Bestie di Satana

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Bestie di Satana
Vittime accertate 4 accertate (tre omicidi e un suicidio indotto) e 18 presunte
Periodo omicidi 17 gennaio 1998 - 24 gennaio 2004
Luoghi colpiti Lombardia, territorio della provincia di Varese
Metodi uccisione Colpi di arma da fuoco, accoltellamento e colpi di martello
Provvedimenti diversi anni di Detenzione per i membri del gruppo Andrea Volpe, Nicola Sapone (ergastolo), Mario Maccione, Paolo Leoni (ergastolo), Marco Zampollo, Elisabetta Ballarin, Eros Monterosso

Le Bestie di Satana erano un gruppo di assassini seriali[1] della provincia di Varese, responsabili di induzione al suicidio e vari omicidi di matrice satanista, che riempirono le pagine di cronaca nera e colpirono profondamente l'opinione pubblica italiana. La notizia arrivò anche all'estero e i crimini della setta vennero definiti dalla BBC tra i più scioccanti della storia d'Italia dal dopoguerra[2].

La magistratura, con sentenza della Corte di cassazione pronunciata nel 2007, ha ritenuto i membri della setta responsabili degli omicidi di Mariangela Pezzotta, Chiara Marino, Fabio Tollis e del relativo occultamento di cadavere; del suicidio indotto di Andrea Bontade e di altri giovani che avevano rapporti con l'organizzazione.

La scoperta della setta ha portato poi gli investigatori dell'Arma a fare dei collegamenti con casi irrisolti, omicidi ed assassinii misteriosi nella zona delle "bestie". C'è chi ha parlato di diciotto tra omicidi e casi di suicidio sospetti,[3] tra i quali quelli di Andrea Bontade[4] e Cristian Frigerio. Tuttavia ad oggi non è stata aperta nessuna nuova inchiesta, e gli imputati sono ritenuti responsabili dei soli crimini sopraccitati.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'organizzazione della setta[modifica | modifica sorgente]

Le “bestie di Satana” si ispiravano vagamente al cosiddetto satanismo acido[5]; in realtà la vocazione satanista era alquanto confusa, ma ciò non impediva lo sfoggio di simboli esoterici quali pentacoli, croci rovesciate e rappresentazioni del numero della bestia nell’Apocalisse, il 666.

Nata nella seconda metà degli anni novanta la setta era più che altro dedita all’uso e all’abuso di sostanze stupefacenti, come ammesso anche dagli stessi membri nel corso dei processi[6][7]. Alcuni membri della setta erano noti nel circondario come spacciatori di droghe[8]. I luoghi abituali di ritrovo della setta erano il parco Sempione e la fiera di Sinigallia a Milano.

Il clima di esaltazione dovuto alle droghe e la connotazione simil-satanica del luogo facevano sì che le pratiche degli aderenti alla setta fossero delle “prove di coraggio” che venivano eseguite a cuor leggero a causa dello stordimento (come durante i riti d’affiliazione) oppure, in un ambito che era più o meno consapevolmente nichilista, le sedute consistevano nell’infliggere dolore fisico. Dalla testimonianza di Andrea Volpe emerge ad esempio che una volta al giovane Fabio Tollis vennero spenti mozziconi di sigaretta sul corpo, mentre un altro membro, Eros Monterosso, lo mordeva sul collo. In un'altra occasione, Paolo Leoni detto "Ozzy" (appellativo ispirato al cantante Ozzy Osbourne), capo carismatico della setta, venne fermato dalla polizia ed accompagnato a casa dopo essere stato sorpreso a camminare sui binari della metropolitana, completamente ubriaco e sotto l'effetto di stupefacenti mentre gridava frasi sconnesse. Nel corso di un'intervista rilasciata in carcere, il giovane minimizzò l'episodio, asserendo che si trattasse di un tentativo di suicidio a seguito della perdita, a pochi mesi di distanza l'una dall'altro, del padre e della sorella.[6][9]

I riti di affiliazione si svolgevano appunto tramite il superamento di prove di coraggio, suggellate nel momento della riuscita da un vero e proprio patto di sangue, una volta compiuto si sarebbe potuto uscire dalla setta soltanto da morti.

