Western all'italiana

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« Senza gli spaghetti western non esisterebbe una buona parte del cinema italiano. E Hollywood non sarebbe la stessa cosa »

Spaghetti western (o anche Italo-Westerns in inglese) è il nome dato ad una categoria di film western di produzione italiana negli anni sessanta e settanta con la partecipazione spesso di attori di valore, ancora agli albori della loro carriera, e che successivamente sarebbero divenuti star internazionali. Tali film erano girati generalmente in Italia o in Spagna ed eccezionalmente, in altri paesi del Mediterraneo.

Grazie a questo prolifico filone, per circa un quindicennio (compreso grosso modo fra il 1964 e il 1978) il western conobbe una rinnovata popolarità in Italia dopo un periodo di decadenza.

Al genere è stato reso omaggio nel corso della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia del 2007, con una retrospettiva di 32 titoli.

Indice

[modifica] Nascita e sviluppo del genere

Il poncho, uno dei simboli degli spaghetti-western

Inizialmente il termine, nato negli Stati Uniti, voleva solamente indicare dei lungometraggi girati in italiano, con budget ridotti e povertà di mezzi, secondo le convenzioni dei primi western, in parte intenzionalmente, in parte come conseguenza della limitatezza delle risorse finanziarie. Inoltre, con tale denominazione, si voleva alludere al sangue sparso copiosamente nei film, che ricordava molto il sugo sugli spaghetti. Nonostante un'iniziale diffidenza, il genere si andò sempre più imponendo presso il grande pubblico, mentre la critica si limitò per lungo tempo a riconoscere unicamente il valore di quello che fu il massimo esponente e maestro indiscusso del genere, il regista Sergio Leone (e di un pugno di attori impegnati nei suoi film). Costui, fin dai suoi primi lungometraggi, si era guadagnato infatti la stima e il rispetto dei propri "colleghi" americani e una crescente popolarità presso le platee statunitensi e internazionali.

Non vi è dubbio comunque che lo Spaghetti western, per il tipo di personaggi e di situazioni rappresentate, abbia dato una ulteriore spinta, anche negli Stati Uniti, verso un revisionismo del western. Già dalla fine degli anni sessanta gli stessi americani infatti dovettero fare i conti col nuovo stile rimbalzato dall'Europa e imposto da Sergio Leone, tanto che già dalla prima metà degli anni settanta in molti western prodotti negli Stati Uniti si nota una diversa impostazione di personaggi e situazioni, che si fa via via più vicina a quella dello spaghetti-western di qualità, piuttosto che al western classico alla John Ford.

Dagli anni ottanta, poi, si è avuta una sorta di riabilitazione ufficiale, a livello di critica, anche di alcuni film a torto considerati "minori". Tale rivalutazione, che si è estesa con gli anni anche a molti altri film ascrivibili al genere, ha trovato ultimamente la sua espressione più significativa in una celebre mostra retrospettiva organizzata nell'ambito della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia del 2007.

Molte produzioni di spaghetti-western erano a basso costo e gli esterni venivano perciò girati in luoghi che ricordavano il lontano west americano ma erano meno dispendiosi di esso, spesso nel sud della Spagna, nel Lazio, in Sardegna o, più raramente, nell'Africa mediterranea.

Il primo western italiano fu Terrore dell'Oklahoma (1959), di Mario Amendola. I film più conosciuti, e probabilmente gli archetipi del genere, sono quelli della cosiddetta trilogia del dollaro, diretti proprio da Sergio Leone, con Clint Eastwood (che diede vita al ruolo dell'Uomo senza nome) e le famosissime colonne sonore di Ennio Morricone (tre nomi che ormai oggi sono sinonimi del genere stesso): Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) ed infine Il buono, il brutto, il cattivo (1966). Quest'ultimo è senza dubbio uno dei western più famosi di tutti i tempi, ed ebbe, relativamente agli altri film, un budget atipicamente alto: quasi un milione di dollari. A questa trilogia Leone aggiunse poi il capolavoro monumentale C'era una volta il West (1968), un affresco nostalgico sull'epopea del West al tramonto, in cui i personaggi acquistano un maggiore spessore umano e la magistrale abilità tecnica e narrativa del regista si fonde con un soggetto ricco di significati, incontrandosi idealmente con le tematiche crepuscolari del nuovo western statunitense.

