Governo Moro I

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Governo Moro I
Aldo Moro.jpg
Stato Italia Italia
Presidente del consiglio Aldo Moro
(Democrazia Cristiana)
Coalizione DC, PSI, PSDI, PRI
Legislatura IV Legislatura
Giuramento 4 dicembre 1963
Dimissioni 26 giugno 1964
Governo successivo Moro II
22 luglio 1964

Governo Moro I è stato il diciannovesimo governo della Repubblica Italiana, il secondo della IV legislatura. È rimasto in carica dal 4 dicembre 1963 al 22 luglio 1964 per un totale di 231 giorni, ovvero 7 mesi e 18 giorni.

Il governo era presieduto da Aldo Moro e formato da esponenti della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista Italiano, del Partito Socialista Democratico Italiano e del Partito Repubblicano Italiano.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati Seggi
Democrazia Cristiana
Partito Socialista Italiano
Partito Socialdemocratico Italiano
Partito Repubblicano Italiano
Südtiroler Volkspartei
Union Valdôtaine
Totale Maggioranza
260
87
33
6
3
1
390
Partito Comunista Italiano
Partito Liberale Italiano
Movimento Sociale Italiano
PDI di Unità Monarchica
Totale Opposizione
166
39
27
8
240
Totale 630
Senato della Repubblica Seggi
Democrazia Cristiana
Partito Socialista Italiano
Partito Socialdemocratico Italiano
Südtiroler Volkspartei
Partito Repubblicano Italiano
Union Valdôtaine
Totale Maggioranza
132
44
14
2
1
1
194
Partito Comunista Italiano
Partito Liberale Italiano
Movimento Sociale Italiano
PDI di Unità Monarchica
Totale Opposizione
85
19
15
2
121
Totale 315

Presidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Aldo Moro

Vicepresidente del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Nenni

Segretario del Consiglio dei ministri[modifica | modifica wikitesto]

Angelo Salizzoni

Ministeri senza portafoglio[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti del comitato dei ministri per il Mezzogiorno e le zone depresse Attilio Piccioni, Giulio Pastore
Rapporti con il Parlamento Umberto Delle Fave
Ricerca scientifica Carlo Arnaudi
Riforma della pubblica amministrazione Luigi Preti

Ministeri[modifica | modifica wikitesto]

Il ministro Emilio Colombo presta giuramento davanti al presidente della repubblica Antonio Segni

Affari esteri[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Saragat
Sottosegretari Arialdo Banfi, Giuseppe Lupis, Ferdinando Storchi

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Paolo Emilio Taviani
Sottosegretari Leonetto Amadei, Guido Ceccherini, Crescenzo Mazza

Grazia e Giustizia[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Oronzo Reale
Sottosegretari Riccardo Misasi

Bilancio[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Antonio Giolitti
Sottosegretari Giuseppe Caron

Finanze[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Roberto Tremelloni
Sottosegretari Cesare Bensi, Athos Valsecchi, Mario Vetrone

Tesoro[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Emilio Colombo
Sottosegretari Luigi Silvestro Anderlini, Giuseppe Belotti, Lorenzo Natali

Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giulio Andreotti
Sottosegretari Mario Marino Guadalupi, Guglielmo Pelizzo, Natale Santero

Pubblica Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Luigi Gui
Sottosegretari Maria Badaloni, Giorgio Fenoaltea, Domenico Magrì

Lavori Pubblici[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Pieraccini
Sottosegretari Emilio Battista, Pier Luigi Romita

Agricoltura e Foreste[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Mario Ferrari Aggradi
Sottosegretari Dario Antoniozzi, Ludovico Camangi, Venerio Cattani

Trasporti e Aviazione Civile[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Angelo Raffaele Jervolino
Sottosegretari Orlando Lucchi, Salvatore Mannironi

Poste e Telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Carlo Russo
Sottosegretari Luigi Angrisani, Remo Gaspari

Industria, Commercio e Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giuseppe Medici
Sottosegretari Danilo De' Cocci, Franco Maria Malfatti, Maria Vittoria Mezza

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giacomo Mancini
Sottosegretari Dante Graziosi

Commercio con l'Estero[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Bernardo Mattarella
Sottosegretari Girolamo Messeri

Marina Mercantile[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giovanni Spagnolli
Sottosegretari Mariano Pintus

Partecipazioni Statali[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giorgio Bo
Sottosegretari Carlo Donat-Cattin

Lavoro e Previdenza Sociale[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Giacinto Bosco
Sottosegretari Ettore Calvi, Simone Gatto, Anselmo Martoni

Turismo e Spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Ministro Achille Corona
Sottosegretari Ruggero Lombardi, Pietro Micara

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 dicembre 1963. Dopo la fase transitoria del "governo ponte" guidato da Giovanni Leone, si raggiunge l'accordo storico fra Dc e Psi - tanto voluto da Aldo Moro - che porta alla costituzione del primo governo della nuova storia repubblicana italiana con partecipazione dei socialisti. Pietro Nenni, leader del Psi, è vicepresidente del Consiglio; 6 sono i ministri socialisti. Al momento di porre la fiducia, però, alcuni parlamentari socialisti manifestano il loro disaccordo (25 deputati e 13 senatori escono dall'aula) e fonderanno il nuovo Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP). Fra i dissidenti, tuttavia, c'è anche qualche democristiano, come ad esempio Mario Scelba, capofila della corrente Centrismo. Consumate tutte le polemiche, il governo ottiene la fiducia (alla Camera 350 sì, 233 no, 4 astensioni; al Senato 175 sì, 111 no).
  • 27 dicembre 1963. Viene istituita la Regione Molise, la ventesima regione d'Italia, dallo scorporo dalla precedente ripartizione denominata Abruzzi e Molise.
  • 26 gennaio 1964. Il presidente del Consiglio, Aldo Moro, si dimette da segretario della Dc, lasciando l'eredità a Mariano Rumor (della corrente dorotea) e al vice Arnaldo Forlani (fanfaniano).
  • 22 febbraio 1964. Scattano i nuovi provvedimenti del governo: viene disciplinata la vendita a rate e viene varata una riforma finanziaria per trattenere la fuga di capitali (tra le altre cose, il governo riduce al 5% la quota di possesso sui titoli nominativi e mantiene al 30% quella sui titoli anonimi).
  • 27 maggio 1964. I provvedimenti governativi suscitano la crisi: il ministro socialista del Bilancio, Antonio Giolitti, dice di non essere d'accordo e di prevedere un aggravamento della situazione; anche il collega democristiano del Tesoro, Emilio Colombo, afferma di prevedere un collasso dell'economia a causa dell'eccessivo aumento dei salari rispetto al reddito. Pochi giorni dopo, ad avallare questa situazione è il governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, il quale afferma che a pagarne le conseguenze sarebbe stato l'intero sistema produttivo.
  • 25 giugno 1964. Il governo cade su un provvedimento che riguarda l'istruzione privata. Solo 7 voti di scarto determinano il rifiuto del progetto governativo di assegnare fondi per 149 milioni di lire (una cifra irrisoria, ma gli oppositori la prendono come questione di principio). Nel calderone ci sono anche la tassa sulle automobili, l'aumento della benzina e soprattutto il nuovo piano urbanistico pensato dal ministro socialista Giovanni Pieraccini.
  • 26 giugno 1964. Lo scontro è infuocato: socialisti, socialdemocratici, repubblicani, ma anche una parte della stessa Dc non sostengono i provvedimenti. Il governo non può più stare in piedi e Moro si dimette.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]