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Osho Rajneesh

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« L'amore è l'unica religione. Tutto il resto è solo spazzatura. »
(Osho, Il canto della meditazione)
Osho con Enzo Biagi nel 1986

Osho Rajneesh (Kuchwada, 11 dicembre 1931Pune, 19 gennaio 1990) è stato un mistico e maestro spirituale indiano, che acquisì seguito internazionale.

Alla nascita chiamato Chandra Mohan Jain (hindi devanagari: चन्द्र मोहन जैन) – noto anche come Acharya Rajneesh dagli anni Sessanta in poi, e come Bhagwan Shree Rajneesh[1][2] – negli anni Ottanta adottò il nome di Osho,[3] che deriva dal termine "oceanico"[4] (pronunciato osheanic in inglese).

Osho era un professore di filosofia che abbandonò la carriera accademica per girare il mondo propugnando una nuova idea di religiosità. Le sue posizioni anticonformiste suscitarono scalpore e reazioni controverse. Nel 1953, a ventun anni, visse l'esperienza mistica dell'Illuminazione. Iniziò a viaggiare per l'India, a tenere discorsi e a condurre campi di meditazione. Nel 1974 fondò un ashram a Pune che arrivò a ricevere trentamila visitatori l’anno.

Nel 1981 si trasferì in Oregon dove fondò una Comune che finì per collassare, anche a causa di attività illegali commesse, all’insaputa di Osho,[5] dai suoi esponenti di spicco. Nel 1986, duramente osteggiato dal governo statunitense, tornò in India dove le sue condizioni di salute subirono un drastico peggioramento, da lui attribuito, sulla base di apposite analisi mediche, a un avvelenamento subito nelle carceri americane. Morì a Pune a cinquantotto anni.

I suoi insegnamenti sincretici enfatizzano l'importanza della meditazione, della consapevolezza, dell'amore, della creatività, dell'umorismo e di una gioiosa celebrazione dell'esistenza, valori che egli riteneva soppressi dai sistemi di credenze imposti dalla società, dalle fedi religiose e dalle ideologie. Osho invitò l'uomo a vivere in armonia e in totale pienezza tutte le dimensioni della vita, sia quelle interiori che quelle esteriori, poiché ogni cosa è sacra e ricolma del divino.

Fautore di una ribellione fondata sul senso critico e sul rifiuto di assumere qualsiasi norma di vita o valore sociale solo perché comunemente accettati, fu un forte oppositore delle religioni organizzate e di ogni tipo di potere. Considerava tutte le tradizioni religiose come superstizioni che reprimono l'uomo e ne ostacolano il cammino che conduce alla verità.[6] Le sue idee ebbero un notevole impatto sul pensiero New Age occidentale (da cui tuttavia egli prese le distanze)[7][8] e sulla controcultura ereditata dagli anni sessanta. La sua popolarità ha continuato ad aumentare dopo la sua morte.[9][10]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e adolescenza (1931-1950)[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso di un tempio giainista nel Madhya Pradesh. La famiglia di Osho apparteneva a questa religione.

Osho nacque Chandra Mohan Jain (il maggiore di undici figli di un mercante di stoffe e di sua moglie) a casa dei nonni materni in Kuchwada, un piccolo villaggio nel Distretto di Raisen del Madhya Pradesh, in India Centrale, l'11 dicembre 1931.[11][12][13] I suoi genitori, Babulal e Saraswati, giainisti della corrente Teranpanthi, lo lasciarono vivere coi nonni materni fino all’età di sette anni.[11] Questi gli concessero una grande libertà senza imporgli alcuna educazione, esercitando così un'influenza intensa sul suo sviluppo caratteriale.[14][15] Quando aveva sette anni morì il nonno e tornò a Gadarwara a vivere coi genitori.[11][16] La morte del nonno, quella della cugina - e primo amore - Shashi, morta quindicenne di febbre tifoidea e le previsioni di un astrologo (che gli presagì vita breve) ebbero un violento impatto su di lui.[16][13] Studente ribelle e formidabile oratore,[17] si avvicinò all'arte (pittura, scrittura, fotografia) e a dodici anni divenne editore della rivista "Prayas", scritta di suo pugno.[18] In questa prima giovinezza Osho era antiteista, interessato all'ipnosi e aderì per breve tempo al socialismo.

L'«Illuminazione» e le prime comunità (1951-1969)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1951, all'età di diciannove anni, Osho intraprese i suoi studi presso Hitkarini College di Jabalpur. [19] In seguito a conflitti con un insegnante si trasferì al D.N. College di Jabalpur. [20] A causa della sua indole polemica gli venne concesso di non frequentare le lezioni (salvo in caso di esami); utilizzò il tempo libero per lavorare come aiuto-redattore per un giornale locale. [16] Cominciò a parlare in pubblico durante l’incontro annuale del Sarva Dharma Sammelan, organizzato a Jabalpur dalla comunità giainista Teranpanthi (vi partecipò fino al 1968). [21] Non volle sposarsi nonostante le pressioni dei genitori. [22]

Il 21 marzo 1953, all'età di ventun anni, visse l'esperienza mistica dell'Illuminazione mentre era seduto sotto un albero nel Giardino Bhanvartal a Jabalpur.[11][23] Dopo aver completato il suo baccellierato in filosofia al D.N. Jain College nel 1955, si iscrisse all’università di Sagar dove conseguì un Master of Arts con lode in filosofia.[16] Venne così assunto come docente al Raipur Sanskrit College, ma il vice-preside lo spinse a lasciare l'incarico e trasferirsi poiché riteneva il suo operato nocivo per l'educazione e la moralità degli studenti.[20] Dal 1958 iniziò ad insegnare filosofia all'Università di Jabalpur, prima come 'lettore' e poi, nel 1960, come professore.[20] Conferenziere di talento, venne acclamato dai suoi colleghi come un uomo dall’intelligenza eccezionale nonostante la formazione in una piccola città.[13]

In concomitanza con il suo lavoro universitario, Osho iniziò a viaggiare per tutta l'India con il nome di Acharya Rajneesh (Acharya significa maestro, o guru, Rajneesh era un soprannome risalente all'infanzia), criticando apertamente il socialismo ("l'unica cosa che può socializzare è la miseria") e Gandhi, descritto come un socialista reazionario che adorava la povertà.[17][20][13] Ciò di cui l'India aveva bisogno per prosperare era invece il capitalismo, la scienza, la tecnologia e il controllo delle nascite.[17] Attaccò le religioni indiane ortodosse considerandole ormai superate e caratterizzate da una vuota ritualità, e le accusò di opprimere i seguaci con la paura della dannazione eterna e le promesse di redenzione.[17][13] Queste posizioni lo resero una figura controversa ma gli assicurarono anche un seguito di fedelissimi che comprendeva ricchi mercanti e uomini d'affari.[17][24] Offriva consulenze individuali sulla loro ricerca spirituale e la vita quotidiana in cambio di donazioni (prassi comune in India), e la sua attività crebbe rapidamente.[24]

Nel 1962 si ritrovò a condurre dai tre ai dieci campi giornalieri di meditazione. Attorno al suo insegnamento nacquero i primi centri di meditazione, Jivan Jagruti Kendra, chiamati in seguito il "Movimento del Risveglio" (Jivan Jagruti Andolan).[25] Dopo alcune controverse conferenze che tenne nel 1966, lasciò l’insegnamento universitario. Nel 1968, in una serie di conferenze che saranno pubblicate successivamente con il titolo "Dal sesso all'eros cosmico", scandalizzò i leader indù con le sue affermazioni su una maggiore accettazione della sfera sessuale e venne soprannominato dalla stampa indiana il "Il guru del sesso".[20][16] L'anno successivo venne invitato (nonostante le perplessità di alcuni capi indù) alla Seconda Conferenza Mondiale sulla religione indù scatenando ulteriori polemiche e affermando che "qualsiasi religione che consideri questa vita come una valle di lacrime priva di significato incentivando pertanto l’odio verso questa esistenza, non potrà mai essere una vera religione. La religione è invece un’Arte che deve insegnare come godere della vita".[20] Osho completò poi il suo discorso accusando i preti di essere attenti unicamente al proprio tornaconto e suscitando così le ire dello shankaracharya di Puri, che tentò invano di interrompere il suo intervento.[16]

A Bombay (1970-1974)[modifica | modifica wikitesto]

Durante una meditazione pubblica, nella primavera del 1970, Osho presentò per la prima volta il suo metodo di Meditazione Dinamica.[20] Alla fine di giugno lasciò Jabalpur per Bombay.[16] Il 26 settembre 1970 iniziò il suo primo gruppo di discepoli (detti “neo-sannyasin”),[20] che in quanto tali dovevano assumere un nuovo nome e indossare una tunica arancione e la mālā, una collana di grani in legno con il ritratto del guru.[17] Essi, tuttavia, erano invitati a seguire una stile di vita celebrativo, non ascetico, e lui non chiedeva di essere venerato ma considerato un agente catalizzatore, “un sole che incoraggia il fiore ad aprirsi”.[13]

Osho assunse come segretaria Ma Yoga Laxmi (Laxmi Thakarsi Kuruwa), figlia di uno sei suoi primi seguaci (un ricco giainista sostenitore del Partito del Congresso Nazionalista nella lotta per l’indipendenza indiana, strettamente legato a Gandhi, Nehru e Morarji Desai), che raccolse il denaro necessario per consentirgli di sospendere il continuo girovagare.[17] Nel dicembre 1970 si stabilì nei Woodlands Apartments di Bombay, dove teneva lezioni e riceveva spesso visitatori, tra cui i primi occidentali; viaggiava raramente e non parlava più in pubblico.[16]

Nel 1971 adottò il nome di “Bhagwan Shree Rajneesh”:[17] Shree corrisponde all'incirca all'inglese 'Sir' e Bhagwan, che significa 'beato', è un termine tradizionale indiano che si usa per indicare un individuo in cui l’essenza divina è ormai evidente.[26]

L'ashram di Pune (1974-1981)[modifica | modifica wikitesto]

Pune (India), dove nel 1974 Osho fondò il suo ashram.

Il clima umido di Bombay gli procurò numerose allergie, l’asma bronchiale e il diabete. Nel 1974, in occasione del ventunesimo anniversario del suo Risveglio, si spostò nel Koregaon Park a Pune, in una proprietà acquistata con l’aiuto di Ma Yoga Mukta (Catherine Venizelos), un’ereditiera greca.[17][20] Qui insegnò fino al 1981. Questo appezzamento – 24000 mq e due case adiacenti – divenne il nucleo di quello che è ora l’Osho International Meditation Resort. Si procedette alla registrazione audio e (in seguito) video, e alla stampa dei suoi discorsi per agevolarne la diffusione mondiale. Crebbe vertiginosamente il numero dei visitatori occidentali. L’ashram ben presto divenne un centro di “arti e mestieri” che produceva abiti, gioielli, ceramiche, cosmetici biologici e si organizzavano spettacoli teatrali e musicali.[17] Nel 1975, con l’arrivo di alcuni terapisti dello Human Potential Movement, le meditazioni vennero integrate da terapie di gruppo[16][11] (che divennero una delle principali fonti di reddito).[27][17]

L’ashram di Pune era un luogo molto stimolante, con un’atmosfera intensa e carnevalesca.[17][27][13] La giornata iniziava alle 6.00 del mattino con la Meditazione Dinamica.[28][11] Alle 8.00, Osho teneva una lezione di un’ora-un’ora e mezza nel “Buddha Hall auditorium” commentando scritti religiosi e rispondendo ai quesiti di visitatori e discepoli.[17][11] Fino al 1981 alternò letture in lingua hindi con letture in inglese.[29] Durante la giornata si svolgevano sedute meditative e terapiche, la cui intensità era dovuta al campo di energia spirituale (buddhafield) sprigionato da Osho.[27] Nei darśana serali, Osho conversava individualmente con visitatori e seguaci, e procedeva all’iniziazione (sannyas) di nuovi discepoli.[17][11]

Per decidere a quali terapie partecipare, i visitatori consultavano Osho oppure procedevano in base alle proprie preferenze.[28] Alcuni fra i primi gruppi di terapia erano sperimentali e consentivano scambi sessuali tra i partecipanti e aggressioni fisiche.[30][17] Sui giornali iniziarono così ad apparire notizie contrastanti riguardo a ferite e lesioni riportate da alcuni soggetti durante lo svolgimento di sessioni di gruppo.[31][29][32]

Secondo Richard “Dick” Price, all’epoca uno dei terapisti di punta dello Human Potential Movement e cofondatore dell’Esalen Institute, questi gruppi incoraggiavano gli individui ad “essere violenti” piuttosto che a “giocare a fare i violenti” (quest’ultima era la prassi nei centri U.S.A.); inoltre, a suo avviso, avvenivano “i peggiori errori di alcuni leader inesperti di gruppi Esalen”. Price ha abbandonato l’ashram di Pune con un braccio rotto dopo essere stato chiuso in una stanza per otto ore con individui armati di mazze di legno. Il suo collega Bernard Gunther se la cavò un po’ meglio e scrisse un libro Dying for Enlightenment, ricco di fotografie e descrizioni liriche delle sedute meditative e delle terapie di gruppo.[20] La violenza nelle terapie di gruppo cessarono nel gennaio 1979, quando l’ashram emise un comunicato stampa in cui dichiarava che la violenza “aveva ormai adempiuto al proprio scopo nell’ambito dell’ashram inteso come una comune in evoluzione spirituale”.[13]

I sannyasin, dopo mesi di meditazione e terapia, avevano la possibilità di applicarsi in alcuni lavori nell’ashram: un sistema appositamente ispirato a quello utilizzato nella comune creata da Gurdjieff in Francia nel 1930, che contemplava l’esecuzione di lavori faticosi non retribuiti e la scelta di supervisori dotati di una personalità irritante, allo scopo di stimolare i soggetti all’auto-osservazione e alla “trascendenza”. Parecchi discepoli vi restarono per anni.[33] A compromettere l’immagine dell’ashram,[34] oltre alle polemiche sui metodi di terapia, si aggiunsero le accuse sull’utilizzo di stupefacenti; alcuni sannyasin finanziavano i prolungati soggiorni in India con la prostituzione e il trasporto di droga.[35][13] Qualcuno, molto tempo dopo, disse che, sebbene Osho non fosse direttamente coinvolto, era stato informato di tali attività e non si era opposto.[27] Alla fine degli anni ’70 si iniziò a cercare uno spazio più esteso dove trasferire l’ashram. Vennero individuate: una proprietà situata nella provincia di Kutch nel Gujarat e due nel territorio montagnoso nell’India del nord. A causa di attriti fra Osho e il partito di Morarji Desai (il Janata party, che era al governo), non venne conferita l’autorizzazione per l’utilizzo del terreno e nemmeno il visto a tutti i visitatori stranieri che indicavano l’ashram di Osho come destinazione principale.[17][36] Inoltre Desai annullò retroattivamente lo status di esenzione fiscale dell’ashram, che pertanto dovette pagare una tassa di circa 5 milioni di dollari.[20] I conflitti con alcuni leader indù aggravarono la situazione.

Nel 1980 la tensione era così alta che la stessa Indira Gandhi, in passato alleata di Osho e nel frattempo ritornata al governo, si rifiutò di intercedere per lui.[20] Nel maggio del 1980, Vilas Tupe, un giovane fondamentalista indù, attentò senza successo alla vita di Osho durante un discorso pubblico, affermando che a suo avviso Osho era un agente della CIA.[17][37]

Nel 1981 l’ashram riceveva ormai 30mila visitatori l’anno, prevalentemente europei e americani.[38] Molti osservatori notarono un cambiamento nello stile dialettico di Osho: che sul finire degli anni ’70 divenne sempre meno “intellettuale” e sempre più ricco di barzellette popolari o piccanti volte a spiazzare e divertire il pubblico.[17] Il 10 aprile 1985, dopo aver parlato quotidianamente per quasi 15 anni, Osho si autoimpose un silenzio di tre anni e mezzo; i suoi discorsi vennero sostituiti da satsang – raduni silenziosi, con musica e letture di opere mistiche (come Il Profeta di Khalil Gibran e l’Isha Upanishad). Suppergiù in quel periodo Ma Anand Sheela (Sheela Silverman) sostituì Ma Yoga Laxmi come segretaria personale di Osho.[13]

La comune "Rajneeshpuram" in Oregon (1981-1985)[modifica | modifica wikitesto]

La ciittadina di Antelope, Oregon. A pochi chilometri di distanza sorgeva il "Rajneeshpuram" di Osho.

