Omicidio di Marta Russo

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Targa in ricordo di Marta Russo all'Università La Sapienza di Roma

Marta Russo, studentessa di giurisprudenza all'Università La Sapienza di Roma, fu vittima di un omicidio compiuto all'interno della Città universitaria il 9 maggio 1997, quando la ragazza, che era ventiduenne, fu uccisa da un colpo di pistola.

L'omicidio fu al centro di un complesso caso giudiziario, oggetto di grande copertura mediatica alla fine degli anni novanta, sia per il luogo in cui era stato perpetrato, sia per la difficoltà delle prime indagini, che non riuscivano a delineare un movente.

Dinamica del delitto[modifica | modifica wikitesto]

La mattina del 9 maggio 1997, alle ore 11:35, Marta Russo fu raggiunta da un proiettile mentre, insieme a un'amica, percorreva un vialetto all'interno della Città Universitaria, tra le facoltà di Scienze Statistiche, Scienze Politiche e Giurisprudenza. La ragazza fu trasportata al vicino Policlinico Umberto I, dove morì il 14 maggio. I genitori e la sorella decisero di donarne gli organi.

La salma di Marta Russo riposa nel Cimitero del Verano di Roma.

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

A causa della complessità della scena del delitto, per ricostruire la dinamica degli eventi si dovette ricreare virtualmente il cortile dell'università con una videocamera laser tridimensionale unica in Italia, in possesso della Facoltà di Architettura dell'Università degli studi di Ferrara e in uso ai tecnici del NubLab[1] / DIAPREM[2]. Gli scanner 3D, utilizzati abitualmente per rilevare l'architettura storica in funzione del restauro, permisero in questo caso di realizzare un modello estremamente preciso e completo come base per le perizie[3].

Subito dopo l'omicidio, la particolarità del luogo dove era avvenuto, la coincidenza con gli anniversari della morte di Aldo Moro e di Giorgiana Masi e la clamorosa vittoria della destra nelle elezioni delle rappresentanze studentesche tenute il giorno precedente all'omicidio resero plausibile la tesi dell'agguato terroristico a sfondo politico, ipotesi abbandonata perché né Marta Russo né l'amica Jolanda Ricci erano iscritte a partiti o movimenti politici. Anche l'ipotesi di una nuova strategia della tensione fu presto abbandonata.

Le indagini iniziali furono ad ampio spettro e scandagliarono il passato di Marta, dei suoi familiari, dell'amica Jolanda e di altri testimoni. Si indagò anche sul passato del padre di Jolanda, Renato Ricci, funzionario del Ministero della Giustizia, impiegato nel Dipartimento per l'Amministrazione penitenziaria (Dap) e già vicedirettore del carcere di Rebibbia.[4] Il padre di Jolanda aveva dichiarato di aver ricevuto alcune telefonate anonime,[5] con minacce dirette proprio alla ragazza.[6] La Procura di Roma e la stampa non fecero menzione[senza fonte] del fatto che Renato Ricci era stato tra gli indiziati principali dei pestaggi avvenuti il 12 luglio 1972 nel carcere di cui era vicedirettore.[7][4] La pista venne abbandonata.[8]

Destò particolare scalpore il ritrovamento, nella notte di domenica 11 maggio 1997, di alcune cartucce in un locale dell'Istituto di Fisiologia utilizzato dagli inservienti delle pulizie.[4] Interrogati e perquisiti, risultarono estranei alla vicenda.[4] Fu individuata la finestra, dalla quale era stato esploso il colpo, negli uffici dell'Istituto di filosofia del diritto al secondo piano della Facoltà di Giurisprudenza. Gli inquirenti cominciarono a raccogliere testimonianze.

Furono ascoltati, tra gli altri, una studentessa, Giuliana Olzai, il professor Nicolò Lipari, ex parlamentare democristiano, e soprattutto sua figlia Maria Chiara Lipari, che fece i nomi del professor Bruno Romano, direttore dell'istituto e noto filosofo, che fu arrestato per favoreggiamento, di Gabriella Alletto, impiegata dell'istituto, di Francesco Liparota, e di due assistenti universitari, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro[9][10]. Una ventina di studenti testimoniarono che il "delitto perfetto" era ricorrente nei discorsi dei due assistenti universitari[11] .

