Scala mobile (economia)

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La scala mobile (ufficialmente "indennità di contingenza") è uno strumento economico di politica dei salari, volto ad indicizzare automaticamente i salari all'inflazione e all'aumento del costo della vita secondo un indice dei prezzi al consumo.

In Italia, la scala mobile è stata negoziata nel 1975 dal segretario della CGIL Luciano Lama assieme agli altri sindacati e a Confindustria, atto a recuperare il potere d'acquisto perso dal salario a causa dell'inflazione. La scala mobile verrà abrogata tra il 1984 e il 1992 dai governi di Bettino Craxi e Giuliano Amato, con l'accordo degli stessi sindacati, a causa del circolo vizioso che aveva generato, contribuendo alla continua crescita dell'inflazione[senza fonte]. È stata sostituita dall’elemento distinto della retribuzione.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

La scala mobile veniva calcolata seguendo l'andamento variabile dei prezzi di particolari beni di consumo, generalmente di larga diffusione, costituenti un paniere. Una commissione aveva il compito di determinare ogni tre mesi le variazioni del costo della vita utilizzando come indice di riferimento le variazioni dei prezzi di tali beni (indice dei prezzi al consumo, IPC).

Accertata e resa uguale su base 100 la somma mensile necessaria per la famiglia-tipo, in riferimento ad un dato periodo per l'acquisto dei prodotti del paniere, le successive variazioni percentuali dei prezzi dei beni di consumo divenivano i punti di variazione dell'indice stesso del costo della vita, a cui i salari venivano direttamente adeguati.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1975 la scala mobile, applicata fino ad allora al solo settore bancario, venne unificata agli altri settori con un accordo stipulato tra la Confindustria e le tre maggiori organizzazioni sindacali: CGIL, CISL e UIL.

Fra i vari successivi interventi legislativi, quello maggiormente incisivo è stato il decreto legge 1º febbraio 1977 n. 12 sulle Norme per l’applicazione dell'indennità di contingenza. Con esso è stato introdotto il divieto di corrispondere, a lavoratori di settori diversi, trattamenti retributivi di scala mobile più favorevoli rispetto a quelli previsti dall'accordo per il settore industriale (abolizione della "scala mobile anomala"). Dagli anni 2000, l'indennità di contingenza è confluita in un'unica voce retributiva, insieme al salario base previsto dai contratti nazionali per ogni livello di inquadramento. L'indennità è aggiornata, come minimo, a cadenza annuale. Invece, la scala mobile (indennità di contingenza) aggiornata ogni mese con l'inflazione corrente, è rimasta invariata per alcune categorie quali politici, magistrati, giornalisti, con reddito maggiore di 5 volte la pensione sociale INPS.[senza fonte]

Il 14 febbraio 1984 un decreto del Governo Craxi taglia 4 punti percentuale della Scala Mobile, convertendo un accordo delle associazioni imprenditoriali con Cisl e Uil. Al decreto farà seguito la conversione nella legge 219 del 12 giugno 1984.

Il 9 e 10 giugno 1985 si svolge il referendum abrogativo sulla scala mobile, promosso dal solo PCI di Enrico Berlinguer, della norma che comporta un taglio di quattro punti della scala mobile. Con un'affluenza alle urne del 77,9%, 45,7% SI all'abrogazione della norma e 54,3% NO all'abrogazione della norma, il taglio rimase.

La scala mobile è stata definitivamente soppressa con la firma del protocollo triangolare di intesa tra il Governo Amato I e le parti sociali avvenuta il 31 luglio 1992. Con la scala mobile è stata abolita l'indennità di contingenza ed è stato introdotto per tutti i lavoratori dipendenti (dirigenti esclusi) l’elemento distinto della retribuzione.

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Nel dibattito di quel periodo i detrattori del sistema sostenevano che la scala mobile non fosse solamente una misura dell'inflazione al fine di mantenere inalterato il salario reale dei lavoratori, e dunque il loro potere di acquisto, ma che in certi casi essa stessa sarebbe stata causa d'inflazione stessa.[senza fonte]

La scala mobile misurava l'inflazione tenendo conto dell'aumento dei prezzi, ma senza considerare un altro parametro economico: l'aumento del PIL, che rappresentava il valore aggiunto per le aziende, oppure, in termini equivalenti, l'aumento della produttività del lavoro.

La produttività è intesa come guadagno operativo per addetto, e quantifica il valore aggiunto di ogni lavoratore. Un aumento dei salari al di sopra della produttività, anche se in linea con l'inflazione corrente, è causa di nuova inflazione, a meno che questo aumento derivi da una corrispondente riduzione degli utili aziendali, cioè da un passaggio di denaro dalle imprese ai dipendenti in termini reali. Se l'utile rimane invariato, ovvero non aumenta la produttività, lo scatto automatico della scala mobile genera un aumento della moneta circolante cui non corrisponde una crescita della ricchezza prodotta, innescando così una spirale inflazionistica. Viceversa un aumento dei salari, anche al di sopra dell'inflazione ma entro la crescita della ricchezza nazionale, è una redistribuzione ai lavoratori dei guadagni di produttività.

Secondo la teoria monetarista, gli aspetti più rilevanti da tenere in considerazione perché la scala mobile possa funzionare sono che:

  • il costo del lavoro non determini un aumento della moneta circolante;
  • il costo del lavoro non cresca più della produttività e della ricchezza nazionale, più che il suo collegamento con l'inflazione.

Gli aumenti salariali andrebbero visti in contrapposizione a una riduzione dei profitti aziendali. Se l'economia cresceva poco, la scala mobile provocava un travaso di moneta dall'impresa al lavoratore e, superata la soglia di produttività, un aumento dell'inflazione. Se la crescita di PIL e produttività fosse stata sostenuta, invece, sarebbe cresciuti sia utili che salari, ma l'impresa avrebbe comunque ottenuto un minore profitto totale rispetto a quanto avrebbe fatto senza una redistribuzione di una quota di valore aggiunto ai suoi dipendenti.

Una risposta a queste critiche viene da diversi economisti, come quelli che si rifanno alla scuola monetarista austriaca di von Mises. Essi sostengono [senza fonte] che, poiché l'aumento salariale non comportava una variazione della base monetaria ma soltanto una riduzione dell'utile delle imprese, che veniva redistribuito ai lavoratori, sia da escludere un legame tra scala mobile e inflazione.

Proposte di reintroduzione[modifica | modifica sorgente]

Negli anni duemila vi sono state numerose proposte, provenienti da partiti e movimenti della sinistra italiana, di reintrodurre la scala mobile, come strumento per restituire ai lavoratori il potere d'acquisto eroso dall'inflazione. Sono state avviate in tal senso anche delle proposte di legge di iniziativa popolare che il Parlamento non ha però mai seriamente considerato. La proposta di tornare alla scala mobile è stata pure contenuta nel programma elettorale del Partito di Alternativa Comunista, di Sinistra Critica, del Partito Comunista dei Lavoratori ed in parte in quello della Sinistra Arcobaleno in occasione delle elezioni politiche del 2008. I partiti di destra, di centro e della sinistra riformista hanno sempre respinto tale ipotesi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]