Papa Pio XII

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Papa Pio XII
Papa Pio XII
260º papa della Chiesa cattolica
Pius 12 coa.svg
Elezione 2 marzo 1939
Incoronazione 12 marzo 1939
Fine pontificato 9 ottobre 1958
Motto Opus iustitiae pax
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Pio XI
Successore papa Giovanni XXIII
Nome Eugenio Pacelli
Nascita Roma, 2 marzo 1876
Morte Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958
Sepoltura Grotte vaticane
Firma PiusPPXII signature.jpg

Papa Pio XII, detto Pastor Angelicus (in latino: Pius PP. XII, nato Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli; Roma, 2 marzo 1876Castel Gandolfo, 9 ottobre 1958), è stato il 260º papa della Chiesa cattolica e 2º sovrano dello Stato della Città del Vaticano dal 2 marzo 1939 al 9 ottobre 1958.

Nel 1990, a conclusione della prima fase di beatificazione, ha ricevuto il titolo di Servo di Dio. Nel 2009, a conclusione della seconda fase, ha ricevuto il titolo di Venerabile, che ne attesta l'eroicità delle virtù per la Chiesa. La causa di canonizzazione è affidata alla Compagnia di Gesù, che dal 2013 ha attivato un account twitter[1] e un sito internet ufficiale[2].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nascita e studi[modifica | modifica sorgente]

Eugenio Pacelli all'età di 6 anni

Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, terzogenito dell'avvocato della Sacra Rota Filippo Pacelli (1837-1916) e di Virginia Graziosi (1844-1920).

I titoli nobiliari della famiglia Pacelli (nobili romani, nobili di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado, concessi alla famiglia nel 1853 e 1858) erano conseguenza dei tempi della seconda Repubblica Romana (1848-1849). Quando il papa-re Pio IX si rifugiò a Gaeta, Marcantonio Pacelli (1804-1902) da Onano (Viterbo), nonno paterno di Eugenio, seguì il Papa nella cittadina laziale (allora parte del Regno delle Due Sicilie) e fu premiato con i titoli di principe e di marchese, sia per la sua fedeltà, sia per aver contrastato efficacemente, dopo la fine della Repubblica, nel ruolo di sostituto del ministro dell'interno, i liberali che si opponevano al governo papalino. Lo stesso Marcantonio fu, successivamente, tra i fondatori dell'Osservatore Romano (1861).

Dopo le elementari frequentate in una scuola privata cattolica e la frequenza al liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti", Eugenio Pacelli entrò nel Collegio Capranica e poi, dal 1894 al 1899, studiò teologia alla Gregoriana presso cui si addottorò nel 1901, quando già da due anni era stato ordinato sacerdote nel 1899, precisamente il 2 aprile (domenica di Pasqua) dall'imposizione delle mani del vescovo Francesco di Paola Cassetta. Del 1902 è la laurea in giurisprudenza in utroque iure (vale a dire, sia in diritto civile, sia in quello canonico), anche se non ebbe mai modo di praticare l'avvocatura, strada che seguì suo fratello Francesco, giurista per la Santa Sede e uno dei principali negoziatori dei futuri Patti Lateranensi del 1929. Eugenio sentì sin da piccolo la "vocazione": pare che nei momenti liberi amasse far finta di celebrare la messa. Determinante per la sua formazione fu l'influenza che ebbe, a partire dall'età di 8 anni, il reverendo Giuseppe Lais, scienziato astronomo, discendente da una storica famiglia romana di origine sassone, per molti anni precettore e mentore del futuro papa Pio XII, in seguito insignito da papa Benedetto XV della medaglia d'oro pontificia.

Carriera ecclesiastica[modifica | modifica sorgente]

Eugenio Pacelli da giovane prete
Il concordato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno 1914, di cui mons. Pacelli fu artefice

Dietro raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli, che più tardi sarebbe diventato decano del Sacro Collegio, Pacelli iniziò una rapida carriera nella Curia romana come segretario del cardinale Pietro Gasparri (futuro segretario di Stato), all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari. Nel 1904, dopo la specializzazione accademica in relazioni fra Stato e Chiesa, fu promosso e divenne monsignore-ciambellano di papa Pio X. Pacelli vide con favore l'introduzione del giuramento antimodernista da parte di Pio X, preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano, e si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, alla carica di consultore presso il Sant'Uffizio e nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari.

In questa veste fu artefice del concordato stipulato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno 1914, pochissimi giorni prima dell'inizio della prima guerra mondiale, tuttavia non ci sono prove storiche fondate che facciano supporre che tale accordo fosse una delle cause delle tensioni con il confinante Impero austro-ungarico, che culminarono poi nello scoppio del conflitto bellico.

Il 13 maggio 1917 (lo stesso giorno in cui sarebbe avvenuta la prima apparizione della Madonna a Fatima), Benedetto XV lo ordinò vescovo elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile con il titolo di arcivescovo di Sardi in partibus e lo nominò nunzio apostolico in Baviera. Dopo la consacrazione, il neovescovo disse che mentre passeggiava nei Giardini Vaticani avrebbe assistito stupefatto al "miracolo del sole". Questa fu una delle cause della forte devozione di papa Pacelli nei confronti della Madonna di Fatima.[3] Dal 1925 Pacelli fu anche nunzio apostolico in Prussia. In tale doppia veste egli concluse i concordati con i due Länder: con la Baviera nel 1924, con la Prussia nel 1929.

Sempre nel 1929, l'11 febbraio, Mussolini e il cardinal Gasparri firmarono i Patti Lateranensi, frutto della mediazione di Domenico Barone e di Francesco Pacelli. Contemporaneamente, dal 1920, fu il primo nunzio per l'intera Germania con sede nella nuova nunziatura di Berlino. Durante questi dodici anni Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar.

Il 19 aprile 1919, durante la cosiddetta rivoluzione promossa dalla Lega spartachista, di ispirazione comunista, la nunziatura di Monaco di Baviera fu accerchiata da un gruppo di rivoluzionari, che intendevano farvi irruzione. Il leader del gruppo, Siedl, estrasse una pistola e la puntò al petto di Pacelli, il quale si era personalmente posto a difesa dell'entrata della nunziatura. Sebbene scosso, il nunzio non intendeva cedere, affiancato da una coraggiosa suora tedesca, Pascalina Lehnert che si era interposta tra i rivoluzionari e il nunzio. Siedl non se la sentì di andare avanti e ordinò agli spartachisti di ritirarsi. Pacelli scriverà al riguardo:

« Sono dei veri e propri russi bolscevichi.[4] »

Cardinale e segretario di Stato[modifica | modifica sorgente]

Stemma cardinalizio di Eugenio Pacelli
Il cardinale Pacelli in visita al Governatore di Roma (15 giugno 1932)

Eugenio Pacelli fu creato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1929; il 7 febbraio 1930 divenne segretario di Stato. Al fine di regolare le relazioni tra la Santa Sede e le autorità locali negoziò diversi concordati, tra i quali quelli con il Baden (Germania) nel 1932, l'Austria nel 1933 e la Jugoslavia nel 1935. Il più discusso tuttavia fu quello firmato a Roma il 20 luglio 1933 con la Germania del cancelliere Adolf Hitler, il Reichskonkordat.

Foto della firma del Reichskonkordat. Da sinistra a destra: Monsignor Ludwig Kaas, il Vice-cancelliere tedesco Franz von Papen, il Sottosegretario ecclesiastico Giuseppe Pizzardo, il Cardinal Segretario di Stato Eugenio Pacelli, Alfredo Ottaviani e il Segretario del Ministero degli Interni tedesco Rudolf Buttmann.