Si giunse all'incriminazione di Scattone e di Ferraro, che si proclamarono sempre innocenti, ma che fornirono alibi non confermati[12] e talvolta smentiti[13].

Sentenze[modifica | modifica wikitesto]

Primo e secondo grado[modifica | modifica wikitesto]

Nel processo di primo grado emersero collegamenti con soggetti legati alla 'ndrangheta, poi caduti in dibattimento.[14] La condotta dei pubblici ministeri nel corso dell'interrogatorio di Gabriella Alletto fu definita "gravissima" dall'allora Presidente del Consiglio Romano Prodi[15]. Gabriella Alletto denunciò per diffamazione il parlamentare Marco Taradash e ottenne il suo rinvio a giudizio[16]. Il dibattimento di primo grado si concluse con la condanna di Giovanni Scattone per omicidio colposo (escludendo quindi il dolo[17]), e di Salvatore Ferraro per favoreggiamento, e con la legittimazione dell'operato dei pubblici ministeri nel corso dell'interrogatorio della Alletto. Dopo la sentenza, Scattone e Ferraro furono illecitamente invitati in esclusiva a Porta a Porta dietro compenso di 130 milioni di lire ciascuno. Agostino Saccà, al tempo direttore di RaiUno, fu indagato in concorso con altri per «mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice»[18].

Nel processo di appello fu confermata la sentenza di primo grado, con un lieve aumento della pena per Scattone, accusato anche di detenzione illegale di arma da fuoco. Francesco Liparota fu condannato per favoreggiamento.[19]

Il 6 dicembre 2001, la Corte di Cassazione, su richiesta anche del Procuratore Generale, annullò la sentenza di appello.[20] Il secondo processo di appello confermò le condanne, ma con pene più miti: sei anni per Scattone, quattro per Ferraro, due per Liparota.[21]

A fine ottobre 2003 Giovanni Scattone rivelò la presenza sul luogo e nel giorno del delitto di un dipendente di un'impresa di pulizie appartenente alle Nuove Brigate Rosse[22].

Corte di Cassazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 dicembre 2003 la V Sezione Penale della Corte di Cassazione, nell'assolvere l'usciere Francesco Liparota[23], condannò in via definitiva Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro[24].

Procedimenti correlati[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2005 Giovanni Scattone accusò il giornalista Paolo Occhipinti e la RCS di violazione del diritto della personalità per un articolo pubblicato sul settimanale Oggi, ma perse la causa di risarcimento dei danni, con addebito a suo carico delle spese processuali.[25]

Nell'ottobre 2005 l'investigatore privato Carmelo Lavorino fu condannato a un anno e mezzo di reclusione (pena sospesa) per calunnia nei confronti degli investigatori dell'accusa[26].

Nel maggio 2011 la XIII Sezione del Tribunale Civile di Roma, presieduta dal giudice Roberto Parziale, condannò Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro al risarcimento di un milione di euro ai familiari di Marta Russo - i genitori, Donato e Aureliana, e la sorella Tiziana - e al pagamento delle spese giudiziarie, stabilendo inoltre che La Sapienza non può essere ritenuta responsabile della morte della ragazza. Il solo Ferraro fu condannato a versare all'università 28 mila euro come risarcimento dei danni di immagine.[27]

Nell'aprile 2013 la Corte di Cassazione confermò il risarcimento delle spese del giudizio e della detenzione carceraria per € 300.468 a carico di Ferraro e a favore dello Stato italiano, motivando la sentenza con le circostanze che «il soggetto non si trova in stato di indigenza» e che «l’adempimento non comporta uno squilibrio del suo bilancio tale da precludere il suo recupero e il reinserimento sociale»[28].

Commemorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 maggio 2001 la seconda edizione del torneo di scherma «Trofeo Marta Russo» è diventato internazionale. Dal 2004 ha cambiato denominazione in «Una stella per Marta».

