Battaglia di Dien Bien Phu

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Battaglia di Dien Bien Phu
parte della Guerra d'Indocina
Dien bien phu castor or siege deinterlaced.png
Lancio di paracadutisti francesi da un C-119 fornito dagli Stati Uniti.
Data 13 marzo - 7 maggio 1954
Luogo Dien Bien Phu, nord-ovest del Vietnam
Esito Vittoria decisiva vietnamita
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
18.000 uomini 50.000 uomini
Perdite
2.293 morti
5.195 feriti
10.998 prigionieri
8.000 morti
15.000 feriti
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La Battaglia di Ðiện Biên Phủ (in francese: Bataille de Diên Biên Phu; in vietnamita: Chiến dịch Điện Biên Phủ) fu combattuta fra il 13 marzo 1954 e il 7 maggio 1954 dalle truppe francesi del Corpo di spedizione francese in Estremo Oriente (Corps expéditionnaire français en Extrême-Orient) e le truppe indipendentiste del Việt Minh (abbreviazione di Việt Nam Độc lập Đồng minh Hội - Lega per l'Indipendenza del Vietnam) nei dintorni del villaggio di Dien Bien Phu, nel nord-ovest del Viet Nam. Fu la battaglia culminante della guerra d'Indocina e terminò con la resa delle forze francesi. L'esito della battaglia influenzò l'andamento dei negoziati fra le due parti in lotta in corso alla conferenza di Ginevra circa il futuro dell'Indocina francese, portando alla fine della guerra e alla firma degli accordi di pace di Ginevra del 21 luglio 1954, in base ai quali la Francia dovette accettare di ritirare le proprie truppe dall'intera Indocina francese, mentre il Vietnam venne diviso temporaneamente (in attesa delle elezioni generali che si sarebbero dovute tenere nel 1956) lungo il 17º parallelo, a nord del quale si costituì la Repubblica Democratica del Vietnam, governata dal Viet Minh, e a sud si insediò un governo retto, almeno formalmente, dall'ex imperatore Bao Dai, che l'anno seguente venne esautorato dal primo ministro Ngo Dinh Diem, che si autoproclamò presidente della Repubblica del Vietnam costituita sul territorio vietnamita a sud del 17º parallelo.

Premesse[modifica | modifica sorgente]

Nel 1953 i francesi avevano iniziato il processo di rafforzamento delle loro difese nella regione del delta di Hanoi e si stavano genericamente preparando per una serie di offensive contro le attività dei Việt Minh nel nord-ovest del Vietnam. I francesi avevano preparato nell'area una serie di città fortificate e avamposti, compresa Lai-Chau vicino al confine con la Cina a nord, Na San ad ovest di Hanoi, Luang-Prabang e Plaine des Jarres nel Laos settentrionale.

Quella stessa primavera il generale Giap lanciò una grande offensiva contro Nan Sanh. Dopo diversi giorni di combattimenti feroci, i Việt Minh erano in rotta, lasciando 1.544 caduti e 1.932 feriti in grado di spostarsi. Võ Nguyên Giáp ritirò la maggioranza delle sue forze, ma lasciò piccoli gruppi a cercare di ostacolare ogni tentativo di ritirata francese. Ciononostante Navarre ritirò con successo le forze da Nan Sanh poco dopo il suo arrivo in maggio.

Fu a questo punto che i francesi iniziarono a pensare a Ðiện Biên Phủ. Nelle battaglie in campo aperto la superiore potenza di fuoco dei francesi li portava invariabilmente alla vittoria, ma nel passato i Việt Minh in genere avevano evitato tali tipi di scontro. Con il loro numero crescente e un generale bisogno di essere coinvolti nell'azione, sembrò che la guerra sarebbe entrata in una nuova fase. Se una piccola base approntata in fretta come Nan Sanh poteva fare così tanti danni, ai francesi sembrò che una base bene organizzata li avrebbe portati a raggiungere lo scopo.

Furono studiati diversi siti, ma Ðiện Biên Phủ era sempre in cima alla lista: si trovava in una valle a forma di ciotola, con un fondo abbastanza piatto per ospitare una grande base aerea, era servita da diverse strade principali e circondata da colline facilmente difendibili. Prendendo le colline la valle sarebbe stata al sicuro e poteva essere usata come principale percorso per i rifornimenti aerei.

Tali vantaggi erano svantaggi per i Việt Minh. Alcune loro concentrazioni erano sul lato opposto della valle, rifornite attraverso strade che sarebbero state tagliate. Queste forze sarebbero state costrette a spostarsi a est, su terreni più aspri, o a tentare di aprire le strade con un attacco alla base stessa. I francesi speravano nella seconda ipotesi. Inoltre lo stesso terreno avrebbe impedito il movimento nell'area dell'artiglieria Việt Minh, fornita dai cinesi.

