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Indocina francese

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Indocina francese
Indocina francese – Bandiera Indocina francese - Stemma
(dettagli)
Motto: Liberté, Egalité, Fraternité
Indocina francese - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome ufficiale Indochine française
Lingue parlate francese, vietnamita, khmer, lao
Inno La Marseillaise
Capitale Saigon (1887-1901)

Hanoi (1902-1953)

Dipendente da Francia Francia
Politica
Forma di governo Federazione coloniale francese
Presidenti della Repubblica Elenco di Presidenti della Repubblica francese
Presidenti del Consiglio Elenco di Primi ministri della Repubblica francese
Nascita 17 ottobre 1887 con Marie François Sadi Carnot
Causa unificazione delle precedenti colonie francesi
Fine 9 novembre 1953 con Vincent Auriol
Causa Disfatta di Bien Phen Phu
Territorio e popolazione
Bacino geografico Indocina
Territorio originale Cocincina
Massima estensione 749.533 km² nel 1935
Popolazione 21.599.582 nel 1935
Economia
Valuta piastra dell'Indocina francese
Risorse riso, tè, spezie, gomma
Produzioni riso, porcellana, spezie, caucciù
Esportazioni riso, porcellana, incenso, caucciù, tè
Importazioni derrate alimentari, prodotti siderurgici e manifatturieri
Religione e società
Religioni preminenti Buddismo 88%, Cattolicesimo (francesi) 12%
Religione di Stato cattolicesimo
Classi sociali contadini, commercianti, funzionari pubblici
Evoluzione storica
Preceduto da Vietnam del Sud Impero Vietnamita Dinastia Nguyễn

Francia Cocincina

Francia Tonchino

Francia Laos

Succeduto da Laos Laos
Cambogia Cambogia
Vietnam Vietnam
bandiera Vietnam del Sud

L'Indocina francese, detta anche Unione indocinese, fu una colonia francese che riuniva il Tonchino, l'Annam, la Cocincina (regioni che costituiscono l'attuale Vietnam), nonché i territori che formano oggi il Laos e la Cambogia.

Spesso viene chiamata semplicemente "Indocina", creando così confusione con la nozione geografica di Indocina (o penisola indocinese) che comprende invece tutti i paesi situati tra l'India e la Cina, ossia anche la Birmania, il Siam ed una parte della Malesia.

Il Siam, divenuto Thailandia nel 1939, era uno Stato cuscinetto tra l'Indocina francese, che andava dal Siam al Mar cinese meridionale, e l'Indocina britannica]] che era formata dai territori dell'attuale Birmania e da alcuni possedimenti nella penisola malese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi missionari cattolici di nazionalità portoghese, spagnola, italiana e francese misero piede in Indocina nel XVII secolo. Erano in gran parte Gesuiti, come Alexandre de Rhodes, che pose le basi delle trascrizioni in alfabeto latino della scrittura vietnamita (vedi Quôc ngu). Non furono tuttavia i colonizzatori francesi a forzare i Vietnamiti ad adottare l'alfabeto latino a scapito dell'antico sistema di scrittura derivato dagli ideogrammi Han. Per un periodo piuttosto lungo, gli intellettuali vietnamiti avevano visto l'alfabeto latino come lo strumento degli occidentali, cioè dei nemici, ma più tardi si sono resi conto che mentre l'alfabeto in pittogrammi richiedeva anni per essere imparato, l'alfabeto latino richiedeva pochi mesi. Con l'adozione dell'alfabeto latino, il tasso di alfabetizzazione in Vietnam sarebbe aumentato molto lentamente ma costantemente. Nel XIX secolo, alla vigilia dell'intervento francese, il Vietnam era un impero capeggiato dai sovrani della Dinastia Nguyễn e il suo dominio si estendevo lungo la costa orientale della penisola indocinese, dal delta del fiume Rosso fino a quello del Mekong. I territori laotiani, situati ad ovest del Vietnam, erano stati annessi o resi vassalli dal Siam, che alla fine del Settecento aveva sottomesso i regni laotiani di Vientiane, Luang Prabang e Champasak. Più a sud, il regno khmer era entrato da diversi secoli in un periodo di decadenza, dominato alternativamente dal Vietnam e dal Siam.