Nel 2001 fu dedicato a Marta Russo un parco nel quartiere Labaro in Roma, adiacente a via Gemona del Friuli.[29]

Dal 14 maggio 2003 si svolge il premio «Marta Russo. La Donazione degli organi: gesto d' amore a favore della vita», rivolto agli studenti degli istituti di scuola media superiore di Roma e provincia, promosso dall'Associazione Marta Russo e dalla Provincia di Roma.

Il 5 maggio 2010 l'Istituto Comprensivo Via Italo Torsiello di Roma, frazione di Trigoria, fu intitolato a Marta Russo con una cerimonia alla quale parteciparono i genitori della ragazza.

Polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2003 Salvatore Ferraro fu ingaggiato come consulente per la sceneggiatura di un film su un serial killer[30].

Nel 2011, scontata la pena e non più interdetto dai pubblici uffici, Giovanni Scattone ottenne una supplenza in storia e filosofia presso il liceo scientifico Cavour di Roma, dove aveva studiato Marta Russo, generando pareri contrastanti tra insegnanti, genitori e studenti riguardo la sua riammissione all'insegnamento.[31][32][33] Dopo un periodo di polemiche accese, Scattone decise di abbandonare l'incarico.[34] Tornò poi a insegnare filosofia nel liceo Primo Levi.[35]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Laboratorio di modellazione e rilievo in tre dimensioni.
  2. ^ Development of Integrated Automatic Procedure for Restoration of Monuments.
  3. ^ La Repubblica Effetti speciali in aula targati Hollywood
  4. ^ a b c d Flavio Haver, Il Mistero dell'Università in Corriere della Sera, 13 maggio 1997. (archiviato dall'originale il ).
  5. ^ Flavio Haver, Il padre di Jolanda in Corriere della Sera, 13 maggio 1997. (archiviato dall'originale il ).
  6. ^ Enrico Ratto, Caso Marta Russo: Intervista a Giovanni Valentini. URL consultato il 15 ottobre 2014.
    «Giovanni Valentini è editorialista della "Repubblica", ha diretto "L’Europeo" e poi "L’Espresso". È autore del libro "Il mistero della Sapienza - il caso Marta Russo" (Baldini & Castoldi).».
  7. ^ Anonimo, Per il massacro di Rebibbia incriminati il direttore e i vice direttori in Lotta Continua, 29 luglio 1972. (archiviato dall'originale il ).
    «Il direttore del carcere di Rebibbia, il gendarme dottor Giovanni Castellano, i suoi due vicedirettori, Vincenzo Barbera e Renato Ricci, (che avevano presenziato di persona al pestaggio dei detenuti per accertarsi che le botte andassero a segno), alcuni sottufficiali e numerose guardie carcerarie, sono stati indiziati del reato di lesioni per aver sottoposto più di 45 detenuti al massacro di botte e di manganellate della notte del 12 luglio scorso. Ieri un avvocato ha sporto denuncia al magistrato perché il detenuto da lui difeso è in fin di vita in conseguenza delle botte ricevute quella notte.».
  8. ^ Cinzia Palopodi, Psicologia della Testimonianza: Il caso Marta Russo in Tesi di Specializzazione Triennale in Scienze Criminologiche, Istituto MEME, p. 6. URL consultato il 15 ottobre 2014.
  9. ^ Haver Flavio, Marta Russo, scontro tra i professori, Il Corriere della Sera, 16 luglio 1998. URL consultato il 25 febbraio 2013.
  10. ^ Redazione, Marta Russo, un caso lungo due anni, La Repubblica, 1º giugno 1999. URL consultato il 25 febbraio 2013.
  11. ^ Di Gianvito Lavinia, " Provavano il delitto perfetto ", Il Corriere della Sera, 5 settembre 1997. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  12. ^ Brogi Paolo, Nuovo alibi per Scattone, un'altra donna nel mistero, Il Corriere della Sera, 15 luglio 1997. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  13. ^ Haver Flavio, " Testimone flop " per l' alibi di Scattone, Il Corriere della Sera, 25 aprile 1998. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  14. ^ Haver Flavio, " Scattone aveva in mano una pistola ", Il Corriere della Sera, 15 settembre 1998. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  15. ^ la Repubblica/fatti: Marta Russo, i due pm rischiano la sostituzione