Si è molto discusso intorno al fatto se le "Bestie" avessero dei capi, e quali fossero. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, membri di più vecchia data erano Nicola Sapone e Paolo Leoni, conosciutisi casualmente durante una visita di leva. Nicola Sapone, idraulico e incensurato, di origine calabrese ma da anni residente a Dairago aveva condotto fino ad allora una vita normale, mentre Leoni, commesso in un ipermercato di Corsico, era figlio di un ex detenuto per omicidio noto nella zona come satanista[10]. Gli altri membri del gruppo si unirono in un secondo tempo.

L’enigmatica figura di Andrea Volpe di Busto Arsizio, disoccupato e tossicodipendente, descritto come un giovane squilibrato ma con un forte carisma personale, fu introdotta nel gruppo da Sapone. Nonostante Volpe fosse tra gli esecutori materiali in tutti e tre i delitti accertati, non fu mai considerabile come capo probabilmente a causa del suo stato di tossicodipendenza - che lo costrinse a diversi ricoveri in ospedale ed in alcune comunità per disintossicarsi - anche se non si deve sottovalutare la sua influenza nel prendere le decisioni. Tutti i rei confessi sono concordi sul fatto che proprio dopo l’entrata di Volpe si cominciò a progettare gli omicidi rituali.

La scoperta della setta: lo "chalet degli orrori"[modifica | modifica sorgente]

I crimini della setta vennero improvvisamente scoperti all'inizio del 2004, quando il 24 gennaio dello stesso anno Andrea Volpe ricevette un chiaro ordine di Nicola Sapone[6]. Quest'ultimo gli commissionò l'assassinio di Mariangela Pezzotta (ex ragazza di Volpe) in quanto conosceva troppi dettagli sulla scomparsa di Fabio Tollis e Chiara Marino, due ex membri della setta, dei quali si erano perse le tracce nel gennaio 1998. Con il pretesto di una videocassetta da farsi restituire, Volpe invitò a cena la Pezzotta nella baita di Golasecca. Mentre Elisabetta Ballarin, la sua nuova fidanzata, era in cucina a preparare il caffè, egli, dopo una violenta discussione con la sua ex compagna, esplose due colpi al volto con una pistola Smith&Wesson alla malcapitata, che però non morì sul colpo.

Volpe e la Ballarin, in condizioni alterate a causa delle droghe assunte quella sera, chiamarono in aiuto Sapone, il quale accorse prontamente e, a detta di Volpe, gli rinfacciò di non saper nemmeno uccidere una persona. Egli stesso finì l’agonizzante ex ragazza di Volpe a colpi di badile nella serra antistante lo chalet, subito dopo tornò a casa propria a Dairago presso Legnano comportandosi come niente fosse ed ostentando stupore alla notizia degli avvenimenti successivi. Prima di andarsene, ordinò di lavare via ogni traccia di sangue, di seppellire la Pezzotta nel giardino e di gettare nel fiume la sua automobile.

Sapone dirà poi di non essere stato lui ad aver commesso quel delitto, ma di essere stato chiamato da Volpe a omicidio già commesso. Diventa fatto di contorno, a questo punto la deposizione dell' astronomo Salvatore Furia. Secondo il pentito la data in cui uccidere la Pezzotta venne scelta in base alle fasi lunari: perché tutto andasse per il verso giusto occorreva che fossero giorni di luna nuova. Furia ha confermato che effettivamente in quei giorni la luna in cielo era una falce quasi invisibile. Alle posizioni degli astri i satanisti sembravano dare molto credito come ha confermato un testimone, il maresciallo Quaranta: «Consideravano maggio un mese non adatto a riti satanici poiché la tradizione cristiana fa risalire a quel periodo la nascita della Madonna».[11]

Una volta seppellita la Pezzotta , la Ballarin salì sull’auto della defunta, decisa a sbarazzarsi del mezzo facendolo scivolare nel Ticino che scorre a poca distanza, e Volpe la seguì sulla sua auto. La ragazza, però, a causa delle condizioni psicofisiche alterate per l'assunzione di cocaina ed eroina, non riuscì a condurre nel fiume la macchina e andò ad incastrarsi su un muretto. Volpe scese dalla sua auto, si accorse delle condizioni della Ballarin ormai prossima al collasso, e si recò verso un parcheggio poco distante invocando soccorso e dando in escandescenze[6].