Nel 1981 la tensione crescente nell’ashram di Pune, le polemiche e l’atteggiamento ostile delle autorità indiane convinsero Osho e la sua segretaria a spostarsi negli Stati Uniti.[24][39][40] Secondo Susan J. Palmer la decisione “fu presa unilateralmente da Sheela”.[41] Secondo Gordon, invece, Sheela e Osho avevano discusso di questa possibilità alla fine del 1980, sebbene non si fossero mossi fino al giugno 1981.[13] Osho entrò negli Stati Uniti con un visto turistico, apparentemente per motivi sanitari, e trascorse diversi mesi in un centro di ritiro presso il castello di Kip a Montclair nel New Jersey.[42][43] Gli era stata da poco diagnosticata un’ernia del disco, trattata in India da diversi medici tra cui James Cyriax dell’ospedale St. Thomas, un medico esperto in patologie del distretto muscolo-scheletrico e in iniezioni epidurali proveniente da Londra.[13][17][44]

Laxmi (la precedente segretaria di Osho) disse alla giornalista Frances FitzGerald di “non essere riuscita a trovare una nuova location adeguata alle esigenze e pertanto, a seguito dell’emergenza medica, il progetto passò in mano a Sheela”.[17] In un comunicato ufficiale Sheela precisò che ormai Osho si trovava in pericolo in India; in America avrebbe ricevuto le cure mediche appropriate nel caso fosse stato necessario un intervento chirurgico.[13][27][44] Nonostante le condizioni dichiaratamente gravi della sua salute, durante la sua permanenza negli States Osho non usufruì di trattamenti medici, il che portò l’Ufficio Immigrazione (INS) a sospettare che Osho avesse premeditato di restare lì.[17] (Effettivamente sarà successivamente dichiarato colpevole di frode migratoria, comprese false dichiarazioni in merito alla sua domanda iniziale di visto).

Il 13 giugno 1981 il marito di Sheela, Swami Prem Chinmaya (Marc Harris Silverman), acquistò per 5,75 milioni di dollari il Big Muddy Ranch, un ranch di 64mila acri vicino alla città di Antelope, che attraversava due contee dell’Oregon: Wasco e Jefferson. Il ranch fu soprannominato “Rancho Rajneesh” e Osho vi si trasferì il 29 agosto.[20] La reazione della popolazione locale variò dalla tolleranza all’ostilità, a seconda della vicinanza al ranch dei residenti,[45] con una serie di battaglie legali soprattutto per l’utilizzo del territorio. Nel maggio 1982 i residenti del Rancho Rajneesh votarono per costituirlo come la città di Rajneeshpuram.[46] Il conflitto con i vicini divenne sempre più aspro, la comune fu oggetto di pressioni esterne,[46][20] i suoi dirigenti avevano atteggiamenti conflittuali e aggressivi e i continui cambiamenti dei progetti stabiliti erano visti come manovre fraudolente.[45]

Nel 1984 la comune importò milioni di senzatetto dalle città degli Stati Uniti nel tentativo fallito di registrarli per il voto alle imminenti elezioni della contea. Quando ciò fu contestato, dette persone vennero rilasciate nelle città circostanti dell’Oregon per restituirli alle loro città a spese dello Stato.[47] Dall’aprile 1981 al novembre 1984 Osho entrò “in silenzio”, non parlava più pubblicamente e non teneva discorsi. In questo periodo vennero mostrati al pubblico i video coi suoi discorsi. Il suo tempo passò perlopiù in isolamento; comunicava solo con pochi discepoli chiave, tra cui Ma Anand Sheela e la sua fidanzata-badante Ma Yoga Vivek (Christine Woolf).[42] Osho viveva in una roulotte vicino a una piscina coperta e altre amenità. Vedeva la maggior parte dei discepoli che si disponevano sul lato della strada durante le sue lente guide giornaliere.[27] Era noto per le numerose Rolls-Royce acquistate per poterne usufruire, fino ad arrivare a quota 93 veicoli;[41][48] ciò fece di lui il più grande proprietario di Rolls-Royce al mondo, in quel periodo. I suoi discepoli avevano in progetto di estendere la collezione a 365 auto: una per ogni giorno dell’anno.[49]

Nel 1981 Osho conferì a Sheela un limitato potere di rappresentanza, eliminando i limiti l’anno successivo.[41] Nel 1983 Sheela annunciò che da quel momento in avanti Osho avrebbe parlato solo con lei.[17] In seguito Osho disse che ne era all’oscuro.[41] Molti sannyasin espressero dubbi sul fatto che Sheela potesse rappresentare adeguatamente Osho e lasciarono il Rajneeshpuram in segno di protesta per la sua leadership autocratica.[17] Diversi sannyasin residenti senza cittadinanza statunitense incontrarono difficoltà per il visto, che alcuni cercarono di ottenere con matrimoni di convenienza. Gli amministratori della comune cercarono di risolvere i problemi di immigrazione di Osho dichiarandolo il capo di una religione, il Rajneeshismo.[27] Nel novembre 1981 Osho chiese lo status di residente in quanto svolgente attività religiosa, ma la sua domanda venne respinta con la motivazione che non poteva guidare una religione mentre era malato e in silenzio. Tale decisione venne in seguito rovesciata a causa di violazioni procedurali. Il permesso di Osho di rimanere come leader religioso venne concesso nel 1984.[27][11]

Nel corso degli anni in Oregon, Osho affermò che il mondo avrebbe potuto essere distrutto da una guerra nucleare (o altri disastri) nel 1990.[39] Già nel 1964 egli disse che “la terza e ultima guerra è ormai vicina”, facendo spesso riferimento alla necessità di creare una “nuova umanità” per evitare il suicidio globale (parlò di una “Arca di Noè della consapevolezza”, da qui l’urgenza di costruire la comune).[39] Nel marzo 1984 Sheela annunciò che Osho aveva predetto la morte di due terzi dell’umanità per AIDS.[39][13] I sannyasin erano dunque tenuti ad indossare guanti e preservativi durante il rapporto sessuale: la stampa ritenne eccessive tali misure poiché all’epoca non erano ancora raccomandati i preservativi per la prevenzione dell’AIDS.[41][50] Durante le cure odontoiatriche, Osho dettò tre libri: Bagliori di un'infanzia dorata, Appunti di un folle e I libri che ho amato.[51] Sheela in seguitò dichiarò che Osho assumeva sessanta milligrammi di Valium al giorno ed era dipendente dal protossido di azoto,[52][53][54] ma lui negò queste accuse quando venne interrogato dalla stampa.[52][55]

Dopo che gli sforzi per costituire una città fallirono, il residenti del ranch tentarono di acquisire la piccola città di Antelope, in Oregon (46 abitanti nel 2010). Il 18 settembre 1984 lo Statuto di Antelope venne emendato con un voto di 57 a 22 per cambiare il nome della città in “Rajneesh”.[56] Osho insegnò a Sheela come sfruttare i media a proprio vantaggio; durante il periodo in cui si chiuse in silenzio disse privatamente che Sheela parlava a suo nome. La appoggiò nelle discussioni in merito al suo comportamento con la leadership della comune, ma nella primavera del 1984 (quando la tensione all’interno di quella cerchia ristretta raggiunse il culmine) venne convocato un incontro tra Sheela e il suo staff. [57] Secondo la testimonianza di Swami Devageet (Charles Harvey Newman), lei venne rimproverata prima degli altri.[58] Osho dichiarò che il centro della comune era la sua casa e non quella di lei, e disse inoltre di aver avvertito che chiunque vicino a lui sarebbe stato un possibile obiettivo per Sheela.[57]

L'attacco batteriologico e l'espulsione dagli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1985 Osho venne condannato per immigrazione illegale, multato di 400.000 dollari ed espulso dagli Stati Uniti. Non fu ritenuto colpevole dei più gravi crimini commessi dai dirigenti della sua comunità "Rajneeshpuram" in Oregon.

Il 30 ottobre 1984 Osho interruppe il suo periodo di “silenzio” annunciando che era giunto il momento di “dire le sue verità”.[27][20] Nel luglio 1985 riprese i discorsi pubblici quotidiani (contro la volontà di Sheela, dichiarò alla stampa).[59] Il 16 settembre 1985, due giorni dopo che Sheela e il suo gruppo dirigente avevano lasciato la comune per andare in Europa, Osho tenne una conferenza stampa in cui descrisse Sheela e i suoi collaboratori come una “banda di fascisti” che avevano “trasformato la comune in un campo di concentramento”. Li accusò di una serie di gravi reati (in gran parte risalenti al 1984) e invitò le autorità ad indagare.[17] I reati ipotizzati (che Osho dichiarò commessi a suo insaputa o senza il suo consenso) includevano: il tentato omicidio del suo medico, avvelenamenti di pubblici ufficiali, intercettazioni telefoniche e intercettazioni ambientali all’interno della comune e in casa sua, e un attacco bioterroristico ai cittadini di The Dalles, Oregon (usando la salmonella) per influenzare le elezioni distrettuali.[17] Inizialmente le sue accuse vennero accolte con scetticismo dagli osservatori esterni, ma una successiva indagine delle autorità statunitensi le confermò.[60] Sheela e diversi collaboratori ammisero le loro responsabilità per l’accusa di tentato omicidio e violenza privata.[20] Sheela fu arrestata in Germania Ovest il 28 ottobre, estradata in Oregon e condannata a 20 anni e alla multa di 470mila dollari. Scontò due anni e mezzo in una prigione federale di Pleasanton, venne rilasciata per buona condotta e riuscì a rifugiarsi in Svizzera.[42]

Il 30 settembre 1985 Osho affermò di non essere un capo religioso e disse che il "Rajneeshismo" era sorto senza il suo permesso; ordinò pertanto ai discepoli di bruciare le 5000 copie del Libro del Rajneeshismo (una raccolta di suoi insegnamenti che definivano il Rajneeshismo "una religione senza religione"),[61] di cui disconobbe la paternità affermando che fosse un'iniziativa di Sheela.[62] Disse inoltre che non era più necessario indossare le vesti rosse e la collana con la sua immagine.[63] Osho spiegò che aveva ordinato la distruzione del libro per liberare il movimento dalle ultime tracce dell’influenza di Sheela, i cui abiti vennero “aggiunti al falò”.[64] L'attacco di salmonella è stato il primo caso confermato di terrorismo chimico (o biologico) negli Stati Uniti.[65] Osho dichiarò che, poiché si era ritirato in isolamento (incontrandosi solo con Sheela), non era venuto a conoscenza dei crimini commessi dalla dirigenza del Rajneeshpuram finché Sheela e la sua "banda" non se n'erano andati e i sannyasin si erano fatti avanti per informarlo.

Alcuni commentatori hanno detto che, a loro avviso, Sheela venne usata come capro espiatorio.[29][17][28] Altri invece hanno fatto notare che, sebbene Sheela abbia spiato le abitazioni di Osho e messo quelle registrazioni a disposizione delle autorità degli Stati Uniti come parte del suo patteggiamento, non è venuta alla luce nessuna prova che Osho fosse partecipe dei suoi crimini.[28][27][13] Tuttavia Gordon riporta[13] che Charles H. Turner, David Frohnmayer e altri funzionari di polizia (che visionarono dichiarazioni mai rilasciate pubblicamente e ascoltarono centinaia di ore di registrazioni su nastro) gli fecero capire che Osho era colpevole di altri reati rispetto a quelli per cui venne processato. Frohnmayer affermò che la filosofia di Osho non era di "disapprovare l’avvelenamento" e sentiva che Osho e Sheela erano "veramente malvagi".[13] Ma in seguito, in una conferenza stampa, Charles H. Turner, procuratore generale dell’Oregon, ammise che non esisteva nessuna prova che collegasse Osho a qualcuno dei crimini commessi e pertanto non lo si poteva ritenere complice degli stessi:[66]

« Non avevamo alcuna prova nei confronti di Rajneesh, cercavamo di portare avanti questo caso usando la procedura penale per risolvere un problema di natura politica. Non è stato certamente un sistema ortodosso, ma Rajneesh doveva essere buttato fuori dal paese ad ogni costo.[67] »

Secondo la testimonianza in tribunale di Ma Ava (Ava Avalos), un discepolo di primo piano, Sheela fece ascoltare una registrazione audio di un incontro avuto con Osho sulla “necessità di uccidere la gente” per rafforzare la vacillante volontà dei sannyasin di partecipare alle sue trame. In questa registrazione Osho avrebbe detto che era necessario “uccidere gente per stare in Oregon” e avrebbe inoltre elogiato la figura di Adolf Hitler affermando che “ebbe una grande visione”.[68] Tuttavia nei suoi discorsi pubblici,[69][70] perfino quelli in Oregon,[71] Osho ha sempre definito Hitler “un idiota” (seppur dotato di grande carisma), ribadendo alla stampa che è stato “il politico più idiota che il mondo abbia mai conosciuto”.[72] Sheela tentò di uccidere la fidanzata e sorvegliante personale di Osho, Ma Yoga Vivek, e il suo medico Swami Devaraj (George Meredith) perché sentiva che erano una minaccia per Osho; aveva segretamente registrato una conversazione tra Devaraj e Osho "in cui il medico accettava di ottenere i farmaci che il guru voleva per garantirgli una morte serena se avesse deciso di togliersi la vita”.[68]

Quattro dei ristoranti a The Dalles colpiti dall'attacco bioterroristico nel 1984.

Il 23 ottobre 1985 un gran giurì federale formulò 35 capi d’accusa a carico di Osho e molti altri discepoli per il tentativo di eludere le leggi sull’immigrazione. L’atto d’accusa fu emesso a porte chiuse, ma la notizia giunse all’avvocato di Osho. I negoziati per consentire ad Osho di arrendersi alle autorità a Portland, in caso di mandato di arresto, fallirono.[17][20] Le voci di un intervento della Guardia Nazionale e del previsto arresto forzato di Osho provocarono tensioni e paura di violenze.[50] Sulla base delle registrazioni audio di Sheela, le autorità in seguito dichiararono la loro convinzione che ci fosse un piano che prevedeva uno scudo umano di donne e bambini sannyasin qualora le autorità avessero cercato di arrestare Osho nella comune.[13]

Il 28 ottobre 1985 Osho e un ristretto numero di discepoli che lo accompagnavano furono arrestati a bordo di un Learjet noleggiato in una pista d’atterraggio del North Carolina. Secondo le autorità federali il gruppo era in viaggio verso le Bermuda per evitare il processo.[73] Sul velivolo vennero trovati 58mila dollari in contanti e trentacinque orologi (del valore di un milione di dollari). Osho, a detta di tutti, non era stato informato dell’imminente arresto o del motivo del viaggio.[50][20][17] L’incarcerazione di Osho e il trasferimento per tutto il paese divennero uno spettacolo pubblico. Fu mostrato in catene e trattenuto in North Carolina, Oklahoma e Portland. I funzionari sfruttarono il termine massimo consentito dalla legge per trasferirlo dal North Carolina a Portland per la lettura dei capi d’imputazione,[20] e così nell’arco di dodici giorni Osho passò per ben sei prigioni differenti. Osho dichiarò che il governo statunitense si era comportato in maniera fascista, l’aveva umiliato in carcere, nonché avvelenato nel periodo di detenzione.[74]

Dopo essersi inizialmente dichiarato non colpevole di tutte le accuse ed essere stato rilasciato su cauzione, su consiglio dei suoi avvocati Osho accettò un Alford Plea (una forma di patteggiamento in cui l’imputato non ammette la sua colpevolezza ma afferma che ci potrebbero essere prove sufficienti per condannarlo) per l’accusa di false dichiarazioni sul visto d’ingresso nel 1981 e per quella di violazione delle leggi sull’immigrazione (ossia l’organizzazione di matrimoni fittizi tra sannyasin per l’ottenimento della residenza statunitense).[13] In base all’accordo fra i suoi avvocati e l’ufficio del Procuratore degli Stati Uniti, fu condannato a 10 anni con sospensione condizionale e a una sanzione di 400mila dollari tra multe e spese processuali. Accettò inoltre di lasciare gli Stati Uniti e di non ritornare per almeno cinque anni senza il permesso del Procuratore generale degli Stati Uniti.[20][17]

Osho considerava tutta la faccenda come un complotto contro di lui e le sue idee ordito dai fondamentalisti cristiani e dal mondo politico, e affermò che il governo americano aveva predisposto un piano per assassinarlo se non avesse accettato il compromesso proposto ai suoi avvocati.[74] Il 6 novembre 1985 gli abitanti rimasti, sia quelli originali che i residenti del ranch, votarono 34 a 0 per ripristinare il nome originale della cittadina di Antelope, che non era mai stato modificato dal Servizio Postale ma che era stato cambiato e successivamente ripristinato dal Geographical Names Board americano. Il ranch, che dista 29 km da Antelope, appartiene ora alla Young Life (associazione cristiana) ed è stato convertito in un campo chiamato “Washington Family Ranch”.

