Ngô Đình Diệm

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Ngô Đình Diệm
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I° Presidente del Vietnam del Sud
Durata mandato 26 ottobre 1955 –
2 novembre 1963
Predecessore carica non istituita
Successore Duong Van Minh

Dati generali
Partito politico Can Lao
« Il presidente Diệm è il Churchill di questo decennio... fa parte di quella avanguardia di leader che combattono per la libertà »
(Il vicepresidente Lyndon Johnson durante una visita nel Vietnam del Sud nel 1961[1].)

Ngô Đình Diệm (Huế, 3 gennaio 1901Saigon, 2 novembre 1963) è stato un politico e dittatore vietnamita. Soprannominato "il Churchill dell'Asia sud-orientale", è stato il primo presidente autonominatosi della Repubblica del Vietnam del Sud dal 1955 al 1963.

Nato da una famiglia cattolica di nobili origini, giovanissimo divenne funzionario dell'amministrazione francese mentre negli anni trenta fu ministro degli Interni dell'imperatore Bao Dai. Durante la seconda guerra mondiale, per paura di una rappresaglia giapponese, lasciò il paese natio per poi ritornarvi nove anni dopo.

Nel 1954, opponendosi alle decisioni della conferenza di Ginevra sull'Indocina (in particolare l'indizione di un referendum in vista dell'unificazione del paese in quanto la sua divisione era ritenuta transitoria), Diệm e i cattolici non ritenevano possibile libere elezioni sotto la pressione del partito comunista [2], costituì un governo filo-statunitense nel Vietnam meridionale che si reggeva sull'appoggio della minoranza cattolica. Il 23 ottobre 1955, Diệm depose l'imperatore Bao Dai e proclamò la Repubblica del Vietnam, divenendone il primo presidente, il 26 ottobre. In particolare ad appoggiare Diệm era il milione di cattolici fuggiti dal Vietnam del Nord a causa della persecuzione operata da Ho Chi Minh [3]. Il regime (datosi nel 1956 una costituzione autoritaria) suscitò la protesta della maggioranza buddhista e operò contro il nascente movimento di guerriglia comunista, organizzato nel Fronte nazionale di liberazione.

Diệm venne assassinato nel 1963 insieme al fratello, nel corso di un colpo di stato preparato con il concorso dei servizi segreti statunitensi e con l'avallo formale del presidente Kennedy. Molti negli USA si pentiranno di questo tragico errore; gli Americani in Vietnam dai quindicimila che erano con Diệm, fra consiglieri e istruttori, passeranno a centinaia di migliaia di soldati, ma ciò non impedirà loro di essere costretti ad abbandonare Saigon e lasciare campo libero al regime comunista che tuttora dura.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Famiglia e infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Ngô Đình Diệm nacque a Huế, la capitale originaria della Dinastia Nguyễn del Vietnam. La famiglia Diệm proveniva dal villaggio Phu Cam (Vietnam centrale) ed era di religione cattolica, convertita dai missionari portoghesi ancora nel XVII secolo. Suo fratello Pierre Martin Ngô Đình Thục fu arcivescovo di Hué dal 1960 al 1968 e un altro membro della famiglia, François-Xavier Nguyên Van Thuán, divenne cardinale. Lo stesso Diệm era un oblato benedettino, avendo professato i voti di povertà, castità e obbedienza, il 1 gennaio del 1954 nel monastero di Sant'Andrea a Bruges[4]. Ngô Đình Nhu fu l'altro fratello, che diverrà suo consigliere.

Crisi buddista del 1963[modifica | modifica wikitesto]

In Vietnam del Sud la popolazione di religione buddista vietnamita era stimata circa il 50% del totale ed era guidata dal monaco vietnamita di scuola Mahayana Thich Tri Quang.

Ngô Đình Diệm e l'arcivescovo di Hué suo fratello, Pierre Martin Ngô Đình Thục, facevano parte di quella minoranza convertita al cattolicesimo, durante il periodo del dominio coloniale francese. Per questo motivo Diệm introdusse una serie di politiche volte a favorire il Cattolicesimo a discapito del Buddhismo e delle altre minoranze religiose, confuciane, taoiste e animiste. Quindi in campo legale Diệm introdusse delle riforme come l'abolizione del divorzio, il divieto dell'uso dei contraccettivi e la non legalità dei rapporti extra-coniugali[5]. Altre misure riguardarono la creazione dell'istituto educativo di Vinh-Long, deputato alla formazione dei quadri dirigenti del regime, in cui furono scelti come insegnanti solo preti cattolici[6]; la ridistribuzione delle terre[7], la possibilità di fare carriera nell'esercito: i cattolici furono favoriti rispetto agli appartenenti ad altre confessioni religiose. Fu durante questo regime che la Chiesa cattolica divenne il più grande proprietario di latifondi di tutto il Vietnam del Sud[8].
Ai preti cattolici fu concesso di costituire dei gruppi armati[9], mentre ai villaggi che dovevano essere evacuati, in base alle politiche di lotta contro la guerriglia comunista, si concedeva di restare nelle proprie terre solo qualora si fossero convertiti al cattolicesimo[10]. In tutto il Vietnam del Sud rurale si susseguirono assalti ai monasteri buddhisti, con devastazioni, senza che la polizia intervenisse o identificasse i responsabili[11]. Le bandiere religiose dovevano essere esposte al di sotto della bandiera nazionale e solo su complessi religiosi.