D'altra parte, Ðiện Biên Phủ era abbastanza lontana da Hanoi e, se fosse scoppiata una grande battaglia, le unità di trasporto aereo francesi sarebbero state pressate duramente per reggere alle richieste. Anche se ritenevano che sarebbero appena stati in grado di far funzionare la cosa, nessun passo fu intrapreso per migliorare questa parte vitale dell'operazione.

Ðiện Biên Phủ, nella Provincia di Dien Bien (colorata in verde) era abbastanza distante da Hà Nội, la sede del potere militare francese, tanto da rendere difficoltoso il trasporto aereo.

Operazione Castor[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 1953, mentre entrambe le parti si preparavano per i colloqui di pace, i francesi decisero di rafforzare la loro mano al tavolo delle trattative con una grande vittoria, e iniziarono il processo per prendere Ðiện Biên Phủ.

Le operazioni a Ðiện Biên Phủ iniziarono il mattino del 20 novembre 1953, quando l'Operazione Castor in tre giorni paracadutò nella vallata 3.000 uomini. Nelle settimane successive questa forza crebbe fino a 10.814 uomini. Si trattava di una forza mista, costituita da 2 battaglioni di nativi T'ai, da tre battaglioni di "tirailleurs" algerini, da uno marocchino e da quattro battaglioni francesi tra paracadutisti e Legione Straniera. Queste truppe iniziarono a costruire nella valle una grande base aerea con due piste di decollo, mentre altre occuparono le otto colline che circondavano la valle, fortificandole. Ad ognuna delle colline fu dato un nome di una prostituta, si dice in onore dei successi come tombeur de femmes del comandante della piazzaforte, colonnello (ed in seguito generale) De Castries. All'inizio del 1954 le truppe erano aumentate a 13.000, con diverse unità di artiglieria e alcuni carri leggeri (10 M24).

I Việt Minh erano troppo sparsi per interferire con questi preparativi e ci fu qualche preoccupazione che stessero per ignorare la base e muoversi verso est.

Le cose cambiarono ai primi di marzo del 1954, quando divenne chiaro che un crescente numero di Việt Minh si stava concentrando nell'area. Fu allora che cominciarono a manifestarsi le prime divergenze tra il generale di divisione René Cogny e il suo diretto superiore, il generale Navarre, comandante delle truppe francesi stanziate in Indocina. Il primo, convinto che la base di Dien Bien Phu potesse rappresentare solo un valido "punto d'appoggio" per pattugliamenti su larga scala da effettuare nella zona, insisteva affinché le truppe francesi appena paracadutate fossero impegnate fuori dal perimetro della fortificazione, per sloggiare i Viet Minh dalle colline sovrastanti il campo d'aviazione. Henri Navarre, al contrario, era fermamente convinto della necessità di trasformare l'avamposto di Dien Bien Phu in un'autentica fortezza, in grado di resistere a un assedio protratto, da sfruttare solo in seguito come perno di manovra. Il suo collega sosteneva però che tutto questo sarebbe stato impossibile senza aver prima consolidato le posizioni sulle colline; e i fatti successivi gli avrebbero dato ragione.

La soluzione adottata alla fine fu un compromesso: metà della guarnigione sarebbe stata impiegata in azioni di guerra fuori dalle mura, per setacciare e occupare le colline più basse, mentre l'altra metà sarebbe rimasta all'interno con il compito di rafforzare le difese, impiantando una rete di bunker, scavando profonde trincee sui fianchi dei pendii ed estendendo la zona fortificata di diverse centinaia di metri.

Al riparo delle loro casematte, i francesi si sentivano al sicuro. Ma con gli effettivi ridotti della metà, chi avrebbe provveduto alla difesa del campo d'aviazione? Inoltre gli 80 C-47 disponibili potevano trasportare solo 150 tonnellate di materiale al giorno, mentre per completare le opere di difesa ne sarebbero occorse almeno 30.000.

Gran parte della responsabilità del disastro va dunque attribuita a questa divergenza di opinioni e ai problemi logistici a essa connessi.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

La battaglia si aprì la notte del 13 marzo quando, con grande sorpresa dei francesi, iniziò un massiccio sbarramento di artiglieria. I difensori di Dien Bien Phu furono buttati giù dalle brande e si precipitarono all'aperto indossando gli elmetti e i giubbotti antiproiettile, mentre le bombe di mortaio cadevano con precisione sulla pista d'atterraggio incendiando i depositi e gli aerei a terra. Nei mesi precedenti, infatti, i vietnamiti avevano trasportato a spalla l'artiglieria pesante ricevuta dai cinesi, nella giungla fino in cima alle colline che sovrastavano la base francese, in tutta segretezza, per nulla ostacolati dai francesi.

