Thai

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Thai
Thai
Due bambine thailandesi della provincia di Tak
Nomi alternativi Tai, tailandesi, thailandesi, siamesi
Luogo d'origine Thailandia, Sichuan, Yunnan, Laos, Guangxi
Popolazione 53 milioni ca.
Lingua lingua thailandese
Religione Buddhismo Theravada
Gruppi correlati tai kadai, ahom, shan, lao, tày, nung, dai, zhuang
Distribuzione
Thailandia Thailandia 50.300.000
Stati Uniti Stati Uniti 350.000
Laos Laos 180.000
Australia Australia 150.000
Cina Cina 139.000
Francia Francia 97.000
Taiwan Taiwan 68.618
Malesia Malesia 65.000
Germania Germania 52.849
Singapore Singapore 56.744
Giappone Giappone 41.279

I thai (o tai, tailandesi, thailandesi, tai siam[1][2][3][4][5]) sono il principale gruppo etnico della Thailandia e fanno parte del più grande gruppo etnolinguistico dell'Asia Sud-Orientale, oltre ad essere compresi nei 54 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti dal Vietnam. Il loro idioma è il thailandese (o thai), che è classificato nella famiglia linguistica tai kadai; la maggior parte dei thai professa il Buddhismo Theravada. Fino alla metà del XX secolo furono conosciuti come siamesi, quando il paese era chiamato Siam.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Thailandia.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Storicamente i thai discendono dai tai kadai[6], un gruppo di popolazioni che migrarono dalla Cina del sud-ovest e si stabilirono nella parte settentrionale del sud-est asiatico. La prima citazione riguardante i tai kadai si trova in alcune annotazioni cinesi che risalgono al VI secolo d.C., dove vengono descritti come coltivatori della Cina meridionale.

I tai kadai lasciarono i luoghi di origine delle odierne province cinesi dello Yunnan e del Guangxi a partire dalla II metà del I millennio, spinti dall'espansione dell'etnia cinese han e dall'esigenza di trovare terreni coltivabili migliori di quelli su cui vivevano. Erano padroni di evolute tecniche di coltivazione basate sulla costruzione di canali di irrigazione, e le valli dei fiumi indocinesi garantivano un terreno ideale per l'agricoltura. L'esodo verso sud si fece più massiccio tra il X ed il XIII secolo, a seguito dei vari conflitti del regno di Nanzhao, nello stesso Yunnan, e dell'invasione mongola della Cina. In quel periodo le etnie dominanti nel sud-est asiatico erano quelle del gruppo mon khmer.

Le etnie tai kadai si diffusero in un vasto territorio, e sono tuttora presenti dall' India nordorientale, nell'Assam, fino all'isola di Hainan, e dalla provincia cinese del Sichuan fino al sud della Thailandia. I principali gruppi etnici in cui erano suddivise in sudest Asia furono: gli shan in Birmania, i lao nel medio bacino del Mekong, ed i siamesi nell'odierna Thailandia.[7]

Il Regno di Sukhothai[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Sukhothai.

La fondazione del Regno di Sukhothai avvenne quando si crearono i presupposti per la nascita del primo vero Stato siamese nel 1238, con il declino dell'Impero Khmer. Ne fu artefice Sri Indraditya, governatore della provincia occidentale khmer di Bang Yang, nella zona di Sukhothai, che capeggiò la protesta popolare e fu proclamato re dei siamesi. Dall'incontro della cultura tai kadai con quelle dei khmer e dei mon ebbe origine l'odierna cultura thai. I siamesi, influenzati inizialmente dall'Induismo dei khmer, abbracciarono la fede del Buddhismo Theravada dopo il declino dello stesso Induismo nella regione.

Il Regno di Ayutthaya[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Ayutthaya.

Nel 1350 fu fondata la città di Ayutthaya, il cui nome deriva dalla città indiana di Ayodhya, sacra per i buddhisti, si tramanda infatti che il Buddha vi abbia predicato per sette anni. Fu fondata dal Re Ramathibodi I (nativo di Chiang Saen, nell' odierna provincia di Chiang Rai) e divenne la capitale dell'omonimo regno, che ebbe ben presto il sopravvento sui regni vicini, espandendo i propri territori alle spese della stessa Sukhothai.

