Padania

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Padania è un altro nome con cui si indica la pianura padana[1] (pianura padano-veneto-romagnola)[2], suddivisibile in superiore (piemontese) e inferiore (lombarda e veneta)[1].

Il termine si è diffuso maggiormente in Italia a partire dalla seconda metà degli anni anni novanta per la spinta della Lega Nord che identifica in questo nome un'ipotetica e futura unità territoriale come repubblica federale indipendente dallo Stato italiano. Deriva dal nome latino del Po (Padus).

Usi geografici, economici e linguistici del termine[modifica | modifica wikitesto]

Immagine satellitare del nord Italia, con la pianura padana in verde cerchiato in rosso

Il termine Padania appare nell'enciclopedia Il Milione dell'Istituto Geografico De Agostini. Il termine è usato come sinonimo di pianura padano-veneta. Lo spazio geografico padano comprende la vasta pianura creata dal fiume Po e si estende al Veneto e al Friuli.[3]

Usi politici del termine[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Indipendentismo padano.
« Il nostro popolo è pronto ad attaccare. Si dice che il Paese stia andando a fondo, ma io conosco un solo Paese, che è la Padania. Dell'Italia non me ne frega niente.[4] »
(Umberto Bossi, segretario della Lega Nord)
« Non esiste un popolo padano, parlare di Stato Lombardo-veneto è grottesco[5] »
(Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica Italiana)

Nell'ambito ideologico di autonomismo e federalismo[modifica | modifica wikitesto]

La Padania, così come proposta dalla Lega Nord
La Padania, così come proposta dalla Lega Nord
La nazione padana secondo la Lega Padana
La nazione padana secondo la Lega Padana

Tra i principali ideatori di un utilizzo politico del termine, il maggiormente noto è Gianfranco Miglio[6] che, nel 1975, riportava in scritti e interviste la sua visione della questione settentrione collegata a una ipotetica Padania.

Per il Partito Federalista, la suddivisione politica e amministrativa dell'Italia sarebbe avvenuta per frazionamento in tre territori governati da un direttorio: i cantoni Padania, Etruria e Mediterranea, con una Padania non troppo estesa al centro. Le idee poggiavano sulle summenzionate tesi di Gianfranco Miglio[7], che dal 1990 al 1994 aveva contribuito alla formazione della teoria federalista della Lega Nord, uscendone per dissensi proprio sulla questione federale all'atto della formazione della coalizione a sostegno del primo governo Berlusconi.

Il termine Padania entra ufficialmente nel vocabolario della allora Lega Nord Italia Federale (dal 1997 Lega Nord per l'Indipendenza della Padania) solo a partire dal 1995, a seguito della crisi del governo Berlusconi I e del passaggio del movimento ad una politica dichiaratamente secessionista. Secondo Paolo Bracalini, comunque, «Della Padania, intesa come entità storico-geografica dotata di un suo preciso DNA, non [se ne parlava] solo nei comizi del primo Bossi, negli studi di Gianfranco Miglio o negli slogan di Pontida[8]. Il termine veniva ripreso nell'ideologia leghista dalla pubblicazione della Fondazione Agnelli del 1992.[9]

Di tale svolta identitaria parla anche Gilberto Oneto, ideologo leghista e propugnatore del simbolo del sole delle Alpi, nel libro L'invenzione della Padania.[10]

Il sole delle Alpi, simbolo proposto dalla Lega Nord quale bandiera della Padania

Il 15 settembre 1996 la Lega Nord proclamò la dichiarazione di indipendenza della Padania con il nome ufficiale di Repubblica Federale della Padania.[11]

