Giorgiana Masi
| « ...e poi primavera / e qualcosa cambiò, / qualcuno moriva / e su un ponte lasciò / lasciò i suoi vent'anni / e qualcosa di più... » | |
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(Riferimento a Giorgiana Masi in Bologna '77, di Stefano Rosso)
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Giorgiana Masi (Roma, 6 agosto 1958 – Roma, 12 maggio 1977) è stata una studentessa italiana uccisa a diciotto anni durante una manifestazione di piazza.
Appartenente a famiglia di media condizione sociale (il padre era parrucchiere e la madre casalinga), Giorgiana Masi abitava con i genitori e la sorella maggiore in un appartamento di via Trionfale a Roma, nei pressi dell'ospedale San Filippo Neri, e frequentava il quinto anno del Liceo Scientifico Statale "Louis Pasteur". Nel tardo pomeriggio del giovedì 12 maggio 1977 si trovava, in compagnia del fidanzato ventunenne Gianfranco Papini, nel centro storico della capitale, dove imperversavano violenti scontri tra dimostranti e forze dell'ordine. Alle ore 19,55 i due erano in piazza Giuseppe Gioacchino Belli, quando un proiettile calibro 22 colpì Giorgiana all'addome. Subito soccorsa, venne trasportata in ospedale, dove i medici non poterono fare altro che constatarne il decesso.[1][2][3]
Indice |
[modifica] I fatti
[modifica] Il contesto
Nella seconda metà degli anni settanta il clima di violenza politica che caratterizzava il nord Italia, iniziò a contagiare anche il centro e il sud, con particolare riguardo a Roma, dove si verificò una lunga serie di scontri tra fazioni politiche di destra e di sinistra, tra loro o con le forze dell'ordine, culminati con la sparatoria del 21 aprile 1977 tra agenti di polizia e manifestanti dell'area di Autonomia Operaia che si concluse con l'uccisione dell'agente Settimio Passamonti e il ferimento di quattro suoi commilitoni.
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Il giorno dopo, il ministro dell'interno Francesco Cossiga annunciò in Parlamento di aver dato disposizioni per vietare nel Lazio, fino al successivo 31 maggio, tutte le manifestazioni pubbliche, ad eccezione di quelle indette dai partiti dell'arco costituzionale. Il provvedimento di Cossiga venne fortemente sostenuto dal Partito Comunista Italiano, che riteneva non trovarsi «più di fronte a turbamenti anche violenti dell’ordine ma a un criminoso assalto armato allo Stato e alla società», apertamente chiedendo «fermezza, ordine, sicurezza nella democrazia».
Il Partito Radicale, non compreso tra quelli dell'arco costituzionale, decise di sfidare apertamente il divieto, indicendo un sit-in in piazza Navona per il 12 maggio, motivato dalla raccolta di firme alla proposta dei referendum abrogativi e dal celebrare il terzo anniversario della vittoria nel precedente referendum sul divorzio.
[modifica] La manifestazione
Profittando dell'iniziativa, si radunarono anche i simpatizzanti del movimento e gli appartenenti a varie formazioni della sinistra extraparlamentare, per protestare contro la diminuzione degli spazi di espressione politica ed il clima repressivo nei loro confronti. Il 12 maggio, prevedendo il ripetersi della situazione, nelle strade erano presenti circa 5.000 agenti delle forze dell'ordine in assetto antisommossa, coadiuvati da agenti in borghese, il cui coordinamento operativo era stato messo a punto nel corso di una riunione al Viminale, il precedente 3 maggio. Nella giornata scoppiarono diversi incidenti, con lancio di bombe incendiarie e colpi d’arma da fuoco. Nei giorni successivi diverse persone, tra i quali Marco Pannella, sottolinearono nelle loro dichiarazioni la presenza di agenti in borghese nascosti tra i dimostranti.