Ad una pattuglia dei carabinieri accorsa sul posto inizialmente dichiarò che lui e la fidanzata erano stati aggrediti da alcuni balordi[6] mentre si trovavano appartati in auto, ma i carabinieri realizzarono velocemente che in realtà la coppia aveva avuto un incidente d'auto causato dall'assunzione di stupefacenti ed alcol e fece trasportare entrambi i giovani in ospedale. Qui Elisabetta, ancora sotto l’effetto della droga, cominciò a mugugnare e ripetere frasi, apparentemente sconnesse, riguardanti la morte di una certa "Mariangela".

A questo punto i carabinieri, assieme alla procura, fanno partire le indagini, affidate al nucleo investigativo del Comando provinciale di Varese. Il giorno successivo segue il ritrovamento del corpo di Mariangela (sfigurato e ancora caldo), rinvenuto dagli investigatori in quella serra dello chalet di Volpe, dove era stata sepolta che ancora respirava (se pur flebilmente), come ha dichiarato Volpe durante gli interrogatori. Dopo il ritrovamento della Pezzotta ed una estesa attività informativa, i carabinieri iniziano una ricostruzione a ritroso dei crimini dei quali comincia ad essere sospettato Volpe e il suo gruppo, del quale al tempo non si conosceva ancora nulla.[12]

Dalla confessione di Volpe emerge che egli fu costretto ad agire sotto ricatto da Sapone, che lo aveva minacciato «se non lo fai tu lo facciamo noi», lasciandogli capire che anche lui e la Ballarin sarebbero stati uccisi qualora non si fossero liberati della vittima.

Le indagini[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente Volpe sostenne davanti agli investigatori di aver sparato a Mariangela durante una lite accesa tra ex fidanzati e la pista satanica non venne inizialmente presa in considerazione, anche se cominciavano a nutrirsi dei sospetti, visti l'abbigliamento e l'aspetto generale di Volpe e della Ballarin. Con l’entrata in campo di Michele Tollis, padre del defunto Fabio (vecchia conoscenza di Volpe), le indagini prendono una svolta. Da anni Michele cercava di capire dove fosse finito suo figlio, e cominciò a frequentare il suo ambiente per farsi un’idea. Portò il caso alla trasmissione di Rai 3 Chi l'ha visto? ed intervenne in numerose puntate nel corso degli anni. Sin dal principio, non si fidò degli affiliati alle “bestie di Satana”, i quali sostenevano che Fabio fosse scappato con Chiara per ragioni sentimentali.

Quando Michele Tollis seppe dell’arresto di Volpe, ai suoi occhi risultò immediato il collegamento con la scomparsa del figlio. Le sue indicazioni saranno preziose nel corso delle indagini. Sottoposto allo stress psicologico degli interrogatori, e per mero calcolo in funzione di evitare l’ergastolo, Volpe decise di collaborare e confessò gli omicidi di:

  • Mariangela Pezzotta, per il quale era già trattenuto;
  • Chiara Marino, amica di Fabio Tollis;
  • Fabio Tollis stesso;
  • Andrea Bontade.

Da questo momento si spalancano le porte alle indagini.

Il primo tentativo di omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino[modifica | modifica sorgente]

Stando alla ricostruzione degli inquirenti così come è andata in onda su La linea d'ombra, i fatti si sono svolti con le seguenti modalità.

La diciannovenne Chiara Marino, vicina di casa di Paolo Leoni, era perdutamente innamorata di lui fin da bambina[6] ed era l’unica ragazza stabilmente affiliata al gruppo, mentre altre si allontanarono in quanto turbate dai rituali, dalle violenze e dalle minacce subite (una ex fidanzata di Leoni dichiarò che lo stesso l'aveva aggredita e percossa, ferendola al collo e descritto il giovane come una persona esaltata e pericolosa).

