato responsabile dello scandalo dei Black Sox all'edizione 1919 della World Series.[3]

Proibizionismo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo lo scrittore Leo Katcher, fu Arnold Rothstein a trasformare il crimine organizzato da un’attività di malviventi in un vero e proprio business. Egli fu il primo a vedere nel proibizionismo, che vietava la vendita, la produzione e il trasporto di alcol, un’occasione da sfruttare economicamente, riunendo le diverse bande in un’unica struttura gestita in modo imprenditoriale, di cui assunse la direzione.[2] Rothstein "capì il senso dei primi capitalismi del XX secolo (ipocrisia, esclusione, avidità) e riuscì a dominarli".

Considerato il "Mosè dei gangster ebrei"; il suo modello organizzativo fece scuola presso le altre mafie. Di lui il mafioso siculo-americano Lucky Luciano disse: "Mi ha insegnato tutto, anche come vestire"; citazione, questa, poi presa in prestito dal cinema gangsteristico, dove gli stereotipati abiti dei mafiosi americani sono direttamente ricollegabili al vestiario usato da Rothstein.[8]

Fu proprio negli anni del proibizionismo (1920-1933) che i gangster ebrei divennero più prominenti e importanti nel mondo del crimine statunitense. Con questa estensione delle attività ad altre grandi città - come Cleveland, Detroit, Minneapolis, Newark, Philadelphia – la mafia ebraica si specializzò nel traffico di stupefacenti, oltre alle attività relative alla prostituzione. Le numerose bande per il contrabbando erano dirette da Meyer Lansky, Bugsy Siegel, Moe Dalitz, Charles Solomon, Abner Zwillman, Abe Bernstein con la sua The Purple Gang[9].

Il boss più importante della Mafia Ebrea fu Dutch Schultz definito tra gli anni 1924 e il 1935 "Il Re di New York". In seguito la caduta dell'Impero di Dutch Schultz, sorsero anche altri nomi di minore importanza arricchiti dal proibizionismo, come Moe Dalitz, Charles "King" Solomon e Abner "Longy" Zwillman[10].

Dopo la Guerra castellammarese, si tenne al Franconia Hotel di New York l'11 novembre 1931 una riunione tra esponenti della mafia italiana ed ebraica, cui parteciparono Jacob Shapiro, Louis "Lepke" Buchalter, Joseph "Doc" Stacher, Hyman "Curly" Holtz, Louis "Shadows" Kravitz, Harry Tietlebaum, Philip "Little Farvel" Kovolick e Harry "Big Greenie" Greenberg. In quest’incontro Lucky Luciano e Lansky riuscirono a convincere i gangster ebraico-americani ad unirsi in una cooperazione che verrà denominata "Sindacato nazionale del crimine". Pare che a fine riunione, Bugsy Siegel dichiarò: "Gli Yids e i dagos non saranno più in lotta fra loro".[11]

Venne meno la diffidenza a collaborare con non-ebrei e, i gangster ostili a ciò gradualmente diminuirono o sparirono, come il famoso contrabbandiere d'alcolici Waxey Gordon, con base a Philadelphia, che fu condannato e imprigionato per evasione fiscale. Alla sua carcerazione, il suo ruolo fu ricoperto da Nig Rosen e Max "Boo Hoo" Hoff.

Sotto Lansky, i gangster ebrei furono coinvolti nel giro dei giochi clandestini di Cuba e Las Vegas.[12] Gli interessi del sodalizio Lansky-Luciano spaziarono anche negli omicidi su commissione tanto che, fino al suo arresto, a guidare la squadra di assassini professionisti Murder Inc. per un certo periodo ci fu il mafioso ebreo Louis Buchalter.[13]

Dopo la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Per decenni dopo la II Guerra Mondiale, le figure dominanti nel crimine organizzato furono quelle della seconda generazione dei criminali ebrei e italiani, che spesso collaboravano insieme. Alla fine degli anni '60 erano ancora presenti ebrei nel mondo mafioso, una presenza che portò il gangster losangelino Jack Dragna a dichiarare al sicario Jimmy Fratianno, poi collaboratore di giustizia:

