Dorotei
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I dorotei furono una corrente della Democrazia Cristiana, detta anche Grande Centro o Alleanza Popolare molto più cauta nell'approccio verso il centro-sinistra, e più attenta alle ragioni delle gerarchie ecclesiastiche ed alle associazioni industriali. Questo influente gruppo nacque nel 1959, nel convento romano di Santa Dorotea (da cui il nome della corrente), per iniziativa di Mariano Rumor, Antonio Segni, Emilio Colombo, Aldo Moro e Paolo Emilio Taviani che decisero di staccarsi da Amintore Fanfani, provocandone di conseguenza la caduta dalla segreteria del partito e la sostituzione con lo stesso Moro.
Amintore Fanfani, nel 1959, era allo stesso tempo segretario della Dc, ministro degli Esteri e presidente del Consiglio. Il fatto di accentrare a sè tutte queste cariche destava enorme preoccupazione di una deriva dispotica all'interno del partito. Per Fanfani, erede spirituale e politico di Dossetti contavano soprattutto tre fattori: lo Stato, il partito e il singolo. Il partito doveva imporre dall’alto, al popolo, la propria visione del mondo. Per i membri della corrente "dorotea" invece si trattava di dar voce ai valori già presenti nella società, interpretarli e tradurli in una dimensione politica.[1] I dorotei rappresentavano la posizione più centrale all'interno della DC. Collocati tra una destra interna priva di peso ed un'area di sinistra molto influente, essi ben rappresentavano l'elettorato cattolico moderato e gli interessi del ceto medio spaventato dalla minaccia comunista.
Le correnti interne alla DC si divisero soprattutto sul problema dell'apertura della maggioranza governativa al Partito socialista. In tutti gli anni Sessanta, la Segreteria politica della DC viene tenuta dai dorotei, Aldo Moro prima, poi Mariano Rumor una volta che Moro va a guidare i governi di centro-sinistra, e Flaminio Piccoli per un breve periodo. I dorotei si fecero fautori di un'apertura a sinistra che verrà realizzata nel 1963 dal primo governo di centro sinistra guidato da Moro.
Alla fine degli anni sessanta, la vita interna della Democrazia Cristiana vede la progressiva frantumazione della corrente dorotea. Nel 1967 nasce la corrente dei Pontieri, una costola della corrente dorotea guidata da Paolo Emilio Taviani, che si pone l'obiettivo di creare un ponte tra la maggioranza del partito e le sue correnti di sinistra. Nel 1968 nasce la corrente dei Morotei, gli amici di Aldo Moro che si distacca dai dorotei assumendo una posizione autonoma nel partito, con una linea politica sempre più orientata verso la sinistra. A questa corrente appartengono Benigno Zaccagnini e Luigi Gui.
Nel 1969 la corrente dorotea si divide in due componenti diverse: - Iniziativa Popolare, costituita da Flaminio Piccoli e Mariano Rumor; - Impegno Democratico, costituito da Emilio Colombo a cui aderisce anche la corrente Primavera di Giulio Andreotti. La corrente dorotea fu la più forte all'interno della DC durante gli anni '70, a seguito dei quali venne superata dalla sinistra democristiana, che negli anni '80 si raccolse attorno alla leadership di Ciriaco De Mita. Ottimi furono i rapporti tra la corrente dei dorotei ed il principale alleato di governo (PSI). In particolare, Bettino Craxi aveva come principali interlocutori all'interno della DC proprio i leader dorotei Arnaldo Forlani ed Antonio Gava, cui si aggiunse dalla fine degli anni '80 (dopo un rapporto da sempre tesissimo con il leader socialista) il capo di "Primavera" Giulio Andreotti.[2]