Morte di Marilyn Monroe

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Marilyn Monroe.

La morte di Marilyn Monroe, avvenuta il 5 agosto 1962, suscitò clamore ed interesse nell'opinione pubblica statunitense ed internazionale

Marilyn Monroe

Il giorno del decesso l'attrice venne trovata nel letto della sua abitazione al 12305 di Fifth Helena Drive, dove viveva da sola con la sua governante Eunice Murray. Era stata visitata dai suoi vari medici; alcuni giorni prima della morte era stata visitata dall'internista Hyman Engelberg, il 1 agosto e il 3 agosto, che le fece delle iniezioni ricostituenti.[1]

Le circostanze antecedenti il decesso[modifica | modifica wikitesto]

La Monroe, il giorno prima aveva più volte tentato di chiamare senza successo il suo ultimo amante Robert Kennedy,[2] (tale affermazione trovò successivamente conferma grazie ad un operatore telefonico che riferì di diverse chiamate effettuate dall'attrice all'hotel dove Kennedy risiedeva e lasciò numerosi messaggi). L'attrice chiamò dunque per consolarsi il critico letterario ed amico Robert Slatzer, a cui confidò la tristezza di non riuscire a mettersi in contatto con il suo amato[3].

Il 4 agosto le aveva telefonato il suo ex marito Arthur Miller[4], poi verso le 18.30 l'amico massaggiatore Ralph Roberts[5], al quale aveva risposto lo psichiatra Ralph Greenson dicendo che Marilyn non si trovava in casa incuriosendo l'amico [6]. L'ultima persona che le fece visita fu Patricia Newcomb che la vide molto nervosa.

Altra telefonata, questa volta ricevuta, quella di Joe di Maggio junior, il figlio di un altro dei suoi mariti, Joe di Maggio; Isadore Miller, padre di Arthur, non riuscì invece a parlare con lei. Più tardi, verso le 19.30 aveva chiamato anche Peter Lawford, cognato del presidente degli Stati Uniti d'America, John Fitzgerald Kennedy. Tale telefonata fu confermata dallo stesso Lawford al giornalista Earl Wilson del New York Post solo anni dopo: le aveva telefonato per invitarla a cena, ma lei rifiutò, e nel salutarlo gli disse «goodbye»[7]; tale saluto insospettì Lawford che chiamò l'agente di Marilyn Milton Rudin che poi cercò di chiamare l'attrice. L'attrice aveva telefonato poco prima al poeta Norman Rosten, altro suo amico, col quale prese un appuntamento per vedersi.[8]

La versione ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Marilyn Monroe

La versione ufficiale riporta che la governante, camminando nel corso della notte per il corridoio, vide la luce della stanza da letto della Monroe accesa, bussò alla porta, ma non ebbe alcuna risposta. Erano le 3:30 circa. Poco dopo, preoccupata, chiamò lo psichiatra che aveva in cura Marilyn, Ralph Greenson[9]. Quest'ultimo, entrato nella camera da letto dell'attrice quando nell'appartamento era intanto giunto anche il medico Hyman Engelberg, ne uscì poco dopo, alle 4.25, annunciando la morte della Monroe[10]. I presenti chiamarono quindi il dipartimento di polizia di Los Angeles.

Le indagini furono affidate al tenente Robert E. Byron[11]. L'attrice si era suicidata ingerendo una dose letale di Nembutal, 47 pasticche prese insieme a una dose sconosciuta di idrato di cloralio.[12]

Altre versioni[modifica | modifica wikitesto]

