Impero Khmer

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Impero Khmer
Dati amministrativi
Lingue parlate antico Khmer, Sanscrito
Capitale Yasodharapura
Altre capitali Hariharalaya, Koh Ker
Politica
Forma di governo Monarchia assoluta
Nascita 802 d.C.
Fine 1431
Territorio e popolazione
Bacino geografico Sud-est asiatico
Religione e società
Religioni preminenti Buddhismo, Induismo
Impero Khmer - Mappa
Estensione dell'impero khmer (in rosso) nel 900 d.C.
Ora parte di Cambogia
Questa voce fa parte della serie
Storia della Cambogia
Phraviharngopura.jpg

Preistoria della Cambogia
Migrazione dei Kambojas
Regno del Funan (1 - 630)
Regno di Chenla (630 - 802)
Impero Khmer (802 - 1431)
Secoli bui della Cambogia (1432 - 1863)
Indocina francese (1863-1953)
La Cambogia sotto il regime di Sihanouk (1954-1970)
Guerra civile cambogiana (1967-1975)
Kampuchea Democratica (1975-1979)
Repubblica Popolare di Kampuchea (1979-1993)
Cambogia moderna (1993-ora)
UNAMIC (1991 - 1992)
UNTAC (1992 - 1993)
Rivolte di Phnom Penh
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L'Impero Khmer fu un potente regno che ebbe centro in quella che oggi è la Cambogia e che in alcuni periodi estese la sua influenza su buona parte degli odierni territori di Thailandia, Laos e Vietnam meridionale.

Il centro del suo potere e splendore fu la pianura alluvionale a nord del lago Tonlé Sap, ove giace l'eredità più grande che ci ha lasciato: Angkor, nell'odierna provincia di Siem Reap. Il sito archeologico, uno dei più vasti e importanti dell'Asia, ospitò diverse capitali del regno e testimonia lo splendore e la ricchezza dell'impero Khmer.

L'inizio dell'era angkoriana della storia khmer è fissata convenzionalmente nell'anno 802, anno in cui Jayavarman II si fece proclamare cakravartin (monarca universale), a sanzione rituale dell'indipendenza del proprio dominio. Allo stesso modo la sua fine viene posta al 1431, anno in cui un'invasione Thai, peraltro non la prima, pose il sigillo a una fase di declino e spopolamento della regione portando allo spostamento del centro politico ed economico verso sud-est, lungo il Mekong.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le fonti[modifica | modifica sorgente]

Problema rilevante nel delineare la storia khmer è la mancanza di fonti: le uniche tracce scritte a noi pervenute sono infatti iscrizioni su pietra. Le più antiche finora ritrovate datano ai primi decenni del VII secolo, all'epoca del regno (o meglio dei regni) di Chenla, quando il processo cosiddetto di "indianizzazione" era già avvenuto. Iscrizioni apparentemente indirizzate agli dei, che elogiano azioni di re ed aristocratici come la fondazione di templi (offrendo datazioni spesso certe), offerte, genealogie e vittorie militari, sono redatte in versi in sanscrito. Le iscrizioni in khmer sono invece in prosa e riguardano questioni più pratiche, come registrazioni dettagliate sull'attività, i beni o la manodopera dei templi.

L'odierna conoscenza storica della civiltà Khmer deriva quindi principalmente da:

  • scavi archeologici, ricostruzioni ed indagini;
  • iscrizioni su stele e su pietra nei templi (gli unici edifici sopravvissuti, in quanto costruiti in pietra);
  • bassorilievi che raffigurano eventi bellici, vita di palazzo, miti e, in alcuni casi, anche la vita di tutti i giorni;
  • resoconti e cronache di diplomatici, mercanti e viaggiatori, perlopiù cinesi.

Prodromi[modifica | modifica sorgente]

Jayavarman II - il fondatore di Angkor[modifica | modifica sorgente]

La ricostruzione storiografica della fondazione di Angkor è basata principalmente sull'interpretazione delle iscrizioni presenti sulle steli di fondazione dei templi. In particolare l'iscrizione K.235 del tempio di Sdok Kok Thom, datata al 1053, descrive due secoli e mezzo di storia khmer dal punto di vista della famiglia patrona del tempio, i cui membri prestavano servizio come religiosi shivaiti di alto rango presso la corte.

