Tinto Brass

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Tinto Brass assieme a Caterina Varzi alla Mostra del Cinema di Venezia 2009.

Tinto Brass, nome d'arte di Giovanni Brass (Milano, 26 marzo 1933), è un regista, sceneggiatore, attore, montatore e doppiatore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Milano il 26 marzo 1933 da una famiglia goriziana di remote origini austriache, nipote del pittore goriziano Italico Brass. Nel 1957 si laureò in Giurisprudenza a Padova. Appassionato di cinema più che di diritto, sul finire degli anni cinquanta trascorse un biennio come archivista alla "Cinémathèque" di Parigi, avvicinandosi agli ambienti della nascente Nouvelle Vague. In seguito tornerà in Italia come aiuto-regista di Alberto Cavalcanti.

Gli esordi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Già assistente di maestri del cinema del calibro di Roberto Rossellini e Joris Ivens, esordì nella regia con il lungometraggio In capo al mondo (1963), apologo sul disagio giovanile, del quale curò anche la sceneggiatura e il montaggio. Con una sorta di "anarchismo umoristico" il film narrava i disagi di un giovane che stenta ad integrarsi nella società, ma questa insofferenza verso il potere e le sue istituzioni non venne apprezzata dai censori dell'epoca, che gli imposero di rigirare la pellicola da capo. Per tutta risposta Brass le cambiò solo il nome (Chi lavora è perduto), rendendo ancora più esplicito il messaggio politico-sociale.

Altri film[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere stato coinvolto, con alterni risultati, in alcune produzioni di carattere commerciale (nel 1964 la fiaba "fantascientifica" Il disco volante e il film collettivo La mia signora, del quale firma due episodi accanto a Luigi Comencini e al suo estimatore Mauro Bolognini; lo spaghetti-western Yankee del (1966), il regista tornò a moduli espressivi più intimi con i successivi Col cuore in gola (1967), L'urlo (1968), Nerosubianco (1969) (nella cui locandina, scrivendo in stampatello le lettere dalla seconda alla quinta, creava un emblematico gioco di parole: nEROSubianco), Dropout (1970) e La vacanza (1971), ultimo film brassiano in cui l'erotismo non la fa da padrone. Inoltre Brass racconta che Nerosubianco piacque molto in America tanto che la Paramount decise di affidargli la regia dell'adattamento cinematografico di Arancia meccanica; tuttavia Brass voleva prima finire L'urlo e perse così l'incarico.[1]

Verso l'erotismo[modifica | modifica wikitesto]

Il sesso ed il suo particolare rapporto col potere e col denaro diventa tema centrale di Salon Kitty (1975), film impregnato di atmosfere che ricordano quelle di Luchino Visconti e Liliana Cavani, e della ricostruzione storica Caligola (1979), che ebbe una produzione molto travagliata a causa dei contrasti tra il regista e la produzione che portarono all'estromissione di Brass dal montaggio.[1] La propensione per il grottesco contraddistingue Action (1979), beffarda ed autobiografica riflessione sul rapporto che lega arte e pornografia.

La chiave ed il cinema erotico[modifica | modifica wikitesto]

Deciso ad abbandonare il cinema "serio" (o "serioso", come dice lui) per dedicarsi al cinema erotico, nel 1983 Brass girò La chiave (con Stefania Sandrelli, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore giapponese Tanizaki Jun'ichirō), spostandosi poi gradatamente verso una trattazione sempre più disinvolta dei tabù dell'erotismo. Questa pellicola, che ebbe un buon successo di pubblico e di critica, fece entrare Tinto Brass nell'olimpo di tale genere cinematografico, rendendo però molto controversa la sua figura specialmente tra le femministe (che gli rimproveravano una certa considerazione della donna come oggetto) e le classi sociali più tradizionaliste. Puntualmente accompagnati da un alone di scandalo escono infatti Miranda (1985, con Serena Grandi, rivisitazione de La locandiera di Goldoni) e Capriccio (1987, con Francesca Dellera).

Nel 1988 Brass dirige Snack Bar Budapest (tratto dall'omonimo romanzo di Marco Lodoli e Silvia Bre) prendendosi così una pausa dal genere erotico. Il film, un noir visionario, ottiene buone critiche ma scarso riscontro commerciale.

Il ritorno all'erotismo più esplicito e godereccio avviene con Paprika (1991), che lancia Debora Caprioglio, e Così fan tutte (1992, con l'esordiente Claudia Koll). Le piccanti discussioni e le roventi polemiche che i suoi lungometraggi suscitano contribuiranno a rendere famose le sue attrici protagoniste.

Sviluppi recenti[modifica | modifica wikitesto]

Tinto Brass nel 1990 a Venezia

Più recentemente però la ripetitività di schemi e situazioni pare aver progressivamente affievolito l'interesse e la curiosità che il pubblico aveva nei confronti delle sue opere successive: L'uomo che guarda (1994, liberamente tratto da un romanzo di Alberto Moravia), forse il suo film più crudo; l'autobiografica commedia erotica Fermo posta Tinto Brass (1995, in cui era anche attore), Monella (1998), Tra(sgre)dire (2000) e Senso '45 (2002, con Anna Galiena), rilettura in chiave erotica, ambientata a Venezia nel 1945, del racconto di Camillo Boito Senso, dal quale Luchino Visconti aveva tratto nel 1954 l'omonimo film.

