Carlo Donat-Cattin

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Carlo Donat-Cattin
Donat Cattin.jpg

Ministro del Lavoro
Durata mandato 5 agosto 1969 –
26 giugno 1972
Presidente Mariano Rumor
Emilio Colombo
Giulio Andreotti
Predecessore Giacomo Brodolini
Successore Dionigi Coppo

Durata mandato 22 luglio 1989 –
17 marzo 1991
Presidente Giulio Andreotti
Predecessore Rino Formica
Successore Rosa Russo Iervolino

Ministro dell'Industria
Durata mandato 23 novembre 1974 –
25 novembre 1978
Presidente Aldo Moro
Giulio Andreotti
Predecessore Ciriaco De Mita
Successore Romano Prodi

Ministro della Salute
Durata mandato 1 agosto 1986 –
22 luglio 1989
Presidente Bettino Craxi
Amintore Fanfani
Giovanni Goria
Ciriaco De Mita
Predecessore Costante Degan
Successore Francesco De Lorenzo

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
sen. Carlo Donat-Cattin
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Finale Ligure
Data nascita 26 giugno 1919
Luogo morte Monte Carlo
Data morte 17 marzo 1991 (71 anni)
Titolo di studio Licenza media superiore
Professione Giornalista
Partito DC
Legislatura VIII, IX, X
Circoscrizione Piemonte
Collegio Pinerolo, Alba
Pagina istituzionale
on. Carlo Donat-Cattin
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Finale Ligure
Data nascita 26 giugno 1919
Luogo morte Monte Carlo
Data morte 17 marzo 1991 (71 anni)
Titolo di studio Licenza media superiore
Professione Giornalista
Partito Democrazia Cristiana
Legislatura III, IV, V, VI, VII
Gruppo Democrazia Cristiana
Circoscrizione Piemonte
Collegio Torino
Incarichi parlamentari

Sottosegretario di Stato alle Partecipazioni Statali

Pagina istituzionale

Carlo Donat-Cattin (Finale Ligure, 26 giugno 1919Monte Carlo, 17 marzo 1991) è stato un sindacalista e politico italiano, esponente di spicco della Democrazia Cristiana e leader della corrente di sinistra interna Forze Nuove.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nel 1919 a Finalmarina (SV), oggi Finale Ligure, da padre torinese e madre ligure, si trasferì giovanissimo a Torino.

Durante la Seconda guerra mondiale aderì ai partigiani bianchi (democristiani).

La DC e la CISL[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1950 partecipò alla fondazione della CISL, nata da una scissione (guidata da Giulio Pastore) dalla CGIL. Si guadagnò la fama di falco del sindacato italiano per la sua poca disponibilità a scendere a compromessi con gli industriali ed in special modo con la famiglia Agnelli.

Nel frattempo aderì alla Democrazia Cristiana, per la quale fu consigliere comunale a Torino e nel 1953 consigliere provinciale per la provincia di Torino.

Parlamentare e ministro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1954 entrò nel consiglio nazionale della DC, fu eletto deputato dal 1958 al 1979, anno in cui fu eletto senatore. Entrò nel I Governo Moro come sottosegretario nel 1963 ed occupò la poltrona di ministro numerose volte:

costretto a lasciare l'incarico il 25 novembre del 1978, Carlo Donat-Cattin fu sostituito da Andreotti con Romano Prodi.

Con lo "Statuto dei Lavoratori" del 1970, che rimane un punto di riferimento per l'incorporazione dei diritti sociali, economici e culturali nel diritto interno, Carlo Donat Cattin, insieme a Gino Giugni, ha avuto il merito di "portare la Costituzione nelle fabbriche". La sua attenzione al sociale gli valse, da parte di alcuni commentatori, l'espressione di ministro dei lavoratori.

Nel 1978 divenne vicesegretario del partito, ed inizialmente fu sostenitore della necessità di trovare un dialogo con il Partito Comunista Italiano. Nel 1979 tuttavia, dopo un arretramento elettorale del PCI, si fece promotore della politica del preambolo che auspicava l'esclusione dei comunisti da ogni incarico statale. Nel 1980, dopo lo scandalo suscitato dall'adesione del figlio Marco all'organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea, si dimise da ogni incarico e lasciò temporeanamente la politica.

Tornato in campo nel 1986, venne scelto nello stesso anno come Ministro della Sanità da Bettino Craxi, che si accingeva a formare il suo secondo governo. Poco dopo Donat-Cattin tornò ad aderire a "Forze Nuove", la corrente della DC di cui era sempre stato leader, che sosteneva la necessità di una stretta alleanza con il Partito Socialista Italiano. Il suo ultimo incarico gli venne conferito nel 1989, allorché Giulio Andreotti lo scelse come Ministro del Lavoro: in questa veste egli ebbe una trattativa serrata con la Confindustria per il rinnovo dei contratti dei metalmeccanici; una volta constatato che le sue idee non erano ben accette egli si alzò e se ne andò, abbandonando il tavolo della trattativa, ma successivamente questa si sarebbe risolta in suo favore.

Morì il 17 marzo del 1991 all'età di 71 anni a seguito di problemi cardiaci (aveva subito un infarto nel 1983[1]). È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino in una tomba di famiglia insieme al figlio Marco Donat-Cattin (1953-1988), terrorista di Prima Linea.

In data 28 febbraio 2014 il comune di Torino gli ha intitolato il tunnel automobilistico di corso Mortara [2]

Le polemiche sulla gestione dell'epidemia di AIDS[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caso degli emoderivati infetti.
Donat-Cattin ministro della sanità (1987)

Negli anni ottanta, in piena espansione dell'epidemia dell'AIDS, Donat-Cattin era Ministro della Salute. Molte polemiche suscitarono la gestione della crisi e le dichiarazioni fatte pubblicamente dal ministro. In seguito a vari scandali, solo nel 1988, con tre anni di ritardo rispetto agli altri paesi europei, il Ministero emanò una direttiva che imponeva il controllo delle sacche di sangue per la trasfusione; questo ritardo fece sì che molte persone contraessero il virus tramite trasfusione e morissero[3]. Il Ministro Donat-Cattin si espresse inoltre contro l'uso del preservativo, e dichiarò pubblicamente:

« L'AIDS ce l'ha chi se la va a cercare.[4] »

Le polemiche sul ruolo di Donat-Cattin come Ministro della Salute nei riguardi della diffusione del virus si riaccesero nel 1993, in occasione dell'attribuzione della medaglia d'oro. Mario Anelli, dell'Associazione Solidarietà AIDS, dichiarò: «Le medaglie dovrebbero darle a chi ha sofferto ed è morto per le inefficienze del servizio sanitario»[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Morto Donat-Cattin Lastampa.it
  2. ^ Da Oggi In Corso Mortara C’E’ Il Sottopasso “Carlo Donat-Cattin” (Comunicati Stampa)
  3. ^  Storia proibita degli anni '80 - L'amore ai tempi dell'AIDS. YouTube
  4. ^ a b Arnaldo D'Amico, AIDS, medaglia d'oro a Donat-Cattin in la Repubblica, 30 novembre 1993, p. 13.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro della Sanità della Repubblica Italiana Successore Emblem of Italy.svg
Costante Degan 1º agosto 1986 - 22 luglio 1989 Francesco De Lorenzo