Yingluck Shinawatra

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Yingluck Shinawatra
Yingluck Shinawatra at US Embassy, Bangkok, July 2011.jpg

Primo ministro della Thailandia
Durata mandato 5 agosto 2011 –
7 maggio 2014
Capo di Stato Bhumibol Adulyadej
Predecessore Abhisit Vejjajiva
Successore Niwatthamrong Boonsongpaisan (ad interim)

Dati generali
Partito politico Pheu Thai

Yingluck Shinawatra, in lingua thai: ยิ่งลักษณ์ ชินวัตร, trascrizione RTGS: Yinglak Chinnawat, trascrizione IPA: /jîŋˈlak ˈtɕinnaˈwat/ (San Kamphaeng, 21 giugno 1967), è una politica thailandese, leader del partito Pheu Thai ed eletta primo ministro della Thailandia il 5 agosto 2011, carica da cui è stata rimossa nel maggio del 2014 da una sentenza della Corte Costituzionale. È sorella dell'ex primo ministro Thaksin Shinawatra, deposto da un colpo di Stato nel 2006.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Yingluck è diventata primo ministro in un periodo di grave instabilità del paese, iniziata dopo la destituzione del fratello nel 2006. Da allora, le fazioni che si sono schierate con la famiglia Shinawatra hanno tra gli esponenti più accesi le camicie rosse del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, che lottano contro le fazioni della Thailandia monarchica e conservatrice. Incriminato con diverse accuse, nel 2008 Thaksin si rifugiò all'estero prima di essere condannato in contumacia a due anni di prigione per abuso di potere. Tra gli altri crimini di cui è accusato vi sono conflitto di interessi, corruzione e riciclaggio di denaro sporco. Secondo i sostenitori di Thaksin, le accuse contro di lui sono montature organizzate dagli avversari politici.

Le elezioni del dicembre 2007, le prime dopo il colpo di Stato, furono vinte dal Partito del Potere Popolare (PPP), vicino alla famiglia Shinawatra. Primo ministro fu nominato Samak Sundaravej, che dopo pochi mesi venne destituito dalla Corte Costituzionale per conflitto d'interessi. Il suo posto fu preso da un altro membro del PPP, Somchai Wongsawat, cognato di Thaksin e Yingluck, che dopo soli due mesi fu a sua volta deposto dalla Corte Costituzionale con l'accusa di brogli elettorali commessi dal PPP. Il partito venne disciolto e i suoi membri inibiti a ricoprire cariche pubbliche per 5 anni. La legislatura con il governo del PPP fu accompagnata da crescenti proteste dei conservatori, che arrivarono ad occupare il Parlamento e l'aeroporto Suvarnabhumi, il principale scalo del Paese.

Il governo fu affidato senza elezioni a Abhisit Vejjajiva del conservatore Partito Democratico, e questo evento fu duramente contestato dalla fazione pro-Shinawatra. I ripetuti scontri politici e di piazza che si verificarono in seguito culminarono nella crisi della primavera del 2010, quando i sostenitori di Thaksin organizzarono dure manifestazioni per ottenere le dimissioni del governo e nuove elezioni. L'esercito represse le proteste con la forza, il bilancio finale degli scontri che seguirono fu di 90 morti e 2.000 feriti.[1] La maggior parte delle vittime furono manifestanti anti-governativi, ma furono uccisi anche diversi militari.

Entrata in politica e nomina a primo ministro[modifica | modifica wikitesto]

Bangkok, novembre 2013. Manifestazione dei conservatori e monarchici contro il governo di Yingluck

Gli scontri si placarono e nei mesi successivi le camicie rosse si riorganizzarono.[2] Nel maggio 2011 furono fissate le nuove elezioni che si tennero nel luglio successivo e videro la schiacciante vittoria di Yingluck, candidata del neonato partito Pheu Thai, la quale formò un governo di coalizione. L'opposizione dei conservatori fu inizialmente moderata. Il governo ebbe riconoscimenti positivi per il modo in cui furono gestite le inondazioni che afflissero il Paese alla fine del 2011, le peggiori dall'inizio degli anni sessanta del Novecento.