Non per questo alla Marino veniva risparmiata la prassi della setta, anzi, per tale ragione era forse ancor più crudele; particolarmente dal momento in cui il "medium" della setta, Mario Maccione, dichiarò agli altri membri che la Marino «incarnava la Madonna»,[13] generando ulteriori ritorsioni contro di lei.

Ciò provocò nella ragazza un trauma psicologico non indifferente[6] e la sua intenzione era di uscire dalla setta, rafforzata anche dalla vicinanza di un collega di lavoro, completamente estraneo alle "Bestie", col quale aveva allacciato da poco una relazione sentimentale. Gli altri ne erano al corrente e decisero che se la ragazza doveva lasciare il gruppo doveva farlo da morta, consonamente al patto di sangue.

I membri della setta sapevano inoltre che la giovane aveva nella propria disponibilità una somma di denaro abbastanza cospicua, pari a circa 110 milioni di lire (circa 55.000 euro), avuti come risarcimento in seguito ad un incidente stradale in cui era rimasta coinvolta, e verosimilmente puntavano ad impadronirsene. Nel primo tentativo, Sapone e gli altri la stordirono con una dose di tranquillanti, la portarono in un posto frequentato da tossicodipendenti per drogarla lì e simulare una morte per overdose di eroina. L’arrivo di una volante li fece desistere dai loro piani e scappare.

Nel frattempo, il sedicenne Fabio Tollis si rese conto della piega che stava prendendo la setta e manifestò l'intenzione di andarsene, cosicché il gruppo decise di eliminare anche lui. Tollis, il membro più giovane della setta, era cantante e bassista di un gruppo chiamato Infliction; si unì alle "bestie" soprattutto in virtù dell'interesse per l'heavy metal ed aveva più volte lasciato intendere di non prendere sul serio i rituali satanici[7], giungendo anche ad imitare per gioco gli stati di presunta trance in cui cadeva Maccione[6]. La notte di San Silvestro del 1997, i componenti della setta fecero in modo che Tollis e la Marino si ritrovassero da soli in un'auto messa a disposizione da Pietro Guerrieri detto "Wedra", tatuatore del gruppo; posizionarono un petardo nel tubo di scappamento ma la vettura non esplose, prese fuoco molto lentamente e i due poterono allontanarsi senza nemmeno avvedersi dello scampato pericolo e credendo di aver inavvertitamente provocato loro stessi l'incendio, lasciando a bordo un mozzicone di sigaretta acceso. Tollis era dunque conscio del destino della sua amica, ma non del proprio.

Il duplice omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino[modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio del 1998, la setta decise di progettare con più cura l’omicidio. Con la scusa di un nuovo rito da compiere, Sapone, Volpe e Maccione attirarono i due ragazzi in una trappola, conducendoli nottetempo nei boschi di Mezzana Superiore dove li aspettava una fossa profonda quasi due metri, scavata giorni prima da Sapone e Volpe, unitamente a Pietro Guerrieri e Andrea Bontade. Quest’ultimo doveva farsi trovare sul posto per fare da "palo", ma non ne ebbe il coraggio e non si presentò sul luogo. Guerrieri, invece, quella sera non partecipò di persona al delitto, ma a partire da quel momento, rendendosi conto delle proprie responsabilità, piombò in un profondo stato di depressione, aggravato dall'uso sempre più pesante di stupefacenti.

Una volta giunti sul luogo, la Marino venne uccisa a pugnalate da Sapone, mentre Volpe e Maccione si avventarono su Tollis che tentò disperatamente di difendere l'amica. Tollis venne preso poi a martellate sul volto da Maccione (che in seguito dichiarerà di essere stato il migliore amico di Fabio), con una violenza tale da fratturare completamente le ossa del volto del ragazzo.

Lo finì Sapone infilandogli in bocca un riccio di castagno per soffocare le sue urla e con una coltellata alla gola talmente forte da spezzare la lama del pugnale, i cui frammenti verranno rinvenuti anni dopo tra le costole del ragazzo. Nella concitazione del momento, anche Maccione si ferì profondamente ad una mano mentre colpiva a morte l'amico Tollis. Nei giorni successivi, il giovane dichiarò di essersi procurato la ferita mentre cercava di sistemare il motore dell'auto di Sapone a seguito di un guasto. Al termine della mattanza, i due ragazzi vennero gettati nella fossa.