Chuck Giancana - Fu omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto scritto nel libro-rivelazione Double Cross da Chuck Giancana, fratello minore di Sam Giancana capo di tutti i capi della Cosa Nostra di Chicago negli anni sessanta, 4 sicari agli ordini del boss penetrarono nella villa di Marilyn Monroe, a Hollywood, nella notte del 4 agosto del 1962 poco dopo che Robert (Bob) Kennedy, ministro della giustizia e fratello del presidente JFK, aveva lasciato la casa dell'attrice e amante. I quattro malavitosi riuscirono ad immobilizzare Marilyn, a spogliarla e a ucciderla con una supposta velenosa. Il movente? Vendicarsi di Bob Kennedy il quale da ministro della giustizia della Nuova Frontiera aveva promosso una inchiesta senza precedenti sulla mafia. L'uccisione di Marilyn sarebbe servita, secondo le dichiarazioni di Chuck Giancana a gettare ombre sulle responsabilità della morte su Bob Kennedy e rovinare per sempre la sua carriera politica. L'obiettivo è stato raggiunto solo per metà costando la vita all'attrice. Quella notte di agosto, Bob Kennedy fece visita a Marylin, uscito Kennedy, entrarono i quattro sicari del boss di Chicago con i guanti in plastica per non lasciare impronte digitali, il viso coperto da passamontagna e la scatola con la supposta letale. Le tapparono la bocca con un tampone e le infilarono una supposta piena di veleno, l'arma perfetta per liberarsi della Monroe. La supposta agì con la stessa rapidità di una iniezione letale, senza però lasciare tracce sul braccio o sulla gamba che avrebbero insospettito i medici legali durante l'autopsia, che in realtà, confermò questa ipotesi; nella parte terminale del colon della Monroe si poteva vedere una sfumatura viola, segno, probabilmente, della azione della supposta.

Jack Clemmons[modifica | modifica wikitesto]

A rispondere alla chiamata quella notte fu il sergente Jack Clemmons. Aveva telefonato Engelberg asserendo subito che si trattava di suicidio. Il poliziotto corse, preoccupato che fosse uno scherzo, all'abitazione della diva e nel frattempo chiamò un'altra pattuglia. Le fonti concordano nel dire che sia lui il primo ufficiale di polizia a giungere a casa della Monroe.[13]

Eunice Murray gli disse che intorno alle 22.00 si era accorta della luce accesa nella camera della donna, ma non fece nulla trovando il fatto normale, ma dopo verso le 24.00[14] nuovamente si alzò si avvicinò alla porta, bussò ma nessuno le rispose. Non riuscendo a mettersi in contatto con la donna, preoccupata chiamò Greenson, vi era un buco di ore che venne giustificato affermando che stavano aspettando l'autorizzazione della Fox per avvertire le autorità della morte dell'attrice.[15]

La scena che si presentava al sergente era totalmente confusa, descrisse nel suo rapporto la posizione in cui trovò il cadavere: stesa con la pancia in giù in diagonale, coperta dal lenzuolo, Greenson aggiunse che stava stringendo il telefono quando l'aveva trovata. Raccontò a Robert Slatzer che si trattava di un evidente omicidio, Venne informato dei fatti il capo della polizia William Parker. Tempo dopo in vista dell'imminente intervista che Clemmons voleva rilasciare al giornalista Walter Winchell[16] sull'accaduto venne allontanato per sempre.

Thomas Noguchi[modifica | modifica wikitesto]

Thomas Noguchi alla morte della Monroe era uno dei vicecoroner della Contea di Los Angeles. L'autopsia gli fu affidata dal suo mentore, il coroner Curphey. La iniziò alle 10.30 del 5 agosto 1962, l'operazione durò 5 ore[17] rivelò circa 8 mg di idrato di cloralio e circa la metà di nembutal nel suo sangue.[18] Terminò dicendo che si trattava di un «avvelenamento acuto di barbiturici» ma lasciando scritto nel rapporto anche «in sospeso». Venne intervistato molte volte sull'accaduto ma non trovando pace chiamò per un consulto il tossicologo R.J. Abernethy[19] e spedì le carte che non gli arrivarono mai, che invece furono fotocopiate e archiviate.

Nel 1983 pubblicò un libro, coroner che descriveva in dettaglio le varie autopsie che aveva eseguito sulle celebrità[20] Nel mese di ottobre del 1985 dirà all'ABC Eyewitness News che durante l'autopsia non riuscì a spiegare le contusioni della donna ritrovate vicino all'anca e sulla schiena[21] inoltre affermò che lo stomaco era quasi vuoto mentre non aveva trovato tracce di pillole ingerite.[22]

James Hall[modifica | modifica wikitesto]

Fra le varie testimonianze oculari vi era quella di James Hall, autista di ambulanze. La sua dichiarazione si colloca in linea temporale prima dell'arrivo della polizia, intorno alle 3.00.[23] Come raccontò a Anthony Summers, accorrendo ad una chiamata lui e un medico trovarono Marilyn in semicoma, prima di trasportarla come richiesto,[24] le fornirono di ossigeno con cui la diva si riprese. La volevano portare in un ospedale per semplici controlli ma un medico non meglio identificato prese il corpo della donna e le fece un'iniezione intercardiaca che le spezzò una costola. L'attrice quindi morì, davanti ai suoi occhi, e non trovando altre parole definì l'accaduto omicidio.[25] L'iniezione viene riferita anche da un'altra testimonianza, quella di Norman Jeffries, parente di Eunice, tuttofare, avvertito dalla parente.

