Angkor

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Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Angkor
(EN) Angkor
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1992
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Angkor è il sito archeologico più importante della Cambogia ed uno dei più importanti del Sud-est asiatico.[1] Nel periodo compreso fra il IX ed il XV secolo fu il centro politico-religioso dell'Impero Khmer e ne ospitò le capitali.

Occupa parte della vasta piana alluvionale compresa tra il grande lago Tonle Sap a sud e rilievi quali il gruppo montuoso del Phnom Kulen a nord. La città di Siem Reap, sviluppatasi a partire dagli anni venti parallelamente all'aumento del flusso turistico, è il punto principale di accesso.

La maggioranza dei templi più noti e visitati è concentrata in un'area di circa 15 per 6 km, 5 km a nord di Siem Reap, ma l'area totale definibile come Angkor è molto più vasta: il "Parco Archeologico di Angkor" si estende su 400 km² e comprende siti come Kbal Spean, distante 40 km dalla zona centrale.[2]

Angkor
Veduta panoramica di Angkor Wat
Veduta panoramica di Angkor Wat
Localizzazione
Stato Cambogia Cambogia
Provincia Provincia di Siem Reap
Amministrazione
Ente Gruppo Sokimex

Coordinate: 13°26′N 103°50′E / 13.433333°N 103.833333°E13.433333; 103.833333

Studi recenti del "Greater Angkor Project" dell'Università di Sydney[3] hanno del resto evidenziato l'esistenza di una vasta conurbazione a bassa densità, intervallata da campi di riso ed ampia più di 1.000 km², ipotizzando ospitasse centinaia di migliaia di abitanti, in un'epoca in cui le più grandi città europee arrivavano a qualche decina di migliaia. Si trattava quindi del più vasto sito abitato in epoca pre-industriale.[4]

Le costruzioni principali sono circa un'ottantina ma in totale nell'area vi sono circa un migliaio di templi. Variano da rovine ormai costituite da modeste pile di mattoni al famoso Angkor Wat, considerato il più vasto edificio religioso del mondo,[5] la cui effigie stilizzata compare nella bandiera cambogiana. I monumenti hanno tutti carattere religioso perché gli edifici comuni, compresa la residenza reale, erano costruiti in legno e non sono sopravvissuti.

Il termine Angkor[modifica | modifica wikitesto]

Angkor vista dallo spazio

Il termine con cui viene designato il sito, in special modo il nucleo di costruzioni prossimo al Phnom Bakheng, è di origine relativamente moderna. Entrò infatti in uso dopo il suo abbandono da parte della corte reale e di gran parte degli abitanti, in seguito al saccheggio operato dai Thai nel 1431. Deriva dalla pronuncia khmer del sanscrito nagara (नगर in devanagari), "città".[6]

In realtà il nome con cui i suoi costruttori denominavano la città, secondo le iscrizioni, era Yasodharapura.[7] Il nome venne mantenuto nel corso dei secoli,[8] malgrado riedificazioni o spostamenti del suo nucleo principale, costituito dal "tempio di stato". Venne chiamata così anche la sua ultima sua incarnazione, la capitale edificata da Jayavarman VII e cinta da possenti mura di 3 km di lato, oggi Angkor Thom.[9]

Allo stesso modo il nome attuale dei singoli templi differisce da quello con cui erano conosciuti ai tempi della loro costruzione e dedica alla divinità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla preistoria all'Impero Khmer[modifica | modifica wikitesto]

Dal IX all'XI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero Khmer.