"Meyer ha una famiglia ebrea costruita seguendo le medesime caratteristiche della cosa nostra. Ma la sua famiglia si estende in tutta la nazione. Ha ragazzi come Lou Rhody, Moe Dalitz, Doc Stacher, Gus Greenbaum, ragazzi fottutamente svegli, buoni uomini d'affari, e sanno bene come fare a fotterci."[11][14][15]

Il crimine organizzato ebraico-americano, derivava dalla povertà e dalle difficili condizioni di vita. Ciò è dimostrato dal fatto che, con il miglioramento della vita degli ebrei, ci fu di pari passo la scomparsa del racket ebraico o la sua fusione con un ambiente criminale americano più etnicamente assimilato.[6] Infatti, loro gangster più emergenti come Meyer Lansky, Dutch Schultz e Bugsy Siegel, non fondarono famiglie criminali come i mafiosi italiani, tanto che, dopo la II Guerra Mondiale, rimasero delle figure legate al crimine organizzato, ma le vere e proprie organizzazioni criminali e le bande, gradualmente scomparvero.[16][17]

Dalla fine del XX secolo a oggi[modifica | modifica wikitesto]

Come detto, la mafia ebraica smise d'essere l'originario organico già durante la metà del XX secolo lasciando gran parte dei propri affari in mano a Cosa nostra americana prima e alle nuove mafie dopo (subentrate a pieno titolo in diversi traffici per via della repressione attuata dal governo a partire dagli anni '90 verso la mafia italoamericana, tradizionalmente e storicamente la più ricca e radicata organizzazione criminale sul suolo nordamericano).

Per queste ragioni, in anni più recenti il crimine organizzato ebraico-americano è riapparso nelle forme della mafia israeliana e della mafia russa, anche se non bisogna dimenticare che molti immigranti sovietici finsero un’identità ebraica per riuscire ad entrare liberamente negli Stati Uniti e che quindi, rispetto ai loro predecessori, avessero molti più elementi in comune con la cultura russa e la repubblica sovietica.[18]

Tra i mafiosi israeliani di un certo calibro ricordiamo Ludwig Fainberg, trafficante d'armi, Yehuda “Johnny” Attias e Moussan Alyian, pesantemente coinvolti nel traffico di droga da Amsterdam e Thailandia e di hashish dalla Turchia. Ma negli anni novanta del XX secolo i membri principali furono arrestati e la mafia israeliana a New York si sfaldò di lì a poco.

La famiglia Abergil (organizzazione criminale israeliana), è coinvolta nel traffico di ecstasy negli Stati Uniti.[19]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

I mafiosi ebrei americani sono stati coinvolti in diverse attività criminali, come l'omicidio, estorsione, contrabbando d'alcolici, prostituzione[20] e traffico di droga. Hanno giocato anche un ruolo fondamentale nella formazione dei primi movimenti operai di New York, specie nei sindacati e nelle unioni del settore autotrasporti, e nell'industria avicola. I mafiosi ebrei, essendo le loro attività in conflitto con la deontologia della religione ebraica, destarono particolare preoccupazione all'interno delle comunità ebraiche, poiché veniva alimentato l'antisemitismo.[21] Le forme di criminalità organizzata di stampo ebraico furono anche strumentalizzate da cartelli antisemiti e anti-immigrazione per attirare supportatori e rendere credibili i loro programmi. Le bande ebraiche erano presenti più o meno in tutte le maggiori città statunitensi e, a New York, nel Lower East Side e a Brownsville tenevano sotto scacco interi quartieri.[22]

Si può quindi dire che il crimine organizzato degli ebrei americani altro non fu se non una copia, un riflesso di quel che accadde allo stesso modo per una parte degli immigrati appena sbarcati negli Stati Uniti (inglesi, tedeschi, irlandesi, italiani, asiatici, ispanici), ovvero la costituzione di bande criminali su base etnica. Proprio l'etnicità alla base delle diverse forme di crimine organizzato portò al diffondersi di teorie del complotto all'interno dello stesso sistema giuridico americano, secondo cui queste mafie sarebbero state entità aliene, estranee al sistema, ma al contempo vitali e unite. Il coinvolgimento moderno degli immigrati di nuovo arrivo nel crimine organizzato, ha portato allo stereotipo secondo cui gli immigrati corromperebbero la moralità degli statunitensi già residenti. I mafiosi ebrei si avvalsero di una complessa rete di relazioni criminali interetniche, collaborando con Cosa nostra americana, subendone e seguendone talvolta le direttive, e anche con la mafia irlandese stabilitesi prima degli anni venti.[23]