Questo concordato, che pure garantiva i diritti dei cattolici tedeschi, dava un ulteriore riconoscimento internazionale al regime nazista a pochi mesi dall'ascesa di Hitler al potere (30 gennaio 1933), che segnò la fine di ogni vita democratica in Germania e la proibizione di tutti i partiti politici, compreso quello cattolico del centro (Zentrumspartei). Pacelli aveva ricercato con costanza un concordato sin dal periodo della sua nunziatura, negli anni venti. Heinrich Brüning, leader della Deutsche Zentrumspartei, partito cattolico di centro, dichiarò nelle sue memorie che Pacelli, in occasione di un incontro del 1931 (quando Brüning era cancelliere), avrebbe insistentemente premuto per la dissoluzione dell'accordo di coalizione con il partito socialdemocratico, ponendola quasi come una condizione per la stipula del concordato, ma il cancelliere avrebbe respinto la sollecitazione considerando che il prelato fosse in grave errore di valutazione sulla situazione politica tedesca e, in particolare, sul peso del nascente partito nazista.

In ogni caso il Reichskonkordat, nonostante le garanzie per la Chiesa (soppresse nell'Ottocento per il Kulturkampf) e i fedeli tedeschi, fu sistematicamente violato dai nazisti e Pacelli stesso inviò 55 note di protesta per la violazione da parte del Reich nel periodo 1933-1939: la Chiesa cattolica nella Germania nazista avrebbe lamentato di dover agire in condizioni difficili. Questo tentativo fallito di venire a patti con il nazismo (sono del 1936 le pressioni fatte anche dalla Chiesa verso Hitler perché aiutasse i falangisti di Francisco Franco a rovesciare il governo repubblicano filo-marxista in Spagna[5]) condusse Pio XI a stilare un'ammonitoria enciclica nel 1937, dal titolo Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione).

Tra il 1937 e il 1939 si esplicita pienamente una differenza tra Pio XI e il suo segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il quale è sempre deciso a seguire una via diplomatica di mediazione con il regime nazista – via che, del resto, cercherà di recuperare appena salirà al soglio pontificio[senza fonte] – mentre le posizioni di papa Ratti sembrano propendere per la rottura.[6] Come segretario di Stato, fu spesso in viaggio sia con una serie di importanti missioni diplomatiche negli Stati Uniti nel 1936, sia con la partecipazione a una serie di congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose a Lourdes o Lisieux, viaggi che gli permisero, tra l'altro, di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia Romana. Pacelli fu tra i primi prelati a usare l'aereo per i suoi spostamenti e per questo un giornale americano lo soprannominò il "cardinale volante".

Pontificato[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave del 1939.
Blasonatura dello stemma papale di Papa Pio XII
Pius 12 coa.svg

Di azzurro, alla colomba con la testa rivolta d'argento, imbeccante un ramoscello d'ulivo di verde e posata su un monte di tre cime d'argento, movente da una fascia di verde posta su un mare ondato al naturale.

Pio XI morì il 10 febbraio 1939. In qualità di camerlengo, toccò proprio a Pacelli dirigere il conclave che ne seguì. Il 2 marzo 1939, dopo solo tre scrutini e un giorno di votazioni, la scelta ricadde sullo stesso Pacelli, che si impose il nome di Pio XII, a simboleggiare la continuità dell'operato con il precedente capo della Chiesa. Fatto insolito per un conclave, fu eletto colui che, alla vigilia, aveva le migliori possibilità di diventare papa. In effetti Pacelli rappresentava un'ottima scelta politica in quanto era il più esperto in diplomazia tra i cardinali del Collegio. Pacelli fu il primo segretario di Stato dal 1667 (Clemente IX) e il secondo camerlengo (dopo Leone XIII) a venir eletto papa.

L'elezione e l'incoronazione di Pacelli ebbero un'accoglienza mista in Germania. Da parte di alcuni settori della stampa tedesca, giunsero commenti alquanto ostili: il Berliner Morgenpost scrisse che «l'elezione di Pacelli non è accolta favorevolmente in Germania poiché egli è sempre stato ostile al nazionalsocialismo»; la Frankfurter Zeitung scrisse che «molti dei suoi discorsi hanno dimostrato che non comprende del tutto le ragioni politiche e ideologiche che hanno iniziato la loro marcia vittoriosa in Germania».[7][8] D'altra parte l'elezione fu accolta favorevolmente in ambienti diplomatici: il capo del Dipartimento degli Affari vaticani presso il Ministero degli affari esteri del Reich, il consigliere Du Moulin, redasse un memorandum sulle tendenze politiche e sulla personalità del nuovo pontefice ove si descriveva il neo eletto come «molto amico della Germania». A Berlino ci si ricordò che Pacelli era stato il promotore del Concordato fra la Santa Sede e il Terzo Reich e che, quando le relazioni fra Chiesa e regime nazionalsocialista si erano fatte tese, l'atteggiamento del segretario di Stato era stato sempre - secondo i dispacci dell'ambasciatore Bergen - molto più conciliante di quello di Pio XI. Il giorno stesso della elezione del nuovo pontefice, il conte Ciano, ministro italiano degli affari esteri, annotava nel suo diario che alla vigilia Pignatti di Custoza, ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, gli aveva detto essere Pacelli il cardinale favorito dai tedeschi:[9]

« 2 marzo – Viaggio di ritorno. A Tarvisio ricevo la notizia dell'elezione alla tiara del cardinal Pacelli. Non mi sorprende: ricordo il colloquio ch'ebbi con lui il 10 febbraio. Fu molto conciliante. E pare che nel frattempo abbia anche notevolmente migliorate le relazioni con la Germania, al punto che Pignatti ha ieri riferito essere il Pacelli il cardinale favorito dai tedeschi. A tavola avevo detto a Edda ed ai miei collaboratori: "Il Papa sarà eletto entro oggi. È Pacelli, che assumerà il nome di Pio XII". La realizzazione della mia previsione ha interessato tutti »
(Renzo De Felice (a cura di), Galeazzo Ciano, Diario 1937-1943, Rizzoli, Milano, 1980, p. 259)
Pio XII in sedia gestatoria

Dopo la cerimonia dell'incoronazione, il 12 marzo, Ciano annotò, sempre nel suo diario: Mussolini "è contento dell'elezione di Pacelli. Si ripromette di fargli pervenire alcuni consigli circa quanto potrà fare per governare utilmente la Chiesa".[10] Uno dei primi atti di Pio XII dopo la sua elezione fu, nell'aprile del 1939, quello di togliere dall'Indice i libri di Charles Maurras, animatore del gruppo politico di estrema destra - antisemita e anticomunista - Action Française, che aveva molti simpatizzanti e seguaci cattolici; agli aderenti revocò, tra l'altro, anche l'interdizione dai sacramenti irrogata da Pio XI. Alcuni storici tendono a leggere questo episodio non tanto in chiave antisemita quanto pragmaticamente anticomunista, stante la necessità di favorire gruppi e aggregazioni che sapessero competere, quanto a organizzazione e rapidità di azione politica, con quelli di ispirazione marxista, la cui capacità di mobilitazione nelle Brigate Internazionali nella recente guerra civile spagnola era chiaramente emersa. Altri storici, comunque, sono del parere che il provvedimento sarebbe stato in linea con una minore riprovazione nei confronti del pregiudizio antisemita, in un periodo storico in cui anche l'Italia iniziava a dar concreta applicazione alle cosiddette leggi per la difesa della razza.[11]

