Pareggio di bilancio

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In economia il pareggio di bilancio è la condizione contabile di un ente economico che si verifica quando, nel corso di un anno, le uscite finanziarie sostenute eguagliano le entrate conseguite, evitando situazioni di deficit e conseguente ricorso all'indebitamento.

Si parla di pareggio di bilancio "strutturale" quando dalle spese si escludono quelle a titolo di una tantum.

Nell'ambito della contabilità di Stato, il pareggio di bilancio comporta che l'ammontare delle spese pubbliche sostenute dallo Stato e dagli altri enti pubblici sia uguale alle entrate: lo Stato, in tal modo, evita di ricorrere all'indebitamento, ossia al deficit di bilancio pubblico. L'ammontare complessivo dei disavanzi pubblici accumulati ogni anno porta invece alla formazione del debito pubblico.

La spesa sostenuta dallo Stato si distingue in tre distinte categorie:

Spesa corrente primaria e spesa per interessi concorrono alla formazione della spesa primaria.

Per ciò che riguarda le entrate, un ruolo pressoché esclusivo spetta ai tributi.

Il pareggio di bilancio, oltre che effetti sulla finanza pubblica, ha anche implicazioni a livello macroeconomico sul sistema economico come espresso dal teorema del bilancio in pareggio.

Pareggio di bilancio e rapporto debito-PIL[modifica | modifica sorgente]

Debito pubblico costante in funzione del tempo in caso di pareggio di bilancio.

Un buon indicatore dello stato di cattiva salute dei conti pubblici di un paese è il suo rapporto tra debito pubblico e PIL[1]. Alcuni paesi, per cercare di limitare tale valore, cercano di mantenere il bilancio in pareggio; in tal modo, il deficit pubblico è uguale a zero, ciò comporta che il debito pubblico nominale si mantenga costante; così il rapporto debito/PIL dipende esclusivamente dal PIL; esso dovrebbe dunque diminuire nell'ipotesi che, nel lungo termine, il PIL aumenti.

Il problema del rapporto debito-PIL è trattato nel caso più generale da un modello matematico (vedi Trattazione matematica del rapporto debito/PIL): in esso si suppone che il PIL cresca ogni anno di una percentuale costante n (crescita esponenziale), che l'avanzo primario (ovvero la differenza tra entrate e spesa pubblica, esclusi gli interessi sul debito) diviso per il PIL sia costante (d), e che gli interessi annuali i sul debito pubblico siano una percentuale costante. Allora l'equazione che descrive il rapporto debito-PIL nell'anno t è

b_{t} = b_{t-1}\frac{1+i}{1+n} + d
Rapporto Debito pubblico/PIL in funzione del tempo in caso di pareggio di bilancio.

ove b_{t-1} è il rapporto debito-PIL nell'anno t-1[1].

Il caso del pareggio di bilancio può essere ottenuto modificando questo modello, considerando il debito nell'anno t, B_{t}, come fisso (B_{t}=B_{0} per ogni t) e il PIL con crescita esponenziale (Y_{t}=Y_{0} (1+n)^{t}, ove Y_{0} è il PIl iniziale, nell'anno 0). In tali ipotesi il rapporto debito-pil tenderebbe a una decrescita esponenziale (nell'ipotesi che la crescita economica sia positiva):

b_{t}= \frac{B_{t}}{Y_{t}}= \frac{B_{0}}{Y_{0} (1+n)^{t}}=\frac{b_{0}}{(1+n)^{t}}

ove b_{0} è il rapporto debito-PIL all'inizio, nell'anno 0.

Pareggio di bilancio nel Mondo[modifica | modifica sorgente]

Unione europea[modifica | modifica sorgente]

Il vincolo del pareggio di bilancio è, assieme ad altri parametri di finanza pubblica, uno dei parametri fissati all'interno del Patto di bilancio europeo, un accordo approvato il 2 marzo 2012 e sottoscritto da 25 dei 27 stati membri dell'Unione europea[2].

Spagna[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre 2011 il Parlamento spagnolo ha modificato l'art.135 della Costituzione del 1978 prevedendo il pareggio di bilancio come principio costituzionale; il progetto di legge costituzionale è stato presentato e approvato congiuntamente dai gruppi socialista e popolare; la legge è stata promulgata dal Re di Spagna il 27 settembre 2011.