Il termine Padania, nell'accezione intesa dalla Lega Nord di Umberto Bossi,[12] si riferisce ad un'entità politico-amministrativa fittizia comprendente un'area che è stata modificata nel corso del tempo. Una delle ipotesi, quella dello statuto, comprende tutte le otto regioni dell'Italia settentrionale anche se suddivise in modo diverso in 10 Stati federati ovvero Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino, Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia e Romagna più 3 regioni centrali quali Toscana, Umbria e Marche per la quale questo movimento politico chiese inizialmente una condizione di maggiore autonomia, nella forma di unione federativa della macro-regione Padania con le restanti parti dello Stato italiano (cosiddetta Costituzione di Assago), in seguito il distacco dalla Repubblica Italiana (secessione) e attualmente il trasferimento di parte significativa delle competenze legislative ed amministrative dallo Stato centrale alle regioni (devoluzione) oltre all'attuazione del federalismo fiscale. Una prima riforma della costituzione verso una maggiore autonomia delle regioni è stata confermata per via referendaria nel 2001. Una seconda riforma sempre in questo senso del 2005 è stata invece bocciata tramite il referendum costituzionale del 2006. Secondo un sondaggio condotto a dicembre 2009 da GPG, il 45% degli abitanti del Nord Italia sarebbe favorevole all'adesione della propria regione ad uno stato indipendente di nome Padania[13]. Un altro sondaggio condotto da SWG nel giugno del 2010, rileva come per il 55% degli italiani la Padania sia un'invenzione. Esiste, invece, per il 42%. Gli italiani, al contrario, approvano il federalismo, che convince il 58% del campione (l'80% al Nord, il 50% al Centro e il 35% al Sud).[14]

Dell'esistenza di una identità padana si sono occupati Gilberto Oneto (La questione settentrionale, 2008 e Polentoni o padani, 2012) e Stefano Bruno Galli (Il Grande Nord, 2013). Approfondimenti sulla koinè linguistica padana sono stati fatti da Sergio Salvi (La lingua padana e i suoi dialetti, 1999 e La lingua del mi, 2011).

Per la Lega Padana, alternativamente, il territorio sarebbe diversamente distribuito, non estendendosi nell'Italia peninsulare ma estendendosi ad est, quindi valicando gli attuali confini nazionali, andando ad integrare la penisola istriana, territori sotto la giurisdizione nazionale principalmente di Croazia e di una piccola parte, le città costiere di Isola d'Istria (Izola), Portorose (Portorož), Pirano (Piran) e Capodistria (Koper), rientranti nel territorio della Slovenia, costituendo una Confederazione di quattro Nazioni: quella Subalpina, quella Lombarda, quella Serenissima e quella Cispadana.

Altre informazioni di diversi soggetti politici[modifica | modifica wikitesto]

All'estero il neologismo è stato accolto con diverse accezioni (si veda ad esempio alcuni articoli del Times di Londra).[15]

Nel 2008 il Presidente del Gran Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi della Lega dei Ticinesi, nel suo discorso di insediamento, ha nominato tre volte la Padania, considerandola anche come partner socio-economico e culturale privilegiato, parlando però nel contempo di Italianità elvetica.[16]

Il 21 giugno 2010, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha definito il termine Padania "una felice invenzione propagandistica - elettorale".[17]

Il 15 febbraio 2011 il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ha definito la Padania come "Un sistema di relazioni".[18]

Il 30 settembre 2011 il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, durante una visita ufficiale a Napoli, ha affermato che il popolo padano non esiste e che questa definizione non ha alcuna valenza storica.[19][20][21]

Il 12 giugno 2014 Papa Francesco, nell'ambito di un'intervista al quotidiano catalano Vanguardia, ha citato la Padania tra i territori oggetto di potenziale indipendenza dallo stato nazionale (assieme alla Scozia e, ovviamente, alla stessa Catalogna), affermando che le richieste di secessione da un paese senza un precedente storico di "unità forzosa" sono da "prendere con le pinze" e analizzare caso per caso[22].

Nello sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1998 è stata fondata una rappresentativa denominata Selezione di calcio della Padania. Dal 2013 è affiliata alla ConIFA.

Il 6 settembre 2011 ha preso il via il giro ciclistico Monviso-Venezia - Il Padania.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gilberto Oneto, L'invenzione della Padania, Ceresola, Foedus Editore, 1997.
  • Margarita Gomez-Reino Cachafeiro, Ethnicity and nationalism in Italian politics : inventing the Padania: Lega Nord and the northern question, Marga - Aldershot, 2002.
  • Gilberto Oneto, La questione settentrionale. La Padania fra mito, storia e realtà, Milano, Editoriale Libero, 2008.
  • Antonino Zaniboni, I territori riabitati. Un percorso dalla Padanìa alla Sicilia, Franco Angeli, Milano, 2008.
  • Sergio Salvi, La Lingua del mi. Il Padano e i suoi dialetti, Rimini, Il Cerchio, 2011.
  • Gilberto Oneto, Polentoni o Padani? Apologia di un popolo di egoisti, xenofobi, ignoranti ed evasori, Rimini, Il Cerchio, 2012.
  • Stefano Bruno Galli, Il grande Nord. Cultura e destino della Questione settentrionale, Milano, Guerini, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]