Secondo la sociologa e storica francese Jeannine Verdès-Leroux, i discorsi antisemiti divulgati da l'Action Française hanno contribuito «a rendere "possibile", "accettabile" l'introduzione dello statuto degli ebrei nell'ottobre 1940;[12] l'assuefazione ai discorsi di Maurras e dei suoi accoliti – discorsi che si erano diffusi, avevano oltrepassato la cerchia degli adepti – ha attenuato, in qualche modo, il carattere mostruoso di quelle misure».[13]

Nella sua prima enciclica Summi Pontificatus (1939), Pio XII condannò in nome della pace ogni forma di totalitarismo, nel solco della dottrina della regalità di Cristo che era stata uno dei cardini del pontificato di Pio XI. Sempre nel 1939, proclamò san Francesco d'Assisi e santa Caterina da Siena patroni d'Italia. Nel 1940 riconobbe definitivamente le apparizioni di Fatima e consacrò nel 1942 il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria. Inoltre incontrò più volte suor Lucia e le ordinò di trascrivere i famosi segreti di Fatima diventando quindi il primo pontefice a conoscere il famoso terzo segreto, che ordinò però di far restare nascosto.[senza fonte]

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

« Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra. »
(Dal discorso radiofonico del papa del 24 agosto 1939)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rastrellamento del ghetto di Roma.
Pio XII con un cardellino sulla mano

Eletto in un periodo di grandi tensioni internazionali, con il regime nazista che iniziava ad occupare molti territori europei, il Papa tentò invano di scongiurare il rischio di una nuova guerra mondiale con diverse iniziative fra cui la più famosa è il discorso alla radio del 24 agosto 1939 in cui pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: "Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra". Tuttavia tali iniziative furono inutili. Il 1º settembre, la Germania invase la Polonia e il 3, Francia e Regno Unito risposero all'attacco: è la seconda guerra mondiale. Papa Pacelli tentò con altri appelli di far cessare le ostilità e organizzò aiuti alle popolazioni colpite e creò l'ufficio informazioni sui prigionieri e sui dispersi. Cercò, inoltre, di distogliere il fascismo dall'idea di far entrare in guerra l'Italia, ma nonostante ciò il 10 giugno 1940 anche l'Italia entrò in guerra.

Vari e ripetuti furono gli appelli del Papa in favore della pace. Vanno ricordati in particolare i radiomessaggi natalizi di Pio XII del 1941, 1942 e 1943, in cui Pacelli delineò anche un nuovo ordine mondiale basato sul rispetto reciproco fra le Nazioni e i popoli. Mussolini commentò il radiomessaggio del 1942 con sarcasmo: «Il Vicario di Dio - cioè il rappresentante in terra del regolatore dell'universo - non dovrebbe mai parlare: dovrebbe restare tra le nuvole. Questo è un discorso di luoghi comuni che potrebbe agevolmente essere fatto anche dal parroco di Predappio». Nel 1941 trasformò la Commissione delle Opere Pie, nata nel 1887, nell'Istituto per le Opere di Religione (IOR).

Durante l'occupazione nazista dell'Italia, dopo l'8 settembre, offrì asilo politico presso la Santa Sede a molti esponenti politici antifascisti tra cui Alcide De Gasperi e Pietro Nenni, appellandosi al fatto che la Città del Vaticano era uno Stato sovrano. Non sempre i tedeschi rispettarono l'extra-territorialità di alcune altre aree a Roma di pertinenza della Santa Sede: nell'inverno del 1943 i tedeschi fecero irruzione nella basilica di San Paolo fuori le mura, dove arrestarono chi vi si era rifugiato, ed è stato scoperto di recente un piano segreto di Hitler che prevedeva l'occupazione del Vaticano e l'arresto di Pio XII, il quale secondo il dittatore nazista ostacolava i piani della Germania[14]. A questo proposito, per evitare che Hitler tenesse prigioniero il papa, Pio XII preparò una lettera di dimissioni da utilizzare in caso di propria cattura, dando istruzioni di tenere un successivo Conclave a Lisbona. Secondo alcune fonti nel 1943, quando i tedeschi imposero agli ebrei romani di versare oro in cambio di un'effimera e temporanea salvezza, il Vaticano contribuì fornendo 20 dei 50 chili d'oro richiesti[15], secondo la testimonianza di Ugo Foà, rabbino capo della comunità romana, il Vaticano fece sapere ufficiosamente che se non fosse stato raccolto abbastana oro avrebbe prestato la differenza per raggiungere i 50 kg, ma non ce ne fu bisogno[16]. Durante il corso della guerra, nonostante le numerose informazioni ricevute Pio XII non condannò mai né si impegnò mai pubblicamente per fermare le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento. Secondo lo storico vaticanista Alberto Melloni, i tedeschi avrebbero poi organizzato il ratto degli ebrei romani proprio per fare un affronto a papa Pacelli[14].

«....e in mezzo a San Lorenzo spalancò le ali»: Pio XII in visita al quartiere San Lorenzo il 20 luglio 1943

Il 19 luglio 1943, dopo il violento bombardamento di San Lorenzo a Roma, si recò nei quartieri colpiti, uscita eccezionale del Pontefice dal Vaticano (allora il Papa usciva dal suo Stato in casi estremamente rari); l'episodio è ricordato da Francesco De Gregori nel brano musicale San Lorenzo. Durante la visita a San Lorenzo, papa Pacelli spalancò le braccia alla folla recitando il salmo De profundis. Dopo l'armistizio dell'8 settembre e la fuga dei Savoia dalla capitale, Pio XII dovette fronteggiare da solo l'occupazione nazista della città. Negli ultimi giorni di maggio del 1944, i tedeschi si preparavano alla fuga e avevano minato i ponti sul Tevere per impedire alle forze angloamericane di procedere nell'avanzata verso nord.

Pacelli ammonì: "Chiunque osi levare la mano contro Roma, si macchierà di matricidio".[17] Tra gli altri interventi, documenti recentemente venuti alla luce testimoniano la sua difesa delle donne della Ciociaria e del basso Lazio contro le violenze dei soldati di passaggio.[18] Il 4 giugno 1944, dopo la Liberazione, ricevette in Vaticano i soldati alleati. La domenica successiva i romani si recarono in massa a Piazza San Pietro a salutare e a festeggiare il Papa, che, di fatto, era l'unica autorità religiosa, morale e politica rimasta nella capitale dopo l'8 settembre[19]. Per questo Pio XII fu anche soprannominato "Defensor civitatis"[20].

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concistori di papa Pio XII.
Papa Pio XII

Il 18 febbraio 1946, a guerra finita, tenne il suo primo concistoro per la creazione di nuovi cardinali: per la prima volta dopo secoli, il numero di cardinali italiani risultò inferiore a quello dei cardinali non italiani. Con la bolla Quotidie Nos dell'11 aprile 1946 definì la gerarchia ecclesiastica della Chiesa cattolica in Cina, la quale era oggetto della persecuzione da parte del regime comunista nato dalla rivoluzione cinese[21]; nell'enciclica Ad Sinarum Gentem[22] del 7 ottobre 1954 Pio XII si rivolse ai cattolici cinesi esortandoli a sopportare ogni persecuzione per rimanere fedeli alla legge divina.