Data di fondazione dell'Impero Khmer è considerato l'802, allorché Jayavarman II, impegnato in un'opera di riunificazione dei regni Chenla tramite conquiste militari, matrimoni e vassallaggi, si proclamò chakravartin (sovrano universale, o "re le cui ruote del carro sono inarrestabili") a Mahendrapura. Ipotesi generalmente accettata è che tale località sia Phnom Kulen e Philippe Stern nel 1936 vi identificò nel Rong Chen il primo "tempio montagna" khmer.[10]

Le 340 righe di iscrizioni in sanscrito e khmer antico della stele di fondazione di Sdok Kok Thom (classificata come K.235), di circa 250 anni posteriore, costituiscono la fonte primaria principale sulla dinastia fondata da Jayavarman, che regnò su Angkor per due secoli circa. Proveniente da Vyadhapura, Jayavarman II a cavallo del IX secolo si mosse tra varie località della pianura attorno al grande lago, che garantiva un surplus alimentare in forma di riso e pesce, nonché fertilità del suolo e disponibilità costante di acqua dolce. Per qualche tempo la sua capitale fu Amarendrapura. La locazione precisa non è conosciuta ma si ipotizza potesse trovarsi proprio nella zona di Angkor, in prossimità del lato ovest del baray occidentale. Qui un gruppo di templi in rovina sembrano essere appartenuti a tale epoca, quantomeno nelle loro fondazioni originali, o anche al secolo precedente, come Ak Yum (che finì semisepolto nella costruzione della diga sud del baray occidentale e fu scavato da George Trouvé nel 1935). Jayavarman finì poi con lo stabilirsi ad Hariharalaya, l'odierna Roluos, a meno di 15 km da Angkor, dove morì nell'835. Ivi rimase la capitale con i due re successivi.[10]

Poco dopo la sua ascesa al trono nell'889, a seguito di una lotta violenta per la successione, Yasovarman I spostò la capitale da Hariharalaya ad Angkor, attorno alla collina di Phnom Bakheng, che fece terrazzare e adornò di santuari, creandovi il suo tempio di stato. Edificò inoltre il primo grande bacino idrico di Angkor, il baray orientale.[7]

La mancanza di una regola chiara di successione diretta da padre a figlio, caratteristica dei regni khmer (presso i quali già in epoca pre-angkoriana era molto importante nella trasmissione di titoli e diritti la linea materna)[11], e la complessa rete di relazioni e parentele tra le famiglie nobili erano spesso all'origine di dispute violente tra gli eredi diretti e pretendenti che potevano vantare diritti alla successione.

Fu questo il caso di Jayavarman IV, correlato per parte materna a Yasovarman, che alla sua morte si oppose alla successione filiale. Spostatosi circa 70 km a nord-est, vi creò la propria capitale Lingapura, l'odierna Koh Ker. Il ritorno di Yasodharapura al rango di capitale incontrastata dopo qualche anno di conflitto, ad opera di Rajendravarman (nipote sia Jayavarman IV che di Yasovarman), portò alla costruzione di Pre Rup e Mebon orientale. Il figlio e successore Jayavarman V fece invece edificare Hemasringagiri ("montagna dalla cima dorata"), l'odierno Ta Keo, considerato il primo tempio khmer completamente edificato in arenaria.

Dall'XI secolo alla costruzione di Angkor Wat[modifica | modifica wikitesto]

Da un periodo di guerra civile durato un decennio attorno all'anno 1000 emerse la figura di Suryavarman I. Egli apparteneva ad una nuovo dinastia, probabilmente correlata con stirpi regali precedenti Jayavarman II, chiamata "dei re del sole" per la presenza della divinita solare Surya o Uditya/Āditya nel nome dei regnanti. Grande costruttore (suoi sono il Preah Vihear e Wat Phu, nell'odierno Laos, nonché le opere iniziali del grande complesso di Preah Khan Kompong Svay), celebrò l'acquisizione del potere con una vasta serie di opere nella capitale.