Molti spaghetti-western alla loro uscita furono considerati dei B-movie, cioè film di bassa qualità. In realtà, come abbiamo avuto modo di vedere, accanto a produzioni di carattere esclusivamente commerciale e senza pretese artistiche figurano opere, come la già citata trilogia del dollaro e C'era una volta il West, considerate concordemente dalla critica delle pietre miliari della storia del cinema. Oltre a Sergio Leone, altri noti registi (fra cui Florestano Vancini, Duccio Tessari, Sergio Corbucci, Lucio Fulci e Sergio Sollima) si cimentarono nel genere, spesso con buoni risultati qualitativi.

Tra le varianti più significate ricordiamo il western gotico che vanta titoli come Le colt cantarono la morte... e fu tempo di massacro e Joko invoca Dio e muori... dove alla solarità degli scenari western si contrappongono scenari cupi e cimeteriali. In Sentenze di morte di Mario Lanfranchi (1968) appare addirittura uno sorta di "cowboy zombie" (ben prima del romanzo e della graphic novel Dead in the West di Joe R. Lansdale). Anche il western peplum e il thriller western hanno avuto il loro momento d'oro durante la grande stagione di uno dei generi più prolifici della storia del cinema.

Va ricordato anche il fortunato filone che ha avuto come protagonisti Bud Spencer e Terence Hill, con i quali, a partire dagli anni settanta, si inaugurò una sorta di divertente parodia degli spaghetti-western.

Il genere, dopo l'esplosione incredibile degli anni sessanta e settanta, scomparve repentinamente quasi del tutto, dando vita a pochissimi film negli anni ottanta e novanta, destino d'altronde non diverso da quello del film western in senso lato, anche statunitense, ormai quasi del tutto scomparso dalle nuove produzioni.

In un certo senso, l'ultimo grande film del genere può essere considerato, con le giuste considerazioni, Gli spietati (Unforgiven) del 1992, che vede l'icona del genere Clint Eastwood dietro la macchina da presa. Nei titoli di coda appare la significativa dedica: "a Sergio [Leone]" (la stessa che più di dieci anni dopo, nel 2003, Quentin Tarantino ha inserito nei titoli di Kill Bill vol. 1 e Kill Bill vol. 2).

Alcuni film di caratteristiche similari e di produzione spagnola prendono il nome di chorizo-western o paella-western, mentre una pubblicità per la commedia giapponese Tampopo coniò la definizione di noodle-western (noodle sono proprio gli spaghetti giapponesi) per descrivere la parodia di un ristorante di noodle. I moderni film western di Robert Rodriguez sono stati soprannominati burrito-western.

[modifica] Segni distintivi

Nel 1971 Franco Ferrini pubblicò sulla rivista Bianco e Nero un articolo in cui individuava nove situazioni-tipo che distinguevano il western all'italiana da quello classico. Queste situazioni riguardavano l'uso diverso che negli spaghetti-western viene fatto dell'alcol, dei nomi, della banca, delle armi, della Legge, del cimitero e del duello.

Al di là di questo, si può dire che nei western all'italiana il protagonista non è quasi mai un Eroe, ma più spesso un antieroe mosso da interesse invece che da motivazioni idealistiche. Il western italiano non è, poi, ottimista come quello classico e presenta quasi sempre il denaro come unico vero interesse dei personaggi.

Nei western all'italiana la classica distinzione fra il "buono" e il "cattivo" viene così a sfumarsi notevolmente rispetto al western americano: specie dalla rivoluzione stilistica imposta da Sergio Leone in poi, tutti i personaggi, anche quelli "positivi", appaiono in genere più cinici, trasandati, sporchi, ma in fondo più realistici; le stesse ambientazioni più inospitali, i villaggi appaiono desolati e polverosi. Ne esce, in definitiva, una immagine certamente meno epica e in generale molto più dura dell'ottocento americano nelle regioni del west.

