Attentato alla metropolitana di Tokyo

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Attentato alla metropolitana di Tokyo
KasumigasekiSta.jpg
La stazione di Kasumigaseki, una delle tante colpite dall'attentato.
Stato Giappone Giappone
Luogo Tokyo
Obiettivo metropolitana
Data 20 marzo 1995
Morti 12
Feriti oltre 6000
Responsabili Aum Shinrikyo

L'attentato alla metropolitana di Tokyo fu un attacco terroristico avvenuto il 20 marzo del 1995. L'attentato avvenne tramite l'impiego del sarin e provocò 12 morti e oltre 6000 intossicati. È considerato il più grave attacco verificatosi in Giappone dalla fine della seconda guerra mondiale.

L'attentato fu compiuto dalla setta religiosa dell'Aum Shinrikyo su ispirazione del fondatore Shoko Asahara.

Il 27 febbraio 2004 si è concluso il processo degli imputati: Asahara è stato condannato a morte tramite impiccagione, e stessa pena hanno ricevuto quattro dei cinque esecutori materiali dell'attentato. Pene minori sono state applicate ad altre dieci persone.

Sono state espresse diverse motivazioni sull'attentato: secondo la tesi sostenuta al processo dalla Pubblica Accusa, l'attentato faceva parte di un piano escogitato da Asahara per prendere il potere in Giappone ed instaurare un regime dittatoriale. L'agguato doveva essere il primo di una lunga serie di attentati, per gettare il Paese nel panico e favorire un colpo di Stato. Nel corso del processo, sono emersi inoltre pericolosi coinvolgimenti fra la setta e reparti deviati dell'esercito e della polizia nipponica.

L'attentato avvenne in un anno nefasto per le metropolitane di tutto il mondo: oltre Tokyo vennero colpite, seppur in modo diverso, le linee di Mosca, Baku e Parigi.

L'attentato[modifica | modifica sorgente]

Cinque membri dell'Aum Shinrikyo si mischiarono fra i pendolari della metropolitana, nascondendo il gas nervino sotto forma liquida in sacchetti di plastica, avvolti da giornali. Giunti in alcune stazioni prestabilite, i cinque membri lasciarono i sacchetti sul pavimento dei vagoni o delle stazioni, forandoli con la punta di alcuni ombrelli che avevano portato con loro. Mentre i cinque membri lasciavano la metropolitana, attesi da complici all'interno di automobili che avrebbero dovuto portarli lontano, il gas si disperdeva nell'aria dando vita all'attentato.

I cinque membri colpirono alcune fra le linee più frequentate di Tokyo: la Linea Chiyoda, la Linea Marunouchi, la Ogibuko, la Ikebukuro, la Naka Meguro. L'attacco alla Naka Meguro fu il più grave, dato che causò la morte di otto persone e il ferimento grave di altre 275.

I vari attacchi si svolsero quasi contemporaneamente fra le 7:50 e le 8:11 del mattino (ora locale).

Nella stazione di Kasumigaseki (Linea Chiyoda) fu evitata una strage spaventosa grazie al sacrificio di un dipendente della metropolitana, Tsuneo Hishinuma, il quale trovò il sacchetto da cui evaporava il gas nel vagone di un treno appena sopraggiunto. Hishinuma spostò il sacchetto fuori dal vagone e cercò di assorbire con carta di giornale il liquido letale che ne fuoriusciva; insieme al vice capostazione, Kazumasa Takahashi, trasportò il sacchetto nell'ufficio di quest'ultimo, da dove segnalarono il ritrovamento. I due morirono a causa delle conseguenze dell'inalazione del gas velenoso.

I soccorsi[modifica | modifica sorgente]

Intorno alle 8:20, la polizia riceveva le prime segnalazioni che qualcosa di anomalo era accaduto all'interno della metropolitana. Dopo i primi accertamenti, i treni venivano bloccati e intorno alle 8:35 tutte le linee delle metropolitana furono evacuate.

Sui vagoni colpiti, la gente stava accusando diversi sintomi: moltissimi ebbero gli occhi e il naso irritati, altri persero la vista per poche ore, altri ancora manifestarono svenimenti e malori. Non appena i treni furono bloccati, i passeggeri feriti ricevettero le prime cure direttamente nelle fermate, dove dopo l'allarme delle autorità, erano arrivati i primi infermieri nonché alcuni volontari della Protezione Civile. Ad aiutare le persone colpite, si offrirono volontariamente anche molti passeggeri sfuggiti al nervino, diversi assistenti e dipendenti della metropolitana.

Nella gestione dell'attentato, rimasero coinvolte tutte le strutture sanitarie della città. Furono impiegate ben trecento ambulanze, ma per trasportare le vittime si impiegarono anche mezzi dei Vigili del Fuoco, della polizia e della stessa Protezione Civile.