Il Regno di Ayutthaya si espanse enormemente nel 1431 con la conquista di Angkor, la capitale dell'Impero Khmer, e nel 1438 con l'annessione del Regno di Sukhothai. La gestione del territorio fu sviluppata con un sistema feudale, in cui i vari Stati vassalli pagavano un tributo al regno.

Malgrado le frequenti guerre che furono combattute contro i birmani ed i vietnamiti, i traffici commerciali furono fiorenti; l'arrivo degli europei nelle regioni del sud-est asiatico permise ai siamesi di sviluppare il commercio anche con paesi lontani e di arricchire ulteriormente il regno.

I Regni di Thonburi e di Rattanakosin[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Thonburi e Regno di Rattanakosin.

Dopo un periodo di caos a seguito della distruzione di Ayutthaya nel 1767 da parte dei birmani, Re Taksin cacciò gli invasori e riunificò il paese che si era spaccato. Riuscì anche nell'impresa di espandere i suoi territori, assoggettando il regno cambogiano, quelli laotiani e riconquistando quello lanna, da molti decenni in mano birmana. Fondò il regno che durò solo 15 anni, fino alla morte del sovrano. Gli subentrò Re Rama I, capostipite della dinastia Chakri che tuttora regna in Thailandia, che portò la capitale a Bangkok, fondò il Regno di Rattanakosin, detto anche del Siam, e riorganizzò lo Stato. Sia Rama I che i suoi successori intrapresero diverse guerre che tennero a bada i birmani.

Con la conquista del Laos durante il regno di Taksin, i siamesi si annetterono l'odierna Thailandia del Nordest, il cui territorio comprende l'intero altopiano di Korat, a quei tempi prevalentemente spopolato. L'annessione del Regno di Vientiane e la distruzione della sua capitale avvenne nel 1828, dopo che fu soffocata la rivolta del re laotiano Anuvong. Centinaia di migliaia di laotiani furono deportati in Isan ed altre zone del Siam e si avviò un processo che ai giorni nostri è detto di thaificazione, il tentativo tuttora in corso di assimilare alla cultura siamese i popoli conquistati.

Verso la metà del XIX secolo le novità tecnologiche e la rivoluzione industriale furono recepite da re Rama IV che ammodernò il paese e fu in quegli anni che il colonialismo britannico e quello francese presero di mira il sud-est asiatico. A prezzo di grandi concessioni territoriali re Rama V riuscì a mantenere l'indipendenza del Siam, al contrario di tutti i paesi del sudest asiatico che caddero uno dopo l' altro in mano agli europei.

Con la concessione del Laos all'Indocina francese, ai siamesi rimase gran parte dei territori laotiani situati sulla sponda destra del Mekong, che erano stati ripopolati con i laotiani deportati. Questa zona fu ribattezzata Isan, dove tuttora la lingua madre è quella isan, da alcuni considerata un dialetto lao, il processo di thaificazione è stato tale che buona parte degli abitanti si definiscono oggi thai.

La Thailandia odierna[modifica | modifica sorgente]

Con i trattati che Rama IV e Rama V firmarono con le potenze internazionali, il paese aprì definitivamente le porte ai commerci ed investimenti stranieri. Nelle prime decadi del XX secolo, il sistema politico siamese, le forze armate, le scuole, e l'economia subirono drastici cambiamenti. Molti giovani studiarono all'estero, ed emerse una piccola élite istruita in occidente con idee tradizionali. Nel 1932 un colpo di stato (senza spargimenti di sangue) organizzato da ufficiali militari e civili portò alla fine della monarchia assoluta e inaugurò l'era costituzionale. Nel 1939, il paese fu chiamato per la prima volta Regno di Thailandia, ed i suoi cittadini divennero thai.

Malgrado che da allora il potere sia detenuto dai militari, la monarchia è sempre molto amata dai thai ed il re è tuttora oggetto di venerazione dei sudditi. Il reato di "lesa maestà" continua ad essere un importante strumento di censura. L'instabilità del sistema ed il ferreo controllo esercitato dai militari con la repressione e la censura, hanno avuto come conseguenza diversi colpi di stato e prolungati periodi di legge marziale. Negli anni sessanta nacque la guerriglia comunista, negli anni ottanta e novanta vi furono imponenti dimostrazioni studentesche, tutte soffocate nel sangue dalle truppe dell'esercito. Le quindici costituzioni thailandesi che si sono succedute tra il 1932 ed il 2008, non hanno modificato profondamente i rapporti di potere tra le forze armate ed il popolo.