Il ritorno a Pune (1986-1990)[modifica | modifica wikitesto]

Seguì un periodo di peripezie durante il quale cercò un luogo in cui stabilirsi, ma il governo Reagan boicottò ogni suo tentativo facendo pressioni diplomatiche di ogni tipo sulle nazioni che egli visitava. Tornato in India, nel gennaio 1986, Osho decise di intraprendere un giro del mondo con prima tappa Katmandu e seconda Creta: qui il governo lo espulse, il 5 marzo, su richiesta del sinodo dei vescovi della chiesa ortodossa greca che lo vedeva come un “pericolo pubblico”. Seguì un rifiuto di visto d'entrata in Irlanda, Canada, Inghilterra, Svezia, Germania, Svizzera ecc. per un totale di ben ventuno paesi nell'arco di otto mesi. Solo l'Italia gli concesse il visto d'ingresso dopo lunghe battaglie condotte da seguaci di Osho e da intellettuali come Giorgio Gaber e Federico Fellini ed esponenti politici come Marco Pannella,[75] ma a quel punto (1988) il guru era già partito per l'India (secondo Pannella, Ronald Reagan avrebbe raccomandato all'Italia di far sostare l'aereo per il rifornimento del carburante, ma di non far fermare i passeggeri).[76]

Manifesto dell'Osho International Meditation Resort di Pune.

Il 29 luglio 1986, si stabilì a Bombay, dove riprese a parlare fino al 4 gennaio 1987, giorno in cui decise di tornare a Pune in un clima di profonda ostilità[77] (ma vi furono anche manifestazioni di stima, persino dal sindaco di Pune). Qui nella comunità di un tempo, creò un "laboratorio di crescita" che evolverà negli anni in un "Resort di Meditazione" ancora oggi molto fiorente.[78] Per più di un anno i discorsi avvengono sia di mattina che di sera: nel corso di tre anni Osho parla per un equivalente di 48 libri. Nel gennaio del 1989 adottò ufficialmente il nome di "Osho". Il suo ultimo anno fu funestato dal suicidio della sua compagna di sempre, Vivek, che egli riteneva la reincarnazione di un suo amore giovanile.

Nell'autunno 1987 le sue condizioni di salute peggiorarono in maniera allarmante: analisi mediche approfondite, effettuate nel Regno Unito, ipotizzarono un avvelenamento da tallio che si fece risalire al periodo di detenzione nelle carceri americane, e in particolare alla detenzione nel penitenziario di El Reno ("Non importa quale veleno mi sia stato somministrato, - dichiarò - ma è certo che sono stato avvelenato dal'amministrazione Reagan. Questa volta Gesù è stato crocifisso in America dai cristiani stessi, la storia si ripete ancora una volta").[79][80][81][82][83][84][85] L'accusa di avvelenamento fu ribadita anche dal suo legale Philip J. Toelkes,[27][86] ma non furono trovate prove certe.[87][88]

Il 19 gennaio 1990, alle ore 5 p.m., Osho, secondo le sue parole, "abbandona il corpo"; la causa della morte è indicata nel certificato medico come insufficienza cardiaca.[89] Per il suo samadhi, il luogo dove si conservano le ceneri di un illuminato, lasciò la seguente epigrafe: "OSHO. Never Born, Never Died. Only Visited this Planet Earth between Dec 11 1931 – Jan 19 1990." ovvero "Osho. Mai nato, mai morto, ha solo visitato questo pianeta Terra dall'11 dicembre 1931 al 19 gennaio 1990". Il corpo fu quindi cremato e le ceneri sepolte sotto una lapide con il suddetto epitaffio. Dopo la sua morte, la gestione della comune di Pune, in cui ha sede una "Multiversità dell'Essere" con programmi e corsi di crescita interiore, passò a un gruppo di 21 persone da lui stesso nominate qualche tempo prima. Il suo ashram è oggi l'Osho International Meditation Resort.[90]

L'insegnamento[modifica | modifica wikitesto]

Osho affermava che il sannyas, ossia il suo movimento di “ricercatori del Vero”, non fosse una disciplina ma un'affermazione di libertà (da ogni controllo e autocontrollo), un invito a vivere momento per momento, spontaneamente, fluendo verso l’ignoto, lasciandosi compenetrare dal divino. La “nuova religione”, secondo Osho, dovrà essere “una religione d’amore e non di leggi, una religione della natura e non di disciplina, una religione di totalità e non di perfezione, una religione di sentimenti e non cerebrale”. Una religione, in sostanza, che affermi la vita, fiduciosa nella natura, che è perenne, gioiosa celebrazione.[91] Osho dichiarò inoltre che il suo sannyas non fosse un programma bensì un processo di “deprogrammazione”, di “deipnosi”, finalizzato a liberare il discepolo da tutti i condizionamenti imposti dalla propria società, cultura e tradizione; e che il suo messaggio non fosse una dottrina né una filosofia, ma che operasse "un'alchimia particolare", come una "scienza della trasformazione" diretta a risvegliare nell'individuo la consapevolezza. Al giornalista Enzo Biagi, che gli domandò quale fosse il suo insegnamento, rispose:

« Io non ho nessun insegnamento. Non sono un insegnante. Non do nessuna filosofia della vita, né alcuna disciplina, né programmi da seguire. Ho un approccio alla vita ben preciso, che condivido con i miei amici. E il mio approccio inizia con una deprogrammazione. Per quanto mi riguarda questa è la parola chiave. Essere iniziati alla mia amicizia significa essere iniziati a un processo di de-programmazione. Ogni essere umano viene programmato dalla nascita a essere cristiano, hindu, ebreo, mussulmano. Il bambino nasce innocente, ma immediatamente viene appesantito da migliaia di concetti, coi quali vive poi tutta la vita. In questo modo si vive una vita fasulla; non è autentica, non è onesta perché non ti appartiene.[…] Il mio lavoro fondamentale è questo: renderti un individuo, non un semplice ingranaggio dei sistema, non una particella della massa. Voglio darti un'integrità, una libertà dell'anima, in modo tale che tu non sia più vittima di alcuna schiavitù, detta cristianesimo, induismo, ebraismo: per la prima volta sarai semplicemente te stesso. A quel punto entrerà in gioco la tua ricerca della verità, la tua indagine nella verità. E ricorda, tutte le risposte che ti sono state date da altri non potranno mai salvarti. Solo la tua risposta, quella che troverai con le tue mani, con la tua ricerca, potrà liberarti dall'ignoranza, dall'infelicità, dall'angoscia. Io non ho insegnamenti. Offro solo espedienti, stratagemmi. Non sono un insegnante, sono un Maestro. Gli insegnanti offrono insegnamenti, i Maestri possiedono espedienti, stratagemmi, metodologie per trasformare la gente. »

Osho spiegò di non essere un insegnante, e di non avere alcun messaggio, teoria, filosofia o dogma da dare; occorreva soltanto entrare in sintonia col suo essere, col "mistero che mi è accaduto", poiché, se riesci immergerti profondamente in un Maestro inizi a sentire la presenza del divino. "Non sono un filosofo, – disse – non sto creando un sistema; sono un anarchico, tanto anarchico quanto lo è la vita stessa. Non credo nei sistemi, io sono un flusso anarchico". La sua visione è stata considerata da alcuni come un insieme di idee proprie delle dottrine orientali (Buddhismo, Taoismo, Vedismo, Brahmanesimo, Induismo e Giainismo), – con una particolare predilezione per la scuola Zen, il Tantrismo e i movimenti religiosi mistici (Sufismo e Chassidismo), – di alcuni tratti del pensiero occidentale (George Gurdjieff, Bertrand Russell, Sigmund Freud), dell'antica filosofia greca (Eraclito, Pitagora) e di quella moderna (in particolare Nietzsche e il suo "Zarathustra").[92]

Il sincretismo e i valori proposti[modifica | modifica wikitesto]

L'originalità dell'opera di Rajneesh, in anni di diffuso interesse per le tradizioni spirituali orientali, consiste nell'intenzione di adattare i millenari concetti e pratiche delle antiche culture religiose, mistiche e psicologiche, al moderno uomo occidentale. Da questa esigenza nascono gli esercizi di meditazione dinamica studiati su misura per l'uomo contemporaneo e introdotti da Osho per ristabilire un'armonia nell'energia vitale all'interno dell'organismo.

Statua di Osho, presso l'Osho Teerth Park di Pune.

Osho afferma che la grazia più grande che possa essere concessa ad un uomo sia l'esperienza dell'illuminazione spirituale. Questa «illuminazione» non può essere descritta a parole, la mente è inadeguata a comprendere un'esperienza che va oltre le nostre capacità sensorie; è la presa di coscienza della fiamma divina che arde in ciascuno di noi, la nostra più intima essenza che s'identifica con il Tutto. L'illuminazione non avviene per gradi, ma è il balzo di un istante, e può essere favorita dalla pratica della meditazione, considerata da Osho "una chiave per svelare il mistero dell'esistenza".[93]
Teorizza la sintesi fra la cultura orientale e induista, pragmatica e orientata all'essere e all'esperienza diretta piuttosto che alla conoscenza, con la cultura occidentale che si riconosce con il "conosci te stesso" di Socrate, con l'ipotesi sottostante alla psicologia-filosofia-religione secondo la quale dentro ognuno di noi esiste un Sè con degli attributi unici e irripetibili che dobbiamo conoscere e realizzare nella vita. Secondo Osho, l'amore è il contrario e nemico dell' ego, fatto di proprietà/confronto/competizione/pregiudizio, l'io che si scioglie e dissolve nell'amore dell'altro: dentro di noi non c'è nulla da conoscere, nessuna personalità, ma l'amore è inteso come incontro di due presenze, energia e sostanza ma come un fatto spirituale esterno alla materia (da cui segue che la materia il regno della quantità, non ha senso chiedersi di amare di più: l'amore è per definizione che nasce grande e non può crescere, ed è uguale verso qualsiasi oggetto; per il fatto che è esterno alla materia è pure indipendente dal sesso), e nello stesso tempo un fatto che coinvolge l'intero corpo: l' ego non è una realtà innata e immutabile ma una costruzione del cervello che si può dissolvere, e che noi stessi consapevolmente identifichiamo appunto nel cervello come la sede della nostra parte immateriale. La meditazione è il complemento dell'amore e della vita sessuale, non da vivere in isolamento monastico né in solitudine ma nella vita attiva e con il proprio parner: il sesso non come fine, ma come mezzo, parte innegabile della natura umana ed esperienza da attraversare insieme per arrivare oltre, ad un amore esclusivamente spirituale che per essere tale non è diretto verso un singolo oggetto, ma verso l'intera esistenza. Se questo cammino è vissuto da uno solo dei partner, è inevitabile che la disarmonia finisca per separare la coppia.
La meditazione permette di diventare consapevoli, centrati, radicati in sè stessi, dove il sè che si coglie è una semplice presenza vuota che non si localizza nel cervello, ma nell'intero corpo, priva di qualità e di pensieri. L'ego tende a pensare che questo si localizza nel cervello, considerandolo l'organo più importante del corpo, perché il cervello lo produce; il vero Sè è un vuoto che riempie tutto il corpo. L'amore è uno stato dell'essere piuttosto che una relazione con l'altro, non è razionale/categorizzato e divisibile in modi differenti di amare a seconda dell'oggetto di amore (la famiglia, il partner, i figli o gli amici), è uno stato esteriore di bellezza e interiore di piacere e felicità che si irradia uguale verso chiunque e in tutte le direzioni, e permane identico anche quando si è soli: chi ama ha il coraggio sufficiente a vivere da solo e sà stare benissimo da solo, è libero perché indipendente, è talmente pieno di essere/felicità/conoscenza e ricchezza materiale che non sà dove metterli, queste sono ridondanti e traboccano, per cui la persona sente la necessità di condividere e renderle qualcun altro partecipe di una vita così piena, senza aspettative sull'altro, e senza desiderare nessun bene e nemmeno altro amore in cambio. L'amore è grato di essere ricevuto, e indifferente al fatto di essere corrisposto. L'amore dell'altro presume l'amore di sè stesso, che è un alto valore spirituale, perché chi è povero e arido, chi non ha nulla, non ha nemmeno nulla da dare.
Secondo Osho, l'amore è dono e gratuità, ma non presume fedeltà né esclusività: è un fluire libero dall'interno verso l'esterno che, come l'acqua di un fiume, scorre sempre e per restare limpido deve fluire senza fermarsi, e che può terminare in qualsiasi momento quando le strade dei partner si dividono. Osho suggerisce di superare la famiglia tradizionale che limita l'individuo alla scelta della donna o dell'uomo di una vita sulla base del volto e dello stile di vita del genitore, e che porta a caratterizzare il possesso e la competizione, in favore di una vita in comune in cui la persona beneficia della conoscenza del maggiore numero di riferimenti maschili e femminili possibile, che rendono il ragazzo indipendente dalla famiglia e in grado di scegliere l'anima gemella.

Per chiarire agli ascoltatori il suo approccio e fornire strumenti sistematici al suo metodo di ricerca, Osho prese spunto da molteplici fonti. Nei suoi discorsi, sia nella lingua hindi che in inglese, si occupò di varie tradizioni spirituali, fra cui: quella di Buddha, di Krishna, di Lao Tzu, di Gesù, dei maestri Zen, delle Upanishad e del "maestro di danze" armeno Gurdjieff, ispirato in parte alla mistica sufi.

Volle evitare di costruire un "sistema di pensiero" dal momento che, secondo le sue parole, le speculazioni filosofiche non sono che vuoti giochi della mente che non conducono alla verità, – essa infatti è "un'esperienza esistenziale", da sperimentare direttamente. Oratore consumato, utilizzò il suo acume psicologico, la vastissima cultura di cui era dotato (la sua biblioteca personale contava centocinquantamila libri), l'acutissima memoria che lo sorreggeva, per veicolare il messaggio insistendo sul fatto che l'unico scopo per il quale continuava a parlare era quello di indurre gli ascoltatori a guardare dentro se stessi liberandosi dalle abitudini, dai condizionamenti e degli schemi mentali che li hanno accompagnati per l'intera vita. E per raggiungere tale obiettivo occorre diventare attenti e consci, intraprendere un percorso di meditazione.

Fu sarcasticamente definito dalla stampa il "guru del sesso", dopo che le sue opinioni sulla sessualità e alcuni suoi discorsi della fine degli anni sessanta scandalizzarono la parte della società più conservatrice. Questi, che erano il commento di alcuni libri sacri del Tantra, vennero in seguito trascritti e pubblicati sotto il titolo Dal sesso alla supercoscienza. A suo avviso, «per il Tantra tutto è sacro, e nulla è profano», e ogni morale sessualmente repressiva è controproducente dal momento che «non si può trascendere il sesso senza averne avuto un'esperienza completa e consapevole».

