Linguaggio del corpo

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« Le tue azioni parlano così forte che non riesco a sentire quello che dici. »
(Ralph Waldo Emerson)

Il linguaggio del corpo fa parte della comunicazione non verbale. In quest'ambito si interpretano, ai fini dell'interazione sociale, postura, gesti, movimenti, espressioni e mimica che accompagnano o meno la parola rendendo la comunicazione umana più marcata, ancora più chiara e comunicativa. Attraverso il linguaggio del corpo si riesce a conoscere l'individuo nella sua interezza ed interiorità, sia che si usino o meno alcuni gesti o che si compiano determinati movimenti. La mimica, in generale, rivela i pensieri e le intuizioni altrui più delle parole.

Specifiche[modifica | modifica wikitesto]

Il primo linguaggio studiato è stato quello facciale, infatti l'opera più importante pubblicata prima del '900, è stata quella di Charles Darwin del 1872 "The expression of the emotions in Man and Animals"[1]. Da qui molti studiosi si sono interessati all'argomento e primo fra tutti a confermare lo studio di Darwin è stato Paul Ekman, che ha dedicato molti anni allo studio della mimica facciale. Egli ha dimostrato che alcune emozioni come la rabbia, tristezza, felicità, sono uguali e condivise da tutti in modo uguale, siano essi appartenenti o meno a culture differenti. Secondo Ekman, attraverso le emozioni del volto si riesce a captare se le espressioni sono sincere oppure no; infatti nel suo libro " I volti della Menzogna", parla di poter avere almeno tre chiavi per leggere le emozioni del volto e per capirle:

  1. Asimmetria, perché nelle espressioni facciali sono coinvolte asimmetricamente le due metà del viso, in quanto su una metà l'espressione è più intensa che nell'altra;
  2. Tempo, in quanto l'espressioni sincere durano pochi attimi (all'incirca 1/10 s), mentre se vi è un'espressione "tirata", che dura più di un secondo, questa è una probabile falsa emozione, eseguita volontariamente;
  3. Collocazione, nel discorso, la mimica accompagna le parole se posticipata o anticipata, non rispecchia la reale espressione verbale.Per esempio: se una persona è arrabbiata e accompagna l'espressione di rabbia in relazione alle parole vuol dire che la persona è realmente arrabbiata; se i gesti di rabbia vengono dopo le parole si denota che probabilmente la persona non è così in collera come vorrebbe far credere.

Il linguaggio del corpo è costituito anche da gesti che si differiscono da cultura a cultura e da gesti che cambiano con l'evolversi dell'età dell'uomo. I gesti che variano da cultura a cultura sono quei gesti che col tempo sono diventati come una sorta di esperanto, ma che in alcune culture assumono un significato diverso.

Il segno dell'"OK", ha assunto col tempo il significato di Okay, "tutto bene", in tutti i paesi di lingua inglese, in Europa e in Asia, tuttavia permangono alcune zone come ad esempio la Francia in cui il segno "OK" assume il significato di "zero" o "niente". Ha infatti origine da un segnale che al termine di uno scontro di guerra serviva a comunicare a distanza "zero kills"cioè "zero uccisioni"; in Giappone vuol dire "soldi".

Il pollice in su, in Australia, Inghilterra e Nuova Zelanda ha più di un significato, vuol dire: Ok, segnale di autostop o insulto, mentre in Grecia è prevalentemente usato in senso dispregiativo.

Il segno della "V", è stato diffuso durante la Seconda Guerra Mondiale da Winston Churchill in segno di "vittoria", mentre in alcuni paesi europei tale segno indica il numero due, mentre in altri è un segno di offesa.

Ci sono poi gesti che si modificano con l'evolversi dell'età dell'uomo, ne è un esempio il gesto fatto da un bambino che dice una bugia, tendendo a coprire la bocca con le mani; nell'adolescente il gesto cambia, la mano sfiora con le dita la bocca; nell'adulto il gesto diventa più evoluto e raffinato la mano infatti, sfiora il naso.

Il linguaggio del corpo ha una propria grammatica pertanto va letto e interpretato rispettando tutta una sintassi composta da parole, frasi e punteggiatura.