Gli spaghetti-western venivano talvolta girati nel deserto spagnolo di Almería, ma molti di essi furono ambientati in locazioni dell'Italia centrale e del Lazio. Le più usate erano la piana carsica di Camposecco, presso Carsoli (ai confini fra Lazio e Abruzzo), il parco della Valle del Treia fra Roma e Viterbo, le zone di Bassano Romano e Formello (all'epoca scarsamente urbanizzate), le cave di travertino presso Tivoli Terme e la campagna di Lunghezza alla periferia di Roma, e ancora i rilievi dell'Amiata e del Gran Sasso. Temi ricorrenti dei western girati in Spagna (dove si ricorreva a comparse locali) erano la Rivoluzione messicana, i banditi messicani e la zona "calda" del confine tra il Messico e gli USA. Scarsa o nulla invece fu invece negli italowestern la presenza dei pellirosse e dei nativi. Spesso, soprattutto in Italia, le riprese avevano luogo in zone di alta quota, dove è facile la formazione di fenomeni nuvolosi: ciò spiega come mai in molti film il sole sia poco o per nulla visibile, elemento che finiva per accrescere il carattere 'desolato' delle scenografie.

Tipici del genere sono anche i titoli particolari e quasi "parlanti", delle vere e proprie frasi che rispecchiano gli stereotipi delle pellicole (vedi filmografia a fondo pagina), al pari dei nomi e soprattutto dei soprannomi dei personaggi: Trinità, Alleluja, il Magnifico...

Altrettanto caratterizzante è la presenza ricorrente di alcuni personaggi, Django, Sartana, Sabata giusto per citare i più famosi, a creare delle saghe a volte lunghe anche una decina di film, che puntavano molto sul richiamo del personaggio già noto al pubblico, oppure creando ogni volta nuovi protagonisti molto simili tra loro (ci sono svariati Joe ed altrettanti Colt, vedi anche qui la filmografia).

[modifica] La retrospettiva della Mostra di Venezia

Come si è già avuto modo di indicare, nel 2007 si è svolta una retrospettiva, nell'ambito della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, che ha voluto rendere omaggio al genere. L'iniziativa si proponeva non solo di fornire allo spettatore una veduta d'insieme del western italiano, ma anche e soprattutto di rivalutare molti film stroncati o trascurati in passato dalla critica. In tale ottica va vista l'assenza dalla manifestazione dei capolavori di Sergio Leone, la cui fama e il cui prestigio internazionale erano, e sono, fuori discussione. La retrospettiva, curata da Manlio Gomarasca e Marco Giusti includeva ben 32 titoli:

[modifica] Protagonisti

[modifica] Registi

Sergio Leone sul set di C'era una volta in America (1984)

[modifica] Attori

Clint Eastwood in "Per qualche dollaro in più" (1965) di Sergio Leone, nel ruolo dell'uomo senza nome
Lee Van Cleef in "Il buono, il brutto, il cattivo" (1966) di Sergio Leone, nel ruolo di Sentenza

[modifica] Compositori

[modifica] Personaggi principali

Franco Nero nel ruolo di Django

[modifica] Filmografia essenziale

[modifica] Anni sessanta

Il duello finale da "Per qualche dollaro in più" di Sergio Leone
Charles Bronson in "C'era una volta il West"

[modifica] Anni settanta

[modifica] Dagli anni ottanta ad oggi

[modifica] Bibliografia

  • Marco Giusti, Dizionario del Western all'italiana, Milano, Arnoldo Mondadori, 2007. ISBN 9788804572770
  • Roger A. Fratter (a cura di) Ai confini del western, Pozzo D'Adda, 2005.
  • Nocturno Dossier n.31 "Ai confini del western. Zone d'ombra del genere all'italiana",

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

  • cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema
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