Serenissimi

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Il cosiddetto "Tanko" usato dai Serenissimi per l'assalto al campanile di San Marco, in mostra alla Festa dei Veneti a Cittadella il 3 settembre 2006.

Serenissimi è il nome dato dai mass media a un gruppo di persone (autodefinitesi Veneta Serenissima Armata, braccio operativo del cosiddetto Veneto Serenissimo Governo) che nel nome della Repubblica di Venezia, la notte fra l'8 ed il 9 maggio 1997, a pochi giorni dalla ricorrenza del bi-centenario della caduta della Serenissima (12 maggio 1797), occuparono piazza San Marco e il campanile di San Marco issando sulla cella campanaria la Bandiera di Venezia, il Leone di San Marco.

Il gesto era inteso come rivendicazione simbolica di natura indipendentistica. Secondo i suoi fautori lo scioglimento della Repubblica di Venezia, il 12 maggio 1797 a seguito dell'invasione napoleonica sarebbe stato illegale, così come il plebiscito del 1866 che ratificò l'annessione del Veneto all'Italia. Essi volevano inoltre anche contestare la presunta appartenenza del Veneto alla cosiddetta Padania, lo stato immaginario, propugnato proprio in quei giorni dalla Lega Nord di Umberto Bossi. Il caso suscitò un vasto clamore ed ebbe rilievo sia nella stampa italiana che in quella internazionale.

L'occupazione del campanile di San Marco[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera della Repubblica di Venezia

I Serenissimi, partiti dal padovano con un camion che trasportava un autocarro artigianalmente camuffato da mezzo blindato, giunsero, poco dopo mezzanotte, all'imbarcadero del Tronchetto, per imbarcarsi verso la loro destinazione. Alcuni vestiti con tute mimetiche e armati di un mitra Beretta MAB 38, residuato bellico della Seconda guerra mondiale, ma funzionante, salirono a bordo di un traghetto di linea dell'ACTV con il finto autoblindo e dirottarono la motozattera su piazza San Marco. Giunti nella piazza, alcuni dei partecipanti all'azione l'occuparono simulando di tenerla sotto tiro con l'"autoblindo", mentre il resto del gruppo, scardinando la porta, salì in cima al campanile di San Marco. Qui fu issata la bandiera con il leone alato, simbolo della Serenissima Repubblica di Venezia, gesto dimostrativo che fu dichiarato dagli interessati essere l'obiettivo della loro azione.

Secondo quanto accertato in seguito, l'intenzione degli occupanti del campanile sarebbe stata quella di tenere tale posizione sino al 12 maggio, bicentenario dell'abdicazione del Maggior Consiglio della Repubblica Veneta e del Doge Ludovico Manin alle truppe francesi; allo scopo s'erano dotati anche di viveri. Gli uomini sul campanile erano in possesso di un radiotrasmettitore, già utilizzato in vari episodi di "pirateria radiofonica" a partire dal 17 marzo 1997, per emettere abusivamente messaggi politici in tutto il Veneto sulle stesse frequenze della RAI (in particolare il TG1), coprendone le trasmissioni e incitare i veneziani all'insurrezione. I manifestanti comunicarono alle autorità, che nel frattempo avevano isolato la piazza, che avrebbero iniziato a trattare non appena fosse giunto un loro rappresentante.

La sera stessa il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, andò a parlare con i manifestanti. Al mattino del 9 alle ore 8.15, su ordine del prefetto, uomini del GIS dei Carabinieri diedero inizio allo sgombero. Un gruppo di militari occupò la piazza arrestandovi alcuni occupanti, un altro gruppo scalò il campanile usando delle impalcature poste all'esterno del monumento mentre altri penetrarono all'interno. Nel giro di pochi minuti i carabinieri arrestarono tutti i partecipanti all'azione.

Le persone coinvolte[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo dei Serenissimi era composto da 8 persone:

  • Gilberto Buson
  • Cristian Contin
  • Flavio Contin
  • Antonio Barison
  • Luca Peroni
  • Moreno Menini
  • Fausto Faccia
  • Andrea Viviani

Le motivazioni dei Serenissimi[modifica | modifica wikitesto]

Le motivazioni all'inizio non furono chiare e solo la conoscenza dei personaggi che l'attuarono portarono a definire meglio l'ambiente in cui si progettò l'evento.

Sembra che queste persone, pur non svolgendo un'attività politica in senso proprio, avessero nostalgia per i tempi della Repubblica di Venezia, cancellata manu militari da Napoleone Bonaparte e ne auspicassero la restaurazione. Sostenevano di aver fatto delle ricerche storiche e scoperto elementi che, a loro parere, invalidavano l'atto di Napoleone del 1797, l'accettazione dell'atto da parte del Maggior Consiglio, e anche il plebiscito di ratifica dell'annessione al Regno d'Italia del 1866[1]. Secondo i Serenissimi l'atto di Napoleone era illegittimo in quanto effettuato contro uno Stato neutrale e non perfezionato dal "Maggior Consiglio", che avrebbe deliberato in mancanza del numero legale; il plebiscito del 1866, invece, sarebbe stato caratterizzato da brogli e violazioni degli accordi internazionali sottoscritti durante l'armistizio di Cormons e il trattato di Vienna.

Gli aspetti politici della manifestazione[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca ci fu il sospetto iniziale che l'ispirazione del gesto fosse venuta dalla Lega Nord o da ambienti contigui. Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi smentì immediatamente adombrando il sospetto di un tentativo di coinvolgimento da parte dei servizi segreti italiani, con lo scopo probabile di impedire la imminente proclamazione della Padania[2]. Smentirono anche gli altri movimenti autonomisti.

