Michelangelo Merisi da Caravaggio

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Ottavio Leoni, Ritratto di Caravaggio, 1621. Carboncino nero e pastelli su carta blu, 23.4 x 16.3 cm. Firenze, Biblioteca Marucelliana, inventario n. BMF DIS. VOL. H n. 4

Michelangelo Merisi (o Amerighi), noto come il Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571Porto Ercole, 18 luglio 1610) è stato un pittore italiano. Formatosi tra Milano e Venezia ed attivo a Roma, Napoli, Malta e in Sicilia fra il 1593 e il 1610, è uno dei più celebri pittori italiani di tutti i tempi, dalla fama universale. I suoi dipinti, che combinano un'analisi dello stato umano, sia fisico che emotivo, con un drammatico uso della luce, hanno avuto una forte influenza formativa sulla pittura barocca.[1][2][3]

Di animo particolarmente irrequieto, affrontò diverse vicissitudini durante la sua breve esistenza. Data cruciale per l'arte e la vita di Merisi fu quella del 28 maggio 1606, a partire dalla quale, essendosi reso responsabile di un omicidio durante una rissa e condannato a morte per lo stesso, dovette vivere in costante fuga per scampare alla pena capitale.

Il suo stile influenzò direttamente o indirettamente la pittura dei secoli successivi costituendo un filone di seguaci racchiusi nella corrente del caravaggismo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Caravaggio, Fanciullo con canestro di frutta, 1592 ca. Olio su tela, 70 x 67 cm. Roma, Galleria Borghese.

Giovinezza e formazione (1571-1595)[modifica | modifica sorgente]

Prima del ritrovamento del certificato di battesimo di Michelangelo Merisi, si credeva che il pittore fosse nato nel paese bergamasco di Caravaggio, nel 1573. A seguito della scoperta archivistica nel Liber Baptizatorum della Parrocchia di Santo Stefano in Brolo, è ormai fuor di dubbio che Merisi sia nato a Milano, e probabilmente il giorno 29 settembre (giorno di San Michele Arcangelo, da cui forse il nome Michelangelo. Meno certa è invece la data del 25 settembre[4]), visto che il certificato di battesimo è datato 30 settembre 1571. Tale documento recita: «Adi 30 fu batz.o [battezzato] Michel angelo f[ilio] de d[omino] Fermo Merixio et d[omina] Lutia de Oratoribus/ compare d[omino] Fran[cesco] Sessa».[5]

Pur essendo nato a Milano, i genitori del pittore - Fermo Merisi e Lucia Aratori - erano nativi di Caravaggio. Nel gennaio 1571 i genitori si sposarono e, sotto la protezione e l'aiuto del nobile marchese Francesco I Sforza di Caravaggio e conte di Galliate (che gli fece da testimone di nozze), si trasferirono a Milano, probabilmente per lavoro, poiché sembra che Fermo Merisi fosse un magister (cioè uno dei maestri-architetti addetti ai cantieri delle chiese milanesi).[6] È dunque ipotizzabile che essi vivessero nel quartiere centrale milanese dove, appunto, alloggiavano le maestranze della "fabbrica del Duomo di Milano", e delle quali faceva probabilmente parte anche Fermo. Di diverso avviso è, invece, Maurizio Calvesi, che ritiene che Fermo Merisi fosse in realtà "maestro di casa" dei marchesi di Caravaggio e che esercitasse "sia pure modestamente, il mestiere di architetto".[7]

Caravaggio, I musici, 1595 ca. Olio su tela, 92.1 x 118.4 cm. New York, Metropolitan Museum of Art.

Oltre a lui, è confermata anche l'esistenza di una sua sorella[8], Caterina[9], più altri due fratelli[10], uno dei quali, Gianbattista, si farà prete.
Nel 1577, a causa della peste, i Merisi lasciarono Milano e tornarono a Caravaggio per sfuggire all'epidemia, ma qui morirono sia il padre che i nonni del pittore. Terminata l'epidemia, nel 1584, Michelangelo torna nel capoluogo lombardo e mandato a bottega da Simone Peterzano,[11] un pittore esponente del manierismo lombardo, che si professava un diretto allievo di Tiziano (si veda l'iscrizione in calce al suo autoritratto). Il contratto di apprendistato, datato 6 aprile 1584, è firmato dalla madre, per un costo pari a poco più di quaranta scudi d'oro. Secondo Mia Cinotti e Gian Alberto dell'Acqua, "il contratto di apprendistato col Peterzano, del 6 aprile 1584, sanzionava certamente un rapporto già in atto, perché Michelangelo risulta abitante nella casa del maestro."[12] Tutte le varie date dei documenti sono certe, considerando che in quel periodo era appena stato riformato il calendario.

L'apprendistato del giovane pittore si protrae per circa quattro anni, durante i quali apprende la lezione dei maestri della scuola pittorica lombarda e veneta. Dalle Considerazioni sulla pittura di Giulio Mancini (1558-1630), uno dei biografi dell'artista, abbiamo notizia del carattere del giovane Caravaggio in quegli anni: «Studiò in fanciullezza per quattro o cinque anni in Milano, con diligenza ancorché di quando in quando, facesse qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande».
Gli anni che vanno dal 1588, anno di scadenza del contratto con Peterzano, al 1592, ultima testimonianza della sua presenza di Caravaggio in Lombardia prima di raggiungere Roma, sono piuttosto nebulosi. Secondo quanto scrive Giulio Mancini, la madre del pittore muore a Milano il 29 novembre 1591. Risolte le pratiche sulla spartizione dell'eredità (di cui è pervenuta la documentazione d'archivio), il giovane Merisi lascia definitivamente la Lombardia per andare a Roma a circa metà del 1592[4] Tuttavia, secondo il biografo Giovanni Pietro Bellori (1585-1655), il giovane pittore, che era «d'ingegno torbido, e contentioso», sarebbe fuggito da Milano per altre ragioni, definite vagamente «discordie», e sarebbe quindi giunto «in Venetia ove si compiacque tanto del colorito di Giorgione, che se lo propose per iscorta nell'imitatione»[13].
Secondo altre fonti[quali?], il pittore andò a Venezia col maestro Peterzano per un soggiorno di breve durata. Bellori è comunque l'unico biografo a menzionare un soggiorno di Merisi a Venezia e, ad oggi, tale notizia è fortemente dibattuta, giacché una sua presenza in quella città non è stata mai confermata da documenti d'archivio. Tuttavia, nell'ipotesi in cui l'informazione di Bellori sia attendibile e che Caravaggio sia effettivamente andato a Venezia, i legami stilistici con la grande scuola veneta di Giorgione, Tiziano e Tintoretto sarebbero facilmente spiegabili.[14] Occorre comunque precisare che lo stile di Caravaggio avrebbe potuto risentire degli influssi veneti anche senza un viaggio nella città lagunare, poiché in quegli anni il dominio della Serenissima arrivavava fino a Bergamo, con inevitabili ripercussioni anche sul piano artistico.
Secondo lo studioso Longhi, per lo sviluppo del futuro stile del pittore, sarebbe stata di capitale importanza la riflessione giovanile su alcuni maestri lombardi, soprattutto di area bresciana, quali Foppa, Bergognone, Savoldo, Moretto e Romanino, che Longhi definisce pre-caravaggeschi. A questa scuola si dovrebbero, infatti, l’avvio della rivoluzione luministica e la caratterizzazione naturalistica (contrapposta a certa aulicità rinascimentale) dei soggetti dipinti, elementi centrali della pittura di Caravaggio.[15].

Caravaggio, I bari, 1595 ca. Olio su tela, 91.5 x 128.2 cm. Fort Worth, Kimbell Art Museum.

I successi a Roma (1594-1606)[modifica | modifica sorgente]

Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto, 1594-1595 ca. Olio su tela, 135,5 x 166,5 cm. Roma, Galleria Doria Pamphilj.

La sua presenza a Roma nel periodo dal 1592 al 1593 non è sostenuta da fonti storiche certe, tuttavia sappiamo che nel 1594 è sicuramente ospite di monsignor Pandolfo Pucci da Recanati, da lui soprannominato monsignor Insalata, dall'unico alimento di vitto che gli forniva. Ha inoltre rapporti artistici, più o meno fugaci, con degli altri pittori locali. Dapprima presso il siciliano Lorenzo Carli, autore di opere destinate alle fasce più modeste del mercato, poi ha un breve sodalizio con Antiveduto Gramatica e, infine, frequenta per alcuni mesi la bottega di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino.[16][17] Successivamente, per una malattia, viene ricoverato all'ospedale della Consolazione e, a causa di questo evento, interrompe il rapporto con il Cesari.[18] Durante queste esperienze probabilmente Caravaggio viene impiegato come esecutore di nature morte e di parti decorative di opere più complesse, ma, in merito, non si ha nessuna testimonianza certa. Un'ipotesi, priva in ogni caso di riscontro documentale, è che Caravaggio possa aver realizzato i festoni decorativi della cappella Olgiati, nella basilica di Santa Prassede a Roma, cappella affrescata dal cavalier d’Arpino.