Lionel Grandison[modifica | modifica wikitesto]

Lionel Grandison era il vice coroner, il funzionario che firmò il certificato di morte[26] con l'indicazione di suicidio. Affermò in seguito che aveva protestato vivacemente al momento,[27] egli era convinto che non si trattasse di suicidio ma di omicidio e che venne costretto a firmare quel certificato,[28] così come gli era stato posto. Era convinto che quei segni sul corpo dell'attrice che non trovarono spiegazione potessero essere provocati da un'iniezione e che i report dell'autopsia fossero stati alterati.[29] Attaccò quindi pesantemente il suo capo, il coroner Theodore Curfey accusandolo di aver orchestrato il tutto.[30]

John Miner[modifica | modifica wikitesto]

John Miner era un procuratore che aveva assistito Noguchi durante l'autopsia, fu il primo a dissentire al riguardo dell'ipotesi del suicidio,[31] notava la violenza con il quale quel corpo sembrava essere stato trattato, giungendo a scrivere nel suo rapporto «i can say definitely that it was not suicide»[32] in seguito corresse le sue affermazioni, volendo dire che non si trattava di un suicidio intenzionale.[33]

In seguito nel programma televisivo Hard Copy dichiarò che durante le indagini vennero trascurati alcuni elementi che non coincidevano con la tesi del suicidio.[34]

Eunice R. Murray[modifica | modifica wikitesto]

Eunice R. Murray (1902 - 1994) era l'amica, governante e arredatrice d'interni[35] di Marilyn Monroe. Fu secondo la versione ufficiale la prima persona che si allarmò per il destino dell'attrice. Conosceva Ralph Greenson da molto tempo in quanto anni prima fu una sua paziente, e fu lui a chiederle di stare accanto all'attrice in quel periodo.[36]

Durante le varie testimonianze rese cambiò più volte versione fino a quella raccontata nel libro da lei scritto, The last months redatto insieme a Rose Shade, nome da sposata di Rose Murray imparentata con Eunice, pubblicato nel 1975,[37] anche se in realtà si trattava in buona parte di un'intervista rilasciata dalla testimone nell'estate del 1973. Qui raccontò di aver spostato il cadavere, pulito la camera da letto[38] e di aver lavato le lenzuola e i vestiti che indossava la donna.[39] Aveva chiamato, prima della polizia, l'autista della limousine Rudy Kautzsky, che come testimoniò non vide mai il corpo dell'attrice quella sera,[40] e il suo genero Norman Jeffries. Cambiò versione anche per quanto riguarda la posizione in cui trovò il corpo: inizialmente disse di aver trovato il corpo a terra, e poi sul letto nell'intento di effettuare una telefonata e ancora dopo nudo sempre sul letto.[41]

Si trattavano degli ultimi giorni di lavoro della donna in quanto era stata licenziata[42]

Ralph Greenson[modifica | modifica wikitesto]

Romeo Samuel Greenschpoon (19111979), è stato un celebre psichiatra che ebbe fra i suoi pazienti oltre Marilyn anche Tony Curtis, Frank Sinatra, Vivien Leigh e altri. Lui fu il primo a trovare il cadavere, durante le indagini emersero, per le sue dichiarazioni, alcuni lati oscuri della vicenda:

  • Testimoniò che la donna ingerì un flacone intero di barbiturici: inizialmente non fu trovata traccia di alcun contenitore di acqua o altro liquido vicino al corpo.[43] In seguito venne ritrovato un bicchiere mezzo vuoto vicino al letto dell'attrice,[44] anche se si registrò un guasto nell'impianto idraulico segnalato poco prima dalla governante.[45]
  • Testimoniò che infranse il vetro della finestra della camera da letto per entrare nella stanza della donna,[46] chiusa a chiave, ma le tracce, i residui dei frammenti di vetro infranto vennero trovate all'esterno della villa e non nella camera come avrebbe dovuto essere, suggerendo che la finestra fosse stata invece rotta dall'interno.[47]

