Operazione Antica Babilonia

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1leftarrow.pngVoce principale: Guerra in Iraq.

Operazione Antica Babilionia
parte della guerra in Iraq
Distintivo a ricordo della Missione Antica Babilonia
Distintivo a ricordo della Missione Antica Babilonia
Data 15 luglio 2003 - 1º dicembre 2006
Luogo Nassiria, Iraq
Esito Vittoria italiana
Schieramenti
Comandanti
i comandanti delle brigate dell'Esercito italiano che si sono succedute dal 2003 al 2006 Muqtada al-Sadr
Aws al-Khafaji
Effettivi
3.000 uomini 600.000 uomoni
Perdite
33 tra morti e feriti Sconosciute
ma alte
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L'Operazione Antica Babilonia talvolta nota anche come "Missione Antica Babilonia" o più semplicemente "missione in Iraq", è il nome in codice della operazione di peacekeeping italiana iniziata nel luglio 2003 e terminata nel dicembre 2006.

L'invio dei militari e gli scopi dell'operazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Coalizione multinazionale in Iraq.

Nel mese di marzo 2003 inizia l'operazione "Iraqi Freedom" (OIF), o seconda guerra del golfo, da parte di una coalizione composta principalmente degli eserciti britannico e statunitense e da altri Stati. Il 1º maggio 2003 la guerra è ufficialmente finita, anche se di fatto gli eserciti stranieri non hanno mai avuto il controllo pieno del territorio, subendo gravi perdite inflitte dalla resistenza irachena e da attacchi terroristici.

La risoluzione ONU 1483 [1] del 22 maggio 2003 approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, invita tutti gli Stati a contribuire alla rinascita dell'Iraq, favorendo la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione.

L'Italia partecipa attraverso la missione "Antica Babilonia" fornendo forze armate dislocate nel sud del Paese, con base principale a Nassiriya, sotto la guida inglese.

ll 15 aprile 2003 le Camere, mediante l’approvazione di risoluzioni , hanno autorizzato il Governo ad effettuare una missione militare in Iraq (denominata Antica Babilonia) con scopi di carattere umanitario. L’autorizzazione parlamentare è intervenuta ancor prima dell’adozione della risoluzione 1483 e in una fase in cui non era ancora emersa con chiarezza la difficoltà di controllo del territorio da parte delle autorità occupanti e delle autorità irachene.[1]

La missione italiana è iniziata il 15 luglio 2003 ed è un'operazione militare con finalità di peacekeeping (mantenimento e salvaguardia della pace), che ha i seguenti obiettivi:

  • ricostruzione del "comparto sicurezza" iracheno attraverso l'assistenza per l'addestramento e l'equipaggiamento delle forze, a livello centrale e locale, sia nel contesto della NATO sia sul piano bilaterale;
  • creazione e mantenimento della necessaria cornice di sicurezza;
  • concorso al ripristino di infrastrutture pubbliche ed alla riattivazione dei servizi essenziali;
  • rilevazioni radiologiche, biologiche e chimiche;
  • concorso all'ordine pubblico;
  • polizia militare;
  • concorso alla gestione aeroportuale;
  • concorso alle attività di bonifica, con l'impiego anche della componente cinofila;
  • sostegno alle attività dell'ORHA;
  • controllo del territorio e contrasto alla criminalità.

Il Battaglione di manovra durante la battaglia dei ponti[modifica | modifica sorgente]

In seguito all'attentato del 12 novembre 2003 alla base "Maestrale", la situazione a Nassiriya del contingente di pace Italiano cambiò, incominciò a farsi sentire più presente nella provincia di Dhi Qar, atto non gradito alle varie fazioni ostili che operavano nella zona, nella fattispecie della fazione di Muqtada al-Sadr e al suo esercito del Mahdi, gruppo che si riteneva principalmente coinvolto nell'attentato ai carabinieri alla base "Maestrale". Alle ore 4:00 del 06/04/2004 il contingente di terra Italiano, ovvero 3 compagnie dell'11° Rgt Bersaglieri, 1 compagnia del Savoia Cavalleria e varie componenti logistiche della brigata ariete, uscirono dal compound "White Horse" per andare a presidiare i ponti di accesso a Nassyriya: "Alpha", "Bravo", "Charlie". Le unità che furono coinvolte in questo scontro furono ingaggiate a fuoco per 18 ore, il più lungo conflitto a fuoco dalla 2ª Guerra Mondiale, motivo per cui l'11º Reggimento Bersaglieri ricevette la croce di guerra al valor militare, per le manovre svolte sui tre ponti in quei giorni della missione Antica Babilonia III.

La partecipazione della Marina Militare[modifica | modifica sorgente]

La Marina Militare ha fatto operare un piccolo contingente nel Golfo Persico da maggio a novembre 2003 costituito da un pattugliatore e due cacciamine cui si è aggiunta in un secondo momento la nave anfibia San Giusto. Le navi italiane avevano compiti di pattugliamento e di bonifica delle acque dalle mine navali.

Sin dal 19 febbraio 2003 il pattugliatore Comandante Cigala Fulgosi era partito dal Porto di La Spezia insieme ai cacciamine Chioggia e Viareggio per una crociera addestrativa nel Mar Arabico. Il 29 maggio 2003 il gruppo è stato ridislocato nel golfo Persico e dal 3 giugno ha operato per la sicurezza del traffico navale nella zona affiancato dal 5 luglio dalla nave anfibia San Giusto con una compagnia del Reggimento San Marco, una componente idrografica per i rilievi della zona d'operazione, personale medico in grado di attivare un supporto sanitario pari ad un ospedale di medio-alto livello, una componente del Corpo delle Capitanerie di porto per le attività di controllo al traffico mercantile incluse le ispezioni sulle navi d'interesse. Nave San Giusto è stata unità di supporto alla componente elicotteri della marina che ha operato con 3 SH3D. Nave Comandante Fulgosi ha continuato nella missione fino al 29 giugno, rientrando a La Spezia il 19 luglio, mentre i due cacciamine hanno proseguito nella loro missione fino al 20 luglio e Nave "San Giusto" fino al 25 novembre, con la compagnia del Reggimento San Marco che ha continuato a partecipare alla missione fino al 29 maggio 2004 fornando supporto C3 al contingente italiano.