La perversione non si ferma qui: il reo confesso Volpe assieme agli altri umiliarono i cadaveri orinandoci sopra, Sapone improvvisò una danza sopra il luogo della sepoltura ed urlò: «Zombie, adesso siete soltanto degli zombie»,[13] quindi intinse una sigaretta nel sangue dei cadaveri e la fumò (dalla testimonianza di Michele a Chi l’ha visto?).[14]

Due settimane dopo, Sapone e Bontade si recarono nuovamente nel bosco per far sparire le tracce dell’assassinio, rimuovendo il fogliame macchiato di sangue e versando ammoniaca sulla fossa per evitare che qualche animale fiutasse l'odore dei cadaveri.

I corpi di Tollis e della Marino, ormai ridotti a scheletri, saranno ritrovati dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Varese sei anni dopo, il 18 maggio 2004, a seguito delle indagini relative all’omicidio di Mariangela Pezzotta.

Poco prima di allontanarsi con gli amici verso Somma Lombardo, Fabio Tollis fu costretto da Sapone a telefonare a casa per avvisare il padre che non sarebbe rientrato a dormire ma avrebbe trascorso la notte in casa dell'amica Chiara Marino[6]. Il padre del giovane si insospettì e si diresse verso il pub Midnight di Porta Romana, abitualmente frequentato dalla compagnia, arrivando però troppo tardi, quando il figlio era già partito con quelli che sarebbero divenuti i suoi carnefici. Michele Tollis in seguito dichiarerà che Leoni aveva tentato di tranquillizzarlo, asserendo che Fabio si era appartato per flirtare con la Marino, che sarebbe tornato presto e non era assolutamente il caso di preoccuparsi.

Nei giorni successivi, i membri della setta collaborarono attivamente alle indagini, distribuendo volantini con le fotografie degli amici da loro stessi uccisi, lasciandosi intervistare dal programma televisivo "Chi l'ha visto?" e dichiarandosi molto preoccupati per la sorte degli amici, facendo anche appelli televisivi perché tornassero a casa. Qualche mese dopo, alle ricerche iniziò a contribuire anche la rivista Metal Shock che inserì in copertina una foto di Tollis con la sua band, pubblicò un'ignara incitazione a farsi sentire e un numero per eventuali avvistamenti.[15]

Leoni giunse a suggerire che la Marino e Tollis potessero essere fuggiti insieme in Spagna, dove la ragazza aveva stretto diverse amicizie nel corso di una vacanza[6]. La madre della ragazza, durante una puntata della trasmissione "Chi l'ha visto?" accusò esplicitamente Leoni di essere responsabile della sparizione della figlia, parlando anche delle pratiche sataniche del giovane e della reputazione del padre dello stesso. La donna mostrò inoltre diversi oggetti rinvenuti in camera di Chiara: teschi di capra e crani di plastica, candele nere, un drappo nero ed altro materiale da destinare ai rituali satanici. In seguito, la donna dichiarerà di esser stata minacciata dai famigliari di Leoni[6].

Il suicidio indotto di Andrea Bontade[modifica | modifica sorgente]

La vittima seguente fu Andrea Bontade, colpevole di codardia per non essersi presentato la sera dell’omicidio di Tollis e della Marino, la cui fossa nel bosco aveva contribuito a scavare. Più volte gli altri affiliati cercarono di stordirlo con un cocktail a base di droghe pesanti con il preciso scopo di indurlo al suicidio. Poi una sera gli intimarono: «Se non lo fai tu lo facciamo noi». Il 21 settembre 1998 Bontade, al termine di una serata trascorsa al Midnight con gli altri membri della setta, durante la quale aveva bevuto parecchi alcolici ed assunto stupefacenti, prende la sua auto e si schianta contro un muro alla velocità di 180 km/h. Si potrebbe pensare ad un incidente causato dallo stordimento per droga, ma mancano sull’asfalto i segni di frenata e sterzata. Bontade muore sul colpo.