L'8 maggio iniziò la crisi buddista del 1963, in occasione della festa del Vesak i buddhisti vietnamiti, sfidando il governo di Diệm, scesero in massa per le strade chiedendo l'uguaglianza religiosa e sventolando le bandiere buddhiste. Il governo accusò la manifestazione di essere politica e con infiltrazioni comuniste. A Huế, seconda città del Vietnam e governata da un fratello del presidente, la polizia sparò sulla folla uccidendo nove persone e ferendo quattordici persone. Ufficialmente il governo di Diệm incolpò i Viet cong esacerbando ancor di più gli animi e provocando altre manifestazioni[12].

A quel tempo presidente degli Stati Uniti era John Fitzgerald Kennedy, che pur essendo di religione cattolica, in campo religioso era di visione più liberale e fece intimare, dal suo ambasciatore a Saigon, Cabot Lodge, che avrebbe ritirato i suoi aiuti a Diệm, se non la smetteva di perseguitare i buddisti. La risposta di Diệm fu una repressione ancora più violenta e allora l'amministrazione Kennedy, decise di non appoggiarlo più. Alcuni generali di Diệm prospettarono un colpo di stato e lo portarono a termine in due giorni.

Colpo di Stato e assassinio[modifica | modifica wikitesto]

« Siamo lanciati su una strada dalla quale non possiamo fare ritorno in modo rispettabile: l'abbattimento del governo di Diệm...non c'è modo di tornare indietro, poiché, dal mio punto di vista, è impossibile che la guerra venga vinta sotto un'amministrazione come quella di Diệm »
(L'ambasciatore americano a Saigon, Henry Cabot Lodge, in un telegramma inviato a Washington il 29 agosto 1963[13].)
Il corpo di Diệm nella parte posteriore della APC, dopo essere stato giustiziato in strada per il quartier generale militare.

Su ordine del Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, l'ambasciatore americano nel Vietnam del Sud Henry Cabot Lodge, rifiutò di incontrare Diệm. Dopo aver saputo della realizzazione del colpo di stato da parte dei generali dell'ARVN e guidato dal generale Dương Văn Minh, gli Stati Uniti garantirono il segreto per i generali e la non interferenza. Dương Văn Minh e i suoi cospiratori rovesciarono il governo il 1º novembre 1963.

Il golpe fu molto rapido. Il 1º novembre 1963, con la sola guardia rimasta a difendere il palazzo, il Presidente Diệm e suo fratello minore, Ngô Đình Nhu, i generali chiamarono a palazzo Diệm offrendogli esilio sicuro fuori dal paese se si fosse arreso. Tuttavia, quella sera, Diệm e il suo entourage fuggirono attraverso un passaggio sotterraneo per Cholon, dove furono catturati la mattina seguente, il 2 novembre. I fratelli furono giustiziati dietro un blindato da trasporto, dal Capitano Nguyen Van Nhung mentre era in viaggio per il Quartier generale dello Stato maggiore generale sudvietnamita[14]. Diệm fu sepolto in una tomba senza lapide in un cimitero vicino alla casa dell'ambasciatore statunitense[15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S.Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 107, Rizzoli, 1985.
  2. ^ Piero Gheddo - Cattolici e Buddisti nel Vietnam, 1968, pag. 120
  3. ^ Pietro Gheddo Cattolici e Buddisti nel Vietnam, 1968, pag.112
  4. ^ Andre Nguyen Van Chau, "Il miracolo della speranza", pag.198
  5. ^ Montessoro, 2000
  6. ^ Donnell, National Renovation Campaigns in Vietnam, p. 86
  7. ^ Montessoro, Vietnam, un secolo di storia, p. 263
  8. ^ Buttinger, 1967, p. 933.
  9. ^ Warner, 1963, p.210.
  10. ^ Harrison, 1963b, p. 9.
  11. ^ Fall, 1963, p. 199.
  12. ^ Pentag Papers IV-B.5 The Overthrow of Ngo Dinh Diệm, May-Nov, 1963. pag. 4.
  13. ^ S.Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 168, Rizzoli, 1985.
  14. ^ The Pentagon Papers, Vol. 2 Ch. 4 "The Overthrow of Ngo Dinh Diệm, May-November, 1963," pp. 201–76
  15. ^ G. Herring, America's Longest War, 1996, p. 116.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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