Ça ira, il fiume della rivolta

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Ça ira, il fiume della rivolta
Paese di produzione Italia
Anno 1964
Durata 85 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Tinto Brass
Soggetto Tinto Brass
Sceneggiatura Tinto Brass, Gian Carlo Fusco
Casa di produzione Zebra Film
Fotografia Bruno Barcarol
Montaggio Tinto Brass
Musiche Romolo Grano
Interpreti e personaggi

Voci: Enrico Maria Salerno, Sandra Milo, Tino Buazzelli

Ça ira, il fiume della rivolta è un film del 1964 diretto da Tinto Brass.

È un film di montaggio riguardante le rivoluzioni ideologiche/politiche del XX secolo, iniziato nel 1962 ma uscito soltanto due anni dopo. Viene presentato fuori concorso al XXV Festival di Venezia nel 1964.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

I primi quattro film della carriera di Tinto Brass non sono indicativi dei futuri sviluppi della sua opera, ma fanno presagire un talento indiscutibile. Fin dal primo lavoro, un film di montaggio come Ça ira (1964), notiamo come il regista si mette in contrasto con i movimenti di sinistra del tempo. Il film esce dopo Chi lavora è perduto (In capo al mondo) (1963) per problemi di censura e distribuzione, ma è sicuramente il primo lavoro di Brass. Il tema polemico è molto forte: le rivoluzioni sono un bagno di sangue, mentre le promesse di cambiamenti sociali spesso restano incompiute. Si tratta di un film di montaggio, un documentario di attualità che non vuole illustrare un personaggio famoso o un’epoca storica, ma gli orrori delle rivoluzioni. Non ci sentiamo di affermare che Tinto Brass è un autore di formazione marxista - come scrive Pino Farinotti nel suo "Dizionario dei Film" - perché le immagini che documentano gli orrori delle guerre non diventano il fondamento di un discorso ideologico. Tutt'altro. Brass si pone subito su posizioni di indipendenza e di evidente polemica nei confronti dei facili credo politici contemporanei. La sua tesi è di rottura, perché sfata il mito della rivoluzione socialista portatrice di benessere e di stabilità. Il Dizionario dei film Morandini stronca il film, afferma che si tratta di un lavoro di montaggio sulle rivoluzioni del Novecento, composto di immagini sin troppo note e commentato in modo da non spiegare ma solo facendo ironia sarcastica in linea con gli umori anarchici e libertari del suo autore. Paolo Mereghetti sostiene che Brass mantiene il punto di vista di una sinistra ortodossa, gonfia di retorica per Lenin e Fidel Castro, aperta alle istanze terzomondiste e ancora imbarazzata per la repressione di Budapest del 1956. Non sembra vero, almeno dalle immagini che siamo riusciti a reperire e al soggetto globale del film. Brass è un abile montatore, dà al film un ritmo frenetico e inserisce accostamenti curiosi, come nel caso di due teschi radiografati che si rivolgono a Hitler e a Mussolini. Il film viene presentato fuori concorso al XXV Festival del Cinema di Venezia del 1964. Brass monta insieme una serie di macabre sequenze e scene allucinanti che raccontano la rivoluzione d’ottobre, quella messicana, la Grande Guerra, l’invasione della Cina da parte dei giapponesi, la guerra di Spagna, il secondo conflitto mondiale, il nazismo, il fascismo, i campi di sterminio, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Vediamo anche Paul Eluard che legge una sua poesia e ascoltiamo due canzoni interpretate da Edith Piaf ed Edmonda Aldini, ma la cosa più importante è che compare in embrione il tema del sesso come deragliatore ideologico.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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