A fare fuoco erano le batterie di mortai della 351ª divisione pesante, con pezzi da 75 e da 120 mm. Durante la prima notte caddero 9.000 proiettili e le posizioni Beatrice e Gabrielle, tenute in massima parte dai legionari, andarono perse, anche se a caro prezzo per gli attaccanti.

Il problema degli avamposti era che si trovavano fuori dal raggio d'azione di qualsiasi possibile sostegno da parte della base stessa, ed essendo troppo distanziati gli uni dagli altri non erano in grado di darsi aiuto reciproco, per cui in definitiva potevano fare affidamento solo sulle proprie forze. Giap se ne rese conto ben presto e cercò quindi di isolarli con attacchi mirati sui fianchi per poi eliminarli sistematicamente, uno a uno. Ne seguì una feroce battaglia notturna, nella quale non furono rari gli scontri corpo a corpo. I viet minh dal canto loro approfittarono del buio per avvicinarsi il più possibile alle posizioni francesi senza essere visti. Alcuni di loro, giunti a tiro di granata, si buttarono contro le pareti dei bunker con addosso l'esplosivo.

I legionari capirono la tattica e chiesero l'appoggio di un Dakota: quando l'aereo prese a sorvolare la linea di avamposti tirando bengala, i difensori addossati alle piattaforme di tiro riuscirono a vedere la fanteria comunista che strisciava verso le loro posizioni. Vistisi scoperti, i battaglioni nemici si lanciarono all'attacco urlando e in più punti i francesi dovettero combattere come disperati per fermarli. Andò avanti così tutta la notte.

Quello che più preoccupava i francesi era l'artiglieria che teneva sotto tiro la base dall'alto. Come avevano potuto i viet minh piazzarla sulle colline, proprio sotto il loro naso? Come era stato possibile per Giap concentrare in una sola notte una simile quantità di cannoni, senza che i francesi se ne accorgessero? La risposta non tardò ad arrivare: sia Cogny che Navarre avevano completamente sottovalutato il loro avversario. Con una enorme prodezza logistica, i Việt Minh avevano infatti trascinato schiere di pezzi di artiglieria su per i boscosi fianchi delle colline che i francesi avevano segnato come impenetrabili. Il comandante dell'artiglieria francese, Colonnello Piroth, sconvolto dalla sua incapacità di rispondere al fuoco contro le ben camuffate batterie Việt Minh, andò nel suo rifugio, si appoggiò una bomba a mano sul petto e si suicidò. Venne seppellito in gran segreto per evitare la perdita di morale tra le truppe francesi.

I francesi risposero agli attacchi viet minh paracadutando dei rinforzi (fra i quali il 6º battaglione paracadutisti coloniali, giunto a dare il cambio allo stremato 3º battaglione T'ai, che aveva deciso di non combattere più), ma questi vennero bersagliati dai cannoni della contraerea, un'altra sorpresa che i Việt Minh avevano in serbo per loro. Considerando il bisogno vitale di rifornimenti aerei, questo era uno sviluppo problematico. I francesi iniziarono anche a usare i loro caccia-bombardieri contro l'artiglieria vietnamita, ma non giunsero mai abbastanza vicini da ottenere degli effetti consistenti, considerando quanto bene quest'ultima era stata nascosta. Si risolsero pertanto a ordinare ai piloti dei C-47 e dei C-119 di lanciare i loro carichi da 2000 m anziché da 600 m.

Lo schieramento francese a Dien Bien Phu nel marzo 1954. I Francesi presero posizione su di una serie di colline fortificate. Isabelle, la più a sud, era pericolosamente isolata. I Viet Minh disposero le loro 5 divisioni (304a, 308a, 312a, 316a, e 351a) nelle aree circostanti a nord e a est. Da queste postazioni, i Viet Minh avevano una chiara visuale delle fortificazioni francesi ed erano in grado di colpire con precisione usando l'artiglieria.