Il suo tempio di stato fu il Phimeanakas, mentre del grandioso palazzo reale, costruito in materiali deperibili, restano solo residui delle fondazioni e mura perimetrali in laterite, che racchiudevano un'area di 600 per 250 metri. Fece anche costruire il bacino idrico del Baray occidentale. Fu un'epoca di grande prosperità e pace interna, mentre verso l'esterno delle guerre di espansione spinsero i confini dell'impero nei territori degli odierni Laos e Thailandia. La tolleranza religiosa da lui esercitata hanno fatto supporre Suryavarman I potesse essere buddista, ma in diversi angoli del regno stabilì i propri linga secondo il culto shivaita devaraja caratteristico dei suoi predecessori.[12] Il suo successore Udayadityavarman II edificò il Mebon occidentale e il grande Baphuon. Costruito su terreno instabile, modificato più volte e già parzialmente crollato in epoca angkoriana, è stato oggetto di un lungo sforzo di ricostruzione e oggetto di una reinaugurazione nel 2011.

Angkor Wat, il tempio più conosciuto di Angkor, venne eretto fra il 1112 e il 1150 da Suryavarman II. Consacrato a Vishnu, a differenza degli altri templi della capitale dedicati solitamente a Shiva, è racchiuso da un amplissimo fossato e mura quadrate di circa 800 metri di lato. Angkor Wat ritrae perfettamente la cosmologia Indù: le torri centrali rappresentano il Monte Meru (la casa degli dei), i muri esterni le montagne che racchiudono il mondo e il fossato l'oceano oltre le montagne.

Jayavarman VII, Angkor Thom e le cronache di Zhou Daguan[modifica | modifica wikitesto]

L'entrata meridionale di Angkor Thom.

Angkor Thom venne costruita dopo un periodo buio, culminato nel saccheggio della capitale da parte dei vicini Chăm nel 1177. L'enorme attività costruttrice di Jayavarman VII si svolse, secondo Stern, in tre fasi. Nella prima edificò opere pubbliche, come le dharmasala, ponti e strade ed il proprio baray, lo Jayatataka, associato al grande tempio di Preah Khan, costruito secondo la tradizione sul luogo della vittoria sui Cham. Nella seconda fase costruì una serie di templi, dedicati ai propri progenitori divinizzati. Il primo fu il noto Ta Prohm, dedicato alla madre in forma divinizzata di Prajnaparamita, dea della saggezza e madre in senso metaforico dei Buddha. Durante il suo regno si ebbe infatti l'avvento del buddhismo mahayana come religione di Stato e l'identificazione del sovrano nella figura di Lokeśvara, anche se già da tempo buddhismo e induismo convivevano in un clima di tolleranza religiosa. Seguì il Preah Khan, dedicato al padre. La terza fase culminò nella costruzione del "tempio-montagna" noto come Bayon (nome attribuitogli dai francesi nel XIX secolo, come gran parte dei nomi moderni dei templi khmer, il suo nome originario era Madhyadri),[13] centro ideale della nuova capitale, con le sue curiose torri quadrate che riportano sui lati raffigurazioni enormi del volto di Lokeśvara.[14] Leggermente scostato dal centro geometrico di Angkor Thom, caratteristica comune nell'architettura khmer, dimostra in alcuni dettagli che l'attività edilizia di quegli anni fu talmente frenetica da impedire di raggiungere il grado di raffinatezza e precisione di costruzioni precedenti. Il tempio venne modificato più volte dai successori.

Dopo la frenesia caratteristica del regno di Jayavarman VII, l'edificazione di templi in pietra praticamente cessò e ci si limitò perlopiù a interventi sugli edifici esistenti. L'ultimo tempio costruito ad Angkor risulta infatti essere il Mangalartha[15], inaugurato nel 1295 da Jayavarman VIII. Durante il suo regno si ebbe un ritorno all'induismo, che conobbe anche atti di iconoclastia su statue ed edifici di ispirazione buddhista. A partire dal XIV secolo il buddhismo theravada diventò però la religione ufficiale, ancor oggi dominante in Cambogia. Alla fine del XIII secolo la capitale venne visitata da Zhou Daguan, un diplomatico cinese che lasciò un colorito resoconto della vita quotidiana della corte khmer del tempo e una descrizione della città, al culmine del suo splendore, in cui spicca la grande "Torre di bronzo", identificata con il Baphuon.

