Angkor
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Coordinate: 13°26′N 103°50′E / 13.433°N 103.833°E
| Angkor Angkor |
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| Tipologia | Culturali |
| Criterio | (i) (ii) (iii) (iv) |
| Pericolo | 1992-2004 |
| Anno | 1992 |
| Scheda UNESCO | inglese francese |
Angkor è il sito che nel periodo compreso fra il IX ed il XV secolo fu il centro dell'Impero Khmer e ne ospitò le capitali. È situato pochi chilometri a nord della moderna città di Siem Reap, in Cambogia, che si è sviluppata parallelamente all'aumentare del turismo nella zona. Angkor è stata inclusa fra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Angkor occupa parte della vasta piana alluvionale compresa tra il grande lago Tonle Sap a sud e rilievi quali il gruppo montuoso del Phnom Kulen a nord.
Poco dopo la sua ascesa al trono nell'889, a seguito di una lotta violenta per la successione, Yasovarman I spostò la capitale da Hariharalaya (l'odierna Roluos) ad Angkor, una quindicina di chilometri a nord-ovest, attorno alla collina di Phnom Bakheng, che fece terrazzare e adornò di santuari, creandovi il suo tempio di stato. La nuova capitale venne chiamata Yasodharapura (in sanscrito "città che porta gloria").[1] Il nome venne mantenuto, nel corso dei secoli in cui il sito fu abitato, per le capitali che diversi re edificarono nella stessa zona, compresa quella cinta da possenti mura costruita da Jayavarman VII oggi conosciuta come Angkor Thom.[2]
A seguito del decadere della potenza dell'Impero Khmer e dell'ultimo di una serie di saccheggi ad opera dei Thai del Regno Ayutthaya, avvenuto nel 1431 (data che convenzionalmente segna la fine dell'Impero Khmer), il governo e gran parte della popolazione abbandonarono la vecchia capitale e si trasferirono a sud, nell'area di Phnom Penh. Il termine Angkor convenzionalmente usato per la regione deriva dalla pronuncia khmer del termine sanscrito nagara (नगर), "città",[3] e cominciò in realtà ad essere utilizzato quando l'Impero Khmer si era ormai dissolto.
Nella zona sono stati catalogati 72 templi principali ed un migliaio circa di templi secondari, gran parte dei quali in rovina. La maggioranza dei templi più noti e visitati è concentrata in un'area di circa 15 km per 6 km, 5 km a nord di Siem Reap, ma l'area totale definibile come Angkor è molto più vasta: il Parco Archeologico di Angkor si estende attualmente su 400 km² e comprende centinaia di templi e santuari, di cui molti in rovina o sepolti, e siti lontani fino a 50 km dalla zona centrale, come Kbal Spean.
L'antica Angkor si estendeva ancora di più, trattandosi di una vasta area irrigata e coltivata a riso, a densità di popolazione relativamente ridotta, che con il surplus agricolo sosteneva il sistema politico-religioso costituito dal governo centrale e dai templi. Le ricerche degli studiosi del "Greater Angkor Project" hanno portato alla luce l'esistenza di un complesso urbano vasto più di 1000 km², che si ipotizza potesse ospitare circa 1.000.000 di abitanti (in un'epoca in cui le più grandi città europee arrivavano a qualche decina di migliaia di abitanti!).
Il più significativo e conosciuto dei templi è l'Angkor Wat, che fu l'unico tempio di grandi dimensioni a non essere mai abbandonato, continuando ad essere utilizzato come monastero buddista anche dopo il XVI secolo. I monumenti hanno tutti carattere religioso perché gli edifici comuni, compresa la residenza reale, erano costruiti in legno e non sono sopravvissuti.
Le prime notizie su un'incredibile città di pietra racchiusa dalla giungla giunsero in Occidente verso la fine del XVI secolo, ad opera di Portoghesi transfughi da Sumatra, occupata dagli Olandesi. Il primo resoconto dettagliato in ordine di tempo[4] fu opera di Diogo do Couto, storico portoghese che si ritiene abbia raccolto la testimonianza di Antonio de Magdalena, frate cappuccino che visitò Angkor attorno al 1585.[5]
A partire dalla fine dell'Ottocento, durante la dominazione francese, vennero intrapresi innanzitutto lo studio e quindi anche il restauro dei monumenti, interrottisi nel sanguinoso e movimentato ventennio che iniziò con la Guerra civile cambogiana e ripresi agli inizi degli anni Novanta da diversi progetti internazionali.