Un sostanziale cambiamento si è registrato a partire dal 2001, quando è stato eletto Primo Ministro il magnate Thaksin Shinawatra. Il suo avvento sulla scena politica ha generato uno spaccamento tra il popolo thai e dure lotte tra le due fazioni che si sono create. I sostenitori di Thaksin sono stati conquistati dalle sue riforme, specialmente quelle in campo agricolo, ed hanno la loro roccaforte nell'Isan ed a Bangkok. Il resto del Paese non si fida dell'onestà di Thaksin, coinvolto in pesanti conflitti d'interesse, ed appoggia la tradizione monarchica, i conservatori ed i militari.

L'esilio a cui è stato costretto l'industriale dopo un colpo di stato dei generali, non ha calmato le acque ed il conflitto che ha dilaniato l'unità nazionale è tuttora in corso. Nell'aprile e maggio del 2010, le violente manifestazioni dei sostenitori di Thaksin sono state represse nel sangue causando la perdita di 91 vite umane. Le elezioni del 2011 hanno visto il trionfo di Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin, che è divenuta la prima donna a capo del governo del Regno della Thailandia.

Dopo alcuni mesi di dure proteste anti-governative, che chiedevano le dimissioni del primo ministro perché rappresentava gli interessi del deposto fratello, il 7 maggio 2014 Yingluck è stata destituita dalla Corte Costituzionale. L'accusa è stata "abuso del potere politico a fini personali", per aver rimosso dall'incarico nel 2011 l’ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale ed averlo sostituito con un proprio parente. Con tale sentenza sono stati destituiti anche tutti gli altri ministri in carica quando successe il fatto.[8] La situazione creatasi ha riportato nelle piazze anche le camicie rosse pro-Thaksin del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, che si sono dichiarate pronte a lottare per ottenere a breve nuove elezioni.

Con l'acutizzarsi della tensione, il 20 maggio 2014 l'esercito ha proclamato la legge marziale e due giorni dopo ha effettuato un colpo di Stato. La costituzione è stata soppressa, il governo ad interim è stato sciolto, è entrato in vigore il coprifuoco sul territorio nazionale dalle 22 alle 5 e i dimostranti di entrambi gli schieramenti sono stati invitati a disperdersi. L'intervento militare è avvenuto dopo che, a partire dall'inizio delle proteste in novembre, 28 persone hanno perso la vita e 700 sono state ferite in scontri e attentati collegati alle proteste. Si tratta del 19º tentativo di colpo di Stato nel Paese dopo l'istituzione della monarchia costituzionale nel 1932.[9]

La mattina del 23 maggio, il comandante in capo dell'esercito Prayuth Chan-ocha, guida del colpo di Stato, si è auto-proclamato primo ministro ad interim della Thailandia ed ha convocato diversi leader politici ed esponenti delle dimostrazioni dei mesi precedenti, molti dei quali sono stati tratti in arresto.[10]

Geografia e demografia[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte dei thai vive in Thailandia, ma se ne possono trovare anche in altre parti del sud est asiatico. Più di 50 milioni vivono in Thailandia se si comprendono gli abitanti di origine Isan, che erano più di 20 milioni secondo una stima del 2004, quelli di origine settentrionale, discendenti dei Lanna, i molti thai-cinesi ed i musulmani del sud. Alcune migliaia di thailandesi sono emigrati a Taiwan, a Singapore, in Malesia, in Laos, in Giappone, negli Emirati Arabi, in Australia e negli USA. In Europa esistono folte comunità thai in Francia ed in Germania.

Una grandissima fetta della popolazione è di origine cinese, frutto delle continue immigrazioni degli ultimi secoli. Buona parte dei thai-cinesi si sono completamente integrati nella vita del paese ed oggi si autodefiniscono thailandesi. Molte delle loro famiglie risiedono in Thailandia da diverse generazioni ed i loro membri non parlano ormai più la lingua cinese.

Cultura e società[modifica | modifica sorgente]

I thai possono essere suddivisi in vari gruppi regionali che comprendono i thai centrali, i nord-orientali, i settentrionali e i meridionali, ognuno con i propri dialetti regionali ma tutti educati a parlare la lingua thailandese. Quello thai centrale è il gruppo dominante che è riuscito a preservare la lingua e la cultura thai, malgrado che il gruppo nord-orientale dell'Isan sia il più numeroso e la cultura e la lingua isan siano parte del patrimonio culturale laotiano. La lingua thai ha influenze pali, sanscrite e khmer ed è scritta con l'alfabeto thai derivante dall'alfabeto khmer, che a sua volta deriva dall'antico brahmi indiano. Sia la lingua che l'alfabeto lao sono molto simili al thai. Nell'ambito del processo di thaificazione, nel XX secolo furono aboliti gli alfabeti lao e lanna nelle scuole del paese.