Secondo una prima interpretazione di essa da parte di studiosi francesi come George Coedès, Jayavarman II era un principe che viveva presso la corte dei Sailendra, nell'allora potente Regno di Giava, probabilmente come ostaggio.[1] Ritornato in patria come loro vassallo, vi importò l'arte e la cultura giavanesi. Aumentò rapidamente la propria influenza sui vari regni e principati che costituivano il regno di Chenla, in un'area compresa tra il Tonle Sap e il Mekong. Dalla sede originale del suo potere, Indrapura, si spostò quindi nella fertile area a nord del grande lago, in una successione di sedi diverse tra le quali è stata inclusa anche Hariharalaya[2]. Nell'802 si fece proclamare Chakravartin ("Re del Mondo", secondo un rito della tradizione indù) sul monte Mahendra, identificato come l'odierno Phnom Kulen, attestando contemporaneamente l'indipendenza del suo regno da Giava.

Le interpretazioni più moderne (Jacques[3], Vickery[4]) legano Jayavarman ai vicini Cham, con i quali i Khmer interagirono a volte pacificamente a volte violentemente per gran parte della loro storia. In effetti la carriera politica di Jayavarman iniziò in un'area della Cambogia orientale confinante con i Cham, il regno di Vyadhapura, e molti dei templi khmer più antichi (come Aram Rong Cen e Prasat Thmar Dap, sul Phnom Kulen) mostrano influenze cham e giavanesi.[5] Jayavarman II morì nell'834.

Yasodharapura - la prima città di Angkor[modifica | modifica sorgente]

Mappa dell'Asia e dell'Europa intorno al 1200 circa, durante l'epoca d'oro dell'Impero Khmer.
Un rilievo del dodicesimo o tredicesimo secolo presso il tempio di Bayon (ad Angkor) che ritrae l'armata Khmer che va in guerra contro il Cham.

Il successore di Jayavarman II continuò ad allargare il regno di Kambuja. Indravarman I (re nel periodo 877-889) riuscì ad espandere il regno senza intraprendere guerre e iniziò vari progetti di edifici, grazie alla ricchezza acquisita con il commercio e l'agricoltura. Le opere più importanti furono il tempio di Preah Ko e i lavori di irrigazione. Dopo di lui regnò il figlio Yasovarman I (re nel periodo 889-915), che fondò una nuova capitale Yasodharapura, la prima città di Angkor.

Il tempio centrale della città fu costruito a Phnom Bakheng, una collina che si eleva per 66 metri al di sopra della piana su cui giace Angkor. Sotto Yasovarman I fu costruito anche il Baray orientale, un enorme serbatoio d'acqua di 7,5 x 1,8 km.

All'inizio del decimo secolo il regno si divise. Jayavarman IV fondò una nuova capitale a Koh Ker, circa 100 km a nord est di Angkor. Solo con Rajendravarman II (che regnò nel periodo 944-968) il palazzo reale ritornò a Yasodharapura. Egli rivitalizzò gli estesi schemi costruttivi dei re che lo avevano preceduto e costruì una serie di templi nell'area di Angkor; non ultimo fu il Mebon orientale, posto su un'isola nel mezzo del baray orientale, e diversi templi e monasteri buddisti. Nel 950 scoppiò la prima guerra ad oriente tra la Kambuja e il regno di Champa (nella parte centrale dell'odierno Vietnam).

Dal 968 al 1001 regnò Jayavarman V, il figlio di Rajendravarman II. Dopo essersi affermato come nuovo re sopra gli altri principi, governò per un lungo periodo di pace, segnato da prosperità, crescita culturale e tolleranza religiosa: il Buddhismo Mahayana aumentò la sua influenza, malgrado Jayavarman V professasse la fede induista (in particolare era un adoratore di Shiva). Fondò una nuova capitale a Jayenanagari vicino a Yashodharapura. Alla corte di Jayavarman V vivevano filosofi, letterati ed artisti. Furono anche costruiti nuovi templi: i più importanti sono quelli di Banteay Srei, considerati tra i più belli e artistici di Angkor, e di Ta Keo, il primo tempio di Angkor interamente costruito in pietra arenaria, ma lasciato incompiuto a seguito di un evento infausto avvenuto durante la costruzione.