Neutrale durante il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, dovette a guerra finita fronteggiare la nascita della guerra fredda e della divisione del mondo in due blocchi contrapposti. In questo caso, però, il Papa non si mantenne sopra le parti ma si schierò decisamente contro il comunismo, di cui fu un fermo oppositore. Nelle elezioni politiche italiane del 1948 si schierò con determinazione a favore della Democrazia Cristiana, favorendone la schiacciante vittoria, e appoggerà sempre con slancio questo partito anche se non condivise alcune scelte di Alcide De Gasperi, tra cui il rifiuto di quest'ultimo di collaborare con i partiti di destra. Nel 1949, dimostrò un certo interesse alle opere di carità - ricevette in visita il sacerdote Giulio Facibeni, noto per aver fondato l'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa - e tolse la sospensione a divinis a Don Zeno, fondatore della comunità di Nomadelfia. Inoltre, impose al Sant'Uffizio di "lasciar stare Padre Pio".

Lo stesso anno 1949, con un atto clamoroso a livello mondiale, scomunicò i cristiani che si dichiaravano comunisti e, in seguito alle persecuzioni dei cristiani nell'Europa dell'Est, i capi di governo ad essi riferiti. Inoltre cercò di attivare contatti e di salvare i cattolici dalle deportazioni nei gulag sovietici, pur senza riuscirci. Ma in un mondo ancora segnato dalle ferite della guerra, intuì che, più che un papa politico, la gente aveva bisogno di un "pastore angelico che porta il suo gregge sulle vie della pace". Con questi intenti, Pio XII proclamò il Giubileo del 1950, cui molti si dichiararono contrari. In tanti sostenevano che l'Italia, ancora distrutta dalla guerra, non era in grado di reggere ad una manifestazione di respiro mondiale.

Invece, il Giubileo, con il suo messaggio di riconciliazione, speranza e pace, fu un vero trionfo, con oltre un milione e mezzo di pellegrini e, tra l'altro, contribuì a far conoscere le bellezze italiane all'estero, favorendo i primi boom turistici. Durante il Giubileo, con la bolla Munificentissimus Deus, istituì il dogma dell'Assunzione di Maria, il 1º novembre, ricorrendo per l'unica volta in tutto il Novecento all'infallibilità papale. Inoltre, venendo incontro alle numerose richieste dei fedeli, proclamò santa Maria Goretti, sebbene fossero passati solo due anni dalla sua beatificazione (all'epoca il diritto canonico prevedeva che passassero almeno vent'anni).

Gli anni cinquanta[modifica | modifica sorgente]

Pio XII in preghiera

Negli anni successivi, Pio XII, anche per il suo carattere schivo e introverso, ridusse all'osso l'organizzazione della Curia Romana (dal 1944 non nominò nessun nuovo Segretario di Stato). Tuttavia fu un papa particolarmente amato dalla gente: istituì l'Angelus domenicale dalla finestra di Piazza San Pietro e fu il primo papa le cui immagini vennero trasmesse in televisione (sul cui uso emise anche un'enciclica, la Miranda Prorsus). Grazie alla conoscenza di numerose lingue, fu uno dei primi a rivolgersi in lingua straniera ai pellegrini che venivano a Roma. Nel 1950 affermò, nella Humani Generis, la compatibilità tra fede cattolica ed evoluzionismo, nondimeno considerando l'evoluzione una teoria scientifica e non una realtà già dimostrata, e la necessità di doverose ulteriori chiarificazioni concettuali.

Nel 1952 in un famoso discorso alle ostetriche ammise la possibilità che i coniugi avessero rapporti sessuali anche durante il periodo di sterilità naturale della donna che è ancora oggi l'unico mezzo di contraccezione riconosciuto dalla Chiesa. Inoltre, in molti discorsi ai giovani sposi, rilanciò il ruolo della famiglia e del matrimonio e indicò la Sacra Famiglia come modello di santità per le famiglie. Venendo incontro alle richieste del mondo moderno autorizzò diversi provvedimenti, preludio delle riforme del Concilio Vaticano II: permise la celebrazione della Messa nelle ore serali, apportò modifiche alla lettura dei salmi nel breviario dei sacerdoti, riorganizzò l'ufficio del digiuno eucaristico riducendolo a tre ore per i cibi solidi, a un'ora per le bevande ed eliminandolo del tutto per l'acqua e i medicinali.

Consapevole dei benefici apportati dal progresso, ma anche dei pericoli insiti in esso, aggravati dall'instabilità della situazione internazionale dovuta alla guerra fredda, Pio XII era convinto che la vera pace avrebbe potuto scaturire solo da un nuovo ordine cristiano del mondo. Un tale ordine gli sembrava minacciato dalla perdita del senso di responsabilità individuale, schiacciato dalla massificazione sociale, in cui ognuno era come diventato una semplice ruota di organismi privi di consapevolezza, e in cui la libertà risultava dunque svuotata:

« È però un fatto doloroso che oggi non si stima e non si possiede più la vera libertà. [...] Questa è la condizione dolorosa, la quale inceppa anche la Chiesa nei suoi sforzi di pacificazione, nei suoi richiami alla consapevolezza della vera libertà umana [...] Invano essa moltiplicherebbe i suoi inviti a uomini privi di quella consapevolezza, ed anche più inutilmente li rivolgerebbe ad una società ridotta a puro automatismo. Tale è la purtroppo diffusa debolezza di un mondo che ama di chiamarsi con enfasi "il mondo libero". Esso si illude e non conosce se stesso. »
(Radiomessaggio di Pio XII del Natale 1951[23])

Nel 1953 tenne il suo secondo ed ultimo concistoro per la creazione di nuovi cardinali. In seguito rivolse la sua attenzione anche alle vicende dei cattolici ungheresi, colpiti dalla repressione militare successiva alla rivoluzione del 1956. Ai fatti dell'Ungheria dedicò, infatti, tre encicliche: la Luctuosissimi Eventus, la Laetamur Admodum e la Datis Nuperrime. La salute di Pio XII si aggravò durante la fine del decennio: fu afflitto per molto tempo da un singhiozzo continuo, dovuto forse ad una gastrite.

Già all'inizio del 1954 una malattia l'aveva portato in fin di vita ma sopravvisse. Secondo alcune testimonianze, nel dicembre di quell'anno avrebbe avuto un'apparizione di Cristo che lo avrebbe miracolosamente guarito.[24] Pare che papa Pacelli gli abbia chiesto di "portarlo via" («Voca me!»)[25] presumendo di trovarsi in punto di morte, ma Gesù non abbia dato risposta.[26] L'Osservatore Romano confermò la notizia dell'apparizione. Tra i suoi ultimi atti ufficiali, l'enciclica Fidei Donum (1957) con la quale invitò la Chiesa intera a riprendere lo slancio missionario soprattutto condividendo i sacerdoti con le giovani chiese. Il 3 maggio dello stesso anno, emana un significativo breve apostolico, con il quale nomina il martire san Sebastiano, patrono dei Vigili urbani: "Che in Italia sono preposti al mantenimento dell'ordine pubblico".

La morte[modifica | modifica sorgente]

Sepolcro di Pio XII nelle Grotte Vaticane

Pio XII morì a Castel Gandolfo alle 3:52 del 9 ottobre 1958 a seguito di un'ischemia circolatoria e di collasso polmonare, all'età di 82 anni. L'indomani, dopo l'imbalsamazione, praticata dall'archiatra Riccardo Galeazzi Lisi, si provvide a riportare la salma in Vaticano: allo scopo fu fatta richiesta al Comune di Roma di fornire una carrozza funebre con cavalli bianchi. Il Comune rispose di non disporre di tali mezzi, ma solo di un comune carro funebre motorizzato, che fu addobbato allo scopo con una sorta di baldacchino[27][28].