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del XV secolo le grandi costruzioni di Angkor vennero quasi del tutto abbandonate, malgrado ancora nel corso del XVI secolo venissero operati dei restauri ordinati da re Ang Chan I. L'area però non fu abbandonata totalmente. Angkor Wat ad esempio divenne un monastero buddista e centro di pellegrinaggio.

L'ipotesi tradizionale attribuiva l'abbandono al saccheggio operato dai thai nel 1431 e ad un conseguente sprofondamento in un periodo buio. Nel tempo si sono tuttavia aggiunte altre considerazioni circa lo spostamento del centro politico ed economico del regno nella zona dell'attuale capitale Phnom Penh, in particolare relativamente all'aumento del commercio marittimo cinese e alla conseguente necessità di migliori collegamenti con le zone costiere. Del resto ancora nel XVI secolo i khmer apparivano abbastanza forti militarmente da sconfiggere i thai, con i quali peraltro erano stabiliti da tempo forti legami economici e culturali.

Vi si aggiunge l'ipotesi avanzata negli anni settanta da Groslier circa una decadenza determinata più da motivi ecologici, causa lo sfruttamento eccessivo del territorio, che da eventi storici precisi. Essa ha trovato riscontro in ricerche recenti.[16][17] Secondo tale tesi, la diminuita efficienza dell'apparato irrigativo, che avrebbe permesso l'esistenza della grande città e fornito il surplus di manodopera necessario alla costruzione e manutenzione dei templi, portò a una diminuzione del potere reale e della centralizzazione necessaria alle grandi opere, nonché al rapido declino demografico-politico del sito.

Storia recente[modifica | modifica wikitesto]

La "riscoperta"[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie su un'incredibile città di pietra racchiusa dalla giungla giunsero in Occidente verso la fine del XVI secolo, ad opera di portoghesi transfughi da Sumatra, occupata dagli Olandesi. Il primo resoconto dettagliato in ordine di tempo[18] fu opera di Diogo do Couto, storico portoghese che si ritiene abbia raccolto la testimonianza di Antonio de Magdalena, frate cappuccino che visitò Angkor attorno al 1585.[19]

Le rovine di Angkor Thom, paragonate all'Atlantide di Platone, vennero addirittura fantasiosamente attribuite all'imperatore romano Traiano.[20]

La grande città e i suoi templi restarono in buona parte nascosti dalla vegetazione fino alla seconda metà del XIX secolo, quando i resoconti di esplorazioni perlopiù francesi iniziarono il mito della scoperta della "città perduta nella giungla" che affascinò generazioni di europei. Preminente in tal senso fu l'influenza dei racconti di viaggio di Henri Mauhot. I pregevoli disegni che illustravano Voyage dans les royaumes de Siam, de Cambodge, de Laos, pubblicato postumo causa la morte per malaria, gli garantirono il successo che non aveva avuto ad esempio Voyage dans l'Indo-Chine, 1848-1856, resoconto di viaggio di padre Bouillevaux, un missionario francese che aveva visitato Angkor dieci anni prima. In realtà il sito era rimasto comunque in parte abitato, e visitato più volte nel XVII secolo da portoghesi e spagnoli.[21]

Ricerca e restauro[modifica | modifica wikitesto]

Durante la dominazione francese vennero intrapresi innanzitutto lo studio e quindi anche il restauro dei monumenti. Nel 1907 la regione venne infatti restituita dal regno del Siam alla Cambogia e la soprintendenza alla conservazione archeologica di Angkor venne assegnata all'EFEO. Il primo Soprintendente di Angkor fu Henri Parmentier, cui succedette Jean Commaille.

Nel 1920 fu inaugurato il Museo nazionale di Cambogia, creato a Phnom Penh da George Groslier e venne istituito il Parco di Ankgor.[22] Sotto la guida di Henri Marchal vennero intrapresi lavori di scavo e restauro su scala più vasta, in buona parte con il metodo dell'anastilosi, continuati con Georges Trouvè e Maurice Glaize.