Dopo la morte di Jayavarman V seguì un decennio di conflitti. I diversi re duravano pochi anni, ed erano spodestati con la violenza dai successori, finché Suryavarman I (che regnò nel periodo 1010-1050) non salì al trono. Il suo governo fu segnato da ripetuti tentativi dei suoi oppositori di spodestarlo e dalle sue conquiste militari. Ad occidente estese i territori khmer sottomettendo i mon del Regno di Lavo, l'odierna Lopburi nella Thailandia Centrale, a sud-ovest si espanse verso l'istmo di Kra. Sotto il regno di Suryavarman I cominciò la costruzione del Baray occidentale, il secondo serbatoio d'acqua di 8 x 2,2 km, ancora più grande del precedente Baray orientale.

Suryavarman II - Angkor Wat[modifica | modifica sorgente]

L'undicesimo secolo fu un periodo di conflitti e di lotte per il potere spesso brutali. Solo con Suryavarman II (che regnò nel periodo 1113 - 1150) il regno venne unificato ed ampliato. Durante il suo governo fu costruito Angkor Wat, il più grande tempio di Angkor, dedicato al dio Viṣṇu. Suryavarman II conquistò i mon del regno di Haripunjaya ad ovest (nel centro-nord dell'odierna Thailandia), l'area ancora più ad ovest verso il confine con il Regno di Pagan (odierna Birmania), a sud altre parti della penisola malese fino al regno di Grahi (corrispondente più o meno all'odierna provincia thailandese di Nakhon Si Thammarat), ad oriente diverse province del Champa e i paesi del nord fino ai confini meridionali dell'odierno Laos. La fine di Suryavarman II non è stata chiarita. L'ultima iscrizione che accenna al suo nome è del 1145 in relazione a un'invasione pianificata del Vietnam. Probabilmente morì durante una spedizione militare tra il 1145 e il 1150.

Seguì quindi un altro periodo in cui molti re regnarono brevemente e furono rovesciati con la violenza dai successori. Alla fine, nel 1177, la Kambuja fu sconfitta in una battaglia navale sul lago Tonle Sap dalle armate dei Chăm, e fu annessa come provincia del Champa.

Jayavarman VII - Angkor Thom[modifica | modifica sorgente]

Il re Jayavarman VII (che regnò dal 1181 al 1219) fu già un condottiero militare sotto i precedenti re. Dopo che i Cham conquistarono Angkor, egli riunì una armata e riguadagnò la capitale Yasodharapura. Nel 1181 salì al trono e continuò la guerra contro il vicino regno orientale per altri 22 anni, finché i Khmer non sconfissero il Champa nel 1203 e conquistarono gran parte del suo territorio. Jayavarman VII fu l'ultimo dei grandi re di Angkor, non solo per la guerra vinta contro il Cham, ma anche perché non regnò come un tiranno (come avevano invece fatto i suoi immediati predecessori) ed unificò l'impero, e soprattutto per i progetti di costruzione portati avanti sotto il suo governo. Fu costruita una nuova capitale e fu chiamata Angkor Thom (letteralmente "Grande Città"). Al suo centro, il re (seguace del Buddhismo Mahayana) costruì il tempio di Bayon, le cui torri avevano ai 4 lati il viso del bodhisattva Avalokiteśvara, alto diversi metri e scavato nella pietra. Altri templi importanti costruiti sotto Jayavarman VII furono Ta Prohm, Banteay Kdei e Neak Pean, così come il serbatoio di Srah Srang. Accanto a tutto questo fu costruita una fitta rete di strade che collegavano ogni città dell'impero. Lungo queste strade furono costruite 121 "alberghi" per mercanti, ufficiali e viaggiatori. Fece costruire anche 102 ospedali.

Zhou Daguan - l'ultimo periodo fiorente[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di Jayavarman VII, suo figlio Indravarman II (che regnò dal 1219 al 1243) salì al trono. Era buddista come suo padre, e terminò una serie di templi da lui iniziati. Non ebbe altrettanto successo come guerriero. Nel 1220 i Khmer si ritirarono da molte province precedentemente conquistate dal Champa. Ad ovest, i sudditi tailandesi si ribellarono, fondando il primo regno della Thailandia a Sukhothai e spinsero indietro gli Khmer. Nei 200 anni che seguirono i tailandesi divennero i rivali più importanti della Kambuja. A Indravarman II succedette Jayavarman VIII (dal 1243 al 1295). Al contrario dei suoi predecessori, egli era un induista ed un forte oppositore del buddismo. Fece distruggere la maggior parte delle statue di Buddha dell'impero (gli archeologi stimano che fossero più di 10000, delle quali rimangono solo poche tracce), e trasformò i templi buddisti in templi induisti. L'impero fu minacciato nel 1283 dai Mongoli guidati da Sagatu, un generale di Kublai Khan. Il re evitò la guerra con il potente rivale, che a quel tempo governava tutta la Cina, pagandogli un tributo ogni anno. Il regno di Jayavarman VIII terminò nel 1295 quando abdicò per il genero Srindravarman (che regnò dal 1295 al 1309). Il nuovo re era un seguace del Buddhismo Theravada, una scuola di buddismo che era giunta nell'asia sud-orientale dallo Sri Lanka, e in seguito si affermò in tutta la regione.

