Cultura underground
Il termine cultura underground (o semplicemente underground) definisce un ampio insieme di pratiche e di identità accomunate dall'intento di porsi in antitesi e/o in alternativa alla cultura ufficiale della società di massa.
Nel mondo anglosassone, il termine "underground" ("sottosuolo") per indicare una "rete sotterranea di resistenza" venne utilizzato nel XIX secolo con le Underground Railroads, reti clandestine di case sicure per affrancare gli schiavi in fuga dal Sud degli Stati Uniti. Analogamente, si definì nello stesso modo il network che facilitava la fuga in Canada dei giovani statunitensi che rifiutavano il servizio di leva durante la guerra del Vietnam. Il termine venne anche utilizzato per indicare i movimenti di resistenza europei durante la seconda guerra mondiale ("The Undergrounds")[1].
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[modifica] La cultura underground negli anni sessanta / settanta
| Per approfondire, vedi Controcultura. |
Sebbene la definizione contemporanea di cultura underground nasce negli anni cinquanta, essa viene solitamente riferita all'area creativa della controcultura giovanile alternativa e contrapposta alla cultura ufficiale che si sviluppò negli Stati Uniti e in Europa nella metà degli anni sessanta. L'underground fu una rete di gruppi teatrali, laboratori artistici, cineclub, spazi sociali a gestione comunitaria, librerie, case editrici, riviste politiche e letterarie, etichette discografiche indipendenti, negozi di abbigliamento usato, circoli culturali che si diffusero prima negli Stati Uniti, poi in alcuni paesi europei sulla scia della cultura beat, del movimento studentesco e del movimento hippy. Sebbene spesso non esistessero collegamenti reali e duraturi tra tali realtà, nate e sviluppatesi in modo informale e legate alla dimensione locale entro cui esse agivano, esse erano accomunate dal progetto di costruzione di una "società parallela".
La cultura underground si sviluppò all'interno di società del capitalismo avanzato in un'epoca in cui l'industria culturale subiva forti trasformazioni per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa; in risposta a tali mutamenti la cultura underground proponeva un utilizzo alternativo degli stessi mezzi di comunicazione atti alla diffusione di stili e princìpi di vita differenti da quelli della società ufficiale.
Per estensione, la definizione di cultura underground venne in seguito utilizzata per indicare numerose reti sottoculturali alternative ai canali ufficiali (punk, cyberpunk, ravers, alternative hip hop, ecc).
[modifica] La cultura undeground in Italia
In Italia la cultura underground ebbe indiscutibili meriti nel diffondere le nuove tendenze dell'arte e della cultura contemporanea: dalla psichedelia alle filosofie orientali, dalla fantascienza alla letteratura beat. Rilevante fu l'esperienza della rivista milanese Mondo beat (1965-1966), accanto alla nascita dei primi gruppi hippy. In Italia e Francia esercitò una certa influenza anche il movimento situazionista, all'interno del quale convivevano sia la teoria rivoluzionaria che le azioni dirette di provocazione pubblica.
Ma al contrario di quanto accadeva negli Stati Uniti, in cui la componente creativa e quella politica del movimento studentesco procedettero strettamente connesse, in Italia il Sessantotto rappresentò un momento di rottura tra l'identità del movimento politico e quella delle culture alternative, che si trovarono contrapposte: da una parte, infatti, il movimento studentesco si diresse verso un irrigidimento su posizioni ideologhe filo-marxiste, dall'altro le culture underground assunsero una piega artistica e visionaria, ripiegando ai margini del movimento contestatario.
Significativa, per la cultura underground italiana fu la pubblicazione nel 1971 della prima mappa della scena underground italiana, il libro Ma l'amor mio non muore. Origini, documenti, strategia della "cultura alternativa" e dell'underground in Italia (Arcana Editrice) a cui seguì "Dalle Alpi alle Piramidi" (Arcana Editrice).
Importanti per il movimento alternativo le varie guide che vennero, in quel periodo, pubblicate e fatte circolare quasi esclusivamente nel circuito underground, tra cui: come coltivare la marijuana, come realizzare una radio libera, i manuali di autodifesa negli scontri di piazza, ecc. Molto attiva a pubblicare questo tipo di manuali la viterbese Stampa Alternativa, che lancerà anche la collana Millelire, capace, grazie al prezzo contenuto, di garantire tirature elevatissime.
Nel corso degli anni settanta in Italia avvenne una parziale ricomposizione tra la tendenza politica e quella creativa che sfociò nel movimento del '77.