Dopo la parentesi della seconda guerra mondiale, l'opera dell'EFEO venne ripresa. Un notevole impulso alla ricerca archeologica venne dalla nomina a soprintendente di Bernard Philippe Groslier, che continuò ed ampliò l'opera del predecessore Jean Laur dalla fine del 1959. Nel 1972 la guerra civile costrinse Groslier e gli ultimi studiosi francesi a rifugiarsi a Phnom Penh.[22] Il sito venne in parte minato dai khmer rossi, che comunque non danneggiarono i monumenti.

I lavori di studio e restauro ripresero solo dopo il ritiro delle truppe vietnamite del 1989. Nel 1991 Federico Mayor, direttore dell'UNESCO, visitò il sito, che l'anno successivo venne inserito tra i patrimoni dell'umanità.[23] All'EFEO si unirono team giapponesi, dell'UNESCO e di altre organizzazioni, come il World Monuments Fund e il German Apsara Conservation Project. Per coordinare i vari team e offrire supporto tecnico, nel 1993 venne creato l'International Coordinating Committee for the Safeguarding and Development of the Historic Site of Angkor (ICC), guidato da francesi e giapponesi. Dal lato cambogiano, nel 1995 per decreto reale venne costituito l'APSARA (Authority for the Protection and Management of Angkor and the Region of Siem Reap), con giurisdizione sul parco archeologico.[24] A testimonianza del lavoro svolto, nel 2004 Angkor è stato rimosso dalla lista dei patrimoni dell'umanità che si trovano in stato di pericolo.[25]

Angkor oggi[modifica | modifica wikitesto]

Furti d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Causa anche le travagliate condizioni politiche e l'estrema povertà della popolazione, il saccheggio dei monumenti e il traffico di beni artistici è storicamente un grave problema. Statue ed altri manufatti vennero sottratti del resto già ai tempi del saccheggio di Angkor da parte dei thai nel quindicesimo secolo (a Mandalay sono ad esempio esposte delle statue di bronzo khmer sottratte dai birmani nel saccheggio di Ayutthaya)[26]

Il turismo di massa[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire degli anni venti malgrado le difficoltà di accesso il sito cominciò a diventare un'attrazione turistica, inizialmente per un pubblico d'elite. Lo testimoniano l'apertura del Grand Hotel d'Angkor e lo sviluppo dell'originario villaggio di Siem Reap. Celebre rimase la visita di Charlie Chaplin nel 1936.[27]

La fine della guerra civile ha riportato ad Angkor il turismo di massa, con i relativi problemi di conservazione dovuti alla massiccia presenza di turisti, che si aggira sui due milioni di presenze l'anno. Punto principale d'accesso resta Siem Reap, dotata di un aeroporto internazionale con oltre un milione di arrivi l'anno[28] e di collegamenti con la Thailandia.

Arte e architettura[modifica | modifica wikitesto]

Le costruzioni angkoriane hanno natura religiosa. I khmer infatti costruivano abitazioni e edifici a uso civile (compreso lo stesso palazzo reale) in materiali deperibili, principalmente legno. Va inoltre tenuto presente che i templi khmer non erano deputati ad accogliere assemblee di culto. Essi erano infatti destinati a dimora degli dei cui erano dedicati, nella forma di una raffigurazione (un linga o una statua) permeata dalla divinità, installata in una stanza centrale di dimensioni ridotte. Ad esempio il santuario centrale dell'Angkor Wat misura solo 4,6 per 4,7 m. In molti casi un singolo tempio poteva ospitare una moltitudine di raffigurazioni divine, per dire il Preah Khan originariamente ne ospitava 400 e ne furono poi aggiunte altre.[29] Molti templi induisti furono successivamente adattati a templi buddisti mentre altri, come Ta Prohm, lo furono fin dall'origine.