L'amicizia con il cardinal Del Monte[modifica | modifica sorgente]

Grazie a Prospero Orsi (meglio noto come Prosperino delle Grottesche), pittore con il quale strinse una forte amicizia, Merisi nel 1597 conobbe il cardinal Francesco Maria del Monte (1549-1627), grandissimo uomo di cultura ed appassionato d'arte che, incantato dalla sua pittura, acquistò alcuni dei suoi quadri; il giovane lombardo entrò quindi al suo servizio, rimanendovi per circa tre anni. Del Monte, secondo Bellori: «ridusse in buono stato Michele e lo sollevò dandogli luogo onorato in casa fra i gentiluomini».[19]
La fama dell'artista cominciò a salire all'interno dei più importanti salotti dell'alta nobiltà romana. L'ambiente fu scosso dalla sua rivoluzionaria pittura, che si pose immediatamente al centro di forti discussioni ed accese polemiche. Grazie alle commissioni del suo influente ed illuminato prelato, Caravaggio mutò il suo stile, abbandonando le tele di piccole dimensioni ed i singoli ritratti e cominciando a dedicarsi alla realizzazione di opere complesse, con gruppi di più personaggi descritti in un episodio specifico. Uno dei primi lavori di questo periodo è il Riposo durante la fuga in Egitto.
Nel giro di pochi anni la sua fama crebbe in maniera esponenziale, Caravaggio divenne un mito vivente per un'intera generazione di pittori che ne esaltavano lo stile e le tematiche.

Le opere romane dal 1599 in poi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1599 Caravaggio, grazie all'aiuto del cardinale Francesco Maria del Monte, ricevette la prima commissione pubblica per tre grandi tele da collocare all'interno della cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma.[20][21] I dipinti che Caravaggio doveva realizzare riguardavano degli episodi tratti dalla vita di san Matteo: la Vocazione ed il Martirio.

Caravaggio, Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi, 1600. Olio su tela, 268 x 197 cm. Già Palermo, Oratorio di San Lorenzo. Trafugato nel 1969.
Caravaggio, Conversione di san Paolo, 1601. Olio su tela, 230 x 175 cm. Roma, Basilica di Santa Maria del Popolo.

In meno di un anno il pittore concluse le due opere che gli aprirono il successo pubblico, così che ebbe immediatamente altri importanti incarichi. Dapprima da parte del commerciante Fabio Nuti, per un quadro che è stato identificato nella Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Palermo, a lungo ritenuta dipinta in Sicilia nel 1609.[22] Quindi, per la basilica di Santa Maria del Popolo. Per ordine del monsignor Tiberio Cerasi, che aveva acquistato una cappella in questa chiesa, gli vennero commissionati due dipinti: la Crocefissione di san Pietro e la Conversione di san Paolo. Contemporaneamente gli fu chiesta la realizzazione di una terza tela per la chiesa di San Luigi dei Francesi: San Matteo e l'angelo. Il pittore, nonostante conoscesse bene il gusto estetico dei suoi committenti, scelse dei soggetti popolari, che esprimessero in una dimensione reale e drammatica lo svolgersi degli eventi, rappresentando così i valori spirituali della corrente pauperista all'interno della chiesa cattolica.[23]

La prima versione del San Matteo e l'angelo, distrutta in Germania durante la seconda guerra mondiale, fu rifiutata, almeno a detta del pittore e biografo Giovanni Baglione. Questa notizia, ritenuta attendibile fino a tutto il XX secolo, è stata smentita da Luigi Spezzaferro nel 2000. L'insigne studioso ha dimostrato che la prima versione del San Matteo e l'angelo non era altro che una pala d'altare provvisoria, da collocare temporaneamente nella Cappella in attesa che vi terminassero i lavori. La tela provvisoria non solo dava la possibilità ai religiosi di officiare la messa in un ambiente più decoroso, ma offriva a Caravaggio la possibilità di mettere in mostra le sue capacità, con la speranza di ricevere - come poi avvenne - la commissione delle tele, oggi note come il Ciclo di San Matteo.[24] Quando a Caravaggio venne affidata la decorazione definitiva della Cappella Contarelli, la prima versione del San Matteo e l'angelo venne rimpiazzata dall'attuale tuttora in loco. Nel caso del San Matteo e l'angelo, dunque, non si trattò di un rifiuto ma di una sostituzione già prevista. L'informazione fornita da Giovanni Baglione non è quindi altro che una "malignità" da attribuire alla ben nota rivalità esistente tra Merisi e lo stesso Baglione, per la quale si rimanda alla bibliografia in nota.[25] L'episodio del presunto rifiuto del San Matteo e l'angelo, narrato anche da Bellori, coinvolge anche un altro importante protettore di Caravaggio, il Marchese Vincenzo Giustiniani (1564-1637). Queste le parole di Bellori:

« Qui avvenne cosa, che pose in grandissimo disturbo, e quasi fece disperare Caravaggio in riguardo della riputazione; poiché avendo egli terminato il quadro di mezzo di San Matteo e postolo sù l'altare, fu tolto via dai Preti, con dire che quella figura non aveva decoro, né aspetto di santo, stando à sedere con le gambe incavalcate, e co' piedi rozzamente esposti al popolo. Si disperava il Caravaggio per tale affronto nella prima opera da esso pubblicata in chiesa, quando il Marchese Vincenzo Giustiniani si mosse à favorirlo, e liberollo da questa pena; poiché interpostosi con quei Sacerdoti, si prese per sé il quadro, e glie ne fece fare un altro diverso, che è quello che si vede ora sul'altare.[26] »

Il marchese Giustiniani era un ricco banchiere genovese nell'orbita della corte pontificia (oltre che vicino di casa del cardinal Del Monte, visto che aveva sede in palazzo Giustiniani a Roma con il fratello cardinal Benedetto Giustiniani) e fu protettore di Caravaggio per molti anni; collezionò moltissime delle sue opere e contribuì moltissimo alla formazione culturale del pittore. In più di un'occasione, grazie alle sue ramificate influenze, riuscì a salvare l'artista dalle gravose questioni legali nelle quali era spesso implicato per colpa della sua indole aggressiva.[27]

Caravaggio, Crocifissione di san Pietro, 1601. Olio su tela, 230 x 175 cm. Roma, Basilica di Santa Maria del Popolo.

Un'altra opera comunemente ed erroneamente ritenuta rifiutata è la prima versione della Conversione di San Paolo, dipinta su legno di cipresso per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. Come dimostrato da Luigi Spezzaferro, la pala non fu rifiutata ma sostituita con l'attuale in seguito a nuovi accordi intervenuti tra l'artista e gli eredi del committente Tiberio Cerasi.[28]

Nel caso invece della Morte della Vergine, commissionata per la chiesa di Santa Maria della Scala a Roma, si trattò senza ombra di dubbio di un rifiuto.[29] La figura della Vergine, rappresentata con il ventre gonfio e con le caviglie e i piedi in vista, fu ritenuta indecente dai Carmelitani Scalzi che di conseguenza rifiutarono il dipinto. Oltre alla posa indecorosa, Baglione e Bellori scrivono che la Vergine era stata raffigurata addirittura come "morta gonfia". Scrive Spezzaferro:

« [...] per chi è romano e in modi più o meno simili parla ancora la lingua in cui scriveva il Baglione, ["morta gonfia"] significa semplicemente che la donna ritratta come la Vergine era un'umanissima donna incinta - o, più chiaramente, gravida - che era morta di parto. Con buona pace dei tanti esegeti che su questo quadro si sono esercitati, forse si possono ora comprendere meglio le sacrosante ragioni [all'origine del rifiuto] dei Carmelitani scalzi [...][30] »