Nel tardo pomeriggio (il sole era quasi calato poiché nel 1977 l'ora legale entrava in vigore dal 22 maggio), tra le ore 19 e le ore 20, due ragazze e un carabiniere furono raggiunti da proiettili esplosi da Ponte Garibaldi e da altre direzioni: primo a essere colpito, dopo le 19, il carabiniere Francesco Ruggeri (o Ruggero)[4] ferito alla mano; verso le 20 vengono colpite Giorgiana Masi, in Piazza Belli ed Elena Ascione, ferita a una gamba nei pressi della vicina piazza Sonnino.
[modifica] Le indagini
L'inchiesta sull'uccisione di Giorgiana Masi e sul ferimento di Elena Ascione e del carabiniere Francesco Ruggeri (o Ruggero) fu chiusa il 9 maggio 1981 dal giudice istruttore Claudio D'Angelo su conforme richiesta del Pubblico Ministero con la dichiarazione di impossibilità di procedere poiché rimasti ignoti i responsabili del reato.
In un estratto della sentenza, riportato dalla stampa[5] il giudice scrive: « [...] È netta sensazione dello scrivente che mistificatori, provocatori e sciacalli (estranei sia alle forze dell’ordine sia alle consolidate tradizioni del Partito Radicale, che della non-violenza ha sempre fatto il proprio nobile emblema), dopo aver provocato i tutori dell’ordine ferendo il sottufficiale Francesco Ruggero, attesero il momento in cui gli stessi decisero di sbaraccare le costituite barricate e disperdere i dimostranti, per affondare i vili e insensati colpi mortali, sparando indiscriminatamente contro i dimostranti e i tutori dell’ordine.».
[modifica] Riapertura delle indagini
Nel 1998, in seguito alla riapertura delle indagini - da anni sollecitate da più parti, ed affidate al Pm Giovanni Salvi della procura di Roma[5] -, venne riesaminata la pista che riguardava la pistola.
Per l'ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, le parole di Cossiga pronunciate sull'accaduto confermerebbero come "quel giorno ci possa essere stato un atto di strategia della tensione, un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell'ordine democratico, quasi un tentativo di anticipare un risultato al quale per via completamente diversa si arrivò nel 1992-1993" e, sempre nel 1998, il deputato verde Paolo Cento presentò una proposta di legge per la costituzione di una commissione che si occupi di "abbattere il muro di omertà, silenzi e segreti attorno all'assassinio della giovane e per individuare chi ha permesso l'impunità dei responsabili"[6].
[modifica] Polemiche
L’allora ministro dell'interno Francesco Cossiga fu coinvolto in aspre polemiche per l'inadeguata gestione dell'ordine pubblico (vi sono fotografie che mostrano agenti in borghese mimetizzati tra i manifestanti che parrebbero, secondo alcune interpretazioni, sparare ad altezza d'uomo). Lo stesso Cossiga si dichiarò pronto a dimettersi al manifestarsi di una condizione: avere "le prove che la polizia aveva sparato". Nel 2003 dichiarò, però: "Non li ho mai detti alle autorità giudiziarie e non li dirò mai i dubbi che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono sulla morte di Giorgiana Masi: se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica"[7].
La storia della morte di Giorgiana Masi è stata presa a simbolo di molte lotte giovanili contro presunte ingiustizie della polizia e della politica ed è ancor oggi oggetto di forte polemica.
In un'intervista al Corriere della Sera del 25 gennaio 2007 l'ex Ministro dell'Interno dichiarò di essere una delle cinque persone che sono a conoscenza del nome dell'assassino[8].
[modifica] Sviluppi successivi
Il 24 ottobre 2008, a seguito ad un'intervista rilasciata dal senatore a vita Francesco Cossiga al Quotidiano Nazionale, nella quale suggeriva l'uso della violenza nei confronti dei manifestanti, la senatrice Radicale (eletta nelle file del Partito Democratico) Donatella Poretti ha deciso di depositare un disegno di legge per l'istituzione d'una commissione d'inchiesta sull'omicidio di Giorgiana Masi.
