Osho Rajneesh

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« L'amore è l'unica religione. Tutto il resto è solo spazzatura. »
(Osho, Il canto della meditazione)
Osho

Osho Rajneesh (Kuchwada, 11 dicembre 1931Pune, 19 gennaio 1990) è stato un mistico e maestro spirituale indiano, che acquisì seguito internazionale.

Alla nascita chiamato Chandra Mohan Jain (hindi devanagari: चन्द्र मोहन जैन) – noto anche come Acharya Rajneesh dagli anni Sessanta in poi, e come Bhagwan Shree Rajneesh[1][2] – negli anni Ottanta adottò il nome di Osho,[3] che deriva dal termine "oceanico"[4] (pronunciato osheanic in inglese).

I suoi insegnamenti sincretici enfatizzano l'importanza della meditazione, della consapevolezza, dell'amore, della creatività, dell'umorismo e di una gioiosa celebrazione dell'esistenza, valori che egli riteneva soppressi dai sistemi di credenze imposti dalla società, dalle fedi religiose e dalle ideologie. Osho invitò l'uomo a vivere in armonia e in totale pienezza tutte le dimensioni della vita, sia quelle interiori che quelle esteriori, poiché ogni cosa è sacra e ricolma del divino.

Fautore di una ribellione fondata sul senso critico e sul rifiuto di assumere qualsiasi norma di vita o valore sociale solo perché comunemente accettati, fu un forte oppositore delle religioni organizzate e di ogni tipo di potere. Considerava tutte le tradizioni religiose come superstizioni che reprimono l'uomo e ne ostacolano il cammino che conduce alla verità.[5] Le sue idee ebbero un notevole impatto sul pensiero New Age occidentale (da cui tuttavia egli prese le distanze)[6][7] e sulla controcultura ereditata dagli anni sessanta. La sua popolarità ha continuato ad aumentare dopo la sua morte.[8][9]

Osho era un professore di filosofia e viaggiò per l'India negli anni Sessanta del XX secolo come conferenziere e maestro spirituale. Le sue posizioni contro le religioni organizzate, le istituzioni politiche e le tradizioni suscitarono scalpore. Sosteneva anche una più aperta attitudine verso la sessualità, fatto che gli guadagnò il nomignolo di "guru del sesso" presso la stampa internazionale.[10] Nel 1970 si stabilì per breve tempo a Mumbai (Bombay) e, riconosciuto come "Maestro di Realtà" da quanti vivevano intorno a lui, prese ad iniziare discepoli, noti come neo-sannyasin. Nei suoi discorsi reintrerpretava gli scritti di tradizioni religiose, mistici e intellettuali di tutto il mondo.

Trasferitosi a Pune nel 1974, fondò un ashram la cui eco divenne mondiale facendo aumentare vertiginosamente il numero di visitatori occidentali. Questo centro di crescita olistica (primo nucleo di quello che è tuttora il cuore pulsante dell’Osho International Meditation Resort) divenne una comunità dove si svolgevano anche attività commerciali e spettacoli teatrali e musicali. Per sette anni (1974-81) Osho vi tenne un discorso ogni mattina, toccando tutti gli aspetti possibili della ricerca spirituale e della società. Inoltre, a partire dal 1975, con l’arrivo di alcuni esponenti dello Human Potential Movement, le pratiche meditative furono integrate da terapie di gruppo, e la stampa iniziò a darne ampio risalto, anche per i suoi insegnamenti permissivi e provocatori. Alla fine degli anni Settanta l'ashram arrivava a ricevere 30mila visitatori l'anno. Crebbero i contrasti col governo e la società indiani.

Nel 1981 Osho si trasferì negli Stati Uniti e i suoi seguaci fondarono una Comune, in seguito nota come Rajneeshpuram, nello stato dell'Oregon. Ben presto la comunità entrò in conflitto con i residenti locali, soprattutto per l'utilizzo dei terreni, con episodi di ostilità da ambo le parti. L'ampia collezione di Rolls-Royce di Osho, donata da alcuni ricchi seguaci, divenne celebre. La Comune di Osho collassò nel 1985, quando venne alla luce tutta una serie di intrighi e attività illegali – denunciati e resi pubblici da Osho – commessi dalla segretaria Sheela (che il 14 settembre fuggì dall'ashram) e dai suoi più stretti collaboratori.

Le autorità vennero spinte dal governo statunitense ad approfittare di quella situazione per intensificare gli sforzi tesi a smantellare la Comune, che metteva in discussione il modello di vita americano (sforzi che già in passato avevano generato azioni inaudite, come il varo di una legge retroattiva sull'uso del territorio che rendeva illegale, due anni dopo la sua fondazione, la città di Rajneeshpuram). Nell'ottobre 1985 Osho lasciò la Comune nella speranza di alleggerire la tensione che andava aumentando, ma viene arrestato a Charlotte, nel North Carolina, senza alcun mandato di cattura, e accusato di violazioni della legge sull'immigrazione. Dopo dodici giorni di umiliazioni, durante i quali venne sballottolato da un carcere all'altro, subì un processo nel tribunale di Portland.

Il timore per la sua salute e per la sua vita spinse i suoi legali a trattare con le autorità federali una "colpa" ipotetica, un cavillo giuridico conosciuto in America come "Alfred Plea", in base al quale l'imputato conserva la sua innocenza pur dichiarandosi colpevole. Questo permise alle autorità di spiccare un mandato di espulsione. Osho venne così estradato dopo una richiesta di patteggiamento[11][12][13], e lasciò gli Stati Uniti il 17 novembre 1985. Seguì un periodo di peripezie durante il quale cercò un luogo in cui stabilirsi, ma il governo Reagan boicottò ogni suo tentativo facendo pressioni diplomatiche di ogni tipo sulle nazioni che egli visitava: ventuno paesi gli rifiutarono l'ingresso, la residenza o lo deportarono.

Nel luglio 1986 Osho tornò a Bombay e, nel gennaio 1987, a Pune, dove riprese le attività nell'ashram: creò una "scuola dei misteri", che diventerà in seguito un "laboratorio di ricerca", una "Multiversità dell'Essere" e un moderno e avveniristico "Resort di Meditazione" che richiama tuttora, da ogni parte del mondo, "ricercatori del Vero". Nell'autunno 1987 il progressivo peggioramento del suo stato di salute spinse il medico personale di Osho a richiedere analisi mediche approfondite: si scoprì un avvelenamento che risaliva al periodo di detenzione negli Stati Uniti. Malgrado le cure intensive Osho morì, ormai consumato, il 19 gennaio 1990, a soli cinquantanove anni. La sua ashram è oggi l'Osho International Meditation Resort.[14]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia[modifica | modifica sorgente]

Ingresso di un tempio giainista nel Madhya Pradesh. La famiglia di Osho apparteneva a questa religione.

Osho nasce a Kuchwada, un piccolo villaggio nel Distretto di Raisen del Madhya Pradesh, in India Centrale, l'11 dicembre 1931, in una famiglia giainista. I suoi genitori, Babulal e Saraswati, giainisti della corrente Teranpanthi, gli consentirono di vivere con i nonni materni fino all’età di sette anni. Osho dichiarò che questo fatto ebbe un'influenza fondamentale sul suo sviluppo caratteriale dal momento che i nonni (a differenza dei genitori, che cercarono vanamente di convertirlo alla loro religione) gli dimostrarono grande rispetto e gli impartirono un’educazione improntata al principio della massima libertà. Fu lasciato senza cure particolari né restrizioni o alcun tipo di imposizione. "Non si dovrebbe ostacolare la crescita di un bambino, neppure se si mette in pericolo, – spiegò in seguito Osho. – È meglio lasciare che qualche bambino muoia per eccesso di fiducia che continuare a dare corda a questo mondo pieno di stupidità e ipocrisia. Un conto è dire al bambino che esiste un pericolo mortale e offrirgli aiuto, un altro è impedirgli sempre e comunque di rischiare liberamente; io non interferirò mai nella libertà di nessuno, la rispetterò a qualsiasi costo.”.[15]

Fin da bambino si rivela uno spirito libero, insofferente alle regole e alle convenzioni, e mostra una profonda sete di verità; in particolare viene attratto dal mistero della morte, vissuta indirettamente attraverso le previsioni di un astrologo, che gli predisse una vita breve; poi, a sette anni, il decesso del nonno e in seguito, a quindici anni, quello della cugina - e primo amore - Shashi, morta di febbre tifoidea. Queste esperienze lo spingono verso uno stato di solitudine, a ricercare il modo per trascendere la mente e trovare la felicità dentro se stesso. In quegli anni il piccolo Mohan ama sviluppare la fantasia: è famoso per i suoi racconti improvvisati, in particolare per l’abilità con cui costruisce racconti polizieschi. Anche i suoi dipinti, le sue poesie, e le sue fotografie, sono molto apprezzati. A dodici anni diviene editore di una rivista scritta a mano da lui (la sua calligrafia è un poema in sé): “Prayas”, che significa sforzo. Nell’ambiente scolastico accentra l’attenzione di tutti i ragazzi, che lo riconoscono come loro leader, e insieme formano una banda pronta a tuffarsi in ogni tipo di impresa. All’inizio degli anni Cinquanta, Mohan inizia a immergersi sempre di più nella sua dimensione interiore, meditando per ore, e manifestando comportamenti che sconcertano la sua comunità e che richiamano le esperienze mistiche trasmesse da tradizioni di tutto il mondo, sia in Oriente che in Occidente.[16]

L'«Illuminazione» e le prime comunità[modifica | modifica sorgente]

Pune (India), dove nel 1974 Osho fondò il suo ashram.

Ottimo studente e oratore formidabile, Osho da giovane era ateo e marxista, e aderì per breve tempo al socialismo: rinnegherà più tardi le sue posizioni politiche[17]. In questi anni cominciò a parlare pubblicamente durante l’incontro annuale organizzato dalla comunità giainista Teranpanthi, il Sarva Dharma Sammelan, che si teneva a Jabalpur. Il 21 marzo 1953, all'età di ventun anni, dopo un intenso periodo, visse l'esperienza dell'Illuminazione, quella in cui si raggiunge il più alto grado di consapevolezza, dove "la goccia si fonde nell'oceano, nell'attimo stesso in cui l'oceano si riversa nella goccia". È il momento della suprema comprensione, della "caduta di tutti i veli" che impediscono di abbracciare la dimensione divina della realtà, è "l'erompere dell'individuo fuori da ogni mappa mentale, nel libero e infinito territorio della realtà del vivente".[18] Da allora dedicò la sua vita all'evoluzione della consapevolezza, invitando ogni individuo a condividere la sua stessa esperienza. Cominciò così a viaggiare per tutta la nazione indiana, istituendo dibattiti e convegni e attirando migliaia di persone.

Dopo aver completato il suo baccellierato in Arti in filosofia al D.N. Jain College nel 1955, si iscrisse all’università di Sagar dove conseguì un Master of Arts sempre con filosofia come materia principale ed ottenendo il massimo dei voti. Venne subito assunto come docente al Raipur Sanskrit College ma il vice-preside gli chiese ben presto di lasciare l'incarico e trasferirsi giacché riteneva il suo operato nocivo per l'educazione e la moralità degli studenti. Dal 1958 iniziò ad insegnare filosofia all'Università di Jabalpur, prima come 'lettore' e poi, dal 1960, come professore. Nonostante la sua eccentricità e il suo anticonformismo, divenne un conferenziere di talento, acclamato dai suoi colleghi come un uomo dall’intelligenza eccezionale.[19].

Il suo gruppo di fedelissimi si ampliò rapidamente e, nel 1962, Osho si ritrovò a condurre dai tre ai dieci campi giornalieri di meditazione, e nacque il primo vero e proprio centro di meditazione basato sul suo insegnamento, il Jivan Jagruti Kendra, successivamente chiamato Jivan Jagruti Andolan, "Movimento del Risveglio". Dopo alcune controverse conferenze che tenne nel 1966, lasciò l'insegnamento su richiesta dell'Università. Nel 1968, in una serie di conferenze che saranno pubblicate successivamente con il titolo "Dal sesso all'eros cosmico", scandalizzò i leader indù con le sue affermazioni a favore della libertà sessuale. L'anno successivo venne invitato alla Seconda Conferenza Mondiale sulla religione indù alimentando ulteriormente le polemiche e affermando che "qualsiasi religione che consideri questa vita come una valle di lacrime priva di significato incentivando pertanto l’odio verso questa esistenza, non potrà mai essere una vera religione. La religione è invece un’Arte che deve insegnare come godere della vita". Osho completò poi il suo discorso accusando i preti di essere attenti unicamente al proprio tornaconto, suscitando così le ire dello shankaracharya di Puri, che tentò invano di interrompere il suo intervento.

L'ashram di Pune[modifica | modifica sorgente]

Nel 1969 un gruppo di discepoli stabilì una fondazione in supporto al suo lavoro. Iniziò così a proporre le sue tecniche di meditazione con l'intento di raggiungere una maggiore consapevolezza di fino ad arrivare al completo «risveglio» interiore. Nell'ottobre del 1970 prese vita intorno a lui una sanga, una comunità spirituale di ricercatori che si riconobbero come discepoli, accettando il mālā (una collana di centotto grani, al cui termine era posto un medaglione che racchiudeva l’immagine di Osho), l'uso di abiti dai colori solari (arancio-rossi) e il cambio del nome a significare una nuova nascita. In quello stesso anno (10-13 aprile 1970) Bhagwan presentò per la prima volta la Meditazione Dinamica, a Bombay: una tecnica di meditazione nuova, adatta all’uomo contemporaneo, studiata su misura per ricreare un contatto con l’energia biopsichica e ristabilire un’armonia nel flusso vitale all’interno dell’organismo. Il 26 settembre del 1970 iniziò il suo primo discepolo (o sannyasin) durante una meditazione all'aperto, uno dei grandi incontri in cui dava conferenze e guidava meditazioni di gruppo.

Sempre in questo periodo, smise di viaggiare, vivendo a Bombay prima e quindi trasferendosi a Pune nel 1974, dove fondò il suo ashram, centro di comunità spirituale e dove intensificò i discorsi offrendo degli spunti per cogliere il silenzio da cui ha origine la consapevolezza. Qui il flusso di visitatori, in particolar modo quelli occidentali, diventò inarrestabile. Alla fine degli anni Settanta l'ashram di Pune ospita il Centro di terapia e di crescita interiore più grande del mondo, dove migliaia di persone accorrono per partecipare a gruppi terapeutici e a corsi di meditazione, per ascoltare il discorso giornaliero tenuto al mattino da Osho, oppure partecipare al darshan (incontro col Maestro) serale.

Filmato della festa di compleanno per i 41 anni di Osho, 11 dicembre 1972, Mumbai.

Per sette anni (1974-1981) Osho tenne un discorso ogni mattina, toccando tutti gli aspetti possibili della ricerca spirituale, rispondendo a domande di discepoli e ricercatori, affrontando una varietà infinita di argomenti: dalla psicologia alla religione, dall'educazione alla società, dalla politica alla filosofia, all'amore, alla famiglia, al sesso ecc. Non mancarono nuove controversie, anche perché la stampa di tutto il mondo, soprattutto occidentale, venne incuriosita da quest'incredibile migrazione di giovani e meno giovani alla volta di Pune.

