Sam Giancana

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Sam Giancana

Salvatore Giancana, nato Salvatore Giangana e soprannominato Sam, Mo, Momo, Mooney[1] e il Castigamatti (Chicago, 15 giugno 1908Oak Park, 19 giugno 1975), è stato un criminale statunitense italoamericano, di discendenza siciliana.

Alcune teorie del complotto, i cui sostenitori basano su alcune ipotesi della United States House Select Committee on Assassinations, lo ritengono il mandante dell'assassinio di John F. Kennedy.[2]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Sam Giancana nacque in una famiglia siciliana originaria di Partanna, in provincia di Trapani, ed iniziò la carriera criminale negli anni venti, nella Banda dei 42. In seguito divenne guardia del corpo di Al Capone, e acquisì la fama di abile autista ed implacabile assassino. Grazie alla sua abilità e spietatezza divenne ben presto capo indiscusso della temutissima Chicago Outfit dal 1957 al 1966, e con il supporto di Tony Accardo comandò con crudeltà, astuzia e lungimiranza il traffico di droga, il gioco d'azzardo, la prostituzione e le scommesse clandestine, in particolare quelle relative al mondo del pugilato.

Potentissimo esponente nel settore dei sindacati, negli anni consolidò i propri rapporti con il mondo politico, a tal punto che molteplici storici affermano ad esempio che egli sia il principale artefice della vittoria d'un soffio alle elezioni del 1960, che portò alla nomina a Presidente degli USA John Fitzgerald Kennedy, il cui padre, Joseph Patrick Kennedy, ricchissimo uomo d' affari, diplomatico e politico dal passato torbido, durante gli anni del proibizionismo aveva avuto stretti legami, non solo d'affari (condividendone la medesima fede cattolica), coi membri delle più importanti Famiglie mafiose: Kennedy Senior, difatti, si rivolse a Giancana, quale extrema ratio, per aver la sicurezza di coronare il proprio sogno di far ottenere al figlio John, già affermato Senatore del Massachusetts, i determinanti voti di Chicago, ingenti capitali e parte del supporto logistico per la corsa alla Presidenza.

Negli anni 1960, quindi, molteplici testimonianze, affidavit e rapporti sia della CIA, sia dell'FBI, nonché di numerose commissioni senatoriali, attestano come Giancana abbia avuto stretti e cointeressenti rapporti con Joe Kennedy attraverso la mediazione del già famosissimo crooner, celebre cantante ed affermato attore italoamericano noto come The Voice, Frank Sinatra. Egli era infatti comproprietario con Giancana al 25% del secondo più importante casinò di Las Vegas e con Raymond Patriarca Sr. e Gaetano Lucchese, due altri boss mafiosi, dell'ippodromo di Boston.

Sembra peraltro - ma su tali aspetti le fonti di cognizione sono contraddittorie - che in quegli anni Giancana venne persino reclutato dalla Cia per assassinare Fidel Castro, che nel 1959 aveva preso il potere, a seguito della caduta del regime di Fulgencio Batista già capo di un governo corrotto che stringeva affari con i capitalisti statunitensi e i mafiosi italoamericani. Il piano tuttavia non fu mai messo in atto, e riferendosi a tale episodio, il capomafia affermò spavaldamente che Cosa Nostra e la Cia erano due facce della stessa moneta.

Nella sua vita più di settanta volte venne incriminato, ma fu imprigionato solamente due volte. Dopo aver perso, per inaspettatti e per lui strazianti tradimenti, il comando della Chicago Outfit, scappò in Messico, ove visse per quasi un decennio, ma nel 1975, dopo una lunga battaglia legale, gli Stati Uniti ne ottennero l' estradizione. Prima di testimoniare in uno dei numerosi processi a suo carico, però, fu assassinato in circostanze misteriose nel seminterrato della sua casa a Oak Park, in Illinois, il 19 giugno 1975. Si sospetta che la Cia abbia avuto un ruolo nella sua uccisione, allo scopo di prevenire una serie di scomode rivelazioni.

