Ministero dello Sviluppo Economico

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Ministero dello Sviluppo Economico
Stato Italia Italia
Tipo Ministero
Sigla MISE
Istituito 2006
da Governo Prodi II
Ministro Federica Guidi
Vice ministri

Sottosegretari
Claudio De Vincenti e Carlo Calenda
Antonello Giacomelli e Simona Vicari
Indirizzo via Veneto, 33 - 00187 Roma
Sito web www.sviluppoeconomico.gov.it
Ludovisi - via Veneto min Corporazioni 1140879.JPG
Federica Guidi, l'attuale ministro dello sviluppo economico.

Il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) è il dicastero del governo italiano che comprende attività produttive, commercio internazionale, comunicazioni ed energia. Deriva dall'accorpamento di tre ministeri: Industria, Commercio e Artigianato (istituito nel 1916 e variamente denominato nel corso dei decenni, più recentemente Ministero delle Attività Produttive), Commercio Internazionale e Comunicazioni.

L'attuale Ministro è Federica Guidi, in carica dal 22 febbraio 2014.

La sede principale è Palazzo Piacentini, in via Veneto.

Competenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero ha competenze relative a quattro grandi ambiti dell'economia italiana[1].

  • Politica industriale: competitività, ricerca e innovazione industriale, trasferimento tecnologico, brevetti e marchi, lotta alla contraffazione, fondi e agevolazioni per le imprese, riconversione e riorganizzazione produttiva, gestione delle crisi aziendali, sostegno alle piccole e medie imprese, promozione della concorrenza, liberalizzazioni, tutela dei consumatori, semplificazione per le imprese, monitoraggio dei prezzi (tramite l'Osservatorio per la sorveglianza dei prezzi e delle tariffe, meglio conosciuto come Mister prezzi), metrologia legale e metalli preziosi, sicurezza dei prodotti e degli impianti, registro delle imprese e camere di commercio, vigilanza sul sistema cooperativo, sui consorzi agrari, sulle gestioni commissariali e sulle procedure di amministrazione straordinaria delle grandi imprese, sulle società fiduciarie e di revisione.
  • Politica per l’internazionalizzazione: esportazioni, facilitazione degli scambi con l’estero, strategie commerciali nell'ambito dell'Unione europea, accordi commerciali multilaterali e bilaterali, promozione degli investimenti italiani all'estero, attrazione di investimenti esteri in Italia, strumenti di difesa commerciale, promozione del Made in Italy.
  • Politica energetica: bilancio e strategia energetica nazionale, reti di trasporto, infrastrutture energetiche, sicurezza degli approvvigionamenti, mercato unico dell’energia elettrica, promozione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, riduzione delle emissione dei gas a effetto serra, smantellamento di impianti nucleari dismessi, mercato del gas nazionale, mercato e impianti petroliferi, minerali, estrazione degli idrocarburi in terraferma e nel mare, stoccaggio di gas naturale e metanizzazione del Mezzogiorno.
  • Politica per le comunicazioni: regolamentazione delle comunicazioni elettroniche, della radiodiffusione sonora e televisiva e del settore postale, contratto di servizio con RAI e Poste Italiane, ripartizione delle frequenze per i servizi di radiodiffusione sonora e televisiva, telefonia cellulare e servizi di emergenza, monitoraggio e controllo dello spettro radioelettrico nazionale, programma infrastrutturale per la banda larga.

Le funzioni svolte dal Ministero e gli organismi a cui sovraintende danno attuazione alle disposizioni del Codice del consumo, del Codice delle assicurazioni private, del Codice della proprietà industriale, del Codice delle comunicazioni elettroniche.

Il Ministro è componente del Consiglio supremo di difesa e nomina il segretario generale presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (la cosiddetta Antitrust).

Enti vigilati e società controllate[modifica | modifica wikitesto]

Gli enti pubblici vigilati dal Ministero sono[2]:

Le società controllate a vario titolo sono[3]:

Gli enti di diritto privato controllati sono:

  • Ente nazionale italiano di unificazione (UNI)
  • Accredia - Ente italiano di accreditamento
  • Comitato elettotecnico italiano (CEI)
  • Consorzio Infomercati
  • Fondazione Ugo Bordoni
  • Fondazione Valore Italia

Evoluzione storica[modifica | modifica wikitesto]

A partire dall'Unità d'Italia nel 1861, le politiche relative alle attività produttive rientravano nell'ambito del Ministero per l'Agricoltura, l'Industria e il Commercio, soppresso per un brevissimo periodo tra il 1877 e il 1878 dal Governo Depretis II ma subito ricostituito. Nel 1916, con il Governo Boselli, viene aggiunta la competenza sul lavoro e la previdenza sociale ma scorporata l'agricoltura, creando così il Ministero per l'Industria, il Commercio e il Lavoro. Nel 1920, con il Governo Giolitti V, viene istituito il nuovo Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, lasciando il Ministero dell'Industria e del Commercio.