La comune in Oregon[modifica | modifica sorgente]

Quando la fama di Pune aveva raggiunto i quattro angoli del pianeta, il 1º maggio 1981 Osho entra improvvisamente in silenzio dichiarando che quella era la fase suprema del suo lavoro (riprenderà a parlare 1315 giorni dopo, il 30 ottobre 1984). Nel frattempo i suoi discepoli avevano costruito nel mondo 250 centri di meditazione, 45 comunità autosufficienti, hotel, ristoranti, attività commerciali (che fecero parlare la stampa di "J.R. dello spirito") e questa espansione sembra non conoscere limiti. In America si provvede ad acquistare un ranch, – il quarto per grandezza negli USA, – in Oregon, dove vengono centralizzate le attività della Rajneesh Foundation International, l’associazione religiosa sorta intorno a Osho, e questi viene invitato a risiedervi quando si trasferisce in USA per motivi di salute, nel giugno del 1981.[20] Quell'estate, dunque, l'esperimento comunitario viene trasferito in America, dove ha modo di affermarsi nel mondo occidentale con la fondazione di una comune presso il ranch "Big Muddy" ad Antelope. La nuova Comune viene chiamata Rajneeshpuram ("La Città di Rajneesh"), è grande ben 65000 acri, riscuote un grande successo fino ad ingrandirsi alle dimensioni di una piccola cittadina.

Foto segnaletica dell'arresto avvenuto nell'ottobre 1985.

I sannyasin di Osho, in questo periodo, indossano una veste arancione, da cui il nome "arancioni" con cui furono conosciuti per un po' (da non confondersi, ad esempio, con alcuni discepoli arancioni del movimento Hare Krishna).[21] Nel giro di poco tempo, fra una miriade di ostacoli legali, quella proprietà si trasforma in una cittadina in grado di ospitare 4-5000 residenti fissi più circa 15.000 persone durante le celebrazioni annuali in luglio; vengono costruite strade, case, ponti, persino un piccolo aeroporto, oltre a un centro commerciale con negozi, caffè, ristorante, ufficio postale e un albergo. I servizi essenziali vengono centralizzati con una grossa mensa per i pasti (successivamente due) e un sistema di trasporti pubblici che arriva a contare 115 autobus e a essere uno dei maggiori dello stato dell’Oregon. Viene costruita una stalla per 60 mucche da latte, comprensiva di impianto di riciclaggio per la produzione di gas metano e fertilizzanti, e un gigantesco pollaio che ospita più di 700 galline ovaiole, oltre ad anatre ed oche. A coronare tutto questo, un progetto da 1,5 milioni di dollari porta alla costruzione, in soli quattro mesi, di una diga con un bacino della portata di quasi un milione e mezzo di metri cubi d’acqua. Il lago così ottenuto, dedicato a Krishnamurti, viene utilizzato oltre che per l’irrigazione e il controllo delle piene, anche a scopi ricreativi, con barche, piccolo molo e trampolini.[22]

Nel luglio del 1982 viene organizzato un primo festival di una settimana al quale partecipano 20.000 persone da tutto il mondo: Osho appare tutte le mattine per un satsang silenzioso, e nel pomeriggio lunghe file di sannyasin e amici festeggiano il suo passaggio in auto con musica, canti e fiori, in quello che verrà poi chiamato il “drive by”. Il festival estivo viene in seguito organizzato tutti gli anni fino al 1985. Nonostante il silenzio di Osho, anche di quei primi anni del Ranch rimangono tre volumi con le sue parole – Bagliori di un’infanzia dorata, Appunti di un folle e Libri che ho amato – tratti dagli appunti che il dentista di Osho prese, con l’aiuto della sua assistente, all’interno di una serie di trattamenti odontoiatrici che durarono per qualche tempo.

Espulsione dagli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

Osho negli anni Ottanta.

Dopo un inizio travolgente la Comune entrò in contrasto con le autorità locali e, nel 1984, alcuni esponenti di spicco del movimento, tra cui la segretaria di Osho che amministrava la comune mentre il guru si era ritirato in meditazione solitaria, organizzarono una serie di attacchi biologici[23] con l'intento di influire sulle elezioni locali, impedendo a parte della popolazione di andare a votare, tramite contaminazione con salmonella di insalate coltivate nella comune.[24] La reazione della popolazione locale costrinse Osho ad allontanarsi dal ranch e a rifugiarsi presso la casa di una discepola. Il 30 ottobre 1985 fu arrestato a Charlotte, nel North Carolina, e, riconosciuto colpevole solo di violazione della legge sull'immigrazione, venne incarcerato in più prigioni per dodici giorni, condannato a dieci anni di carcere (sospesi con la condizionale) ed espulso dagli Stati Uniti.[25] Dichiarò alla stampa:

« Nei miei confronti gli Stati Uniti si sono comportati in modo subdolo e fascista. Sono stato arrestato senza mandato, sulla base delle armi che mi venivano puntate addosso. Ogni volta che un governo fallisce a livello mentale, accadono cose come queste. In carcere hanno cercato di umiliarmi in tutti i modi, negandomi le coperte, una dieta vegetariana, addirittura lo spazzolino da denti. Ho notato che i carcerati sono molto più umani dei carcerieri. Alla fine il procuratore distrettuale è andato dai miei legali – è raro, solo la parte debole va a trattare con la controparte prima del processo – e ha detto loro che se non mi fossi dichiarato colpevole, avrebbero fatto di tutto per rinviare il processo alle calende greche, negandomi l'uscita su cauzione.[26] »

La gestione del potere nella comune della segretaria di Osho, Ma Anand Sheela[27], venne denunciata all'FBI dallo stesso Osho, ma la donna era già scappata all'estero con un'ingente quantità di denaro della comune (43 milioni di dollari). Estradata negli Stati Uniti, venne condannata a decine di anni di carcere per un concorso di reati fra cui il tentato omicidio del medico personale di Osho,[28] ma fu scarcerata per buona condotta dopo due anni.[29][30] La donna cercò di accusare Osho di essere a conoscenza del piano, ma non fu creduta.[31] Il guru, dal canto suo, disconobbe Sheela, e, oltre all'attacco biologico, la accusò anche, in una conferenza stampa, di aver pianificato di uccidere il Procuratore Generale.[32] Osho considerava tutta la faccenda come un complotto contro di lui e le sue idee ordinato dai fondamentalisti cristiani e dal mondo politico[33], con la partecipazione di CIA ed FBI che lo avrebbero anche avvelenato, fatto che avrà molte conseguenze successive.[34]

Il ritorno a Pune[modifica | modifica sorgente]

Tornato in India, nel gennaio 1986, Osho decise di intraprendere un giro del mondo con prima tappa Katmandu, e seconda Creta: qui il governo lo espulse, il 5 marzo, su richiesta del sinodo dei vescovi della chiesa ortodossa greca che lo vedeva come un “pericolo pubblico”. Seguì, su pressioni americane, un rifiuto di visto d'entrata in Irlanda, Canada, Inghilterra, Svezia, Germania, Svizzera ecc. per un totale di ben 21 paesi nell'arco di otto mesi. Solo l'Italia gli concesse il visto d'ingresso dopo lunghe battaglie condotte da seguaci di Osho e da intellettuali come Giorgio Gaber e Federico Fellini ed esponenti politici come Marco Pannella[35], ma a quel punto (1988) il guru era già partito per l'India (secondo Pannella, Ronald Reagan avrebbe raccomandato all'Italia di far sostare l'aereo per il rifornimento del carburante, ma di non far fermare i passeggeri).[29][36]

Manifesto dell'Osho International Meditation Resort di Pune.

Il 29 luglio 1986, si stabilì a Bombay, dove riprese a parlare fino al 4 gennaio 1987, giorno in cui decise di tornare a Pune in un clima di profonda ostilità[37] (ma vi furono anche manifestazioni di stima, persino dal sindaco di Pune). Qui il vecchio ashram divenne la nuova Comune (che ancora oggi, sotto il nome di "Osho International Meditation Resort"[38], riceve visitatori da tutto il mondo). Per più di un anno i discorsi avvengono sia di mattina che di sera: nel corso di tre anni Osho parla per un equivalente di 48 libri. Nel gennaio del 1989 adottò ufficialmente il nome di "Osho". Il suo ultimo anno fu funestato dal suicidio della sua compagna di sempre, Vivek, che egli riteneva la reincarnazione di un suo amore giovanile.

Le sue condizioni di salute peggiorarono in maniera allarmante: analisi mediche approfondite, effettuate nel Regno Unito, riscontrano un avvelenamento da tallio subito con tutta probabilità durante la detenzione nelle carceri americane ("Questa volta Gesù è stato crocifisso in America dai cristiani stessi, - disse - la storia si ripete ancora una volta.")[39][40][41][42][43][44] Il suo medico personale affermò poi di avere riscontrato alcuni sintomi tipici sulla parte destra del corpo, dove Osho dormiva, ipotizzando che gli avvelenatori avessero collocato il tallio sul materasso delle celle dove Osho veniva trasferito, oltre che tipici effetti sistemici, quali nausea, dolori allo stomaco, alopecia, neuropatie periferiche dolorose, particolari spasmi muscolari, fatica e suscettibilità alle infezioni. L'accusa fu ripetuta anche dal suo legale.[45] L'avvelenamento viene ritenuto più che probabile[46], anche se non furono trovate prove certe su chi l'avesse perpetrato.[47][48] Il 19 gennaio 1990, alle ore 5 p.m., Osho, secondo le sue parole, "abbandona il corpo"; la causa della morte è indicata nel certificato medico come insufficienza cardiaca.[49] Per il suo samadhi, il luogo dove si conservano le ceneri, lasciò la seguente epigrafe: "OSHO. Never Born, Never Died. Only Visited this Planet Earth between Dec 11 1931 – Jan 19 1990." ovvero "Osho. Mai nato, mai morto, ha solo visitato questo pianeta Terra dall'11 dicembre 1931 al 19 gennaio 1990". Il corpo fu quindi cremato e le ceneri sepolte sotto una lapide con il suddetto epitaffio. Dopo la sua morte, la gestione della Comune di Pune, in cui ha sede una "Multiversità dell'Essere" con programmi e corsi di crescita interiore, passò a un gruppo di 21 persone da lui stesso nominate qualche tempo prima.

L'insegnamento[modifica | modifica sorgente]

Osho affermava che il sannyas, ossia il suo movimento di “ricercatori del Vero”, non fosse una disciplina ma un'affermazione di libertà (da ogni controllo e autocontrollo), un invito a vivere momento per momento, spontaneamente, fluendo verso l’ignoto, lasciandosi compenetrare dal divino. La “nuova religione”, secondo Osho, dovrà essere “una religione d’amore e non di leggi, una religione della natura e non di disciplina, una religione di totalità e non di perfezione, una religione di sentimenti e non cerebrale”. Una religione, in sostanza, che affermi la vita, fiduciosa nella natura, che è perenne, gioiosa celebrazione.[50] Osho dichiarò inoltre che il suo sannyas non fosse un programma bensì un processo di “deprogrammazione”, di “deipnosi”, finalizzato a liberare il discepolo da tutti i condizionamenti imposti dalla propria società, cultura e tradizione; e che il suo messaggio non fosse una dottrina né una filosofia, ma che operasse "un'alchimia particolare", come una "scienza della trasformazione" diretta a risvegliare nell'individuo la consapevolezza.

Osho con Enzo Biagi, nel 1986.

Al giornalista Enzo Biagi, che gli domandò[33] quale fosse il suo insegnamento, rispose:

« Io non ho nessun insegnamento. Non sono un insegnante. Non do nessuna filosofia della vita, né alcuna disciplina, né programmi da seguire. Ho un approccio alla vita ben preciso, che condivido con i miei amici. E il mio approccio inizia con una deprogrammazione. Per quanto mi riguarda questa è la parola chiave. Essere iniziati alla mia amicizia significa essere iniziati a un processo di de-programmazione. Ogni essere umano viene programmato dalla nascita a essere cristiano, hindu, ebreo, mussulmano. Il bambino nasce innocente, ma immediatamente viene appesantito da migliaia di concetti, coi quali vive poi tutta la vita. In questo modo si vive una vita fasulla; non è autentica, non è onesta perché non ti appartiene.[…] Il mio lavoro fondamentale è questo: renderti un individuo, non un semplice ingranaggio dei sistema, non una particella della massa. Voglio darti un'integrità, una libertà dell'anima, in modo tale che tu non sia più vittima di alcuna schiavitù, detta cristianesimo, induismo, ebraismo: per la prima volta sarai semplicemente te stesso. A quel punto entrerà in gioco la tua ricerca della verità, la tua indagine nella verità. E ricorda, tutte le risposte che ti sono state date da altri non potranno mai salvarti. Solo la tua risposta, quella che troverai con le tue mani, con la tua ricerca, potrà liberarti dall'ignoranza, dall'infelicità, dall'angoscia. Io non ho insegnamenti. Offro solo espedienti, stratagemmi. Non sono un insegnante, sono un Maestro. Gli insegnanti offrono insegnamenti, i Maestri possiedono espedienti, stratagemmi, metodologie per trasformare la gente. »

Osho spiegò di non essere un insegnante, e di non avere alcun messaggio, teoria, filosofia o dogma da dare; occorreva soltanto entrare in sintonia col suo essere, col "mistero che mi è accaduto", poiché, se riesci immergerti profondamente in un Maestro inizi a sentire la presenza del divino. "Non sono un filosofo, – disse – non sto creando un sistema; sono un anarchico, tanto anarchico quanto lo è la vita stessa. Non credo nei sistemi, io sono un flusso anarchico". La sua visione è stata considerata da alcuni come un insieme di idee proprie delle dottrine orientali (Buddhismo, Taoismo, Vedismo, Brahmanesimo, Induismo e Giainismo), – con una particolare predilezione per la scuola Zen, il Tantrismo e i movimenti religiosi mistici (Sufismo e Chassidismo), – di alcuni tratti del pensiero occidentale (George Gurdjieff, Bertrand Russell, Sigmund Freud), dell'antica filosofia greca (Eraclito, Pitagora) e di quella moderna (in particolare Nietzsche e il suo "Zarathustra").[51]

Il sincretismo e i valori proposti[modifica | modifica sorgente]

L'originalità dell'opera di Rajneesh, in anni di diffuso interesse per le tradizioni spirituali orientali, consiste nell'intenzione di adattare i millenari concetti e pratiche delle antiche culture religiose, mistiche e psicologiche, al moderno uomo occidentale. Da questa esigenza nascono gli esercizi di meditazione dinamica studiati su misura per l'uomo contemporaneo e introdotti da Osho per ristabilire un'armonia nell'energia vitale all'interno dell'organismo.

Statua di Osho, presso l'Osho Teerth Park di Pune.

Osho afferma che la grazia più grande che possa essere concessa ad un uomo sia l'esperienza dell'illuminazione spirituale. Questa «illuminazione» non può essere descritta a parole, la mente è inadeguata a comprendere un'esperienza che va oltre le nostre capacità sensorie; è la presa di coscienza della fiamma divina che arde in ciascuno di noi, la nostra più intima essenza che s'identifica con il Tutto. L'illuminazione non avviene per gradi, ma è il balzo di un istante, e può essere favorita dalla pratica della meditazione, considerata da Osho "una chiave per svelare il mistero dell'esistenza".[52]

Per chiarire agli ascoltatori il suo approccio e fornire strumenti sistematici al suo metodo di ricerca, Osho prese spunto da molteplici fonti. Nei suoi discorsi, sia nella lingua hindi che in inglese, si occupò di varie tradizioni spirituali, fra cui: quella di Buddha, di Krishna, di Lao Tzu, di Gesù, dei maestri Zen, delle Upanishad e del "maestro di danze" armeno Gurdjieff, ispirato in parte alla mistica sufi.