Conquiste[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Triplice Intervento.

I primi interventi militari francesi in Vietnam risalgono al 1858, all'epoca del Secondo Impero (1852-1871) con il pretesto della protezione dei missionari cattolici (comunità chrétiennes vi erano state fondate dopo il XVII secolo). Gli interessi economici francesi (sfruttamento delle risorse naturali comprendenti tè, caffè, carbone, caucciù) diedero grande impulso alla conquista dell'Indocina, dato che i membri della Camera di commercio di Marsiglia avevano intenzione di "fare di Saigon una nuova Singapore", che a quel tempo era una colonia britannica.

Affaristi repubblicani opportunisti, quali Léon Gambetta e Jules Ferry, per i quali la colonizzazione avrebbe risolto la crisi degli sbocchi industriali, consideravano inoltre il Tonchino un trampolino verso l'immenso mercato cinese. A quel tempo, mercanti grandi gruppi industriali e finanziari (Fives-Lille, société des Batignolles, Comptoir national d'escompte, Société générale, Crédit lyonnais, Paribas) desideravano ritagliarsi una sfera di influenza in Cina.

Le armate francesi presero progressivamente possesso dei territori della penisola indocinese facendone dei protettorati e la nuova colonia venutasi a creare fu battezzata Unione indocinese nel 1887, sotto la terza repubblica (1875-1940). Comprendeva i protettorati di Cambogia, Laos (a partire dal 1893), Cocincina, Annam e Tonchino. Lo sfruttamento coloniale fu concentrato sulle ingenti risorse di natura economica. La progressiva proiezione francese verso il mercato cinese meridionale porterà alla guerra franco-cinese, che si svolse tra il settembre 1881 e il giugno 1885.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Reparti indocinesi parteciparono alla Prima guerra mondiale, combattendo in particolare nella battaglia della Somme.

La perdita delle colonie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra d'Indocina e Conferenza di Ginevra (1954).

Con l'espansionismo giapponese iniziato negli anni 30-40 del XX secolo, con la conquista della Francia da parte di Hitler e la costituzione della Repubblica di Vichy, il controllo dei possedimenti francesi fu ceduto al Giappone, anche se Parigi ne conservava la sovranità. Alla fine della seconda guerra mondiale, i territori dell'Unione indocinese ritornarono ai francesi e venne ricostituita l'organizzazione coloniale sotto il nome di Unione francese, ma l'emergere della guerriglia e della resistenza marxista (Việt Minh) nella regione impedì ai francesi di mantenerne il controllo. Sconfitti dai Viet Minh nella guerra d'Indocina, alla Conferenza di Ginevra del maggio 1954 la Francia dovette rinunciare ai territori del sudest asiatico, sanzionando l'indipendenza di Cambogia, Laos e Vietnam. Quest'ultimo fu diviso lungo il 17º parallelo in Vietnam del nord, filo-comunista con capitale ad Hanoi, ed il filo-occidentale Vietnam del sud, con capitale a Saigon e governato dal dittatore cattolico Ngo Dinh Diem. L'attrito tra i due Stati porterà alla Guerra del Vietnam, con un pesante coinvolgimento degli Stati Uniti. Nel 1956 le truppe francesi furono definitivamente ritirate.

Statuti[modifica | modifica wikitesto]

La creazione dell'Indocina francese, più precisamente Unione indocinese, risale al 1887. All'interno di questa entità, il protettorato del Laos ebbe un regime misto, quello della Cambogia fu retto da una monarchia sotto tutela francese), mentre i territori vietnamiti furono suddivisi in tre protettorati distinti:

  • a nord il Tonchino (dal vietnamita Đông Kinh, « capitale dell'Est »), regime misto;
  • al centro l'Annam (« Sud pacificato », uno dei nomi del Vietnam sotto l'occupazione cinese), protettorato;
  • a sud la Cocincina (deformazione di Giao Chi, uno dei nomi del Vietnam sotto dominazione cinese).