Dunque, piuttosto che una morte per annegamento, il ventre gonfio suggeriva una gravidanza che, ovviamente, rendeva questa raffigurazione della Vergine ancora più scandalosa. L'opera di Caravaggio fu quindi rimossa e sostituita da un dipinto eseguito da Carlo Saraceni (1579-1620), raffigurante lo stesso soggetto. Nonostante il rifiuto dei Carmelitani Scalzi, la tela di Merisi fu immediatamente notata (e apprezzata) da Pieter Paul Rubens (1577-1640), celebre pittore fiammingo che all'epoca si trovava in Italia, al servizio di Vincenzo I Gonzaga (1562-1612) in qualità di pittore di corte. Rubens, che aveva anche l'incarico di arricchire la collezione del Duca di Mantova, suggerì a Vincenzo I di acquistare la Morte della Vergine per la considerevole cifra di 300 scudi.[31] Il dipinto, che fu acquistato da Rubens tra il febbraio e l'aprile del 1607, entrò così a far parte della ricchissima quadreria dei Gonzaga.[32] In seguito ai dissesti finanziari del casato dei Gonzaga, il duca Vincenzo II (quartogenito di Vincenzo I ed erede del titolo ducale a causa della morte degli altri fratelli) dovette svendere l'eccezionale collezione di famiglia. Parte di essa fu acquistata da Carlo I d'Inghilterra e fu così che la Morte della Vergine di Caravaggio lasciò l'Italia. In seguito alla morte per decapitazione di Carlo I, i dipinti della collezione Gonzaga furono acquistati dal finanziere e collezionista Everard Jabach e successivamente da Luigi XIV.[33] Il dipinto di Caravaggio arrivò così a Parigi, dove si trova tuttora (Musée du Louvre, Galerie des Italiens).[34]

I guai con la legge[modifica | modifica sorgente]

Durante il soggiorno presso palazzo Madama, dimora del cardinal Del Monte, Merisi si rese protagonista di un episodio spiacevole il 28 novembre del 1600: malmenò e percosse con un bastone Girolamo Stampa da Montepulciano, un nobile ospite del prelato: ne seguì una denuncia. In seguito gli episodi di risse, violenze e schiamazzi andarono via via aumentando; spesso il pittore venne arrestato e condotto presso le carceri di Tor di Nona.[35][36]

Non sarebbe comunque stato il primo guaio con la legge per il turbolento artista. Giovanni Pietro Bellori (uno dei suoi primi biografi) sostiene che, intorno al 1590-1592, Caravaggio, già distintosi per risse tra bande di giovinastri, avrebbe commesso un omicidio a causa del quale era fuggito da Milano prima per Venezia (dove studiò la pittura locale, in particolar modo Giorgione) e poi per Roma. Il suo trasferimento nella città papale non sarebbe stato, dunque, una meta prefissata, ma la conseguenza di una fuga.[37]

Caravaggio, Amor vincit omnia, 1602. Olio su tela, 156.5 x 113.3 cm. Berlino, Gemäldegalerie.

Nel 1602 dipinge la Cattura di Cristo e Amor vincit omnia. Nel 1603 fu processato per la diffamazione di un altro pittore, Giovanni Baglione, che querelò sia Caravaggio sia i suoi seguaci Orazio Gentileschi e Onorio Longhi, colpevoli di aver scritto rime offensive nei suoi confronti. Grazie all'intervento dell'ambasciatore francese, Merisi, condannato al processo, venne liberato e trasferito agli arresti domiciliari, seppur per poco (in precedenza, aveva scontato già un mese di carcere a Tor di Nona).[38]

Tra il maggio e l'ottobre del 1604 il pittore fu arrestato varie volte per possesso d'armi abusivo e ingiurie alle guardie cittadine; inoltre, fu querelato da un garzone d'osteria per avergli tirato in faccia un piatto di carciofi.[39]

Nel 1605 fu costretto a scappare a Genova per circa tre settimane, dopo aver ferito gravemente un notaio, Mariano Pasqualone da Accumuli, a causa di una donna: Lena, l'amante di Caravaggio.[40] L'intervento dei protettori dell'artista riuscì ad insabbiare l'accaduto anche se, al ritorno a Roma, il pittore venne querelato da Prudenzia Bruni, sua padrona di casa, per non aver pagato l'affitto; per ripicca, Merisi prese nottetempo a sassate la sua finestra, finendo nuovamente querelato. Nel novembre dello stesso anno, il pittore risulta degente per una ferita, che dice di essersi procurato da solo, cadendo sulla propria spada.[40]

Il fatto più grave però si svolse a Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606: a causa di una discussione causata da un fallo nel gioco della pallacorda (una sorta di tennis) il pittore venne ferito e, a sua volta, ferì mortalmente il rivale, Ranuccio Tomassoni da Terni, con il quale aveva avuto già in precedenza delle discussioni spesso sfociate in risse. Anche questa volta c'era di mezzo una donna, Fillide Melandroni, le cui grazie erano contese da entrambi. Probabilmente dietro l'assassinio di Ranuccio c'erano anche questioni economiche, forse qualche debito di gioco non pagato dal pittore o addirittura politiche: la famiglia Tomassoni infatti era notoriamente filo-spagnola, mentre Michelangelo Merisi era un protetto dell'ambasciatore di Francia.[41]

Il verdetto del processo per il delitto di Campo Marzio fu severissimo: Caravaggio venne condannato alla decapitazione, che poteva esser eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per la strada. In seguito alla condanna, nei dipinti dell'artista lombardo cominciarono ossessivamente a comparire personaggi giustiziati con la testa mozzata, dove il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del condannato.[42] Degli autoritratti di come fosse effettivamente il reale volto del pittore, forse uno dei più verosimili resta quello di un fuggitivo nella sua scena del Martirio di san Matteo. Tuttavia, il ritratto più noto del Merisi rimane quello ad opera di Ottavio Leoni, che lo conobbe personalmente ma lo eseguì almeno 11 anni dopo la sua morte. Lo stesso Leoni ritrarrà anche Galileo Galilei, praticamente contemporaneo del Merisi, nel 1624; alcuni hanno riconosciuto, in quest'ultimo, una grande somiglianza con il Pilato nella celebre tela Ecce Homo di Caravaggio del 1601.

La fuga da Roma[modifica | modifica sorgente]

La permanenza in città non era più possibile: ad aiutare Caravaggio a fuggire da Roma fu dunque il principe Filippo I Colonna che gli offrì asilo all'interno di uno dei suoi feudi laziali di Marino, Palestrina, Zagarolo e Paliano.[42] Il nobile romano mise in atto una serie di depistaggi, grazie anche agli altri componenti della sua famiglia che testimoniarono la presenza del pittore in altre città italiane, facendo così perdere le tracce del famoso artista.

Per i Colonna Caravaggio eseguì in quel periodo diversi dipinti, su tutti la Cena in Emmaus, nella scarna versione che oggi è a Brera.[43]

Caravaggio, Flagellazione di Cristo, 1607 ca. Olio su tela, 134.5 x 175.5 cm. Napoli, Museo di Capodimonte.

Gli ultimi anni (1606-1610)[modifica | modifica sorgente]

Il primo periodo napoletano[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 1606, Caravaggio giunse a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, dove rimase per circa un anno.
La fama del pittore era ben nota a tutti nella città. I Colonna lo raccomandarono ad un ramo collaterale della famiglia residente a Napoli: i Carafa-Colonna. Qui il Merisi visse un periodo felice e prolifico per quanto riguarda le commissioni. Furono infatti eseguiti: la Giuditta che decapita Oloferne (1607), scomparsa e di cui forse esiste una copia coeva facente parte delle collezioni del banco di Napoli; la Sacra famiglia con san Giovanni Battista (1607), appartenente alla collezione privata Clara-Otello Silva a Caracas; una prima versione della Flagellazione di Cristo (1607), conservata presso il musée des beaux arts di Rouen; la Salomè con la testa del Battista (1607), al National Gallery di Londra; la prima versione di Davide con la testa di Golia (1607), al Kunsthistorisches Museum di Vienna; la Crocifissione di sant'Andrea (1607), presso il Cleveland Museum of Art ed infine, la più importante, che si ipotizza sia stata commissionata dai Carafa-Colonna, forse per collocarla nella cappella di famiglia nella chiesa di San Domenico Maggiore, la Madonna del Rosario (1606-1607). Poco dopo la sua esecuzione, il dipinto fu venduto a dei mercanti e portato nelle Fiandre prima ed a Vienna poi, dove si trova tuttora.

Caravaggio, Sette opere di Misericordia, 1606-1607. Olio su tela, 390 x 260 cm. Napoli, Pio Monte della Misericordia.

Dei molti dipinti eseguiti durante il primo periodo napoletano, solo due sono ancora nella città. Il primo è il suggestivo Sette opere di Misericordia (1606-1607), uno dei lavori più importanti del Caravaggio. La tela, che si rivelerà cardine per la pittura in Italia Meridionale e per la pittura italiana in generale, presenta una composizione più drammatica e concitata rispetto alle pitture romane, rinunciando ad un fulcro centrale dell'azione. Questo aspetto sarà di grande stimolo per la pittura barocca partenopea successiva ed il passaggio del Merisi in città, infatti, darà luogo alla nascita di molti esponenti caravaggeschi tra i pittori locali.