Lo stesso giorno d'ottobre 2008, anche Alfio Nicotra (esponente di Rifondazione Comunista) ha chiesto che l'inchiesta venga riaperta.[9].
Il giorno 12 maggio 2011 si è tenuto a piazza Sidney Sonnino a Roma (nei pressi di piazza G.Belli) una manifestazione musicale in ricordo di Giorgiana Masi.
[modifica] Voci correlate
- Partito Radicale
- Francesco Cossiga
- Movimento del '77
- Anni di piombo
- Vittime degli anni di piombo e della strategia della tensione
[modifica] Cinematografia
- La morte di Giorgiana Masi appare nel primo episodio della serie televisiva Romanzo Criminale, andata in onda nel 2008.
[modifica] Musica
Già l'anno successivo Stefano Rosso, celebre cantautore romano, scrive una canzone in cui parla di Giorgiana: si tratta di Bologna '77, inclusa nell'album ...e allora senti cosa fò, in cui traendo spunto dai fatti di Bologna dell'11 marzo 1977 e dall'assassinio di Francesco Lorusso, racconta della morte della ragazza nella seconda strofa (« e poi primavera / e qualcosa cambiò, / qualcuno moriva / e su un ponte lasciò / lasciò i suoi vent'anni / e qualcosa di più...»).
La Banda Bassotti, gruppo musicale romano, cita Giorgiana Masi insieme a Fabrizio Ceruso e Walter Rossi nell'intro del pezzo "All are equal for the law" apparso nella compilation "Balla e difendi" prodotta dalla Gridaloforte Records nel 1991 e successivamente nel loro mini album "Bella Ciao" del 1994. Il rapper Inoki cita la ragazza nel ritornello del singolo "Il mio paese se ne frega" tratto dall'album Nobiltà di strada" del 2007.
[modifica] Note
- ^ Luigi Irdi, La polizia impedisce il raduno vietato dei radicali. Violenti scontri nel centro di Roma, uccisa una ragazza, Corriere della Sera, 13 maggio 1977
- ^ Ho sentito sparare e Giorgiana è caduta, l'Unità, inserto Roma-Regione, 13 maggio 1977, pag.12
- ^ Carlo Rivolta, Ancora guerra a Roma, La Repubblica, 13 maggio 1977
- ^ G. Masi
- ^ a b Il Messaggero, 23 aprile 1998
- ^ Worldpress.com
- ^ RAI - Report - "Perche'... il segreto di stato?", di Bernardo Iovene
- ^ «Non rimanderei i blindati in piazza Molti autonomi finirono nelle Br» - Corriere della Sera
- ^ - Nicotra: dopo le dichiarazioni di Cossiga riaprire l'inchiesta su Giorgiana Masi
[modifica] Bibliografia
- Lidia Ravera, Il compleanno di Giorgiana, in Paola Staccioli, In ordine pubblico, Roma, 2002, pp. 105–116.
- Concetto Vecchio, Ali di piombo, Rizzoli, 1996. ISBN 9788817014939.
[modifica] Collegamenti esterni
- Sulla sequenza degli spari a Ponte Garibaldi (da IndyMedia Italia)
- Vari articoli in proposito e il "libro bianco su Giorgiana Masi" sul sito di RadioRadicale.it
- Resoconto radiofonico di Radio Radicale del 12 maggio 1977
- Resoconto cronologico degli avvenimenti con fotografie (da LestintoreCheAmleto.net)
- Articolo de "La Repubblica" sulle dichiarazioni di Cossiga del maggio 2005
- Puntata della trasmissione "Report" di Raitre con intervista a F.Cossiga
- Associazione Radicale di Bologna Giorgiana Masi
- 12 maggio 1977, l'uccisione di Giorgiana Masi: cronologia dei fatti. Centro donna L.I.S.A.. URL consultato il 30-10-2011.

