Brahmi
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| Storia dell'alfabeto |
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Media età del bronzo XIX sec. a.C.
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| Meroitico III sec. a.C. |
| Ogham IV sec. d.C. |
| Hangŭl 1443 d.C. |
| Sillabico canadese 1840 d.C. |
| Zhuyin 1913 d.C. |
La scrittura brahmì [lipi], o brahami) è una antica scrittura asiatica, che ebbe grande diffusione e che è considerata la progenitrice della scrittura odierna delle aree intorno alla penisola indiana; si tratterebbe probabilmente di un adattamento indiano delle scritture semitiche, penetrate in India attraverso la vicina Mesopotamia.
Le sue origini sono raccontate da interessanti relati tradizionali che in genere la vorrebbero creata da Brahma; alcune versioni ipotizzano inoltre che l'uomo abbia ad un certo punto dimenticato questa scrittura e che Vyāsa, figlio di Parasara, opportunamente ispirato da Brahma, l'abbia nuovamente concepita.
È stato notato come nell'antico induismo non si avesse una figura sacrale, né una deità, che tutelasse la scrittura, mentre ce n'erano per molte altre materie e nonostante la scrittura, pare acclarato, fosse ampiamente diffusa a partire dal V secolo a.C.
Circa la formazione di questa scrittura, si sono formulate diverse ipotesi che rispettivamente indicano che sia indigena, ovvero che sia derivata da un alfabeto semitico (ipotesi considerata prevalente); tra coloro che propendono per una provenienza semitica, si distingue inoltre se il maggior apporto derivasse dal semitico meridionale, dall'aramaico, dal fenicio o dal greco. Fra coloro che invece privilegiano l'ipotesi autoctona, vi sono studiosi che la riferiscono ad un prototipo caratterizzante la vallata dell'Indo e chi invece apre alla possibilità di contatti ed influssi dall'esterno.
Si ritiene che gli alfabeti «devanagari», «punjabi», «tailandese», «telugu», «birmano», «malayalam», «oriya», «singalese», e molti altri nell'India e nell'Asia sudorientale, abbiano avuto origine da questa scrittura.