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Indocina francese le etnie Viêt, Khmer e Lao erano le maggioritarie. Le minoranze (Muong, Tay, Champa, Rhade, Jarai, etc.) erano presenti principalmente nelle zone montagnose. La popolazione totale era di circa 12 milioni di abitanti alla fine del XIX secolo, 16,4 milioni nel 1913. Più del 95% della popolazione era rurale; ciò rendeva difficile deduzioni e censimenti.

La popolazione coloniale francese fu al massimo 34 000 individui nel 1940. Contrariamente all'Algeria (un milione di europei contro i 9 milioni di algerini nel 1954), all'inizio dell'occupazione francese l'Indocina fu solo una colonia di popolamento, ma si trasformerà presto in una colonia di sfruttamento economico in ragione della presenza di numerose risorse naturali che arricchirono la Francia.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

L'Indocina era una colonia di sfruttamento. Il generale Pasquier affermò che: « Bisogna che i profitti dell'Indocina ritornino ai francesi ». Si prelevavano imposte fondiarie, capitazioni, tasse locali e l'amministrazione francese aveva il monopolio dei commerci dell'oppio, del sale e dell'alcool di riso. Questo monopolio contava per il 44% negli introiti nel 1920, e il 20% nel 1930. La Banca di Indocina, istituto privato francese fondato nel 1875, controllava l'insieme dell'economia vietnamita e disponeva del monopolio del conio della piastra indocinese. L'Indocina è stata, dopo l'Algeria, la colonia che riceveva i maggiori investimenti francesi (6,7 miliardi di franchi - o nel 1940). Nel corso degli anni trenta, i francesi sfruttavano diverse risorse naturali nei protettorati dell'Indocina francese. Per esempio, si trovavano in Cambogia il riso e il pepe. Il Vietnam produceva grandi quantità di te, riso, carbone, pepe, lattice, zinco e stagno. Il Laos era il solo Paese dell'Indocina a non avere grandi risorse economiche. Fu considerato soprattutto uno Stato cuscinetto ed il personale coloniale francese fu sempre limitato.

Mercato del caucciù[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio del ventesimo secolo, i bisogni dell'industria automobilistica favorirono un aumento di produzione del caucciù indocinese. L'attività beneficiò dell'afflusso di ingenti capitali attirati dall'annuncio di grandi profitti. Nella storia della presenza francese in Indocina, lo sfruttamento dell'albero della gomma, il «legno che piange», occupa un posto di rilievo. Grazie ai ricchi proventi incamerati dalla Francia, il caucciù divenne simbolo di quanto fosse stata redditizia la colonizzazione della regione. L'importanza che assunsero le superfici piantumate, il decollo delle esportazioni, i progressi della ricerca agronomica, i dividendi riportati testimoniano i successi ottenuti da tale coltura nella penisola indocinese. Fu motivo di orgoglio per i proprietari delle piantagioni, fieri di veder indietreggiare una natura giudicata ostile a vantaggio di una cultura ben ordinata e al servizio del progresso industriale. Tuttavia, il caucciù divenne anche il simbolo del rifiuto della dominazione francese, espresso dagli operai delle piantagioni negli anni 1930.

Le prime grandi piantagioni apparirono all'inizio del secolo XX nelle terre meridionali della penisola, dapprima nelle «terre grigie» situate in prossimità dei grandi centri abitati, poi nelle «terre rosse», più ricche ma anche più lontane, meno popolate, che esigevano maggior lavoro, maggiori capitali e che ponevano il problema del reclutamento della manodopera. Il bisogno crescente di caucciù dei fabbricanti di pneumatici per biciclette e poi per l'industria automobilistica, ma soprattutto l'annuncio che nel 1906 le piantagioni di gomma di Belland, commissario centrale della sicurezza di Saigon, gli avevano fruttato 100.000 franchi di guadagni, suscitarono l'interesse per quest'attività. Tra le aziende principali nel ramo vi furono la società delle piantagioni delle terre rosse e la società delle piantagioni di hevea, mentre la Michelin non investì in Indocina prima del 1925.