Reazioni dei media[modifica | modifica sorgente]

La vicenda ha suscitato enorme scalpore in tutta Italia e ha dato inizio a una lunga serie di dibattiti sulla devianza giovanile e sul legame tra heavy metal (di cui le Bestie di Satana erano grandi appassionati), satanismo e violenza. Nel febbraio 2005, un'università cattolica romana collegata al Vaticano programmò un corso di due mesi sulla possessione diabolica e l'esorcismo per sacerdoti e seminaristi. Don Aldo Buonaiuto, sacerdote responsabile del "Numero Verde Antisette" dell'Associazione Giovanni XXIII, manifestò forti allarmismi riguardo alla musica metal dicendo: «Se la musica diventa uno strumento di atti nefandi e morte deve essere fermata».[2] Anche l'esorcista Gabriele Amorth espresse la sua opinione: «Sicuramente c'è Satana che agisce in queste occasioni. Prima le tre ragazze di Chiavenna, poi Erica e Omar, e adesso la banda giovanile di Somma Lombardo. Tutti casi che ho studiato bene. Quei ragazzi erano dediti al Demonio, leggevano libri satanici. E che ferocia inaudita nei loro atti!».[16]

Secondo alcuni media italiani gli Slayer, famoso gruppo metal statunitense, avrebbero pilotato i membri della setta a compiere tali azioni (la band subì accuse simili anche nella propria nazione, per quanto riguarda il caso analogo di Elyse Marie Pahler). I giovani passavano nottate intere ad ascoltare la loro musica al massimo del volume, sia mentre celebravano i rituali, sia vagando in auto nei pressi di Cardano al Campo (ove frequentavano spesso un locale di musica rock) e nei boschi della Malpensa.[17]

Si dice che gli omicidi furono influenzati principalmente dal brano Kill Again, tratto dall'album Hell Awaits.[17] Un'altra canzone, Richard Hung Himself (da Undisputed Attitude), avrebbe istigato un ragazzo affiliato alla setta, un tale Davide R., ad impiccarsi con il filo da bucato nel bosco dietro casa sua[17] (tuttavia altre ipotesi ritengono che il suicidio sia stato dovuto alle continue minacce di morte ricevute da Volpe).[17] Venuto a conoscenza dell'accaduto, Jeff Hanneman, chitarrista degli Slayer, rigettò le accuse: «Chi ha cercato nella musica le ragioni di un delitto non ha capito nulla ed ha dimostrato una volta per tutte la propria ignoranza. Tutto ciò è tremendamente stupido, perché se qualcuno arriva a compiere un gesto così estremo è mosso da ragioni che vanno ben oltre l'ascolto degli Slayer. Se una persona non ci sta con la testa può essere spinta ad uccidere da un disco ascoltato, ma anche da un film visto in televisione, dalla rottura con la fidanzata... da tutto!».[18]

Marco Dimitri, leader dell'associazione "Bambini di Satana", disse: «Penso sia un fenomeno più legato ai drammi personali che al satanismo. Le indagini hanno fatto emergere realtà più drammatiche come, ad esempio, la droga. Alcuni erano da tempo in cura psichiatrica. Non vi è nulla di culturale, solo un dramma nel dramma.»[16] Secondo Maria Greca Zoncu, GUP di Busto Arsizio, le Bestie di Satana «non erano un’associazione per delinquere ispirata al satanismo, ma solo un’aggregazione di personalità deboli, immature, ineducate, sostanzialmente svantaggiate, che hanno costruito un maldestro edificio nel quale albergare la loro assoluta povertà morale».[19] Lo stesso Mario Maccione, che iniziò a suonare la chitarra a 15 anni, dichiarò: «Se avessi pensato solo a suonare non sarei finito in questa storia. La musica non c'entra niente».[20]

Vittime[modifica | modifica sorgente]

Le vittime certe delle "Bestie di Satana" sono state:

Condanne[modifica | modifica sorgente]

Per gli omicidi di Chiara Marino, Fabio Tollis e Mariangela Pezzotta, il 31 gennaio 2006 la Corte d'assise di Busto Arsizio condannò Nicola Sapone a due ergastoli e all'isolamento diurno per tre anni; Paolo Leoni e Marco Zampollo a 26 anni, Elisabetta Ballarin a 24 anni e tre mesi ed Eros Monterosso a 24 anni.