Gravi critiche furono invece mosse al governo per la gestione del programma che garantiva agli agricoltori un prezzo minimo sulla vendita del riso. Il crollo dei prezzi del mercato del riso provocò ingenti perdite allo Stato; il partito fu accusato di aver intrapreso un'ennesima politica populista al fine di prendere voti e allo stesso tempo di far arricchire intermediari legati agli Shinawatra.[3] Inoltre, nei mesi successivi il governo non riuscì a trovare i fondi per pagare agli agricoltori quanto promesso.[4] In relazione a tali fatti, la responsabilità di malgoverno fu addossata a Yingluck, contro la quale venne aperto un procedimento dalla Commissione anti-corruzione.[5]

Manifestazioni anti-governative del 2013-2014[modifica | modifica wikitesto]

La crisi politica thailandese si riacutizzò con le manifestazioni anti-governative di Bangkok di fine 2013-inizio 2014. Tali manifestazioni ebbero origine nell'ottobre 2013 da una proposta di legge presentata dal governo, che prevedeva un'amnistia per i reati connessi alla crisi politica tra il 2006 e il 2011, di cui avrebbe usufruito anche Thaksin.[6] Contestando la proposta, i conservatori hanno innescato una serie di grandi manifestazioni, paralizzando per lungo tempo buona parte della capitale e determinando la caduta dell'esecutivo di Yingluck, che ha dissolto il Parlamento in dicembre e ha continuato a governare ad interim in attesa di nuove elezioni.[7]

Le elezioni furono fissate per il 2 febbraio 2014, ma vennero boicottate dall'opposizione che presidiò i seggi elettorali per impedire di votare. I conservatori hanno chiesto che alla famiglia Shinawatra venga preclusa la possibilità di controllare il governo con una legge elettorale, senza la quale quasi sicuramente i partiti vicini agli Shinawatra vincerebbero, come è successo in tutte le consultazioni a partire da quella del 2001.[8]

Destituzione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo sette mesi di dure proteste, che chiedevano le sue dimissioni perché rappresentava gli interessi del deposto fratello, nel maggio del 2014 Yingluck è stata destituita con una sentenza della Corte Costituzionale, come era successo ai suoi predecessori Samak Sundaravej e Somchai Wongsawat. È stata riconosciuta colpevole di "abuso del potere politico a fini personali", per aver rimosso dall'incarico nel 2011 l’ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale ed averlo sostituito con un proprio parente. Con tale sentenza sono stati destituiti anche tutti gli altri ministri in carica quando successe il fatto. Il nuovo esecutivo provvisorio è stato formato con altri politici della coalizione che era al governo, non implicati nella rimozione dell'ufficiale nel 2011. Primo minstro ad interim è stato nominato Niwatthamrong Boonsongpaisan, l'ex ministro del Commercio, incaricato di guidare il Paese verso nuove elezioni.[9]

La destituzione di Yingluck ha creato preoccupazione per le eventuali ritorsioni ad opera delle camicie rosse. I dimostranti anti-governativi hanno proseguito a protestare e a chiedere al senato di proclamare un nuovo governo che prepari una nuova legge elettorale. Anche le camicie rosse si sono riunite in massa nei pressi della capitale in supporto del governo e si è temuto che la vicinanza tra i due schieramenti potesse portare a una guerra civile.[10]

Colpo di Stato militare del maggio 2014[modifica | modifica wikitesto]