Il vero boom del caucciù in Indocina risale agli anni '20, dopo che la terra era stata dissodata e gli alberi avevano iniziato a produrre. Le esportazioni di caucciù della penisola diventarono allora considerevoli, grazie anche agli aumenti dei prezzi della gomma sul mercato mondiale tra il 1925 e il 1926. Allo stesso tempo arrivarono in Indocina massicci capitali dalla Francia, attirati da profitti così elevati. Traendo beneficio da premi remunerativi e capitali crescenti, i proprietari delle piantagioni moltiplicarono gli spazi coltivati ad hevea. Il mercato mondiale conobbe delle oscillazioni brusche con l'inizio della crisi e il calo di domanda dei più grandi consumatori mondiali, gli stati Uniti in particolare. A partire dal 1930, la tratta di caucciù scende al di sotto di quella del 1922, e il governo coloniale è chiamato a dare aiuto. Le autorità accordano degli incentivi, dei prestiti, facendo attenzione affinché la regolamentazione internazionale messa in atto a partire dal 1934 non ledesse gli interessi delle società francesi. La banca di Indocina intervenne accordando degli anticipi e diventando a volte padrona delle piantagioni.

Passato il periodo peggiore della crisi dovuto al crack finanziario del 1929 ,iniziato negli Stati Uniti, la coltura in Indocina prese nuovo slancio e nuove società entrarono nel settore. I proprietari non investirono più molto in corsi eccezionali ma in una produzione massiccia, permessa dallo sfruttamento delle zone piantate prima della crisi e dal miglioramento dei rendimenti. Nel 1939, l'Indocina esportava una quantità di caucciù otto volte maggiore di quella esportata quindici anni prima; ciò rappresentava un quarto delle esportazioni della penisola, contro meno del 5% nel 1924. A partire dal 1941 i dissesti provocati dall'invasione giapponese (1940), poi la guerra d'Indocina, compromisero ma non arrestarono la produzione e l'esportazione. Nel frattempo l'avvenire del caucciù naturale sembrava compromesso dal ricorso crescente al caucciù “rigenerato” fabbricato sia a partire da articoli riciclati, sia in maniera sintetica. Questi procedimenti furono utilizzati dagli Stati Uniti dal conflitto mondiale fino alle guerre d‘indipendenza in Asia.. Gli americani furono comunque obbligati, durante il periodo della Guerra Fredda, a non sconvolgere l'economia del sud-est asiatico e quindi a continuare ad approvvigionarsi di caucciù di piantagione.

Condizioni di vita dei lavoratori della cultura d'hevea[modifica | modifica wikitesto]

Durante la colonizzazione dell'Indocina, i francesi investirono molto sul caucciù e diedero molto lavoro alla manodopera vietnamita. Nel 1932, la giornalista e femminista francese Andrée Vollis (1879-1950) accompagnò in Indocina Paul Reynaud, allora ministro delle Colonie. Al suo ritorno, pubblicò “Alcune note sull'Indocina” nella rivista “Esprit” e nel 1935 il proprio libro “Indocina SOS”, in cui denuncia i metodi di colonizzazione attuati dai francesi:

(FR)