Nel giugno 2006, la Corte d'Assise d'Appello di Milano ridusse la pena per Andrea Volpe (già condannato in primo grado a 30 anni per gli omicidi commessi alla guida della setta) a 20 anni di carcere, e a 12 anni e 8 mesi la pena di Pietro Guerrieri, in precedenza condannato a 16 anni.

Il 15 maggio 2007 la Corte d'Assise d'Appello di Milano condannò Nicola Sapone a due ergastoli e isolamento per 18 mesi; Paolo Leoni all'ergastolo e isolamento per 9 mesi; Elisabetta Ballarin a 23 anni di carcere; Eros Monterosso a 27 anni e 3 mesi e Marco Zampollo a 29 anni e 2 mesi. Andrea Volpe a 20 anni per aver collaborato con la giustizia alla risoluzione del caso.[21][22]

Il 25 ottobre 2007 la Corte di Cassazione confermò le condanne con sentenza definitiva.[23][22][24] Il 9 novembre 2007 la Corte d'Assise e d'Appello di Brescia condannò a 19 anni e mezzo Mario Maccione, all'epoca dei fatti contestati minorenne, inasprendo la precedente sentenza a 16 anni di reclusione.

Dopo sette anni dall'arresto, a Elisabetta Ballarin è stata concessa la semilibertà per motivi di studio[25]: in pratica la ragazza può uscire dal carcere per frequentare le lezioni universitarie al di fuori del carcere di Verziano. Dopo una laurea triennale (110 e lode) in Didattica dell'arte presso l'Accademia di Santa Giulia di Brescia, ha intrapreso il biennio specialistico in grafica e comunicazione ed alla ragazza è stata consegnata una borsa di studio nel febbraio 2013. Ha chiesto successivamente la grazia al Presidente della Repubblica, sottoscritta anche dal sindaco di Brescia Adriano Paroli[26].

Encomio agli investigatori dell'Arma di Varese[modifica | modifica sorgente]

L'8 giugno 2005 sono stati premiati i carabinieri del nucleo investigativo del Reparto Operativo di Varese che seguirono e portarono a termine le indagini. I militari hanno ricevuto un encomio dal comandante dei Carabinieri, nell'ambito della festa dell’Arma a Varese. A consegnare il riconoscimento sono stati i pubblici ministeri che condussero l’inchiesta e che rappresentano la pubblica accusa nel processo di primo grado contro la banda di satanisti: Antonio Pizzi e Tiziano Masini.