Volle evitare di costruire un "sistema di pensiero" dal momento che, secondo le sue parole, le speculazioni filosofiche non sono che vuoti giochi della mente che non conducono alla verità, – essa infatti è "un'esperienza esistenziale", da sperimentare direttamente. Oratore consumato, utilizzò il suo acume psicologico, la vastissima cultura di cui era dotato (la sua biblioteca personale contava centocinquantamila libri), l'acutissima memoria che lo sorreggeva, per veicolare il messaggio insistendo sul fatto che l'unico scopo per il quale continuava a parlare era quello di indurre gli ascoltatori a guardare dentro se stessi liberandosi dalle abitudini, dai condizionamenti e degli schemi mentali che li hanno accompagnati per l'intera vita. E per raggiungere tale obiettivo occorre diventare attenti e consci, intraprendere un percorso di meditazione.

Fu sarcasticamente definito dalla stampa il "guru del sesso", dopo che le sue opinioni sulla sessualità e alcuni suoi discorsi della fine degli anni sessanta scandalizzarono la parte della società più conservatrice. Questi, che erano il commento di alcuni libri sacri del Tantra, vennero in seguito trascritti e pubblicati sotto il titolo Dal sesso alla supercoscienza. A suo avviso, «per il Tantra tutto è sacro, e nulla è profano», e ogni morale sessualmente repressiva è controproducente dal momento che «non si può trascendere il sesso senza averne avuto un'esperienza completa e consapevole».

La meditazione[modifica | modifica sorgente]

« Non vi è nulla su questa terra di Dio che sia, di per sé, una brutta cosa; è la malattia della mente a rendere una cosa malata, ed è l'oscenità della mente a rendere una cosa oscena. »
(Dylan Thomas, Ritratto del poeta attraverso le lettere)

Secondo Osho, la meditazione (in sanscrito dhyāna – ध्यान – da cui deriva il termine cinese Chan e da qui il giapponese Zen)[53] è uno stato di "non-mente", di puro essere, di puro sentire, di totale presenza di sé in cui si raggiunge consapevolmente il silenzio interiore. Tale stato interiore non può essere spiegato o descritto in modo esaustivo, essendo un'esperienza nella quale la mente ed ogni pensiero logico (quindi anche il linguaggio) vengono trascesi.[54]

La pratica della meditazione non implica quindi un'attività spirituale, la concentrazione su qualcosa, la ripetizione di mantra ecc. e non è possibile forzarla con un atto di volontà, ma occorre soltanto lasciare che questo stato di non-mente, di assenza assoluta di pensieri, si manifesti spontaneamente, agevolandolo con apposite tecniche. È questa la mente del bambino che guarda incantato le meraviglie del mondo; è la mente innocente che si affaccia per la prima volta sull'universo e lo contempla, contrapposta alla mente manipolata dalla società (Osho usava il termine "deprogrammazione" per indicare l'obiettivo dei suoi esercizi meditativi, ossia quello di eliminare tutti i condizionamenti sociali e culturali che l'individuo subisce fin dalla nascita).[55]

Osho alla guida accolto dai sannyasin, ai tempi della comune americana (1982).[54]

Osho spiegò che la meditazione è un semplice processo di osservazione della propria mente, senza combattere con essa, senza cercare di controllarla. Si resta semplicemente presenti, come un testimone che non sceglie, e si prende nota di tutto ciò che passa, senza alcun pregiudizio a favore o contro, senza giudicare, perché nel momento in cui si giudica ci si reidentifica con la mente e si perde la meditazione. Bisogna invece evitare qualsiasi relazione con il proprio processo di pensiero, rimanerne del tutto scollegati, calmi, distaccati, osservando tutto ciò che passa. In tal modo, guadualmente, l’intensità dei pensieri diminuisce e si diventa sempre più puramente “consapevoli”. Il traffico dipende infatti dalla consapevolezza: quando la consapevolezza è perfetta, anche se solo per un istante, tutti i pensieri si fermano e si è in uno stato “meditativo”, di non-mente.

La meditazione, secondo Osho, è la natura intrinseca dell’uomo: è la propria realtà, il proprio puro essere al di là della mente, è un silenzio completo e profondo, assolutamente indisturbato, è totale serenità, estasi, “ebbrezza divina”. Osho sosteneva che la meditazione è una dimensione semplice da realizzare, ma la mente interferisce e la rende complicata perché rappresenta la sua morte, e suggeriva ai suoi discepoli di provare diverse tecniche fino a trovare quella loro più congeniale.

Secondo Osho, non è possibile usare alcun metodo tradizionale esattamente così com'è perché l'uomo moderno (e la qualità della sua mente) è diverso da quello che l'ha preceduto, pertanto tutti i metodi tradizionali si dimostrano inefficaci, se non dannosi, e devono essere trasformati in relazione alla situazione moderna. Osho mise a punto dei metodi "caotici", perché "un metodo caotico è di grande aiuto nello spostare il centro dal cervello verso il basso"; invece con un metodo "sistematico", basato cioè sulla comprensione intellettuale, il cervello si rafforzerà ancora di più, poiché si tratta di un lavoro mentale che gli infonde energia. I metodi caotici annullano il cervello e spostano automaticamente il centro dal cervello al cuore, e così avviene la catarsi.

« Le mie meditazioni sono fatte per riportarti all'infanzia, quando non eri rispettabile, quando potevi fare cose pazze, quando eri innocente, incorrotto dalla società, quando ancora non avevi imparato gli inganni del mondo, quando non eri di questo mondo. Mi piacerebbe che tu tornassi a quel punto. E da lì, ricominciare. E questa è la tua vita. Ci sarà bisogno di disimparare. Disimparare significa che la smetti con questi modi sbagliati, smetti di percorrere strade che non sono tue, strade in cui sei stato costretto dalla società che ti ha convinto ad accettarle come giuste. Ti prendi la responsabilità della tua vita, diventi il maestro di te stesso. »

Le "Meditazioni Attive"[modifica | modifica sorgente]

Statua del dio Shiva in meditazione. Bangalore, India.

Osho individuò alcune tecniche di meditazione attiva, il cui fine essenziale era di placare la mente per creare quello spazio di silenzio e consapevolezza necessario alla meditazione. Alcuni di questi esercizi preparatori possono essere ritrovati nelle terapie della moderna psicoterapia occidentale (ad esempio la psicoterapia della Gestalt), e consistono nell'alterazione del respiro, nel gibberish (l'esprimersi in un linguaggio sconosciuto)[56], nel piangere o ridere liberamente, nel danzare e muovere il corpo fino a realizzare una catarsi, una purificazione, ossia il disfacimento degli schemi mentali mediante un'esplosione emozionale. In tal modo si infrangono le barriere che impediscono il libero sprigionarsi della propria energia, si realizza un'armonia interiore, ed è possibile dissolversi nell'esistenza.[57]

Le "Meditazioni Attive" comprendono quella: dinamica, kundalini, nadabrahma, nataraj ed altre. L'uomo moderno deve praticare meditazioni attive, non silenziose, perché la sua energia ha bisogno di essere espressa fisicamente, in modo che egli possa entrare in sintonia col fluire dell'esistenza dopo aver rilasciato le tensioni accumulate e vissuto un'esperienza di catarsi.[58]

Osho, dunque, ripropose alcune tecniche tradizionali di meditazione adattandole alle esigenze dell'uomo moderno, precisando che lo stato meditativo può essere raggiunto anche attraverso le azioni quotidiane, se vengono effettuate con profonda presenza e consapevolezza. Spiegò che il meditatore percepisce "il pulsare della realtà dentro di sé, il battito della vita, dell'esistenza"; ciò lo porta a provare una riconoscenza priva di motivazioni per tutto ciò che esiste, che è vera preghiera, amore autentico, un puro ringraziamento non motivato né indirizzato a qualcuno in particolare ma rivolto al Tutto.

Osho illustrò i centododici metodi di meditazione ideati da Shiva e tramandati nel Vigyana Bhairava Tantra, precisando che “l’essere testimoni”, il semplice osservare i propri gesti e pensieri, come un testimone imparziale, senza identificarvici, è il nucleo essenziale dei suddetti metodi. I centododici metodi, dunque, non sono che diverse applicazioni dell’essere testimoni, che resta l’unico vero metodo. La meditazione - sosteneva - è la propria libertà, è "la consapevolezza di non essere la mente": quando questa consapevolezza scende dentro di te sempre più profondamente, giungono degli istanti di assoluto silenzio e di spazio puro in cui è possibile conoscere il proprio essere e il mistero dell'esistenza. La meditazione è la condizione naturale che l'uomo ha perduto.[59]

L'illuminazione spirituale[modifica | modifica sorgente]

« Colui che conosce gli altri è sapiente, colui che conosce se stesso è illuminato. »
(Lao Tzu, Tao Te Ching)

La meditazione, secondo Osho, può servire a rimuovere gli ostacoli che impediscono l'accadere dell'illuminazione – in sanscrito bodhi, ossia il "risveglio spirituale" – quello stato esistenziale di comunione col Tutto. Osho afferma che non è possibile descrivere lo stato di illuminazione, poiché non si tratta di una sensazione o di un pensiero. L’illuminazione non è affatto un’esperienza, è assenza di tutte le esperienze, è puro essere, pura consapevolezza; non è neanche beatitudine, perché l’illuminazione è uno stato assoluto, non opposto a nulla, nemmeno all’infelicità. Nessuna parola umana è adeguata a definirla, perché l’intero linguaggio umano si basa sulla dualità, sugli opposti, mentre l’illuminazione è una trascendenza, ogni dualità viene superata. Il Buddha affermava infatti che è shunyha, vuoto, vacuità, assenza di qualsiasi contenuto; o anche anatta, ossia: uno stato di non-ego, di non-io, in cui non esiste alcun contenuto, scompare l’oggetto e di conseguenza scompare il soggetto che possa vivere e descrivere questa esperienza. Resta la Totalità, la comunione col Tutto, un silenzio assoluto, un amore puro, una “pienezza completamente vuota”. La presenza di un maestro spirituale può creare nel discepolo l’aspirazione a raggiungere questo stato esistenziale, può provocare intuizioni, visioni, aprire “porte ignote”. Osho afferma che l’illuminazione accade all’improvviso, istantaneamente, in un solo attimo, perché non è un graduale conseguimento ma un “ricordare” la propria reale natura, che la società e le strategie della mente hanno indotto a dimenticare. L’illuminazione è l’istante della morte dell’ego e della fusione col Tutto. L’insolubile mistero dell’esistenza e dell’ignoto tuttavia permangono, perché non possono essere compresi intellettualmente, essendo realtà infinite.[60] Secondo Osho

« un illuminato è qualcuno che parla schietto e dice pane al pane e vino al vino, è qualcuno che dice alle persone come vivere l'essenza, senza mai alterare o compromettere il messaggio. E quell'essenza è così rivoluzionaria che, se entri in comunione con il Tutto, la tua vita intera verrà radicalmente trasformata. Le istituzioni sono sempre andate in collera con gli illuminati: amano ogni sorta di prete e di pandit, ma ai politici gli illuminati non piacciono. E preti e pandit hanno sempre tramato con i politici: hanno sempre legato la religione alla politica, l'hanno sempre posta al servizio dei politici. Un illuminato è qualcuno che vive la propria vita immerso nell'essenza divina e non accetta alcuna condizione. Un illuminato è qualcuno che non fissa alcun limite e non accetta alcun limite. L'illuminazione è uno stato di ribellione, è qualcosa di simile a un carbone ardente: ti brucerà e ti ridurrà in cenere! Ed è solo dalle ceneri che il divino sorgerà.[61] »
Statua di Gautama il Buddha, figura di estrema importanza per Osho.

Zorba il Buddha[modifica | modifica sorgente]

Osho non predicò mai una fuga dal mondo terreno verso quello spirituale né contrappose la vita profana alla vita religiosa, ma invitò a vivere in maniera naturale e consapevole tutte le sfere dell'esistenza. Non a caso, figura ricorrente nei discorsi di Osho è quella di Zorba il Buddha, che unisce in sé la vita vissuta pienamente sia nella dimensione materiale e quotidiana, – simboleggiata da Zorba il Greco, personaggio dell'omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis, – sia in quella spirituale e meditativa, simboleggiata dalla figura di Buddha[62][63]. Questa concezione di un uomo capace di godere sia dei piaceri terreni che dell'estasi spirituale è in aperta rottura con la tradizionale visione delle più importanti religioni, per le quali i due mondi sono separati: quello dello spirito e quello della materia. È la dichiarazione che non esiste alcun conflitto tra materia e consapevolezza, che possiamo essere ricchi in entrambi gli aspetti. Osho auspicava la scomparsa di tutte le religioni e di tutti i governi del mondo, per spianare la strada all'avvento di un nuovo essere umano, che viva in un clima di diffusa religiosità (non ascrivibile a nessuna chiesa né organizzazione), che sia veramente spirituale e abbia una dimensione cosmica. "Le mie parole saranno la religione e la filosofia del futuro, – disse – io sarò contemporaneo tra duecento anni".[64]

I "dieci comandamenti" di Osho[modifica | modifica sorgente]

Osho dichiarò di essere contrario ad ogni dottrina, dogma e ad ogni tipo di comandamento. Tuttavia, in una lettera a un discepolo, stilò questo elenco semiserio:[65]

1) Non ubbidire ad alcun ordine all’infuori di quello interiore.
2) L’unico Dio è la vita stessa.
3) La verità è dentro di te, non cercarla altrove.
4) L’amore è preghiera.
5) Il vuoto è la soglia della verità: è il mezzo, il fine e la realizzazione.
6) La vita è qui e ora.
7) Vivi totalmente desto.
8) Non nuotare, galleggia.
9) Muori ogni istante, così da poter rinascere ogni istante.
10) Smetti di cercare. Ciò che è, è: fermati e guarda.