L'altro dipinto rimasto a Napoli fu quello eseguito tra il 1607 ed 1608, direttamente per la chiesa di San Domenico Maggiore, poi spostato al museo di Capodimonte, ovvero una seconda versione della Flagellazione di Cristo.

Il soggiorno a Malta e in Sicilia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1607 Michelangelo Merisi parte per Malta, sempre per intercessione dei Colonna, e qui entra in contatto con il gran maestro dell'ordine dei cavalieri di san Giovanni, Alof de Wignacourt, a cui il pittore fece anche un ritratto. Il suo obiettivo era diventare cavaliere per ottenere l'immunità, in quanto su di lui pendeva ancora la condanna alla decapitazione. In questo contesto il Caravaggio firma un documento che metterà in discussione il suo reale luogo di nascita. Infatti il pittore dichiara che la sua città natale è proprio Caravaggio, in provincia di Bergamo: "Carraca oppido vulgo de Caravagio in Longobardis natus".[44] A rimettere in discussione il suo luogo d'origine vi è poi un'ulteriore attestazione presentata recentemente, proveniente dalla scoperta di un documento nuovo; in esso si legge la dichiarazione resa a Roma da un garzone mediolanensis, Pietro Paolo Pellegrino, nel corso di un interrogatorio: «questo pittore Michelangelo... al parlare tengo sia milanese», ma poi specifica «mettete lombardo, per che lui parla alla lombarda». Pellegrino non riconobbe nella cadenza del pittore l'accento che gli era familiare, essendo lui stesso milanese per nascita.[45]

Intanto l'attività di pittore del Merisi prosegue, dipingendo nel 1608 la Decollazione di san Giovanni Battista, il suo quadro più grande per dimensioni, tuttora conservato nella cattedrale di La Valletta. Nella stessa chiesa, soltanto un'altra opera del pittore, il San Girolamo scrivente.
Dopo un anno di noviziato, il 14 luglio 1608 Caravaggio fu investito della carica di cavaliere di grazia, di rango inferiore rispetto ai cavalieri di giustizia di origine aristocratica. Anche qui ebbe dei problemi: fu arrestato per un duro litigio con un cavaliere del rango superiore e perché si venne a sapere che su di lui pendeva la condanna a morte. Venne rinchiuso nel carcere di Sant'Angelo a La Valletta, il 6 ottobre: riuscì incredibilmente ad evadere e a rifugiarsi in Sicilia a Siracusa. Il 6 dicembre i cavalieri espulsero Caravaggio dall'ordine con disonore: «Come membro fetido e putrido».[46][47]

A Siracusa, Caravaggio fu ospite di Mario Minniti, suo amico di vecchia data, conosciuto durante gli ultimi anni romani. Nella città siciliana si interessò molto all'archeologia, studiando i reperti ellenistici e romani ivi presenti: durante una visita assieme allo storico Vincenzo Mirabella coniò il nome "orecchio di Dionigi" per descrivere la Grotta delle Latomie.Durante questo soggiorno dipinse, per la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, una pala d'altare raffigurante il Seppellimento di santa Lucia (la patrona della città siciliana), la cui ambientazione sembra proprio quella delle vicine grotte da lui tanto ammirate.

A Messina dipinse la Resurrezione di Lazzaro, tetra incompiuta e cimiteriale rappresentazione, la cui parte centrale è occupata dal corpo di Lazzaro spasmodicamente teso nel gesto del braccio verso la luce, e l'Adorazione dei pastori.

Giovanni Pietro Bellori ricorda la Natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi eseguita a Palermo per l'oratorio di san Lorenzo, ma recentemente ha preso maggiore consistenza l'ipotesi, suffragata anche da recenti ritrovamenti documentari, secondo cui essa fu dipinta nel 1600 a Roma, per il commerciante Fabio Nuti, e da lì spedita a Palermo. L'opera fu trafugata nel 1969 e, secondo le indagini delle auorità inquirenti, sarebbe stata poi distrutta.[48]

Il secondo periodo napoletano[modifica | modifica sorgente]

Alla fine dell'estate del 1609 Caravaggio tornò a Napoli. Qui, probabilmente in ottobre, affrontato con violenza da alcuni uomini al soldo del suo rivale maltese, all'uscita della Locanda del Cerriglio (nei pressi di Via Monteoliveto), rimase sfigurato e la notizia della sua morte cominciò a circolare prematura.[49]

Caravaggio, David con la testa di Golia, 1609-1610. Olio su tela, 125 x 101 cm. Roma, Galleria Borghese.

La fase creativa del suo secondo periodo napoletano è ricostruita dagli storici con molte congetture: dipinse sicuramente il San Giovanni Battista disteso (1610) appartenente a una collezione privata a Monaco di Baviera, la Negazione di san Pietro, il San Giovanni Battista e il Davide con la testa di Golia, quest'ultimo molto importante dal punto di vista storiografico in quanto raffigurante un macabro autoritratto del Caravaggio nella figura del Golia con la testa mozzata, sorte questa dalla quale il Merisi tentava da anni di fuggire.[50]
Ancora del periodo di Napoli, sono da attribuire i due diversi quadri con medesimo soggetto: la Salomè con la testa del Battista, che il pittore avrebbe dovuto recapitare ai Cavalieri dell'Ordine, e la Salomè con la testa del Battista a Madrid, iniziata questa tela durante il primo periodo napoletano. Poi vi furono tre tele per la chiesa di Sant'Anna dei Lombardi di Napoli, il San Francesco che riceve le Stimmate, il San Francesco in meditazione e una Resurrezione (quest'ultima nota oggi attraverso una copia di Louis Finson ad Aix en Provence), tutte però perdute durante il terremoto del 1805 che causò il crollo di una parte dell'edificio religioso.[51][52]

Caravaggio, Martirio di sant'Orsola, 1610. Olio su tela, 143 x 180 cm. Napoli, Galleria di palazzo Zevallos.

Infine, dipinse il Martirio di sant'Orsola (1610) per Marcantonio Doria, oggi conservato nel palazzo Zevallos di Napoli. Questo è considerato di fatto l'ultimo dipinto di Caravaggio arrivato ai giorni nostri.[53]

Ultimi giorni di vita[modifica | modifica sorgente]

Nel frattempo, da Roma gli fu inviata la notizia che papa Paolo V stava preparando una revoca del suo bando di condanna a morte. Da Napoli quindi, dove abitava presso la marchesa Costanza Colonna nel palazzo Cellammare,[54] si mise in viaggio nel luglio 1610 con una feluca-traghetto che settimanalmente faceva il tragitto Napoli-Porto Ercole e ritorno, ma diretto segretamente allo scalo portuale di Palo di Ladispoli, sotto il feudo degli Orsini, in territorio papale, luogo distante circa 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, nella città eterna.

L'ipotesi più certa racconterebbe che l'arrivo a Palo di Ladispoli, disatteso dalla sorveglianza costiera, ne causò il fermo per accertamenti. Tuttavia la feluca, non potendo aspettare, sbarcò il Merisi e proseguì più a nord, per Porto Ercole, dove era effettivamente diretta, portandosi dietro il bagaglio dell'artista. Quelle casse però, contenevano anche il prezzo concordato dal Merisi col cardinal Scipione Borghese per la sua definitiva libertà, consistente, in special modo, in alcune sue tele, tra cui un prezioso quadro del Battista. Il bagaglio quindi era obbligatoriamente da recuperare, poiché letteralmente vitale; la versione ufficiale affermerebbe che gli Orsini gli avrebbero offerto un'imbarcazione per raggiungere Porto Ercole, e recuperare quindi il prezioso; l'artista vi giunse, ma tuttavia, non è qui ben chiaro se la precedente feluca-traghetto stesse già ritornando a Napoli, coi suoi bagagli a bordo. Provato, e malato di febbre alta, probabilmente a causa di un'infezione intestinale trascurata, restò quindi a Porto Ercole, curato inutilmente da una confraternita locale, che il 18 luglio 1610 ne certificò la morte, avvenuta nel loro sanatorio[55] Si può qui ipotizzare che il giorno successivo, l'artista fu inoltre seppellito nella fossa comune del cimitero di San Sebastiano, ricavata nella spiaggia e riservata agli stranieri, e che oggi è il retroporto urbanizzato di Porto Ercole, dove nel 2002 è stato collocato il monumento. Di questa ipotesi dei fatti, risultata tuttavia la più verosimile, non vi è nemmeno la certezza storica se il condono papale fu effettivamente spedito qualche giorno dopo a Napoli, alla Marchesa Colonna[56].