A 70 anni gira Fallo! (2003, con Sarah Cosmi, Raffaella Ponzo e Federica Tommasi), film a episodi d'ispirazione boccaccesca che in quanto a trama non si differenzia molto dagli altri, mentre il successivo Monamour del 2005 - con protagoniste l'attrice russa Anna Jimskaya e l'attrice bosniaca Nela Lucic - esce direttamente in DVD l'anno successivo.

Nel 2009 Tinto Brass presenta in anteprima alla Villa Pamphili di Roma la sua rivisitazione teatrale del Don Giovanni, ambientata nella Venezia nel 1930; inoltre, in occasione di una retrospettiva a lui dedicata, porta alla Mostra del Cinema di Venezia Hotel Courbet, un cortometraggio di 18 minuti in omaggio sin dal titolo al pittore Gustave Courbet che doveva far parte di una serie televisiva destinata a Sky, Il favoloso mondo di Tinto Brass: protagonista è l'attrice Caterina Varzi, che doveva già esserlo del più volte annunciato Ziva, l'isola che non c'è. Un esperimento simile c'era già stato dieci anni prima, quando Tinto Brass supervisionò 12 cortometraggi per la serie Cortocircuiti erotici, che avevano visto tra le protagoniste Silvia Rossi, Francesca Nunzi, Yulia Mayarchuk, Raffaella Ponzo, Loredana Cannata, Deborah Calì e Fiorella Ceccacci Rubino.

Il 18 aprile 2010 si diffonde la notizia che Tinto Brass è stato ricoverato presso il reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Vicenza, a causa di un'emorragia cerebrale e che dai primi esami non sembra in gravi condizioni, tanto che i medici escludono l'operazione chirurgica: il regista si sarebbe sentito male intorno all'una di notte in un albergo a Marostica, nel vicentino. Ma il figlio Bonifacio interviene per smentire queste voci, sostenendo che il padre è ricoverato al reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Vicenza 'per accertamenti' e che 'gli esami erano programmati da tempo'[2]. A settembre 2010 viene dichiarato che il regista, ristabilitosi, tornerà al suo lavoro dietro la macchina da presa[3].

Nel 2013 viene proiettato alla 70ª Mostra del Cinema di Venezia il documentario IsTintoBrass, realizzato dal suo collaboratore storico Massimiliano Zanin. In questa occasione il regista annuncia nuovamente la realizzazione di Ziva, l'isola che non c'è con protagonista Caterina Varzi[4].

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Tinto Brass ha anche collaborato con la rivista Penthouse, ed è stato solo attore nei film La donna è una cosa meravigliosa di Mauro Bolognini (1964), Lucignolo di Massimo Ceccherini (1999), La rabbia di Louis Nero e Il nostro Messia di Claudio Serughetti (2008), Impotenti esistenziali di Giuseppe Cirillo (2009). Nel 1964 ha inoltre diretto il suo unico documentario politico: Ça ira - Il fiume della rivolta.

Ha presentato nel settembre 2006, a Napoli, un libretto di circa 30 pagine: Elogio del culo[5], che – a detta sua, riportato in un'intervista a La Stampa del 26 novembre 2007[6] – «...si vende come il pane. Sulle aste di internet è arrivato a 15 euro dai 3 e 90 di partenza...».

Nel dicembre 2012 scrive la prefazione per il libro di Federica Tommasi "Sette Piccoli Racconti Erotici" (per E.F. Edizioni), libro di racconti erotici.

Tinto Brass si definisce "tranquillamente ateo"[7]. Ha assunto l'alias "Tinto", traendolo dal nome del pittore veneziano Tintoretto (che piaceva molto alla nonna del regista).

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Tinto Brass è stato sposato con la sceneggiatrice e collaboratrice Carla Cipriani, morta nel 2006. Brass ha due figli, avuti dalla moglie, Beatrice e Bonifacio. Attualmente vive assieme alla psicoanalista, ex-avvocato e attrice Caterina Varzi.[8]

Impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre vicino alle posizioni del Partito Radicale di Marco Pannella, nel gennaio 2010 annuncia la sua candidatura per le elezioni regionali nelle file della Lista Bonino Pannella in Veneto e nel Lazio[9].

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Tinto Brass e Claudia Koll in Così fan tutte

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Stefano Iori, op. cit., pag.72
  2. ^ Corriere.it
  3. ^ Repubblica.it 30 settembre 2010
  4. ^ Nel festival Tinto di eros Venezia rivaluta Brass - IlGiornale.it
  5. ^ Editore: Pironti; 32 pagg.; ISBN 88-7937-374-9; ISBN 978-88-7937-374-6.
  6. ^ Tinto Brass: "Le natiche non sanno mentire" - LASTAMPA.it
  7. ^ Giancarlo Perna, Il Giornale.it – I miei film andrebbero proiettati nelle scuole, 19 gennaio 2009. URL consultato il 21 ottobre 2011.
  8. ^ ]
  9. ^ Tinto Brass candidato con i Radicali (LaStampa.it)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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