I carabinieri del nucleo investigativo premiati sono il tenente Enzo Molinari, i marescialli Attilio Quaranta, Giuseppe Notaro, Paolo Marcolli. Ricevette l'encomio anche il comandante della stazione dei carabinieri di Somma Lombardo, il luogotenente Michelangelo Segreto.[27]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le Bestie Di Satana, serialkiller.it. URL consultato il 2 novembre 2013.
  2. ^ a b (EN) Sam Bagnall, Investigating the 'death metal' murders in BBC News, 23 novembre 2005. URL consultato il 2 novembre 2013.
  3. ^ Bestie di Satana diciotto gli omicidi in la Repubblica (Monza), 22 giugno 2008, p. 17. URL consultato il 2 novembre 2013.
  4. ^ Ferruccio Sansa, L'ultima rivelazione delle Bestie di Satana Andrea sapeva tutto, l' hanno impiccato in la Repubblica (Busto Arsizio), 16 luglio 2004, p. 23. URL consultato il 2 novembre 2013.
  5. ^ Bestie di Satana, la setta degli orrori. Così uccidevano gli adoratori del diavolo in la Repubblica (Milano), 15 maggio 2007. URL consultato il 2 novembre 2013.
  6. ^ a b c d e f g h i j k Offeddu-Sansa, 2005, op. cit..
  7. ^ a b Spezi, 2004, op. cit..
  8. ^ Ferruccio Sansa, Più droga e alcol che Satana in la Repubblica (Busto Arsizio), 19 giugno 2004, p. 20. URL consultato il 2 novembre 2013.
  9. ^ La linea d'ombra: episodio 02x07, Le bestie di Satana, RAI 2, 23 giugno 2009, 01:16:56 h. URL consultato il 2 novembre 2013.
  10. ^ Ferruccio Sansa e Marco Mensurati, L'esordio delle "Bestie di Satana" uccisero una cantante 19 anni fa in la Repubblica (Varese), 10 giugno 2004. URL consultato il 2 novembre 2013.
  11. ^ L' astrologia dei satanisti Delitti con la «luna nera»
  12. ^ Ferruccio Sansa, Un manuale e un kit per le Bestie di Satana in la Repubblica (Busto Arsizio), 12 ottobre 2004, p. 29. URL consultato il 2 novembre 2013.
  13. ^ a b Ferruccio Sansa, Balli sulla fossa delle vittime. "Adesso siete solo zombie" in la Repubblica (Busto Arsizio), 29 luglio 2004. URL consultato il 2 novembre 2013.
  14. ^ Bestie di Satana, la setta degli orrori Così uccidevano gli adoratori del diavolo in la Repubblica (Milano), 15 maggio 2007. URL consultato il 2 novembre 2013.
  15. ^ Una rivista di heavy metal dedica la copertina a un gruppo sconosciuto: è un ‘chi l’ha visto’ per il cantante, scomparso da mesi, rockol.it, 22 mag 1998. URL consultato il 2 novembre 2013.
  16. ^ a b Intervista doppia a Marco Dimitri e Gabriele Amorth, bambinidisatana.com. (archiviato dall'url originale il 6 gennaio 2012).
  17. ^ a b c d Luigi Offeddu, Satanisti, altri due suicidi e un cd maledetto in Corriere della Sera (Busto Arsizio), 15 luglio 2004. URL consultato il 2 novembre 2013.
  18. ^ Metal Hammer, novembre 2004, p. 10.
  19. ^ Bestie di Satana? No! Solo un mucchio assassino, misteriditalia.it. URL consultato il 2 novembre 2013.
  20. ^ Michele Bisceglia, Parla Mario Maccione (Bestie di Satana): 'Non esiste nessuna cupola di satanisti', ildue.it, 10 giugno 2008. URL consultato il 2 novembre 2013.
  21. ^ Milano - Bestie di satana, ergastolo per Sapone e Leoni, Milano, Varese News, 15 maggio 2007. URL consultato il 2 novembre 2013.
  22. ^ a b Roma - Bestie di satana, sentenze confermate per tutti in Cassazione, Roma, Varese News, 6 maggio 2008. URL consultato il 2 novembre 2013.
  23. ^ Bestie Satana,condanne confermate, TGcom, 6 maggio 2008. URL consultato il 2 novembre 2013.
  24. ^ Bestie di Satana: condanne ora sono definitive in Corriere della Sera (Roma), 6 maggio 2008. URL consultato il 2 novembre 2013.
  25. ^ Mirko Vergottini, Bestie di Satana, libera Elisabetta Ballarin. Il commento di Michele Tollis, padre di una delle vittime della setta, fuoridalcomune.it, 28 aprile. URL consultato il 2 novembre 2013.
  26. ^ Gianluca Gallinari, Francesca Roman, La Ballarin chiede la grazia, Paroli la firma, 21 aprile 2013. URL consultato il 2 novembre 2013.
  27. ^ Varese: Premiati I Carabinieri Che Arrestarono Le 'Bestie Di Satana'

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luigi Offeddu, Ferruccio Sansa, I ragazzi di Satana. La setta delle "bestie": alla scoperta di un'Italia sconosciuta, Biblioteca Universale Rizzoli, 2005, ISBN 978-88-17-00631-6.
  • Mario Spezi, Le sette di Satana. Cronache dall'inferno, Sonzogno, 2004, ISBN 9788845412035.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]