Pathet Lao
Il Pathet Lao (in lingua lao: ປະເທດລາວ, pronuncia IPA: /p'aʈʼ'eːt laːw/, letteralmente: terra dei lao) è un movimento politico laotiano di ispirazione comunista costituito tra il 13 ed il 15 agosto del 1950 durante il Congresso dei Rappresentanti del Popolo convocato dal principe Souphanouvong. Il programma stilato nell'occasione prevedeva tra l'altro la sovranità e l'indipendenza del paese (in quel momento organizzato in un regno sotto il controllo dell'Unione francese), l'uguaglianza fra tutte le etnie e l'unità coi popoli di Vietnam e Cambogia per la liberazione dell'Indocina[1].
È tuttora la denominazione ufficiale dello Stato laotiano e lo fu per la prima volta il 12 ottobre del 1945,[2] quando il movimento patriottico del Lao Issara destituì il re Sisavang Vong e fondò un'effimera repubblica che cadde nell'aprile del 1946. Il ritorno nel paese dei colonizzatori francesi, costretti alla fuga dall'invasione delle truppe dell'Impero Giapponese nel marzo del 1945, rimise sul trono il sovrano che istituì il Regno del Laos, una monarchia costituzionale sotto il protettorato francese.[3]
Indice |
Guerra civile laotiana [modifica]
| Per approfondire, vedi Guerra civile laotiana. |
Tra il 1951 ed il 1952, sia il Pathet Lao, con l'aiuto dei nord-vietnamiti, che il Regno del Laos, con l'aiuto francese, formarono ed addestrarono un proprio esercito.[4] Nell'aprile del 1953, un esercito di 40.000 Viet Minh, comandati dal generale Võ Nguyên Giáp e supportati da 2.000 militanti del Pathet Lao agli ordini di Souphanouvong, invasero il nord-est del paese con lo scopo di prendere Luang Prabang e la piana delle giare. Furono fronteggiati e respinti da 10.000 truppe reali affiancate da 3.000 regolari francesi. I ribelli in ripiegamento occuparono buona parte delle province di nord-est e si insediarono a Xam Neua. Fu questo il segnale d'avvio della guerra civile laotiana, che avrebbe insanguinato il paese fino al 1975.
Fine della colonizzazione francese ed indipendenza del Laos [modifica]
| Per approfondire, vedi Conferenza di Ginevra (1954). |
Nel 1954, truppe nord-vietnamite furono respinte a nord a Luang Prabang e nel Laos centrale a Thakhek. Furono questi probabilmente tentativi di distrarre l'esercito francese dal vero obiettivo dei Viet Minh, l'assalto alle unità francesi dislocate nel nord-ovest del Vietnam.[5] La successiva battaglia di Dien Bien Phu, combattuta tra il marzo ed il maggio del 1954, vide la distruzione delle truppe dei colonizzatori e la fine del dominio francese in Indocina. Alcuni reparti nord-vietnamiti penetrarono nella zona nemica partendo dal territorio laotiano, il cui confine è a pochi chilometri da Dien Bien Phu. Dopo la vittoria, i nord-vietnamiti distaccarono un gruppo a supporto del Pathet Lao che si insediò a Ban Nameo, nelle montagne del Laos nord-orientale.
Una delegazione del Pathet Lao fu presente alla Conferenza di Ginevra (1954), ma non venne accettata ai tavoli di trattativa. Alla luce degli strettissimi legami tra i comunisti laotiani e il Vietnam del Nord, furono allora i rappresentanti del Viet Minh a tentare di far valere le ragioni del Pathet Lao. Il movimento non ottenne alcun riconoscimento formale, ma vide garantita la propria temporanea presenza nelle odierne province di Houaphan e Phongsali[6].
La "guerra segreta" americana [modifica]
Dopo la caduta dei francesi, furono gli statunitensi che si presero in carico di finanziare il Governo Reale Laotiano e l'esercito del regno. Il conflitto divenne così noto sotto il nome di guerra segreta, per il ruolo che vi ebbero gli Stati Uniti, costretti ad agire nell'ombra in Laos dopo che la Conferenza di Ginevra del 1954 ne aveva dichiarato la neutralità. Agli inizi del 1955 fu istituita una missione operativa americana in Laos che pagò l'80% delle spese governative e la totalità delle spese militari.[5] Ciò portò alla rottura delle trattative di riconciliazione nazionale tra il governo di Katay Don Sasorith ed il Pathet Lao, che boicottò le elezioni di quell'anno in segno di protesta per l'ingerenza americana.
Il dialogo con il governo riprese nel 1956 con il ritorno a primo ministro di Souvanna Phouma, fratellastro di Souphanouvong e leader della fazione che spingeva per l'unità nazionale. Il nuovo capo del governo concordò un cessate il fuoco con i comunisti, che posero come condizione il riconoscimento governativo della legittimità del Pathet Lao ad amministrare i territori che occupava. Parallelamente, un sostanzioso numero di truppe laotiane comuniste furono inviate in Vietnam del Nord ad addestrarsi. Per far naufragare queste operazioni senza un coinvolgimento militare diretto, il servizio segreto statunitense della CIA rispose finanziando nel 1957 una forza di 7.000 guerriglieri anti-comunisti di etnia hmong guidati dal generale Vang Pao, che si insediarono sulle colline intorno alla piana delle giare, occupata dal Pathet Lao.[7] Questi guerriglieri costituirono per anni una spina nel fianco del Pathet Lao.
Nel 1957, dopo l'Accordo di Vientiane, il Pathet Lao restituì al Regno del Laos il controllo dell'area occupata, ottenendo in cambio l'inclusione di due ministri comunisti nel nuovo governo di coalizione guidato da Suvanna Phuma, uno dei quali fu lo stesso Souphanouvong. Le elezioni del 1958 segnarono un notevole avanzamento del Pathet Lao, che mise in allarme gli Stati Uniti: Washington sospese gli aiuti al Regno del Laos e la crisi che seguì costrinse Suvanna Phuma alle dimissioni. Si instaurò un governo conservatore, che rifiutò di stabilire relazioni diplomatiche con Unione Sovietica, Cina e Vietnam del Nord e avviò ritorsioni contro il Pathet Lao. La situazione precipitò e riprese la guerra civile.
Aggravarsi della crisi ed inizio dei bombardamenti americani [modifica]
Nel 1960, il Laos tornò ad allinearsi su una posizione neutrale con il ritorno al governo di Suvanna Phuma, ma l'occupazione di Vientiane da parte delle truppe dell'ex ministro della difesa, il filoamericano Phumi Nôsavan, costrinse il primo ministro all'esilio in Cambogia. Il conflitto continuò ad infuriare e in breve tempo si fuse con la guerra del Vietnam, facendo dell'Indocina un unico teatro di guerra. I vietnamiti cominciarono la costruzione del sentiero di Ho Chi Minh, che in buona parte attraversava le regioni montuose laotiane, per infiltrare uomini e garantire rifornimenti alle truppe impegnate nella guerriglia nel Vietnam del Sud. Fu questo il principale motivo che spinse gli americani ad intraprendere la più grande campagna di bombardamenti dai tempi della II Guerra Mondiale.
Le inaudite dimensioni dei bombardamenti americani costrinsero nel 1964 le forze del Pathet Lao ad asserragliarsi nelle grotte di Vieng Xay, in provincia di Houaphan, una fittissima rete di 486 cunicoli naturali che furono il rifugio di circa 23.000 ribelli. Molto più vicine ad Hanoi che a Vientiane, le grotte sarebbero diventate nei nove anni successivi la base principale del Pathet Lao, e furono attrezzate con tutto quanto necessario per renderle vivibili, compresa l'attrezzatura ospedaliera.[8] Per tutti gli anni che seguirono il conflitto laotiano si sviluppò su due fronti, quello della piana delle giare, nella provincia di Xiangkhoang, che fu teatro di innumerevoli scontri tra le forze comuniste e quelle filo-americane, ed il sentiero di Ho Chi Minh, che divenne sempre più importante nello sgretolamento del regime sudvietnamita. Di pari passo, i bombardamenti aerei divennero sempre più drammatici.