Italia[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile del 2012 il parlamento italiano ha definitivamente introdotto, come principio costituzionale nell'ordinamento giuridico italiano, il pareggio di bilancio (modificando gli artt. 81-117-119.97 della Costituzione italiana) con la legge costituzionale 20 aprile 2012 n. 1.

La norma è stata approvata sia dalla Camera dei Deputati e sia dal Senato della Repubblica a maggioranza dei due terzi nella seconda votazione precludendo così la possibilità di un referendum costituzionale dei cittadini. La riforma è stata approvata interamente da PD, PDL, Terzo Polo e Lega Nord. [3]

Critiche[modifica | modifica sorgente]

Non tutti gli economisti (soprattutto di scuola keynesiana) concordano sui vincoli imposti dal pareggio di bilancio.

Nel 2011 i premi Nobel Kenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin e Robert Solow, in un appello rivolto al presidente Obama, hanno affermato sia che

« Inserire nella Costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose"; soprattutto "avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto»

sia che nell'attuale fase dell'economia

« è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa economica già di per sé debole". »

sia che

« anche nei periodi di espansione dell'economia, un tetto rigido di spesa potrebbe danneggiare la crescita economica, perché gli incrementi degli investimenti a elevata remunerazione - anche quelli interamente finanziati dall'aumento del gettito - sarebbero ritenuti incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo. Un tetto vincolante di spesa, poi, comporterebbe la necessità, in caso di spese di emergenza (per esempio in caso di disastri naturali), di tagliare altri capitoli del bilancio pubblico mettendo in pericolo il finanziamento dei programmi non di emergenza»

[4]

Critico anche l'economista e premio Nobel Paul Krugman, il quale ritiene che l'inserimento in Costituzione del vincolo di pareggio del bilancio possa portare alla dissoluzione del Welfare state.[5]

Trattazione matematica[modifica | modifica sorgente]

Nella voce Politica economica si è visto che una diminuzione della spesa pubblica fa decrescere il PIL e il numero di occupati mentre fa crescere il tasso di interesse, nell'ipotesi che la disequazione nel punto di equilibrio (Y_{*},r_{*},P_{*},N_{*}):

 I^{'}(r)(f^{''}(N)-S_{N})<sS_{r}f^{'}(N)

con :

  • I^{'}(r): Derivata della funzione Investimento in funzione del tasso di interesse
  • f^{''}(N): Derivata seconda della funzione di produzione
  • s: Propensione marginale al risparmio
  • S_{r}: Derivata parziale dell'offerta di lavoro rispetto al tasso r
  • S_{N}: Derivata parziale dell'offerta di lavoro rispetto al numero di occupati

sia soddisfatta.

Ambo i membri della disequazione sono positivi per quanto visto nella voce Politica economica per cui affinché la disequazione sia soddisfatta occorre che il primo membro della disequazione sia una quantità positiva minore del secondo membro. La disequazione è soddisfatta quando vi sono pochi investimenti da parte delle imprese, la gente non è disposta a lavorare se il salario reale è basso, la propensione marginale al risparmio è elevata e vi sono molte persone interessate a investire in titoli piuttosto che a lavorare. In tal caso la diminuzione della spesa pubblica con l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio provoca decrescita del PIL, aumento della disoccupazione, aumento dei tassi di interesse. La diminuzione del PIL provoca altresì un incremento del rapporto Debito/PIL. L'approccio corretto di Politica economica nel caso in cui la disequazione sia soddisfatta sarebbe quello invece di aumentare la spesa pubblica e non diminuirla.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Roger Farmer - Macroeconomia - McGraw Hill (pag. 272)
  • Alessandro Vaglio - Matematica per economisti - Apogeo (pag. 372)

Note e riferimenti[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b O. Blanchard, et al., Elevato debito pubblico in Macroeconomia, il Mulino, 2011. ISBN 978-88-15-14673-1.
  2. ^ Firmato il patto di bilancio europeo Monti: impegni precisi sulla crescita, La Stampa, 2 marzo 2012. URL consultato il 2 marzo 2012.
  3. ^ Pareggio di bilancio in Costituzione ddl n. 4205 - 4205 abb-A - voto finale
  4. ^ L'appello dei premi nobel contro il pareggio di bilancio
  5. ^ Cinque premi Nobel: “Pareggio di bilancio? Una camicia di forza per l’economia” – Il Fatto Quotidiano

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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