Polemica

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Il termine polemica deriva dal greco "πολεμικός" che significa "attinente alla guerra", e designa quindi una sorta di guerra, per lo più verbale, condotta contro un avversario detto bersaglio della polemica.

Indice

[modifica] Considerazioni generali

Può indicare un atteggiamento reciproco oppure unilaterale. Normalmente, la parola ha spesso una connotazione negativa, sicché si sente parlare di polemica diffamante, vergognosa, controproducente. Dato però che si tratta di un atteggiamento eminentemente verbale, non è detto che la polemica sia sempre e necessariamente un modo di fare da considerare in maniera negativa. Perfino la teologia cristiana vanta una tradizione polemica che dispone di un apparato formale preciso, laddove la polemica non è altro che il contrario dell'apologetica. In passato, la polemica era una disciplina praticata in diverse università.

[modifica] Considerazioni linguistiche

L'interazione polemica ha interessato anche gli studi di linguistica pragmatica, ad esempio della scuola di Ginevra. Secondo quest'ultima, nel caso ideale le caratteristiche del discorso polemico sarebbero le seguenti:[1]

  • L'individuazione di un avversario, detto appunto bersaglio della polemica, che spesso viene nominato, nell'enunciato, con uno o più atti di aggressione.
  • L'allargamento del discorso: dai fatti, dall'argomento originale della discussione, si passa alle parole del bersaglio (spesso l'interlocutore stesso); il discorso dell'avversario viene analizzato, ripreso e strumentalizzato ai propri fini.
  • Un ulteriore, secondo allargamento del discorso: partendo dai fatti e dall'enunciato contrario si passa a parlare anche del bersaglio stesso, inteso come persona.

Il discorso può dunque passare a fissarsi ostinatamente sul suo bersaglio ritenuto in un certo modo "colpevole" non tanto di avere un'opinione divergente, ma del fatto di sostenerla attivamente. È peraltro chiaro che durante lo sviluppo del discorso polemico i vari argomenti si possono alternare, trattandosi spesso di un circolo vizioso.

Naturalmente è possibile che il bersaglio della polemica non coincida con l'interlocutore: basti pensare alla situazione di un monologo, di un discorso parlamentare pronunciato in assenza della persona aggredita, rivolto a tutta l'aula e, perché no, all'intera collettività.

Tipica dell'interazione polemica è la sua dimensione bellica come si può ritrovare tanto in un monologo quanto in un dialogo come il seguente:[2] Durante l'interazione verbale, diventano sempre più oggetto di discussione non i fatti, ma le parole appena pronunciate dal contendente; tra l'altro è frequente il fenomeno retorico della riformulazione peggiorativa delle parole dell'avversario.[3] Nell'esempio, ciascuno dei contendenti le incorpora nel proprio discorso, le indica o le riformula con l'intenzione deliberata di metterle in ridicolo, di rifiutarle, o perlomeno di riutilizzarle ai fini argomentativi opposti. Segue un esempio goldoniano:

MARCHESE: Io sono il Marchese di Forlipopoli.
CONTE: Ed io sono il Conte d'Albafiorita.
MARCHESE: Sì, Conte! Contea comprata.
CONTE: Io ho comprata la contea, quando voi avete venduto il marchesato.
MARCHESE: Oh basta: son chi sono, e mi si deve portar rispetto.
CONTE: Chi ve lo perde il rispetto? Voi siete quello, che con troppa libertà parlando...
MARCHESE: Io sono in questa locanda, perché amo la locandiera. Tutti lo sanno, e tutti devono rispettare una giovane che piace a me.
(Goldoni, La locandiera, primo atto, prima scena)

Da sola, comunque, la ripresa del discorso avverso non basta a caratterizzare un discorso come polemico, dato che si può ritrovare in qualunque discussione animata. Man mano che il discorso procede, si delinea con maggior chiarezza quello che è il principale tratto distintivo della polemica, della "guerra": partendo dai fatti e dalle parole si tende a parlare delle persone con l'intento di screditarle. Esempio sempre dalla stessa scena:

MARCHESE: Oh bene. Voi non farete niente.
CONTE: Io no, e voi sì?
MARCHESE: Io sì, e voi no. Io son chi sono.

Tipico di un discorso polemico arrivato ai ferri corti è il servirsi di enunciati la cui natura è ormai impoverita, in quanto le asserzioni e le controasserzioni non hanno praticamente più nessuna natura argomentativa (voi non farete niente) o sono addirittura tautologiche (son chi sono). È peraltro chiaro che la successione degli argomenti (fatti → parole dell'avversario → avversario) non deve necessariamente essere stringente.

[modifica] Note

  1. ^ Kerbrat -Orecchioni, pag. 12; Durer 1990, p.59.
  2. ^ Molte interazioni polemiche sono state inventate, spesso ingegnosamente, nella storia della letteratura. Si noti come nell'esempio della Locandiera di Goldoni, parecchie delle linee di tendenza descritte dalla scuola di Ginevra riemergano chiaramente nel testo (I Atto). Il conte (un "nuovo ricco" spendaccione e borioso) ed il marchese (di origini nobilissime, ma ormai spiantato e non meno arrogante del conte), cominciano la loro contesa fin dall'inizio della commedia, dato che entrambi sono innamorati della stessa donna (si tratta della locandiera Mirandolina)
  3. ^ Durer 1990, p. 58.

[modifica] Bibliografia

  • Durer, S., 1990: Le dialogue romanesque: un essai de typologie, "Pratiques" , N° 65, pp. 57-59.
  • Kerbrat - Orecchioni, C., 1979: La polémique et ses définitions, "Le discours polémique", Presses Universitaires de Lyon, pp. 3-40.
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