Intorno alla mezzanotte del 5 agosto, il sergente Lynn Franklin fermò una Mercedes nera vicino a Roxbury Drive, viaggiava a 120 km all'ora superando di molto il limite massimo di velocità. Alla guida dell'auto vi era Peter Lawford, dietro, riconosciuto dal poliziotto, Bob Kennedy. Vi era una terza persona e quando vide delle foto la riconobbe in Greenson.[48] In seguito rilasciò un'intervista per un documentario francese dove non fece menzione del nome dello psichiatra.[49]

Bernie Spindel[modifica | modifica wikitesto]

Bernard Spindel (chiamato Bernie) era un esperto di intercettazioni telefoniche, che aveva collaborato più volte con l'FBI. All'epoca disse di lavorare per Jimmy Hoffa[50] e che da lui ebbe l'incarico di sorvegliare le telefonate che provenivano dalla casa dell'attrice. A suo dire aveva registrato conversazioni di entrambi i fratelli Kennedy ma tali conversazioni vennero sequestrate.[51]

L'esistenza di tali nastri fu confermata da Bill Holt, esperto di esplosivi[52] e dall'avvocato Micheal Morrissey. Secondo la testimonianza di Spindel, si registrò una telefonata nelle prime ore del 5 agosto dove si sentiva chiaramente una voce che chiedeva se una persona fosse morta, come da dichiarazione resa lui stesso davanti a Frank Hogan.[53]

William Graf poi smentì quanto dichiarato da Spindel.[54] Anni dopo, nel 1983, quando la villa fu comprata dall'attrice Veronica Hamel, durante i piccoli restauri e le nuove installazioni furono trovati dei cavi telefonici aggiuntivi a quelli normalmente usati.[55]

Bob Kennedy[modifica | modifica wikitesto]

Dopo anni di indagini private, il giornalista Jay Margolis e lo scrittore Richard Buskin hanno scritto nel 2014 il libro L'omicidio di Marylin Monroe: Caso chiuso nel quale si menziona Robert Kennedy come il mandante della morte della Monroe. Altri partecipanti al delitto sarebbero stati una delle guardie del corpo di Kennedy, il cognato Peter Lawford e lo psichiatra di Marylin, il Dr. Ralph Greenson, il quale avrebbe di fatto commesso l'omicidio, somministrando alla donna un'iniezione fatale.

A sostegno di quanto scritto nel libro, i due scrittori riportano dichiarazioni di alcuni testimoni ed interviste ad alcuni personaggi coinvolti nella vicenda.[56]