Con l'acutizzarsi della tensione, il 20 maggio 2014 i militari del neonato Consiglio Nazionale per il Mantenimento della Pace e dell'Ordine, capeggiato dal comandante in capo dell'esercito Prayuth Chan-ocha, hanno proclamato una legge marziale ed il 22 successivo hanno effettuato un colpo di Stato, il dodicesimo da quando è stata concessa la Costituzione nel 1932. Il governo ad interim è stato sciolto, la Costituzione (imposta nel 2007 dall'esercito) è stata soppressa, è entrato in vigore il coprifuoco sul territorio nazionale dalle 22 alle 5 e i dimostranti di entrambi gli schieramenti sono stati dispersi. I provvedimenti sono stati presi dopo che, a partire dall'inizio delle proteste in novembre, 28 persone avevano perso la vita e 700 erano state ferite in scontri e attentati collegati alle proteste.[11]

La mattina del 23 maggio, Prayuth Chan-ocha si è auto-proclamato primo ministro ad interim della Thailandia ed ha convocato 23 leader politici nazionali nonché 114 esponenti delle dimostrazioni dei mesi precedenti. All'incontro ha partecipato Yingluck, che è stata tratta in arresto assieme ad alcuni familiari e a molti dei politici ed attivisti presenti, dopo che era stato loro notificato il divieto di lasciare il Paese.[12] È stata rilasciata dopo alcuni giorni, durante i quali non c'erano notizie precise sulla sua sorte.

Tra i primi provvedimenti presi dalla giunta militare, sono stati vietati gli assembramenti di più di 5 persone. L'imponente spiegamento militare che ha accompagnato tali provvedimenti ha reso impossibile organizzare un movimento di resistenza al golpe. Le prime manifestazioni anti-golpiste, a cui hanno partecipato le camicie rosse, sono state disperse con facilità e nel giro di alcuni giorni si sono praticamente azzerate. Gli arresti delle camicie rosse e dei membri del Partito Pheu Thai sono inoltre continuati nei mesi successivi, spesso senza fornire informazioni sulla sorte degli arrestati e trattenendoli oltre i termini previsti dalla legge marziale, in palese contrasto con le convenzioni internazionali sui diritti umani.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Campbell, Charlie, Four Dead as Bangkok Sees Worst Political Violence Since 2010], TIME, 1 dicembre 2013
  2. ^ (EN) Lee Yu Kyung, Thailand: Red Shirts organise for democracy, greenleft.org.au
  3. ^ (EN) Pramotmaneerat, Thammarat, Newly-appointed Commerce Minister not worried about rice pledging program in Thai Financial Post, 1 luglio 2013. URL consultato il 25 maggio 2014.
  4. ^ (EN) Niwatthamrong says farmers will be paid this month‏, englishnews.thaipbs.or.th del 6 gennaio 2014
  5. ^ (EN) Niwatthamrong testifies to NACC‏, englishnews.thaipbs.or.th del 25 aprile 2014
  6. ^ (EN) Marshall, Andrews e Szep, Jason: Insight: How Thaksin's meddling sparked a new Thai crisis for PM sister, Reuters del 30 gennaio 2014
  7. ^ (EN) Sawitta Lefevre, Amy e Petty, Martin: Thai PM calls snap election, protesters want power now], Reuters del 6 dicembre 2013
  8. ^ (EN) Panarat Thepgumpanat, Thais to ponder election under martial law as way out of crisis, reuters.com del 20 maggio 2014
  9. ^ Bultrini, Raimondo, Thailandia, destituita la premier per abuso di potere, repubblica.it del 7 maggio 2014
  10. ^ (EN) Birsel, Robert, Pressure builds on Thai Senate as crisis drags on, reuters.com del 13 maggio 2014
  11. ^ (EN) Amy Sawitta Lefebvre, Thai army takes power in coup after talks between rivals fail, reuters.com del 22 maggio 2014
  12. ^ Thailandia, militari arrestano l'ex premier Yingluck Shinawatra, repubblica.it del 23 maggio 2014
  13. ^ (EN) Arrests of Red Shirt Activists in Thailand Raise ‘Disappearance’ Concerns: Human Right Watch, thesoutheastasiaweekly.com, 14 giugno 2014

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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