La meditazione[modifica | modifica wikitesto]

« Non vi è nulla su questa terra di Dio che sia, di per sé, una brutta cosa; è la malattia della mente a rendere una cosa malata, ed è l'oscenità della mente a rendere una cosa oscena. »
(Dylan Thomas, Ritratto del poeta attraverso le lettere)

Secondo Osho, la meditazione (in sanscrito dhyāna – ध्यान – da cui deriva il termine cinese Chan e da qui il giapponese Zen)[94] è uno stato di "non-mente", di puro essere, di puro sentire, di totale presenza di sé in cui si raggiunge consapevolmente il silenzio interiore. Tale stato interiore non può essere spiegato o descritto in modo esaustivo, essendo un'esperienza nella quale la mente ed ogni pensiero logico (quindi anche il linguaggio) vengono trascesi.[95]

La pratica della meditazione non implica quindi un'attività spirituale, la concentrazione su qualcosa, la ripetizione di mantra ecc. e non è possibile forzarla con un atto di volontà, ma occorre soltanto lasciare che questo stato di non-mente, di assenza assoluta di pensieri, si manifesti spontaneamente, agevolandolo con apposite tecniche. È questa la mente del bambino che guarda incantato le meraviglie del mondo; è la mente innocente che si affaccia per la prima volta sull'universo e lo contempla, contrapposta alla mente manipolata dalla società (Osho usava il termine "deprogrammazione" per indicare l'obiettivo dei suoi esercizi meditativi, ossia quello di eliminare tutti i condizionamenti sociali e culturali che l'individuo subisce fin dalla nascita).[96]

Osho alla guida accolto dai sannyasin, ai tempi della comune americana (1982).[95]

Osho spiegò che la meditazione è un semplice processo di osservazione della propria mente, senza combattere con essa, senza cercare di controllarla. Si resta semplicemente presenti, come un testimone che non sceglie, e si prende nota di tutto ciò che passa, senza alcun pregiudizio a favore o contro, senza giudicare, perché nel momento in cui si giudica ci si reidentifica con la mente e si perde la meditazione. Bisogna invece evitare qualsiasi relazione con il proprio processo di pensiero, rimanerne del tutto scollegati, calmi, distaccati, osservando tutto ciò che passa. In tal modo, guadualmente, l’intensità dei pensieri diminuisce e si diventa sempre più puramente “consapevoli”. Il traffico dipende infatti dalla consapevolezza: quando la consapevolezza è perfetta, anche se solo per un istante, tutti i pensieri si fermano e si è in uno stato “meditativo”, di non-mente.

La meditazione, secondo Osho, è la natura intrinseca dell’uomo: è la propria realtà, il proprio puro essere al di là della mente, è un silenzio completo e profondo, assolutamente indisturbato, è totale serenità, estasi, “ebbrezza divina”. Osho sosteneva che la meditazione è una dimensione semplice da realizzare, ma la mente interferisce e la rende complicata perché rappresenta la sua morte, e suggeriva ai suoi discepoli di provare diverse tecniche fino a trovare quella loro più congeniale.

Secondo Osho, non è possibile usare alcun metodo tradizionale esattamente così com'è perché l'uomo moderno (e la qualità della sua mente) è diverso da quello che l'ha preceduto, pertanto tutti i metodi tradizionali si dimostrano inefficaci, se non dannosi, e devono essere trasformati in relazione alla situazione moderna. Osho mise a punto dei metodi "caotici", perché "un metodo caotico è di grande aiuto nello spostare il centro dal cervello verso il basso"; invece con un metodo "sistematico", basato cioè sulla comprensione intellettuale, il cervello si rafforzerà ancora di più, poiché si tratta di un lavoro mentale che gli infonde energia. I metodi caotici annullano il cervello e spostano automaticamente il centro dal cervello al cuore, e così avviene la catarsi.

« Le mie meditazioni sono fatte per riportarti all'infanzia, quando non eri rispettabile, quando potevi fare cose pazze, quando eri innocente, incorrotto dalla società, quando ancora non avevi imparato gli inganni del mondo, quando non eri di questo mondo. Mi piacerebbe che tu tornassi a quel punto. E da lì, ricominciare. E questa è la tua vita. Ci sarà bisogno di disimparare. Disimparare significa che la smetti con questi modi sbagliati, smetti di percorrere strade che non sono tue, strade in cui sei stato costretto dalla società che ti ha convinto ad accettarle come giuste. Ti prendi la responsabilità della tua vita, diventi il maestro di te stesso. »

Le "Meditazioni Attive"[modifica | modifica wikitesto]

Statua del dio Shiva in meditazione. Bangalore, India.

Osho individuò alcune tecniche di meditazione attiva, il cui fine essenziale era di placare la mente per creare quello spazio di silenzio e consapevolezza necessario alla meditazione. Alcuni di questi esercizi preparatori possono essere ritrovati nelle terapie della moderna psicoterapia occidentale (ad esempio la psicoterapia della Gestalt), e consistono nell'alterazione del respiro, nel gibberish (l'esprimersi in un linguaggio sconosciuto),[97] nel piangere o ridere liberamente, nel danzare e muovere il corpo fino a realizzare una catarsi, una purificazione, ossia il disfacimento degli schemi mentali mediante un'esplosione emozionale. In tal modo si infrangono le barriere che impediscono il libero sprigionarsi della propria energia, si realizza un'armonia interiore, ed è possibile dissolversi nell'esistenza.[98]

Le "Meditazioni Attive" comprendono quella: dinamica, kundalini, nadabrahma, nataraj ed altre. L'uomo moderno deve praticare meditazioni attive, non silenziose, perché la sua energia ha bisogno di essere espressa fisicamente, in modo che egli possa entrare in sintonia col fluire dell'esistenza dopo aver rilasciato le tensioni accumulate e vissuto un'esperienza di catarsi.[99]

Osho, dunque, ripropose alcune tecniche tradizionali di meditazione adattandole alle esigenze dell'uomo moderno, precisando che lo stato meditativo può essere raggiunto anche attraverso le azioni quotidiane, se vengono effettuate con profonda presenza e consapevolezza. Spiegò che il meditatore percepisce "il pulsare della realtà dentro di sé, il battito della vita, dell'esistenza"; ciò lo porta a provare una riconoscenza priva di motivazioni per tutto ciò che esiste, che è vera preghiera, amore autentico, un puro ringraziamento non motivato né indirizzato a qualcuno in particolare ma rivolto al Tutto.

Osho illustrò i centododici metodi di meditazione ideati da Shiva e tramandati nel Vigyana Bhairava Tantra, precisando che “l’essere testimoni”, il semplice osservare i propri gesti e pensieri, come un testimone imparziale, senza identificarvici, è il nucleo essenziale dei suddetti metodi. I centododici metodi, dunque, non sono che diverse applicazioni dell’essere testimoni, che resta l’unico vero metodo. La meditazione - sosteneva - è la propria libertà, è "la consapevolezza di non essere la mente": quando questa consapevolezza scende dentro di te sempre più profondamente, giungono degli istanti di assoluto silenzio e di spazio puro in cui è possibile conoscere il proprio essere e il mistero dell'esistenza. La meditazione è la condizione naturale che l'uomo ha perduto.[100]

L'illuminazione spirituale[modifica | modifica wikitesto]

« Colui che conosce gli altri è sapiente, colui che conosce se stesso è illuminato. »
(Lao Tzu, Tao Te Ching)

La meditazione, secondo Osho, può servire a rimuovere gli ostacoli che impediscono l'accadere dell'illuminazione – in sanscrito bodhi, ossia il "risveglio spirituale" – quello stato esistenziale di comunione col Tutto. Osho afferma che non è possibile descrivere lo stato di illuminazione, poiché non si tratta di una sensazione o di un pensiero. L’illuminazione non è affatto un’esperienza, è assenza di tutte le esperienze, è puro essere, pura consapevolezza; non è neanche beatitudine, perché l’illuminazione è uno stato assoluto, non opposto a nulla, nemmeno all’infelicità. Nessuna parola umana è adeguata a definirla, perché l’intero linguaggio umano si basa sulla dualità, sugli opposti, mentre l’illuminazione è una trascendenza, ogni dualità viene superata. Il Buddha affermava infatti che è shunyha, vuoto, vacuità, assenza di qualsiasi contenuto; o anche anatta, ossia: uno stato di non-ego, di non-io, in cui non esiste alcun contenuto, scompare l’oggetto e di conseguenza scompare il soggetto che possa vivere e descrivere questa esperienza. Resta la Totalità, la comunione col Tutto, un silenzio assoluto, un amore puro, una “pienezza completamente vuota”. La presenza di un maestro spirituale può creare nel discepolo l’aspirazione a raggiungere questo stato esistenziale, può provocare intuizioni, visioni, aprire “porte ignote”. Osho afferma che l’illuminazione accade all’improvviso, istantaneamente, in un solo attimo, perché non è un graduale conseguimento ma un “ricordare” la propria reale natura, che la società e le strategie della mente hanno indotto a dimenticare. L’illuminazione è l’istante della morte dell’ego e della fusione col Tutto. L’insolubile mistero dell’esistenza e dell’ignoto tuttavia permangono, perché non possono essere compresi intellettualmente, essendo realtà infinite.[101] Secondo Osho

« un illuminato è qualcuno che parla schietto e dice pane al pane e vino al vino, è qualcuno che dice alle persone come vivere l'essenza, senza mai alterare o compromettere il messaggio. E quell'essenza è così rivoluzionaria che, se entri in comunione con il Tutto, la tua vita intera verrà radicalmente trasformata. Le istituzioni sono sempre andate in collera con gli illuminati: amano ogni sorta di prete e di pandit, ma ai politici gli illuminati non piacciono. E preti e pandit hanno sempre tramato con i politici: hanno sempre legato la religione alla politica, l'hanno sempre posta al servizio dei politici. Un illuminato è qualcuno che vive la propria vita immerso nell'essenza divina e non accetta alcuna condizione. Un illuminato è qualcuno che non fissa alcun limite e non accetta alcun limite. L'illuminazione è uno stato di ribellione, è qualcosa di simile a un carbone ardente: ti brucerà e ti ridurrà in cenere! Ed è solo dalle ceneri che il divino sorgerà.[102] »
Statua di Gautama il Buddha, figura di estrema importanza per Osho.

Zorba il Buddha[modifica | modifica wikitesto]

Osho non predicò mai una fuga dal mondo terreno verso quello spirituale né contrappose la vita profana alla vita religiosa, ma invitò a vivere in maniera naturale e consapevole tutte le sfere dell'esistenza. Non a caso, figura ricorrente nei discorsi di Osho è quella di Zorba il Buddha, che unisce in sé la vita vissuta pienamente sia nella dimensione materiale e quotidiana, – simboleggiata da Zorba il Greco, personaggio dell'omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis, – sia in quella spirituale e meditativa, simboleggiata dalla figura di Buddha.[103][104] Questa concezione di un uomo capace di godere sia dei piaceri terreni che dell'estasi spirituale è in aperta rottura con la tradizionale visione delle più importanti religioni, per le quali i due mondi sono separati: quello dello spirito e quello della materia. È la dichiarazione che non esiste alcun conflitto tra materia e consapevolezza, che possiamo essere ricchi in entrambi gli aspetti. Osho auspicava la scomparsa di tutte le religioni e di tutti i governi del mondo, per spianare la strada all'avvento di un nuovo essere umano, che viva in un clima di diffusa religiosità (non ascrivibile a nessuna chiesa né organizzazione), che sia veramente spirituale e abbia una dimensione cosmica. "Le mie parole saranno la religione e la filosofia del futuro, – disse – io sarò contemporaneo tra duecento anni".[105]

I "dieci comandamenti" di Osho[modifica | modifica wikitesto]

Osho dichiarò di essere contrario ad ogni dottrina, dogma e ad ogni tipo di comandamento. Tuttavia, in una lettera a un discepolo, stilò questo elenco semiserio:[106]

1) Non ubbidire ad alcun ordine all’infuori di quello interiore.
2) L’unico Dio è la vita stessa.
3) La verità è dentro di te, non cercarla altrove.
4) L’amore è preghiera.
5) Il vuoto è la soglia della verità: è il mezzo, il fine e la realizzazione.
6) La vita è qui e ora.
7) Vivi totalmente desto.
8) Non nuotare, galleggia.
9) Muori ogni istante, così da poter rinascere ogni istante.
10) Smetti di cercare. Ciò che è, è: fermati e guarda.

In un'altra occasione, Osho precisò di non rappresentare "nessun dio, di nessun genere – ebreo, indù, maomettano o cristiano", ma di rappresentare solo se stesso e di parlare solo in nome della propria autorità. Dare comandamenti "è un crimine che ti priva della tua libertà e responsabilità". Pertanto, ad un discepolo che gli chiedeva dei comandamenti, rispose che lui poteva solo limitarsi a fare alcuni "inviti" per condividere la sua stessa esperienza:[107]

1) Non permettere che il tuo dubitare scompaia. "È la cosa più preziosa che tu abbia ricevuto, perché è il dubbio che un giorno ti aiuterà a scoprire la verità. Tutte queste persone dicono: «Devi credere!», si sforzano principalmente di distruggere ogni tuo dubbio: «Inizia ad avere fede, perché se non inizi con la fede a ogni passo nasceranno interrogativi!». Dubita finché non trovi. Non credere finché non arrivi a conoscere te stesso."
2) Non imitare mai. "La mente è un’imitatrice, perché imitare è molto facile. Essere qualcuno è molto difficile, diventare qualcuno – imitare – è molto semplice: ti basta solo essere ipocrita, che non è un gran problema. Se vuoi conoscere te stesso, per piacere evita l’imitazione, che è proprio un modo per evitare la conoscenza di te stesso."
3) Fai attenzione al sapere. "Bisogna stare attenti alla conoscenza. Così allerta da poter in qualunque momento mettere da parte il sapere, in modo che non ti ostacoli la visuale, che non si frapponga tra te e la realtà. Devi andare incontro alla realtà completamente nudo."
4) Non ti dirò mai "prega", perché non c'è nessun dio da pregare. "La parola che utilizzo al posto di preghiera è amore. Dimenticate la parola preghiera, sostituitela con la parola amore. L’amore non è per qualche dio invisibile. L'amore è per ciò che può essere visto: esseri umani, animali, alberi, oceani, montagne. Dispiega le ali del tuo amore il più ampiamente possibile."
5) Vivi momento dopo momento. "Rimani nel momento, nella realtà del momento, completamente nel qui-e-ora: come se non ci fosse mai stato ieri e il domani non arrivasse mai – solo così potrai essere totalmente nel qui-e-ora. E questa totalità dell'essere nel presente ti unisce con l'esistenza, perché l’esistenza non conosce passato né futuro: è sempre qui-e-ora."