A possibile conferma di tali affermazioni c'è il fatto che intorno alla mezzanotte del 5 agosto, su una Mercedes nera fermata nelle vicinanza della casa della Monroe vi erano a bordo Lawford, Bob Kennedy e Greenson.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ma di tali punture non vennero trovate traccia durante l'autopsia Randall Riese, Neal Hitchens, Congdon & Weed, 1988, The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, (ristampa) pag 373, ISBN 978-0-86553-167-3.
  2. ^ Robert Kennedy, p.175
  3. ^ The Marilyn Files, p.101
  4. ^ Compagna Marilyn, p.29
  5. ^ The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, p.29
  6. ^ The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, p.448
  7. ^ Coroner, p.77
  8. ^ Marilyn Monroe, p.180
  9. ^ I Kennedy, La dinastia che ha segnato un secolo, p.201
  10. ^ The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, p.281
  11. ^ Marilyn Monroe: the biography, p.579
  12. ^ The Marilyn Files
  13. ^ The many lives of Marilyn Monroe, Volume 2005,Parte 2, p.309
  14. ^ Goddess: the secret lives of Marilyn Monroe, p.391
  15. ^ Compagna Marilyn, p.33
  16. ^ The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, p.235
  17. ^ The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, pag 373
  18. ^ The many lives of Marilyn Monroe, Volume 2005,Parte 2, p.302
  19. ^ The many lives of Marilyn Monroe, Volume 2005,Parte 2, p.367
  20. ^ Jeffrey M. Jentzen, The Death investigation in America: coroners, medical examiners, and the pursuit of medical certainty, pag, Harvard University Press, 2009, ISBN 978-0-674-03453-2.
  21. ^ Goddess: the secret lives of Marilyn Monroe, p.462
  22. ^ I Kennedy, La dinastia che ha segnato un secolo, p.205
  23. ^ Goddess: the secret lives of Marilyn Monroe, p.438
  24. ^ The many lives of Marilyn Monroe, Volume 2005,Parte 2, p.109
  25. ^ Thomas T. Noguchi, Joseph DiMona, G.K. Hall, 1984, Coroner , pag 98, ISBN 978-0-8161-3683-4.
  26. ^ Gianni Bisiach, Il presidente: la lunga storia di una breve vita, pag 234, Newton Compton, 1990.
  27. ^ Michael Newton, The Encyclopedia of Unsolved Crimes, pag 249, seconda edizione, Infobase Publishing, 2009, ISBN 978-0-8160-7818-9.
  28. ^ The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, pag 187
  29. ^ The Marilyn Files, p.197-198
  30. ^ The Marilyn Files, p.202
  31. ^ The Marilyn Files, p.143
  32. ^ The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, p.443
  33. ^ The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, p.399
  34. ^ Compagna Marilyn, p.35
  35. ^ The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, pag 311
  36. ^ The Marilyn Files, p.68
  37. ^ The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, pag 312
  38. ^ The Genius and the Goddess: Arthur Miller and Marilyn Monroe, p.265
  39. ^ The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, p.283
  40. ^ The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, p.90
  41. ^ Compagna Marilyn, p.37
  42. ^ The many lives of Marilyn Monroe, Volume 2005,Parte 2, p.297
  43. ^ Nessun contenitore sul comodino, da Gianni Bisiach, I Kennedy, La dinastia che ha segnato un secolo, seconda edizione pag 204, Newton Compton, 2009, ISBN 978-88-541-1477-7.
  44. ^ The Marilyn Files, p.138
  45. ^ Compagna Marilyn, p.39
  46. ^ The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, p.411
  47. ^ The Marilyn Files, p.127
  48. ^ The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, p.99
  49. ^ The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, p.99
  50. ^ The many lives of Marilyn Monroe, Volume 2005,Parte 2, p.325
  51. ^ I Kennedy, La dinastia che ha segnato un secolo, p.204
  52. ^ Goddess: the secret lives of Marilyn Monroe, p.445
  53. ^ Compagna Marilyn, p.64
  54. ^ Marilyn Monroe: the biography, p.606
  55. ^ Compagna Marilyn, p.203
  56. ^ Marilyn fu uccisa per volontà di Bobby Kennedy: la verità in un libro

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert F. Slatzer, The Marilyn Files, SP Books, 1994, ISBN 978-1-56171-147-5.
  • Mario La Ferla, Compagna Marilyn, Stampa alternativa, 1998, ISBN 978-88-6222-017-0.
  • Janice Anderson, Marilyn Monroe, Crescent Books, 1988, ISBN 978-0-517-41476-7.
  • Donald Spoto, Marilyn Monroe: the biography, Cooper Square Press, 2001, ISBN 978-0-8154-1183-3.
  • Anthony Summers, Goddess: the secret lives of Marilyn Monroe, New American Library, 1986, ISBN 978-0-451-40014-7.
  • Thomas T. Noguchi, Joseph DiMona, G.K. Hall, 1984, Coroner, ISBN 978-0-8161-3683-4.
  • Randall Riese, Neal Hitchens, Congdon & Weed, (ristampa), 1988, The Unabridged Marilyn: Her Life from A to Z, ISBN 978-0-86553-167-3.
  • Judie Mills, Robert Kennedy, Twenty-First Century Books, 1998, ISBN 978-1-56294-250-2.
  • Gianni Bisiach, I Kennedy, La dinastia che ha segnato un secolo, Newton Compton, seconda edizione, 2009, ISBN 978-88-541-1477-7.
  • Sarah Bartlett Churchwell, The many lives of Marilyn Monroe, Volume 2005,Parte 2, Granta Books, 2005, ISBN 978-88-7180-861-1.
  • David Marshall, The DD Group: An Online Investigation Into the Death of Marilyn Monroe, iUniverse, 2005, ISBN 978-0-595-34520-5.
  • Jeffrey Meyers, The Genius and the Goddess: Arthur Miller and Marilyn Monroe, University of Illinois Press, 2010, ISBN 978-0-252-03544-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie