Regno di Chenla

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Storia della Cambogia
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Ubicazione del regno di Chēn-la.

Il termine Chēn-la o Zhen-la (Cinese: 真腊; Khmer: ចេនឡា; Vietnamita: Chân Lạp) indica il modo in cui i Cinesi designavano i territori dell'attuale Cambogia dopo la fine del Regno del Funan: questo nome era ancora usato nel tredicesimo secolo dall’emissario cinese Zhou Daguan, autore della cronaca “Usi e costumi della Cambogia”. Oggi il termine è usato dagli studiosi per indicare più specificamente un regno attivo e influente nell’attuale Cambogia tra la fine del sesto e l’inizio del nono secolo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Tarde genealogie risalenti al decimo secolo indicano in Shrutavarman e in Shreshthavarman in primi due sovrani funanesi, regnanti nella città di Shreshtrapura, che si suppone dovesse trovarsi nella regione dell'odierna Wat Phu, nel Laos meridionale[1]. Tali genealogie ricostruiscono per loro una discendenza che li riconduce alla mitica coppia Kambu-Mera, ossia alla "stirpe solare" (suryavamsha), ricollegata a Rama, un avatar del dio Vishnu. Per questi sovrani, tuttavia, non esistono fonti storiche a loro contemporanee che ne attestino l'effettiva esistenza. Da un punto di vista storicamente documentato, le origini del Chenla sarebbero invece da riportare ad un minuscolo principato situato a cavallo della catena del Dangrek[2]. I primi regnanti di cui si hanno tracce tangibili sono nominati in un’iscrizione redatta in sanscrito, non datata, ritrovata presso Val Kantel (K. 359)[3] e attestante l’esistenza di un re chiamato Vīravarman, padre di una principessa (non nominata) andata in sposa ad un bramino chiamato Somaśarman e sorella di Bhavavarman. Secondo una ulteriore iscrizione (K. 363) ritrovata in Laos, a Chan Nakon, Vīravarman sarebbe stato anche padre di un principe chiamato Citrasena, che sarebbe stato il fratello minore di Bhavavarman. Secondo l’iscrizione K. 978, ritrovata a Si Tep, in Thailandia, i due principi avrebbero avuto la stessa madre, ma padri diversi. Entrambi i principi sarebbero stati re (il principe Citrasena con il nome di Mahendravarman) nella città di Bhavapura, nelle vicinanze della moderna città di Thala Bŏrivăt[4]. Tutte le predette iscrizioni riportano inoltre come questi principi regnassero su un ampio territorio, mediante un sistema di vassallaggi. L’iscrizione K. 151, ad esempio, ritrovata ad Iśanapura (l’odierno sito archeologico di Sambor Prei Kuk) riporta che un certo Narasimhagupta (un principe vassallo di Bhavavarman prima, di Mahendravarman poi e infine di Īśānavarman) nel 598 eresse una statua di Visnu Kalpavāsudeva durante il regno di Bhavavarman[5]. Questa indicazione sembra coincidere con quanto riportato dalla più antica cronaca che cita il regno del Chenla: il Sui shū, ovvero gli annali della dinastia Sui (隋書), redatti nel 636 da Wèi Zhēng (580-643). Secondo questo testo annalistico, all’inizio del settimo secolo sul Chenla regnarono Zhìduōsīnà (Citrasena) (質多斯那) e Yīshēnàxiāndài (Īśānavarman) (伊奢那先代). Fu quest’ultimo re a spostare la capitale in una città che portava il suo nome: Iśanapura[6]. Va segnalato come le genealogie khmer risalenti al decimo secolo[7] ricordano come il re Bhavavarman si fosse sposato con la principessa Kambujarajalakshmi, discendente di Shreshthavarman, ossia con una principessa di stirpe solare. Il re Bhavavarman, al contrario, discendeva da parte di madre dal re funanese Rudravarman, che aveva regnato dal 514 ad almeno il 539 dalla sua capitale posta nei pressi della collina di Phnom Da, nella regione di Angkor Borei, e che era di stirpe lunare (candravamsha), ricollegata a Khrishna, altro avatar di Vishnu.

Secondo la storiografia classica e alcune fonti cinesi, fu Īśānavarman, figlio ed erede di Citrasena, che riuscì ad annettere al proprio regno i territori un tempo appartenuti al Regno del Funan. La notizia è riportata dal Xīn Táng shū (新唐書), ossia gli annali della Dinastia Tang compilati da Ōuyáng Xiū (1007–1072) e Sòng Qí (998-1061) nel 1060, ossia più di tre secoli dopo il periodo di svolgimento dei fatti. Va osservato che una diversa teoria storiografica[8] non ritiene affatto che il Funan fu annientato con la forza e annesso da un diverso regno emergente sorto in una regione più settentrionale. Secondo questa tesi è sufficiente re-interpretare sistematicamente le fonti cinesi, per ricavare la convinzione che non ci fu nessuna guerra tra Chenla e Funan, ma solo un progressivo e lento spostamento della popolazione funanese verso Nord, alla ricerca di nuove risorse dopo che le ricchezze derivanti dal commercio erano svanite. D'altra parte, le iscrizioni indicano come quasi tutte le famiglie regnanti nel Funan e nel Chenla fossero in qualche modo imparentate, ciò deponendo a favore di un'ipotesi di trasferimento di poteri più graduale e pacifica. Anche la casta braminica di Adhyapura, tradizionalmente legata ad alcune famiglie, continuò a servire per diversi secoli il re del Chenla, così come aveva servito i re funanesi. Le genealogie successive, pertanto, andrebbero interpretate come testimonianze storiche tendenti a rafforzare o a legittimare (a posteriori) il potere dei sovrani nell'ottica di una loro discendenza da stirpi semi-divine (quella solare e quella lunare), la cui verificabilità lascia più di una perplessità. La prima data nota nel regno di Īśānavarman, probabilmente non troppo successiva alla sua accessione al trono, avvenuta entro il 612, riguarda una sua ambasciata alla corte dell’imperatore cinese della Dinastia Suí, avvenuta nel 616-17. Il sovrano mantenne buoni rapporti con il vicino regno del Champa, concedendo in moglie una propria figlia ad un principe cham. Data al 612 la prima stele commemorativa in lingua khmer, voluta dal sovrano stesso. Si hanno tracce di Īśānavarman fino all’anno 637, anno riportato in un’iscrizione (K. 604) rinvenuta a Khău Nôy (nell’odierna Thailandia)[9]. Ad Īśānavarman successe intorno al 637 un re chiamato Bhavavarman II, di cui si conservano due iscrizioni datate 644[10] (a Tà Kev, K. 79) e 655 (a Poñā Hòr, K. 21)[11]. Sembra che la successione di Bhavavarman II non sia stata tranquilla: il fatto che questo re non fu servito dai bramini di Adhyapura testimonierebbe il fatto che egli non fosse diretto discendente di Īśānavarman. Bhavavarman II fu il primo sovrano khmer ad essere designato con un nome postumo: Shivaloka, ossia "colui che dimora nel paradiso di Shiva". A partire da lui, tutti i sovrani presero un nome dopo la propria morte, generalmente composto dal nome della divinità principale durante il proprio regno seguito dal suffisso "-loka" (che significa "mondo" o anche "paradiso"). Nel regno di Bhavavarman II si assiste ad una progressiva disgregazione dell'unità politica del Chenla, caratterizzata dal riemergere di piccoli principati indipendenti e spesso in lotta tra loro. Il successore di Bhavavarman II fu probabilmente Candravarman, conosciuto unicamente per l’iscrizione non datata K. 1142. Il figlio di Candravarman fu il celebre re Jayavarman I, le cui tracce provenienti dalle iscrizioni provengono da territori molto diversi e distanti tra loro, indice di un’accresciuta influenza del regno: da Tûol Kôk Práh, nella provincia di Prei Vên (K. 493), da Bàsêt, nella provincia Bằttamban (K. 447), fino a Wat Phu, a nord del golfo di Thailandia, nell’attuale Laos. Jayavarman I era il nipote di Īśānavarman e stabilì la sua capitale a Purandarapura, la cui localizzazione non è certa. Ministro di Jayavarman I fu Simhadatta, figlio di Shimavira, bramino della stirpe Adhyapura. Sempre secondo la cronaca del Xīn Táng shū, nei suoi circa trent’anni di regno Jayavarman I conquistò molti principati nella regione nordoccidentale dell’attuale Cambogia, che precedentemente pagavano tributi alla Cina. Alla sua morte, avvenuta presumibilmente attorno al 690, il sovrano prese il nome postumo di Shivapura ("colui che è andato ad abitare nella cittadella di Shiva")[12]. Sembra che gravi disordini precipitarono all’inizio dell’ottavo secolo il suo regno nella disgregazione, frammentandolo in numerosi micro-stati in perenne competizione tra loro. Uno dei regnanti di questi minuscoli staterelli fu la sorella (o forse moglie) di Jayavarman, Jayadevī, la quale esercitava il proprio potere nella regione di Angkor e che nel 713 si lamentava in una iscrizione della difficile situazione portata dai disordini sociali (K. 904)[13].

Sempre le cronace cinesi del periodo Tang riportano come proprio in questo periodo (esattamente dopo il 707), il Chenla si trovò diviso in due reami: Lùzhēnlà (陸真臘) ("Chenla di terra", chiamato anche Wèndān (文單) o Pólòu (婆鏤)) e lo Shuīzhēnlà (水真臘) ("Chenla d’acqua"). La frattura fece precipitare la regione in uno stato di anarchia e insicurezza, di cui abbiamo scarsissime tracce – alcune peraltro di dubbia autenticità – generalmente di fonte cinese. I nomi di re come Śrutavarman, Śreṣṭhavarman o Puṣkarākṣa sono riportati da iscrizioni angkoriane molto più tarde e non è possibile ad oggi attestarne l’effettiva esistenza. Tutto ciò che conosciamo con certezza è che il Chenla di terra inviò un’ambasciata in Cina nel 717, mentre a sua volta il Chenla d’acqua ne inviò probabilmente una propria nel 750. Un principe del Wèndān visitò la Cina nel 753, aggregandosi ad una campagna militare cinese contro il regno di Nánzhāo (南詔) nel 754[14]. Nel 771 l’erede al trono del Wèndān arrivò alla corte imperiale e ricevette il titolo di “Apritore del Palazzo” (開府儀同三司), un titolo che lo poneva allo stesso livello dei tre maggiori dignitari del regno. Come regnanti di Śambhupura sono attestati dall'iscrizione K. 124 (803/04)[15] un re Indraloka e tre successive regine: Nṛpatendradevī, Jayen­dra­bhā and Jyeṣṭhāryā. Due iscrizioni riferiscono di un re di nome Jayavarman: la prima (K. 103) proviene da Práḥ Thãt Práḥ Srĕi ed è datata 20 aprile 770[16]. La seconda (K. 134) proviene invece da Lobŏ’k Srót, vicino a Śambhupura , è datata 781[17]. Secondo lo studioso Cœdès, questo Jayavarman sarebbe un re diverso da Jayavarman II, il fondatore del regno Angkoriano vero e proprio. Questa tesi è contrastata da Vickery, secondo cui la figura di questo sovrano e quella di Jayavarman II coinciderebbero[18].

Organizzazione del regno[modifica | modifica sorgente]

Il regno ebbe estensione variabile, a seconda dei periodi, e diverse capitali - i siti di alcune delle quali non sono stati ancora identificati con certezza. Il Chenla fiorì nella zona compresa tra il lago Tonlè Sap, i rilievi del Dangrek e il medio Mekong. Si tratta di una regione caratterizzata da una morfologia ed una orografia particolari, che imponevano una attenta gestione delle acque attraverso la loro captazione in bacini artificiali. All’opposto del Funan (in cui l’abbondanza di pioggia e le acque stagnanti del delta del Mekong determinavano la necessità di drenare il terreno continuamente), la popolazione del Chenla dovette fare i conti con l’esigenza di canalizzare e conservare l’acqua. In entrambi i casi, tuttavia, ciò determinò l’esigenza di organizzare lo stato in forma centralizzata, in modo da consentire una gestione efficiente delle risorse idriche[19]. Il potere era affidato ad un sovrano unico e sostanzialmente assoluto, che lo esercitava all’interno di una città e dei terreni circostanti. Al fine di legittimarlo, ogni sovrano faceva discendere il proprio potere direttamente dalla divinità, più esattamente dalla discendenza da una delle “stirpi” (solare o lunare) che secondo il mito avevano permesso l’insediamento del popolo khmer nell’area. Nell’esercizio delle funzioni di governo, quasi tutti i sovrani del Chenla erano assistiti da bramini provenienti da alcune particolari famiglie indiane. Così come la discendenza regale era ereditaria, anche quella di ministro o uomo di governo poteva tramandarsi di padre in figlio. Anzi, il fatto che alcuni sovrani non siano stati assistiti da alcune specifiche famiglie braminiche, costituisce un forte indizio circa il fatto che il sovrano fosse un usurpatore.

Sia che si propenda per la tesi classica della conquista e l’annessione ai danni del regno del Funan, sia che si concordi con la teoria di un graduale assorbimento tra i due stati dovuto ad un lento e non ostile trasferimento di poteri e di popolazioni dalle regioni meridionali a quelle settentrionali della Cambogia, sembra certo che sussista una relazione di parentela tra le famiglie dominanti nel regno del Funan e quelle del Chenla. Anche le famiglie braminiche prevalenti sono le stesse in entrambi i regni.

È estremamente difficile determinare con certezza i confini e l’estensione del regno del Chenla, visto che l’organizzazione statuale non era lontanamente paragonabile a quella moderna. In effetti, si riscontra la presenza di città-stato relativamente indipendenti che, per certi periodi di tempo, subiscono l’egemonia di una città (e di un sovrano) prevalente, ai quali esse versavano tributi. In periodi di crisi politica o di vuoto di potere, le città ritrovavano una maggiore autonomia, come avvenne alla metà dell’ottavo secolo. In altri momenti, invece, un sovrano riusciva a unificarle e a portarle sotto il proprio controllo, estendendo in questo modo la propria influenza e accrescendo i confini dei territori in qualche modo controllati. Si tratta, quindi, di stati a conformazione variabile, descritti dallo studioso Wolters utilizzando il concetto di “mandala”[20].

Arte[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marilia Albanese, Angkor - Fasto e splendore dell'impero Khmer, p. 28
  2. ^ Vickery, Society, Economics, and Politics in pre-Angkor Cambodia, pp. 71 e ss.
  3. ^ ISCC, No. IV, pp. 28 ss.
  4. ^ Lévy,«Thala Bŏrivăt ou Stu’ṅ Trèṅ: sites de la capitale du souverain khmer Bhavavarman Ier», pp. 113-129
  5. ^ Cœdès, «Études Cambodgiennes XXXVI: Quelques précisions sur la fin de Fou-nan», pp. 5-8
  6. ^ Pelliot, "Le Fou-nan.", p. 272
  7. ^ Albanese, op. cit., pag. 26 e ss.
  8. ^ M. Vickery, "Some remarks on Early State Formation in Cambodia", in Marr e Milner, Southeast Asia in the 9th to 11th Centuries, Singapore, 1986.
  9. ^ IC, Vol. V, p. 23.
  10. ^ IC II, pp. 69 e ss.
  11. ^ Il testo sanscrito e una traduzione in francese sono pubblicati in ISCC, pp. 21-26.
  12. ^ L’ultima iscrizione che lo riguarda (K. 561) risale all’anno 681/682. Cfr. IC I, pp. 39-44
  13. ^ IC IV, 54-63
  14. ^ Pelliot, «Op. cit.», p. 211
  15. ^ IC III, pp. 170-174
  16. ^ IC V, p. 33
  17. ^ IC II, pp. 92 ss.
  18. ^ Vickery, Society, Economics, and Politics in pre-Angkor Cambodia, p. 396
  19. ^ Albanese, M., Angkor - Fasto e splendore dell'Impero Khmer, Vercelli, 2002, p. 28.
  20. ^ Wolters, O.W. History, Culture and Region in Southeast Asian Perspectives. Institute of Southeast Asian Studies, 1999, p. 27.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Donatella Mazzeo, et al., Le grandi civiltà dell’Asia in Atlante di Archeologia, UTET, [1996], pp. 174-175. ISBN 88-02-05021-X.
  • Auguste Barth, "Inscription sanskrite du Phou Lokhon (Laos)", Album Kern, Leiden, 1903, pp. 37–40.
  • George Cœdès,"Études Cambodgiennes XXXVI: Quelques précisions sur la fin de Fou-nan", Bulletin de l'École Française d'Extrême Orient XLIII (1943), pp. 1–8.
  • Louis Finot, "Nouvelles inscriptions du Cambodge", Bulletin de l'École Française d'Extrême Orient, XXVIII (1928), pp. 43–80.
  • IC = Inscriptions du Cambodge. Éditées et traduites par George Cœdès. Vol. I-VIII. Hanoi, Paris: Impr. Extrême-Orient; de Boccard 1937-1966 (Collection de Textes et Documents sur l’Indochine: III).
  • ISCC = Inscriptions sanscrites de Campā et du Cambodge. Edizione e traduzione di Abel Bergaigne et Auguste Barth. Paris: Klincksieck 1885-93.
  • Paul Lévy, "Thala Bŏrivăt ou Stu’ṅ Trèṅ: sites de la capitale du souverain khmer Bhavavarman Ier", Journal Asiatique, 258 (1970), pp. 113–129.
  • MÉC = Manuel d’épigraphie du Cambodge. Yoshiaki Ishizawa, Claude Jacques, Khin Sok. Con la collaborazione di Uraisi Varasarin, Michael Vickery, Tatsuro Yamamoto. Vol. I, Paris: École Français d’Extrême-Orient, 2007.
  • Paul Pelliot, "Le Fou-nan", Bulletin de l'École Française d'Extrême Orient III (1903), pp. 248–303.
  • Paul Pelliot, "Deux itinéraires de Chine en Inde à la fin du VIIIe siècle", Bulletin de l'École Française d'Extrême Orient, IV (1904), pp. 131–413.
  • Erik Seidenfaden, "Complément à l’inventaire descriptif des Monuments du Cambodge pour les quatre provinces du Siam Oriental", Bulletin de l'École Française d'Extrême Orient, XXII (1922), pp. 55–99.
  • Michael Vickery, "Society, Economics, and Politics in pre-Angkor Cambodia: The 7th-8th centuries", The Center for East Asian Cultural Studies for Unesco, The Toyo Bunko, Tokyo, 1998.
  • Oliver William Wolters, “North-western Cambodia in the seventh century”, Bulletin of the School of Oriental and African Studies 37 (1974), pp. 355–384.