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Il Governo Tambroni è stato il quindicesimo governo della Repubblica Italiana, il terzo della III legislatura. Rimase in carica dal 25 marzo 1960 al 26 luglio 1960 per un totale di 123 giorni, ovvero 4 mesi e 1 giorno.
A marzo del 1960 l'esponente democristiano Fernando Tambroni ricevette l'incarico di formare un governo per sostituire quello guidato da Antonio Segni appena dimessosi. L'obbiettivo politico era quello di superare l'emergenza, attraverso un "governo provvisorio", in grado di consentire lo svolgimento della XVII Olimpiade a Roma e di approvare il bilancio dello Stato.
Il 21 marzo il governo monocolore democristiano proposto da Tambroni ottenne la fiducia della Camera, per soli tre voti di scarto (300 sì e 297 no), con il determinante appoggio dei deputati missini. La circostanza causò l'abbandono dei ministri appartenenti alla sinistra della DC Bo, Pastore e Sullo.
L'11 aprile, dietro esplicito invito del proprio partito, il governo rassegnò le dimissioni che furono respinte dal presidente Giovanni Gronchi, anzi ricevendo l'invito a presentarsi al Senato per completare la procedura del voto di fiducia.
Il 29 aprile, sempre con l'appoggio dei missini e con pochi voti di scarto (128 sì e 110 no), il governo Tambroni ottenne la fiducia del Senato.[1]
- Composizione del governo:
[modifica] Segretario del Consiglio dei ministri
[modifica] Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei ministri
[modifica] Ministeri senza portafoglio
- 21 maggio 1960. Nel corso di un comizio del Pci, a Bologna, Giancarlo Pajetta viene interrotto da un commissario di polizia che chiede di sciogliere la manifestazione per motivi di ordine pubblico: scoppiano disordini e il governo ne esce indebolito e tra le polemiche.
- 15 giugno 1960. Il ministro dello Spettacolo, Umberto Tupini, annuncia che ci sarà drastica censura per tutti quei film con "soggetti scandalosi, negativi per la formazione della coscienza civile degli italiani". Sotto accusa c'è il film di Federico Fellini, "La dolce vita".
- 30 giugno 1960. Manifestazione della sinistra a Genova contro lo svolgimento del sesto congresso del MSI, poi non tenutosi; un gruppo di alcune migliaia di manifestanti, tra cui molti portuali, alla fine della manifestazione viene coinvolto in forti scontri con la polizia, che vedranno decine di feriti da ambo le parti.
- 7 luglio 1960. Una manifestazione sindacale a Reggio Emilia finisce in tragedia quando la polizia e i carabinieri sparano sulla folla in rivolta, che si era impossessata di una camionetta: ben 7 morti e numerosi feriti. Alla Camera riunita giunge la drammatica notizia, e dai banchi della sinistra si chiedono con forza le dimissioni del governo.
- 14 luglio 1960. Il presidente del Consiglio afferma alla Camera (prendendo spunto dalla visita di Togliatti a Mosca) che "questi incidenti sono frutto di un piano prestabilito dentro il Cremlino": sostiene cioè che dietro le rivolte ci sia la sinistra filo-sovietica.
- 19 luglio 1960. Il governo rassegna le dimissioni, ormai osteggiato, nella stessa DC, anche dalle correnti di Moro e Fanfani. Tambroni lascia la vita politica.
- 26 luglio 1960. Fanfani viene nominato a capo di un nuovo governo monocolore democristiano.
- ^ Benedetto Coccia, Quarant'anni dopo: il sessantotto in Italia fra storia, società e cultura, Editrice APES, Roma, 2008, pagg.76-77
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