L'imbalsamazione del pontefice era tuttavia stata fatta secondo un metodo sperimentale brevettato dal medico Galeazzi Lisi: l'avvolgimento della salma dentro alcuni strati di cellophane insieme ad una miscela di erbe aromatiche, spezie e prodotti naturali. Tale metodo si rivelò però fallimentare dal momento che provocò una veloce decomposizione del cadavere con conseguenti problemi nel corso delle esequie, come lo svenimento di alcune guardie del picchetto d'onore a causa dei miasmi sprigionati dalla salma, la quale fu offerta per nove giorni su un alto catafalco all'omaggio dei fedeli nella Basilica di San Pietro[29]. Per la prima volta inoltre tale esposizione non avvenne nella cappella del Santissimo Sacramento, ma nella navata centrale, davanti all'altare maggiore, inaugurando una prassi che sarà seguita da tutti i pontefici successivi.

Per rimediare, venne convocato un gruppo di medici legali esperti nel campo dell'imbalsamazione per eseguire un nuovo trattamento conservativo con ovatta e formalina, volto a rallentare il processo di decadimento organico. Ma nonostante il nuovo intervento la situazione era ormai compromessa; perciò si rese necessaria la posa, sul volto del papa, di una maschera di cera (cerone miscelato a composti alcalini). Riccardo Galeazzi Lisi, inoltre, scattò una ventina di scabrose fotografie al papa agonizzante, vendendole poi ad alcuni giornali francesi. A causa di questa speculazione venne licenziato in tronco dal Collegio Cardinalizio e venne radiato dall'Ordine dei Medici per comportamento indegno. Il successore di Pio XII, papa Giovanni XXIII, lo bandì a vita dal Vaticano. Eugenio Pacelli è sepolto nelle Grotte Vaticane vicino alla tomba di Pietro, che egli contribuì a individuare.

Dopo la morte di Papa Pio XII, secondo ad alcuni gruppi di cattolici tradizionalisti in particolare al sedevacantismo o al Sedeprivazionismo, la sede pontificia è vacante o formalmente vacante.[30]

Critiche e aspetti controversi[modifica | modifica sorgente]

Papa Pio XII.

Il silenzio sull'olocausto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pio XII e l'Olocausto.

Nel 1963, in seguito alla rappresentazione della pièce teatrale Il Vicario, è iniziata una polemica nei confronti di Pio XII, accusato di non essersi adeguatamente adoperato nella difesa degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, fino al punto di essere definito "Il papa di Hitler".

L'accusa sarebbe quella per cui avrebbe mantenuto il silenzio circa lo sterminio degli ebrei - fatto di cui era a conoscenza, essendone stato informato più volte da più fonti[31][32][33]. Afferma lo storico Giovanni Miccoli: «non vi è dubbio che il Vaticano fu ben presto consapevole del salto di qualità che la persecuzione antiebraica aveva compiuto con lo scoppio della guerra». Per quanto riguarda la “soluzione finale della questione ebraica”, numerose sono le attestazioni che la Santa Sede ne fu via via largamente informata con sufficiente precisione. Ad esempio il 12 maggio 1942 don Pirro Scavizzi scriveva a Pio XII che: «la lotta antiebraica è implacabile e va sempre più aggravandosi, con deportazioni ed esecuzioni anche in massa. La strage degli ebrei in Ucraina è ormai al completo. In Polonia e in Germania la si vuole portare ugualmente al completo, col sistema delle uccisioni di massa»[31]. Il 29 agosto 1942 monsignor Andrej Szeptycki confermava la gravità delle notizie: «non passa giorno senza che si commettano i crimini più orrendi. [...] Gli ebrei ne sono le prime vittime. Il numero degli ebrei uccisi nel nostro piccolo paese ha certamente superato i 200.000. Man mano che l'esercito avanza verso est, il numero delle vittime cresceva. A Kiev, in pochi giorni, vi è stata l'esecuzione di circa 130.000 uomini, donne e bambini. Tutte le piccole città dell'Ucraina sono state testimoni di analoghi massacri, e tutto ciò dura da un anno»[31].

Il 18 settembre 1942, monsignor Giovanni Battista Montini, all'epoca impegnato nell'Ufficio informazioni del Vaticano, scriveva: «i massacri degli ebrei hanno raggiunto proporzioni e forme esecrande e spaventose. Incredibili eccidi sono operati ogni giorno; pare che per la metà di ottobre si vogliono vuotare interi ghetti di centinaia di migliaia di infelici languenti»[31]. Il 3 ottobre 1942 l’ambasciatore polacco presso la Santa Sede riferì che in tutta la Polonia gli ebrei venivano deportati in campi di concentramento per poi essere uccisi[32]; nel dicembre 1942 il ministro britannico presso la Santa Sede, Francis D’Arcy Osborne, ebbe un’udienza con Pio XII in cui consegnò al pontefice un rapporto redatto da inglesi, americani e sovietici sull’estrema povertà degli ebrei e sul loro sterminio sistematico[32]; e così via. Secondo stime indipendenti, e documentate da numerose testimonianze, molti esponenti della Chiesa cattolica (sacerdoti, frati, suore, laici) si attivarono per contrastare il genocidio ebraico, affrontando notevoli rischi e spesso pagando anche con il sangue: una stima imprecisa valuta che circa seicentomila ebrei siano stati salvati dall'Olocausto, un numero superiore a quello ottenuto da tutte le altre organizzazioni umanitarie e chiese cristiane messe insieme[34][35][36].

Documenti recentemente portati alla luce dimostrerebbero, in realtà, che l'azione diretta di papa Pio XII avrebbe salvato più di 11.000 ebrei a Roma durante la seconda guerra mondiale. Il rappresentante per la Germania della Pave the Way Foundation, lo storico e ricercatore Michael Hesemann, ha scoperto i documenti negli archivi della chiesa di Santa Maria dell'Anima, la chiesa nazionale della Germania a Roma. Secondo il presidente della Fondazione Pave the Way, l'ebreo Gary Krupp, i documenti provano che Pio XII agì direttamente dietro le quinte per far terminare il rastrellamento degli ebrei romani il 16 ottobre 1943 già alle 14.00 dello stesso giorno in cui erano iniziati, ma che non riuscì a fermare il treno dal destino tanto crudele[37].

D'altra parte, lo stesso Rabbino di New York, David Dalin, ha dichiarato: «Pio XII lanciò un grido d’allarme pubblicamente e privatamente contro i pericoli del nazismo e, nel corso dell’intera seconda guerra mondiale, si espresse sempre a favore degli ebrei. Quando il Papa apprese delle atrocità commesse dai nazisti in Polonia esortò i vescovi d’Europa a fare tutto quanto in loro potere per salvare gli ebrei, vittime della persecuzione nazista. Nel gennaio del 1940, su istruzione dello stesso Papa, Radio Vaticana e «L’Osservatore Romano» rivelarono al mondo le terribili atrocità commesse dalla disumana tirannia nazista verso gli ebrei e i cattolici polacchi e affermavano, secondo le parole del Papa, che queste atrocità avevano offeso la coscienza morale dell’uomo»[38].