Il crimine organizzato ebraico-americano fa parte di un'intera letteratura, in particolare negli Stati Uniti, in cui emergono soprattutto le figure dei gangster e dei pugili tra cui gli ebrei godevano di un ruolo privilegiato, per la gioia e l'orgoglio degli altri ebrei, desiderosi di emanciparsi dallo stereotipo della razza intellettuale, professionale e fisicamente innocua. Non bisogna però dimenticare che questa criminalità organizzata rappresentò una questione socialmente importante, perché erano proprio altri ebrei le principali vittime dei gangster, i quali alimentavano anche la propaganda antisemita.[24][25][26] Secondo Rich Cohen, autore di Tough Jews: Fathers, Sons and Gangster Dreams:

"Se i mafiosi ebrei fossero cresciuti oggi, se non fossero andati legittimandosi, se gli ebrei della mia generazione non li considerassero una finzione, alla pari di creature come Bigfoot e Nessie, penso che la comunità ebraica sarebbe migliore."[25]

Secondo Cohen, i mafiosi ebrei contribuirono, anzi giocarono un ruolo nell'emancipazione delle comunità ebree americane da antichi stereotipi. Tuttavia, nella descrizione di Cohen sui mafiosi ebrei ignora le loro immoralità e i crimini (estorsione anche ricorrendo alla violenza, prostituzione forzata di donne ebree, omicidi di altri ebrei),[20] generalmente considerati una piaga dagli stessi ebrei.[27] La letteratura e la stampa yiddish negli anni venti e trenta fu unanime nel condannare il crimine organizzato degli ebrei.[senza fonte]

I rapporti con Israele[modifica | modifica wikitesto]

Diversi famigerati mafiosi ebrei americani hanno provveduto a supportare la causa israeliana sul piano finanziario attraverso donazioni a organizzazioni ebraiche fin dalla proclamazione d'indipendenza dello Stato nel 1948. Diversi mafiosi per sfuggire a una imminente cattura, processi e/o deportazioni hanno utilizzato la legge del ritorno, la quale permette la cittadinanza israeliana a qualunque ebreo del mondo. Tra i più famosi v'è Joseph Stacher, che contribuì a costruire il paradiso del gioco d'azzardo di Las Vegas su commissione della mafia di religione ebraica e nazionalità italiana, coalizzate insieme sotto il sindacato nazionale del crimine. Il primo ministro Golda Meir cercò di soppiantare questa tendenza e, nel 1970, negò l'ingresso a Meyer Lansky, considerato il più influente, nonché celebre, mafioso di religione ebraica ma di nazionalità Americana, grazie al suo impero economico fondato sul gioco d'azzardo.