In un'altra occasione, Osho precisò di non rappresentare "nessun dio, di nessun genere – ebreo, indù, maomettano o cristiano", ma di rappresentare solo se stesso e di parlare solo in nome della propria autorità. Dare comandamenti "è un crimine che ti priva della tua libertà e responsabilità". Pertanto, ad un discepolo che gli chiedeva dei comandamenti, rispose che lui poteva solo limitarsi a fare alcuni "inviti" per condividere la sua stessa esperienza:[66]

1) Non permettere che il tuo dubitare scompaia. "È la cosa più preziosa che tu abbia ricevuto, perché è il dubbio che un giorno ti aiuterà a scoprire la verità. Tutte queste persone dicono: «Devi credere!», si sforzano principalmente di distruggere ogni tuo dubbio: «Inizia ad avere fede, perché se non inizi con la fede a ogni passo nasceranno interrogativi!». Dubita finché non trovi. Non credere finché non arrivi a conoscere te stesso."
2) Non imitare mai. "La mente è un’imitatrice, perché imitare è molto facile. Essere qualcuno è molto difficile, diventare qualcuno – imitare – è molto semplice: ti basta solo essere ipocrita, che non è un gran problema. Se vuoi conoscere te stesso, per piacere evita l’imitazione, che è proprio un modo per evitare la conoscenza di te stesso."
3) Fai attenzione al sapere. "Bisogna stare attenti alla conoscenza. Così allerta da poter in qualunque momento mettere da parte il sapere, in modo che non ti ostacoli la visuale, che non si frapponga tra te e la realtà. Devi andare incontro alla realtà completamente nudo."
4) Non ti dirò mai "prega", perché non c'è nessun dio da pregare. "La parola che utilizzo al posto di preghiera è amore. Dimenticate la parola preghiera, sostituitela con la parola amore. L’amore non è per qualche dio invisibile. L'amore è per ciò che può essere visto: esseri umani, animali, alberi, oceani, montagne. Dispiega le ali del tuo amore il più ampiamente possibile."
5) Vivi momento dopo momento. "Rimani nel momento, nella realtà del momento, completamente nel qui-e-ora: come se non ci fosse mai stato ieri e il domani non arrivasse mai – solo così potrai essere totalmente nel qui-e-ora. E questa totalità dell'essere nel presente ti unisce con l'esistenza, perché l’esistenza non conosce passato né futuro: è sempre qui-e-ora."

Infine, suggerì dei "non-comandamenti", ossia dei valori che rappresentavano il suo fondamentale atteggiamento verso la vita:

1) Libertà.
2) Unicità dell'individualità.
3) Amore.
4) Meditazione.
5) No alla serietà.
6) Giocosità.
7) Creatività.
8) Sensibilità.
9) Gratitudine.
10) Senso del mistero.[67]

Il pensiero di Osho[modifica | modifica sorgente]

Oratore versatile e dissacrante, Osho affrontò nei suoi discorsi estemporanei, tenuti davanti a un pubblico internazionale nel corso di trentacinque anni, gli argomenti più disparati: dalla ricerca spirituale ed esistenziale del singolo individuo alle questioni sociali e politiche più scottanti che la società odierna si trova ad affrontare. Amava articolare ragionamenti minuziosi, in uno stile ricco e cadenzato, contraddirsi consapevolmente (perché "la vita stessa è contraddittoria e incoerente"), con un tono a un tempo solenne e ironico, fornendo risposte specificamente calibrate sulla persona che gli aveva posto la domanda ("la risposta sorge spontanea dal mio vuoto interiore, non la conosco in anticipo, la ascolto per la prima volta come il mio interlocutore, è nuova anche per me.").[68][69][70] La visione di Osho abbraccia sia la millenaria saggezza orientale, sia il potenziale racchiuso nello sviluppo della scienza e della tecnologia occidentali. Compito del guru è "rompere il sonno dell'inconscio, con i suoi pensieri, sogni e proiezioni mentali."[71] Osho sosteneva che l'obiettivo dei suoi discorsi non fosse l'indottrinamento, la comunicazione verbale. "L'arte del parlare" serve invece a scardinare i meccanismi mentali dell'ascoltatore, a indurlo in uno stato interiore di pace e profonda attenzione che oltrepassi la mente, a "creare uno spazio sempre più ampio di meditazione; non si tratta di conferenze, in realtà è solo un espediente per aiutarti a diventare silenzioso, è un metodo di potenziale trasformazione". Riportiamo, nei paragrafi seguenti, le sue opinioni su alcune tematiche-chiave.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Osho condannò perentoriamente tutte le religioni organizzate considerandole spazzatura alla stregua delle superstizioni, ed auspicò il superamento di tali credenze preconizzando l’avvento di una nuova, unica religiosità, una “scienza della dimensione interiore”, soggettiva, incentrata sull’essere (così come la scienza “oggettiva” si occupa del mondo esteriore). Affermò che le religioni tradizionali hanno represso lo sviluppo naturale dell’essere umano e sono destinate a scomparire, e che non hanno alcun senso i vari credo, le fedi e i dogmi imposti dalla società; la dimensione spirituale deve sorgere dall’esperienza diretta, dalla ricerca, da una effettiva maturazione interiore; “per raggiungere la verità è necessario liberarsi da tutte le dottrine, da tutte le strutture formali”. L'errore fondamentale compiuto da tutte le religioni, secondo Osho, è che nessuna ha avuto il coraggio di riconoscere che ci sono cose che noi non sappiamo, ognuna ha finto di essere onnisciente, di essere l’unica vera religione condizionando l’uomo fin dalla nascita con effetti deleteri. Osho affermò che il vero uomo religioso è un ribelle in totale armonia con la sua luce, col flusso divino dell’esistenza, che vive in assoluta libertà senza essere condizionato dalla società, dalla cultura e dalle tradizioni.

Il Tao, "l'eterna danza degli opposti", per Osho era un simbolo fondamentale.
« E' arrivato il momento di mettere al rogo tutte le vecchie religioni ormai logore e di lasciar emergere un nuovo concetto di religiosità che affermi la vita, una religione basata sull'amore non sulle leggi, una religione della natura non della disciplina, una religione della totalità non della perfezione, una religione del sentire non del pensare. Il cuore dovrebbe essere il capo, allora tutto si sistemerebbe spontaneamente. Se riesci a fidarti della natura, a poco a poco diventerai quieto, silenzioso, felice, gioioso, festoso, perché la natura è in festa. La natura è una festa.[72] »

Nell'ultima fase della sua vita, in una conferenza stampa mondiale, dichiarò sciolta la religione sorta intorno a lui, annullò l'uso dei colori rossi e del mālā, perché per raggiungere "l’essenza più intima del proprio essere non occorre una professione di fede, io non sono un leader, non ho catechismi, non ho teologie. Tu non sei un seguace: è sufficiente essere amici". Nell'autunno del 1989, pochi mesi prima di "abbandonare il corpo", dichiarò alla stampa che la sua gente doveva continuare a sviluppare qualità come l'amore, la consapevolezza, la festa, la celebrazione e la gioia, che non sono monopolio di nessuno e attorno alle quali non è possibile costruire alcuna chiesa, e che dovevano crescere come individui completamente indipendenti e liberi da norme stabilite da altri, conservando lo sguardo innocente dei bambini: "la via per fare tutto questo è scendere dentro di sé". Nei discorsi di Osho ricorrono spesso dotti riferimenti alle scritture delle grandi religioni mondiali, di cui forniva argute interpretazioni personali. Le sue feroci posizioni contro le tradizioni spirituali gli attirarono l’ostilità del mondo religioso.[73]

Dio[modifica | modifica sorgente]

Osho non credeva all’esistenza di un Dio “persona”, come quello tramandatoci dalle grandi tradizioni religiose, bensì all’esistenza di una essenza divina, un'energia allo stato puro, impersonale, eterna e creativa, in perenne espansione. Questa essenza divina – che possiamo chiamare Dio, Dharma, Brahman, Tao, Logos, Verità, Assoluto ecc. – non può essere dimostrata ma può essere sperimentata, poiché permea tutto ciò che esiste, è la vita stessa, “l’anima stessa dell’universo” che alberga anche dentro di noi, è la nostra più intima natura, e rientrare in connessione con essa costituisce l'esperienza suprema della beatitudine. Questa coscienza universale non è caotica, ma è un cosmo con un suo destino e un significato ben precisi: la realizzazione dell'estasi. Le divinità “personalizzate”, secondo Osho, non sono altro che proiezioni della mente umana, che ha bisogno di certezze, e sono state create dalle religioni per imporre la propria egemonia sull’essere umano. Altrettanto fasulla è l’esistenza del demonio, controparte malevola del divino inventata dalle organizzazioni religiose per sostenere le proprie tesi: il male inteso come entità divina non esiste, è soltanto “assenza di luce”, di amore e consapevolezza.[74]

Matrimonio e famiglia[modifica | modifica sorgente]

Osho considerava il matrimonio un'istituzione contronatura poiché in contrasto con la libertà personale, “il valore supremo, non esiste nulla di più elevato della libertà”. La vita – spiega il mistico – è un continuo mutamento, e le persone dovrebbero incontrarsi e amarsi occasionalmente, quando entrano in sintonia, e poi separarsi quando questa sintonia svanisce. Forzare legalmente i rapporti affettivi è sbagliato e genera nevrosi, perversioni psicologiche, repressioni e sensi di colpa.

Sigmund Freud.

La famiglia, inoltre, danneggia e condiziona negativamente la psiche del bambino inculcandogli pregiudizi, falsi valori e appartenenze sociali e religiose.[75] In un’altra occasione affermò che l’amore è distrutto non tanto dal matrimonio, quanto invece dalla relazione di coppia, che spesso nasce fra individui inconsapevoli del reale significato dell’amore e avulsi da una vera dimensione di intimità.[76] Osho rifiutò categoricamente di sposarsi, nonostante le insistenze e la disapprovazione dei suoi familiari.

Ego, mente e psicoanalisi[modifica | modifica sorgente]

Osho sosteneva, in linea con le teorie buddhiste e il misticismo orientale, che la mente fosse la prima causa dell’infelicità umana, perché ha preso gradualmente il controllo dell’individuo distruggendone la vita. L’uomo – che in realtà è consapevolezza – ha fatto l’errore di identificarsi con la mente, invece di utilizzarla come semplice strumento al proprio servizio (essendo una parte del corpo fisico, “materia sottile”), e le ha così conferito un potere immenso e devastante. La mente, secondo Osho, è solo malattia e dovrebbe essere trascesa con la meditazione, che è appunto uno stato di non-mente, di puro essere. Precisò, tuttavia, che essa non deve essere considerata come un "nemico", ma utilizzata in modo accorto. L’ego è una falsa identità creata dalla mente e dal traffico incessante dei pensieri, e costituisce una barriera che separa l’essere umano dal divino. Osho, pur riconoscendo la rilevanza delle teorie di Freud, ritiene la psicologia moderna incapace di risolvere i problemi dell’uomo, poiché agisce comunque nell’ambito della mente, cercando di adattarla alle esigenze della società, e non considera invece la possibilità di oltrepassarla radicalmente. Anche i sogni, afferma Osho, sono meri prodotti dell’attività mentale come i pensieri, in una forma però più "primitiva", e dunque sono del tutto irrilevanti e inutili.[77]

Sesso e amore[modifica | modifica sorgente]

Il sesso, per Osho, è l’energia primaria e fondamentale dell’essere umano, ha una natura divina. Le religioni storiche lo hanno sempre condannato e represso causando danni incalcolabili all’umanità. La sessualità resta tuttavia una pura funzione biologica e arriva un momento in cui dev’essere trascesa. In un’intervista al giornalista Enzo Biagi, Osho affermò che

« tutti gli animali sono esseri sessuali, solo l'uomo ha il privilegio di avere qualcosa di più elevato: non il semplice incontro di due corpi, ma l'incontro di due anime, e questo è l'amore. L'amore può contenere in sé il sesso, il sesso non può inglobare in sé l'amore. Il sesso è una cosa minuscola, l'amore è vasto e tremendo, può esistere anche senza il sesso. Un rapporto d'amore non deve necessariamente implicare il sesso. Anzi, per esperienza posso dire che più ci si eleva oltre il sesso e più si inizia a gioire di una comunione spirituale con un amico, una donna, un uomo. Da quello stato di comunione il sesso sembra così distante, così vittima della biologia, se confrontato con la libertà che dà l'amore, con la crescita e l'espandersi che continua ad avere, che è possibile non desiderare più di scendere nelle valli oscure della sessualità. Ma io non impongo limiti di nessun tipo. Dico semplicemente che quando l'amore cresce in profondità, il sesso impallidisce. E quando l'amore raggiunge la sua estrema fioritura, il sesso scompare. Diventa una cosa infantile.[78] »

L'amore, dunque, è la vera trasformazione dell'energia sessuale, ma accade solo quando il sesso viene accettato e vissuto come una cosa naturale e non ripudiato. Più ci si eleva spiritualmente, più la sessualità diminuisce: alla fine vi è un culmine in cui questa energia fluisce verso l’alto diventando compassione e amore. Secondo Osho, il sesso è il livello energetico più basso, il divino è il livello più alto. In un profondo stato di consapevolezza, di presenza totale e amore, è possibile trasformare la sessualità in un’esperienza di meditazione e beatitudine. L'amore infatti è la sostanza intima dell'universo, della vita, è Dio stesso, e abbandonarsi ad esso amando incondizionatamente diviene un'esperienza estatica. Per Osho, l’amore reale è proprio essere l’amore, non è una relazione, è uno stato dell’essere, ed è il più alto picco della consapevolezza, e viene chiamato “lo stato del risveglio” o “lo stato di illuminazione” (ossia quello di un Gautama il Buddha): tu sei pieno, straripante d’amore e non puoi che condividerlo con chiunque: l'essenziale – sosteneva – è dare amore sempre e comunque, "come un imperatore", senza preoccuparsi che quell'amore venga ricambiato (l'esistenza ti ricompenserà lautamente), e non invece reclamare amore "come un mendicante". L’amore è una condizione del proprio essere, non una relazione, e sorge in uno stato di assoluta libertà e solitudine estatica. Amare significa dare senza alcun desiderio di contraccambio, di restituzione, senza condizioni, senza nessun tipo di richiesta, anzi, provando un senso si riconoscenza per chi ha accettato il tuo amore. Vi sono persone amorevoli e vi sono persone non amorevoli: le persone non amorevoli fingono di essere amorevoli attraverso la relazione; le persone amorevoli non hanno bisogno di avere una relazione; è sufficiente l'amore di cui sono colme. La relazione sentimentale è una reciproca illusione con cui si cerca di dare un senso alla propria vita; maturare l'intima consapevolezza di essere tutt'uno con l'esistenza fa invece sorgere l'amore assoluto come stato d'animo, come devozione. Nel semplice innamoramento si resta infantili; andando oltre, si matura. Osho fece anche una serie di riflessioni sul rapporto di coppia e venne sprezzantemente definito il "guru del sesso" dalla stampa internazionale dopo che i suoi discorsi scandalizzarono la società conservatrice.[76]

Le tre dimensioni dell'amore[modifica | modifica sorgente]

Per Osho, la relazione d'amore può avere tre dimensioni. Una è la dipendenza, nella quale vive la maggioranza della gente. La moglie dipende dal marito, il marito dipende dalla moglie: si sfruttano e si dominano a vicenda, si possiedono a vicenda e riducono l’altro ad una merce. Questo è ciò che accade nel mondo nel 99% dei casi. Ecco perché l’amore, che dovrebbe aprire le porte del paradiso, apre soltanto le porte dell’inferno.

La seconda è l’indipendenza. Questo accade una volta ogni tanto. Ma anche questa possibilità porta infelicità, perché il conflitto è costante. Nessun accordo è possibile: entrambi sono assolutamente indipendenti e nessuno dei due è pronto a scendere a compromessi. Ognuno dà libertà all’altro, ma essa è più simile all’indifferenza che alla libertà. Entrambi vivono nei propri spazi e il loro rapporto sembra solo superficiale. Entrambi hanno paura di penetrare la profondità dell’altro, perché entrambi sono più attaccati alla propria libertà che non all’amore.

La terza possibilità è l’interdipendenza. Accade assai raramente, ma ogni volta che accade una parte di paradiso cade sulla terra. Accade tra due persone né dipendenti né indipendenti, ma in profonda sincronia tra loro, come se respirassero uno per l’altra, un’anima in due corpi. Ogni volta che accade, accade l’amore. Solo in questo caso è amore.