Secondo uno studio recente del ricercatore Dominiek Oversteyns[39], il 16 ottobre 1943 a Roma c'erano 12.428 ebrei. L'azione diretta di Papa Pio XII salvò la vita di più di 11.400 ebrei, ha spiegato Krupp. La mattina del 16 ottobre 1943, quando il Papa seppe dell'arresto degli ebrei, ordinò immediatamente una protesta ufficiale vaticana all'ambasciatore tedesco, che sapeva avrebbe avuto senz'altro esito. Il pontefice inviò allora suo nipote, il principe Carlo Pacelli, dal vescovo austriaco Alois Hudal, guida della chiesa nazionale tedesca a Roma, che era secondo alcuni cordiale con i nazisti e aveva buone relazioni con loro. Il principe Pacelli disse a Hudal che era stato inviato dal Papa, e che Hudal doveva scrivere una lettera al governatore tedesco di Roma, il Generale Stahel, per chiedere di fermare gli arresti, racconta Krupp.

Nella lettera del vescovo Hudal al Generale Stahel si leggeva: Proprio ora, un'alta fonte vaticana [...] mi ha riferito che questa mattina è iniziato l'arresto degli ebrei di nazionalità italiana. Nell'interesse di un dialogo pacifico tra il Vaticano e il comando militare tedesco, le chiedo urgentemente di dare ordine di fermare immediatamente questi arresti a Roma e nella zona circostante. La reputazione della Germania nei Paesi stranieri richiede una misura di questo tipo, e anche il pericolo che il Papa protesti apertamente. La mattina dopo, il generale disse di aver girato la questione alla Gestapo locale e a Himmler personalmente. Himmler - avrebbe detto al telefono - ha ordinato che, considerato lo status speciale di Roma, gli arresti siano fermati immediatamente.

Diverse, tra l'altro, le testimonianze di rifugiati nei conventi romani, cui Pio XII chiese di interrompere in maniera straordinaria anche la clausura, pur di nascondere ebrei e perseguitati politici[40]. Del resto, anche i futuri papi Roncalli, Luciani e Wojtyła salvarono e nascosero ai tedeschi gruppi e famiglie ebree. Il Papa stesso offrì rifugio a numerosi ebrei nei palazzi del Vaticano e nelle chiese e scuole cattoliche romane[14][41][42][43]. Lo studioso ebraico Pinchas Lapide ha ricordato delle stime per cui tra il 70 e il 90% dei 950 000 ebrei europei sopravvissuti all'olocausto lo devono ad iniziative cattoliche, incoraggiate e sostenute dallo stesso Pio XII. Secondo stime indipendenti, e documentate da numerose testimonianze, molti esponenti della Chiesa cattolica (sacerdoti, frati, suore, laici) si attivarono per contrastare il genocidio ebraico, affrontando notevoli rischi e spesso pagando anche con il sangue: una stima imprecisa valuta che circa seicentomila ebrei siano stati salvati dall'Olocausto, un numero superiore a quello ottenuto da tutte le altre organizzazioni umanitarie e chiese cristiane messe insieme[34][35][36]. Non è un caso che, prima dell'opera del 1963, quest'opera imponente di carità fosse stata riconosciuta dagli ebrei stessi; numerose le attestazioni di riconoscenza e gratitidine subito dopo la guerra[44]; tra le altre, si ricorda qui soltanto il riconoscimento del rabbino Elio Toaff, subito dopo la morte di Pio XII: ««Più che in ogni altra occasione, abbiamo avuto l'opportunità di sperimentare la grande compassione e la grande generosità di questo papa durante gli anni della persecuzione e del terrore, quando sembrava non ci fosse per noi più alcuna speranza»[45]. Il 10 ottobre 1958, in seguito alla morte del Papa, Golda Meir, ministro degli Esteri dello Stato d'Israele, afferma: «Durante il decennio del terrore nazista, il nostro popolo ha subito un martirio terribile. La voce del Papa si è alzata per condannare i persecutori e per invocare pietà per le vittime».

La controversia sul ruolo di Pio XII durante le persecuzioni naziste nei confronti degli ebrei è, comunque, tuttora lungi dall'essere chiusa: lo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme, ospita dal 2005 una fotografia di Pio XII, la cui didascalia in calce ne definiva «ambiguo» il comportamento di fronte allo sterminio degli ebrei. A seguito di formale richiesta di modifica di tale didascalia, nel 2006 i responsabili del museo si mostrarono disposti a riesaminare la condotta di Pio XII a condizione che ai propri ricercatori venisse concesso di poter accedere agli archivi storici del Vaticano; tale permesso non fu mai accordato. Più recentemente, il nunzio apostolico monsignor Antonio Franco dapprima declinò, poi decise di accettare, l'invito a partecipare alla commemorazione della Shoah tenutasi al museo il 15 aprile 2007. Nell'occasione il direttore del museo stesso, Avner Shalev, promise che avrebbe riconsiderato la maniera in cui Pio XII era descritto nella didascalia[46], l'effettiva riscrittura della didascalia è stata realizzata nel 2012.[47]

La riabilitazione della figura di Pio XII[modifica | modifica sorgente]

Oggi i rapporti tra Israele e la figura storica di Pio XII si sono rasserenati, soprattutto dopo le recenti analisi storiche provenienti proprio da Israele[48]: lo storico israeliano Gary Krupp afferma infatti che Pio XII, durante e dopo la seconda guerra mondiale, fece "tutto quello che era in suo potere per proteggere e difendere gli ebrei", spingendosi ad affermare che abbia "salvato più ebrei di tutti i leader del mondo messi assieme. E soprattutto, adoperandosi da una città in stato di assedio e non da una comoda poltrona a Londra o a Washington". A conferma delle sue tesi Krupp ha raccolto circa 76000 pagine di materiali originali, oltre alle testimonianze oculari e ai contribuiti di studiosi internazionali di rilievo, che fanno cadere una ad una tutte le leggende nere sul conto di Pacelli.

Inoltre, sempre secondo Krupp, quando Pio XII non sottoscrisse la dichiarazione del 17 dicembre 1942 degli Alleati in cui si condannava il massacro degli ebrei "il papa operò in favore dei perseguitati"[48]. Le tesi di Krupp trovano riscontro anche nel lavoro del ricercatore tedesco Michael Hesemann, secondo cui Pio XII salvò la vita a più di 11.000 ebrei a Roma durante la Seconda guerra mondiale. Lo testimonierebbero alcuni documenti ritrovati dal ricercatore tedesco negli archivi della chiesa di Santa Maria dell'Anima[37]. Anche il museo israeliano dell'Olocausto si è corretto dando spazio nella didascalia ai difensori di Pio XII[49] aprendo di fatto ad una riabilitazione della figura del papa presso il popolo ebraico.[50]

Il processo di beatificazione[modifica | modifica sorgente]

Foto che ritrae Papa Pio XII (al secolo Eugenio Pacelli).

Il 18 ottobre 1967, nove anni dopo la sua morte, Paolo VI ne aprì il relativo processo diocesano per la causa di beatificazione e canonizzazione. La causa per la beatificazione ha sollevato dubbi soprattutto all'interno della comunità ebraica, a motivo del suo silenzio sullo sterminio degli ebrei, ma anche all'interno della stessa Chiesa cattolica.[51]

Nel 1990, con decreto firmato da Papa Giovanni Paolo II, è stato proclamato Servo di Dio[52]. Il 19 dicembre 2009, con un decreto firmato da Papa Benedetto XVI che ne attesta le virtù eroiche, è stato proclamato venerabile.[53][54] Critiche in merito sono venute dalle comunità ebraiche. Diversi rabbini hanno parlato di scelta che addolora e riscrive la storia.[55][56]

Nel viaggio di ritorno dalla Terra Santa, il 26 maggio 2014, Papa Francesco ha dichiarato in merito: ««La causa di Pio XII è aperta. Io mi sono informato: ancora non c’è nessun miracolo, e se non ci sono miracoli non può andare avanti. E’ ferma lì. Dobbiamo aspettare la realtà, come va la realtà di quella causa, e poi pensare di prendere delle decisioni. Ma la verità è questa: non c’è nessun miracolo ed è necessario almeno uno per la beatificazione. Questo è come oggi è la causa di Pio XII. E io non posso pensare: “Lo farò beato o no?”, perché il processo è lento. Grazie».[57]

Il lavoro per il processo di canonizzazione è affidato, per decisione di Benedetto XVI, alla Compagnia di Gesù; dal 2013, la causa ha attivato un account Twitter @SSPioXII e un sito internet ufficiale www.papapioxii.it.