[modifica] La stampa underground in Italia
Il circuito delle riviste underground in Italia fu vasto ed articolato. Periodo fondamentale quello che si sviluppa tra il 1967 e il 1977: tra le testate che meritano essere ricordate, oltre il già citato Mondo beat anche Pianeta fresco, Re Nudo, Paria, Tampax, Roman high Roma sotto (poi Fallo!), L'Arca, Buco, Get Ready, King Kong (in cui muove i primi passi Lorenzo Mattotti), Puzz, Gatti selvaggi, Hit, Hemicromis, P.L.M., A/traverso, Vomito, Cannibale e lo stesso Frigidaire, vero e proprio fenomeno di mercato, capace di lanciare personaggi come Ranx Xerox e autori come Pazienza, Tamburini, Mattioli, Echaurren.
Molte di queste riviste (stampate in vari modi: offset, eliografia, ciclostile) aderirono alla I.A.P (International Alternative Press), un piccolo sindacato/distribuzione con sede a Milano, attivo tra il 1971 e il 1979 circa.
[modifica] La cultura underground negli anni ottanta
A partire dagli anni ottanta (e novanta) la cultura underground si confronta con le nuove tecnologie, sviluppando, di fatto, i primi esperimenti collegati all'utilizzo di internet, alla multimedialità e ai nuovi linguaggi espressivi. È questo il caso della Chiesa dell'Elettrosofia o dei primi montaggi video realizzati su piattaforme Mac da Robert Croschicki, e della nascita del Cyberpunk.
Sulla scia delle esperienze newyorkesi di Keith Haring e di artisti apolidi giunti in Italia come Norman Mc Laren, scoppia il boom della Street Art Arte di strada, ulteriore evoluzione della cultura del Graffitismo, ormai entrata di diritto nell'arte ufficiale. È in questa area che si muovono street artist di livello come Sten Lex o Bob Rock, Bros, Tresoldi, artisti outsider come Mauro Gottardo, Mario Pischedda e i bolognesi d'adozione Blu e Ericailcane.
[modifica] La cultura underground negli anni novanta / duemila
Durante gli anni novanta, ed in via strettamente più lieve ed essenziale durante gli anni duemila, in special modo agli inizi, contrariamente si creò una scissione totale e pienamente percepibile dai decenni precedenti e da ciò che fino a quel momento la cultura underground aveva rappresentato in vie per lo più teoriche. Oltre al contributo delle nuove tecnologie emergenti essenziali, si miscelarono egregiamente canoni artistici, filmografici e soprattutto musicali alternativi, innovativi, elevati e dalla spiccata sensibilità seppur apparentemente distaccati, visti fino a quel momento come sperimentali. Gli anni novanta hanno rappresentato l'apice dell'esposizione della cultura underground; la generazione era spinta maggiormente ad una lotta, la cosiddetta resistenza underground; una lotta intrinseca e spirituale, per lo più in opposizione indiretta che in veri e propri scontri, e sebbene la libertà di espressione fosse in qualche modo diminuita rispetto ai ben più opportunitari anni sessanta, questo non fu altro che un pretesto per porsi ancor più in opposizione a ciò che le precedenti generazioni avevano cercato di imporre sotto certi aspetti alla nuova generazione emergente. Osservando l'innovazione degli anni novanta, il suddetto decennio è stato composto in prevalenza dai risultati ottenuti dalle generazioni degli anni settanta e ottanta che fino a quel momento avevano lasciato spazio alle generazioni precedenti, elemento che tese ad incrementare anche un notevole senso di indipendenza. Durante gli anni novanta padroneggiarono le sonorità create grazie all'ausilio dell'elettronica (assolutamente differenti dalle visioni attuali del concetto di musica elettronica) molto più legate a produrre sensazioni che ad inviare un messaggio. Si potrebbe definire questo processo, un processo per lo più intellettuale e visionario oltre che alienante, oscuro e sotto certi aspetti cinico e degradato della vita, fenomeno paragonabile allo storico "male di vivere", e circostanza nella quale la mente, resa matura prima del tempo dal raziocinio e dal senso di abbandono e assenza di certezze, fosse spinta dal dovere di un'espressività insopprimibile che ne amplia le percezioni sensoriali, permettendo di raggiungere in qualunque circostanza una risposta all'ignoto, e si nutrisse dello stesso. La cultura underground degli anni novanta tese a distaccarsi quasi completamente da come era intesa prima di quel momento, creandone quasi come un parallelismo, ed il progresso, già insito nell'evoluzione della mentalità dei giovani del periodo, sotto certi aspetti più introversi e pragmatici, ma al contempo dinamici ed individualmente rivoluzionari, permise alla cultura underground di raggiungere proprio durante gli anni novanta la sua più concreta esposizione.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Controcultura in Italia (1967-1977). Viaggio nell'underground, di Pablo Echaurren e Claudia Salaris, Bollati Boringhieri, 1999.
- Ma l'amor mio non muore, Deriveapprodi, 2003.
- Italia Underground, a cura di A. Mastrandrea, Sandro Teti Editore, 2009.
- La cultura underground, di Mario Maffi, Odoya, 2009, ISBN 978-88-6288-0572.