L'assedio[modifica | modifica sorgente]

Giap intanto stava raccogliendo nuove riserve per l'assedio. A fine marzo disponeva ormai di una massa d'urto di 28 battaglioni, per un totale di tre divisioni, con un grosso parco d'artiglieria concentrato sulle colline attorno a Dien Bien Phu. Avrebbe potuto lanciare tutti i suoi battaglioni contemporaneamente contro le difese di Dien Bien Phu e schiacciare la sua guarnigione grazie al semplice peso del numero, investendola con un unico attacco diretto, ma scelse invece di adottare la tattica del lento strangolamento, tagliandole i rifornimenti e sottoponendola all'azione prolungata delle batterie situate sulle montagne.

Realizzando l'importanza dei rifornimenti aerei, i Việt Minh passarono così dai costosi assalti all'assedio, martellando di bombe le retrovie e i campi aerei fino a quando questi non vennero messi completamente fuori uso. In aggiunta iniziarono a scavare trincee e camminamenti verso il centro del campo, per portarsi via via sempre più vicini all'obbiettivo. La prima pista di decollo cadde dopo un'avanzata di cinque giorni, dal 18 al 23 marzo. L'ultimo aereo atterrò il 28 marzo sulla seconda pista, ma venne distrutto mentre eseguiva la manovra. I francesi risposero con un'offensiva il 28, attaccando le postazioni anti-aeree, con una brillante operazione architettata in sei ore dal tenente colonnello Bigeard e che vide le migliori truppe paracadutiste francesi tenere testa, attaccare e respingere un nemico dieci volte superiore. Il 31 marzo ripresero due delle fortificazioni sulle colline, ma dovettero in seguito abbandonarle a causa della mancanza di rinforzi.

A metà aprile la guarnigione era formata dai resti di cinque battaglioni di paracadutisti, quattro dei quali notevolmente sotto organico, più quattro indeboliti della Legione (1 paracadutisti il 1° REP. A questo si aggiungerà in seguito anche il 2° REP), oltre ai resti di alcuni battaglioni algerini e marocchini. Con i rifornimenti che giungevano solo con lanci paracadutati, il flusso iniziò ad affievolirsi. Una buona parte degli approvvigionamenti atterrava in territorio controllato dai Việt Minh, fornendoli del materiale di cui avevano bisogno. A questo punto i vietnamiti avevano essenzialmente vinto la battaglia, e si riferirono alla fase restante come al "far sanguinare lentamente l'elefante morente", anche perché attacchi frontali avevano avuto come unico risultato quello di infrangersi contro la fanatica resistenza dei difensori. L'area sotto controllo francese veniva restringendosi ogni giorno di più, le due unità chirurgiche presenti all'interno della base lavoravano giorno e notte per alleviare le sofferenze ai feriti, le riserve di acqua e medicine erano agli sgoccioli e persino le munizioni scarseggiavano al punto che diverse sezioni di mitraglieri ricevettero l'ordine di sparare soltanto brevi raffiche per tenere a bada il nemico.

Fu in questo periodo che si formò quella che in seguito venne definita dai detrattori la "mafia paracadutista", il colonnello Langlais - capo delle truppe paracadutiste - appoggiato dai comandanti di battaglione di tali unità (Bigeard, Botella, Tourret, Seguin Pazzis, Brechignac), prese direttamente le redini delle operazioni con il comandante ufficiale De Castries che manteneva un profilo di pura forma. Da quel momento in poi i ruoli di comando venivano affidati non più in base al grado o all'anzianità, ma unicamente al valore personale del singolo ufficiale. Durante l'ultima settimana di aprile, arrivarono gli annuali monsoni, riducendo ulteriormente l'efficacia del supporto aereo che poteva venire fornito agli assediati e portando anche diverse malattie come il piede da trincea e una brutta forma di dissenteria. Le trincee allagate divennero pericolose e i bunker collassarono. Fu così che, nelle ultime settimane di battaglia, entrambi i contendenti si ritrovarono a mollo nell'acqua putrida, con le latrine allagate e i pezzi del parapetto che cedevano trasformati in fango liquido. In questa poltiglia i soldati sguazzavano e consumavano il pasto, il più delle volte freddo, sempre piegati in due per non offrire bersaglio ai cecchini nemici e sempre sotto il fuoco delle granate. La battaglia di Dien Bien Phu aveva ormai assunto tutti i connotati di una battaglia di logoramento, costosa in termini di mezzi e vite sciupate anche agli occhi dell'opinione pubblica internazionale e per di più insensata dal momento che la sconfitta dell'esercito francese, benché i suoi comandanti non fossero disposti ad ammetterlo, era solo più una questione di giorni.

Gli ultimi rimpiazzi, 4.306 soldati, vennero paracadutati tra il 14 marzo e il 6 maggio e non riuscirono nemmeno a compensare le perdite sofferte in quel periodo, che ammontavano a 5.500. A quel punto, gli uomini ancora in grado di reggersi in piedi erano meno di un migliaio.