In molti ospedali non fu subito chiara la natura dell'attentato. L'iniziale impressione che si trattasse di un'esplosione, portò diversi medici a diagnosi errate e diversi feriti furono dimessi senza ricevere le giuste cure. Bisogna considerare che la maggior parte dei medici di Tokyo non era ancora a conoscenza dei trattamenti specifici per la cura dell'intossicazione da sarin, nonostante l'anno precedente ci fosse stato, nella città di Matsumoto, un altro attentato ad opera della setta Aum, che costò la vita a sette persone.

Solo intorno alle 10:00 un professore universitario, Nobuo Yanagisawa, riconobbe i sintomi e inviò i trattamenti via fax a tutte le strutture sanitarie di Tokyo. Gli ospedali hanno dovuto combattere anche con la cronica mancanza di antidoti contro il sarin fra le loro scorte. Il Ministero della Sanità ordinò la raccolta urgente di antidoti in tutti gli ospedali del paese, riuscendo a raccoglierne una quantità appena sufficiente per fronteggiare l'emergenza.

Fortunatamente già nella prima metà del pomeriggio, la netta maggioranza delle persone si era completamente ristabilita. Solo cinquanta furono trattenute per più giorni in ospedale e circa una ventina furono i passeggeri che hanno avuto conseguenze permanenti dall'attentato (soprattutto perdita della vista).

Le indagini[modifica | modifica sorgente]

Le indagini della polizia si concentrarono inizialmente sui gruppi di estrema destra che avevano minacciato ritorsioni contro il governo, dopo che quest'ultimo si era ufficialmente scusato con gli Stati Uniti per l'attacco di Pearl Harbor.

Successivamente, in seguito alla segnalazione di una studentessa che aveva visto un uomo con un sacchetto sospetto avvolto in un giornale, le indagini si concentrarono sull'Aum Shinrikyo. Il gruppo era monitorato da tempo per un suo sospetto coinvolgimento nell'omicidio di un'intera famiglia e la ragazza aveva riconosciuto in quell'uomo uno dei membri dell'associazione.

Inoltre emerse che membri vicino all'Aum Shinrikyo avevano già compiuto a Matsumoto nel 1994 un attacco con gas nervino (impiegando in questo caso un camion-frigo) destinato alla casa di un giudice che indagava sulle loro attività. Nell'attacco erano rimaste uccise 7 persone.

Il successivo processo, definito dalla stampa giapponese il "processo della seconda metà del secolo", vide alla sbarra venti persone di cui dieci imputate quali esecutori della strage.

Polemiche[modifica | modifica sorgente]

Fin dal Grande terremoto del Kantō del 1923 il Giappone è stato da sempre all'avanguardia nella prevenzione di grandi catastrofi naturali e nella realizzazione di piani di sicurezza. L'attentato tuttavia mise in mostra la debolezza e l'inadeguatezza delle autorità giapponesi nel saper fronteggiare un'emergenza derivante da attentati terroristici, in totale contrapposizione rispetto alla meticolosità con cui venivano preparati piani di sicurezza in caso di incendi o terremoti. Il caos che regnava negli ospedali, le cure somministrate a molti feriti nelle fermate, dove vennero fatti sdraiare sul nudo pavimento, suscitarono subito molte polemiche.

Successivamente in un'audizione al Parlamento, il Ministro degli Interni ammise le carenze e promise il varo di diversi Piani per fronteggiare future emergenze.

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

In un episodio dell'anime Digimon, Joe, uno dei personaggi, rivela che nel 1995 ci fu un attentato alla stazione di Hikarigaoka (una delle stazioni della metropolitana di Tokyo colpita dall'attentato) e a causa di ciò dovette trasferirsi. Successivamente si scoprirà che fu l'attacco di un Digimon a provocare l'esplosione.

Nel film Saw II - La soluzione dell'enigma, alcune persone si ritrovano in una casa e hanno due ore per trovare l'antidoto, oppure moriranno a causa del gas che fuoriesce da una presa d'aria. Per spiegarne gli effetti, Jigsaw dice nella registrazione: "avete presente gli attacchi alla metropolitana di Tokyo?".

Nel film Banzai del 1997, il personaggio interpretato da Paolo Villaggio si ritrova nella metropolitana mentre è in corso un attacco tramite gas, e senza volerlo salva il presidente di una grande compagnia.

Nell'anime Mawaru Penguindrum la sorella del personaggio di Ringo Oginome è morta durante un attentato alla metropolitana di Tokyo. Nell'anime ricorrono simboli che rimandano alla metropolitana, per esempio i segnali e i tornelli, compreso un cerchio con il numero "95" all'interno, riferimento all'anno, simile a quelli con all'interno una lettera che indicano una linea sui cartelli.

Nel romanzo di Douglas Coupland intitolato Dio odia il Giappone, la sorella di uno dei protagonisti rimane coinvolta nell'attentato alla metropolitana di Tokyo, finendo in ospedale per due mesi e subendo l'asportazione di un polmone.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]