Infine, suggerì dei "non-comandamenti", ossia dei valori che rappresentavano il suo fondamentale atteggiamento verso la vita:

1) Libertà.
2) Unicità dell'individualità.
3) Amore.
4) Meditazione.
5) No alla serietà.
6) Giocosità.
7) Creatività.
8) Sensibilità.
9) Gratitudine.
10) Senso del mistero.[108]

Il pensiero di Osho[modifica | modifica wikitesto]

Oratore versatile e dissacrante, Osho affrontò nei suoi discorsi estemporanei, tenuti davanti a un pubblico internazionale nel corso di trentacinque anni, gli argomenti più disparati: dalla ricerca spirituale ed esistenziale del singolo individuo alle questioni sociali e politiche più scottanti che la società odierna si trova ad affrontare. Amava articolare ragionamenti minuziosi, in uno stile ricco e cadenzato, contraddirsi consapevolmente (perché "la vita stessa è contraddittoria e incoerente"), con un tono a un tempo solenne e ironico, fornendo risposte specificamente calibrate sulla persona che gli aveva posto la domanda ("la risposta sorge spontanea dal mio vuoto interiore, non la conosco in anticipo, la ascolto per la prima volta come il mio interlocutore, è nuova anche per me.").[109][110][111] La visione di Osho abbraccia sia la millenaria saggezza orientale, sia il potenziale racchiuso nello sviluppo della scienza e della tecnologia occidentali. Compito del guru è "rompere il sonno dell'inconscio, con i suoi pensieri, sogni e proiezioni mentali."[112] Osho sosteneva che l'obiettivo dei suoi discorsi non fosse l'indottrinamento, la comunicazione verbale. "L'arte del parlare" serve invece a scardinare i meccanismi mentali dell'ascoltatore, a indurlo in uno stato interiore di pace e profonda attenzione che oltrepassi la mente, a "creare uno spazio sempre più ampio di meditazione; non si tratta di conferenze, in realtà è solo un espediente per aiutarti a diventare silenzioso, è un metodo di potenziale trasformazione". Riportiamo, nei paragrafi seguenti, le sue opinioni su alcune tematiche-chiave.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Osho condannò perentoriamente tutte le religioni organizzate considerandole spazzatura alla stregua delle superstizioni, ed auspicò il superamento di tali credenze preconizzando l’avvento di una nuova, unica religiosità, una “scienza della dimensione interiore”, soggettiva, incentrata sull’essere (così come la scienza “oggettiva” si occupa del mondo esteriore). Affermò che le religioni tradizionali hanno represso lo sviluppo naturale dell’essere umano e sono destinate a scomparire, e che non hanno alcun senso i vari credo, le fedi e i dogmi imposti dalla società; la dimensione spirituale deve sorgere dall’esperienza diretta, dalla ricerca, da una effettiva maturazione interiore; “per raggiungere la verità è necessario liberarsi da tutte le dottrine, da tutte le strutture formali”. L'errore fondamentale compiuto da tutte le religioni, secondo Osho, è che nessuna ha avuto il coraggio di riconoscere che ci sono cose che noi non sappiamo, ognuna ha finto di essere onnisciente, di essere l’unica vera religione condizionando l’uomo fin dalla nascita con effetti deleteri. Osho affermò che il vero uomo religioso è un ribelle in totale armonia con la sua luce, col flusso divino dell’esistenza, che vive in assoluta libertà senza essere condizionato dalla società, dalla cultura e dalle tradizioni.

Il Tao, "l'eterna danza degli opposti", per Osho era un simbolo fondamentale.
« E' arrivato il momento di mettere al rogo tutte le vecchie religioni ormai logore e di lasciar emergere un nuovo concetto di religiosità che affermi la vita, una religione basata sull'amore non sulle leggi, una religione della natura non della disciplina, una religione della totalità non della perfezione, una religione del sentire non del pensare. Il cuore dovrebbe essere il capo, allora tutto si sistemerebbe spontaneamente. Se riesci a fidarti della natura, a poco a poco diventerai quieto, silenzioso, felice, gioioso, festoso, perché la natura è in festa. La natura è una festa.[113] »

Nell'ultima fase della sua vita, in una conferenza stampa mondiale, dichiarò sciolta la religione sorta intorno a lui, annullò l'uso dei colori rossi e del mālā, perché per raggiungere "l’essenza più intima del proprio essere non occorre una professione di fede, io non sono un leader, non ho catechismi, non ho teologie. Tu non sei un seguace: è sufficiente essere amici". Nell'autunno del 1989, pochi mesi prima di "abbandonare il corpo", dichiarò alla stampa che la sua gente doveva continuare a sviluppare qualità come l'amore, la consapevolezza, la festa, la celebrazione e la gioia, che non sono monopolio di nessuno e attorno alle quali non è possibile costruire alcuna chiesa, e che dovevano crescere come individui completamente indipendenti e liberi da norme stabilite da altri, conservando lo sguardo innocente dei bambini: "la via per fare tutto questo è scendere dentro di sé". Nei discorsi di Osho ricorrono spesso dotti riferimenti alle scritture delle grandi religioni mondiali, di cui forniva argute interpretazioni personali. Le sue feroci posizioni contro le tradizioni spirituali gli attirarono l’ostilità del mondo religioso.[114]

Dio[modifica | modifica wikitesto]

Osho non credeva all’esistenza di un Dio “persona”, come quello tramandatoci dalle grandi tradizioni religiose, bensì all’esistenza di una essenza divina, un'energia allo stato puro, impersonale, eterna e creativa, in perenne espansione. Questa essenza divina – che possiamo chiamare Dio, Dharma, Brahman, Tao, Logos, Verità, Assoluto ecc. – non può essere dimostrata ma può essere sperimentata, poiché permea tutto ciò che esiste, è la vita stessa, “l’anima stessa dell’universo” che alberga anche dentro di noi, è la nostra più intima natura, e rientrare in connessione con essa costituisce l'esperienza suprema della beatitudine. Questa coscienza universale non è caotica, ma è un cosmo con un suo destino e un significato ben precisi: la realizzazione dell'estasi. Le divinità “personalizzate”, secondo Osho, non sono altro che proiezioni della mente umana, che ha bisogno di certezze, e sono state create dalle religioni per imporre la propria egemonia sull’essere umano. Altrettanto fasulla è l’esistenza del demonio, controparte malevola del divino inventata dalle organizzazioni religiose per sostenere le proprie tesi: il male inteso come entità divina non esiste, è soltanto “assenza di luce”, di amore e consapevolezza.[115]

Matrimonio e famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Osho considerava il matrimonio un'istituzione contronatura poiché in contrasto con la libertà personale, “il valore supremo, non esiste nulla di più elevato della libertà”. La vita – spiega il mistico – è un continuo mutamento, e le persone dovrebbero incontrarsi e amarsi occasionalmente, quando entrano in sintonia, e poi separarsi quando questa sintonia svanisce. Forzare legalmente i rapporti affettivi è sbagliato e genera nevrosi, perversioni psicologiche, repressioni e sensi di colpa.

Sigmund Freud.

La famiglia, inoltre, danneggia e condiziona negativamente la psiche del bambino inculcandogli pregiudizi, falsi valori e appartenenze sociali e religiose.[116] In un’altra occasione affermò che l’amore è distrutto non tanto dal matrimonio, quanto invece dalla relazione di coppia, che spesso nasce fra individui inconsapevoli del reale significato dell’amore e avulsi da una vera dimensione di intimità.[117] Osho rifiutò categoricamente di sposarsi, nonostante le insistenze e la disapprovazione dei suoi familiari.

Ego, mente e psicoanalisi[modifica | modifica wikitesto]

Osho sosteneva, in linea con le teorie buddhiste e il misticismo orientale, che la mente fosse la prima causa dell’infelicità umana, perché ha preso gradualmente il controllo dell’individuo distruggendone la vita. L’uomo – che in realtà è consapevolezza – ha fatto l’errore di identificarsi con la mente, invece di utilizzarla come semplice strumento al proprio servizio (essendo una parte del corpo fisico, “materia sottile”), e le ha così conferito un potere immenso e devastante. La mente, secondo Osho, è solo malattia e dovrebbe essere trascesa con la meditazione, che è appunto uno stato di non-mente, di puro essere. Precisò, tuttavia, che essa non deve essere considerata come un "nemico", ma utilizzata in modo accorto. L’ego è una falsa identità creata dalla mente e dal traffico incessante dei pensieri, e costituisce una barriera che separa l’essere umano dal divino. Osho, pur riconoscendo la rilevanza delle teorie di Freud, ritiene la psicologia moderna incapace di risolvere i problemi dell’uomo, poiché agisce comunque nell’ambito della mente, cercando di adattarla alle esigenze della società, e non considera invece la possibilità di oltrepassarla radicalmente. Anche i sogni, afferma Osho, sono meri prodotti dell’attività mentale come i pensieri, in una forma però più "primitiva", e dunque sono del tutto irrilevanti e inutili.[118]

Sesso e amore[modifica | modifica wikitesto]

Il sesso, per Osho, è l’energia primaria e fondamentale dell’essere umano, ha una natura divina. Le religioni storiche lo hanno sempre condannato e represso causando danni incalcolabili all’umanità. La sessualità resta tuttavia una pura funzione biologica e arriva un momento in cui dev’essere trascesa. In un’intervista al giornalista Enzo Biagi, Osho affermò che

« tutti gli animali sono esseri sessuali, solo l'uomo ha il privilegio di avere qualcosa di più elevato: non il semplice incontro di due corpi, ma l'incontro di due anime, e questo è l'amore. L'amore può contenere in sé il sesso, il sesso non può inglobare in sé l'amore. Il sesso è una cosa minuscola, l'amore è vasto e tremendo, può esistere anche senza il sesso. Un rapporto d'amore non deve necessariamente implicare il sesso. Anzi, per esperienza posso dire che più ci si eleva oltre il sesso e più si inizia a gioire di una comunione spirituale con un amico, una donna, un uomo. Da quello stato di comunione il sesso sembra così distante, così vittima della biologia, se confrontato con la libertà che dà l'amore, con la crescita e l'espandersi che continua ad avere, che è possibile non desiderare più di scendere nelle valli oscure della sessualità. Ma io non impongo limiti di nessun tipo. Dico semplicemente che quando l'amore cresce in profondità, il sesso impallidisce. E quando l'amore raggiunge la sua estrema fioritura, il sesso scompare. Diventa una cosa infantile.[119] »

L'amore, dunque, è la vera trasformazione dell'energia sessuale, ma accade solo quando il sesso viene accettato e vissuto come una cosa naturale e non ripudiato. Più ci si eleva spiritualmente, più la sessualità diminuisce: alla fine vi è un culmine in cui questa energia fluisce verso l’alto diventando compassione e amore. Secondo Osho, il sesso è il livello energetico più basso, il divino è il livello più alto. In un profondo stato di consapevolezza, di presenza totale e amore, è possibile trasformare la sessualità in un’esperienza di meditazione e beatitudine. L'amore infatti è la sostanza intima dell'universo, della vita, è Dio stesso, e abbandonarsi ad esso amando incondizionatamente diviene un'esperienza estatica. Per Osho, l’amore reale è proprio essere l’amore, non è una relazione, è uno stato dell’essere, ed è il più alto picco della consapevolezza, e viene chiamato “lo stato del risveglio” o “lo stato di illuminazione” (ossia quello di un Gautama il Buddha): tu sei pieno, straripante d’amore e non puoi che condividerlo con chiunque: l'essenziale – sosteneva – è dare amore sempre e comunque, "come un imperatore", senza preoccuparsi che quell'amore venga ricambiato (l'esistenza ti ricompenserà lautamente), e non invece reclamare amore "come un mendicante". L’amore è una condizione del proprio essere, non una relazione, e sorge in uno stato di assoluta libertà e solitudine estatica. Amare significa dare senza alcun desiderio di contraccambio, di restituzione, senza condizioni, senza nessun tipo di richiesta, anzi, provando un senso si riconoscenza per chi ha accettato il tuo amore. Vi sono persone amorevoli e vi sono persone non amorevoli: le persone non amorevoli fingono di essere amorevoli attraverso la relazione; le persone amorevoli non hanno bisogno di avere una relazione; è sufficiente l'amore di cui sono colme. La relazione sentimentale è una reciproca illusione con cui si cerca di dare un senso alla propria vita; maturare l'intima consapevolezza di essere tutt'uno con l'esistenza fa invece sorgere l'amore assoluto come stato d'animo, come devozione. Nel semplice innamoramento si resta infantili; andando oltre, si matura. Osho fece anche una serie di riflessioni sul rapporto di coppia e venne sprezzantemente definito il "guru del sesso" dalla stampa internazionale dopo che i suoi discorsi scandalizzarono la società conservatrice.[117]

Le tre dimensioni dell'amore[modifica | modifica wikitesto]

Per Osho, la relazione d'amore può avere tre dimensioni. Una è la dipendenza, nella quale vive la maggioranza della gente. La moglie dipende dal marito, il marito dipende dalla moglie: si sfruttano e si dominano a vicenda, si possiedono a vicenda e riducono l’altro ad una merce. Questo è ciò che accade nel mondo nel 99% dei casi. Ecco perché l’amore, che dovrebbe aprire le porte del paradiso, apre soltanto le porte dell’inferno.

La seconda è l’indipendenza. Questo accade una volta ogni tanto. Ma anche questa possibilità porta infelicità, perché il conflitto è costante. Nessun accordo è possibile: entrambi sono assolutamente indipendenti e nessuno dei due è pronto a scendere a compromessi. Ognuno dà libertà all’altro, ma essa è più simile all’indifferenza che alla libertà. Entrambi vivono nei propri spazi e il loro rapporto sembra solo superficiale. Entrambi hanno paura di penetrare la profondità dell’altro, perché entrambi sono più attaccati alla propria libertà che non all’amore.

La terza possibilità è l’interdipendenza. Accade assai raramente, ma ogni volta che accade una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone né dipendenti né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro, come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi. Ogni volta che accade, accade l’amore. Solo in questo caso è amore.

L'amore come devozione[modifica | modifica wikitesto]

Osho sostiene che l'ego è la causa di tutte le follie, è "malattia", e si può dissolvere in un solo modo: quando l'amato diventa talmente importante che tu lentamente ti dissolvi e scompari in esso. In questo caso sei disposto a morire – e anche a vivere – per lui (o per lei), perché è diventato il senso della tua vita. Nei momenti più elevati di questa comunione gli amanti possono avere bagliori di devozione, perché l'amante scompare e l'amato diventa Dio. Nella devozione ci si arrende completamente all'altro (che può essere un amante, un maestro, una divinità, più o meno reali, più o meno degni, questo è irrilevante). Solo in amore è possibile avere intuizioni di libertà. Quando ami, infatti, acquisisci "un'invisibile libertà": agli occhi degli altri potresti apparire uno schiavo, – si può apparire vicendevolmente schiavi, – ma in realtà si spalanca per entrambi un cielo di libertà sconfinata in cui dissolversi, che dona consapevolezza. Al contrario, è possibile essere fisicamente liberi ma trovarsi in una prigione perché non si ha nessun cielo in cui volare. L'amore è libertà, e quando diventa devozione, resa totale, è libertà assoluta. Lo stare insieme sarà ricco solo se le persone non sono dipendenti l'una dall'altra, non sono possessive ma capaci innanzitutto di vivere in un beato stato di solitudine. Altrimenti – come spesso accade – sarà una schiavitù, un reciproco inganno, un legame che nasce dall'incapacità di stare soli.[120]

Amicizia[modifica | modifica wikitesto]

Casa di Osho nella comune americana in Oregon.