L'amore come devozione[modifica | modifica sorgente]

Osho sostiene che l'ego è la causa di tutte le follie, è "malattia", e si può dissolvere in un solo modo: quando l'amato diventa talmente importante che tu lentamente ti dissolvi e scompari in esso. In questo caso sei disposto a morire – e anche a vivere – per lui (o per lei), perché è diventato il senso della tua vita. Nei momenti più elevati di questa comunione gli amanti possono avere bagliori di devozione, perché l'amante scompare e l'amato diventa Dio. Nella devozione ci si arrende completamente all'altro (che può essere un amante, un maestro, una divinità, più o meno reali, più o meno degni, questo è irrilevante). Solo in amore è possibile avere intuizioni di libertà. Quando ami, infatti, acquisisci "un'invisibile libertà": agli occhi degli altri potresti apparire uno schiavo, – si può apparire vicendevolmente schiavi, – ma in realtà si spalanca per entrambi un cielo di libertà sconfinata in cui dissolversi, che dona consapevolezza. Al contrario, è possibile essere fisicamente liberi ma trovarsi in una prigione perché non si ha nessun cielo in cui volare. L'amore è libertà, e quando diventa devozione, resa totale, è libertà assoluta. Lo stare insieme sarà ricco solo se le persone non sono dipendenti l'una dall'altra, non sono possessive ma capaci innanzitutto di vivere in un beato stato di solitudine. Altrimenti – come spesso accade – sarà una schiavitù, un reciproco inganno, un legame che nasce dall'incapacità di stare soli.[79]

Amicizia[modifica | modifica sorgente]

Casa di Osho nella comune americana in Oregon.

Per Osho, l’amicizia è una relazione più profonda e nobile della relazione d’amore, perché è amore allo stato puro: incondizionato, disinteressato, non possessivo e senza pretese. L'amore, infatti, non deve obbligatoriamente avere a che fare con la sessualità. La sessualità può far parte dell'amore o può anche non farne parte. Se non è presente, nasce l’amicizia, che, di fatto, è il vero amore. Tuttavia l’amore privo di sessualità al giorno d’oggi è ormai inesistente, la gente conosce solo il tipo d’amore sessuale, che in sostanza è uno sfruttamento reciproco. Osho afferma, inoltre, che oggi l’amicizia viene spesso concepita “in termini biologici oppure in termini economici o sociologici – in termini di semplice conoscenza”. Se invece si è reali, autentici e assolutamente consapevoli del proprio essere, nasce l’amichevolezza, che è molto più vasta e profonda della semplice amicizia, perché è amore assoluto, in tutta la sua purezza.[80]

Celebrazione e risata[modifica | modifica sorgente]

Osho esaltava una continua e gioiosa celebrazione dell’esistenza, perché tutto è sacro e pulsa di vita, ogni aspetto del creato: dal livello più basso a quello più alto, dal corpo all’anima, dal fisico allo spirituale, dal sesso al samadhi; tutto è divino. Dunque, l’uomo deve “gioire nell’essere”, nel momento presente, deve danzare, cantare, celebrare, amare – deve essere amore – perché è parte di un universo infinito ed eterno, perennemente in festa. Secondo Osho, l’uomo è l’essere vivente più infelice e represso del pianeta perché ha smarrito la sua stessa natura, quella gioiosa armonia che invece anima tutte le altre forme di vita. L’amore, la beatitudine, la pace interiore e la gioia dovrebbero essere una qualità del proprio essere, traboccare estaticamente fino a generare un campo energetico di amore (buddhafield) che si irradia tutt’attorno. Osho sottolineò la bellezza e i benefici della risata, in opposizione alla serietà, che è un cancro dell’anima e soffoca la vita. Secondo Osho, la risata è la vera essenza della religiosità. La serietà invece non è mai religiosa, è il frutto dell'ego e parte della sua malattia.[81]

Scienza[modifica | modifica sorgente]

Osho era totalmente favorevole al progresso della scienza e alla tecnologia, che peraltro hanno avuto il merito di liberare l’uomo dai millenari “credo” religiosi e dalle superstizioni spingendolo verso una reale religiosità e “consapevolezza”. L’Oriente, secondo Osho, ha trascurato la ricerca scientifica, a favore di quella spirituale, producendo miseria e arretratezza. In Occidente, al contrario, il progresso scientifico non è andato di pari passo a una scienza della trasformazione interiore, e ha così creato una società troppo sbilanciata verso il materialismo e spiritualmente malata. In realtà, – spiega Osho – non esiste alcun conflitto tra scienza e religione, tra corpo e anima, e negli ultimi decenni si è infatti assistito a una compenetrazione dei due mondi, consapevoli del loro errore e desiderosi di colmare le loro reciproche lacune: la civiltà che nascerà in futuro sarà una sintesi e un equilibrio di scienza e religione.[82] Osho sosteneva che attualmente la scienza medica, la fisiologia e la psicologia sono molto immature e “chiuse” poiché negano l’esistenza della dimensione interiore dell’uomo, della “consapevolezza”, hanno una visione limitata e operano solo in superficie.[83] Affermò, infine, che il cristianesimo ha sempre lottato strenuamente contro il progresso scientifico perché temeva che esso potesse agire anche nella sfera psicologica e spirituale dell'uomo modificandone lo stato mentale attraverso apposite tecniche.[84]

Morte[modifica | modifica sorgente]

Per Osho la morte non esiste, è soltanto un inganno dei sensi, una “finzione”. La nostra consapevolezza è immortale, mai ha avuto inizio e mai finirà, in quanto parte di un Tutto altrettanto eterno e infinito. “La vita e la morte sono un unico fenomeno, – spiegò – in realtà non esiste nulla che si possa definire morte: la vita è eterna”. Dunque, è soltanto il corpo a consumarsi e perire, la nostra reale essenza invece è immortale e, dopo la morte fisica, si trasferisce semplicemente in un altro corpo, in un’altra dimensione; oppure, qualora si muoia in piena consapevolezza, come un buddha, ci si libera dal ciclo di nascita e morte e si rimane radicati nel proprio essere, estaticamente fusi col Tutto. Secondo Osho, pertanto, bisogna accettare la morte gioiosamente, goderla nella sua pienezza, perché è il culmine della vita, è un “ricadere nella fonte dell’esistenza, in Dio” per poi ricominciare il viaggio. “La morte – spiegò – significa che tu fai l’amore con il divino, oppure che il divino fa l’amore con te. La morte è l’orgasmo cosmico, totale”. Osho affermò che l’uomo moderno, occidentale, è ossessionato dalla paura della morte perché non ha mai colto l’essenza della vita, e si espresse a favore dell’eutanasia.[85]

Eutanasia[modifica | modifica sorgente]

Osho era favorevole all'eutanasia, qualora le condizioni fisiche non permettano più una vita piena e appagante. Sostenne che l'accanimento terapeutico produce un'alterazione degli equilibri naturali e che a chiunque dovrebbe essere riconosciuto il diritto di disporre della propria vita (che invece viene negato dalle leggi e dalle religioni). Gli ospedali dovrebbero avere appositi reparti per rendere la morte più comoda e piacevole. Affermò che l'eutanasia dovrebbe essere praticata anche nel caso di bambini affetti da gravi malformazioni multiple, handicap sensoriali o grande ritardo mentale, poiché la morte è preferibile a una vita di privazioni e sofferenza. Sottolineò inoltre l'opportunità del controllo delle nascite per evitare il fenomeno della sovrappopolazione; fu fautore della diagnosi preimpianto e della selezione genetica nell'ambito della procreazione assistita; e affermò la necessità di dotare le strutture ospedaliere di meditatori che possano assistere il moribondo.[86]

Ricchezza[modifica | modifica sorgente]

Osho con una delle sue Rolls-Royce.

Egli sostenne che gli agi, la prosperità e il benessere materiale non sono un male, ma dedicarsi esclusivamente ad essi conduce l'uomo all'infelicità, perché solo la ricchezza interiore è fonte di beatitudine. La vera felicità non è data dal conseguimento dei "piaceri", bensì dalla realizzazione del sé, la cui natura è pura beatitudine.[87] Osho affermò che se si è profondamente radicati nel materialismo non è possibile elevarsi alla spiritualità. L’Oriente, secondo Osho, ha coltivato eccessivamente la dimensione spirituale, irrazionale ed emotiva, trascurando quella terrena. L’Occidente ha fatto l’esatto contrario, concentrandosi sulla razionalità e la materialità, e andando parimenti incontro al fallimento. Occorre, dunque, fondere e trascendere entrambe le visioni della realtà per giungere a una “coscienza umana globale”, propria di un nuovo genere di essere umano capace di godere sia dei piaceri terreni sia dell'estasi spirituale.[88]

La collezione di Rolls[modifica | modifica sorgente]

Osho venne criticato per la sua collezione di 93 Rolls-Royce (tutte modello "Silver Spur") che furono acquistate dai suoi discepoli durante il periodo della comune in Oregon, tanto da essere soprannominato il “Guru delle Rolls”. Egli dichiarò che le automobili non appartenevano a lui ma alla comune, e che erano solo un atto d'amore della sua gente. Una volta affermò che si trattava di uno stratagemma per rendere i discepoli consapevoli dell'attaccamento ai beni materiali che albergava dentro di loro. Lo scrittore Tom Robbins descrisse quell'esercito di Rolls-Royce come "la parodia del consumismo più buffa mai realizzata".[89][90]

Felicità[modifica | modifica sorgente]

Osho afferma che l'individuo è totalmente responsabile della situazione in cui si trova; ciò che accade nella sua vita non è mai dovuto a circostanze esterne, ma è sempre il risultato di scelte e pensieri personali, più o meno consapevoli. Dunque, affinché possa avvenire un reale cambiamento, bisogna innanzitutto assumersi questa completa responsabilità. Il mondo in cui viviamo è una nostra creazione, noi siamo la causa della nostra gioia, come della nostra sofferenza.

Felicità come stato naturale[modifica | modifica sorgente]

L'uomo vive nell'infelicità perché non comprende la propria natura, il proprio potenziale: comprendere se stessi significa essere naturalmente beati: la beatitudine, infatti, non è qualcosa che proviene dall'esterno, ma la propria consapevolezza – la propria intima realtà divina – che riposa in se stessa.[91] La felicità è la condizione naturale dell’essere umano, ogni bambino nasce gioioso e innocente (ed è questo stato di purezza, "pre-egoico", che la meditazione aiuta a recuperare). Sin dai primi anni di vita, tuttavia, l’individuo viene oppresso da un'infinità di regole, convenzioni e condizionamenti che ne soffocano gradualmente l’anima, e inizia inoltre ad emergere l'"ego", pertanto subentrano ansia, infelicità e disperazione.

Felicità come insicurezza[modifica | modifica sorgente]

L'uomo deve imparare a vivere momento per momento, "pericolosamente", con totale gioia, intensità e fiducia nell'esistenza, in assoluto stato di insicurezza. Amare veramente e vivere veramente significano, infatti, godere il momento senza cercare sicurezze, senza fare calcoli o progetti per il futuro, ma immergendosi profondamente nell'istante presente. Nulla è stabile nella vita, dunque occorre fluire con la corrente. Una vita mutevole è meravigliosa, ricca e appagante. Costruirsi un'armatura di sicurezze, invece, vuol dire morte, una "morte vivente", e genera infelicità. "Insicurezza è proprio il tessuto di cui è fatta la vita. Se non comprendi l'insicurezza non potrai mai capire la vita."[92]

Felicità ed ego[modifica | modifica sorgente]

L’umanità è profondamente infelice perché la condizione di felicità è legata all’ego che, con i suoi desideri, obiettivi e sogni da realizzare, non fa altro che generare insoddisfazione e infelicità. Dunque, per raggiungere un reale stato di estasi occorre rinunciare a tale genere di felicità legata all’ego per ritrovare, attraverso una profonda comprensione, la gioia che ci appartiene per diritto di nascita, – quella indipendente dai comportamenti altrui e dai propri desideri, – che è possibile vivere solo se si realizza uno stato di consapevolezza; e questo avviene mediante una graduale trasformazione interiore, la quale fa sì che gli accadimenti esterni e i meccanismi mentali ci influenzino sempre di meno. La vera beatitudine è quella indipendente da circostanze esterne, quella che nasce da uno stato di libertà totale e incondizionata. La mentalità occidentale, al contrario, dipende interamente dall'ambizione di soddisfare l'ego, che è solo una falsa identità.

Felicità e meditazione[modifica | modifica sorgente]

Osho puntualizza che la meditazione (ossia quello stato di "puro esistere" in assenza della mente) può rendere l’uomo più equilibrato, rilassato e “radicato in se stesso”, ma non sempre può renderlo felice se quella pace raggiunta non si accompagna ad una "danza dell'anima", ad una beatitudine straripante; oppure se non si rimuovono le cause primarie dell'infelicità (ad esempio quando si vive una vita “repressa” e non si segue la propria reale vocazione). Pertanto, la felicità non arriva quando sei meditativo; è la meditazione che arriva quando sei felice, ossia quando attui “un cambiamento drastico nel tuo modo di vivere”.[93]

Società, politica e rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

Il Mahatma Gandhi.

