Calogero Antonio Mannino
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| Parlamento Italiano Camera dei deputati |
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| On. Calogero Mannino | |
| Luogo nascita | Asmara, |
| Data nascita | 20 agosto 1939 |
| Professione | Avvocato |
| Partito | UDC |
| Legislatura | VII, VIII, IX, X, XI, XVI Legislatura |
| Gruppo | UdC |
| Coalizione | UdC |
| Circoscrizione | XXIV (Sicilia 1 - XVI leg.) |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
| Parlamento Italiano Senato della Repubblica |
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| Legislatura | XV Legislatura |
| Gruppo | UDC |
| Coalizione | Casa delle Libertà |
| Circoscrizione | Sicilia (XV) |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
Calogero Antonio Mannino (Asmara, 20 agosto 1939) è un politico italiano.
Conseguita la maturità classica nel giugno del 1957 e l'abilitazione magistrale nell'ottobre dello stesso anno, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Nel 1961 consegue la laurea, ma procede negli studi laureandosi anche in Scienze Politiche. Tanti saranno i settori di interesse che vedono Mannino attivo fin da giovane: dirigente della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, presidente del Circolo ACLI, dirigente della CISL sia a livello provinciale (Agrigento) che a livello regionale, avvocato e presidente dell'Associazione degli Avvocati di Sciacca.
La carriera politica del giovane Mannino prosegue con l'elezione a consigliere comunale di Sciacca nel 1961 nella legislature del 1967 e del 1971, anno in cui viene eletto deputato regionale all'ARS. Nel luglio dello stesso anno diviene assessore regionale alle Finanze della Regione Sicilia rimanendo in carica fino al febbraio del 1976. Nello stesso anno è eletto deputato nazionale tra le file della Democrazia Cristiana, così come nel 1979, 1983, 1987 e 1992.
Nel 1979 viene eletto Vice Presidente del Gruppo Parlamentare alla Camera dei Deputati. Nel luglio 1980, durante il Governo Forlani, viene nominato sottosegretario al Tesoro con il ministro Beniamino Andreatta.
Nel luglio del 1981 entra a far parte del Governo Spadolini I come ministro della Marina Mercantile. Nel dicembre 1982, con il Governo Fanfani V, diviene ministro per l'Agricoltura rimanendo in carica fino al luglio del 1983.
Nel 1987, durante il Governo Goria, viene nominato ministro ai Trasporti. Nel marzo del 1988, con il Governo De Mita, viene nominato ministro per l'Agricoltura: viene confermato per il VI Governo Andreotti, ma si dimette, insieme ad altri ministri, nel luglio del 1990 per dissenso sulle posizioni assunte dal governo in merito alla Legge Mammì (Legge sulle emittenti televisive). Nel febbraio del 1991, nel VII Governo Andreotti, viene nominato ministro per gli interventi straordinari del Mezzogiorno.
Nel febbraio 1995 Mannino viene arrestato con l'accusa di concorso in associazione mafiosa: secondo l'accusa, poi rivelatasi non sufficientemente probatoria, Mannino avrebbe stretto un patto con la Mafia per avere voti in cambio di favori. Dopo un periodo di detenzione (nove mesi di carcere e tredici di arresti domiciliari) durante il quale si era messa in moto un' ampia mobilitazione sostenuta anche da una raccolta di firme per la scarcerazione motivate dalle sue precarie condizioni di salute, nel gennaio del 1997 viene rimesso in libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare.
Nel 2001 Mannino viene assolto in primo grado perché il fatto non sussiste [1] pur esprimendo pesanti perplessità : nelle 435 pagine della motivazione infatti i magistrati dicono che "È acquisita la prova che nel lontano 1980-81, Mannino aveva stipulato un accordo elettorale con un esponente della famiglia agrigentina di Cosa nostra, Antonio Vella" ma "Non c'è la prova che l'accordo elettorale abbia avuto ad oggetto la promessa di svolgere un'attività, anche lecita, anche sporadica, per il raggiungimento degli scopi di Cosa nostra".[2][3]
Il procedimento prosegue e tramite la Corte d'Appello di Palermo, a maggio 2004, viene condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Nel 2005 la Corte di Cassazione annulla la sentenza di condanna riscontrando un difetto di motivazione, rinviando ad altra sezione della Corte d'Appello.
Ritorna sulla scena politica nel 2006, dopo 12 anni, aderendo all'UDC, e viene eletto senatore per la regione Sicilia. E nel 2008, sempre nelle file dell'UDC viene eletto deputato nazionale.
Il 22 ottobre 2008, riprendendo la sentenza di primo grado, i giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo hanno assolto Mannino perché il fatto non sussiste[1][4].
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda personale al Senato
- Motivazioni della sentenza di appello
- Video chiarificatorio sul processo Mannino - Youtube (dal 15mo minuto)
| Predecessore: | Ministro dell'Agricoltura e delle Foreste | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Giuseppe Bartolomei | 1 dicembre 1982 - 4 agosto 1983 | Filippo Maria Pandolfi | I |
| Filippo Maria Pandolfi | 13 aprile 1988 - 22 luglio 1990 | Vito Saccomandi | II |
| Predecessore: | Ministro dei Trasporti della Repubblica Italiana | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Giovanni Travaglini | 28 luglio 1987 - 13 aprile 1987 | Giorgio Santuz |
[modifica] Note
- ^ a b art da 525 a 548 cpp - altalex
- ^ .falconeborsellino.net
- ^ Repubblica, 22 gennaio 2002
- ^ Motivazioni della sentenza di appello1 pag 176, centro.

