Indiani metropolitani

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Pupazzo raffigurante Luciano Lama, innalzato dagli Indiani metropolitani nel cortile della Università La Sapienza di Roma
« Geronimo, Cochis, Nuvola Rossa / giovani proletari alla riscossa / 10-100-1000 Little Big Horn »
(Slogan degli Indiani Metropolitani del 1977)

Gli Indiani metropolitani costituivano l'area più libertaria e creativa del Movimento del '77.

Dalla metà degli anni settanta, i giovani del movimento che si riconoscevano proprio nella cosiddetta "ala creativa" iniziarono a radunarsi al parco Lambro, a Milano, alla grande festa del proletariato giovanile organizzata da Re Nudo, periodico di controcultura, definita da molti la versione italiana del festival di Woodstock.

I freak[modifica | modifica wikitesto]

Tramontata l'era del movimento, giunto dall'America, degli hippies, molti giovani della fine degli anni '60 e l'inizio dei '70 costituirono un nuovo movimento spontaneo detto dei freak (termine inglese traducibile con l'italiano diversi) che aveva sostituito i vecchi hippies pur continuandone la tradizione. I freak, italianizzati col neologismo fricchettoni, inizialmente non erano politicizzati ma si amalgamarono attorno al mondo del rock, e della controcultura in genere, appena giunto in Italia all'inizio degli anni '70, del quale contestarono la crescente industrializzazione e la dipendenza dalle majors ovvero le grosse case discografiche internazionali.

Questo movimento spontaneo ruotava attorno alla cosiddetta cultura underground che in Italia si legò alla rivista Re Nudo e alla casa editrice Stampa Alternativa ma anche ad altre riviste minori, talvolta nemmeno stampate, ma che giravano sotto forma di fogli ciclostilati. L'underground italiano contestava in toto la società borghese entrata in crisi alla fine degli anni '60 dopo il decennio del cosiddetto boom economico. Ma non si riconosceva nemmeno nelle strutture della sinistra parlamentare ed extraparlamentare ispirandosi piuttosto ai rappresentanti del Beat Generation americana e ai suoi scrittori e poeti come Jack Kerouac e Allen Ginsberg e al movimento situazionista francese.

Aggregati sotto lo slogan: Il rock è nostro le prime contestazioni avvennero con il rifiuto di pagare prezzi giudicati troppo elevati per i concerti rock proponendo un prezzo proletario o il diritto di potervi assistere senza pagare. Su questa onda si avvicinarono alle frange più estreme dei movimenti extraparlamentari di sinistra organizzando dei veri e propri blitz, chiamati sfondamenti, che li portarono spesso a contatti violenti con le forze dell'ordine.

Opponendosi ai valori fondamentali della borghesia come quelli della patria e della famiglia, li sostituirono con una pratica alternativa della famiglia allargata (le cosiddette Comuni), della libertà sessuale e della liberalizzazione delle droghe. I freak s'ispirarono ai saggi del filosofo tedesco Herbert Marcuse, a quelli di David Cooper sulla critica della famiglia, e soprattutto a quelli sulla liberazione sessuale di Wilhelm Reich. Per la cultura delle droghe fu basilare anche il pensiero di Timothy Leary, sperimentatore dell'uso dell'LSD.

Il Movimento del '77[modifica | modifica wikitesto]

Il momento più importante fu la definitiva politicizzazione della cultura alternativa in Italia che avvenne con il Movimento del '77 e la nascita dell'Area dell'Autonomia della quale i futuri Indiani Metropolitani rappresentarono la cosiddetta ala creativa.

A differenza dei loro compagni dell'Autonomia Operaia, sconfitti dalla repressione dello Stato in seguito all'entrata di molti militanti nella clandestinità, l'ala creativa fu stroncata soprattutto dal dilagare dell'eroina; essi infatti - molto più dediti all'uso di droghe che alla violenza politica - furono facile preda di questa droga che segnerà la vita di molti giovani per tutti gli anni ottanta e novanta.