Nonostante ciò, in Veneto e anche altrove nel Nord Italia, molti presero sul serio l'iniziativa, cominciando a organizzare raccolte di firme e denaro per le famiglie dei manifestanti.

Col trascorrere delle ore si capì, tuttavia, che si trattava di una manifestazione dimostrativa.

Il processo e le condanne[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle indagini volte a svelare la pianificazione del gesto eversivo, fu istruito un processo. Tra i capi di accusa ipotizzati vi erano:

  • attentato all'unità dello Stato
  • banda armata
  • interruzione di pubblico servizio, per le interruzioni delle trasmissioni televisive effettuate in precedenza alla manifestazione veneziana.

Nel maggio 2006 vi sono stati altri rinvii a giudizio per altri reati connessi agli stessi fatti.

Il processo ai Serenissimi si concluse con assoluzioni, patteggiamenti e condanne:

  • Luigi Faccia: condanna a 4 anni e 9 mesi di reclusione per la manifestazione veneziana (scontati 3 e mezzo ed affidato ai servizi sociali) oltre ad una condanna a 6 mesi di reclusione per associazione sovversiva da parte del Tribunale di Verona, 5 anni e 3 mesi complessivi. Non aveva partecipato alla manifestazione, ma fu identificato come uno degli organizzatori dell'operazione e sedicente Presidente del Veneto Serenissimo Governo.
  • Giuseppe Segato: condanna a 3 anni e 7 mesi di reclusione per il reato di eversione. Non aveva partecipato all'azione, ma fu identificato come "l'Ambasciatore Veneto" aspettato quella notte e come l'ideologo del gruppo.

La Corte di Cassazione infine, con sentenza della VI sezione penale n. 26151 del 16 marzo 2011 (depositata il 5 luglio 2011)[3] ha assolto tre membri del gruppo (Gilberto Buson, Cristian Contin e Flavio Contin) dalle accuse più gravi di costituzione di banda armata e di associazione sovversiva per finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico, in quanto l'organizzazione, che pur perseguiva un programma eversivo ipotizzando atti di violenza, fu ritenuta strutturalmente inidonea a raggiungere lo scopo per mancanza di strumenti.[4][5]

Una prima domanda di grazia per Luigi Faccia fu presentata dalla moglie nel dicembre 1999, ma nel 2000 l'allora ministro della giustizia Piero Fassino, ne bloccò l'iter. Una volta cambiato titolare del dicastero, intervenne una nuova domanda. Il ministro leghista Roberto Castelli dichiarò che «Faccia non ha fatto male a nessuno», e tuttavia la grazia, che è competenza esclusiva del Presidente della Repubblica, non gli fu concessa.

Durante la detenzione i Serenissimi ricevettero numerose lettere di solidarietà[1]', alcune sono raccolte nel libro Ti con nu nu con Ti.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'occupazione dei Serenissimi è stata rivisitata all'interno del manga giapponese Gunslinger Girl. Nel corso della storia, un gruppo di separatisti veneti si impossessa del campanile issando una bandiera della Serenissima per risvegliare l'orgoglio cittadino e intimando al governo, dietro la minaccia di una bomba, di concedere entro il tramonto la liberazione di aluni compagni incarcerati. I terroristi vengono tuttavia uccisi dagli sforzi congiunti del GIS e dell'Ente per il Benessere Sociale, seppure al prezzo di gravi perdite.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Morto Segato, ispirò l'assalto dei Serenissimi a San Marco da ilgiornale.it, 27 marzo 2006
  2. ^ Io, ex Serenissimo, rifarei quell'assalto al campanile di San Marco da ilgazzettino.it, 2 maggio 2012
  3. ^ Caso dei ‘Serenissimi’ (occupazione del campanile di S. Marco per rivendicare l’indipendenza del Veneto): la Cassazione esclude l'associazione con finalità di eversione dell’ordine democratico in Penalecontemporaneo.it. URL consultato il 2 aprile 2014.
  4. ^ I Serenissimi assolti dalla Cassazione, video da Corriere.it
  5. ^ I "tanki" non erano mezzi eversivi, i Serenissimi assolti dalla Cassazione da Corriere del Veneto (sezione locale di corriere.it), 5 luglio 2011

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alvise Fontanella, 1997, il ritorno della Serenissima, Editoria Universitaria, Venezia 1997.
  • Giuseppe Segato, Io credo, Albert Gardin editore, Venezia.
  • Giuseppe Segato, Uno sconfitto di successo, Albert Gardin editore, Venezia.
  • Giuseppe Segato, Lettera aperta allo zio Tito Livio, Albert Gardin editore, Venezia.
  • Gilberto Buson, San Marco, Tipografia Regionale Veneta, Conselve (PD) 2001
  • Erich Feigl, Mezzaluna e Croce. Marco d'Aviano e la salvezza d’Europa, Biblos, Cittadella (PD) 2003
  • Fausto Faccia, In nome di San Marco Evangelista, Editoria Universitaria, Venezia 2003
  • Fausto Faccia, Veneti si venetisti mai! La via Veneta alla Libertà Marciana, Miniato, Padova 1999
  • Liga Veneta Repubblica, Gruppo Consiliare, Veneto: un Popolo sovrano verso l’Europa (atti del convegno di studi), I quaderni di “Veneta Repubblica” n. 3, Padova 5 febbraio 1999
  • Flaminio De Poli, Via da Roma!, Edizioni del Candelo, Este 1995
  • Fabio Padovan, La Caminada Veneta, Luna Cena Edizioni, Santa Lucia di Piave (TV) 2000

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]