Osho considerava le rivoluzioni politiche e sociali del tutto inutili e sterili, e destinate al fallimento, poiché una società può cambiare unicamente se cambiano gli individui che la compongono, e questo può accadere solo mediante una “rivoluzione interiore”, spirituale. Se milioni di individui cambiano se stessi, la società cambierà di conseguenza, e non viceversa; non serve a nulla cambiare i governi e la struttura economica (Osho portò come esempio la rivoluzione russa del 1917 o la liberazione indiana dal colonialismo inglese, che non mutarono di fatto lo status quo). La mentalità del rivoluzionario, infatti, è distruttiva: conosce solo i metodi per annientare, non conosce i metodi per creare. La vera rivoluzione, invece, è quella interiore, è quella del “ribelle”, e necessita di creatività, di amore, e non di odio, per questo è più difficile da realizzare di quella esteriore. Osho condannò in toto il mondo politico, sostenendo che era composto da individui avidi, animati solo dalla brama di potere: non è il potere politico che rende avide le persone, – spiegò – ma è l’avidità già presente in determinati individui a manifestarsi attraverso la carriera politica. Affermò inoltre che i politici hanno il potere politico, i preti quello religioso: il politico protegge il prete e il prete benedice il politico; in questo gioco le masse vengono sfruttate da entrambi. Osho, infine, criticò aspramente l’operato di alcune note figure spirituali e politiche, quali Madre Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo II, Gandhi e Adolf Hitler.[94][95]

Droga[modifica | modifica sorgente]

Le droghe, per Osho, creano uno stato di benessere falso e illusorio alterando la chimica della mente, ottundono la sensibilità e possono distruggere la capacità di meditare, l’unica via che conduce ad un reale stato di beatitudine e pace assoluta. Tuttavia, secondo Osho, chi è solo in cerca di rilassamento e sollievo temporaneo può fare uso di tali sostanze che, però, i governi, col supporto della scienza, dovrebbero provvedere a rendere innocue per l’organismo, come fossero semplici medicinali; limitarsi a proibirle, infatti, è inutile e controproducente. Chiunque dovrebbe poter sperimentare droghe sotto controllo medico, in tal modo verrebbe meno la loro attrattiva. L’uso di droghe resta comunque pericoloso, perché compromette la ricettività e le facoltà sottili dell’individuo che, solo se in stato di piena consapevolezza e lucida intelligenza, può intraprendere il cammino della crescita spirituale. Affermò, inoltre, che l'LSD può dare buone intuizioni, ma va assunto in maniera oculata e in un corpo appositamente addestrato (come accade in alcune scuole tantra e yoga), altrimenti si rischia di diventare schiavi di un organismo chimicamente alterato.[96] Osho vietò nella sua comune dell'Oregon 'Rajneeshpuram' l'uso di sostanze stupefacenti, affermando che la "droga perfetta" era la meditazione.[97][98]

New Age[modifica | modifica sorgente]

La New Age è solo una moda transitoria destinata a scomparire, come gli altri fenomeni simili (ad esempio, il movimento hippy), e non è assolutamente in grado di trasformare gli individui. Osho dichiarò di non appartenere a nessun movimento ma, semplicemente, di far parte “dell’eterna evoluzione dell’umanità”. La ricerca della verità e dell'essere, infatti, non ha etichette, è “atemporale”, è un fenomeno immenso. Nella storia del mondo sono apparsi molti “illuminati” che hanno contribuito a migliorare l’umanità, e altri ne verranno. Si tratta di un processo che esiste da sempre, afferma Osho, è “il cuore stesso dell’evoluzione”.[99]

Ebrei e colonialismo[modifica | modifica sorgente]

Osho dichiarò di amare gli ebrei e di considerarli "uno dei popoli più belli e intelligenti che esistano al mondo", e definì se stesso "un vecchio ebreo". Le tante barzellette che circolano su di loro nascono proprio dal senso di frustrazione che ha la gente nei loro confronti e che la spingono a "vendicarsi" in tale maniera.[100] Affermò inoltre che la creazione dello Stato di Israele, da parte degli Stati Uniti e dell'Inghilterra, avrebbe sortito un effetto molto più distruttivo di ciò che ha compiuto Hitler, e che sarebbe stato più logico trasferire il popolo ebreo in Oregon.[101] In un discorso affermò che gli ebrei vivono un senso di colpa inconscio per il fatto di non aver seguito gli insegnamenti di Cristo, e disse provocatoriamente che i soprusi che l'India dovette subire dal colonialismo britannico furono persino peggiori della violenza contro gli ebrei da parte dei nazisti, perché morire in una camera a gas comporta meno dolore che morire di fame, e il fumo (riferimento ai forni crematori) ha perlomeno una valenza sacra in alcune tradizioni, che difatti praticano la cremazione per raggiungere la divinità.[102]

Gesù[modifica | modifica sorgente]

Mosaico del Cristo Pantocratore, Duomo di Cefalù.

Osho considerava Gesù Cristo un maestro illuminato – al pari di Buddha, Maometto, Ramakrishna, Mahavira ecc. – e lo definì “un poeta dell’Assoluto” frainteso sia dai cristiani che dagli ebrei, e disprezzato da questi ultimi perché visse la sua vita da individuo libero, autentico, che riconosceva solo la sua autorità avulsa da ogni tradizione. Osho ritiene il cristianesimo una falsa religione, "la peggiore manifestazione religiosa di questo mondo", edificata attorno alla sua figura e ossessionata dal concetto della morte e della sofferenza, che ha causato danni enormi all'umanità, approfittando peraltro della povertà per convertire la gente. Gesù – spiega Osho – non fu mai un cristiano; infatti in aramaico (la lingua parlata da Gesù) non esiste la parola “cristo”, né esiste in ebraico: solo trecento anni dopo la sua morte, quando il Vangelo venne tradotto in greco, la parola “messia” venne resa con “cristo”. Secondo Osho, Mosè fu responsabile per aver inculcato nel suo popolo l’idea di un messia (lo stesso Gesù, suggestionato, finì per proclamarsi tale cercando seguaci); affermò inoltre che Giovanni il Battista fu un grande maestro e profeta rivoluzionario, e sostenne che anche San Francesco fosse un illuminato nonostante l’appartenenza al cristianesimo. Osho diede una sua personale interpretazione dei Vangeli, della figura di Gesù e dei Vangeli apocrifi di San Tommaso. In alcuni discorsi usò toni più sarcastici parlando di Gesù e delle altre figure religiose storiche, in quanto simboli di "false" religioni costruite dall'uomo.[103][104]

Omosessualità[modifica | modifica sorgente]

Secondo Osho, l'omosessualità è un aspetto che fa parte della libertà dell'uomo, – "è la tua vita, devi decidere tu; chi sono io?" – dunque non c'è nulla di sbagliato se due persone scelgono un certo stile di relazione sessuale, non si tratta di un problema reale, "è un fatto che non dovrebbe interessare a nessuno".[105] Fra i suoi discepoli, peraltro, c’erano molti omosessuali, e questo non fu mai un problema. L’omosessualità, secondo Osho, è uno sfogo sessuale del tutto equivalente all’eterosessualità, ed è uno dei quattro stadi dello sviluppo sessuale dell’uomo: il primo stadio è la masturbazione, il secondo stadio è l’omosessualità, il terzo stadio è l’eterosessualità, il quarto stadio è asessuale, è lo stadio del brahmacharya, e solo quando si raggiunge il quarto stadio è possibile accedere al nucleo più intimo del proprio essere. I primi tre stadi, pertanto, vanno oltrepassati. In tal senso, dunque, l’omosessualità diventa un ostacolo alla piena crescita spirituale dell’uomo. Infatti, più si arriva a comprendere la donna e l’uomo esterni, maggiore sarà la comprensione dell’analoga polarità interiore: un uomo non è solo uomo, è uomo-donna, è nato da un uomo e da una donna, è metà e metà, e così anche la donna, e l’unione interiore suprema, l’alchimia interiore, è possibile solo se si impara la via nel mondo esteriore. Osho puntualizzò che questa non è una condanna (“io non condanno nulla”) ma, costituendo il sesso una delle parti più essenziali del nostro essere e la nostra energia primaria, è fondamentale viverlo con estrema attenzione e consapevolezza.[106] In diverse occasioni, dunque, Osho fu indulgente con l'omosessualità, in altre fu più duro, ritenendola il frutto di repressione e condizionamenti negativi, e giungendo perfino a definirla "una perversione" poiché vissuta da soggetti inconsapevoli dello "schema fondamentale dell'energia umana e del suo movimento".[107][108] Ribadì comunque la legittimità dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e sottolineò l'opportunità di individuare apposite tecniche di meditazione per gli omosessuali.[109][110][111]

Vegetarianismo[modifica | modifica sorgente]

Osho considerava immaturo e incivile uccidere gli animali per cibarsene, e nel suo ashram consentì solo l’introduzione di cibo vegetariano. Mangiare carne – spiegò – non è un impedimento alla meditazione e all’illuminazione, ma è “antiestetico”, poiché rivela carenza di poesia, di “senso del bello”, di sensibilità per la vita. Osho affermò di non credere nel vegetarianismo in quanto ideologia, ma quale naturale conseguenza della meditazione e di una maturata sensibilità per l’esistenza, che porta l’individuo a ritenere inaccettabile e ripugnante uccidere gli animali per nutrirsi. L’idea del vegetarianismo si fonda su un profondo rispetto per la vita, che ha una natura divina, e mangiare cibo vegetariano trasforma la chimica del corpo permettendo all’individuo di elevarsi spiritualmente.[112]

Pena capitale ed ergastolo[modifica | modifica sorgente]

Osho prese posizione contro la pena di morte, definendola un crimine, e affermò anche che l'ergastolo era persino peggiore. Osho dichiarò che la pena di morte è “la prova degradante dell'inumanità dell'uomo verso gli altri uomini” e rivela che l'uomo sta continuando a vivere in una età di barbarie dove la civiltà e i valori umanitari sono ideali non ancora realizzati. Sostenne che la pena di morte è “un crimine perpetrato dalla società contro un singolo individuo indifeso”, come anche il carcere a vita, pena altrettanto incivile e inumana. In generale, Osho si oppose alla punizione come metodo rieducativo.[113]

L'eredità spirituale di Osho e il successo editoriale[modifica | modifica sorgente]

Le registrazioni originali delle parole di Osho sono conservate in un deposito segreto europeo altamente protetto e climaticamente isolato (si tratta di una struttura usata da compagnie hollywoodiane come la MGM per conservare gli originali delle loro produzioni cinematografiche). Le copie digitali sono sparse nei diversi continenti. L’archivio originale è di proprietà dell’Osho International Foundation (OIF), con sede in Svizzera. Nel 1994 si è proceduto, a Londra, alla rimasterizzazione digitale con uso di tecnologie che hanno permesso agli operatori di migliorarne la qualità. In seguito, varie serie complete sono state acquistate da gruppi di discepoli in tutto il mondo: attualmente vi sono 8 copie dell’intero archivio video digitale in circolazione nel mondo, nonché 12 archivi audio in inglese e 14 in hindi.

Logo dell'Osho International Foundation.

Dalla morte di Osho (avvenuta nel 1990) la vendita dei suoi libri è aumentata in maniera esponenziale raggiungendo i quasi tre milioni di copie vendute all’anno, i titoli ammontano a 2000 tradotti in oltre 55 lingue, e nel corso dell’anno esce un titolo nuovo ogni due giorni. In Italia, dal 2001, le vendite hanno raggiunto le 200mila copie l'anno.[114] Osho è l’autore più prolifico a livello mondiale con i suoi 650 titoli, i 7000 discorsi in formato audio e i 1700 discorsi in formato video; su YouTube oltre un milione di utenti unici ogni mese visualizza i suoi discorsi, che vengono pubblicati dai maggiori editori mondiali e da centinaia di altri editori minori. Nel 1998 la sua opera omnia è stata accolta nella Biblioteca del Congresso di Washington D.C. "Ho una totale fiducia nell’esistenza, – affermò il mistico indiano – se le mie parole contengono una qualche verità, mi sopravviveranno."[115]

Opere[modifica | modifica sorgente]

I discorsi di Osho sono stati trascritti e raccolti in circa seicento libri, di cui oltre duecento tradotti in italiano. Bibliografia dei libri pubblicati in Italia suddivisi per argomento:

Meditazione

  • Il libro dei segreti. Discorsi su Vijnana Bhairava Tantra, Milano, Bompiani, 1978.
  • Meditazione dinamica. L'arte dell'estasi interiore, Roma, Edizioni Mediterranee, 1979.
  • Il libro arancione. Le tecniche di meditazione di Osho, Roma, Edizioni Mediterranee, 1983. ISBN 88-272-0145-9.
  • Amore, scienza e meditazione. Le dimensioni dell'uomo nuovo, Torino, Psiche, 1984.
  • Meditazione. La prima e l'ultima libertà. Una guida pratica alla meditazione, Roma, Edizioni Mediterranee, 1989.
  • Invito al silenzio. Una introduzione al mondo interiore, Arona (No), News Services Corporation, 1997.
  • Che cos'è la meditazione, Milano, Mondadori, 1997. ISBN 88-04-42156-8.
  • Meditazione, motivazione & management. Discorsi tratti dalle opere di Osho, Arona (No), News Services Corporation, 1997.
  • Il sentiero dell'essere, Torino, Lo Scarabeo, 1998. ISBN 978-60-0082-308-5.
  • Iniziazione alla meditazione. Il risveglio della consapevolezza, Roma, Edizioni Mediterranee, 1999. ISBN 88-272-1271-X.
  • L'occhio del ciclone (Discorsi tenuti al campo di meditazione di Nargol, Gujarat indiano, dal 2 al 5 maggio 1970), Arona (No), News Services Corporation, 1999.
  • La meditazione passo dopo passo, Arona (No), New Service Corporation, 1999; Novara, De Agostini, 2009. ISBN 978-88-418-5767-0.
  • L'esperienza della meditazione. Un maestro di realtà contemporaneo introduce al mondo interiore, Torino, Psiche, 2000. ISBN 978-88-8574-213-0.
  • I segreti della trasformazione, Milano, Tascabili Bompiani, 2000. ISBN 88-452-4459-8.
  • Alleggerire l'anima, Milano, Oscar Mondadori, 2001. ISBN 88-04-49071-3.
  • Meditazione: la soglia interiore, Arona (No), News Services Corporation, 2002. (Edito anche presso: Tradate (Va), Oshoba, 2002.)
  • I segreti del tantra, Milano, Bompiani, 2003. ISBN 88-452-5492-5.
  • Vortici di energia, Arona (No), News Services Corporation, 2004.
  • L'arte dell'equilibrio, con CD audio, Milano, Bompiani, 2004. ISBN 88-452-1208-4.
  • I segreti della gioia, Milano, Tascabili Bompiani, 2005. ISBN 978-88-4523-398-2.
  • La natura dell'invisibile, Arona (No), News Services Corporation, 2005.
  • Cogli l'attimo, Milano, Apogeo, 2005. ISBN 88-5032-384-0; Milano, Feltrinelli, 2009. ISBN 978-88-0772-099-4.
  • La meditazione che cura, Milano, Red, 2006. ISBN 88-7447-404-0.
  • I segreti del risveglio, Milano, Bompiani, 2007. ISBN 978-88-4525-854-1.
  • La meditazione che cos'è? La base per una nuova religiosità, Orbassano (TO), Uno Editori, 2011. ISBN 978-88-9762-300-7.
  • Gioia e meditazione. Intuizione per risvegliare la propria essenza, Orbassano (TO), Uno Editori, 2011. ISBN 978-88-9762-332-8.
  • Incensi e meditazione. Le fragranze dell'anima, Torino, Lo Scarabeo, 2012. ISBN 978-88-6527-163-6.
  • Il sentiero del reale, Torino, Lo Scarabeo, 2013. ISBN 978-60-0077-088-4.

Buddhismo

Zen

Taoismo

Cristianesimo

  • Il miracolo più grande. Commento ai vangeli, Milano, Mondadori, 2010. ISBN 88-04602-89-9.
  • Lasciate che i morti seppelliscano i propri morti. Commento ai Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, Roma, Il Minotauro, 2006. ISBN 88-8073-144-0.
  • Il seme della ribellione. Commenti ai Vangeli Apocrifi di San Tommaso vol. 1, Tradate (Va), Oshoba, 2000.
  • Il seme della ribellione. Commenti ai Vangeli Apocrifi di San Tommaso vol. 2, Tradate (Va), Oshoba, 2001.
  • Il seme della ribellione. Commenti ai Vangeli Apocrifi di San Tommaso vol. 3, Tradate (Va), Oshoba, 2002.
  • Vi parlo di Gesù, Lido di Ostia Ponente (RM), Europa Libri, 2010. ISBN 978-88-9044-000-7.
  • Cristianesimo e zen, Riza, Milano, 2002. ISBN 978-88-7071-056-4.
  • Teologia mistica. Discorsi sul trattato di San Dionigi, Genova, ECIG, 1998. ISBN 978-88-7545-351-0.