Per Osho, l’amicizia è una relazione più profonda e nobile della relazione d’amore, perché è amore allo stato puro: incondizionato, disinteressato, non possessivo e senza pretese. L'amore, infatti, non deve obbligatoriamente avere a che fare con la sessualità. La sessualità può far parte dell'amore o può anche non farne parte. Se non è presente, nasce l’amicizia, che, di fatto, è il vero amore. Tuttavia l’amore privo di sessualità al giorno d’oggi è ormai inesistente, la gente conosce solo il tipo d’amore sessuale, che in sostanza è uno sfruttamento reciproco. Osho afferma, inoltre, che oggi l’amicizia viene spesso concepita “in termini biologici oppure in termini economici o sociologici – in termini di semplice conoscenza”. Se invece si è reali, autentici e assolutamente consapevoli del proprio essere, nasce l’amichevolezza, che è molto più vasta e profonda della semplice amicizia, perché è amore assoluto, in tutta la sua purezza.[121]

Celebrazione e risata[modifica | modifica wikitesto]

Osho esaltava una continua e gioiosa celebrazione dell’esistenza, perché tutto è sacro e pulsa di vita, ogni aspetto del creato: dal livello più basso a quello più alto, dal corpo all’anima, dal fisico allo spirituale, dal sesso al samadhi; tutto è divino. Dunque, l’uomo deve “gioire nell’essere”, nel momento presente, deve danzare, cantare, celebrare, amare – deve essere amore – perché è parte di un universo infinito ed eterno, perennemente in festa. Secondo Osho, l’uomo è l’essere vivente più infelice e represso del pianeta perché ha smarrito la sua stessa natura, quella gioiosa armonia che invece anima tutte le altre forme di vita. L’amore, la beatitudine, la pace interiore e la gioia dovrebbero essere una qualità del proprio essere, traboccare estaticamente fino a generare un campo energetico di amore (buddhafield) che si irradia tutt’attorno. Osho sottolineò la bellezza e i benefici della risata, in opposizione alla serietà, che è un cancro dell’anima e soffoca la vita. Secondo Osho, la risata è la vera essenza della religiosità. La serietà invece non è mai religiosa, è il frutto dell'ego e parte della sua malattia.[122]

Scienza[modifica | modifica wikitesto]

Osho era totalmente favorevole al progresso della scienza e alla tecnologia, che peraltro hanno avuto il merito di liberare l’uomo dai millenari “credo” religiosi e dalle superstizioni spingendolo verso una reale religiosità e “consapevolezza”. L’Oriente, secondo Osho, ha trascurato la ricerca scientifica, a favore di quella spirituale, producendo miseria e arretratezza. In Occidente, al contrario, il progresso scientifico non è andato di pari passo a una scienza della trasformazione interiore, e ha così creato una società troppo sbilanciata verso il materialismo e spiritualmente malata. In realtà, – spiega Osho – non esiste alcun conflitto tra scienza e religione, tra corpo e anima, e negli ultimi decenni si è infatti assistito a una compenetrazione dei due mondi, consapevoli del loro errore e desiderosi di colmare le loro reciproche lacune: la civiltà che nascerà in futuro sarà una sintesi e un equilibrio di scienza e religione.[123] Osho sosteneva che attualmente la scienza medica, la fisiologia e la psicologia sono molto immature e “chiuse” poiché negano l’esistenza della dimensione interiore dell’uomo, della “consapevolezza”, hanno una visione limitata e operano solo in superficie.[124] Affermò, infine, che il cristianesimo ha sempre lottato strenuamente contro il progresso scientifico perché temeva che esso potesse agire anche nella sfera psicologica e spirituale dell'uomo modificandone lo stato mentale attraverso apposite tecniche.[125]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Per Osho la morte non esiste, è soltanto un inganno dei sensi, una “finzione”. La nostra consapevolezza è immortale, mai ha avuto inizio e mai finirà, in quanto parte di un Tutto altrettanto eterno e infinito. “La vita e la morte sono un unico fenomeno, – spiegò – in realtà non esiste nulla che si possa definire morte: la vita è eterna”. Dunque, è soltanto il corpo a consumarsi e perire, la nostra reale essenza invece è immortale e, dopo la morte fisica, si trasferisce semplicemente in un altro corpo, in un’altra dimensione; oppure, qualora si muoia in piena consapevolezza, come un buddha, ci si libera dal ciclo di nascita e morte e si rimane radicati nel proprio essere, estaticamente fusi col Tutto. Secondo Osho, pertanto, bisogna accettare la morte gioiosamente, goderla nella sua pienezza, perché è il culmine della vita, è un “ricadere nella fonte dell’esistenza, in Dio” per poi ricominciare il viaggio. “La morte – spiegò – significa che tu fai l’amore con il divino, oppure che il divino fa l’amore con te. La morte è l’orgasmo cosmico, totale”. Osho affermò che l’uomo moderno, occidentale, è ossessionato dalla paura della morte perché non ha mai colto l’essenza della vita, e si espresse a favore dell’eutanasia.[126]

Eutanasia[modifica | modifica wikitesto]

Osho era favorevole all'eutanasia, qualora le condizioni fisiche non permettano più una vita piena e appagante. Sostenne che l'accanimento terapeutico produce un'alterazione degli equilibri naturali e che a chiunque dovrebbe essere riconosciuto il diritto di disporre della propria vita (che invece viene negato dalle leggi e dalle religioni). Gli ospedali dovrebbero avere appositi reparti per rendere la morte più comoda e piacevole. Affermò che l'eutanasia dovrebbe essere praticata anche nel caso di bambini affetti da gravi malformazioni multiple, handicap sensoriali o grande ritardo mentale, poiché la morte è preferibile a una vita di privazioni e sofferenza. Sottolineò inoltre l'opportunità del controllo delle nascite per evitare il fenomeno della sovrappopolazione; fu fautore della diagnosi preimpianto e della selezione genetica nell'ambito della procreazione assistita; e affermò la necessità di dotare le strutture ospedaliere di meditatori che possano assistere il moribondo.[127]

Ricchezza[modifica | modifica wikitesto]

Osho con una delle sue Rolls-Royce.

Egli sostenne che gli agi, la prosperità e il benessere materiale non sono un male, ma dedicarsi esclusivamente ad essi conduce l'uomo all'infelicità, perché solo la ricchezza interiore è fonte di beatitudine. La vera felicità non è data dal conseguimento dei "piaceri", bensì dalla realizzazione del sé, la cui natura è pura beatitudine.[128] Osho affermò che se si è profondamente radicati nel materialismo non è possibile elevarsi alla spiritualità. L’Oriente, secondo Osho, ha coltivato eccessivamente la dimensione spirituale, irrazionale ed emotiva, trascurando quella terrena. L’Occidente ha fatto l’esatto contrario, concentrandosi sulla razionalità e la materialità, e andando parimenti incontro al fallimento. Occorre, dunque, fondere e trascendere entrambe le visioni della realtà per giungere a una “coscienza umana globale”, propria di un nuovo genere di essere umano capace di godere sia dei piaceri terreni sia dell'estasi spirituale.[129]

La collezione di Rolls[modifica | modifica wikitesto]

Osho venne criticato per la sua collezione di 93 Rolls-Royce (tutte modello "Silver Spur") che furono acquistate dai suoi discepoli durante il periodo della comune in Oregon, tanto da essere soprannominato il “Guru delle Rolls”. Egli dichiarò che le automobili non appartenevano a lui ma alla comune, e che erano solo un atto d'amore della sua gente. Una volta affermò che si trattava di uno stratagemma per rendere i discepoli consapevoli dell'attaccamento ai beni materiali che albergava dentro di loro. Lo scrittore Tom Robbins descrisse quell'esercito di Rolls-Royce come "la parodia del consumismo più buffa mai realizzata".[130][131]

Felicità[modifica | modifica wikitesto]

Osho afferma che l'individuo è totalmente responsabile della situazione in cui si trova; ciò che accade nella sua vita non è mai dovuto a circostanze esterne, ma è sempre il risultato di scelte e pensieri personali, più o meno consapevoli. Dunque, affinché possa avvenire un reale cambiamento, bisogna innanzitutto assumersi questa completa responsabilità. Il mondo in cui viviamo è una nostra creazione, noi siamo la causa della nostra gioia, come della nostra sofferenza.

Felicità come stato naturale[modifica | modifica wikitesto]

L'uomo vive nell'infelicità perché non comprende la propria natura, il proprio potenziale: comprendere se stessi significa essere naturalmente beati: la beatitudine, infatti, non è qualcosa che proviene dall'esterno, ma la propria consapevolezza – la propria intima realtà divina – che riposa in se stessa.[132] La felicità è la condizione naturale dell’essere umano, ogni bambino nasce gioioso e innocente (ed è questo stato di purezza, "pre-egoico", che la meditazione aiuta a recuperare). Sin dai primi anni di vita, tuttavia, l’individuo viene oppresso da un'infinità di regole, convenzioni e condizionamenti che ne soffocano gradualmente l’anima, e inizia inoltre ad emergere l'"ego", pertanto subentrano ansia, infelicità e disperazione.

Felicità come insicurezza[modifica | modifica wikitesto]

L'uomo deve imparare a vivere momento per momento, "pericolosamente", con totale gioia, intensità e fiducia nell'esistenza, in assoluto stato di insicurezza. Amare veramente e vivere veramente significano, infatti, godere il momento senza cercare sicurezze, senza fare calcoli o progetti per il futuro, ma immergendosi profondamente nell'istante presente. Nulla è stabile nella vita, dunque occorre fluire con la corrente. Una vita mutevole è meravigliosa, ricca e appagante. Costruirsi un'armatura di sicurezze, invece, vuol dire morte, una "morte vivente", e genera infelicità. "Insicurezza è proprio il tessuto di cui è fatta la vita. Se non comprendi l'insicurezza non potrai mai capire la vita."[133]

Felicità ed ego[modifica | modifica wikitesto]

L’umanità è profondamente infelice perché la condizione di felicità è legata all’ego che, con i suoi desideri, obiettivi e sogni da realizzare, non fa altro che generare insoddisfazione e infelicità. Dunque, per raggiungere un reale stato di estasi occorre rinunciare a tale genere di felicità legata all’ego per ritrovare, attraverso una profonda comprensione, la gioia che ci appartiene per diritto di nascita, – quella indipendente dai comportamenti altrui e dai propri desideri, – che è possibile vivere solo se si realizza uno stato di consapevolezza; e questo avviene mediante una graduale trasformazione interiore, la quale fa sì che gli accadimenti esterni e i meccanismi mentali ci influenzino sempre di meno. La vera beatitudine è quella indipendente da circostanze esterne, quella che nasce da uno stato di libertà totale e incondizionata. La mentalità occidentale, al contrario, dipende interamente dall'ambizione di soddisfare l'ego, che è solo una falsa identità.

Felicità e meditazione[modifica | modifica wikitesto]

Osho puntualizza che la meditazione (ossia quello stato di "puro esistere" in assenza della mente) può rendere l’uomo più equilibrato, rilassato e “radicato in se stesso”, ma non sempre può renderlo felice se quella pace raggiunta non si accompagna ad una "danza dell'anima", ad una beatitudine straripante; oppure se non si rimuovono le cause primarie dell'infelicità (ad esempio quando si vive una vita “repressa” e non si segue la propria reale vocazione). Pertanto, la felicità non arriva quando sei meditativo; è la meditazione che arriva quando sei felice, ossia quando attui “un cambiamento drastico nel tuo modo di vivere”.[134]

Società, politica e rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Il Mahatma Gandhi.

Osho considerava le rivoluzioni politiche e sociali del tutto inutili e sterili, e destinate al fallimento, poiché una società può cambiare unicamente se cambiano gli individui che la compongono, e questo può accadere solo mediante una “rivoluzione interiore”, spirituale. Se milioni di individui cambiano se stessi, la società cambierà di conseguenza, e non viceversa; non serve a nulla cambiare i governi e la struttura economica (Osho portò come esempio la rivoluzione russa del 1917 o la liberazione indiana dal colonialismo inglese, che non mutarono di fatto lo status quo). La mentalità del rivoluzionario, infatti, è distruttiva: conosce solo i metodi per annientare, non conosce i metodi per creare. La vera rivoluzione, invece, è quella interiore, è quella del “ribelle”, e necessita di creatività, di amore, e non di odio, per questo è più difficile da realizzare di quella esteriore. Osho condannò in toto il mondo politico, sostenendo che era composto da individui avidi, animati solo dalla brama di potere: non è il potere politico che rende avide le persone, – spiegò – ma è l’avidità già presente in determinati individui a manifestarsi attraverso la carriera politica. Affermò inoltre che i politici hanno il potere politico, i preti quello religioso: il politico protegge il prete e il prete benedice il politico; in questo gioco le masse vengono sfruttate da entrambi. Osho, infine, criticò aspramente l’operato di alcune note figure spirituali e politiche, quali Madre Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo II, Gandhi e Adolf Hitler.[135][136]

Droga[modifica | modifica wikitesto]

Le droghe, per Osho, creano uno stato di benessere falso e illusorio alterando la chimica della mente, ottundono la sensibilità e possono distruggere la capacità di meditare, l’unica via che conduce ad un reale stato di beatitudine e pace assoluta. Tuttavia, secondo Osho, chi è in cerca di un sollievo temporaneo può fare uso di tali sostanze che, però, i governi, col supporto della scienza, dovrebbero provvedere a rendere innocue per l’organismo, come fossero semplici medicinali; limitarsi a proibirle, infatti, è inutile e controproducente. Chiunque dovrebbe poter sperimentare droghe sotto controllo medico, in tal modo verrebbe meno la loro attrattiva. L’uso di droghe resta comunque pericoloso, perché compromette la ricettività e le facoltà sottili dell’individuo che, solo se in stato di piena consapevolezza e lucida intelligenza, può intraprendere il cammino della crescita spirituale.[137] Affermò inoltre che l'LSD può dare buone intuizioni ma va assunto solo in un corpo appositamente addestrato (come accade in alcune scuole tantra e yoga), altrimenti si diventerà schiavi di un organismo chimicamente alterato.[138] Osho vietò nella sua comune dell'Oregon 'Rajneeshpuram' l'uso di sostanze stupefacenti, affermando che la "droga perfetta" fosse la meditazione.[139][140]

New Age[modifica | modifica wikitesto]

La New Age è solo una moda transitoria destinata a scomparire, come gli altri fenomeni simili (ad esempio, il movimento hippy), e non è assolutamente in grado di trasformare gli individui. Osho dichiarò di non appartenere a nessun movimento ma, semplicemente, di far parte “dell’eterna evoluzione dell’umanità”. La ricerca della verità e dell'essere, infatti, non ha etichette, è “atemporale”, è un fenomeno immenso. Nella storia del mondo sono apparsi molti “illuminati” che hanno contribuito a migliorare l’umanità, e altri ne verranno. Si tratta di un processo che esiste da sempre, afferma Osho, è “il cuore stesso dell’evoluzione”.[141]

Ebrei e colonialismo[modifica | modifica wikitesto]

Osho dichiarò di amare gli ebrei e di considerarli "uno dei popoli più belli e intelligenti che esistano al mondo", e definì se stesso "un vecchio ebreo". Le tante barzellette che circolano su di loro nascono proprio dal senso di frustrazione che ha la gente nei loro confronti e che la spingono a "vendicarsi" in tale maniera.[142] Affermò inoltre che la creazione dello Stato di Israele, da parte degli Stati Uniti e dell'Inghilterra, avrebbe sortito un effetto molto più distruttivo di ciò che ha compiuto Hitler, e che sarebbe stato più logico trasferire il popolo ebraico in Oregon.[143] In un discorso affermò che gli ebrei vivono un senso di colpa inconscio per il fatto di non aver seguito gli insegnamenti di Cristo, e disse provocatoriamente che i soprusi che l'India dovette subire dal colonialismo britannico furono persino peggiori della violenza contro gli ebrei da parte dei nazisti, perché morire in una camera a gas comporta meno dolore che morire di fame, e il fumo (riferimento ai forni crematori) ha perlomeno una valenza sacra in alcune tradizioni, che difatti praticano la cremazione per raggiungere la divinità.[144]

Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Mosaico del Cristo Pantocratore, Duomo di Cefalù.