Nel 2011, Wikileaks ha pubblicato un documento dell'ambasciata statunitense in Israele intitolato "Israel: The Promised Land of Organized Crime?", concernente il radicamento del crimine organizzato internazionale in Israele, diventandone il fulcro, e le preoccupazioni espresse del governo americano in merito a tale situazione.[28]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Forgetting sixth commandment: Jewish gangsters were once known in organized crime circles as the "Kosher Nostra", The Jewish Independent, September 19, 2008
  2. ^ a b Katcher, Leo (1959/1994). The Big Bankroll. The Life and Times of Arnold Rothstein, New York: Da Capo Press
  3. ^ a b Pietrusza, David (2003). Rothstein: The Life, Times, and Murder of the Criminal Genius Who Fixed the 1919 World Series. New York: Carroll & Graf Publishers. ISBN 0-7867-1250-3
  4. ^ Free-wheeling U.S. spirit stoked gangsters, prof says, Jewish Bulletin of Northern California, December 4, 1998
  5. ^ This You Call a Stick-Up?, The New York Times, April 12, 1998 (Review of Tough Jews by Rich Cohen)
  6. ^ a b The Second Generation from the Last Great Wave of Immigration: Setting the Record Straight, by Nancy Foner, Hunter College and the Graduate Center of the City University of New York & Richard Alba, State University of New York at Albany, October 2006
  7. ^ Higher Immigration, Lower Crime, by Daniel Griswold, Commentary Magazine, December 2009
  8. ^ Defenders of the faith, The Guardian, Saturday July 6, 2002; Cohen, Rich (1999). Tough Jews: Fathers, Sons, and Gangster Dreams, London: Vintage
  9. ^ Kavieff, Paul R. (2000). The Purple Gang: Organized Crime in Detroit, 1910-1945. New York: Barricade
  10. ^ Sann, Paul (1971). Kill the Dutchman!: The Story of Dutch Schultz. New Rochelle, New York: Arlington House.
  11. ^ a b Sifakis, Carl (2005). The Mafia Encyclopedia. New York: Da Capo Press. ISBN 0-8160-5694-3
  12. ^ Lacey, Robert (1991). Little Man: Meyer Lansky and the Gangster Life, New York: Little Brown.
  13. ^ Turkus, Burton, and Sid Feder (1951). Murder, Inc.: The Story of the Syndicate. New York: Farrar, Straus and Young.
  14. ^ Lewis, Brad. Hollywood's Celebrity Gangster: The Incredible Life and Times of Mickey Cohen. New York: Enigma Books, 2007. (pg. 34) ISBN 1-929631-65-0
  15. ^ (EN) Ovid Demaris, The Last Mafioso, Bantam Books, 1981, p. 47, ISBN 0-8129-0955-0.
  16. ^ Defenders of the faith, The Guardian, Saturday July 6, 2002
  17. ^ Steffensmeier, Darrell J. and T. Ulmer (2005). Confessions of a Dying Thief: Understanding Criminal Careers and Illegal Enterprise. New Brunswick (NJ): Aldine Transaction. ISBN 0-202-30760-3
  18. ^ Robert I. Friedman, Red Mafia: How the Russian Mob Has Invaded America ISBN 0316294748
  19. ^ Israel struggles to keep a lid on crime, BBC News, June 7, 2004
  20. ^ a b Edward J. Bristow, Prostitution & Prejudice, The Jewish Fight against White Slavery, 1870-1939, Schocken, 1983
  21. ^ Killer Jews, by Rachel Rubin, Journal of Criminal Justice and Popular Culture, 8(2) (2001) 145-148
  22. ^ Books: Jewish Crime, The New York Times, August 8, 1984
  23. ^ Organized Crime, USA: Changing Perceptions from Prohibition to the Present Day, Michael Woodiwiss, BAAS Pamphlet No. 19 (First Published 1990)
  24. ^ European Anti-Semitism and Anti-Americanism, by Andrei Markovits, in: O'Connor, Brendon (Ed.) (2007). Anti-Americanism: Historical perspectives, Westport (CT): Greenwood Publishing Group ISBN 184645025X
  25. ^ a b Cohen, Rich (1999). Tough Jews: Fathers, Sons, and Gangster Dreams, London: Vintage; Review of Tough Jews in The New York Times. For a critique on this interpretation, see: Adam Levitin, Tough Jews by Rich Cohen, Commentary, August 1998. See also: Home Boys, by Paul Breines, Los Angeles Times, March 29, 1998; Jews You Can Use: The so-called glamour of the Jewish mob, by Jeffrey Goldberg, Slate, April 12, 1998; and Tough Guys, by Tom Teicholz, Jewish Journal, August 13, 2004
  26. ^ Defenders of the faith, by Linda Grant, The Guardian, July 6, 2002
  27. ^ Gangsters, Genes, Guns & Gamblers, Moment, July/August 2008
  28. ^ WikiLeaks: U.S. worried Israel becoming 'the promised land' for organized crime, Haaretz, December 3, 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]