Vi è una continuità architettonica, oltre che storica, con i precedenti regni khmer di Chenla. I templi più antichi di Angkor sono infatti costruiti di mattoni, come quelli di Sambor Prei Kuk. Al posto della comune malta veniva utilizzato un composto vegetale che garantiva una maggior compattezza estetica. In alcuni casi, come nel Prasat Kravan, le superfici in mattoni venivano lavorate.[30] Più comunemente esse venivano ricoperte di stucco lavorato, di cui restano solo tracce, e dipinte a colori vivaci. Pigmenti sembra fossero del resto applicati in genere a tutte le superfici. Ancor oggi i bassorilievi di Angkor Wat riportano tracce dei vivaci colori (rosso, bianco, oro) di cui erano ricoperti.[31]

L'arenaria, materiale pesante e dall'estrazione onerosa, che doveva essere trasportato dalle lontane cave del Phnom Kulen probabilmente per via fluviale, venne inizialmente riservato ai particolari di pregio, come gli ingressi. Solo dalla fine del X secolo i Khmer furono in grado di costruire templi interamente in arenaria, il primo dei quali fu Ta Keo.[30]

La laterite, materiale relativamente abbondante in zona ed assai resistente ma scarsamente lavorabile una volta solidificata, veniva utilizzata per elementi destinati a non essere lavorati sulla superficie, come basamenti, recinzioni ed elementi interni di sostegno.

Angkor al cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 comparve sugli schermi il film Tomb Raider, le cui riprese sono state condotte in vari siti di Angkor, tra cui Ta Prohm.

Anche il film In the Mood for Love di Wong Kar-wai ha alcune scene girate ad Angkor.

Compare infine in alcune rapide scene di Transformers 3 come uno dei siti scelti dai Decepticon per il lancio dei loro pilastri.

Frasi e termini khmer ricorrenti[32][modifica | modifica wikitesto]

Angkor 
"città", dal sanscrito nagara
Banteay 
"cittadella" o "fortezza", utilizzato anche per templi circondati da mura
Baray 
bacino idrico artificiale
Eśvara o Iśvara 
suffisso che indica il dio Shiva
Gopura 
termine sanscrito per "padiglione d'entrata" o "ingresso"
Jaya 
prefisso sanscrito (जय) per nomi propri, significa "vittoria"
Phnom 
"montagna"
Prasat 
"torre", usato genericamente come apposizione nei nomi moderni dei templi
Preah 
termine che riferito a una persona significa "eccellente", utilizzato per cose o costruzioni nel senso di "sacro" (es.Preah Khan significa "spada sacra")
Srei o Srey 
"donna" (Banteay Srei significa "cittadella delle donne")
Ta 
"nonno", a volte più genericamente "progenitore" (Neak ta sta per "progenitori" o "spiriti ancestrali")
Thom 
"grande" ('Angkor Thom, "grande città")
Varman 
suffisso che sta per "scudo" o "protettore" (Suryavarman significa "protetto da Surya", il dio-sole)
Wat 
tempio (buddista)

I siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

L'area di Angkor comprende alcuni importanti siti archeologici, fra cui:

Il ponte naga ad Angkor Wat, fotografato al tramonto
Una vista aerea di Angkor Wat

