Santino Di Matteo
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| « Ho pagato con la mia coscienza una scelta sbagliata. E quando ho cercato di porre rimedio, scegliendo la collaborazione con lo Stato ho dovuto subìre la più vigliacca delle vendette, perdendo un figlio bambino » | |
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(Santino Di Matteo[1])
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| « non ricordo, in quel casolare di Altofonte ne abbiamo ammazzate tante, di persone » | |
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(Santino Di Matteo durante il processo per l'omicidio di Giuseppe Oieni e Marco Grasso[2])
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Santino Di Matteo (...) è un collaboratore di giustizia italiano.
[modifica] Biografia
Pentito di mafia, appartenente alla famiglia dei Corleonesi, uno dei primi affiliati che abbandonò il clan controllato da Totò Riina.[3]
Fu testimone al processo incentrato sui mandanti della strage di Capaci, di cui fu uno degli artefici anche se non partecipò attivamente all'esecuzione dell'attentato[4], dove persero la vita Giovanni Falcone,la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta.
Padre del piccolo Giuseppe Di Matteo,assassinato dalla mafia e disciolto nell'acido dopo più di 790 giorni di sequestro.
Venne liberato nel marzo del 2002, e si trasferì nel paese natale di Altofonte[5]
[modifica] Note
- ^ La Stampa "Il picciotto: "Ora ci penso""
- ^ Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato" - Onlus
- ^ Santino di Matteo e Giovanni Brusca
- ^ La Stampa "Il picciotto: "Ora ci penso""
- ^ La Repubblica "Libero Santino Di Matteo"