Pio XII e l'evoluzionismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Evoluzione e chiesa cattolica#Pio XII e l'enciclica Humani Generis.

Pio XII, con l'enciclica Humani Generis, fu il primo papa ad ammettere ricerche sull'evoluzionismo applicato al corpo umano, invocando comunque prudenza nel trattare tale questione:

« Per queste ragioni il Magistero della Chiesa non proibisce che in conformità dell'attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell'evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche sull'origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente sia Dio). Però questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle due opinioni, cioè di quella favorevole e di quella contraria all'evoluzionismo, siano ponderate e giudicate con la necessaria serietà, moderazione e misura e purché tutti siano pronti a sottostare al giudizio della Chiesa, alla quale Cristo ha affidato l'ufficio di interpretare autenticamente la Sacra Scrittura e di difendere i dogmi della fede. »
(Enciclica Humani generis, V[58])

Encicliche di Pio XII[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco delle encicliche#Pio XII (1939-1958).

Genealogia episcopale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Trattamenti di
Papa Pio XII
Stemma
Papa della Chiesa Cattolica
Vescovo di Roma
Trattamento di cortesia Sua Santità
Trattamento colloquiale Vostra Santità
Trattamento religioso Santo Padre
Titolo postumo Venerabile
I trattamenti d'onore

Onorificenze della Santa Sede[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro
Gran Maestro dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Piano
Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno
Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa
Gran Maestro e Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Cavaliere di Collare dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Onorificenze italiane[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1932
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1932