Diminuzione dell'attività americana in Laos [modifica]
| Per approfondire, vedi Accordi di pace di Parigi (1973). |
Quando il 30 marzo 1972 l'esercito di Hanoi lanciò nel Vietnam del Sud l'Offensiva Nguyen Hue, conosciuta anche come Offensiva Orientale, il massiccio supporto aereo statunitense in difesa dei sud-vietnamiti comportò la riduzione dei raid in Laos settentrionale, che raggiunsero il punto minimo dal 1965. Senza i bombardamenti americani, i comunisti raggiunsero ulteriori conquiste nel nord durante l'anno, ma non riuscirono a sopraffare le forze governative. In novembre il Pathet Lao acconsentì ad incontrare rappresentanti del governo laotiano per discutere un nuovo cessate il fuoco.
Gli Stati Uniti uscirono dal Laos nel 1973 come stabilito negli accordi di pace di Parigi. I nord-vietnamiti non furono obbligati a rimuovere le proprie forze in virtù del trattato. Per salvarsi dalla capitolazione, il governo laotiano fu costretto a far entrare nella propria compagine rappresentanti del Pathet Lao, dopo che gli statunitensi cominciarono a diminuire l'appoggio militare ai sud-vietnamiti e a defilarsi. Il primo ministro laotiano Souvanna Phouma, stanco e demoralizzato, annunciò da Parigi nel 1974 il ritiro dalla vita politica.
Il trionfo del Pathet Lao [modifica]
Dopo anni di scontri, nel 1975 la presa di Saigon da parte dei Viet Cong e la conseguente ritirata statunitense spianarono definitivamente la strada al Pathet Lao che, il 2 dicembre del 1975, rovesciò il regime monarchico di Savang Vatthana ed istituì la Repubblica Popolare Democratica del Laos, di cui Souphanouvong fu il primo Presidente[9]. La carica di primo ministro fu affidata a Kaysone Phomvihane, leader dell'area più radicale del Pathet Lao e fondatore del Partito Rivoluzionario del Popolo Lao. Il Pathet Lao tentò di appianare le discriminazioni etniche che si erano venute a creare nell'era monarchica, ma dovette ben presto fronteggiare alcune violente azioni di guerriglia lanciate dall'etnia hmong, ad oggi non ancora del tutto cessate. Come rappresaglia per la ribellione, fu ordinato nel 1977 l'internamento della famiglia reale in un campo di rieducazione nella provincia di Houaphan. La maggior parte dei reali laotiani morirono in questo sito.
In seguito il Laos, pur in condizioni di ristrettezze economiche aggravate dall'emigrazione di molti tecnici e intellettuali, mantenne una certa tranquillità interna. Con la caduta del blocco comunista, il Pathet Lao mantenne il potere ed iniziò a compiere progressive aperture all'economia di mercato. Tale scelta ha posto fine all'inflazione e al deprezzamento della moneta locale, ed ha visto la progressiva diffusione nel paese dell'influenza della Cina e degli Stati legati all'occidente, in particolare della Thailandia, che era schierata con gli Stati Uniti durante la guerra civile.
Note [modifica]
- ^ Vitaliano Ravagli; Wu Ming, Asce di guerra, Tropea Editore, 2000, Pagina 123..
- ^ (EN) The Lao Issara Government, sul sito della biblioteca del Congresso
- ^ (EN) Lao Issara, Thao O Anourack and the Franco-Laotians, sul sito della biblioteca del Congresso
- ^ (EN) The Pathet Lao, su lcweb2.loc.gov
- ^ a b Conboy, Kenneth J., pag. 5
- ^ Ravagli, Wu Ming, op. cit., pag. 232.
- ^ (EN) Laos, The Widening War. Su lcweb2.loc.gov
- ^ (EN) Rogers, Paul: The Secret War in Viengxay, doc. PDF su scottasia.net
- ^ Ravagli, Wu Ming, op. cit., pag. 323-328.
Bibliografia [modifica]
- Vitaliano Ravagli; Wu Ming, Asce di guerra, Tropea Editore, 2000.