Giancana e l'omicidio Kennedy[modifica | modifica sorgente]

Talune teorie della cospirazione collegano Giancana agli omicidi del Presidente Kennedy e del fratello Robert oltre che di Marilyn Monroe, acclarata amante di entrambi i Kennedy, oltre che di Sinatra. In merito, in particolare, Salvatore Bonanno, figlio del potentissimo boss Banana, alias Joseph Bonanno, ha rivelato nelle sue memorie letterarie dal titolo «Bound by Honour, a Mafioso's Story», che, essendo stata artefice determinante della vittoria elettorale del 1960 di JFK su Nixon, quale nuovo Presidente USA della nuova frontiera, la Mafia italo-americana, si era sentita tradita dalla presa di distanza del Kennedy e ne decretò la morte (come avverrà verosimilmente anche per il fratello Bob, già segretario di stato alla giustizia e poi candidato Presidente). Prova ne sia che un affiliato alla Chicago Outfit, tra John Roselli o James Files o Charles Nicoletti sarebbe il complice di Lee Harvey Oswald, il celebre secondo attentatore di JFK.

A tal uopo nel 1996 in «Delinquenti perfetti, eroi imperfetti», Ronald Goldfaber, ex funzionario al ministero della Giustizia ed amico personale di Robert Kennedy, rivela come Bob, divenuto ministro nel 1961, aveva dichiarato guerra alla mafia, ma aveva poco dopo scoperto il segreto di John. Poiché aveva letto in un dossier dell'Fbi, che risultava come Frank Sinatra avesse rapporti di affiliazione esterna - era 'ntisu - con l'«onorata società», Bob Kennedy convinse il presidente a non frequentare più Sinatra, e a troncare la relazione con l'amante di entrambi Judith Exner, donna di diversi boss siculo-americani. Scrive Goldfaber, a tale scopo «L'attore aveva costruito un eliporto per John nella sua villa, ma questi ogni volta che visitava Hollywood andava a casa del concorrente Bing Crosby».

Stando a Goldfaber, la reazione di Sinatra fu violenta[3] e si rivolse al suo protettore Sam Giancana le cui lucrose attività paralegali ed illegali stavano subendo, al contempo, una forte pressione investigativa con un vero e proprio accerchiamento da parte dell'Fbi. Il capo dei capi di Chicago, allora, incaricò per ben tre volte Sinatra - come affermato dalla sua Terza figlia, Tina Sinatra nel corso del documentario del 2000 della CBS intitolato 60 minutes[4] - d'incontrare il patriarca Joe Kennedy affinché inducesse i figli a «cessare la guerra». Poi mandò un messaggio al presidente che se voleva parlargli «sapeva tramite chi passare» (cioè Sinatra). Goldfaber conclude che il braccio di ferro sfociò in un complotto della mafia per assassinare Kennedy a Dallas nel 1963.

Influenza sui media[modifica | modifica sorgente]

Stemma della città di Chicago Predecessore: Boss Chicago Outfit Successore: Stemma della città di Chicago
Tony Accardo 1957 - 1966 Sam Battaglia
Elenco dei Boss della Chicago Outfit
Giacomo Colosimo (1910-1920) | Johnny Torrio (1920-1925) | Al Capone (1925-1932) | Paul Ricca (1932-1947) | Tony Accardo (1947-1957) | Sam Giancana (1957-1966) | Sam Battaglia (1966) | Jackie Cerone (1966-1969 ) | Felix Alderisio (1969-1971) | Joseph Aiuppa (1971-1986) | Joseph Ferriola (1986-1989) | Samuel Carlisi (1989 - 1993) | John DiFonzo (1993-in carica)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ il soprannome "Momo" gli deriva da "Mooney" cioè pazzo
  2. ^ Waldron, Lamar, Hartmann, Thom. Ultimate Sacrifice: John and Robert Kennedy, the Plan for a Coup in Cuba, and the Murder of JFK. Carroll & Graf. 2006. ISBN 0-7867-1832-3
  3. ^ Kitty Kelley, "His Way: The Unauthorized Biography of Frank Sinatra"
  4. ^ Gildo De Stefano, "The Voice - Vita e italianità di Frank Sinatra", Roma 2011

Controllo di autorità VIAF: 20481978 LCCN: n91104138

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