Durante il Governo Mussolini avvengono varie trasformazioni: nel 1923 viene istituito il Ministero dell'Economia Nazionale, accorpando i tre ministeri del Lavoro e della Previdenza Sociale, dell'Industria e del Commercio, dell'Agricoltura, che viene soppresso nel 1929 trasferendo le competenze sull'agricoltura nel ricostituito Ministero dell'Agricoltura e Foreste, e quelle relative a industria, commercio e lavoro nel già esistente Ministero delle Corporazioni. Con la caduta del fascismo il Governo Badoglio I nel 1943 sopprime il Ministero delle Corporazioni e ricrea il Ministero per l'Industria, il Commercio e il Lavoro.

Nel dopoguerra, prima con il Governo Parri nel 1945 le competenze vengono di nuovo suddivise tra il Ministero dell'Industria e il Commercio e il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, e poi con il Governo De Gasperi II nel 1946 viene scorporato il Ministero del Commercio con l'Estero. Nel 1966, con il Governo Moro III, viene aggiunta la competenza sull'artigianato con modifica del nome in Ministero dell'Industria, Commercio ed Artigianato.

Allo scopo di ridurre il numero dei ministeri, la riforma Bassanini del 1999 determinò l'istituzione del Ministero delle Attività Produttive, accorpando il Ministero del Commercio con l'Estero e il Ministero delle Comunicazioni. Tuttavia, il Governo Berlusconi II nel 2001 decise di mantenere autonome le Comunicazioni e quindi le Attività Produttive incorporarono solo il Commercio con l'Estero.

Ma nel 2006, con il Governo Prodi II, vengono da un lato aggiunte le competenze sulle politiche di coesione, accorpando il Dipartimento per la Coesione e lo Sviluppo Economico dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, e dall'altro lato viene costituito di nuovo il Ministero del Commercio Internazionale, con conseguente cambio della denominazione nell'attuale Ministero dello Sviluppo Economico.

Solo nel 2008 si decide di ripristinare la riforma Bassanini unificando nel Ministero dello Sviluppo Economico le funzioni del Ministero delle Comunicazioni e del Ministero del Commercio Internazionale, che cessano di esistere a partire dal Governo Berlusconi IV. L'ultima modifica è stata nel 2014 lo scorporo del Dipartimento per la Coesione e lo Sviluppo Economico per costituire la nuova Agenzia per la Coesione Territoriale.

Organizzazione interna[modifica | modifica wikitesto]

Il Ministero è organizzato negli uffici di Gabinetto a diretta collaborazione del Ministro, nell'ufficio del Segretario Generale e nelle 14 Direzioni Generali (DG)[4].

  • DG per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese (compresa l'Unità per la Gestione delle Vertenze)
  • DG per la lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi
  • DG per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica
  • DG per la politica commerciale internazionale
  • DG per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi
  • DG per le risorse minerarie ed energetiche
  • DG per la sicurezza dell’approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche
  • DG per il mercato elettrico, le rinnovabili e l’efficienza energetica, il nucleare
  • DG per la pianificazione e la gestione dello spettro radioelettrico
  • DG per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali
  • DG per le attività territoriali (che sovrintende ai 16 ispettorati regionali delle comunicazioni)
  • DG per gli incentivi alle imprese
  • DG per la vigilanza sugli enti, il sistema cooperativo e le gestioni commissariali
  • DG per le risorse, l'organizzazione e il bilancio
  • Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione (ISCOM)

Sono organismi del Ministero[5] il Consiglio superiore delle comunicazioni, il Comitato unico di garanzia, il Comitato media e minori, l'Organismo indipendente di valutazione (OIV), la Consulta emissione carte valori postali e filatelia, la Commissione studio carte valori postali, l'Osservatorio per i servizi pubblici locali, l'Osservatorio permanente per la sicurezza e la tutela delle reti e delle comunicazioni.

Ministri dello Sviluppo Economico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ministri dello Sviluppo Economico della Repubblica Italiana.

L'elenco comprende i Ministri dell'Industria e del Commercio dal 1946 al 1966, dell'Industria, Commercio e Artigianato dal 1966 al 2001, delle Attività Produttive dal 2001 al 2006, dello Sviluppo Economico dal 2006 in poi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ MiSE, Ministero. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  2. ^ MiSE, Enti pubblici vigilati. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  3. ^ MiSE, Enti di diritto privato controllati. URL consultato il 2 gennaio 2015.
  4. ^ MiSE, Ministero in due click. URL consultato il 23 gennaio 2015.
  5. ^ MiSE, Organismi. URL consultato il 2 gennaio 2015.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]