Le altre unità della Marina Militare hanno partecipato nell'ambito della lotta al terrorismo internazionale inquadrate nel contingente internazionale EUROMARFOR.[2]

Il ruolo della Croce Rossa Italiana[modifica | modifica sorgente]

I reparti[modifica | modifica sorgente]

Brigate[modifica | modifica sorgente]

Turnazione delle brigate che hanno partecipato alla missione:

Il dislocamento[modifica | modifica sorgente]

I soldati italiani ed i fucilieri del San Marco furono schierati nel sud sciita, un'area relativamente tranquilla rispetto alle province sunnite e alla capitale Baghdad; la principale sede del contingente era la città di Nāsiriyya, capoluogo della provincia di Dhi Qar, dove l'italiana Barbara Contini fu posta dall'autorità provvisoria della coalizione (CPA) a capo dell'amministrazione civile incaricata della ricostruzione.

Ciò non evitò che il 12 novembre 2003 i soldati italiani fossero oggetto di un attentato suicida, nel quale 19 dei 23 morti furono italiani, militari e civili.

La strage[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Attentati di Nassiriya.

Il 12 novembre 2003 avviene il primo grave attentato di Nassiriya.

Alle ore 10:40 ora locale (UTC +03:00), le 08:40 in Italia, un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti la base militare italiana, provocando l'esplosione del deposito munizioni della base e la morte di diverse persone tra militari e civili. Il tentativo di Andrea Filippa, di guardia all'ingresso della base "Maestrale", di fermare, con il mitragliatore pesante in dotazione, i due attentatori suicidi che erano alla guida del camion risulta vano, anzi, gli attentatori risposero al fuoco con i kalashnikov. I primi soccorsi furono prestati dalla nuova polizia irachena e dai civili del luogo. Nell'esplosione rimase coinvolta anche la troupe del regista Stefano Rolla che si trovava sul luogo per girare un documentario sui soldati italiani in missione.

Arma dei Carabinieri:

Esercito Italiano:

Civili italiani:

La battaglia dei ponti[modifica | modifica sorgente]

A Nassiriya, pochi mesi dopo l'attentato del 12 novembre 2003, da aprile a maggio 2004, si svolsero diverse battaglie tra le truppe italiane e l'Esercito del Mahdi; i militari italiani furono impegnati nella città in diversi scontri per il controllo di tre ponti che permettono il passaggio del fiume, nel quale furono feriti lievemente undici bersaglieri; le perdite irachene furono pesanti (sui 200), tra cui sembra una donna e due bambini, e altrettanti feriti. Nel complesso le battaglie portarono alla perdita in un compound logistico "LIBECCIO" e alla ritirata dell'esercito del Mahdi dalla città.

Caduti in Iraq[modifica | modifica sorgente]

  • 17 maggio 2004 Nassiriya 1° Caporal Maggiore Matteo Vanzan.
  • 5 luglio 2004. Caporal Maggiore Scelto Antonio Tarantino.
  • 14 luglio 2004 Nassiriya Sergente Davide Casagrande.
  • 21 gennaio 2005 Nassiriya Maresciallo Capo Simone Cola.
  • 4 marzo 2005 Baghdad Nicola Calipari.
  • 14 marzo 2005 Nassiriya Sergente Salvatore Domenico Marracino.
  • 31 maggio 2005 Nassiriya 1° Maresciallo Massimiliano Bionidni
  • 31 maggio 2005 maggiore Marco Briganti.
  • 31 maggio 2005 Maresciallo Ordinario Marco Cirillo.
  • 31 maggio 2005 Colonnello Giuseppe Lima.
  • 27 aprile 2006 Nassiriya Maggiore Nicola Ciardelli
  • 27 aprile 2006 Nassirya Maresciallo Carlo De Trizio(carabiniere)
  • 27 aprile 2006 Maresciallo Capo Franco Lattanzio(carabiniere).
  • 7 maggio 2006 Nassiriya Maresciallo Capo Enrico Frassanito.
  • 5 giugno 2006 Nassiriya 1° Caporal Maggiore Alessandro Pibiri
  • 21 settembre 2006 Nassiriya 1° Caporal Maggiore Massimo Vitaliano.

La guerriglia[modifica | modifica sorgente]

La fine della missione[modifica | modifica sorgente]

La missione ha termine il 1º dicembre 2006[3]. L'operazione di rientro in patria venne chiamata Operazione Itaca.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

L'8 aprile 2014 all'interno della trasmissione televisiva italiana "Le Iene" un servizio della iena Luigi Pelazza mette in dubbio l'intera operazione con immagini e testimonianze che proverebbero la messa in atto di torture vietate dall'ONU all'interno della cosiddetta "White House".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Servizio Studi della Camera dei Deputati (commissioni), Conflitto e post-conflitto in Iraq. URL consultato il 22 luglio 2014.
  2. ^ MARINA MILITARE - Le missioni all'estero (Multinazionali)
  3. ^ Ministero delle Difesa, Iraq - ANTICA BABILONIA. URL consultato il 22 luglio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]