Nell'occasione delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte, viene data la notizia da un professore dell'Università di Napoli, Vincenzo Pacelli, esperto del Merisi, a conclusione di uno studio, coadiuvato da documenti dell'archivio di Stato e dell'Archivio Vaticano, che sposta la sua morte nella laziale riva di Palo di Ladispoli. Secondo Pacelli, il Caravaggio fu assassinato da degli emissari dei cavalieri di Malta, con il tacito assenso della Curia Romana.[57][58].

Il ritrovamento dei resti[modifica | modifica sorgente]

Caravaggio ebbe molte storie d'amore, ma nessun matrimonio o presunto figlio documentato. Il 16 luglio 2010, a 400 anni dalla morte, e dopo oltre un anno di ricerche storiografiche e analisi scheletrica, nonché confronti col DNA dei discendenti dei fratelli, gli unici parenti stretti del pittore, di cognome Merisio di Caravaggio [59] un'equipe di scienziati italiani confermò che le ossa coperte di piombo e mercurio (usati in grande abbondanza dai pittori del '600 per preparare i colori) trovate in quella che fu la fossa comune del cimitero di Porto Ercole, sono all'85% quelle del grande artista.[60].
Le ricerche furono coordinate da un pool di istituti coordinati dall'Università di Bologna, con il supporto degli atenei dell'Aquila e del Salento e del centro ricerche ambientali di Ravenna. Al risultato si è arrivati mettendo insieme gli esiti di indagini storiografiche e di biologia scheletrica, nonché dell'uso di tecnologie per l'accertamento dei metalli pesanti nelle ossa, di analisi dei sedimenti terrosi, della datazione con il metodo del carbonio-14 e, per finire, del DNA.
Il 3 luglio 2010, dopo una settimana di permanenza nella città di Caravaggio, i resti ossei furono riportati via mare a Porto Ercole e messi in mostra a Forte Stella, una fortificazione del paese.
Il 19 luglio 2014, a Porto Ercole è stata terminata la piazza del Caravaggio, in onore ovviamente dell'omonimo pittore che nel 1610, ormai braccato dai soldati e in fuga da tempo, vi trovò la morte. La piazza è di interesse culturale, le ossa di Michelangelo Merisi, sono rinchiuse in un ossario posto su un piccolo altare. L'analisi del DNA ha stabilito con una minima possibilità d'errore, che i resti siano effettivamente del pittore.

Attività artistica[modifica | modifica sorgente]

Caravaggio, Cena in Emmaus, 1601. Olio su tela, 141 x 196.2 cm. Londra, National Gallery.

Giulio Carlo Argan rileva che la pittura caravaggesca si distingue per un realismo drammatico. Argan evidenzia anche che «il motivo religioso è anche sociale: il divino si rivela negli umili». Il suo realismo nasce dall'etica religiosa instaurata da Carlo Borromeo: non consiste nell'osservare e copiare la natura ma nel rifiutare le convenzioni, nel puntare sul vero rinunciando alla ricerca del "bello", nel rinunciare all'invenzione per puntare sui fatti. Quanto alla morte: «il pensiero della morte è dominante nel Caravaggio, come già in Michelangelo Buonarroti. Ma per Michelangelo la morte era liberazione e sublimazione, per il Caravaggio è soltanto la fine, l'enigma della tomba».[61] La religiosità di Caravaggio trova riscontro nell'impulso dato da alcuni settori della Controriforma cattolica (San Filippo Neri, Sant'Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo) alla pratica di culto rivolta a più ampi strati popolari.[62]

Stile pittorico[modifica | modifica sorgente]

La particolare tecnica pittorica e realizzativa di Caravaggio fu il suo successo. Fino al suo inizio nella pittura, lo stile che avevano molti artisti era estremamente legato ad un metodo che si basava prevalentemente sullo studio dell'arte classica, con forti influssi derivati dai grandi protagonisti del periodo d'oro del rinascimento italiano. Su tutti le figure di Michelangelo e Raffaello, nel centro Italia, mentre per quanto riguarda il settentrione, la pittura si rifaceva soprattutto a Tiziano, Correggio e Leonardo.

La rivoluzione di Caravaggio sta nel naturalismo della sua opera, espresso nei soggetti dei suoi dipinti e nelle atmosfere in cui la capacità di dare a un corpo una forma tridimensionale viene evidenziata dalla particolare illuminazione che teatralmente sottolinea i volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena. Sono pochi i quadri in cui il pittore lombardo dipinge lo sfondo, che passa nettamente in secondo piano rispetto ai soggetti, i veri e soli protagonisti della sua opera. Per la realizzazione dei suoi dipinti, Caravaggio nel suo studio posizionava delle lanterne in posti specifici per far sì che i modelli venissero illuminati solo in parte, mediante la "luce radente". Attraverso questo artificio, Caravaggio evidenzia le parti della scena che più ritiene interessanti lasciando il resto del corpo nel buio dell'ambiente.

Nell'opera del pittore sono evidenti dunque forti contrasti di luci ed ombre. La luce plasma le figure, determina ambienti e situazioni ed è concepita o come apparizione simbolica (essa è "Grazia" nella Vocazione di San Matteo in San Luigi dei Francesi) o come fatto drammatico nell'intensità dei gesti dei personaggi (Martirio di San Matteo nella medesima chiesa romana).[63]

I soggetti[modifica | modifica sorgente]

Caravaggio, Bacco, 1598 ca. Olio su tela, 95 x 85 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.

I soggetti efebici e la presunta omosessualità[modifica | modifica sorgente]

Tra le opere giovanili del Caravaggio ci sono molti ragazzi seducenti solitamente intenti a suonare uno strumento (tradizionale accompagnamento all'amore) o mangiare un frutto (simbolo dell'appagamento dei sensi); sono giovani colti dalla strada, dai luoghi che lui amava frequentare come osterie, bische, bordelli e luoghi di malaffare della città. La continua proposta di questi personaggi ha fatto formulare a molti critici supposizioni riguardo alla presunta omosessualità dell'artista e dei suoi due più importanti committenti, il Cardinale del Monte ed il marchese Giustiniani, che conservavano molte di queste opere all'interno dei loro gabinetti privati; la più famosa tra queste è l'Amor vincit omnia, dipinto dai forti toni sensuali che l'artista dovette replicare per entrambi i committenti.

È documentata la frequentazione del Caravaggio, specie nei suoi anni romani, sia di diverse prostitute, alcune delle quali, come è noto, ritratte nei suoi dipinti, sia di ragazzi con cui pare intrattenesse rapporti sentimentali, tra cui Mario Minniti, modello per il Fanciullo con canestro di frutta, la Buona ventura, I bari, il Concerto, il Suonatore di liuto, il Bacco, il Ragazzo morso da un ramarro, la Vocazione e il Martirio di san Matteo.

Sulla questione, i critici d'arte e gli storici hanno espresso pareri contrastanti. Maurizio Calvesi sostiene:

« In realtà, la presunta omosessualità del Caravaggio, utile ad aggiungere un tocco al quadro del suo "maledettismo", è probabilmente solo un abbaglio; e questo discende da una discutibile esegesi di alcuni dipinti del primo periodo romano, che presentano figure effeminate o ritenute provocanti. A lungo, del resto, ci si è rifiutati (e molti ancora si rifiutano) di applicare al Caravaggio quella lettura secondo i codici "iconologici" dell'epoca, che consente di apprezzare le bellissime e rivelatrici simbologie di cui la sua pittura è intessuta, pur nell'approccio realistico. Senza intendere il contesto dei simboli ogni scelta di figure o di oggetti appare come il frutto di un impulso immediato, orientando verso interpretazioni soggettive e modernizzanti.[64] »

Vittorio Sgarbi sostiene invece:

« Non m’importa conoscere la vita privata di Caravaggio (...) però mi colpisce la sua ambiguità. Mi colpiscono quei giovani modelli, i suoi Bacco e i suoi Giovanni Battista, allusivi e lascivi come i ragazzi fotografati da von Gloeden. Una omosessualità intinta di cattolicesimo, come quella di Pasolini e di Testori e di altri maledetti nostri contemporanei quali Fassbinder e Genet.[65] »
Caravaggio, Cattura di Cristo, 1598. Olio su tela, 133.5 x 169.5 cm. Dublino, National Gallery of Ireland.