Nell'agosto del 1296, l'ambasciatore cinese Zhou Daguan giunse ad Angkor e rimase alla corte del re Srindravarman fino al luglio 1297. Non fu né il primo né l'ultimo rappresentante della Cina a visitare la Kambuja. Tuttavia la sua permanenza fu importante perché in seguito Zhou Daguan scrisse un racconto dettagliato della vita di Angkor. Il suo resoconto è oggi una delle fonti più importanti per la comprensione storica di Angkor. Accanto alle descrizioni di molti grandi templi (il Bayon, il Baphuon, Angkor Wat), dalle quali oggi sappiamo che le torri di Bayon erano un tempo coperte d'oro, il testo offre anche delle importanti informazioni sulla vita di tutti i giorni e sugli usi e le abitudini degli abitanti di Angkor.

Il declino e la fine di Angkor[modifica | modifica sorgente]

Ci sono pochi documenti del periodo seguente il regno di Srindravarman. L'ultima iscrizione conosciuta è su una colonna e risale al 1327. Non fu costruito nessun altro tempio di grandi dimensioni. Gli storici sospettano che ci sia un legame con l'adozione da parte dei re del Buddhismo Theravada: essi non erano più considerati dei "devarajas", e non c'era bisogno di costruire degli enormi templi per loro, e neanche agli dei sotto la cui protezione essi vivevano. Il non esser più considerati dei devaraja può aver portato ad una perdita del potere reale e quindi ad una carenza di manodopera. Anche gli apparati per la gestione delle acque si deteriorarono, cosicché i raccolti si ridussero a causa delle inondazioni e della siccità. Mentre in precedenza era possibile avere tre raccolti di riso l'anno (che contribuì non poco al potere e alla ricchezza della Kambuja), la diminuzione dei raccolti indebolì ancora di più l'impero.

Un ruolo decisivo nel declino dei khmer lo ebbe l'affermazione e la progressiva espansione dei popoli tai nella periferia occidentale dell'impero. Il primo Stato tai ad emanciparsi dall'influenza dei khmer fu il Regno di Sukhothai, fondato nel 1238 da Sri Indraditya, governatore siamese di una provincia del Regno di Lavo, vassallo dei khmer. L'espansione di Sukhothai cacciò i khmer dalla penisola malese e dalla sponda occidentale del Chao Phraya, il fiume principale dell'odierna Thailandia Centrale. Nell'estremo nord-ovest dei possedimenti khmer, nel 1292 i tai yuan (un'altra etnia della famiglia tai) del Regno di Ngoenyang conquistarono Haripunjaya e fondarono il Regno Lanna, guidati dal condottiero Mengrai il Grande.[6]

Nel 1350 Ramathibodi I fondò il regno siamese di Ayutthaya, che assorbì il Regno di Lavo. Il nuovo regno siamese si ingrandì in breve tempo conquistando territori appartenenti sia a Sukhothai che ad Angkor, delle quali decretò il declino. Secondo alcune fonti,[7] le armate di Ayutthaya espugnarono Angkor dopo un lungo assedio nel 1353, secondo altre nel 1369.[8] Il sovrano Lampong Reachea morì durante l'assedio e Ramathibodi affidò il governo al proprio figlio Principe Chao Basath. Questi morì due anni dopo e venne sostituito dal fratello Chao Baat, che morì dopo tre mesi e venne a sua volta sostituito da un altro figlio di Ramathibodi, Chao Kambang-Pisey.[7][9] In questo modo il glorioso Impero Khmer divenne uno stato vassallo di Ayutthaya. La conquista di Angkor portò anche all'annessione di diversi territori khmer nelle odierne zone della Thailandia dell'Est.