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://whc.unesco.org/en/list/668, UNESCO. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  2. ^ Royal Decree establishing Protected Cultural Zones, APSARA Authority, 1994. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  3. ^ Greater Angkor Project, The University of Sidney. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  4. ^ (EN) Damian Evans et al., A comprehensive archaeological map of the world's largest preindustrial settlement complex at Angkor, Cambodia (PDF), 2007. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  5. ^ Largest religious structure, Guinness World Records, 2012. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  6. ^ termine usato soprattutto in pali, la lingua dei testi del Buddhismo Theravāda, spesso "città fortificata", vedi (EN) T.W.Rhys Davids, William Stede, Pali-English Dictionary, Asian Educational Services, India, 2007, ISBN 978-81-206-1273-0.
  7. ^ a b Claude Jacques, History of the Phnom Bakheng monument (PDF), Phnom Bakheng workshop on public interpretation, ed.Jane Clark Chermayeff & Associates, World Monuments Fund, dicembre 2005, ISBN 978-99950-51-03-7. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  8. ^ Higham, 2003, p.138
  9. ^ Christophe Pottier, Searching for Goloupura (PDF), Phnom Bakheng workshop on public interpretation, ed.Jane Clark Chermayeff & Associates, World Monuments Fund, dicembre 2005, pp. 41-72, ISBN 978-99950-51-03-7. URL consultato il 20 novembre 2009.
  10. ^ a b Higham, 2003, pp.53-59
  11. ^ Michael Vickery, Society, economics, and politics in pre-angkor cambodia : The 7th-8th centuries, Centre for East Asian Cultural Studies for Unesco, Toyo Bunko, 1998, pp. 260-270, ISBN 978-4-89656-110-4.
  12. ^ Higham, 2003, pp.91-101
  13. ^ HIgham, 2001, p.130
  14. ^ Chandler, 2008, pp.66-80
  15. ^ Freeman e Jacques, 1999, p.120
  16. ^ Angkor, vittima della sua complessità, Le Scienze, 14 settembre 2007.
  17. ^ Roland Fletcher, Dan Penny, Damian Evans, Christophe Pottier, Mike Barbetti, Matti Kummu, Terry Lustig, APSARA, The water management network of Angkor, Cambodia in Antiquity, vol. 82, 2008, pp. 658–670.
  18. ^ fu però pubblicato solo in epoca moderna, vedi Bernard Philippe Groslier, Angkor and Cambodia in the sixteenth century: according to Portuguese and Spanish sources, Orchid Press, 2006, ISBN 978-974-524-053-7.
  19. ^ Rooney, 2005, p.44
  20. ^ Higham, 2001, p.140
  21. ^ Zak Keith, Angkor and Henri Mouhot: Myths about the discovery of Angkor. URL consultato il 16 febbraio 2013.
  22. ^ a b Clémentin-Ojha & Manguin, 2007, pp.93-102
  23. ^ Alison Behnke, Angkor Wat: Unearthing Ancient Worlds, Twenty-First Century Books, p. 54, ISBN 978-0-8225-7585-6.
  24. ^ APSARA, History & organization. URL consultato il 31 marzo 2013.
  25. ^ Decisions - 28COM 15A.23, UNESCO. URL consultato il 31 marzo 2013.
  26. ^ Robert Reid, Michael Grosberg, Myanmar (Burma), Lonely Planet, 2005, p. 234, ISBN 978-1-74059-695-4..
  27. ^ Charlie Chaplin in Cambodia, The Phnom Penh Post, 23-6-200. URL consultato il 23 novembre 2014.
  28. ^ Statistics and Tourism Information Department - Ministry of Tourism, Tourism statistics report 2013. URL consultato il 24 novembre 2014.
  29. ^ Freeman e Jacques, 1999, pp.22-25
  30. ^ a b Freeman e Jacques, 1999, pp.26-29
  31. ^ Elisabeth A. Bacus, Ian Carvel Glover, Peter D. Sharrock, Vincent C. Pigott (a cura di), Paint, Plaster, and Stucco - Decorative Features of Khmer Temples in Cambodia in Selected Papers from the 10th International Conference of the European Association of Southeast Asian Archaeologists, NUS Press, 2009, ISBN 978-9971-69-405-0.
  32. ^ peaceofangkorphoto.com

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Testi di interesse storico[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Coedès, Pour mieux comprendre Angkor, Paris, A. Maisonneuve, 1947
  • H. Mouhot, Viaggio Nei Regni Di Siam, Di Cambodge, Di Laos Ed in Altre Parti Centrali Dell'Indo-China, Nabu Press, 2012 (ed.italiana), ISBN 978-1295795727

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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