Margaret Walters ha scritto:

« Caravaggio si rivolgeva a Roma ad una subcultura apertamente omosessuale; sofisticata, sicura di sé e ricca al punto da poter indulgere nelle sue fantasie e da sviluppare propri codici e ironie. Il tono del lavoro del Caravaggio per questo gruppo è caratteristico. È, per la prima volta, "camp" in modo riconoscibile, nella sua sovversione ironica e teatrale degli stereotipi sessuali[66] »

Gli altri soggetti[modifica | modifica sorgente]

Non solo soggetti efebici caratterizzarono le pitture di Caravaggio, spesso la rappresentazione, anche nelle opere ufficiali per committenze pubbliche, di personaggi vecchi e deformi nei panni di venerati santi e di prostitute e umili donne nelle vesti di importanti figure femminili della storia della chiesa. L'utilizzo di questi modelli fu motivo di molte critiche che accusavano l'artista di esaltare la goffaggine e la sporcizia di certi personaggi, lasciando da parte l'idealizzazione della bellezza e la ricerca di una perfezione compositiva, particolarità da sempre ricercate dagli artisti precedenti, specie nella rappresentazione di soggetti appartenenti alla storia della religione.

Caravaggio, Canestra di frutta, 1599. Olio su tela, 31 x 47 cm. Milano, Pinacoteca Ambrosiana.

La natura morta[modifica | modifica sorgente]

Nelle prime opere del Caravaggio si trovano spesso splendidi particolari di nature morte, ma una sola è la composizione completa che ci sia pervenuta, la Canestra di frutta della pinacoteca Ambrosiana. Ciò è riferibile soprattutto al periodo di apprendistato nella bottega dal Cavalier d'Arpino. La frutta rappresentata da Merisi è in perfetta sintonia con i personaggi. Le foglie appassite, con il loro stato di maturazione avanzata, danno l'idea di una particolare atmosfera di decadenza autunnale. Tradizionalmente, alle nature morte venivano associati significati allegorici, e l'appassire di frutta e verdura in questo caso sembra parlare del rapporto di convivenza tra vita e morte.

I ritratti[modifica | modifica sorgente]

Il pittore non dipinse molti ritratti e di quei pochi restano soltanto quattro o cinque (l'unico ritratto femminile, quello di una cortigiana, probabilmente Fillide Melandroni, modella per dipinti dell'artista, andò distrutto a Berlino, nel Kaiser Friedrich Museum durante la Seconda guerra mondiale). Sopravvivono inoltre il ritratto del cardinale Maffeo Barberini (che poi sarà papa col nome di Urbano VIII), quello del Gran Maestro dei cavalieri di Malta Alof de Wignacourt con un paggio, il ritratto di un altro cavaliere di Malta, Antonio Martelli, quello di un gentiluomo sconosciuto e quello del papa Paolo V (di incerta attribuzione).

Caravaggio, San Gerolamo scrivente, 1606 ca. Olio su tela, 112 x 157 cm. Roma, Galleria Borghese.

Importanti committenze[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1600 ed il 1606 Caravaggio dipinse per alcune chiese romane quattro importanti tele laterali e cinque pale d'altare (compresa la Deposizione nel sepolcro, ora alla Pinacoteca vaticana, ma dipinta per la seconda cappella a destra in Santa Maria in Vallicella, la chiesa Nuova di Roma), di cui tre (San Matteo e l'angelo, Morte della Vergine e Madonna dei Palafrenieri) furono rifiutate o rimosse perché ritenute rappresentazioni disdicevoli e poco decorose del soggetto sacro.[67]

Molti quadri di Caravaggio raffigurano santi, i più rappresentati sono san Francesco, san Girolamo e san Giovanni Battista. San Francesco appare di solito come una figura ascetica in preghiera, San Girolamo come un vecchio intento a scrivere e San Giovanni come un giovane, praticamente nudo, nel deserto.

Il periodo d'oblio e la moderna riscoperta[modifica | modifica sorgente]

Caravaggio sulla banconota da 100.000 lire.

Famoso ed ammirato in vita, Caravaggio fu quasi completamente dimenticato nei secoli successivi alla sua morte. In realtà dopo la sua scomparsa, il duro giudizio sul suo modo - così crudo - di rappresentare la realtà fu presto utilizzato dai suoi detrattori per denigrare il suo valore e la sua memoria. Basti pensare alle parole di un celebre pittore del Seicento, Nicolas Poussin, giunto a Roma quattordici anni dopo la morte di Caravaggio, che lo apostrofò con parole lapidarie: "Era venuto per distruggere la pittura".[68]

Questo lungo periodo di oblio fu interrotto solo a metà del XX secolo e la validità della sua opera fu universalmente riconosciuta solo grazie al contributo di alcuni dei più importanti storici dell'arte del tempo, tra cui spicca il fondamentale apporto critico di Roberto Longhi, che mise in luce la sua importanza nello sviluppo dell'arte pittorica moderna e le sue profonde influenze sull'arte europea dei due secoli successivi, dimostrando la profonda influenza di Caravaggio soprattutto sulla successiva pittura barocca (lo stile pittorico che emerse dalle rovine del manierismo).[69]

« Ribera, Vermeer, La Tour e Rembrandt non avrebbero mai potuto esistere senza di lui e l'arte di Delacroix, Courbet e Manet sarebbe stata completamente diversa.[15] »

André Berne-Joffroy, autore di Le Dossier Caravage, disse di lui: «ciò che inizia con l'opera di Caravaggio è molto semplicemente la pittura moderna.»[70]

Il Caravaggismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caravaggismo.
Caravaggio, La Deposizione, 1602-1604 ca. Olio su tela, 300 x 203 cm. Città del Vaticano, Pinacoteca vaticana.

Con questo termine si indica lo stile degli artisti che si ispirano al Caravaggio.[71]

Nei dipinti caravaggeschi troviamo grande realismo nel riprodurre le figure, rappresentate generalmente su uno sfondo monocromo, e illuminate da una luce violenta. I principali pittori caravaggisti sono Bartolomeo Manfredi, Carlo Saraceni, Orazio e Artemisia Gentileschi, Giovanni Antonio Galli (detto lo Spadarino), Francesco Boneri (più noto come Cecco del Caravaggio), Gerrit van Honthorst (tradizionalmente chiamato Gherardo delle Notti), Hendrick ter Brugghen, Giovanni Serodine, Carlo Sellitto, Battistello Caracciolo e Jusepe de Ribera; in questi ultimi due, operanti a Napoli, ritroviamo riproposto lo stile degli ultimi anni del Caravaggio, caratterizzato da atmosfere molto cupe.

La monumentale opera del Caravaggio influenza anche una fitta schiera di grandi artisti d'Oltralpe, tra i quali: Louis Le Nain, Georges de La Tour, Valentin de Boulogne, Simon Vouet, Francisco de Zurbarán, Diego Velázquez, Bartolomé Esteban Murillo, Matthias Stomer, Pieter Paul Rubens, Antoon van Dyck, Rembrandt, Jan Vermeer, Adam Elsheimer.

Inoltre, influenze caravaggesche pervadono persino le opere di artisti ottocenteschi quali: David, Goya, Gericault, Delacroix, Courbet.[72]

Film e altre opere su Caravaggio[modifica | modifica sorgente]

Sono stati girati due lungometraggi sulla vita del pittore: il primo, Caravaggio, il pittore maledetto, diretto da Goffredo Alessandrini, è del 1941. È del 1986 la seconda opera cinematografica dedicatagli, Caravaggio, diretto da Derek Jarman. Il mediometraggio Caravaggio. L'ultimo tempo (1606-1610), opera del regista napoletano Mario Martone, è invece del 2004.

Nel 1967 la Rai trasmise lo sceneggiato televisivo Caravaggio con la regia di Silverio Blasi e Gian Maria Volonté nella parte dell'artista.

Nel 2002 il cortometraggio "Vernissage! 1607 Caravaggio" di Stella Leonetti racconta la presentazione di uno dei dipinti dell'artista, le Sette opere di Misericordia.

Nel 2006 è stato prodotto un nuovo sceneggiato televisivo di due puntate Caravaggio, regia di Angelo Longoni, con Alessio Boni, Claire Keim, Jordi Mollà, Paolo Briguglia, Elena Sofia Ricci, Francesco Siciliano, Sarah Felberbaum, Benjamin Sadler, fotografia di Vittorio Storaro e musiche di Luis Bacalov. È stato messo in onda su Rai 1 il 17 e il 18 febbraio del 2008.

Nel 2008 è stato prodotto dalla Fondazione Marco Fodella un Art film-mediometraggio Voluptas dolendi i gesti del Caravaggio, tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Mara Galassi e Deda Cristina Colonna con la regia di Francesco Vitali, con Deda Cristina Colonna (danza e recitazione), e Mara Galassi (arpa doppia), fotografia di Francesco Vitali, musica italiana del XVII secolo Francesco da Milano, Laurencinus Romanus, Giovanni Girolamo Kapsperger, Girolamo Frescobaldi, Ascanio Mayone, Giovanni Maria Trabaci, Anonimi XVII secolo. È stato messo in onda su Sky Classica dal 2010 fino al mese di agosto 2013. È stato pubblicato in DVD Pal dalla Fondazione Marco Fodella nel 2010.