I francesi videro che la sconfitta era imminente, ma cercarono di resistere fino agli incontri di pace di Ginevra, che ebbero luogo il 26 aprile. L'ultima offensiva francese si svolse il 4 maggio, ma fu inefficace. I Việt Minh iniziarono quindi a martellare il forte con dei missili russi appena acquisiti. La caduta finale prese altri due giorni 6 e 7 maggio, durante i quali i francesi combatterono ma vennero infine travolti da un massiccio assalto frontale. Nel piovoso pomeriggio di quello stesso 7 maggio, Giap venne informato che i francesi avrebbero cessato il fuoco per le ore 17:30.

L'ultimo caposaldo a cadere fu Isabelle. Là continuarono a battersi ancora mille uomini della Legione Straniera che rifiutavano di arrendersi, posti sotto la guida del colonnello Lalande. Dopo aver esaurito tutte le scorte di munizioni, i sopravvissuti tentarono un'ultima sortita con il favore del buio, ma furono uccisi tutti quanti.

La battaglia per Dien Bien Phu si era conclusa dopo quasi cinquantasei giorni di assedio. Circa 5.000 dei 20.000 soldati francesi che vi avevano preso parte erano morti in combattimento; si trattava in larga parte di paracadutisti o volontari della Legione Straniera. Dei circa 50.000 vietnamiti coinvolti si stima che 8.000 morirono e altri 15.000 vennero feriti: quasi metà delle forze attaccanti.

Dopo la battaglia[modifica | modifica sorgente]

I prigionieri presi a Điện Biên Phủ furono il numero più alto che i Việt Minh riuscirono mai a catturare, un terzo del totale dei prigionieri presi nell'intera guerra. I prigionieri vennero divisi in gruppi. Quelli sani e i feriti in grado di camminare vennero costretti a una marcia forzata di quasi 400 km, fino ai campi di prigionia, centinaia morirono di malattie lungo la strada. Ai feriti, contati a 4.436, furono date cure di base (triage) fino all'arrivo della Croce Rossa che ne rimosse 838 e diede una migliore assistenza ai restanti, i quali vennero anch'essi inviati alla detenzione.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

La vittoria dei Việt Minh portò agli accordi di Ginevra del 1954, che divisero il Vietnam in un Nord comunista filo-sovietico e un Sud filo-occidentale. Questa suddivisione era stata prevista per essere temporanea, e le due parti avrebbero dovuto riunirsi con le elezioni nazionali del 1956. Gli USA appoggiarono il governo del Sud, guidato da Ngo Dinh Diem, che si oppose agli accordi, supponendo che Ho Chi Minh dal Nord avrebbe vinto le elezioni - anche se il governo del Sud venne creato in base ai termini di quell'accordo. Quindi cominciò la competizione per l'intero Vietnam, che sarebbe poi sfociata nella guerra del Vietnam.

Il generale William Childs Westmoreland nel 1968 a Khe Sanh credette che il generale Võ Nguyên Giáp volesse ripetere lo stesso schema di Điện Biên Phủ e, memore della sconfitta subita dai francesi nel 1954, come prima cosa fece occupare le colline circostanti dai suoi battaglioni, per impedire al nemico di piazzarvi la sua artiglieria. In realtà i vietnamiti non erano affatto intenzionati a conquistare Khe Sanh: si trattava semmai di un diversivo per distrarre l'attenzione degli americani dall'offensiva del Tet. Ma questo né Westmoreland né tanto meno gli strateghi del Pentagono potevano saperlo; il risultato fu un protratto assedio senza conclusione (la zona fu in seguito abbandonata da entrambi i contendenti), che consentì ai Viet Cong di prendere per un mese l'antica capitale Hué e di attaccare l'ambasciata statunitense a Saigon.

Il film di Schoendoerffer[modifica | modifica sorgente]

Nel 1992 il regista francese Pierre Schoendoerffer, (nato nel 1928), ex operatore di guerra che partecipò a quella battaglia, ha realizzato un film, Dien Bien Phu, dai tratti crudi e asciutti, con una narrazione che non concede spazio a effetti speciali sensazionalistici ma nemmeno ai facili sentimentalismi. Lo stesso regista nel 1963 girò un crudo film documentario sulla guerra d'Indocina 317º battaglione d'assalto.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Phillip B. Davidson, Vietnam at War - The History: 1946-1975, New York, Oxford University Press, 1991, ISBN 9780195067927.

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