  16. ^ Brogi Paolo, Gabriella Alletto ottiene il rinvio a giudizio di Taradash, Il Corriere della Sera, 13 febbraio 1999. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  17. ^ Haver Flavio, Marta Russo, scontro sulla sentenza, Il Corriere della Sera, 9 febbraio 2001. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  18. ^ Haver Flavio, Saccà, direttore di RaiUno indagato per i milioni dati a Scattone e Ferraro, Il Corriere della Sera, 12 dicembre 1999. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  19. ^ Haver Flavio, "Ecco perché Scattone sparò ", Il Corriere della Sera, 5 maggio 2001. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  20. ^ Haver Flavio, Delitto Marta Russo «È stato il diavolo a premere il grilletto», Il Corriere della Sera, 19 ottobre 2002. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  21. ^ Haver Flavio, «Condanna più severa a Scattone», Il Corriere della Sera, 5 maggio 2003. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  22. ^ Mieli Paolo, Il giudice in croce e le accuse di Scattone alle Br, Il Corriere della Sera, 31 ottobre 2003. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  23. ^ Redazione, «Liparota era terrorizzato» La Cassazione: non è punibile, Il Corriere della Sera, 23 luglio 2004. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  24. ^ Di Gianvito Lavinia, Marta Russo, libero Scattone «Voglio un lavoro e dei figli», Il Corriere della Sera, 3 aprile 2004. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  25. ^ Redazione online, Negato risarcimento a Giovanni Scattone, Il Corriere della Sera, 28 luglio 2005. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  26. ^ Di Gianvito Lavinia, «Marta Russo, non ci fu complotto», Il Corriere della Sera, 15 ottobre 2005. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  27. ^ Redazione online, Morte di Marta Russo, Scattone e Ferraro dovranno risarcire la famiglia, Il Corriere della Sera, 5 maggio 2011. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  28. ^ Fonte: Il Fatto Quotidiano, 18.04.2013, "Marta Russo, Cassazione conferma oltre 300mila euro di spese"
  29. ^ Corriere della Sera articolo del 29 dicembre 2001 [1]
  30. ^ Haver Flavio, Ferraro si dà al cinema. «Esperto» per un serial killer, Il Corriere della Sera, 24 settembre 2003. URL consultato il 23 febbraio 2013.
  31. ^ Fonte: La Repubblica, 26.11.2011, "Scattone nella scuola di Marta Russo. La madre: «Non dovrebbe educare i giovani»"
  32. ^ Fonte: Ansa,29.11.2011,"La mamma di un'allieva di Scattone",
  33. ^ Fregonara Gianna, UNO SBAGLIO CHE RINNOVA IL DOLORE, Il Corriere della Sera, 26 novembre 2011. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  34. ^ Fregonara Gianna, Scattone: «Rinuncio alla cattedra», Il Corriere della Sera, 26 novembre 2011. URL consultato il 24 febbraio 2013.
  35. ^ Scattone dal carcere alla cattedra insegna storia e filosofia al liceo, La Repubblica, 6 ottobre 2005.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Valentini, Il mistero della Sapienza. Il caso Marta Russo, Baldini e Castoldi, 1999.
  • Alberto Beretta Anguissola, La prenderemo per omicida. Caso Marta Russo: il dramma di Gabriella Alletto, Koinè, 2001.
  • Marco Catino, Sociologia di un delitto. Media, giustizia e opinione pubblica nel caso Marta Russo, Roma, Luca Sossella, 2001.
  • Rita Di Giovacchino, Il libro nero della Prima Repubblica, Fazi, 2005.
  • Nino Luca, Parentopoli- Quando l'università è affare di famiglia, Marsilio, 2009.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]