Osho considerava Gesù Cristo un maestro illuminato – al pari di Buddha, Maometto, Ramakrishna, Mahavira ecc. – e lo definì “un poeta dell’Assoluto” frainteso sia dai cristiani che dagli ebrei, e disprezzato da questi ultimi perché visse la sua vita da individuo libero, autentico, che riconosceva solo la sua autorità avulsa da ogni tradizione. Osho ritiene il cristianesimo una falsa religione, "la peggiore manifestazione religiosa di questo mondo", edificata attorno alla sua figura e ossessionata dal concetto della morte e della sofferenza, che ha causato danni enormi all'umanità, approfittando peraltro della povertà per convertire la gente. Gesù – spiega Osho – non fu mai un cristiano; infatti in aramaico (la lingua parlata da Gesù) non esiste la parola “cristo”, né esiste in ebraico: solo trecento anni dopo la sua morte, quando il Vangelo venne tradotto in greco, la parola “messia” venne resa con “cristo”. Secondo Osho, Mosè fu responsabile per aver inculcato nel suo popolo l’idea di un messia (lo stesso Gesù, suggestionato, finì per proclamarsi tale cercando seguaci); affermò inoltre che Giovanni il Battista fu un grande maestro e profeta rivoluzionario, e sostenne che anche San Francesco fosse un illuminato nonostante l’appartenenza al cristianesimo. Osho diede una sua personale interpretazione dei Vangeli, della figura di Gesù e dei Vangeli apocrifi di San Tommaso. In alcuni discorsi usò toni più sarcastici parlando di Gesù e delle altre figure religiose storiche, in quanto simboli di "false" religioni costruite dall'uomo.[145][146]

Omosessualità[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Osho, l'omosessualità è un aspetto che fa parte della libertà dell'uomo, – "è la tua vita, devi decidere tu; chi sono io?" – dunque non c'è nulla di sbagliato se due persone scelgono un certo stile di relazione sessuale, non si tratta di un problema reale, "è un fatto che non dovrebbe interessare a nessuno".[147] Fra i suoi discepoli, peraltro, c’erano molti omosessuali, e questo non fu mai un problema. L’omosessualità, secondo Osho, è uno sfogo sessuale del tutto equivalente all’eterosessualità, ed è uno dei quattro stadi dello sviluppo sessuale dell’uomo: il primo stadio è la masturbazione, il secondo stadio è l’omosessualità, il terzo stadio è l’eterosessualità, il quarto stadio è asessuale, è lo stadio del brahmacharya, e solo quando si raggiunge il quarto stadio è possibile accedere al nucleo più intimo del proprio essere. I primi tre stadi, pertanto, vanno oltrepassati. In tal senso, dunque, l’omosessualità diventa un ostacolo alla piena crescita spirituale dell’uomo. Infatti, più si arriva a comprendere la donna e l’uomo esterni, maggiore sarà la comprensione dell’analoga polarità interiore: un uomo non è solo uomo, è uomo-donna, è nato da un uomo e da una donna, è metà e metà, e così anche la donna, e l’unione interiore suprema, l’alchimia interiore, è possibile solo se si impara la via nel mondo esteriore. Osho puntualizzò che questa non è una condanna (“io non condanno nulla”) ma, costituendo il sesso una delle parti più essenziali del nostro essere e la nostra energia primaria, è fondamentale viverlo con estrema attenzione e consapevolezza.[148] In diverse occasioni, dunque, Osho fu indulgente con l'omosessualità, in altre fu più duro, ritenendola il frutto di repressione e condizionamenti negativi, e giungendo perfino a definirla "una perversione" poiché vissuta da soggetti inconsapevoli dello "schema fondamentale dell'energia umana e del suo movimento".[149][150] Ribadì comunque la legittimità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e sottolineò l'opportunità di individuare apposite tecniche di meditazione per gli omosessuali.[151][152][153]

Vegetarianismo[modifica | modifica wikitesto]

Osho considerava immaturo e incivile uccidere gli animali per cibarsene, e nel suo ashram consentì solo l’introduzione di cibo vegetariano. Mangiare carne – spiegò – non è un impedimento alla meditazione e all’illuminazione, ma è “antiestetico”, poiché rivela carenza di poesia, di “senso del bello”, di sensibilità per la vita. Osho affermò di non credere nel vegetarianismo in quanto ideologia, ma quale naturale conseguenza della meditazione e di una maturata sensibilità per l’esistenza, che porta l’individuo a ritenere inaccettabile e ripugnante uccidere gli animali per nutrirsi. L’idea del vegetarianismo si fonda su un profondo rispetto per la vita, che ha una natura divina, e mangiare cibo vegetariano trasforma la chimica del corpo permettendo all’individuo di elevarsi spiritualmente.[154]

Pena capitale ed ergastolo[modifica | modifica wikitesto]

Osho prese posizione contro la pena di morte, definendola un crimine, e affermò anche che l'ergastolo era persino peggiore. Osho dichiarò che la pena di morte è “la prova degradante dell'inumanità dell'uomo verso gli altri uomini” e rivela che l'uomo sta continuando a vivere in una età di barbarie dove la civiltà e i valori umanitari sono ideali non ancora realizzati. Sostenne che la pena di morte è “un crimine perpetrato dalla società contro un singolo individuo indifeso”, come anche il carcere a vita, pena altrettanto incivile e inumana. In generale, Osho si oppose alla punizione come metodo rieducativo.[155]

Critiche e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Osho è generalmente considerato uno dei leader spirituali più controversi apparsi in India nel corso del XX Secolo.[29][156] Il suo messaggio di liberazione sessuale, emozionale, spirituale e istituzionale e il piacere che provava nel provocare e offendere gli assicurò una vita costellata di polemiche.[27] Osho era conosciuto come il "guru del sesso" in India e il "guru delle Rolls-Royce" negli Stati Uniti.[13] Attaccò il concetto di nazionalismo, era sprezzante coi politici e prendeva in giro i leader di diverse religioni (a cui, a loro volta, non piaceva la sua arroganza).[16][29] Le idee di Osho sul sesso, il matrimonio, la famiglia e le relazioni erano in contrasto con la visione tradizionale e suscitavano rabbia e ostilità in tutto il mondo.[157][16] Il suo movimento era temuto e disprezzato come un culto: egli viveva "nell’ostentazione e nell’opulenza offensiva", mentre i suoi seguaci (molti dei quali avevano reciso i legami con gli amici esterni e la famiglia e avevano donato tutto – o la maggior parte – del loro denaro e dei beni alla comune) vivevano a "livello di sussistenza".[158][159]

L'eredità spirituale di Osho e il successo editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Le registrazioni originali delle parole di Osho sono conservate in un deposito segreto europeo altamente protetto e climaticamente isolato (si tratta di una struttura usata da compagnie hollywoodiane come la MGM per conservare gli originali delle loro produzioni cinematografiche). Le copie digitali sono sparse nei diversi continenti. L’archivio originale è di proprietà dell’Osho International Foundation (OIF), con sede in Svizzera. Nel 1994 si è proceduto, a Londra, alla rimasterizzazione digitale con uso di tecnologie che hanno permesso agli operatori di migliorarne la qualità. In seguito, varie serie complete sono state acquistate da gruppi di discepoli in tutto il mondo: attualmente vi sono 8 copie dell’intero archivio video digitale in circolazione nel mondo, nonché 12 archivi audio in inglese e 14 in hindi.

Logo dell'Osho International Foundation.

Dalla morte di Osho (avvenuta nel 1990) la vendita dei suoi libri è aumentata in maniera esponenziale raggiungendo i quasi tre milioni di copie vendute all’anno, i titoli ammontano a 2000 tradotti in oltre 55 lingue, e nel corso dell’anno esce un titolo nuovo ogni due giorni. In Italia, dal 2001, le vendite hanno raggiunto le 200mila copie l'anno.[160] Osho è l’autore più prolifico a livello mondiale con i suoi 650 titoli, i 7000 discorsi in formato audio e i 1700 discorsi in formato video; su YouTube oltre un milione di utenti unici ogni mese visualizza i suoi discorsi, che vengono pubblicati dai maggiori editori mondiali e da centinaia di altri editori minori. Nel 1998 la sua opera omnia è stata accolta nella Biblioteca del Congresso di Washington D.C. "Ho una totale fiducia nell’esistenza, – affermò il mistico indiano – se le mie parole contengono una qualche verità, mi sopravviveranno."[161]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

I discorsi di Osho sono stati trascritti e raccolti in circa seicento libri, di cui oltre duecento tradotti in italiano. Bibliografia dei libri pubblicati in Italia suddivisi per argomento:

Meditazione

  • Il libro dei segreti. Discorsi su Vijnana Bhairava Tantra, Milano, Bompiani, 1978.
  • Meditazione dinamica. L'arte dell'estasi interiore, Roma, Edizioni Mediterranee, 1979.
  • Il libro arancione. Le tecniche di meditazione di Osho, Roma, Edizioni Mediterranee, 1983. ISBN 88-272-0145-9.
  • Amore, scienza e meditazione. Le dimensioni dell'uomo nuovo, Torino, Psiche, 1984.
  • Meditazione. La prima e l'ultima libertà. Una guida pratica alla meditazione, Roma, Edizioni Mediterranee, 1989.
  • Invito al silenzio. Una introduzione al mondo interiore, Arona (No), News Services Corporation, 1997.
  • Che cos'è la meditazione, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-42156-8.
  • Meditazione, motivazione & management. Discorsi tratti dalle opere di Osho, Arona (No), News Services Corporation, 1997.
  • Il sentiero dell'essere, Torino, Lo Scarabeo, 1998. ISBN 978-60-0082-308-5.
  • Iniziazione alla meditazione. Il risveglio della consapevolezza, Roma, Edizioni Mediterranee, 1999. ISBN 88-272-1271-X.
  • L'occhio del ciclone (Discorsi tenuti al campo di meditazione di Nargol, Gujarat indiano, dal 2 al 5 maggio 1970), Arona (No), News Services Corporation, 1999.
  • La meditazione passo dopo passo, Arona (No), New Service Corporation, 1999; Novara, De Agostini, 2009. ISBN 978-88-418-5767-0.
  • L'esperienza della meditazione. Un maestro di realtà contemporaneo introduce al mondo interiore, Torino, Psiche, 2000. ISBN 978-88-8574-213-0.
  • I segreti della trasformazione, Milano, Tascabili Bompiani, 2000. ISBN 88-452-4459-8.
  • Alleggerire l'anima, Milano, Oscar Mondadori, 2001. ISBN 88-04-49071-3.
  • Meditazione: la soglia interiore, Arona (No), News Services Corporation, 2002. (Edito anche presso: Tradate (Va), Oshoba, 2002.)
  • I segreti del tantra, Milano, Bompiani, 2003. ISBN 88-452-5492-5.
  • Vortici di energia, Arona (No), News Services Corporation, 2004.
  • L'arte dell'equilibrio, con CD audio, Milano, Bompiani, 2004. ISBN 88-452-1208-4.
  • I segreti della gioia, Milano, Tascabili Bompiani, 2005. ISBN 978-88-4523-398-2.
  • La natura dell'invisibile, Arona (No), News Services Corporation, 2005.
  • Cogli l'attimo, Milano, Apogeo, 2005. ISBN 88-5032-384-0; Milano, Feltrinelli, 2009. ISBN 978-88-0772-099-4.
  • La meditazione che cura, Milano, Red, 2006. ISBN 88-7447-404-0.
  • I segreti del risveglio, Milano, Bompiani, 2007. ISBN 978-88-4525-854-1.
  • La meditazione che cos'è? La base per una nuova religiosità, Orbassano (TO), Uno Editori, 2011. ISBN 978-88-9762-300-7.
  • Gioia e meditazione. Intuizione per risvegliare la propria essenza, Orbassano (TO), Uno Editori, 2011. ISBN 978-88-9762-332-8.
  • Incensi e meditazione. Le fragranze dell'anima, Torino, Lo Scarabeo, 2012. ISBN 978-88-6527-163-6.
  • Il sentiero del reale, Torino, Lo Scarabeo, 2013. ISBN 978-60-0077-088-4.

Buddhismo

Zen

Taoismo

Cristianesimo

  • Il miracolo più grande. Commento ai vangeli, Milano, Mondadori, 2010. ISBN 88-04602-89-9.
  • Lasciate che i morti seppelliscano i propri morti. Commento ai Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, Roma, Il Minotauro, 2006. ISBN 88-8073-144-0.
  • Il seme della ribellione. Commenti ai Vangeli Apocrifi di San Tommaso vol. 1, Tradate (Va), Oshoba, 2000.
  • Il seme della ribellione. Commenti ai Vangeli Apocrifi di San Tommaso vol. 2, Tradate (Va), Oshoba, 2001.
  • Il seme della ribellione. Commenti ai Vangeli Apocrifi di San Tommaso vol. 3, Tradate (Va), Oshoba, 2002.
  • Vi parlo di Gesù, Lido di Ostia Ponente (RM), Europa Libri, 2010. ISBN 978-88-9044-000-7.
  • Cristianesimo e zen, Riza, Milano, 2002. ISBN 978-88-7071-056-4.
  • Teologia mistica. Discorsi sul trattato di San Dionigi, Genova, ECIG, 1998. ISBN 978-88-7545-351-0.

Sufismo

Chassidismo

Tradizioni orientali

Tantra

Yoga

Tradizioni occidentali

  • Zarathustra un dio che danza (commenti allo "Zarathustra" di Friedrich Nietzsche), Genova, ECIG, 1989. ISBN 88-7545-352-7.
  • Zarathustra il profeta che ride (commenti allo "Zarathustra" di Friedrich Nietzsche), Genova, ECIG, 1991. ISBN 88-7545-445-0.
  • I silenzi dell'anima (commenti al "Profeta" di Kahlil Gibran), Milano, Edizioni del Cigno, 2006. ISBN 978-88-8706-240-3.
  • I sentieri dell'anima (commenti al "Profeta" di Kahlil Gibran), Milano, Edizioni del Cigno, 2010.
  • Gli abissi dell'anima (commenti al "Profeta" di Kahlil Gibran), Milano, Edizioni del Cigno, 2012. ISBN 978-88-8706-213-7.
  • L'armonia nascosta (discorsi sui frammenti di Eraclito), Genova, ECIG, 2003. ISBN 978-88-7545-952-9.
  • Philosophia perennis. Vol. 1 (discorsi sui "Versi Aurei" di Pitagora), Genova, ECIG, 1986. ISBN 978-88-7545-767-9.
  • Philosophia perennis. Vol. 2 (discorsi sui "Versi Aurei" di Pitagora), Genova, ECIG, 1997. ISBN 978-88-7545-768-6.
  • La nuova alchimia (commento a "La Luce sul Sentiero" di Mabel Collins), Torino, Psiche, 1997. ISBN 978-88-8514-212-1.
  • Il circolo virtuoso (discorsi sulla poesia "Desiderata" di Max Ehrmann), Milano, Cairo Publishing. 2013. ISBN 978-88-6052-510-9.

Argomenti vari

Libri autobiografici

  • Dimensioni oltre il conosciuto, Roma, Edizioni Mediterranee, 1982. ISBN 978-88-2720-234-0.
  • Bagliori di un'infanzia dorata, Roma, Edizioni Mediterranee, 1988. ISBN 978-88-2720-839-7.
  • Una vertigine chiamata vita, Milano, Mondadori, 2009. ISBN 978-88-0459-026-2.
  • Mai nato, mai morto, Torino, Vivalda, 2008. ISBN 978-88-7480-125-1.
  • Una tazza di tè (lettere), Arona (No), News Services Corporation, 1999.
  • Semi di saggezza (lettere), Arona (No), News Services Corporation, 2002.
  • Rajneesh Buddhafield. Il maestro dei maestri, Carmagnola (To), Arktos, 1984.
  • Libri che ho amato, Tradate (Va), Oshoba, 2010.
  • Appunti di un folle, Tradate (Va), Oshoba, 2007.
  • Un maestro, Milano, Edizioni del Cigno, 2007. ISBN 978-88-8706-242-7.
  • Avere un maestro, essere un discepolo, Milano, Edizioni del Cigno, 2003. ISBN 978-88-8706-223-6

Libri su Osho

  • Operazione Socrate, di Majid Valcarenghi e Ida Porta, Bologna, OM Edizioni, 2010. (Anche in DVD, edito da Uno Editori, 2010.)
  • I miei giorni di luce con Osho, di Ma Prem Shunyo, Peschiera del Garda, Edizioni del Cigno, 2013. ISBN 978-88-8706-238-0.
  • La mia vita con Osho, di Azima V, Rosciano, Como, Xenia, 2011. ISBN 978-88-7273-704-0.
  • Le lacrime della rosa mistica, di Swami Rajneesh, eBook, 2008.
  • In compagnia del maestro, di Anand Veeresh, Arona (No), News Services Corporation, 1999.
  • Osho. La sua visione e il suo lavoro, di Swami Anand Videha, Cesena (FC), Macro Edizioni, 1998. ISBN 978-88-7507-181-3.
  • Osho Rajneesh e il suo movimento, di Judith Coney, Torino, Elledici, 1999. ISBN 978-88-0101-674-1.
  • Il grande esperimento: meditazioni e terapie nell'Ashram di Bhagwan Shree Rajneesh, di Ma Satya Bharti, Milano, Armenia, 1980.
  • Alla ricerca del D-10 perduto, di Swami Deva Majid (Majid Valcarenghi), Milano, SugarCo, 1979.
  • L'incanto d'arancio, di Sw. Swatantra Sarjano, Roma, Savelli, 1979.