Il 2 febbraio è stato trasmesso su National Geographic il documentario "Caravaggio. Il corpo ritrovato". In questo doc viene raccontata l’unica ricerca compiuta su quelli che con ogni probabilità sono i resti mortali di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Prodotto da Doclab (regia Marco Visalberghi, autore Patrizia Marani) per National Geographic Channel e girato in alta definizione, il documentario segue, passo dopo passo, lo svolgersi di una grande ricerca scientifica che si è prefissa di trovare lo scheletro di Caravaggio e interrogare le sue ossa, per rispondere alle domande che gli storici dell’arte si pongono da allora.

Su gli ultimi anni di vita di Caravaggio è stato fatto anche un fumetto edito dalla casa editrice Sergio Bonelli editore per la collana le storie .Esso s'intitola Uccidete Caravaggio SPECIALE LE STORIE N°1. . Soggetto: Giuseppe De Nardo

Sceneggiatura: Giuseppe De Nardo Disegni: Giampiero Casertano Copertina: Aldo Di Gennaro Colori: Arianna Florean

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, detto anche degli Ospitalieri - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, detto anche degli Ospitalieri

Opere[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opere di Caravaggio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vincenzio Fanti, Descrizzione completa di tutto ciò che ritrovasi nella galleria di pittura e scultura di sua altezza Giuseppe Venceslao del S.R.I. Principe Regnante della casa di Lichtenstein, volume 1. Michelangiolo da Caravaggio di Casa Amerighi, books.google.com, 1767, pp. 21..
  2. ^ Giacinto Amati, Ricerche storico-critico-scientifiche sulle origini scoperte invenzioni e perfezionamenti fatti nelle lettere, nelle arti e nelle scienze con alcuni tratti biografici: della vita dei più distinti autori nelle medesime, Volume 1, books.google.com, 1828, pp. 169, 170..
  3. ^ (EN) Getty profile, including variant spellings of the artist's name. URL consultato il 24 febbraio 2012..
  4. ^ a b Michelangelo Merisi in Dizionario Biografico – Treccani
  5. ^ Si veda Sole24ore, inserto domenicale, 25 febbraio 2007.
  6. ^ Ragozzino, op. cit., p. 4, Papa, op. cit., p. 12, Baglione, op. cit., p. 129.
  7. ^ Maurizio Calvesi, Caravaggio, Art dossier, 2009, Firenze, Giunti, p.7
  8. ^ Caravaggio, il municipio come un laboratorio del Csi
  9. ^ Esame del Dna per i parenti del Caravaggio | Ravenna24ore
  10. ^ 30Giorni | Il pittore delle cose che accadono mentre accadono (di Giuseppe Frangi )
  11. ^ Papa, op. cit., p. 18.
  12. ^ Mia Cinotti e Gian Alberto Dell'Acqua, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: tutte le opere, Bergamo : Bolis, 1983, p.208.
  13. ^ Giovanni Pietro Bellori, Le vite de' pittori, scultori et architetti moderni, Roma, Per il Successore al Mascardi, 1672, p. 202.
  14. ^ Storia dell'Arte, op. cit., p. 5.
  15. ^ a b Longhi, op. cit.
  16. ^ Papa, op. cit., pp. 41-43.
  17. ^ Il cavalier d'Arpino (1568-1640). URL consultato il 18 febbraio 2012.
  18. ^ Papa, op. cit., p. 44.
  19. ^ Bellori, op. cit., p. 210.
  20. ^ Papa, op. cit., p. 73.
  21. ^ Le grandi opere: Piazza San Luigi dei Francesi in Repubblica.it, 5 aprile 2011. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  22. ^ E. Mauceri, Il Caravaggio in Sicilia e Alonso Rodriguez pittore messinese, «Bollettino d’arte», XVIII, 1924-1925, pp. 559-571:560-561; E. Arslan, Appunto su Caravaggio, «Aut Aut», I, 1951, 5, pp. 444-451:451; E. Arslan, Nota caravaggesca, «Arte Antica e Moderna», II, 1959, 6, pp. 191-218:206-208; A. Moir, Caravaggio, Milano, Garzanti, 1982, p. 35; M. Calvesi, Caravaggio, i documenti e dell’altro, «Storia dell’arte», XLIII, 2011, 128, pp. 22-51:24-30; A. Zuccari, Caravaggio controluce. Ideali e capolavori, Milano, Skira, 2011, p. X; M. Cuppone, Dalla cappella Contarelli alla dispersa Natività di Palermo. Nuove osservazioni e precedenti iconografici per Caravaggio, «Roma moderna e contemporanea», XIX, 2011, 2, pp. 355-372; G. Mendola, Il Caravaggio di Palermo e l’Oratorio di San Lorenzo, Palermo, Kalós, 2012; C. Strinati, http://www.youtube.com/watch?v=tdE8JGz3nCg .
  23. ^ Papa, op. cit., p. 101.
  24. ^ Luigi Spezzaferro, "Caravaggio accettato", in Caravaggio nel IV centenario della Cappella Contarelli: convegno internazionale di studi, Roma 24-26 maggio 2001, Città di Castello, Petruzzi Stampa, 2002, p.23-50.
  25. ^ Per la rivalità tra Caravaggio e Giovanni Baglione si vedano Michele Di Sivo, "Uomini valenti: il processo di Giovanni Baglione contro Caravaggio", in Caravaggio a Roma: una vita dal vero, Roma, De Luca Editori d'Arte, 2011, p.90-108; ma anche Federica Papi, "Ombre e luci nel processo a Caravaggio: ipotesi sulla Resurrezione di Baglione, novità su Filippo Trisegni e una proposta per Francesco Scarpellino", in Caravaggio a Roma: una vita dal vero, p.109-116; e infine Herwarth Röttgen, "Quel diavolo è Caravaggio: Giovanni Baglione e la sua denuncia satirica dell'Amore terreno", in Storia dell'arte, 79.1993, p.326-340.
  26. ^ Bellori, op. cit., 1672, p. 205-206, op. cit..
  27. ^ Papa, op. cit., pp. 111-114.
  28. ^ Luigi Spezzaferro, "La Cappella Cerasi e il Caravaggio", in Caravaggio, Carracci, Maderno. La Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2001, pp. 9-34.
  29. ^ Per ulteriori letture su questo dipinto, si rimanda alla scheda del Louvre: http://www.louvre.fr/en/oeuvre-notices/death-virgin.
  30. ^ Luigi Spezzaferro, Caravaggio, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2010, p.202.
  31. ^ Carmen Scano, Michel Angelo io pittore da Caravaggio: la sua vita, i suoi tempi, il Seicento, Milano, Edizioni Virgilio, 1977, p.68.
  32. ^ Germano Mulazzani, "Introduzione", in Rubens a Mantova, catalogo della mostra (Mantova, palazzo Ducale 25 settembre-20 novembre 1977), Milano, Electa, 1977, p.13.
  33. ^ Ian Chilvers, Dizionario dell'arte, Milano: Baldini Castoldi Dalai, 2008, p.455.
  34. ^ Per ulteriori letture sulla Collezione Gonzaga e sul suo smembramento, si veda Gonzaga: la Celeste galeria. Catalogo della mostra a cura di Raffaella Morselli (Mantova, Palazzo Te - Palazzo Ducale, 2 settembre - 8 dicembre 2002), Milano, Skira, 2002; Stefania Lapenta e Raffaella Morselli, Le collezioni Gonzaga: la quadreria nell'elenco dei beni del 1626-1627, Milano, Silvana Editoriale, 2006.
  35. ^ Calvesi 1986, op. cit., pp. 8-9.
  36. ^ Papa, op. cit., p. 94.
  37. ^ Bellori, op. cit., p. 215.
  38. ^ Papa, op. cit., p. 125.
  39. ^ Calvesi 1986, op. cit., p. 8.
  40. ^ a b Papa, op. cit., p. 124.
  41. ^ Papa, op. cit., pp. 127-128.
  42. ^ a b Papa, op. cit., p. 130.
  43. ^ Papa, op. cit., pp. 130-132.
  44. ^ Vinceti, Gruppioni, op. cit., pp. 41-42.
  45. ^ Marco Carminati, Caravaggio da Milano in Il Sole 24 ore, 25 aprile 2010. URL consultato il 21 febbraio 2012.
  46. ^ Capecelatro, op. cit., p. 232.
  47. ^ Caravaggio, Roma Interactive. URL consultato il 20 febbraio 2012.
  48. ^ (EN) Lost Caravaggio painting 'was burnt by Mafia' in The Times. URL consultato il 10 dicembre 2009.
  49. ^ Il volto del gigante: Caravaggio. URL consultato il 21 febbraio 2012.
  50. ^ Michelangelomerisi.com. URL consultato il 27 marzo 2012.
  51. ^ Papa, op. cit., p. 106.