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ @SSPioXII
  2. ^ Papapioxii.it
  3. ^ Giovanni Serafini. I Papi e la Madonna di Fatima
  4. ^ La Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 Pio XII Il Principe di Dio.
  5. ^ Il Vaticano fece pressioni affinché Franco, che garantiva il rispetto della Chiesa cattolica in Spagna, fosse aiutato da Italia e Germania. Dirà Hitler, dopo l'instaurazione della dittatura franchista, che quello spagnolo era «un regime di plutocrati sfruttatori in combutta con i preti» per poi aggiungere: «In Spagna, tra i cosiddetti "rossi" c'erano pochissimi comunisti [...] Se fossi stato al corrente della realtà dei fatti non avrei mai consentito che nostri aerei venissero usati per uccidere degli affamati e per ripristinare i privilegi medievali dell'aristocrazia e del pretume spagnolo» (M.A. Rivelli. Dio è con noi!. Milano 2002).
  6. ^ Emma Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini, Einaudi, Torino, 2007
  7. ^ John Cornwell, Il Papa di Hitler, Garzanti, Milano, 2000
  8. ^ Pier Luigi Guiducci, Il terzo Reich contro Pio XII - Papa Pacelli nei documenti nazisti (Attualità e storia), san Paolo, 2013, p. 88. (L’autore dai documenti della cancelleria tedesca perviene alla conclusione che la connivenza di Pio XII fluisce nel suo contrario).
  9. ^ Saul Friedländer, Pio XII e il Terzo Reich, Feltrinelli, Milano, 1965. Secondo Friedländer, è possibile che tali reazioni contrastanti siano dovute a una divergenza di opinioni tra Göbbels e Ribbentrop in merito all'atteggiamento che il segretario di Stato di Pio XI avrebbe assunto verso il Reich, nel caso fosse stato eletto papa.
  10. ^ Andrea Riccardi, Roma città sacra? Dalla Conciliazione all'operazione Sturzo, Vita e pensiero, Milano, 1979, p. 181
  11. ^ Michael Phayer, La chiesa cattolica e l'olocausto, Newton & Compton, Roma, 2001, pp.35-36.
  12. ^ Fin dall'indomani della sua costituzione, il governo di Vichy emanò alcuni decreti che facevano chiaramente presagire le sue intenzioni riguardo agli ebrei. Tra il luglio e l'agosto del 1940 infatti fu disposta la revisione delle naturalizzazioni accordate dopo il 1927 e venne abrogato il decreto Marchandeau che puniva l'ingiuria "verso un gruppo di persone che, per la loro origine, appartengono a una determinata razza o religione". Nell'ottobre del 1940 il governo di Vichy avvia una politica antiebraica con lo Statuto degli ebrei e la Legge sugli stranieri di razza giudaica. Gli ebrei vengono allontanati dalla scuola, dalla pubblica amministrazione e dalle professioni liberali, i loro beni sono "arianizzati", cioè espropriati. Gli israeliti stranieri vengono internati nei campi di concentramento. In seguito, previo accordo con i tedeschi, il governo di Vichy permetterà la deportazione degli ebrei, stranieri e francesi, nei campi di sterminio, ove ne saranno massacrati 75.000 (Roberto Finzi, L'antisemitismo: dal pregiudizio contro gli ebrei ai campi di sterminio, Giunti, Firenze, 1997; Giovanni Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Rizzoli, Milano, 2000).
  13. ^ Jeannine Verdès-Leroux, Refus et violences: politique et littérature à l'extrême droite des années trente aux retombées de la Libération, Gallimard, Parigi, 1996, pag.55; Giovanni Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Rizzoli, Milano, 2000, p. 297.
  14. ^ a b c La Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 "Il Principe di Dio"
  15. ^ Fabio Amodeo e Mario J. Cereghino, Gli ebrei e l'olocausto a Trieste in Il Piccolo di Trieste, citato in "Rassegna Stampa" dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, 15 ottobre 2007. URL consultato il 22 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2007).
  16. ^ Susan Zuccotti, Il Vaticano e l'Olocausto in Italia, Pearson Italia, 2001, p. 177, ISBN 978-88-424-9810-0.
  17. ^ Citato in La grande storia "Pio XII - Il principe di Dio", Rai Tre 2006
  18. ^ Intervista al Prof. Guiducci, http://www.papapioxii.it/pio-xii-defensor-civitatis-intervista-al-prof-guiducci/
  19. ^ Enzo Biagi Racconto di un secolo 1999 Ed. Rai-Eri
  20. ^ Defensor civitatis (o defensor urbis) fu chiamato, durante la Seconda guerra mondiale, papa Pio XII in quanto si adoperò per evitare a Roma i massimi orrori bellici. http://www.treccani.it/enciclopedia/defensor-civitatis/
  21. ^ Andrea Riccardi, Il secolo del martirio, Mondadori, 2009, pp. 250-52.
  22. ^ Testo dell'enciclica Ad Sinarum Gentem
  23. ^ Il testo del radiomessaggio
  24. ^ Jean Chélini, L'Eglise sous Pie XII, Fayard, 1989, Vol. II, pp. 513-514.
  25. ^ Invocazione in lingua latina dalla preghiera Anima Christi: «In hora mortis meae voca me» («Nell'ora della mia morte chiamami!»).
  26. ^ Antonio Spinosa, Pio XII, Mondadori, cap. VII, 2004.
  27. ^ LA MORTE DEL PAPA - Riti, cerimonie e tradizioni dal medioevo all'età contemporanea. URL consultato il 24 luglio 2012.
  28. ^ Foto del corteo funebre da Castel Gandolfo a Roma.
  29. ^ Antonio Spinosa, Pio XII, Mondadori, Milano, 2004, pp. 371-372
  30. ^ Emanuele Dal Medico, All'estrema destra del padre: tradizionalismo cattolico e destra radicale, Ed. La Fiaccola, 2004, p.88.:«Il sedevacantismo è la posizione teologica dei cattolici tradizionali che credono nel papato, nell'infallibilità e nel primato del pontefice, e tuttavia non riconoscono l'attuale vicario di Cristo come vero papa. Il termine "sedevacantismo" è composto da due parole di origine latina che significano "la Sede (apostolica) è vacante" e si riferisce al periodo della cosiddetta «Sede vacante» del Vaticano alla morte di un pontefice; i sostenitori di tale tesi disconoscono gli ultimi quattro papi del secolo scorso che non risulterebbero «validi»: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. I sedevacantisti riconoscono soltanto come ultimo Sommo Pontefice regolarmente eletto Pio XII Pacelli; quelli che dal 1958 seguirono sul trono di Pietro, altro non sarebbero che «abusivi».»
  31. ^ a b c d Giovanni Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Rizzoli, Milano, 2000
  32. ^ a b c Michael Phayer, La Chiesa cattolica e l’Olocausto, N. & C., Roma, 2001
  33. ^ Renato Moro, La Chiesa e lo sterminio degli ebrei, Il Mulino, Bologna, 2002
  34. ^ a b Terenzio Bosco "Terra pianeta che sanguina" Ed. SEI
  35. ^ a b Pio XII e quei rapporti segreti delle Ss "Il Vaticano aiuta gli ebrei a scappare" - Repubblica.it
  36. ^ a b Luigi Villa cita gli interventi del Papa in Ungheria, Romania e Bulgaria e in Italia attraverso l'arcivescovo di Genova cardinal Boetto. Luigi Villa, Pio XII, Brescia 1964, pp. 136-138
  37. ^ a b Michael Hesemann, Pio XII. Il papa che si oppose a Hitler, Paoline Editoriale Libri, 2009
  38. ^ http://www.meetingrimini.org/detail.asp?c=1&p=6&id=2040&key=3&pfix=
  39. ^ http://www.papapioxii.it/wp-content/uploads/2013/11/La-carit%E2%80%A1-di-Pio-XII-verso-gli-ebrei-perseguitati.pdf
  40. ^ Vedi, ad esempio, la testimonianza dell'ebreo Renato Astrologo: http://www.papapioxii.it/wp-content/uploads/2014/06/astrologo.pdf
  41. ^ Carlo Alberto Bucci, Così la portinaia Autorina salvò noi ebrei dallo sterminio in Repubblica, 7 ottobre 2008.
  42. ^ Maurizio Caprara, Dennis Walters, interprete dei partigiani romani durante l'occupazione tedesca in Corriere della Sera, 10 novembre 2012.
  43. ^ L'autore dell’anonimo articolo Un rifugiato (A Papal Audience in Wartime) pubblicato sul Palestine Post del 28 aprile 1944 che racconta del suo incontro con papa Pacelli è Howard Heinz Wisla, un ebreo tedesco nato nel 1920, arrestato dalla Gestapo nel 1940, internato nel campo di Sachsenhausen, fuggito. E poi protagonista di un episodio poco conosciuto ma altrettanto avventuroso, dell'ultimo conflitto mondiale: la fuga (lungo il Danubio), di un gruppo di ebrei dalla Slovacchia verso la Palestina a bordo della nave Pentcho. Naufragata nel mare Egeo, l'imbarcazione fu soccorsa da militari italiani. A Wisla venne concesso un visto di espatrio per Roma... Partecipò ad un'udienza con Pio XII. Salutato dal Pontefice, che mostrò di conoscere bene le sue peripezie, udì da questi le seguenti parole poi registrate nel sopradetto articolo: “Tu sei ebreo. So cosa significa questo nel tempo che viviamo. Spero tu possa essere sempre fiero di essere ebreo”. (Avvenire 17 gennaio 2012 – Agorà)
  44. ^ Testimonianze dal mondo ebraico in favore di Pio XII#cite note-17
  45. ^ A Question of Judgment - Pius XII & the Jews | Jewish Virtual Library
  46. ^ Nunzio apostolico, sì a cerimonia su Shoah in il Corriere della Sera, 16 aprile 2007. URL consultato il 16 luglio 2008.
  47. ^ Andrea Tornielli, Pio XII, lo Yad Vashem cambia la didascalia controversa, Vatican Insider, 1º luglio 2012
  48. ^ a b Gary L. Krupp, Pope Pius XII and World War II: The Documented Truth : a Compilation of International Evidence Revealing the Wartime Acts of the Vatican, Pave the Way Foundation, 2010
  49. ^ Cfr
  50. ^ M. Contu, M. Cingolani e C, Tasca, I martiri ardeatini, Carte inedite 1944-1945, Editrice Am&D, 2012. (In occasione dei cinquant’anni dalla morte di Ascarelli, l’israelita medico legale salvato da Pio XII, gli autori fanno riemergere una vicenda la cui memoria è conservata presso archivio dello Yad Vashem).
  51. ^ Un figlio della Chiesa di Pio XII rompe il silenzio sulla sua santità in chiesa.epressonline.com, 27 gennaio 2005.
  52. ^ La canonizzazione superveloce: una deplorevole mancanza di prudenza - di Padre Celatus
  53. ^ Promulgazione di decreti della Congregazione delle Cause dei Santi in Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 19 dicembre 2009.
  54. ^ Giovanni Paolo II e Pio XII: i due papi insieme verso gli altari in Corriere della Sera, 19 dicembre 2009.
  55. ^ Il Papa: "Wojtyla e Pio XII beati" Critiche dalle comunità ebraiche in Repubblica.it, 19 dicembre 2009.
  56. ^ Tullia Zevi: "Era meglio il silenzio fino all'apertura di tutti gli archivi" in Repubblica.it, 20 dicembre 2009.
  57. ^ Papa Francesco: «Serve un miracolo» | Papa Pio XII
  58. ^ Enciclica Humani generis.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Pio XII.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958 Papa Giovanni XXIII
Predecessore Arcivescovo titolare di Sardi Successore Archbishop CoA PioM.svg
Giuseppe Aversa 1917 - 1939 Arthur Hinsley
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Giuseppe Aversa 1917 - 1925 Alberto Vassallo-Torregrossa
Predecessore Nunzio apostolico per la Germania Successore Emblem Holy See.svg
Titolo inesistente 1920 - 1929 Cesare Orsenigo
Predecessore Nunzio apostolico per la Prussia Successore Emblem Holy See.svg
Titolo inesistente 1925 - 1929 Cesare Orsenigo
Predecessore Cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo Successore CardinalCoA PioM.svg
Giuseppe Francica-Nava de Bontifè 19 dicembre 1929 - 2 marzo 1939 Francis Joseph Spellman
Predecessore Cardinale Segretario di Stato Successore Emblem Holy See.svg
Pietro Gasparri 9 febbraio 1930 - 10 febbraio 1939 Luigi Maglione
Predecessore Camerlengo di Santa Romana Chiesa Successore Sede vacante.svg
Pietro Gasparri 1º aprile 1935 - 2 marzo 1939 Lorenzo Lauri
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Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958 Papa Giovanni XXIII
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Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958 Papa Giovanni XXIII
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Papa Pio XI 2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958 Papa Giovanni XXIII

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