Sufismo

Chassidismo

Tradizioni orientali

Tantra

Yoga

Tradizioni occidentali

  • Zarathustra un dio che danza (commenti allo "Zarathustra" di Friedrich Nietzsche), Genova, ECIG, 1989. ISBN 88-7545-352-7.
  • Zarathustra il profeta che ride (commenti allo "Zarathustra" di Friedrich Nietzsche), Genova, ECIG, 1991. ISBN 88-7545-445-0.
  • I silenzi dell'anima (commenti al "Profeta" di Kahlil Gibran), Milano, Edizioni del Cigno, 2006. ISBN 978-88-8706-240-3.
  • I sentieri dell'anima (commenti al "Profeta" di Kahlil Gibran), Milano, Edizioni del Cigno, 2010.
  • Gli abissi dell'anima (commenti al "Profeta" di Kahlil Gibran), Milano, Edizioni del Cigno, 2012. ISBN 978-88-8706-213-7.
  • L'armonia nascosta (discorsi sui frammenti di Eraclito), Genova, ECIG, 2003. ISBN 978-88-7545-952-9.
  • Philosophia perennis. Vol. 1 (discorsi sui "Versi Aurei" di Pitagora), Genova, ECIG, 1986. ISBN 978-88-7545-767-9.
  • Philosophia perennis. Vol. 2 (discorsi sui "Versi Aurei" di Pitagora), Genova, ECIG, 1997. ISBN 978-88-7545-768-6.
  • La nuova alchimia (commento a "La Luce sul Sentiero" di Mabel Collins), Torino, Psiche, 1997. ISBN 978-88-8514-212-1.
  • Il circolo virtuoso (discorsi sulla poesia "Desiderata" di Max Ehrmann), Milano, Cairo Publishing. 2013. ISBN 978-88-6052-510-9.

Argomenti vari

Libri autobiografici

  • Dimensioni oltre il conosciuto, Roma, Edizioni Mediterranee, 1982. ISBN 978-88-2720-234-0.
  • Bagliori di un'infanzia dorata, Roma, Edizioni Mediterranee, 1988. ISBN 978-88-2720-839-7.
  • Una vertigine chiamata vita, Milano, Mondadori, 2009. ISBN 978-88-0459-026-2.
  • Mai nato, mai morto, Torino, Vivalda, 2008. ISBN 978-88-7480-125-1.
  • Una tazza di tè (lettere), Arona (No), News Services Corporation, 1999.
  • Semi di saggezza (lettere), Arona (No), News Services Corporation, 2002.
  • Rajneesh Buddhafield. Il maestro dei maestri, Carmagnola (To), Arktos, 1984.
  • Libri che ho amato, Tradate (Va), Oshoba, 2010.
  • Appunti di un folle, Tradate (Va), Oshoba, 2007.
  • Un maestro, Milano, Edizioni del Cigno, 2007. ISBN 978-88-8706-242-7.
  • Avere un maestro, essere un discepolo, Milano, Edizioni del Cigno, 2003. ISBN 978-88-8706-223-6

Libri su Osho

  • Operazione Socrate, di Majid Valcarenghi e Ida Porta, Bologna, OM Edizioni, 2010. (Anche in DVD, edito da Uno Editori, 2010.)
  • I miei giorni di luce con Osho, di Ma Prem Shunyo, Peschiera del Garda, Edizioni del Cigno, 2013. ISBN 978-88-8706-238-0.
  • La mia vita con Osho, di Azima V, Rosciano, Como, Xenia, 2011. ISBN 978-88-7273-704-0.
  • Le lacrime della rosa mistica, di Swami Rajneesh, eBook, 2008.
  • In compagnia del maestro, di Anand Veeresh, Arona (No), News Services Corporation, 1999.
  • Osho. La sua visione e il suo lavoro, di Swami Anand Videha, Cesena (FC), Macro Edizioni, 1998. ISBN 978-88-7507-181-3.
  • Osho Rajneesh e il suo movimento, di Judith Coney, Torino, Elledici, 1999. ISBN 978-88-0101-674-1.
  • Il grande esperimento: meditazioni e terapie nell'Ashram di Bhagwan Shree Rajneesh, di Ma Satya Bharti, Milano, Armenia, 1980.
  • Alla ricerca del D-10 perduto, di Swami Deva Majid (Majid Valcarenghi), Milano, SugarCo, 1979.
  • L'incanto d'arancio, di Sw. Swatantra Sarjano, Roma, Savelli, 1979.

DVD con i discorsi di Osho

  • La meditazione che cos’è? (tratto dalla serie di discorsi "From Misery to Enlightenment"), Uno Editori, Orbassano (To), 2012.
  • Libertà dai propri limiti (tratto dalla serie "The Invitation" # 4), Oshoba, Tradate (Va).
  • Stati di coscienza superiore (tratto dalla serie "From ignorance to innocence"), Infinito Edizioni, Formigine (Mo), 2010.
  • Un tuffo nell'esistenza (tratto dalla serie "From Unconsciousness to Consciousness" # 27), Oshoba, Tradate (Va),
  • Vivi felice (tratto dalla serie "The Transmission of the Lamp" # 31), Uno Editori, Orbassano (To), 2011.
  • Osho Dynamic Meditation, New Earth Records, Monaco di B., 2010.
  • Una storia d’amore con l’esistenza (tratto dalla serie "Yakusan: straight to the point of enlightenment # 4), Uno Editori, Orbassano (To), 2009.
  • Ha un senso la vita?, Infinito Edizioni, Formigine (Mo), 2010.
  • L’innocenza è pura intelligenza (tratto dalla serie "The transmission of the lamp" # 26), Uno Editori, Orbassano (To), 2008.
  • Trova la tua voce interiore (tratto dalla serie "From Ignorance to Innocence" # 13), Uno Editori, Orbassano (To), 2009.
  • Amore e odio (tratto dalla serie "From misery to enlightenment" # 13), Uno Editori, Orbassano (To), 2008.
  • Giusto o Sbagliato? (tratto dalla serie "From Darkness to Light" # 19), Uno Editori, Orbassano (To), 2009.
  • Gioia e Meditazione, Uno Editori, Orbassano (To), 2011.
  • I tre volti dell’amore (intervista con Leslie Porter, giornalista di Vogue), Oshoba, Tradate (Va), 2011.
  • Il rispetto per se stessi (tratto dalla serie "Satyam Shivam Sunderam" # 16), Oshoba, Tradate (Va), 2007.
  • Vivere nell’insicurezza (tratto dalla serie The New Dawn # 6), Oshoba, Tradate (Va), 2006.
  • Quando la competizione fallisce, Uno Editori, Orbassano (To), 2013.
  • Le dieci età dell'uomo, Uno Editori, Orbassano (To), 2012.
  • La spontaneità (tratto dalla serie "From Ignorance to Innocence" # 7), Uno Editori, Orbassano (To), 2012.
  • Il rispetto per se stessi (tratto dalla serie "Satyam Shivam Sunderam" # 16), Oshoba, Tradate (Va), 2007.
  • Sei pronto a rubare la verità al tuo maestro? (tratto dalla serie di discorsi "From Darkness to Light" # 10), Oshoba, Tradate (Va), 2012.
  • Il primo giorno di una vita nuova (tratto dalla serie di discorsi "From Death to the Deathlessness" # 23), Oshoba, Tradate (Va).
  • Libertà dai propri limiti (tratto dalla serie di discorsi "The Invitation" # 4), Oshoba, Tradate (Va).
  • Alle radici della paura (tratto da "The Last Testament", vol. 2 # 16 e "Om Mani Padme Hum" # 3), Oshoba, Tradate (Va).
  • Vi lascio il mio sogno (documentario sulla morte di Osho), Oshoba, Tradate (Va), 2013.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