Molti dei monumenti sono stati ripuliti dalla vegetazione e restaurati e nel complesso essi rappresentano il punto più alto mai raggiunto dall'architettura Khmer. Il numero di turisti che visita ogni anno Angkor si avvicina ai due milioni.
Indice |
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Impero Khmer. |
In un periodo di tempo di 300 anni, fra il 900 ed il 1200, l'Impero Khmer costruì alcuni dei capolavori dell'architettura mondiale, non solo nell'area di Angkor ma anche in siti remoti oggi situati fuori dal territorio cambogiano, quali Wat Phu e Phimai.
Il tempio principale, Angkor Wat, venne eretto fra il 1112 e il 1150 da Suryavarman II. Racchiuso da un amplissimo fossato e mura quadrate di circa 800 metri di lato, Angkor Wat ritrae perfettamente la cosmologia Indù, con le torri centrali che rappresentano il Monte Meru (la casa degli dei), i muri esterni che rappresentano le montagne che racchiudono il mondo, mentre il fossato rappresenta l'oceano oltre le montagne.
La capitale di Angkor Thom, costruita dopo il saccheggio dei Chăm del 1177, ha al suo centro il Bayon. La costruzione di Angkor Thom coincise con l'avvento del Buddhismo Mahayana come religione di stato, anche se già da tempo buddhismo e induismo convivevano in un clima di ampia tolleranza religiosa. Con Jayavarman VIII si ebbe un ritorno all'induismo che conobbe anche atti di violenza e la profanazione su vasta scala delle immagini religiose buddiste, prima che il Buddhismo Theravada diventasse a partire dal XIV secolo la religione ancor oggi dominante in Cambogia.
Nel corso del XV secolo quasi tutto il complesso di Angkor venne abbandonato in seguito all'attacco dei Thai, ad eccezione di Angkor Wat che rimase un centro di pellegrinaggio buddista. La grande città e i suoi templi restarono pressoché nascosti dalla vegetazione fino alla fine del XIX secolo, quando gli archeologi francesi cominciarono un lungo lavoro di restauro. Fra il 1907 ed il 1970 i restauri di Angkor furono condotti sotto la supervisione della École française d'Extrême-Orient.
I lavori ripresero poi alla fine della guerra civile e, fino al 1993, furono condotti da un team composto da esperti francesi, giapponesi e un gruppo dell'UNESCO. Alcuni templi sono stati smontati pietra dopo pietra e ricostruiti su fondazioni più solide. La fine della guerra civile ha portato ad Angkor il turismo di massa, il che significa maggiori fondi a disposizione per i restauri ma anche maggiori problemi di conservazione dovuti alla massiccia presenza di turisti.
[modifica] Angkor al cinema
Nel 2001 comparve sugli schermi il film Tomb Raider, le cui riprese sono state condotte in vari siti di Angkor, tra cui Ta Prohm.
Anche il film In the Mood for Love di Wong Kar-wai ha alcune scene girate ad Angkor.