Le insegne regali khmer furono poste in salvo dal Principe Soriyotei e da un gruppo di aristocratici che fuggirono nell'odierno Laos, da dove organizzarono la resistenza ai siamesi. Nel 1354, i principati laotiani vassalli dei khmer furono unificati da Fa Ngum, che divenne così il fondatore del Regno Lan Xang, il primo Stato autonomo laotiano. Tale regno, nel corso dei successivi tre secoli, avrebbe costituito un severo ostacolo per le ambizioni espansionistiche siamesi verso oriente. Soriyotei tornò ad Angkor nel 1357, al comando di un esercito organizzato con l'aiuto di Re Fa Ngum, si riprese il trono cacciando i siamesi, il cui viceré Chao Kambang-Pisey venne dato per disperso.[9]

Nel 1431, le armate siamesi di Ayutthaya conquistarono nuovamente Angkor e la distrussero. L'evento segnò la fine dell'influenza khmer nel sudest asiatico ed il paese precipitò nel lungo periodo conosciuto come gli "anni oscuri della Cambogia", in cui il regno divenne vassallo alternativamente dei siamesi e dei vietnamiti.

Con la caudta di Angkor, la corte khmer si spostò a sud-est, nella regione dell'odierna Phnom Penh. Esistono diverse indicazioni che Angkor non fu completamente abbandonata ma vi rimase una discendenza dei re khmer, mentre una seconda linea di discendenza creò il nuovo Stato nella zona di Phnom Penh. L'ultimo decadimento di Angkor fu quindi dovuto al trasferimento del potere economico (ed insieme anche quello politico), cosicché Phnom Penh divenne un importante centro commerciale del Mekong. La costruzione di edifici troppo costosi e i conflitti interni alla famiglia reale segnarono la fine dell'Impero Khmer.

Una motivazione alternativa alla fine dell'impero Khmer è data dal crollo delle infrastrutture e mancata attenzione all'ambiente. Secondo il "Greater Angkor Project" i Khmer avevano un elaborato sistema di serbatoi e canali usati sia per il commercio, che per irrigare e viaggiare. I canali erano usati per la raccolta del riso. Al crescere della popolazione, aumentarono gli sforzi sul sistema delle acque. Per adattarsi all'aumento degli abitanti furono tagliati molti alberi e le colline di Kulen furono ripulite per far spazio ai campi di riso. Tutto questo fece sì che la pioggia scorresse via portando i sedimenti nella rete dei canali. Ogni danno al sistema delle acque avrebbe portato enormi conseguenze. 1

In ogni caso, in seguito ci fu un periodo di utilizzo di Angkor. Sotto il governo del re Barom Reachea I (che regnò dal 1566 al 1576), che riuscì temporaneamente a respingere indietro i tailandesi, la corte reale ritornò per breve tempo ad Angkor. Dal diciassettesimo secolo ci sono iscrizioni che testimoniano degli insediamenti giapponesi in ciò che rimase degli Khmer. La più nota racconta di come Ukondafu Kazufusa celebrò ad Angkor il Capodanno Khmer nel 1632.

I regnanti[modifica | modifica sorgente]

Lista cronologica dei regnanti, del titolo e del titolo postumo (ove conosciuto):

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ George Coedès in Walter F. Vella (a cura di), The Indianized states of Southeast Asia, trad.Susan Brown Cowing, University of Hawai`i Press, 1968, pp. 97-109, ISBN 082480368X.
  2. ^ (EN) O'Reilly, Dougald J.W. Early Civilizations of Southeast Asia. Rowman & Littlefield Pub Inc. 2006. ISBN 978-0-7591-0279-8. pp.123-124
  3. ^ (FR) Claude Jacques, La carrière de Jayavarman II in BEFEO, vol. 59, 1972, pp. 205–220, ISSN 0336-1519.
  4. ^ (EN) Michael Vickery, Society, economics, and politics in pre-Angkor Cambodia: the 7th-8th centuries, Toyo Bunko, 1998, ISBN 978-4896561104.
  5. ^ Jacques Dumarçay, et al., Cambodian Architecture, Eight to Thirteenth Century, Brill, 2001, ISBN 9004113460., pp.44-47
  6. ^ (EN) "Yonok, the birthplace of Lanna", su chiangmai-chiangrai.com
  7. ^ a b Wood, William A.R. a pag. 65
  8. ^ Kasetsiri, Charnvit pag.123
  9. ^ a b (EN) Cambodia - The Varman Dynasty, Genealogy. Su royalark.net

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]