I thai moderni professano prevalentemente il Buddhismo Theravada e identificano fortemente la loro identità etnica con tale religione. Molta della letteratura classica thai deriva da quella indiana, ad esempio il poema epico indiano Rāmāyaṇa ha un'equivalente versione thai di nome Ramakien. L'antica componente animista popolare non è mai stata sradicata, come confermano le piccole case degli spiriti che la maggior parte delle famiglie thai conserva nel proprio giardino, offrendo quotidianamente simbolici omaggi di cibo e fiori agli spiriti protettori.

Le arti indigene includono la boxe thailandese, detta Muay Thai, la danza tradizionale thailandese e il teatro delle ombre siamese, chiamato Nang Yai. La cucina thai è molto raffinata e tende ad essere abbastanza eclettica, assomiglia alle cucine degli stati limitrofi con una variazione agrodolce simile a quella della cucina cinese. La maggior parte dei piatti thai sono piccantissimi.

La moderna cultura thai risente delle influenze di diverse culture portate in Siam dagli immigrati. L'influenza cinese è visibile da secoli e molte usanze thai derivano non solo dai cinesi ma anche da consuetudini indiane. Tra queste va annoverato il wai, tradizionale saluto thailandese eseguito con un inchino del capo a mani giunte, mutuato dalla tradizione indiana e simile al sampeah cambogiano, al nop laotiano ed al namasté indiano, cingalese e nepalese.[11]

I thai hanno un alto tasso di alfabetizzazione che si aggira intorno al 90% e una forte inclinazione per gli studi e per lo sviluppo culturale e tecnologico nazionale.

Etnie correlate[modifica | modifica sorgente]

L'etnia thai fa parte della grande famiglia dei tai kadai, i cui stanziamenti si estesero dall' Assam all'isola di Hainan, e dal Sichuan al sud dell'odierna Thailandia. Tra le altre etnie che ne fanno parte vi sono gli ahom nell'Assam, gli shan nella Birmania settentrionale, i lao in Laos e in Thailandia, i tày in Laos e Vietnam, i nung in Vietnam, i dai e gli zhuang in Cina. Questi popoli hanno in comune l'origine della lingua, alcune tradizioni e feste, e professano quasi tutti il Buddhismo Theravada.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cheesman, P. (1988). Lao textiles: ancient symbols-living art. Bangkok, Thailand: White Lotus Co., Thailand.
  2. ^ Fox, M. (1997). A history of Laos. Cambridge, U.K.: Cambridge University Press.
  3. ^ Fox, M. (2008). Historical Dictionary of Laos (3rd ed.). Lanham: Scarecrow Press.
  4. ^ Goodden, C. (1999). Around Lan-na: a guide to Thailand's northern border region from Chiang Mai to Nan. Halesworth, Suffolk: Jungle Books.
  5. ^ Wijeyewardene, G. (1990). Ethnic groups across national boundaries in mainland Southeast Asia. Singapore: Institute of Southeast Asian Studies.
  6. ^ (EN) albero linguistico genealogico dei thai su ethnologue.com
  7. ^ (EN) origine dei Tai, sul sito taipeoples.com
  8. ^ Bultrini, Raimondo, Thailandia, destituita la premier per abuso di potere, repubblica.it del 7 maggio 2014
  9. ^ (EN) Amy Sawitta Lefebvre, Thai army takes power in coup after talks between rivals fail, reuters.com del 22 maggio 2014
  10. ^ Thailandia, militari arrestano l'ex premier Yingluck Shinawatra, repubblica.it del 23 maggio 2014
  11. ^ (EN) Lambert M Surhone, Mariam T Tennoe, Susan F Henssonow, Sampeah, Betascript Publishing, 2011, ISBN 613-5-31984-1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Girsling, John L.S., Thailand: Society and Politics (Cornell University Press, 1981).
  • (EN) Terwiel, B.J., A History of Modern Thailand (Univ. of Queensland Press, 1984).
  • (EN) Wyatt, D.K., Thailand: A Short History (Yale University Press, 1986).

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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