  52. ^ Itinerari caravaggeschi a Napoli. URL consultato il 25 marzo 2012.
  53. ^ Palazzo Zevallos.com. URL consultato il 4 settembre 2011.
  54. ^ eBooks google - Porto Ercole, l'ultima dimora di Caravaggio. URL consultato il 25 marzo 2012.
  55. ^ La nota di morte. URL consultato il 19 febbraio 2012.
  56. ^ L'ultima spiaggia di Caravaggio. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  57. ^ Caravaggio: 'Fu ucciso a Palo', nel Lazio. URL consultato il 7 febbraio 2012.
  58. ^ Marco Vallora, Caravaggio, omicidio di Stato. Fu ucciso dai Cavalieri di Malta. La Stampa, 1 aprile 2012, pag. 31
  59. ^ Italia: oggi prelievo del DNA su sei discendenti del Caravaggio, Swissinfo.ch, 8 marzo 2010. URL consultato il 17 giugno 2010.
  60. ^ Il Dna conferma: del Caravaggio i resti ritrovati a Porto Ercole in L'Eco di Bergamo, 16 giugno 2010. URL consultato il 17 giugno 2010.
  61. ^ Argan, op. cit., p. 271 e segg. ed. Sansoni, 1979.
  62. ^ Garzantina, Arte, ed. 2002, pag. 202-203.
  63. ^ Garzantina, Arte, ed. 2002, pag. 202.
  64. ^ Calvesi 1986, op. cit., p. 14.
  65. ^ Citato da: Ranieri Polese, In Giappone tutti pazzi per Caravaggio, "Corriere della Sera", 30 settembre 2001.
  66. ^ Margaret Walters , The male nude, Penguin, Harmondsworth 1978, pp. 188-189.
  67. ^ Ragozzino, op. cit., p. 18.
  68. ^ Evelina Borea, Caravaggio e i caravaggeschi, Milano, Fabbri, 1966
  69. ^ Dal catalogo della mostra tenutasi a Milano e Vienna nel 2005, Caravaggio e l'Europa : il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti, Milano, Skira, 2005. ISBN 88-7624-617-7
  70. ^ André Berne-Joffroy, Le Dossier Caravage, Ed. Minuit (1959)
  71. ^ Caravaggio e il Caravaggismo, dispense dal Corso di Storia dell'Arte Moderna I tenuta da Silvia Danesi Squarzina, A.A. 1994 - 95, a cura di Giovanna Capitelli e Caterina Volpi, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Facoltà di Lettere e Filosofia, Istituto di Storia dell'Arte, Roma, Il Bagatto, 1995.
  72. ^ Per il peso incalcolabile e determinante di Caravaggio sull'arte europea, vedi: Enciclopedia Rizzoli-Larousse, alla voce Caravaggismo; vedi anche: Piero Adorno, L'arte italiana, Casa editrice G. D'Anna, Messina-Firenze 1993; ma anche Sandro Sproccati, Arte, Milano, Arnoldo Mondadori, 2000.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Costantino Baroni, Tutta la pittura del Caravaggio, Milano, Rizzoli, 1956.
  • Giovan Pietro Bellori, Le vite de' Pittori, Scultori et Architetti moderni, ediz. critica di E. Borea con introduzione di G. Previtali, Firenze [1672], 1976.
  • Andrè Berne-Joffroy, Dossier Caravaggio, traduzione di Arturo Galansino dell'opera del 1959, Milano, 5Continents, 2005.
  • Ferdinando Bologna, L'incredulità del Caravaggio, Torino, Bollati Boringhieri, 1992.
  • Maurizio Calvesi, Caravaggio, Giunti, 1986, ISBN 978-88-09-01363-6..
  • Maurizio Calvesi, Le realtà del Caravaggio, Torino, Einaudi, 1990.
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  • Giuliano Capecelatro, Tutti i miei peccati sono mortali, Milano, Il Saggiatore, 2003, ISBN 978-88-565-0178-0..
  • Francesca Cappelletti Caravaggio. Un ritratto somigliante, Mondadori Electa, Milano 2009 ISBN 978-88-370-6950-6.
  • Mia Cinotti, Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Bergamo, Poligrafiche Bolis Bergamo, 1983.
  • Luca Desiato, La notte dell'angelo - Vita scellerata di Caravaggio, Santi Quaranta, 2011, ISBN 978-88-97210-08-5
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  • Andrea Dusio, Caravaggio White Album, Roma, Cooper Arte, 2009.
  • Claude Esteban, L'ordre donné à la nuit, Paris, Verdier, 2005.
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  • Rodolfo Papa, Caravaggio, Firenze, Giunti, 2002.
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  • Daniele Radini Tedeschi Caravaggio o della Vulgata, De Luca Editori d'Arte, Roma 2012 ISBN 978-88-6557-080-7.
  • Marta Ragozzino, Caravaggio, Giunti, 1997, ISBN 978-88-09-21217-6.
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Testi generalisti citati nella voce
  • AA.VV., Storia dell'Arte, Vol. 7, Nogara, Istituto Geografico De Agostini. ISBN non esistente
  • Giulio Argan, Storia dell'arte italiana, vol. 3, Sansoni, 2002, ISBN 88-383-1912-X.
Cataloghi di mostre, atti di convegni, raccolte di saggi e riviste scientifiche
  • Caravaggio e il suo tempo, catalogo della mostra a cura di Gabriella Borsano e Silvia Cassani, New York (Metropolitan Museum of Art) e Napoli (Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte), Napoli, Electa Napoli, 1985.
  • L'ultimo Caravaggio e la cultura artistica a Napoli, in Sicilia e a Malta, a cura di Maurizio Calvesi, Siracusa, Ediprint, 1987.
  • Caravaggio. Nuove riflessioni, Quaderni di Palazzo Venezia, 6 (1989).
  • Michelangelo Merisi da Caravaggio. Come nascono i capolavori, catalogo della mostra a cura di Mina Gregori, Firenze (Palazzo Pitti) e Roma (Palazzo Ruspoli), Milano, Electa,1991.
  • Caravaggio e il Caravaggismo, dispense dal Corso di Storia dell'Arte Moderna I tenuta da Silvia Danesi Squarzina, A.A. 1994/1995, a cura di Giovanna Capitelli e Caterina Volpi, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Facoltà di Lettere e Filosofia, Istituto di Storia dell'Arte, Roma, Il Bagatto, 1995.
  • Caravaggio e la collezione Mattei, catalogo della mostra a cura di Rossella Vodret, Roma (Galleria Nazionale d'Arte Antica), Milano, Electa,1995.
  • Come dipingeva il Caravaggio, atti della giornata di studio, a cura di Mina Gregori con la collaborazione di Elisa Acanfora, Milano, Electa 1996.
  • Michelangelo Merisi da Caravaggio: la vita e le opere attraverso i documenti, atti del convegno internazionale di studi (Roma, 1995), a cura di Stefania Macioce, collaborazione scientifica e redazione Marco Gallo, redazione e coordinamento a cura di Malena B. McGrath, Roma, Logart Press, 1996.
  • La Madonna dei Palafrenieri di Caravaggio nella collezione di Scipione Borghese a cura di Anna Coliva, Venezia, Marsilio, 1998.
  • La luce del vero : Caravaggio, La Tour, Rembrandt, Zurbarán, catalogo della mostra (Bergamo, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea), Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale 2000.
  • Michelangelo Merisi da Caravaggio: fonti e documenti, 1532 - 1724, a cura di Stefania Macioce, Roma, Bozzi, 2003.
  • Caravaggio nel IV centenario della cappella Contarelli, atti del convegno internazionale di studi (Roma 2001), a cura di Maurizio Calvesi e Caterina Volpi, Città di Castello, Petruzzi Stampa, 2002.
  • Caravaggio e l'Europa: il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti, catalogo della mostra a cura di Luigi Spezzaferro, Milano, Skira, 2005.
  • Caravaggio Bacon, catalogo della mostra (Roma, Museo e Galleria Borghese) a cura di Anna Coliva e Michael Peppiatt, Roma, Milano Motta, 2009.
  • Caravaggio e l'Europa: l'artista, la storia, la tecnica e la sua eredità, atti del convegno internazionale di studi (Milano, 2006), a cura di Luigi Spezzaferro, Milano, Silvana Editoriale, 2009.
  • Caravaggio, Comitato Nazionale per le celebrazioni del Quarto Centenario della morte del Caravaggio 1571 - 1610, a cura di Claudio Strinati, Milano, Skira, 2010.

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