Il termine "Indiani Metropolitani" fu coniato durante l'occupazione della Facoltà di Lettere dell'Università di Roma, con un volantino che echeggiava, ironicamente, il manifesto Futurista e che trovò sviluppo nella fanzine "Oask!?". La prima azione pubblica fu quella, con la scala a torretta sottratta dalla biblioteca della Facoltà di Lettere, durante la cacciata di Luciano Lama dall'Università di Roma, nel 1977, anche se l'ala creativa era già presente in precedenti esperienze politiche vicine al Movimento degli Studenti, come i gruppi situazionisti degli anni sessanta.

Roma, 1977 - Scritta in Via dei Fori Imperiali dopo la "cacciata di Lama" dall'università La Sapienza.

In realtà gli indiani metropolitani si materializzarono concretamente nella notte di Natale del 1975, con scritte blasfeme sulla chiesa di Tomba di Nerone a Roma, via Cassia, ad opera di un manipolo di individui molto diversi tra loro, per estrazione sociale e politica, firmandosi Gruppo Geronimo, sigla che sarà mantenuta per una buona parte del 1976 per poi essere "sciolta nel movimento".

Il "Gruppo Geronimo", dopo alcuni scontri fisici e chiarificatori con il "Collettivo di via dei Volsci", pubblica anche due numeri di una rivista chiamata "Neg/azione". Il primo numero vede la partecipazione di tutti i componenti, mentre il secondo ed ultimo numero viene monopolizzato da due o tre persone, mentre gli altri sono già impegnati in altri progetti: il più importante, non solo a livello mediatico, è quello di "Radio Blu", messo in piedi insieme ad un gruppo di ex militanti di Potere Operaio.

Nel 1976 il "Gruppo Geronimo" veniva riportato su "La Repubblica" come gruppo eversivo e con contatti con la lotta armata. Geronimo e gli indiani metropolitani non erano affatto non violenti ma erano sicuramente contrari al terrorismo ed al fiancheggiamento di quest'ultimo. Gli indiani di "Geronimo" seguivano gli insegnamenti del 1957 di Guy Debord creando una situazione tanto ridicola quanto improbabile.

Crisi e fine del movimento[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte alla crisi dei movimenti della sinistra extraparlamentare, gli indiani metropolitani reagirono rifiutando la violenza come pratica dell'Area dell'Autonomia ed abbandonando sostanzialmente la ferrea dottrina marxista. Nell'adottare una nuova critica culturale dei modelli borghesi, si ispirarono al movimento dadaista. Sia nelle attività politiche, sia nei cortei, entrambe le aree dell'Autonomia convissero con forti critiche reciproche. Molti Indiani Metropolitani, come abbiamo visto, andarono ad ingrossare le file dei tossicodipendenti da eroina e cocaina Altri si rifugiarono in varie sette mistiche, legate alla cultura dell'oriente, in particolare a quella d'impronta buddista o di un misticismo particolare come quello dei cosiddetti arancioni di Osho Rajneesh Per questo motivo molti ex Indiani ed ex fricchettoni si trasferirono in India

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pablo Echaurren. La casa del desiderio. '77: indiani metropolitani e altri strani. Manni, 2005. ISBN 88-8176-633-7.
  • Pablo Echaurren (a cura di). Parole ribelli. I fogli del movimento del ‘77. Viterbo, Stampa Alternativa, 1997. ISBN 88-7226-374-3.
  • Controcultura in Italia (1967-1977). Viaggio nell'underground, di Pablo Echaurren e Claudia Salaris, Bollati Boringhieri, 1999.
  • David Cooper, La morte della famiglia, Einaudi, Torino 1972
  • Marco Erler.Assalto alla diligenza. Quando Appignani rinacque Cavallo Pazzo prefazioni di Lucia Visca, Carlo e Nicola Caracciolo. Edizioni Memori, 2008. ISBN 978-88-89475-45-4
  • Marco Erler.Segnali di fumo introduzione di Renzo Paris: cult di poesie del 1977 (i versi di un indiano metropolitano,Nuvola Rossa, dati ai tipi vent'anni dopo), disegni a china, scritti politici ed interviste, una a Bettino Craxi, il suo elogio postumo a Mario Appignani Cavallo Pazzo. Campanotto,1997. ISBN 88-456-0017-3

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]