Ogni movimento è come una parola, cioè assume un significato diverso a seconda dell'uso che se ne fa in una "frase" per cui, nell'analizzare il gesto va tenuto presente soprattutto il contesto in cui si esplica. "Percettivi" significa saper interpretare e capire il gesto con tutte le sue sfumature compreso il contesto. Lo sfregare le mani, ad esempio, può avere un duplice significato. Fatto in una gelida giornata significa che quella persona ha freddo; lo stesso gesto invece, fatto da una persona mentre esprime un desiderio piacevole, risulta sinonimo di gioia, allegria e di aspettativa positiva.Oltre al contesto, bisogna tener presente anche lo spazio che il corpo occupa e con il quale comunica. Ognuno di noi possiede la sua "bolla d'aria"[2] ciò dipende e dall'area in cui una persona è cresciuta (alta o bassa intensità di popolazione) e dalla cultura occidentale o orientale. Ad esempio nella cultura orientale dove vi è un'alta densità di popolazione e gli spazi sono ristretti le distanze sono più ravvicinate mentre noi occidentali, che viviamo in ambienti aperti amiamo mantenere le distanze. Infatti la nostra "bolla d'aria" riferita alla popolazione bianca che vive in Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito ed America Settentrionale si divide in:

  1. Area intima intesa come area che può essere occupata solo da persone con le quali si condivide un rapporto intimo (amici, genitori, innamorati ecc...);
  2. Area personale intesa come distanza che ci separa dagli altri (in un contesto quale riunione di lavoro, uscite, feste ecc...);
  3. Area sociale ovvero la distanza fra noi ed un estraneo;
  4. Area pubblica cioè quella distanza che scegliamo di avere in un contesto pubblico.

La ricerca socio-antropologica[modifica | modifica wikitesto]

Nel mondo anglosassone i primi studi, a carattere intuitivo, sul linguaggio del corpo erano presenti nei saggi "Maniere" (1844) e "Comportamento" (1860), di Ralph Waldo Emerson.

In seguito antropologi quali Ray Birdwhistell, Margaret Mead e Gregory Bateson avviarono studi metodici sul linguaggio del corpo, con l'esame di filmati che permettevano di cogliere aspetti poco evidenti dell'interazione sociale a livello non verbale.

Birdwhistell, rifacendosi alla linguistica descrittiva, sosteneva che tutti i movimenti del corpo hanno un senso (non essendo casuali), e che la grammatica di questo paralinguaggio si può analizzare analogamente al linguaggio verbale. Egli chiama cinèma l'unità minima analoga al fonema. Le discipline atte allo scopo hanno nome: cinesica, prossemica, semiotica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Pease, Leggere il linguaggio del corpo, A.Mondadori, 1995, p. 12.
  2. ^ A. Pease, Leggere il linguaggio del corpo, A.Mondadori, 1995, p. 30.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Ekman, I volti della Menzogna, Giunti-Barbera 1989
  • A. Pease & B. Pease, Perché Mentiamo con gli Occhi e ci Vergognamo con i Piedi?, Bur Rizzoli 2011
  • A. Pease, Leggere il linguaggio del corpo, A.Mondadori 1995
  • P.C. Cicogna, Psicologia generale. Storia, metodi, processi cognitivi, Carocci 2001
  • D. Cohen, Capire il linguaggio del corpo, Roma 2002
  • A. Luce, Il linguaggio del corpo svela tutto: risultati di nuove ricerche sulla comunicazione per capire gli altri, Forli 2010
  • Erhard Thiel, Il linguaggio del corpo: dice più di mille parole, Milano 1987
  • A. Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Casale Monferrato 2009
  • David Lambert, Il linguaggio del corpo, David Lambert e Diagram Group Milano 1996
  • Elisa Balconi, Il linguaggio del corpo: capire la comunicazione non verbale, Milano 2004
  • James Borg, Il linguaggio del corpo: guida all'interpretazione del linguaggio non verbale, Milano 2009
  • Ornella di Tondo, Il linguaggio del corpo: storia della danza, Loescher Torino 1990
  • Alexander Lowen, Il linguaggio del corpo, Feltrinelli Milano 1978
  • R. Canestrari, Psicologia generale e dello sviluppo volume primo, Clueb Bologna 1988

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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