[modifica] Frasi e termini khmer ricorrenti[6]
- Angkor
- "città", dal sanscrito nagara
- Banteay
- "cittadella" o "fortezza", utilizzato anche per templi circondati da mura
- Baray
- bacino idrico artificiale
- Eśvara o Iśvara
- suffisso che indica il dio Shiva
- Gopura
- termine sanscrito per "padiglione d'entrata" o "ingresso"
- Jaya
- prefisso sanscrito ( जय ) per nomi propri, significa "vittoria"
- Phnom
- "montagna"
- Prasat
- "torre", usato genericamente come apposizione nei nomi moderni dei templi
- Preah
- termine che riferito a una persona significa "eccellente", utilizzato per cose o costruzioni nel senso di "sacro" (es.Preah Khan significa "spada sacra")
- Srei o Srey
- "donna" (Banteay Srei significa "cittadella delle donne")
- Ta
- "nonno", a volte più genericamente "progenitore" (Neak ta sta per "progenitori" o "spiriti ancestrali")
- Thom
- "grande" ('Angkor Thom, "grande città")
- Varman
- suffisso che sta per "scudo" o "protettore" (Suryavarman significa "protetto da Surya", il dio-sole)
- Wat
- tempio (buddista)
[modifica] I siti archeologici
L'area di Angkor comprende alcuni importanti siti archeologici, fra cui:
- Ak Yum
- Angkor Thom
- Angkor Wat
- Baksei Chamkrong
- Banteay Kdei
- Banteay Samré
- Banteay Srei
- Baphuon
- il Bayon
- Chau Say Tevoda
- Baray occidentale
- Baray orientale
- Kbal Spean
- il Khleangs
- Krol Ko
- Lolei
- Mebon occidentale
- Mebon orientale
- Neak Pean
- Phimeanakas
- Phnom Bakheng
- Phnom Krom
- Prasat Kravan
- Preah Khan
- Preah Ko
- Preah Palilay
- Preah Pithu
- Pre Rup
- Spean Thma
- Srah Srang
- Ta Prohm
- Ta Som
- Ta Keo
- Terrazza degli elefanti
- Terrazza del re lebbroso
- Thommanon
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Claude Jacques (dicembre 2005). "History of the Phnom Bakheng monument" (PDF). Phnom Bakheng workshop on public intepretation, ed.Jane Clark Chermayeff & Associates, 23-40, World Monuments Fund. ISBN 978-99950-51-03-7. URL consultato il 20-11-2009.
- ^ Christophe Pottier (dicembre 2005). "Searching for Goloupura" (PDF). Phnom Bakheng workshop on public intepretation, ed.Jane Clark Chermayeff & Associates, 41-72, World Monuments Fund. ISBN 978-99950-51-03-7. URL consultato il 20-11-2009.
- ^ termine usato soprattutto in pali, la lingua dei testi del Buddhismo Theravāda, spesso "città fortificata", vedi T.W.Rhys Davids; William Stede, Pali-English Dictionary (in inglese), Asian Educational Services, India, 2007. ISBN 978-81-206-1273-0
- ^ fu però pubblicato solo in epoca moderna, vedi Bernard Philippe Groslier, Angkor and Cambodia in the sixteenth century: according to Portuguese and Spanish sources, Orchid Press, 2006. ISBN 978-9745240537
- ^ Rooney, 2005, op. cit., p.44
- ^ peaceofangkorphoto.com
[modifica] Bibliografia
- John Audric, Angkor and the Khmer Empire, London, R. Hale, 1972
- Michael Freeman, Jacques Claude, Ancient Angkor, Trumbull, Conn., Weatherhill, 1999
- G. Coedès, Pour mieux comprendre Angkor, Paris, A. Maisonneuve, 1947
- M. Giteau, Histoire d'Angkor, Paris, PUF, 1974
- (EN)Charles Higham, The Civilization of Angkor, Phoenix, 2001. ISBN 978-1-84212-584-7
- (EN)Dawn F. Rooney, Angkor: Cambodia's wondrous khmer temples, 5a, Odissey, 2005. ISBN 9789622177277
- (EN)National Review: In Pol Pot Land: Ruins of varying types Sept 29, 2003.
- (EN)UNESCO: International Programme for the Preservation of Angkor
- Piergiorgio Pescali, Indocina, Bologna, Emil, 2010, pagine 368. ISBN 978-88-9602-642-7
[modifica] Collegamenti esterni
- (EN)APSARA - Authority for the Protection and Management of Angkor and the Region of Siem Reap
- (EN)Città di Siem Reap.
- Un tour virtuale in 3 dimensioni dei templi di Angkor
- Una vista dal satellite centrata su Angkor Wat, col Tonle Sap in basso, tratta da Google Maps
- (EN)La storica guida di Maurice Glaize in versione online
- (EN)(DE)Guida online di J.R.Zieger
- (IT)Angkor: parco storico nazionale o cantiere all'aperto?
- (EN)Una lista delle rovine, dei templi e dei monumenti di Angkor, tratta da AsiaExplorers
- Immagine della NASA ad alta risoluzione
- (EN)Pagina del sito dell'UNESCO relativa ad Angkor
- (IT)Angkor, vittima della sua complessità - Le Scienze
[modifica] Altri progetti
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