DVD con i discorsi di Osho

  • La meditazione che cos’è? (tratto dalla serie di discorsi "From Misery to Enlightenment"), Uno Editori, Orbassano (To), 2012.
  • Libertà dai propri limiti (tratto dalla serie "The Invitation" # 4), Oshoba, Tradate (Va).
  • Stati di coscienza superiore (tratto dalla serie "From ignorance to innocence"), Infinito Edizioni, Formigine (Mo), 2010.
  • Un tuffo nell'esistenza (tratto dalla serie "From Unconsciousness to Consciousness" # 27), Oshoba, Tradate (Va),
  • Vivi felice (tratto dalla serie "The Transmission of the Lamp" # 31), Uno Editori, Orbassano (To), 2011.
  • Osho Dynamic Meditation, New Earth Records, Monaco di B., 2010.
  • Una storia d’amore con l’esistenza (tratto dalla serie "Yakusan: straight to the point of enlightenment # 4), Uno Editori, Orbassano (To), 2009.
  • Ha un senso la vita?, Infinito Edizioni, Formigine (Mo), 2010.
  • L’innocenza è pura intelligenza (tratto dalla serie "The transmission of the lamp" # 26), Uno Editori, Orbassano (To), 2008.
  • Trova la tua voce interiore (tratto dalla serie "From Ignorance to Innocence" # 13), Uno Editori, Orbassano (To), 2009.
  • Amore e odio (tratto dalla serie "From misery to enlightenment" # 13), Uno Editori, Orbassano (To), 2008.
  • Giusto o Sbagliato? (tratto dalla serie "From Darkness to Light" # 19), Uno Editori, Orbassano (To), 2009.
  • Gioia e Meditazione, Uno Editori, Orbassano (To), 2011.
  • I tre volti dell’amore (intervista con Leslie Porter, giornalista di Vogue), Oshoba, Tradate (Va), 2011.
  • Il rispetto per se stessi (tratto dalla serie "Satyam Shivam Sunderam" # 16), Oshoba, Tradate (Va), 2007.
  • Vivere nell’insicurezza (tratto dalla serie The New Dawn # 6), Oshoba, Tradate (Va), 2006.
  • Quando la competizione fallisce, Uno Editori, Orbassano (To), 2013.
  • Le dieci età dell'uomo, Uno Editori, Orbassano (To), 2012.
  • La spontaneità (tratto dalla serie "From Ignorance to Innocence" # 7), Uno Editori, Orbassano (To), 2012.
  • Il rispetto per se stessi (tratto dalla serie "Satyam Shivam Sunderam" # 16), Oshoba, Tradate (Va), 2007.
  • Sei pronto a rubare la verità al tuo maestro? (tratto dalla serie di discorsi "From Darkness to Light" # 10), Oshoba, Tradate (Va), 2012.
  • Il primo giorno di una vita nuova (tratto dalla serie di discorsi "From Death to the Deathlessness" # 23), Oshoba, Tradate (Va).
  • Libertà dai propri limiti (tratto dalla serie di discorsi "The Invitation" # 4), Oshoba, Tradate (Va).
  • Alle radici della paura (tratto da "The Last Testament", vol. 2 # 16 e "Om Mani Padme Hum" # 3), Oshoba, Tradate (Va).
  • Vi lascio il mio sogno (documentario sulla morte di Osho), Oshoba, Tradate (Va), 2013.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Viaggio nell'utopia, documentario Rai, con intervista a Osho, di Giovanni Costa (voce narrante di Arnoldo Foà), 1972.
  • Osho Bhagwan, The Movie, documentario su Osho del filmmaker americano Robert Hillmann, 1978.
  • Osho, Bhagwan Shree Rajneesh (conosciuto anche come "Osho, il soave clown"), documentario di Silvano Agosti, 1980.[162]
  • The God that Fled: Bhagwan Rajneesh, documentario della BBC girato dal giornalista Christopher Hitchens, 1980.
  • Fear is the Masterwhich, prodotto dalla Jeremiah Films, contiene rare immagini della Comune 'Rajneeshpuram', 1987.
  • In loving gratitude to Bhagwan Shree Rajneesh: The rising moon, documentario a cura di Neo-Sannyas International (Pune, India) e Osho International Foundation (Zurigo, Svizzera); distribuito da Wonder Full Things (Sedona, Arizona), 1987.[163]
  • Rajneesh: Spiritual Terrorist, documentario della filmmaker australiana Cynthia Connop per la ABC TV/Learning Channel, 1989.
  • Guru: Bhagwan, His Secretary & His Bodyguard, documentario svizzero di Sabine Gisiger e Beat Häner, 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Acharya significa "insegnante", "guru" (più strettamente "precettore"); Rajneesh è un soprannome che gli era stato dato sin da ragazzo per le sue abitudini notturne di girarsene da solo per il suo villaggio e quelli limitrofi quando c'era la luna piena, e che significa appunto ”Signore della luna piena” (si pronuncia Ràj-nìsh); Shree o Shri è un termine di onore religioso, che corrisponde pressappoco all'inglese "Sir", "signore" o "venerabile", mentre Bhagwan significa "benedetto", "beato", "santo".
  2. ^ Il 7 gennaio 1989 Bhagwan Shree Rajneesh annunciò pubblicamente la sua volontà di abbandonare il nome «Bhagwan Shree» in quanto per troppe persone esso conservava il significato di «Dio».
  3. ^ Il termine - già utilizzato nell'antico Giappone quale segno di rispetto per i Maestri della tradizione Zen - venne riproposto in età moderna dal filosofo William James per indicare l'esperienza spirituale del "dissolversi nell'oceano dell'esistenza". Osho spiegò che "osheanic" descrive l'esperienza; mentre, per definire colui che vive quell'esperienza, utilizziamo il termine "Osho". Il termine fu usato per la prima volta da Eka nei confronti del suo maestro Bodhidharma: "O" significa "profondo rispetto, amore e riconoscenza", come pure indica "sincronicità" e "armonia". "Sho" significa "espansione multidimensionale della consapevolezza" ed esprime il "riversarsi dell'esistenza da ogni direzione", vedi qui: Osho reloaded e qui: Osho biografia, inoltre: Amici di Osho
  4. ^ William James ha dato al mondo questa parola 'oceanic'. L’oceano c’è sempre stato, ma talvolta un uomo col dono dell’intuizione può vederne nuovi significati. È la prima persona a usare il termine oceanico nel senso di ampio vasto, infinito, eterno, immortale. L’oceano è sempre lì… continuano a formarsi onde dopo onde. Proprio come nell’oceano normale questo succede anche nell’oceano della consapevolezza: onda dopo onda, una gioia infinita, albe senza fine, una continua celebrazione…” (Osho)
  5. ^ Il 23 ottobre 1985 Osho subisce un processo a Portland assieme ad altri sette collaboratori, dove viene condannato per il solo reato minore di immigrazione clandestina. Le basi dell'accusa erano piuttosto fragili e il procuratore Charles H. Turner alla stampa che gli chiedeva come mai i capi d'accusa spiccati contro la segretaria Sheela non fossero stati contestati anche a lui, rispose evidenziando che "non esisteva prova alcuna che collegasse Bhagwan a qualcuno dei crimini commessi, e pertanto non lo si poteva ritenere complice degli stessi. Cercavamo di portare avanti questo caso usando la procedura penale per risolvere un problema di natura politica. Non è stato certamente un sistema ortodosso, ma Rajneesh doveva essere buttato fuori dal paese ad ogni costo." fonte: Intervista di Max Brecher al procuratore generale dell'Oregon, Charles H. Turner, riportato nel libro-inchiesta 'Operazione Socrate' di M. Valcarenghi e I. Porta, Uno Editori, Orbassano (TO), 2010.
  6. ^ Osho, La grande sfida - Preti e politici: la cospirazione mortale
  7. ^ Heelas, Paul (1996), The New Age Movement: Religion, Culture and Society in the Age of Postmodernity, Oxford: Wiley-Blackwell, ISBN 0-631-19332-4.
  8. ^ Forsthoefel, Thomas A.; Humes, Cynthia Ann (eds.) (2005), Gurus in America, Albany, NY: State University of New York Press, ISBN 0-7914-6574-8.
  9. ^ Urban, Hugh B. (2003), Tantra: Sex, Secrecy, Politics, and Power in the Study of Religion, Berkeley, CA: University of California Press, ISBN 0-520-23656-4.
  10. ^ Forsthoefel, Thomas A.; Humes, Cynthia Ann, op.cit.
  11. ^ a b c d e f g h i Bob Mullan, Life as Laughter: Following Bhagwan Shree Rajneesh, 1983
  12. ^ Vishal Mangalwadi, The World of Gurus, 1992
  13. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t James S. Gordon, The Golden Guru, 1987
  14. ^ Osho, Bagliori di un’infanzia dorata, 1985
  15. ^ "Non si dovrebbe ostacolare la crescita di un bambino, neppure se si mette in pericolo, – spiegò in seguito Osho. – È meglio lasciare che qualche bambino muoia per eccesso di fiducia che continuare a dare corda a questo mondo pieno di stupidità e ipocrisia. Un conto è dire al bambino che esiste un pericolo mortale e offrirgli aiuto, un altro è impedirgli sempre e comunque di rischiare liberamente; io non interferirò mai nella libertà di nessuno, la rispetterò a qualsiasi costo.”Osho, Bagliori di un'infanzia dorata. L'infanzia ribelle di un grande illuminato, ed. Mediterranee
  16. ^ a b c d e f g h i j k Vasant Joshi, The Awakened One, 1982
  17. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac Frances FitzGerald, Rajneeshpuram, "The New Yorker", 22 e 29 settembre 1986
  18. ^ Osho Times n. 48 di giugno-luglio 1999, VOL. V n. 6
  19. ^ Joachim Süss, Bhagwans Erbe: Die Osho-Bewegung heute, 1996
  20. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Lewis F. Carter, Charisma and Control in Rajneeshpuram: A Community without Shared Values, 1990
  21. ^ Smarika, Sarva Dharma Sammelan, 1974
  22. ^ Intervista con Howard Sattler (1985), Radio 6PR, Australia
  23. ^ Si tratta dell'esperienza in cui si raggiunge il più alto grado di consapevolezza, dove "la goccia si fonde nell'oceano, nell'attimo stesso in cui l'oceano si riversa nella goccia". È il momento della suprema comprensione, della "caduta di tutti i veli" che impediscono di abbracciare la dimensione divina della realtà, è "l'erompere dell'individuo fuori da ogni mappa mentale, nel libero e infinito territorio della realtà del vivente". Osho, Una vertigine chiamata vita, pagg. 76 e seguenti
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  67. ^ Max Brecher, A Passage to America, South Asia Books, 1993 (riportato anche nel libro Operazione Socrate, Valcarenghi-Porta, Uno Editori 2010 e nel libro My dance with a madman, Anand Subhuti, Perfect Publishers Ltd, 2013)
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  76. ^ Oshoamici - Meditazione online
  77. ^ Poche ore dopo il suo arrivo, il capo della polizia della città emetteva un'ordinanza in cui veniva richiesto a Bhagwan di lasciare immediatamente Poona, in quanto si trattava di “persona controversa” che poteva “disturbare la quiete della città”. Ma lo stesso giorno, il tribunale di Bombay revocò quest'ordinanza. Contemporaneamente un fanatico hindu, che nel maggio 1980 aveva attentato alla vita di Bhagwan lanciandogli un coltello durante un discorso pubblico, tornò a farsi vivo minacciando di assaltare l’ashram alla testa di 200 uomini, tutti esperti in arti marziali, se Bhagwan non veniva espulso dalla città. Fonte: Swami Anand Videha, Milano, 1987, in La Bibbia di Rajneesh, Mondadori)
  78. ^ Osho Resort
  79. ^ Alla fine del 1987 dei campioni completi (sangue, urine e capelli) furono mandati per analisi in un laboratorio medico specializzato di Londra e risultò che tutti questi sintomi - compreso il tipico sintomo della caduta improvvisa di parte dei capelli e di peli corporei - potevano essere spiegati solo come conseguenza di un avvelenamento da tallio. Col suo solito umorismo Osho aveva fatto inviare i campioni sotto il nome fittizio di David Washington, lo stesso che era stato costretto a usare quando – il 5 e 6 novembre 1985 – venne rinchiuso illegalmente nel carcere federale di El Reno (Oklahoma USA), il luogo dove tutti gli indizi indicano sia avvenuto l’avvelenamento. Fonte: Osho Times (luglio 2000) riportato nel sito Osho - Un mistico "spiritualmente scorretto"
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  83. ^ Osho asserì che sarebbe potuto vivere al massimo sessant'anni a causa delle sue esperienze extracorporee che ne avevano minato la salute; vedi Osho, Il lungo, il corto, il nulla, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, p. 217
  84. ^ Majid Valcarenghi, Ida Porta, Operazione Socrate. Il caso Osho. Come e perché è stato ucciso il Maestro spirituale più discusso della nostra epoca, ed. Re Nudo, 1995
  85. ^ Il suo medico personale riscontrò una contaminazione maggiore sul fianco destro del corpo, dove Osho era solito dormire, ipotizzando che il tallio fosse stato collocato sul letto delle celle dove Osho venne rinchiuso (si fece riferimento, in particolare, al carcere di Oklahoma County e al penitenziario di El Reno), ed altri sintomi tipici quali nausea, dolori allo stomaco, alopecia, neuropatie periferiche dolorose, particolari spasmi muscolari, fatica e suscettibilità alle infezioni.
  86. ^ Qualcuno affermò non a causa del tallio, ma del mercurio usato per le otturazioni dentarie, cfr. Articolo del chimico Lorenzo Acerra; chi non credeva all'avvelenamento parlò di AIDS, diabete mellito, abuso di Valium o stress psicofisico, cfr. Fox, Judith M. (2002), Osho Rajneesh – Studies in Contemporary Religion Series, No. 4, Salt Lake City: Signature Books, ISBN 1-56085-156-2., pag. 35 e segg.
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  94. ^ Osho spiegò che "Dhyana vuol dire stato di meditazione, il divino stato di meditazione. La parola 'meditazione' non è un’adeguata traduzione di dhyana, perché in Occidente non è mai esistito qualcosa di simile a dhyana e per questo motivo nessuna lingua occidentale ha un termine appropriato per definire questo stato. Meditazione è la parola che gli si avvicina di più, ma manca comunque il bersaglio. Meditazione significa contemplazione e riflessione, mentre dhyana vuol dire non pensare affatto, essere semplicemente. La meditazione è un’attività e dhyana uno stato dell’essere. La meditazione indica ancora il pensare, magari in forma più concentrata. I cristiani dicono: 'Meditate su dio'. Noi in Oriente non possiamo dire una cosa del genere, perché se mediti su qualcosa non è più meditazione. Sarà un pensare a dio, cos’altro puoi fare? Quando c’è un oggetto, tu pensi a quell’oggetto. In Oriente diciamo che dhyana è uno stato di non-pensiero – in cui sei pienamente consapevole, sveglio, non immerso nel sonno – ma privo di un oggetto, senza alcun oggetto nella tua consapevolezza. Dhyana è uno stato di consapevolezza non-pensante, una consapevolezza priva di contenuto. Sei e basta. Non c’è attività, né mentale né fisica. È assoluta passività, niente accade, niente viene fatto: sei, e questo è tutto."
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  104. ^ Zorba il Buddha è anche il titolo di un film ispirato alla visione di Osho, realizzato nel 2002 da Lakshen Sucameli (discepolo di Osho dal 1978) con il sostegno del Ministero per i Beni Culturali italiano http://www.oshothemovie.com/lak%20bio.html
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  162. ^ Il documentario è conosciuto anche col titolo "Osho, il soave clown". Silvano Agosti intervistò il guru a Pune, e dichiarò: "Dopo aver risposto alle mia domanda per quasi un’ora, mi ha fatto sapere di aver apprezzato l’intervista e la mia discrezione. La sera, se volevo, potevo filmarlo mentre 'compiva i miracoli', delle strane terapie di guarigione. Nel filmato si assiste anche a una di queste terapie molto suggestive nel loro svolgersi tra venti di sensualità e brezze di sacralità. Vedere per credere."
  163. ^ Si tratta di un documentario con filmati d'archivio degli anni 1968-1975, che segue Osho dai primi campi di meditazione di Abu, proseguendo con la permanenza nell'appartamento di Bombay (Mumbai), fino ad arrivare all'inizio dell'Ashram di Pune.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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