« J'ai vécu, moi comme employé des plantations. À Kratié, là-bas, au Cambodge, à Thudaumot, à Phu-Quoc… J'ai vu ces malheureux paysans du Tonkin, si sobres, si vaillants, arriver joyeux sous la conduite de leurs bandits de cais, avec l'espoir de manger à leur faim, de rapporter quelques sous dans leurs villages. Au bout de trois ou quatre ans, ce ne sont plus que des loques: la malaria, le béribéri! Ils essaient de marcher sur leurs jambes enflées d'œdèmes, rongées, traversées par une espèce de sale insecte, le san-quang; le rendement diminue-til avec leurs forces ou protestent-ils contre trop de misère? Les cais les attachent à des troncs d'arbres, des piloris, où ils restent tout le jour à jeun, après avoir fait connaissance des rotins des cadouilles, qui font saigner la peau flasque de leurs pauvres carcasses. »

(IT)

« Ho vissuto come gli operai nelle piantagioni. A Kratiè, in Cambogia, a Thudaumot, a Phu-Quoc. Ho visto questi sfortunati contadini del Tonchino, così fiduciosi, così entusiasti, arrivare condotti dai loro banditi, con la speranza di saziare la loro fame, di portare un po' di denaro nel loro villaggio. Dopo tre o quattro anni, non sono altro che stracci: la malaria, il beriberi! Cercano di camminare sulle loro gambe gonfie di edema, attraversate da una specie di insetto, il san-quang; la loro resa diminuisce con le forze, o protestano contro la troppa miseria? I capi li attaccano ai tronchi degli alberi , a dei pali, dove restano tutto il giorno , a digiuno, dopo aver sperimentato i giunchi, che fanno sanguinare la pelle flaccida delle loro povere carcasse. »

(Andrée Viollis, Indochine SOS, nouvelle édition, Les éditeurs français réunis, 1949, p. 115-116)
(FR)

« Le matin, à l'aube, quand la fatigue les tient collés à leur bat-flanc, où ils ont essayé de dormir malgré les moustiques qui tuent, on vient les chasser des tanières où ils sont entassés, comme on ne chasse pas des troupeaux de l'étable. »

(IT)

« La mattina, all'alba, quando la fatica li tiene incollati al loro batti-fianco, dove hanno imparato a dormire malgrado le zanzare che uccidono, li si caccia dalle tane dove si ammassano, come non si cacciano neanche gli animali da una stalla. »

(Andrée Viollis, Indochine SOS, nouvelle édition, Les éditeurs français réunis, 1949, p. 115-116)
(FR)

« À midi comme au soir, quand on leur distribue leur ration de riz souvent allégée d'une centaine de grammes, ils doivent d'abord préparer le repas des cais et, la dernière bouchée avalée, se remettre à la corvée, même couverts de plaies à mouches, même grelottants de fièvre. Tout cela pour 1 fr. 20 à 2 francs par jour qù ls ne touchent jamais entièrement à cause des retenues, des amendes, des achats. […] Leur correspondance est lue, traduite et souvent supprimée. Peu de nouvelles de leurs familles. La plupart ne la revoient jamais ou, s'ils regagnent leur village, ce sont de véritables épaves, sans argent et sans forces, qui reviennent pour mourir; mais auparavant, ils sèment autour d'eux des germes de maladie, de révolte, de haine… C'est comme ça qù n prépare les révolutions. »

(IT)

« A mezzogiorno come di sera, quando gli si distribuisce la loro razione di riso spesso ridotta di un centinaio di grammi, devono per prima cosa preparare il pasto dei capi e, inghiottito l'ultimo boccone, rimettersi al lavoro, anche se ricoperti di piaghe per via di mosche e anche se tremanti per la febbre. Tutto questo per essere pagati da 1 franco e 20 a 2 franchi al giorno, che non ricevono mai interamente per via delle ritenute, delle ammende, degli acquisti. […] La loro corrispondenza viene letta, tradotta e spesso soppressa. Poche notizie delle loro famiglie. La maggior parte non le rivede mai o, se ritornano al loro villaggio, sono dei veri relitti, senza denaro e senza forze, che ritornano per morire; ma prima, seminano attorno a sé germi di malattia, di morte, di odio… è così che si preparano le rivoluzioni. »

(Andrée Viollis, Indochine SOS, nouvelle édition, Les éditeurs français réunis, 1949, p. 115-116)

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