  • Viaggio nell'utopia, documentario Rai, con intervista a Osho, di Giovanni Costa (voce narrante di Arnoldo Foà), 1972.
  • Osho Bhagwan, The Movie, documentario su Osho del filmmaker americano Robert Hillmann, 1978.
  • Osho, Bhagwan Shree Rajneesh (conosciuto anche come "Osho, il soave clown"), documentario di Silvano Agosti, 1980.[116]
  • The God that Fled: Bhagwan Rajneesh, documentario della BBC girato dal giornalista Christopher Hitchens, 1980.
  • Fear is the Masterwhich, prodotto dalla Jeremiah Films, contiene rare immagini della Comune 'Rajneeshpuram', 1987.
  • In loving gratitude to Bhagwan Shree Rajneesh: The rising moon, documentario a cura di Neo-Sannyas International (Pune, India) e Osho International Foundation (Zurigo, Svizzera); distribuito da Wonder Full Things (Sedona, Arizona), 1987.[117]
  • Rajneesh: Spiritual Terrorist, documentario della filmmaker australiana Cynthia Connop per la ABC TV/Learning Channel, 1989.
  • Guru: Bhagwan, His Secretary & His Bodyguard, documentario svizzero di Sabine Gisiger e Beat Häner, 2010.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Acharya significa "insegnante", "guru" (più strettamente "precettore"); Rajneesh è un soprannome che gli era stato dato sin da ragazzo per le sue abitudini notturne di girarsene da solo per il suo villaggio e quelli limitrofi quando c'era la luna piena, e che significa appunto ”Signore della luna piena” (si pronuncia Ràj-nìsh); Shree o Shri è un termine di onore religioso, che corrisponde pressappoco all'inglese "Sir", "signore" o "venerabile", mentre Bhagwan significa "benedetto", "beato", "santo".
  2. ^ Il 7 gennaio 1989 Bhagwan Shree Rajneesh annunciò pubblicamente la sua volontà di abbandonare il nome «Bhagwan Shree» in quanto per troppe persone esso conservava il significato di «Dio».
  3. ^ Il termine - già utilizzato nell'antico Giappone quale segno di rispetto per i Maestri della tradizione Zen - venne riproposto in età moderna dal filosofo William James per indicare l'esperienza spirituale del "dissolversi nell'oceano dell'esistenza". Osho spiegò che "osheanic" descrive l'esperienza; mentre, per definire colui che vive quell'esperienza, utilizziamo il termine "Osho". Il termine fu usato per la prima volta da Eka nei confronti del suo maestro Bodhidharma: "O" significa "profondo rispetto, amore e riconoscenza", come pure indica "sincronicità" e "armonia". "Sho" significa "espansione multidimensionale della consapevolezza" ed esprime il "riversarsi dell'esistenza da ogni direzione", vedi qui: Osho reloaded e qui: Osho biografia, inoltre: Amici di Osho
  4. ^ William James ha dato al mondo questa parola 'oceanic'. L’oceano c’è sempre stato, ma talvolta un uomo col dono dell’intuizione può vederne nuovi significati. È la prima persona a usare il termine oceanico nel senso di ampio vasto, infinito, eterno, immortale. L’oceano è sempre lì… continuano a formarsi onde dopo onde. Proprio come nell’oceano normale questo succede anche nell’oceano della consapevolezza: onda dopo onda, una gioia infinita, albe senza fine, una continua celebrazione…” (Osho)
  5. ^ Osho, La grande sfida - Preti e politici: la cospirazione mortale
  6. ^ Heelas, Paul (1996), The New Age Movement: Religion, Culture and Society in the Age of Postmodernity, Oxford: Wiley-Blackwell, ISBN 0-631-19332-4.
  7. ^ Forsthoefel, Thomas A.; Humes, Cynthia Ann (eds.) (2005), Gurus in America, Albany, NY: State University of New York Press, ISBN 0-7914-6574-8.
  8. ^ Urban, Hugh B. (2003), Tantra: Sex, Secrecy, Politics, and Power in the Study of Religion, Berkeley, CA: University of California Press, ISBN 0-520-23656-4.
  9. ^ Forsthoefel, Thomas A.; Humes, Cynthia Ann, op.cit.
  10. ^ Joshi, Vasant (1982), The Awakened One, San Francisco, CA: Harper and Row, ISBN 0-06-064205-X.
  11. ^ Latkin, Carl A. (1992), "Seeing Red: A Social-Psychological Analysis", Sociological Analysis 53 (3): Pages 257–271, doi:10.2307/3711703, reprinted in Aveling 1999, pp. 337–361.
  12. ^ Staff, Wasco County History in Oregon Historical County Records Guide, Oregon State Archives. URL consultato il 22 novembre 2007.
  13. ^ Staff, Bhagwan Shree Rajneesh in Newsmakers 1990, Gale Research, 1990, pp. Issue 2.
  14. ^ Osho, L'avventura della verità, Milano, Feltrinelli 2008.
  15. ^ Osho, Bagliori di un'infanzia dorata. L'infanzia ribelle di un grande illuminato, ed. Mediterranee
  16. ^ Osho Times n. 48 di giugno-luglio 1999, VOL. V n. 6
  17. ^ Frances FitzGerald, RajneeshPuram
  18. ^ Osho, Una vertigine chiamata vita, pagg. 76 e seguenti
  19. ^ Cenni biografici di Osho
  20. ^ Swami Anand Videha, La Bibbia di Rajneesh.
  21. ^ Dizionario delle religioni: Baghwan Shree Rajneesh - Arancioni, i seguaci di Osho
  22. ^ Osho Times n. 54 del gennaio 2000, Vol. VI n. 1
  23. ^ Osho reloaded
  24. ^ Flaccus, Gillian (October 19, 2001). "Ore. Town Never Recovered From Scare". Associated Press.
  25. ^ Le basi dell'accusa erano piuttosto fragili: "Non avevamo alcuna prova nei confronti di Rajneesh, - dichiarò Charles Turner, Procuratore generale dell'Oregon, in una conferenza stampa di alcuni mesi dopo - cercavamo di portare avanti questo caso usando la procedura penale per risolvere un problema di natura politica. Non è stato certamente un sistema ortodosso, ma Rajneesh doveva essere buttato fuori dal paese ad ogni costo". Il procuratore Turner, inoltre, alla domanda dei giornalisti che gli chiedevano come mai i capi d'accusa spiccati contro la segretaria di Bhagwan non fossero stati contestati anche a lui, rispose evidenziando tre punti molto significativi: 1) la priorità del governo degli Stati Uniti era distruggere la comune nata a Rancho Rajnneesh, e le autorità sapevano che l'allontanamento di Bhagwan avrebbe fatto precipitare la situazione; 2) non era loro intenzione trasformare Bhagwan in un martire; 3) non esisteva prova alcuna che collegasse Bhagwan a qualcuno dei crimini commessi, e pertanto non lo si poteva ritenere complice degli stessi. fonte: Intervista di Max Brecher al procuratore generale dell'Oregon, Turner, riportato nel libro-inchiesta 'Operazione Socrate'.
  26. ^ Newsweek, n. 11, 1986.
  27. ^ Sheela Ambalal Patel nata in India il 28 dicembre 1949, conosciuta anche come Sheela Silverman e Sheela Birnstiel
  28. ^ Per la precisione, Sheela fu condannata, per un concorso di reati, a: 20 anni di prigione per il tentato omicidio di Swami Devaraj, il medico personale di Rajneesh; 20 anni per aggressione di primo grado nell'avvelenamento del commissario William Hulse; 10 anni per aggressione di secondo grado per l'avvelenamento del commissario Raymond Matthew; 4 anni per aver infettato mediante salmonella, nel tentativo di contaminare la rete idrica della città di The Dallas, 750 persone della stessa città; 4 per intercettazioni telefoniche illegali e 5 anni di libertà vigilata per frodi sull'immigrazione. Scontò solo 2 anni in una prigione federale di media sicurezza di Pleasanton e fu rilasciata per buona condotta nel dicembre del 1988. Le autorità federali non notificarono il rilascio agli organi inquirenti dell’Oregon, che la stavano indagando per il tentato omicidio del procuratore dello stato Charles Turner, e prima che spiccassero un mandato di cattura nei suoi riguardi ella riusci a rifugiarsi all’estero.
  29. ^ a b Miten Veniero Galvagni, Osho reloaded
  30. ^ Bernett, Brian C. (December 2006). U.S. Biodefense and Homeland Security Toward Detection and Attribution (PDF). United States Navy. pp. Pages 13–35: "The Rajneeshee Cult Biological Attacks". Archived from the original on 29 February 2008. Retrieved 18 March 2008.
  31. ^ Carus, W. Seth (2002). Bioterrorism and Biocrimes (PDF). The Minerva Group, Inc. pp. Pages 50–55. ISBN 1-4101-0023-5. Archived from the original on 29 February 2008. Retrieved 18 March 2008.
  32. ^ Gordon, James S. (1987). The Golden Guru – The Strange Journey of Bhagwan Shree Rajneesh. The Stephen Greene Press. pp. Page 181–182. ISBN 0-8289-0630-0
  33. ^ a b Enzo Biagi intervista Osho
  34. ^ Rosemary Skinner Keller, Rosemary Radford Ruether, Marie Cantlon, Encyclopedia of Women and Religion in North America: Native American creation stories, Indiana University Press, 2006 - 1394 pagine p.791
  35. ^ Fabrizio Ponzetta, L'esoterismo nella cultura di destra, l'esoterismo nella cultura di sinistra, capitolo 5, parte 4: Bhagwan Shree Rajneesh (Osho), il guru liberal, Jubal, 2005
  36. ^ Oshoamici - Meditazione online
  37. ^ Poche ore dopo il suo arrivo, il capo della polizia della città emetteva un'ordinanza in cui veniva richiesto a Bhagwan di lasciare immediatamente Poona, in quanto si trattava di “persona controversa” che poteva “disturbare la quiete della città”. Ma lo stesso giorno, il tribunale di Bombay revocò quest'ordinanza. Contemporaneamente un fanatico hindu, che nel maggio 1980 aveva attentato alla vita di Bhagwan lanciandogli un coltello durante un discorso pubblico, tornò a farsi vivo minacciando di assaltare l’ashram alla testa di 200 uomini, tutti esperti in arti marziali, se Bhagwan non veniva espulso dalla città. Fonte: Swami Anand Videha, Milano, 1987, in La Bibbia di Rajneesh, Mondadori)
  38. ^ Osho Resort
  39. ^ Alla fine del 1987 dei campioni completi (sangue, urine e capelli) furono mandati per analisi in un laboratorio medico specializzato di Londra e risultò che tutti questi sintomi - compreso il tipico sintomo della caduta improvvisa di parte dei capelli e di peli corporei - potevano essere spiegati solo come conseguenza di un avvelenamento da tallio. Col suo solito umorismo Osho aveva fatto inviare i campioni sotto il nome fittizio di David Washington, lo stesso che era stato costretto a usare quando – il 5 e 6 novembre 1985 – venne rinchiuso illegalmente nel carcere federale di El Reno (Oklahoma USA), il luogo dove tutti gli indizi indicano sia avvenuto l’avvelenamento. Fonte: Osho Times (luglio 2000) riportato nel sito Osho - Un mistico "spiritualmente scorretto"
  40. ^ Was Osho poisoned by the US government?
  41. ^ Ambra Guerrucci, Processo ed Avvelenamento di Osho Rajneesh
  42. ^ Osho, Jesus crucified again: This time in Ronald Reagan's America, Rebel Publishing House, 1988 ISBN 3-89338-039-6
  43. ^ Osho asserì che sarebbe potuto vivere al massimo sessant'anni a causa delle sue esperienze extracorporee che ne avevano minato la salute; vedi Osho, Il lungo, il corto, il nulla, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1993, p. 217
  44. ^ Majid Valcarenghi, Ida Porta, Operazione Socrate. Il caso Osho. Come e perché è stato ucciso il Maestro spirituale più discusso della nostra epoca, ed. Re Nudo, 1995
  45. ^ Fox, Judith M. (2002), Osho Rajneesh – Studies in Contemporary Religion Series, No. 4, Salt Lake City: Signature Books, ISBN 1-56085-156-2.
  46. ^ Qualcuno affermò non a causa del tallio, ma del mercurio usato per le otturazioni dentarie, cfr. Articolo del chimico Lorenzo Acerra; chi non credeva all'avvelenamento parlò di AIDS, diabete mellito, abuso di Valium o stress psicofisico, cfr. Fox, Judith M. (2002), Osho Rajneesh – Studies in Contemporary Religion Series, No. 4, Salt Lake City: Signature Books, ISBN 1-56085-156-2., pag. 35 e segg.
  47. ^ Osho - InStoria
  48. ^ The famous people:Osho Rajneesh
  49. ^ Associated Press (20 January 1990). "Rajneesh Mourned in India", The Item. Retrieved 5 July 2010.
  50. ^ Osho, Estasi. Il linguaggio dimenticato, De Agostini.
  51. ^ Elenco delle opere di Osho, con i temi trattati
  52. ^ Raccolta di insegnamenti di Osho
  53. ^ Osho spiegò che "Dhyana vuol dire stato di meditazione, il divino stato di meditazione. La parola 'meditazione' non è un’adeguata traduzione di dhyana, perché in Occidente non è mai esistito qualcosa di simile a dhyana e per questo motivo nessuna lingua occidentale ha un termine appropriato per definire questo stato. Meditazione è la parola che gli si avvicina di più, ma manca comunque il bersaglio. Meditazione significa contemplazione e riflessione, mentre dhyana vuol dire non pensare affatto, essere semplicemente. La meditazione è un’attività e dhyana uno stato dell’essere. La meditazione indica ancora il pensare, magari in forma più concentrata. I cristiani dicono: 'Meditate su dio'. Noi in Oriente non possiamo dire una cosa del genere, perché se mediti su qualcosa non è più meditazione. Sarà un pensare a dio, cos’altro puoi fare? Quando c’è un oggetto, tu pensi a quell’oggetto. In Oriente diciamo che dhyana è uno stato di non-pensiero – in cui sei pienamente consapevole, sveglio, non immerso nel sonno – ma privo di un oggetto, senza alcun oggetto nella tua consapevolezza. Dhyana è uno stato di consapevolezza non-pensante, una consapevolezza priva di contenuto. Sei e basta. Non c’è attività, né mentale né fisica. È assoluta passività, niente accade, niente viene fatto: sei, e questo è tutto."
  54. ^ a b Osho: perché meditare?
  55. ^ Intervista a Osho di Enzo Biagi
  56. ^ L'uso del gibberish
  57. ^ Meditazione dinamica
  58. ^ Tipi di meditazione secondo Osho
  59. ^ Domande sulla meditazione
  60. ^ Osho, Una risata vi risveglierà, Feltrinelli, 2010
  61. ^ Osho, Lo sguardo fuori dagli schemi, Bompiani 2012
  62. ^ Zorba the Buddha
  63. ^ Zorba il Buddha è anche il titolo di un film ispirato alla visione di Osho, realizzato nel 2002 da Lakshen Sucameli (discepolo di Osho dal 1978) con il sostegno del Ministero per i Beni Culturali italiano http://www.oshothemovie.com/lak%20bio.html
  64. ^ Osho, Il sentiero si crea camminando, Feltrinelli, Milano 2013
  65. ^ Osho, Una tazza di tè, Lettera # 124, News Services Corporation, 1999
  66. ^ Osho, From Unconciousness to Consciousness # 28
  67. ^ Osho, L'abc del risveglio, Milano, Mondadori 2011
  68. ^ Osho su InStoria
  69. ^ CESNUR, l'eredità di Osho Rajneesh
  70. ^ Osho e Gurdjieff
  71. ^ Alberto Toniutti, Osho Rajneesh
  72. ^ Osho, Il benessere emotivo, Mondadori, Milano 2009
  73. ^ Osho, From Ignorance to Innocence, Cap. 11
  74. ^ Osho, La Bibbia di Rajneesh Cap. 3
  75. ^ Osho, The Last Testament, vol. 1, discorso # 15
  76. ^ a b Osho, Dal sesso all’eros cosmico
  77. ^ Osho, Oltre La Psicologia
  78. ^ Intervista con Enzo Biagi, tratta dalla serie Light on the Path, rilasciata il 12 gennaio 1986 a Katmandu, Nepal
  79. ^ Osho, I segreti della trasformazione, Bompiani 1998
  80. ^ Osho, Satyam Shivam Sundram Cap. 10
  81. ^ Osho, I Celebrate Myself: God Is No Where, Life Is Now Here, Talk #4
  82. ^ Osho, Meditazione passo dopo passo
  83. ^ Osho, Tu sei il mondo
  84. ^ Osho, Il libro dei segreti
  85. ^ Osho, Morte: la grande finzione, OM, 2009
  86. ^ Osho, The Greatest Challenge: The Golden Future
  87. ^ Osho, Il lungo, il corto, il nulla, Mondadori, 2009
  88. ^ Viaggio nell’utopia, documentario Rai, con intervista a Osho, di Giovanni Costa (1972)
  89. ^ Osho su CESNUR
  90. ^ Radha C. Luglio, Tantra. Un modo di vivere e di amare, Tecniche Nuove, 2006
  91. ^ Osho, L'avventura della verità, Feltrinelli 2008
  92. ^ Osho, Vivere nell'insicurezza (tratto dalla serie The New Dawn #6)
  93. ^ Osho, La verità che cura, Mondadori 2008
  94. ^ Osho, The Last Testament, Vol. I, Cap. 4
  95. ^ Osho, La Bibbia di Rajneesh, Bompiani, 2001
  96. ^ Osho, Walking in Zen, Sitting in Zen
  97. ^ Osho, The last Testament vol 2 # 2
  98. ^ Osho, This Is It cap. 8
  99. ^ Osho, Socrates Poisoned Again After 25 Centuries. Cap. 11
  100. ^ Osho, La disciplina della trascendenza
  101. ^ Osho Times n. 76 VOL. 2 dell'11 novembre 2001, intervista di Osho a Tom Robbins
  102. ^ Osho, The Moustard Seed, discourse 12
  103. ^ Osho, Il miracolo più grande, Feltrinelli, 2010
  104. ^ Osho, Il Seme della Ribellione, ECIG, 1988
  105. ^ Osho, Una perfetta imperfezione. Ama ciò che sei, Cairo Publishing, 2007
  106. ^ Osho, The Divine Melody, Talks on songs of Kabir
  107. ^ Osho, The book of the secrets, volume V
  108. ^ Osho, I segreti del risveglio
  109. ^ Osho, Osho on Homosexuality: Accept whosoever you are. No condemnation
  110. ^ Osho, From Bondage to Freedom, Discourse 16
  111. ^ Osho, I segreti del risveglio
  112. ^ Osho, From Death to Deathlessness #32
  113. ^ Osho, From Darkness to Light, parte IV, domanda 1
  114. ^ Osho, Dal sesso all'eros cosmico, Bompiani, Milano 2013
  115. ^ Osho Times n. 31, gennaio 1998 (VOL. IV n. 1)
  116. ^ Il documentario è conosciuto anche col titolo "Osho, il soave clown". Silvano Agosti intervistò il guru a Pune, e dichiarò: "Dopo aver risposto alle mia domanda per quasi un’ora, mi ha fatto sapere di aver apprezzato l’intervista e la mia discrezione. La sera, se volevo, potevo filmarlo mentre 'compiva i miracoli', delle strane terapie di guarigione. Nel filmato si assiste anche a una di queste terapie molto suggestive nel loro svolgersi tra venti di sensualità e brezze di sacralità. Vedere per credere."
  117. ^ Si tratta di un documentario con filmati d'archivio degli anni 1968-1975, che segue Osho dai primi campi di meditazione di Abu, proseguendo con la permanenza nell'appartamento di Bombay (Mumbai), fino ad arrivare all'inizio dell'Ashram di Pune.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Majid Valcarenghi, Ida Porta, Operazione Socrate. Il caso Osho. Come e perché è stato ucciso il Maestro spirituale più discusso della nostra epoca, ed. Re Nudo, 1995
  • Lewis, James R.; Petersen, Jesper Aagaard, Controversial New Religions, New York: Oxford University Press, 2005, ISBN 0-19-515682-X
  • Ma Prem Shunyo, I miei giorni di luce con Osho. Il nuovo Sutra del Diamante, Peschiera del Garda, Edizioni del Cigno, 1996. ISBN 88-87062-38-2.
  • Azima V. Rosciano, La mia vita con Osho. Le sette porte del cammino spirituale, Xenia, 2011.
  • Savita Brandt, Encounters with an Inexplicable Man: Stories of Osho as Told by his People, Pune, Dancing Buddhas Publishing, 2014, ISBN 978-81-907759-1-5.
  • Lewis F. Carter, Charisma and Control in Rajneeshpuram: A Community without Shared Values, Cambridge: Cambridge University Press, 1990, ISBN 0-521-38554-7.
  • Judith M. Fox, Osho Rajneesh, Studies in "Contemporary Religion Series", No. 4, Salt Lake City: Signature Books, 2002, ISBN 1-56085-156-2.
  • James S. Gordon, The Golden Guru: The Strange Journey of Bhagwan Shree Rajneesh, Lexington, MA: The Stephen Greene Press, 1987, ISBN 0-8289-0630-0.
  • Vasant Joshi, The Awakened One - The Life and Work of Bhagwan Shree Rajneesh, San Francisco, CA: Harper and Row, ISBN 0-06-064205-X.
  • N. Karlen, P. Abramson, Bhagwan's realm, Newsweek, 3 dicembre 1984.
  • George Meredith, Bhagwan: The Most Godless Yet the Most Godly Man, 1988, Pune: Rebel Publishing House.
  • P.T. Mistlberger, The Three Dangerous Magi: Osho, Gurdjieff, Crowley, Obooks, 2010, ISBN 978-1-84694-435-2.
  • S. Mitra, R. Draper, R. Chengappa, Rajneesh: Paradise lost, in "India Today", 15 December 1985.
  • Bob Mullan, Life as Laughter: Following Bhagwan Shree Rajneesh, London, Boston, Melbourne and Henley: Routledge & Kegan Paul Books Ltd, ISBN 0-7102-0043-9.
  • Osho, Una vertigine chiamata vita. Autobiografia di un mistico spiritualmente scorretto, Milano, Mondadori, 2004.
  • Osho, Bagliori di un'infanzia dorata, Roma, Edizioni Mediterranee, 1988.
  • Susan J. Palmer, Charisma and Abdication: A Study of the Leadership of Bhagwan Shree Rajneesh, Sociological Analysis 49 (2), pp. 119–135, Dawson College, Montreal, 1988.
  • Ram Chandra Prasad, Rajneesh: The Mystic of Feeling, Delhi: Motilal Banarsidass, 1978, ISBN 0-89684-023-9.
  • "Sam", Life of Osho, London: Sannyas, 1997.
  • Anand Subhuti, My Dance with a Madman, Cambridge, UK, Perfect Publishers Ltd, 2011, ISBN 978-1-905399-63-5.
  • Joachim Süss, Bhagwans Erbe: Die Osho-Bewegung heute, Munich: Claudius Verlag, 1996, ISBN 3-532-64010-4.
  • Roy Wallis, Religion as Fun? The Rajneesh Movement, Sociological Theory, Religion and Collective Action (Queen's University, Belfast): Pages 191–224, 1986.

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